Rabu, 03 April 2013

Modus Anomali ( 2012 )

Un uomo si sveglia improvvisamente in un bosco dove era semi sepolto da un cumulo di terra. Prova a telefonare alla polizia ma non sa dove si trova nè ricorda come si chiama.Vicino a dove si trova c'è una casetta in cui trova una telecamera con un post it  in cui c'è scritto premere play. Il filmato riguarda un misterioso killer che uccide a favore di camera una donna in avanzato stato di gravidanza. L'uomo che ha scoperto di chiamarsi John Evans e di essere stato separato dalla sua famiglia composta da moglie e due figli, indietreggia alla visione e inciampa in qualcosa. E'il cadavere della donna che ha appena visto nel video. Fugge con le mani insanguinate, cerca delle cose che possano aiutarlo nella monovolume parcheggiata fuori ma nulla. Sembra tutto fatto apposta affinchè lui lasci indizi di colpevolezza di un qualcosa che non ha commesso.
Nel bosco scopre di non essere solo ma di essere inseguito da qualcuno che sta giocando con lui come al gatto col topo. E John non ci sta ad essere il topo.
E qui mi fermo con la sinossi ( ho raccontato solo pochi minuti di film) perchè Modus Anomali è il classico film che deve essere scoperto ad ogni sequenza un po' come si spillano le carte da poker.
In effetti sembra tutto un gioco di strategia in tempo reale in cui il John Evans di cui sopra è spinto come da una mano invisibile a fare cose che potrebbero ritorcersi contro di lui in un ipotetico futuro in cui ci si trovi a spiegare che cosa è successo realmente e quale il proprio grado di coinvolgimento.
La cinepresa di Joko Anwar, regista e sceneggiatore di questo film indonesiano recitato in un inglese un po' strano ( ma tanto di dialoghi ce ne sono pochissimi) , pedina da vicino un protagonista perplesso , creando una sorta di empatia col personaggio perchè lo spettatore vede tutto attraverso i suoi occhi, come lui è colpito e quasi affondato dalle nuove scoperte in un itinerario che sembra veramente un gioco dell'oca in cui tutto è stato stabilito da una mente perversa.
Quando tutto sembra incanalarsi verso una soluzione da slasher silvestre con un killer misterioso che direttamente o indirettamente, tramite trappole piazzate nel bosco, cerca di uccidere i vari componenti della famiglia ( perchè il John Evans di cui sopra ha un paio di figli che sta cercando e loro stanno cercando lui), Modus Anomali cambia decisamente registro.
E' come se si tornasse alla casella in cui eravamo in precedenza senza passare dal via: ricomincia tutto dall'inizio sia per John che per lo spettatore che ora è costretto a fronteggiare un qualcosa ancora di più diabolico di un semplice slasher .
La mente corre affannata alla ciclicità proposta dai paradossi temporali di gioiellini come Triangle o Los Cronocrimenes ma qui di paradossi temporali non ce ne sono. C'è solo un meccanismo ciclico di perversione fuori della norma in cui viene amplificato il concetto di homo homini lupus , in cui cacciatore e preda, vittima e carnefice si cambiano di ruolo.
C'è una logica in tutto questo? Forse no ma del resto anche un titolo in latinorum come Modus Anomali non vuol dire nulla.
C'è una spiegazione? Credo che in un film come questo meno spiegoni ci sono e meglio è.
Funziona tutto perfettamente nel percorso narrativo del film? Anche qui è dura rispondere. Dirò solo che inevitabilmente ci sono alcune scelte fatte ad minchiam dai (pochi) personaggi in scena ma che appena partiti i titoli di coda viene subito la voglia di rivedere il film daccapo per controllare se tutto fila liscio.
Ma alla fine chissenefrega.
Modus Anomali è un film di adrenalina pura in cui niente è come sembra. Forse.
L'importante è che non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo in una lotta per la sopravvivenza girata anche in modo stiloso con abboandante uso della steadycam e della macchina da presa a mano per dare al tutto un aspetto ancora più trafelato, un po' come il protagonista, Rio Dewanto , che è presente quasi in ogni fotogramma del film impegnato in un tour de force fisico e mentale insostenibile per un comune mortale.
Impossibile definire un film come Modus Anomali: un thriller/ horror ad orologeria in cui la precisione scandita dal ritmo implacabile della narrazione è opacata volutamente da un alone di indeterminatezza che circonda il protagonista e la vicenda narrata.
Un uomo perso in un bosco somigliante più a un labirinto senza uscita che a un luogo adatto a trascorrere una serena vacanza all'insegna del relax assoluto .
Un buco nero che inghiotte anime e corpi.
Natura matrigna.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Modus Anomali (2012) on IMDb

Selasa, 02 April 2013

Dark Feed ( 2013 )

Una troupe sta girando un horror low budget all'interno di un vecchio ospedale psichiatrico abbandonato. Per risparmiare sui costi di produzione cercano di lavorare il più a lungo possibile e vi soggiornano anche di notte. Vengono a sapere di strani esperimenti fatti nella vecchia struttura ospedaliera e più vanno avanti più ogni membro ( o quasi ) della crew comincia a dare preoccupanti segni di squilibrio fino a che la violenza scoppia in modo manifesto. Ma che cosa ha provocato tutto ? E perchè sembra che il vecchio ospedale stia riprendendo vita?
L'unica soluzione è fuggire da quell'ospedale prigione ma non è affatto semplice. Solo chi apparentemente non è stato soggiogato da quella strana atmosfera ha la lucidità per capirlo.....
Prima di parlare di questo film per prima cosa mi devo appuntare da qualche parte che devo diffidare di tutti quei film che sulla locandina scrivono dai produttori di..., dagli sceneggiatori di..., da uno degli ideatori di ...( perchè ho letto anche questo quando il film a cui si riferisce ha raggiunto una certa risonanza), perchè una scritta del genere nasconde quasi sempre fregature.
Qui il film a cui ci si riferisce è The Ward, il ritorno al cinema del maestro Carpenter, sicuramente non un ritorno epocale ma per quanto mi riguarda molto solluccheroso. Il film in questione era scritto dai fratelli Rasmussen che qui troviamo nelle vesti di sceneggiatori e di registi.
E li troviamo sempre all'interno di un ospedale psichiatrico.
Solo che quello di The Ward a confronto di questo era un resort a cinque stelle extralusso.
Qui siamo più dalle parti di un Session 9, grande film di Brad Anderson, uno che purtroppo ultimamente si è un po' perso, con qualcosa di demoniaco che si aggira tra quelle quattro mura ammuffite .
Ma se Brad Anderson lavorava di sottrazione puntando tutto sull'atmosfera malsana di quel luogo poi esplodendo in un finale che definire tellurico è riduttivo, qui i fratelli Rasmussen scoprono subito le carte che hanno. Un brutto effetto in computer grafica fa capire immediatamente che c'è qualcosa che non va in quella location ma tutto viene tenuto sottotraccia con i soliti espedienti da film de paura , i soliti boo! che sono invece scherzi idioti e alcune apparizioncine di ombre fugaci che passano velocemente sullo schermo che stile vedo-non-vedo dovrebbero creare un aumento del climax ansiogeno.
Cosa che non succede perchè in realtà sembra tutto visto e stravisto.
Il problema fondamentale di Dark Feed è che per un'ora si va avanti senza che succeda nulla di significativo a parte quelle ombre succitate.Si perde tempo con personaggi che non hanno alcunchè di interessante, figli dei peggiori stereotipi e anche il dietro le quinte di una produzione cinematografica che qui potrebbe recare qualche interesse per lo spettatore viene relegato in un angolino.
Aggiungiamo anche attori che non sono propriamente il massimo ( anzi alcuni sono veramente modesti, sotto il minimo sindacale), una fotografia digitale che va e viene anche se ringraziando Iddìo siamo lontani dallo sfacelo dei finti found footages  e aggiungiamo anche che  il come un horror low budget come Dark Feed parli della realizzazione di un horror low budget ha un qualcosa di paradossalmente perverso nel suo essere ombelicale.
Negli ultimi venti minuti si comincia a vedere finalmente qualcosa: follia collettiva con qualche sequenza non male anche se tutto rientra nel mare magnum del deja vù.
Un peccato perchè l'abbinamento horror + ospedale psichiatrico era qualcosa che già da solo mi aveva fatto venire l'acquolina in bocca ed è veramente un delitto buttare via così una location da incubo come questa.
Avrebbe dovuto essere la protagonista incontrastata della pellicola e invece è solo uno sfondo mesto in cui collocare il solito horroretto da quattro soldi.
Andiamoci a riguardare Session 9...che è meglio....

( VOTO : 4 / 10 )
Dark Feed (2013) on IMDb

Senin, 01 April 2013

Il cigno nero ( 2010 )

Nina è una ballerina completamente assorbita dalla danza anche a causa della smisurata  ambizione di una madre che vede nella figlia quello che lei non è mai riuscita a diventare, un etoile della danza tra le più luminose. Scelta come prima ballerina per Il lago dei cigni, Nina è portata oltre l'orlo del crack nervoso dal turpe coreografo Thomas Leroy che pretende da lei che interpreti il cigno nero con la stessa personalità con cui si approccia al personaggio del cigno bianco....  
Un palcoscenico come un ring. Un corpo pedinato incessantemente da una telecamera indiscreta. Una giovane donna cristallizzata al limitare tra infanzia e adolescenza per via di una madre iperprotettiva che ne castra tutte le ambizioni. Un inestricabile labirinto di specchi in cui la protagonista si perde inesorabilmente.

Un rapporto amore/odio, la scoperta della sessualità in contrapposizione alla campana di vetro in cui è sempre stata rinchiusa.
E'questo e molte altre cose il nuovo film di Darren Aronofsky, il congruo punto di arrivo di una carriera registica costellata di rischi e di eccessi che come per incanto si vanno a ricomporre in questo Black Swan.
Un film in cui il tema del doppio è l'innegabile asse portante. Un viaggio metaforico alla ricerca di se stessi che affligge la piccola e ossuta Nina, un presente da ballerina in competizione con altre colleghe per diventare la prima, la star del New York Ballet, avere il ruolo di Odette nella riproposizione de Il Lago dei Cigni.
Nina vive sola con la madre che proietta in lei tutte le proprie aspirazioni frustrate da una scelta(quella della maternità) che le ha impedito di proseguire la carriera.
Nina in un dialogo le ricorda acidamente che aveva già 28 anni, a testimoniare il carattere effimero della carriera di ballerina classica.
In fondo anche lei ha sostituito Beth, più avanti negli anni e non più la favorita nell'harem del sultano coreografo. 
Nina non conosce la vita, il divertimento, il sesso: la madre non le ha permesso di crescere, le ha permesso solo di rimanere un eterna bambina immersa in un mondo da fiaba (notare la camera in cui dorme Nina, piena di peluches e che ha l'aspetto  quasi di una camera per bambini di età prescolare. Simbolica a questo proposito la scena in cui Nina butta via tutti i peluches, il simbolo che finalmente vuole spezzare l'incantesimo che non l'ha fatta mai diventare compiutamente donna).
Il loro rapporto è conflittuale pur avendo lo stesso obiettivo: il successo nell'ambito del balletto classico. Ma Nina è troppo candida per poter reggere la parte doppia (Cigno Bianco/Cigno Nero) nel balletto coreografato dal perfido Thomas Leroy, sciupafemmine impenitente che le affida la parte nonostante lei abbia rifiutato il suo pesante approccio sessuale.
Solo perchè ha visto in trasparenza l'ombra di nero che desiderava.
Il film è letteralmente cosparso di specchi e di superfici riflettenti: Nina viene sdoppiata, resa plurima, frammentata (forse in questo senso la locandina del film è un pò troppo esplicativa) .
Il percorso di avvicinamento alla perfezione a cui aspira nel balletto è uno scivolare lentamente ma inesorabilmente nell'abisso della tenebra che è racchiusa nella sua mente.
Le immagini riflesse si ribellano alle normali leggi della fisica, aspirazioni,  paure, istinti aggressivi coabitano nella sua mente in una progressiva perdita di prospettiva  che scardina la divisione tra reale e irreale.
Le pulsioni erotiche suscitate da Thomas, così come il diritto a emanciparsi da una madre oss(oppr)essiva inculcato dal rapporto burrascoso con Lily, sensuale creatura che ai suoi occhi appare come un perfetto Cigno Nero (di nuovo la tematica dello specchio) scompaginano i vari piani della vita di Nina.
Aronofsky non ci risparmia nulla: dall'autolesionismo al disfacimento cancrenoso fino ad arrivare alle mutazioni della carne figlie del cinema di Cronenberg.
Lo stesso regista ha detto che è necessario leggere questo film alla luce del precedente The wrestler  perchè sono film da considerare gemelli e c'è da credergli.
Nina e Randy The Ram sono personaggi che hanno molto in comune.
Se il corpo del lottatore era sfatto da una vita sregolata e da continue overdosi di steroidi quello di Nina è un corpo prosciugato di tutto: un fascio di esili muscoli e di nervi, quasi una radiografia in bianco in cui le ossa sembrano uscire da quell'esile involucro epidermico.
Sono le due facce di un'immaginaria stessa medaglia, due modi di raccontare l'America, la provincia e la metropoli, due modi di coronare il proprio sogno di performers.
Nina salta dal dirupo col suo tutù bianco lordato di sangue e si ha negli occhi l'ultimo salto di Randy dalla terza corda.
Anche se Black Swan brilla di luce propria non si può negare un atmosfera alla Bob Fosse,però  incattivito, funereo come era in All That Jazz ma con un totale cambio di prospettiva: nel film Natalie Portman il fulcro è il personaggio della ballerina mentre nella pellicola del compianto Fosse (col senno di poi mestamente profetica) tutto ruotava attorno al personaggio del tentacolare coreografo impegnato in un conscio percorso verso l'autodistruzione.
Accanto alla pellicola di Fosse aleggia un inquietante atmosfera depalmiana: dal rapporto con la madre visto già in Carrie alla schizofrenia di Danielle ne Le due sorelle.
Nell'ultima parte del film anche lo spettatore è catturato nel vortice delle proiezioni della mente di Nina in squarci visionari che marchiano a fuoco la pellicola. Le luci raffreddate che illuminano spettralmente il film sono perfette per aggiungere ulteriore inquietudine a un'atmosfera sulfurea.
Il culmine fisico e metaforico del film è il balletto finale dove la potenza delle immagini è corroborata dalla progressione inarrestabile delle musiche di Tchaikovsky in un trip audiovisivo difficile da rimuovere dalla memoria.
Così come è impossibile dimenticare il volo di Nina, il più bello tra i cigni (la Portman truccata da Cigno Nero è da svenimento), la crisalide che riesce a diventare finalmente una farfalla bellissima.
Ma solo per un attimo....

( VOTO : 8 / 10 ) 

Black Swan (2010) on IMDb

Minggu, 31 Maret 2013

In Bruges ( 2008)

Ray e Ken sono due spietati sicari prezzolati molto diversi tra loro che sono costretti dal loro boss a una sosta forzata nella piccola cittadina belga di Bruges, visto che la loro ultima missione, l'omicidio di un prete , è andata male e Ray ha anche provocato la morte di un bambino innocente.Mentre i sensi di colpa di Ray aumentano a dismisura, Ken sembra prendere sul serio la sua attività da turista per forza e visita tutto quello che c'è da visitare nella bella vittà medievale fiamminga.Intanto fanno incontri sempre più strani in attesa dell'ordine del  loro boss.
E quando la disposizione dall'alto arriva, i loro destini muteranno repentinamente...
Dopo la parziale delusione datami da 7 psicopatici , mi è sembrato giusto ricordare l'esordio al cinema col botto di Martin McDonagh con un film pluripremiato e che gli ha permesso di diventare famoso in tutto il mondo., la storiaccia di due killer in vacanza forzata a Bruges. Vacanza di lavoro si intende.
Stupisce che questo In Bruges sia un 'opera prima per quanto è compiuta stilisticamente, nei suoi rimandi a influenze antiche ma sempre presenti soprattutto nel cinema inglese (come si fa a non citare Shakespeare nell'arguzia dei dialoghi o nel fatal errore finale che sembra una degna conclusione di una delle sue tragedie)  ma anche nel suo nutrirsi di grande cinema noir americano (il finale è una citazione neanche troppo velata di Carlito's way).
In mezzo trovano posto originali digressioni turistiche, personaggi stravaganti nella loro marginalità (il nano interpretato dal sempre più gettonato Dinklage, il boyfriend della ragazza abbordata da Farrell recitato dal dardenniano Renier) , dilemmi morali irrisolvibili e un boss all'apice della psicopatologia.
In Bruges colpisce per il suo stile così variegato e per l'importanza che viene data all'ambientazione.perchè la bellissima cittadina medievale belga non è solo un patinato sfondo da cartolina.
E'un personaggio aggiunto con le sue architetture gotiche che hanno un che di misterioso e di minaccioso allo stesso tempo, le sue strade strette, la sua piazza principale, i canali che la attraversano, la torre dell'orologio teatro di una delle scene fondamentali del film
I due killer praticamente esiliati a Bruges per una missione finita male sono antitetici: uno,il colpevole della mancata riuscita della missione è un fascio di nervi oppresso dai sensi di colpa (ha ucciso involontariamente un bambino),mal sopporta la cittadina belga troppo lontana dal suo modo di essere e di pensare, utilizzandone e apprezzandone solo i pub e la donna conosciuta occasionalmente.
L'altro ,più tranquillo e equilibrato all'inizio cerca di godersi la vacanza anche se poi col passare dei giorni le cose diverranno sempre più difficili fino al precipitare definitivo degli eventi (in tutti i sensi).

Il regista  dimostra la sua capacità di scrittore per il teatro con dialoghi frizzanti, arguti, mai banali e riempie il film di divagazioni stuzzicanti, notazioni a margine, storie d'amore con molti contrattempi, ironia surreale (tanto che il film ai Golden Globe concorreva tra le commedie) fino al finale da tragedia shakesperiana.
Un ' opera prima che stupisce.  
Un plauso agli attori:Farrell, conscio della sua dimensione attoriale, replicando il personaggio dell'alleniano Sogni e delitti vince il Golden Globe che probabilmente meritava di più il controllato Brendan Gleeson.
Ralph Fiennes sembra anche lui richiamarsi a un altro personaggio del suo passato cinematografico(il Francis Dolarhyde di Red Dragon) e forse pur nella sua tecnica abbacinante risulta forse il meno credibile e questo la dice lunga sul livello complessivo del film.

( VOTO : 8 / 10 )

In Bruges (2008) on IMDb

Sabtu, 30 Maret 2013

The Horde ( 2009 )

Banlieue parigina: quattro poliziotti corrotti per vendicare l'assassinio di un loro amico entrano in un caseggiato popolare apparentemente abbandonato, armati di tutto punto.
Appena arrivati sul posto trovano però una bruttissima sorpresa: si ritrovano assediati da orde di creature sanguinarie che sembrano aver invaso tutta la città. Sono costretti ad allearsi con i malviventi bersaglio della loro vendetta e si rifugiano sul tetto. Per uscire da questo incubo dovranno scendere tutti i piani del caseggiato infestati da creature fameliche del loro sangue.
La lotta per la sopravvivenza sarà senza esclusione di colpi...
Quale film più indicato per festeggiare la Pasqua ( a proposito auguri a tutti!) se non un bel filmaccio di zombie che mordono come indemoniati?
Se vi esaltano i muri affrescati al color rosso rutilante del sangue arterioso allora The Horde è il film giusto per fermarsi un'oretta e mezza e godersi un totale sollucchero per occhi e orecchie.
Se di film con zombi ne abbiamo visti tanti di polar intersecati con il filone zombi-movie sicuramente no.
I due registi, Dahan e Rocher qui al loro esordio nel lungometraggio,  per i primi minuti nascondono le loro vere carte: un gruppo di polizotti si infiltra nella banlieue di notte e assalta un palazzo fatiscente ( ancora block cinema con questi palazzoni in rovina che non fanno solo da sfondo mesto e inanimato)  in cui ci sono gli assassini e i sevizitori di un loro collega. Ma tutto va male, il loro capo è ucciso brutalmente, un altro ferito e per non farsi mancare proprio nulla due sono  tenuti prigionieri dalla banda di narcos.
Sembrerebbe tutto finito ma in realtà sono passati solo pochi minuti, il film vero comincia qui: perchè i morti ammazzati ritornano zannuti e affamati di sangue e anche fuori la situazione non è migliore. Anzi.
Si crea così una coalizione tra i narcos e i poliziotti superstiti per cercare di uscire dal palazzo prigione.
Ci sono sottotesti politici talmente evidenti da essere quasi ingenui, c'è tutta una serie di coordinate stilistiche che richiamano con deferenza a grandi film del passato (da Romero a Carpenter), c'è un montaggio serrato che non permette di raccogliere il fiato, c'è un'ironia sbracata e contagiosa che permette di ridere di fronte alle scene più ostentatamente cruente. 
Mai visti tipacci così pericolosi riempire di talmente  tante mazzate i morti di ritorno che sembrano loro quelli più cattivi non certo gli antropofaghi.
Anche dal punto di vista visivo il film è molto più costruito di quello che sembra: a parte un'inevitabile estetica alla Resident Evil (il videogame con i vari livelli) e qualche arricchimento tra fumetto e computer grafica c'è da sottolineare la bellissima sequenza della lotta tra il poliziotto e l'orda che assume quasi valenza pittorica,tra un quadro di Bosch e uno di Delacroix, ben diversa dagli affreschi di sangue a cui avevo accennato prima.

The Horde fa divertire senza stare a pensare troppo, è una fonte continua di suspense e di sorprese, è un film che privilegia nettamente gli effetti speciali vecchio stampo a scapito della computer grafica che viene usata solo per "aggiustare " qualche esterno che sembra avere grafica prerenderizzata.
Qui scorre sangue, volano pezzi di carne da sugo e frattaglie varie in un ambientazione che più claustrofobica non si potrebbe.
Non si sa perchè ci sono gli zombi, da dove vengono e perchè si trovano  lì in grande numero (vista l'esiguità numerica delle prede)ma probabilmente non interessa.
L'importante è passare tutte le porte e uscire finalmente all'esterno a veder le luci dell'alba.
Ma anche sopravvivere a una notte così "movimentata" per qualcuno non basta.
La vendetta è un piatto che si può consumare anche freddo....

( VOTO : 7+ / 10 )

The Horde (2009) on IMDb

7 Psicopatici ( 2012 )

Martin, sceneggiatore irlandese di stanza a Hollywood, sta cercando ispirazione e idee per una nuova sceneggiatura cinematografica che ha intitolato provvisoriamente 7 Psicopatici. Però li deve trovare questi  7 psicopatici per parlarne e al momento non ne ha trovato neanche uno.La dipendenza dall'alcool e la vita sregolata gli impediscono di lavorarci ma gli fornisce materiale il suo amico Billy, delinquentello scapestrato che di professione fa il rapitore di cani ( li fa sparire nei luoghi pubblici e  poi li restituisce ai rispettivi padroni che, contenti di riavere il loro piccolo amico, sganciano profumate ricompense) in combutta col vecchio polacco Hans che passa la maggior parte del suo tempo nell'ospedale dove è ricoverata la moglie gravemente malata.
Un giorno Billy ruba il cane sbagliato: è Bonnie, lo Shih tzu peluchoso di Charlie , psicopatico boss di mezza tacca che è disposto a tutto pur di riaverla. Anche uccidere.
Intanto il numero di piscopatici da inserire nella sceneggiatura di Martin comincia a salire velocemente.
Martin McDonagh è uno scrittore teatrale che un giorno si è svegliato e ha deciso di cominciare a fare cinema, scrivendo sceneggiature e dirigendo film. Ed è nato così il suo debutto cinematografico ( un esordio col botto) In Bruges che gli ha fatto vincere una caterva di premi e lo ha reso famoso in tutto il mondo.
Ora è la volta della sua opera seconda e il compito, dopo un film così bello e apprezzato come il precedente, non era affatto facile.
Posso dirlo? Nonostante tutti parlino bene di questo 7 Psicopatici a me una delusione, seppur piccola piccola, l'ha regalata. Nel senso che è un film frizzante, ricco di battute brillanti in cui l'origine teatrale di McDonagh è ben percepibile, recitato da un cast molto ben assortito in cui i vari componenti fanno a gara a rubarsi la scena l'uno con l'altro , eppure mi sembra un passettino indietro piccino picciò rispetto a  quel fenomenale esordio che era In Bruges.
Certo, le aspettative sono una brutta bestia e forse son rimasto deluso perchè mi aspettavo un salto di qualità e non un film che cerca di aggiungere accessori a una struttura a prova di bomba come era quella della pellicola precedente .
E' stata cambiata l'ambientazione ( e già andiamo male perchè la bellissima città fiamminga già da sola valeva il prezzo del biglietto), c'è una coppia di protagonisti a rinverdire il classico genere del buddy movie e c'è tutta una serie di incontri quasi dal sapore surreale con personaggi oltre il filo dell'assurdo che hanno il compito di dare colore al film.
Uno schema già collaudato a cui viene aggiunto quel pizzico di metacinematografia che permette di incrociare cinema e vita vissuta e quel gusto, un po' macabro a dire il vero, di realizzare sequenze in cui il pulp va a braccetto con la commedia.
7 Psicopatici è un film che sembra molto più scritto di In Bruges e proprio per questo appare procedere per accumulazione di personaggi e sequenze paradossali invece di avere una vera e propria progressione drammatica.
Non sarà corretto confrontare in questa maniera i due film ma è impossibile sottrarsi dopo un'opera prima così apprezzata.
La vita cerca di diventare arte ( sceneggiatura) anche a costo di uccidere qualcuno, qua e là.
Perchè come diceva Flaiano  " la situazione è grave ma non seria".
Ecco questa frase riferita a tutto un altro argomento mi echeggiava continuamente nella testa mentre vedevo questo film.
Una risata vi seppellirà.

( VOTO : 6,5 / 10 )  Seven Psychopaths (2012) on IMDb

Jumat, 29 Maret 2013

Terror train ( 1980 )

Uno scherzo tra studenti di medicina ai danni dell' ultranerd Kenny che viene attirato in una camera da letto pensando di trovarci la bella Alana, finisce quasi in tragedia: la vittima reagisce malissimo e praticamente impazzisce. Tre anni dopo, quegli stessi studenti organizzano un party di Capodanno in maschera su un treno in movimento per festeggiare le loro lauree . Il problema è che assieme a loro sale un treno un malintenzionato che comincia a fare fuori a uno a uno tutti coloro che avevano partecipato a quello scherzo stupido finito male tre anni prima.
Alana ha anche uno scontro ravvicinato con lui ma riesce a tenergli testa grazie anche al buon senso del capotreno Carne.
Naturalmente sarà una lotta all'ultimo sangue.
In principio fu Black Christmas, produzione canadese a firma Bob Clark, a tracciare le coordinate del genere  attingendo anche ( anzi forse soprattutto ) dal giallo italiano dagli anni '60 in avanti ( Bava, Argento)  ma poi fu Halloween a stabilire la nascita ufficiale di un nuovo sottogenere all'interno del calderone horror: lo slasher.
Film che incassavano parecchio a fronte di costi contenuti perchè si potevano ingaggiare dei perfetti sconosciuti , si aggiungevano un paio di vecchie glorie perfette soprattutto se avevano già imboccato il viale del tramonto così venivano via a poco prezzo ed il più era fatto.
In fondo era solo carne da macello da dare in pasto agli spettatori , mica dovevano recitare Shakespeare.
Jamie Lee Curtis in quel periodo era decisamente la scream queen più famosa e apprezzata e dopo Halloween girò questo Terror Train praticamente nello stesso periodo in cui stava girando Non entrate in quella casa che ha molte cose in comune con il film dell'allora esordiente Roger Spottiswoode, canadese che poi avrebbe conosciuto anche il grande successo.
L'idea centrale di Terror train è quella di girare uno slasher in un ambiente ultraristretto, perfetto per ricreare un clima claustrofobico e ansiogeno al tempo stesso.
La leggenda narra che l'idea alla base di questo film era ricreare una sorta di Halloween carpenteriano messo su un treno in movimento. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Un film che rispecchia tutti i canoni del genere non distaccandosene in alcunchè ma confezionato assai bene con la fotografia di John Alcott ( che nel suo curriculum vanta robetta come Arancia meccanica, Barry Lyndon e Shining ) e con una regia robusta che sfrutta benissimo l'ambientazione inconsueta per uno slasher.
Strutturato come un giallo in cui si deve scoprire chi è il colpevole ( che poi si capisce subito che il tutto è una vendetta perpetrata da Kenny, l'unica cosa è stabilire sotto quali spoglie questi si nasconda ) tutto procede in maniera abbastanza lineare con un assassino che , dapprima mascherato come Groucho Marx ( e quanto contrasta quello sguardo truce con quella che dovrebbe essere la maschera di un comico) poi mano mano assume altri travestimenti facendo apparire e sparire cadaveri a piacimento e diventando sempre più sfuggente e inafferrabile.
Il body count non è elevatissimo e anche il sangue non scorre così copioso ma ci si diverte.
Nulla di epocale o di originale, un intrattenimento ruvido ma onesto che fa un figurone in confronto agli horror plasticosi che infestano i nostri schermi e le nostre videoteche ( perchè spesso non ce la fanno neanche ad arrivare sul grande schermo) al tempo d'oggi.
Anche perchè professionals come Spottiswoode, un passato da montatore prima di esordire alla regia, capaci di fare un po' tutto senza l'ausilio di aiuti tecnologici oggi non ce ne sono più.
David Copperfield partecipa nella parte di Ken il mago nell'unico film in cui abbia mai preso parte e mette in mostra alcuni dei suoi numeri  senza l'ausilio di trucchi cinematografici..
Un'ultima cosa: Jamie Lee Curtis era bella da morire.

( VOTO : 7 / 10 )  

Terror Train (1980) on IMDb