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Kamis, 13 Juni 2013

Black Sabbath "13 " ( Vertigo, 2013 )

Oggi, contrariamente al preventivato niente film.
Ieri sera ho avuto una folgorazione e un impellente bisogno di scrivere riguardo a un argomento che in questi giorni mi sta frullando per la testa, veramente mi frulla più per le orecchie perchè è qualche giorno che ascolto in macchina il nuovo disco dei Black Sabbath,13, due cifre fiammeggianti che fanno bella mostra di sè sulla copertina.
Da che parte cominciare?
Si , lo so, non è bello cominciare a parlare di un disco che stai aspettando da tanto con una domanda. ma sinceramente non lo so neanche io da dove devo cominciare.
Allora cominciamo con un : a me Ozzy è sempre stato sul cazzo.
Ho sempre pensato che la sua voce sgraziata fosse una specie di freno a mano tirato per la musica dei Black Sabbath ma negli anni ho toccato con mano che sono uno dei pochi a pensarla così.
Ho cominciato ad amare l'heavy metal perchè cercavo cantanti coi controcazzi , tipo le quattro ottave di estensione di Geoff Tate nei Queensryche, oppure gente che sapesse tenere un acuto per 45 secondi in  concerto ,quindi senza trucco e senza inganno come Eric Adams dei Manowar.
Non ho mai comprato un disco di Ozzy ma gli devo riconoscere un fiuto nello scovare talenti veramente di primo ordine: scovare due fuoriclasse della chitarra come Randy Rhoads ( RIP) o Zakk Wylde non è da tutti. O forse li ha scoperti Sharon, la moglie tuttofare, quella che in The Osbournes , una specie di real tv che acquista (volontariamente o no ancora non l'ho capito) le cadenze della sit com, lo fa apparire come un mezzo rincoglionito che a malapena ricorda il proprio nome e cognome.
Ecco grazie a The Osbournes , Ozzy mi è cominciato a stare più simpatico forse proprio perchè ha demolito l'immagine di rockstar pura e cruda che tutti avevano di lui.
Ma sto divagando..
Io , per ragoni anagrafiche o forse per mera casualità , ho conosciuto i Black Sabbath col disco sbagliato.
Perchè sbagliato? perchè era Born Again , l'unico disco in studio in cui ha cantato sua maestà Ian Gillan. Dovete sapere che Ian Gillan, che è ancora vivo e lotta con noi, è stato il cantante che  ha aperto un universo nuovo nelle mie orecchie implumi da adolescente nemmeno quattordicenne : comprai in cassetta Made in Japan e già sentendo il maestoso riff di Highway Star  e l'ugola d'acciaio di Gillan avevo capito che quella era la musica che mi avrebbe accompagnato per tanto tempo. Sono 31 anni che mi accompagna e ancora non mi vuole lasciare. Avevo appena scoperto i Deep Purple e mi imbatto in Born Again, quando vidi nel retrocopertina il lungocrinito Gillan , feci subito mio il disco, un vinile che conservo ancora gelosamente.
Born Again è ancora uno dei miei dischi preferiti dei Black Sabbath, tutti dicevano che lo stile e il look all jeans di Gillan male si addiceva alla musica e alla black leather calzata dagli altri membri del gruppo ma a me sinceramente non me ne poteva fregare di meno. Sentivo il refrain di Disturbing the priest e sembrava quasi che le casse del mio stereo volessero esplodere per come le chitarre bussavano da dentro quasi a squarciarle, sentivo il riff granitico di Zero the Hero ( uno dei migliori riff mai partoriti dalla chitarra di sua maestà Tony Iommi) e la mia testa cominciava a muoversi a ritmo, sentivo la title track e quasi mi veniva da piangere a sentire cotanta bellezza o a sentire la voce di Ian che su Hot Line andava su , in alto e poi ancora più su dove non osano neanche le aquile.
E poi ho scoperto tutti i dischi con Ronnie James Dio: che gran cantante ! Ora è tornato su, dal suo omonimo, ma la sua impronta nei dischi dei Sabs a cui ha partecipato è indelebile.Ogni volta che ascolto Children of the Sea le lacrime mi salgono agli occhi.
Addirittura a Ozzy ho preferito anche Tony Martin: e qui molti già avranno pensato che il vero rincoglionito sono io. E invece no, permettetemi di difendermi: Tony era un grande cantante ( dico era perchè l'ho visto in una sua recente esibizione ed è solo l'ombra sfiatata di quello che fu), forse un po' troppo nel Dio -Style ma con una voce notevole, potente e soprattutto bene armata dalla chitarra magica di Tony Iommi impegnata come non mai a macinare riff spaccasassi per brani marcati a fuoco nella mia memoria ( tipo The Shining o anche The Headless Cross).
Si vabbe...ma come è 13 ?
13 è un  disco bello, onesto, che trasuda passione e che sembra non risentire di tutte le traversie che si sono abbattute sui vari membri della band. Iommi si fa beffe del linfoma che lo ha colpito suonando divinamente la sua chitarra e snocciolando dozzine di riff che basterebbero per una decina di dischi ancora, Geezer Butler martirizza le corde del suo basso per dare spessore al suo già corposo della chitarra( perchè parafrasando i Manowar, other bands play Black Sabbath kills ) e Ozzy che con gli anni comunque è migliorato anche se non sarà mai un cantante all'altezza degli altri che si sono succeduti al microfono dei Sabs, non fa danni.
Anzi , sembra proprio che la musica scritta sia fatta apposta per la sua voce acida e sgraziata che ha tutto tranne la tecnica.
Il tempo sembra essersi fermato in un disco che profuma di antico ma suona modernissimo grazie alla produzione di Rick Rubin che permette di apprezzarne ogni sfumatura.
Perchè questo disco di sfumature ne contiene tante: dal vecchio, roccioso heavy metal al vero e proprio doom come neanche i Cathedral hanno mai saputo fare, agli umori acidi in blues fino agli aromi di psichedelia settantiana.
Questi signori non hanno nulla da dimostrare perchè ormai sono stati consegnati alla storia.
Ma ancora hanno voglia di mettersi in gioco e di regalare un po' della loro infinita classe.
God is (not) dead.

( VOTO : 8 / 10 )

Kamis, 17 Januari 2013

Consigli per gli ascolti ( 4 )

MAGO DE OZ :HECHIZOS, POCIMAS Y BRUJERIA ( Warner bros , 2012 ) .Attesissimo, almeno da parte mia il ritorno di uno dei miei gruppi preferiti : i Mago de Oz. I menestrelli spagnoli naturalmente non vengono meno al loro buon nome e ci consegnano oltre 70 minuti di folk metal scatenato tra un riff da osteria, una melodia medievaleggiante e tanto, sano, robusto rock'n'roll.
Una grossa novità è la presenza del nuovo cantante, Zeta, destinato a raccogliere la difficile eredità di Josè Andrea che ha calcato i palchi col Mago de Oz per oltre 15 anni.
In realtà le due voci non sono così lontane, forse quella di Zeta ha una personalità meno spiccata ma per il momento è meglio sospendere il giudizio, diciamo che è un ottimo surrogato, dotato di tecnica e di buona estensione. La cosa che lascia un po' interdetti nei dischi del Mago è lo scarso utilizzo, a parte i cori,  della vocalist Patricia Tapia, dotata di un timbro vocale estremamente interessante, una voce grintosa  che dà ottima prova di sè in uno dei brani più belli dell'album, l'oscura Brujas.
Hechizos, pocimas y brujeria si pone tra la linearità di un disco come La ciudad de los arboles e l'ambizione sfrenata di opere maestose come Gaia II : La voz dormida o Gaia III : Atlantia.
Brani migliori sono Satanael caratterizzata da un bellissimo inizio acustico e poi sostenuta da un riff parecchio incisivo di matrice settantiana, la già nominata Brujas e la title track che cambia parecchie volte pelle durante i suoi 8 minuti e passa.Comunque disco ultraconsigliato. (VOTO : 8 / 10 ).
GOJIRA: L'ENFANT SAUVAGE ( Roadrunner Records, 2012 ) I francesi Gojira, alfieri di un death metal ultratecnico tornano con un disco che sicuramente dividerà le schiere di aficionados e non. Farà  perdere qualche vecchio fan purista della loro proposta musicale senza compromessi ma sicuramente ne farà acquistare di nuovi soprattutto tra i giovani virgulti che stanno educando le loro orecchie a pane e metallo.
La parola d'ordine nel nuovo disco dei Gojira è evoluzione: il sound impercettibilmente si ammorbidisce, acquista una dimensione meno tellurica arrivando a partorire brani come la title track che può ambire anche a passaggi radiofonici per una linea melodica ricercata ma comunque ben intellegibile. Il lavoro delle chitarre è come al solito superbo, il rifferama è raffinatissimo  ma i brani col passare dei minuti tendono ad assomigliarsi perchè sono costruiti tutti un po' tutti alla stessa maniera con una voce che da un semplice growl acquisisce toni declamatori e un andamento sinusoidale in cui parti accelerate si alternano in maniera fin troppo puntuale  a parti più melodiche e a decelerazioni improvvise in stile Fear Factory.
L'enfant sauvage è un monolite di circa 60 minuti che all'inizio affascina per la tecnica assolutamente fuori della norma con cui è suonato ma poi gradualmente perde la sua efficacia e questo è dovuto anche alla sua lunghezza eccessiva. Assunto a piccole dosi è un discone. L'overdose crea effetti collaterali. (VOTO : 6,5 / 10 )
BLUT AUS NORD : 777 COSMOSOPHY ( Debemur Morti, 2012 ) Cosmosophy è il capitolo finale della trilogia 777 e ha un po' il sapore di qualcosa che chiude col passato e si apre a un futuro decisamente diverso. Si respira aria di evoluzione, le chitarre che non davano respiro nei capitoli precedenti della trilogia ( e un po' in tutta la carriera dei balcksters francesi) qui lasciano presagire qualcosa di nuovo. So di usare una parola grossa soprattutto in casa Blut aus Nord ma si sente qua e là qualcosa che possa essere assimilato a una melodia, le voci diventano per un attimo pulite intrecciandosi in cantilene che lasciano a bocca aperta, così come il tappeto di tastiere sul quale sofficemente si adagiano.
Cosmosophy è un passo oltre il black metal, siamo oltre il cyberspazio , in una dimensione alternativa in cui c'è spazio solo per il soffio (dis)vitale  dei Blut Aus Nord che mettono un altro macigno invalicabile tra se stessi e la quasi totalità dei gruppi black del pianeta. Non somigliano a nessuno. Solo a loro stessi.
Eppure questo inatteso afflato "melodico" lascia presagire grossi cambiamenti...Aspettiamo fiduciosi. (VOTO : 8,5 / 10 )   .
A FOREST OF STARS : A SHADOWPLAY FOR YESTERDAYS ( Prophecy Productions, 2012 ) CI  sono dei gruppi che sfuggono a qualsiasi definizione e temo che gli  A Forest of stars rientrino proprio in questa categoria. Questi sette figli della terra d'Albione sono portatori di un verbo musicale estremamente personale fatto di influenze black, massicci riff sabbathiani, sezioni teatraleggianti, generosi inserti folk e di musica celtica che arrivano a intervallarsi anche nello stesso brano.A testimonianza di quanto appena detto si può prendere il brano A Prophet for a Pound of flesh che nei suoi oltre 10 minuti di durata lascia intravedere tutte le diverse anime degli A Forest of Stars. Anche dal punto di vista del look sono molto particolari: sembrano usciti dall'Inghilterra vittoriana e a vedere il loro sito ( bellissimo, tra l'altro , lo potete vedere qui) si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso dal solito, che rifugge la banalità a parte  qualche problemino con le date ( se ho capito bene per questi signori ora non siamo nel 2013 ma nel 1893). I brani , pur lunghi, sono facilmente assimilabili a patto di essere open minded e di riuscire ad accettare senza problemi una proposta musicale così variegata. ( VOTO : 8 / 10 ) .

Selasa, 20 November 2012

Consigli per gli ascolti ( 3 )

TIAMAT " THE SCARRED PEOPLE" (  Napalm Records 2012 )  Per quanto mi riguarda sarò sempre riconoscente a Johan Edlund e ai suoi Tiamat perchè negli anni '90 mi regalarono due dischi fondamentali come Wildhoney ( Whatever that hurts credo che sia uno dei più bei pezzi che abbia mai ascoltato, metal e non) e A deeper kind of slumber in cui per la prima volta esploravano territori gothicheggianti e dark wave tributando il giusto tributo alla grandezza dei Depeche Mode. Disco che spaccò la critica e il pubblico ma che ancora oggi amo alla follia come se fosse il primo ascolto. Poi i Tiamat purtroppo non si sono più ripetuti a quei livelli. Da allora hanno dato alle stampe un buonissimo disco ( Prey del 2003 ) , uno discreto ( Amanethes 2008) e due al di sotto della sufficienza ( Skeleton Skeletron del 1999 e Judas Christ del 2001 ).
The scarred people è il classico disco di chi non ha voglia di rischiare: un riciclo elegante di idee già enunciate in dischi precedenti . I Tiamat del 2012 sono una band goth rock dal sound piuttosto scarno che si basa quasi esclusivamente sulla vocalità quasi eldritchiana ( nel senso del cantante dei Sister of Mercy) di Edlund che comunque continua a essere notevole. Alcuni brani potrebbero appartenere ai tempi belli dei Tiamat tipo la title track o la conclusiva The Red of the morning sun, altri sono semplicemente dei filler, suonati con classe ma un filo anonimi. Pochi sussulti e una certa omogeneità che stavolta non è detto che sia un bene ( VOTO :  6/ 10 ).
CANDLEMASS " PSALMS OF THE DEAD" ( Napalm Records 2012). Leif Edling ha detto che questo sarà l'ultimo album dei Candlemass e che ora si concentreranno solo sull'attività live e per fare questo ha licenziato Robert Lowe che aveva raccolto la pesante eredità di Messiah Marcolin dal 2006 in poi, colpevole a suo dire di non fornire prestazioni live all'altezza della potenza del gruppo. Per me i Candlemass saranno sempre quelli con Messiah Marcolin e il suo inimitabile timbro baritonale. Non che il signor Lowe fosse l'ultimo arrivato, almeno in studio ha dato sempre buona prova di sè. Anche in questo Psalms of the dead. Tutti lo etichettano come doom ma per me è un hard rock  al massimo ottantiano in cui  Lowe fa verso al Ronnie James Dio del periodo Heaven and Hell. In The Lights of Thebe sembra proprio di sentire al microfono il piccolo folletto ormai passato a miglior vita( RIP), così come in The killing of the sun però su un riff che ricorda molto da vicino Iron Man, immortale brano dei Sabs del periodo Ozzy. Quindi il corto circuito è completo. Psalms of the dead è la testimonianza comunque di una band in salute e di una vena compositiva che non si è inaridita a più di venticinque anni dall'esordio. Speriamo che Leif Edling , signore e padrone dei Candlemass ci ripensi.( VOTO:  7+/ 10  )
DORDEDUH " DAR DE DUH " ( Prophecy Production, 2012) Mai avrei pensato di ascoltare un gruppo black metal dalla Romania. E scoprì qualche anno fa i Negura Bunget,letteralmente esplosivi per la loro fusione tra black e folk.Ora dalle loro ceneri, o meglio da una  una costola putrefatta di quel fantastico gruppo nasce un progetto entusiasmante che ha dato alle stampe quello che per me è uno dei dischi dell'anno. I Dordeduh sono impropriamente gettati nel calderone balck metal ma nella loro musica c'è molto di più. Ci sono strumenti antichi, lunghi passaggi strumentali che rasentano( o magari oltrepassano il progressive), c'è il recupero di canti tradizionali folkloristici e in sovrappiù ci sono sfuriate black e death metal che sono come la ciliegina sulla torta, un aroma speziato che rende ancora più preziosa la pietanza musicale che i Dordeduh ci porgono su un piatto d'argento. Oltre 80 minuti di musica cangiante ed evocativa ( tra cui anche una cover degli Enslaved) con un alto tasso di orginalità, tra l'altro prodotta benissimo. LA VERA rivelazione dell'anno ( VOTO : 9 / 10 )
ANAAL NATHRAKH " VANITAS " ( Candlelight 2012 ) E' il primo disco che ascolto degli Anaal Nathrakh( nome preso dalle parole della formula magica pronunciata dal mago Merlino in Excalibur di John Boorman), duo black /death/ grind/ industrial inglese. Vanitas è condotto a velocità assurde e col vocalist V.I.T.R.I.O.L. (  nomen omen mai nome fu così azzeccato ) che ha veramente una fogna in gola : le sue urla agghiaccianti si intervallano a parti in scream e addirittura a parti in clean vocals che danno un che di "melodico" ( naturalmente prendendo questo termine in un'accezione molto lata) alla furia nichilista che parte dal primo secondo del disco e termina con l'ultima nota. La prima volta che ho ascoltato l'ultima traccia di questo disco( A metaphor for the dead)  sono quasi collassato: c'è una sorta di refrain molto d'effetto in cui viene ripreso il Ridi Pagliaccio tratto da I Pagliacci di Leoncavallo. Vanitas è tranquillamente definibile come un'elegantissima mazzata sulle gengive. Una sola cosa: il disco dura solo 37 minuti: è vero che non rimpiango i soldi spesi e che la bellezza della musica non si misura un tanto al minuto( o al kilo) ma spendere quasi 20 euro per quello che per altri può essere un EP...ebbene , un po' scoccia. Però anche se dura poco, è bello.( VOTO:  7+/ 10 ).
SHINING " REDIFINING DARKNESS" ( Spinefarm 2012 ) Qui siamo ad alti livelli. Un disco che per dirla con il titolo cerca di ridefinire il concetto e i colori  dell' oscurità . Dopo la partenza lanciata della prima parte dell'opener Du, Mitt Konstverk, gli Shining rallentano di brutto per dare in pasto ai famelici ascoltatori un gioiello grezzo di nera depressione. Lo scream  è intervallato con clean vocals evocative che dettano la linea melodica, abbondano gli arpeggi di chitarra acustica , addirittura un sax malinconico intona una sorta di deguello nel secondo brano del cd, The Ghastly Silence, uno dei migliori del lotto  purtroppo molto ristretto perchè sono cinque brani (piuttosto lunghi) più un breve strumentale per solo pianoforte, per un totale di circa 40 minuti.Se dovessi scegliere un solo brano sceglierei l'ultimo, For the God Below, quasi nove minuti che racchiudono come in un piccolo caleidoscopio tutti i colori dell'oscurità targata Shining. Da segnalare numerosi ospiti celebri, da Andy la Rocque a Rob Caggiano che regalano bellissimi assoli di chitarra. Da ascoltare. ( VOTO : 8+ / 10  ).

Selasa, 30 Oktober 2012

Consigli per gli ascolti ( 2 )

MY DYING BRIDE  "A MAP  OF ALL OUR FAILURES "( Peaceville Records 2012 ) Seguo questo gruppo dai loro primi passi nel music biz e ormai per me sono diventati una sorta di consuetudine. Ogni loro nuovo disco è una rimpatriata con vecchi amici che sono ormai più di 20 anni che si conoscono.A loro va la mia eterna gratitudine per avermi regalato due capolavori assoluti antitetici tra di loro( Turn Loose The Swans e The Angel And The Dark River, probabilmente i due estremi della loro musica tenendo fuori il recente esperimento del doppio/triplo Evinta, qualcosa di alieno alla loro discografia ma comunque di fascino malsano) e un sacco di buoni dischetti. A map of all our failures non contiene moltissime innovazioni, la voce di Aaron è quasi sempre in clean ( ma le rare parti growl lasciano il segno ), i brani sono tutti lenti come tradizione vuole e intrisi di una malinconia che è difficile da mandare via anche dopo aver finito di ascoltare tutto il cd. C'è spazio anche per il violino che disegna melodie semplici ma efficaci sul muro di chitarre. Più di 60 minuti che, nonostante il genere non fruibilissimo non viene mai voglia di skippare. Nota di particolare merito all'opener Kneel Till Doomsday, a The Poorest Waltz ( il singolo) e al brano di chiusura Abandoned as Christ ( VOTO 8+ / 10 ) .
BLUT AUS NORD " 777- SECT(S) ( Debemur Morti 2011 ) Ascoltare i Blut Aus Nord è come salire su uno Shuttle e farsi un giro nello spazio , magari anche allontanandosi dalla Terra madre. Ancora una volta c'è del marcio in Francia soprattutto in ambito black metal, una visione assolutamente personale del genere che non trova riscontri altrove.777- Sect(s) è il primo atto di una trilogia (già data alle stampe) in cui tutti i brani hanno praticamente lo stesso titolo ( Epitome, si distinguono solo per i numeri romani progressivi ). Il loro astral black metal da un lato è figlio di un industrial apocalittico, dall'altro il  black verbo viene destrutturato e ricomposto a piacimento con sintetizzatori, batterie elettroniche che scandiscono ritmiche disumane e uno screaming ultrafiltrato che a fatica si fa strada in mezzo a tutto il bailamme.
Ascoltare i Blut Aus Nord è esperienza diversa, sfiancante per chi non è abituato, di grande appagamento per chi si lascerà trasportare.Sconsigliato ai deboli di orecchie e a chi cerca semplicemente un dischetto da ascoltare senza troppi pensieri. Per apprezzare bisogna ascoltare con estrema attenzione.( VOTO 8 / 10 ) .
THERION " LE FLEURS DU MAL " ( End of the Light , 2012 ) Io a Christopher Johnsson, mastermind dei Therion, gli farei una statua equestre nel mio giardino e ogni mattina mi prostrerei davanti a lui . Nonostante ormai viva con le alucce ai piedi riuscendo a parlare solo di mitologia sumera e demoni assirobabilonesi gli offirirei il caffè ogni mattina solo per starlo a sentire magari senza capire una beneamata mazza di quello che sta dicendo. Dopo il comunque valido Sitra Ahra del 2010, c'era aria di licenziamento di massa in casa Therion ( il sesto o settimo, ci sono più ex Therion in Scandinavia che abitanti,del resto se a Chris je piace così...) e così è stato. La leggenda narra che il nostro eroe sia stato assalito dalla fregola di fare un musical  recuperando la vecchia canzone francese e che abbia bussato a quattrini alla Nuclear Blast per proporre il progetto. La casa discografica teutonica gli ha risposto "nein! a noi sembra una cazzaten fare un disken di cover di vecchien canzonen franzosen" e lui non contento ha tirato fuori di tasca sua i 75 mila euri necessari alla realizzazione di questo disco. Leggendo in giro in molti hanno apprezzato: tutti quanti a scappellarsi e a dire "ma bravò Johnsson, ma bravì Therion che avete fatto tutte queste belle rivisitazioni". Anche il sito metallaro più intransigente è diventato esperto delle canzoni di Gainsbourg, della Sylvie Vartan e di Betty Mars.
Christopher posso dirti una cosa?
Ma vaffanculo! se volevo ascoltare canzoni francesi non compravo un disco dei Therion, no? Torna a fare la musica che sai fare è inutile girare versioni gothic sinfoniche di canzoni da musical...Soldi rimpianti non per come è fatto il disco( sempre suonato e prodotto alla grande) ma per quello che propone. ( VOTO : 4 / 10 )
DELAIN " WE ARE THE OTHERS " ( Roadrunner Records 2012 ) Terzo album per gli olandesi Delain capitanati dal tastierista ex Within Temptation Martijn Westerholt e dalla bravissima cantante Charlotte Wessels. Questo disco era pronto dal 2010 ma varie traversie di casa discografica ne hanno bloccato l'uscita fino al giugno di quest'anno. E' il terzo disco dei Delain che finalmente riescono a scrollarsi di dosso l'etichetta ( maligna ) di cloni dei Within Temptation. In realtà i loro primi due dischi Lucidity ed April Rain pur debitori di ispirazione nei confronti del gruppo succitato contenevano pezzi veramente belli.Con We are the others i Delain mettono la freccia e sorpassano i conterranei con un disco fresco, frizzante , easy listening , con pezzi piuttosto brevi e melodie che si memorizzano subito. Pochi arrangiamenti sinfonici ma molte tastiere e con la chitarra che comunque fa sentire il suo peso con dei riffs che a volte pesano come macigni.Mi dispiace un po' l'abbandono totale o quasi della voce maschile. Mi hanno ricordato in alcuni frangenti gli Stream of passion della bella e brava Marcela Bovio. Charlotte Wessels è di una bravura disumana: ben lontana dai toni lirici di una Simone Simons( Epica)  o di una Sharon den Adel ( Within Temptation) esibisce una voce dal timbro suadente capace di prendere qualsiasi nota.Nella special edtion ci sono anche alcuni pezzi dal vivo. Non precisamente la mia cup of tea ma degnissimo di un ascolto.(VOTO 7,5 / 10 )