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Selasa, 25 Februari 2014

Vendite al dettaglio, crollo nel 2013 (-2,1%), anche negli alimentari


ROMA - Le vendite al dettaglio nel 2013 segnano un crollo del 2,1% rispetto all'anno precedente. Lo rileva l'Istat, spiegando che si tratta del calo annuo più forte dall'inizio delle serie storiche comparabili, ovvero almeno dal 1990. E stavolta a scendere sono anche gli alimentari.
Giù gli alimentari - Le vendite al dettaglio di prodotti alimentari segnano infatti, per l'intero 2013, una caduta dell'1,1% rispetto all'anno precedente. Per i prodotti della tavola si tratta del ribasso annuo più forte dal 2009, ovvero da quattro anni.
Vendite in calo anche a Natale - A dicembre del 2013, nonostante le feste natalizie, le vendite al dettaglio tornano a scendere, calando dello 0,3% rispetto a novembre e del 2,6% su base annua. Lo rileva l'Istat. E l'alimentare a livello mensile (-0,5%) fa anche peggio del resto dei prodotti (-0,3%)

Minggu, 23 Februari 2014

"Il capitale umano" di un italiano vale 342mila euro (le donne, la metà)

ROMA - "Il capitale umano di ciascun italiano equivarrebbe a circa 342mila euro". E' la stima effettuata dall'Istat, che diffonde per la prima volta "informazioni sperimentali circa il valore monetario attribuibile allo stock del capitale umano", vale a dire la capacità di generare reddito. La cifra, riferita al 2008 riguarda le attività di mercato. Il valore dello stock totale di capitale umano è di circa 13.475 miliardi di euro. Trasformando appunto tale valore in termini pro-capite si arriva a poco più di 340mila euro.
"La stima monetaria calcolata a livello nazionale per lo stock di capitale umano dà una misura sperimentale dell'entità di questa dotazione di capitale rispetto alla ricchezza prodotta nel Paese", rileva l'Istituto di statistica. Ecco dunque che nel 2008 lo stock di capitale umano risulta pari a oltre otto volte e mezzo il valore del Pil dello stesso anno.
Il metodo di calcolo utilizzato considera il valore attuale del reddito da lavoro lungo il ciclo di vita previsto tenendo conto di possibili cambiamenti della retribuzione (dovuti anche all'esperienza), di ulteriore istruzione che si può acquisire, di modelli differenziali di partecipazione alla forza lavoro e della mortalità. Quindi si tiene conto della formazione, delle condizioni del mercato del lavoro e delle tendenze demografiche.
Fin qui le stime relative alle sole attività "market", ovvero quelle che vengono vendute sul mercato. Ma l'Istat ha anche esteso la stima dello stock di capitale umano alle attività "fuori mercato", quantificandone il valore, sempre con riferimento al 2008 e alle persone tra i 15 e i 64 anni, in circa 16mila miliardi di euro, pari a 10,2 volte il Pil, di cui oltre 6.100 relativi alla produzione familiare, traducibile con "lavoro casalingo" (cure familiari, abitazione), e 9.900 con riferimento all'uso del tempo libero (vita sociale, hobby, attività sportive). Il capitale umano che un italiano tipo impiega in queste attività equivarrebbe a circa 407mila euro.
L'Istat, nel presentare il lavoro, spiega come sia il risultato delle attività di ricerca sul tema della misurazione del capitale umano "conseguenti alla partecipazione dell'Istituto alla creazione di un Consorzio internazionale in ambito Ocse". 
Ma le donne valgono la metà degli uomini - "Forti appaiono le differenze di genere nella dotazione di capitale umano: il 66% dello stock complessivo si concentra nella componente maschile, per la quale il capitale umano pro capite è pari a 453mila euro contro i 231mila delle donne", secondo l'Istat. 
"Il differenziale è da mettersi in relazione alle differenze di remunerazione esistenti tra uomini e donne, ma anche al minor numero di donne che lavorano e al minor numero di anni lavorati in media dalle donne nell'arco della loro vita", dicono gli esperti dell'Istituto di statistica.
Tuttavia, "poiché le donne prevalgono di gran lunga nel lavoro domestico", le differenze di genere si riducono se si estendono le stime dello stock di capitale umano considerando le attività non market, che comprendono anche il lavoro domestico. Ecco che le donne si aggiudicano un valore pro-capite di 431mila euro (+12,3% rispetto alla componente maschile).
Un altro divario si ritrova comparando le diverse fasce d'età: il capitale umano pro-capite di un giovane è pari a oltre 556mila euro, contro i 293mila euro dei lavoratori nella classe centrale (35-54 anni) e ai soli 46mila euro dei lavoratori tra 55 e 64 anni. "Va però rilevato che l'alto livello della disoccupazione giovanile nel nostro Paese - spiega l'Istat - suggerisce forte incertezza circa la possibilità per i giovani di inserirsi nei processi produttivi". Ed "è quindi possibile che sia realistico rivedere al ribasso la stima dei redditi da lavoro attesi e di conseguenza quella del valore del capitale umano complessivo del Paese".

Rabu, 22 Januari 2014

Sempre più profonda la crisi del mattone, 37,2% case in meno (e più piccole)

ROMA - Si fa sempre più profonda la crisi del mattone. Nella prima metà del 2013, infatti, l'edilizia residenziale presenta una rilevante flessione rispetto allo stesso periodo del 2012: l'Istat ha registrato un calo del 37,2% per le abitazioni. Per trimestre il numero di case dei nuovi fabbricati scende sotto le 15mila unità: si tratta dei livelli più bassi di sempre.
Anche la superficie abitabile si contrae nel primo semestre del 2013, segnando un abbassamento del 35,5% su base annua. E la crisi non risparmia l'edilizia non residenziale, ovvero destinata a usi diversi, da quelli di tipo economico a quelli commerciali (capannoni, negozi, uffici). L'Istat parla di "una consistente diminuzione con quasi un terzo di superficie in meno rispetto al primo semestre del 2012 (-31,6%)".
Tornando alle case, il numero delle abitazioni realizzare "ex novo", per cui è stata concessa l'autorizzazione alla costruzione, risulta in "forte calo" (-38,2% nel primo trimestre e -36,2% nel secondo). Anche in questo caso sono stati persi oltre un terzo dei metri quadri (-36,6% nel primo trimestre e -34,3% per il secondo).
Ecco che il numero delle abitazioni scende a 14.043 nel primo trimestre e 14.359 nel secondo. Si tratta dei dati più bassi da quando è iniziata la statistica, ovvero dal 2000. E, aggiunge l'Istituto di statistica, "analoghe considerazioni valgono per la superficie utile abitabile che presenta, nel primo trimestre 2013, un nuovo minimo della serie, pari a 1.171.090 metri quadri e un secondo trimestre 2013 di poco superiore al precedente trimestre, con 1.191.597 metri quadri".