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Senin, 24 Februari 2014

Cabin Fever: Patient Zero ( 2014 )

Un gruppo di amici sta organizzando un addio al celibato indimenticabile per lo sfortunato di loro che si sposa. Noleggiano uno yacht e si fanno portare presso un'isoletta deserta sconosciuta anche alle carte geografiche. La sfiga vuole che l'isola in realtà non sia così deserta ma contiene il laboratorio del dottor Edwards che ha scoperto una nuova epidemia di una malattia virale che distrugge la carne umana e ha isolato il paziente zero, imprigionandolo per studiarlo visto che , pur essendo un serbatoio della malattia, non presenta alcun sintomo. La situazione è però sfuggita di mano a Edwards perchè è praticamente rimasto solo con due dottoresse e tutti gli altri del laboratorio sono morti contaminati dal virus. E l'arrivo dei quattro amici, due dei quali contaminati dal virus , complica ancora di più la situazione.
Anche perchè il paziente zero, cioè il vettore da cui è partita la malattia non è che abbia voglia di restare ancora imprigionato....
Sequel o meglio prequel apocrifo ambientato in Repubblica Dominicana di un brand creato da Eli Roth con il film del 2002, una pellicola che aveva diviso la platea horror tra sostenitori indefessi e accaniti detrattori.
Dopo un sequel del 2009, più o meno ufficiale che è stato diretto dal talentuoso Ti West, siamo al terzo film , ancora più a basso budget del primo e del secondo film , diretto da Kaare Andrews che ha al suo attivo vari corti, un film visto dai soliti quattro gatti, Altitude,  e un segmento ( la lettera V ) di ABCs of Death, cinque minuti di cui non ho neanche il ricordo più pallido.
Parlar male di questo film è un po' come tirare sul pianista o sparare sulla Croce Rossa ma al suo interno ha quei due tre momenti che risollevano un po' la qualità non proprio altissima del tutto.
In un andamento comune a millemila altri horror con la solita mezz'ora accademica di ritardo in cui succede poco o nulla ( a parte qualche scena del laboratorio che fa intuire quello che avverrà) si cerca di inserire qualche variazione sul tema : come al solito personaggi trattati come carne da macello che non si empatizzano per nulla, il crescendo standard di sangue e frattaglie ma d'altro canto abbiamo un paziente zero che non è solo una vittima innocente come sembra e questa già può essere considerato un piccolo barlume di originalità, una lotta selvaggia tra due infette che procede anche con armi non convenzionali ( chi vedrà il film capirà che cosa intendo, diciamo una cosa abbastanza ironica, ci mancava solo il fango e che le due ragazzuole lottassero tra di loro vestite solo di bikini ridottissimi) in cui le due ex bellezze perdono pezzi peggio delle case romane di Pompei e un finale che viene snocciolato durante i titoli di coda in rewind,
spiegando un po' meglio gli avvenimenti ( soprattutto il passaggio da laboratorio affollato e in piena efficienza alle macerie e ai morti trovati dai quattro vacanzieri) e raccordandosi agli altri episodi ...più o meno.
Altra cosa positiva è che di computer grafica non c'è traccia: è tutto fatto artigianalmente e diciamo che il reparto effetti e make up non sfigura di fronte a produzioni ben più danarose.
Cabin Fever: Patient Zero non è un film da difendere propriamente a spada tratta, ma non è neanche lo sfacelo che immaginavo quando mi sono apprestato a vederlo.
Ha una bella ambientazione esotica, un gruppo di attori che non sono così cani e degli effetti di make up che riescono a impressionare.
Certo non è nulla da ricordare,anzi.
Diciamo bruttino ma con grazia, cerca di essere simpatico non prendendosi mai troppo sul serio , questi film fatti in modo piuttosto rustico in qualche maniera estorcono almeno la simpatia per le maestranze che vi hanno operato e poi almeno non abbiamo come protagonista la solita manica di imbecilli che inanella minchiate in serie.
Diciamo che nelle loro azioni c'è una certa logica, poca, ma c'è.
Cabin Fever : Patient Zero è uscito direttamente in dvd. Si vocifera di un ulteriore sequel/prequel che dovrebbe vedere la luce nel 2014.
Beh , speriamo di no.....

( VOTO :  5 / 10 ) 

Cabin Fever: Patient Zero (2014) on IMDb

Jumat, 21 Februari 2014

The monkey's paw ( 2013 )

Jake riceve in dono da un suo collega di lavoro un talismano piuttosto particolare: una zampa di scimmia in grado di esaudire tre desideri. Più per curiosità che per credulità mette alla prova il talismano e questo funziona. Il problema è che mentre è a cavallo del suo primo desiderio, un auto sportiva, muore accidentalmente il suo collega di lavoro Cobb con cui stava facendo un giro ad alta velocità.
Il secondo desiderio è quello allora di riportare Cobb in vita , non dimenticando di buttare via il talismano per non farsi esaudire il terzo desiderio visto che il primo gli ha rovinato la vita .
Il problema è che Cobb è tornato in vita ma ora è una specie di zombie che lo perseguita affinchè Jake spenda il suo terzo desiderio: far riunire Cobb a suo figlio che gli è stato sottratto dal tribunale.
Per ottenere questo è disposto a uccidere.
E non si fa scrupolo a farlo .
Jake dovrà ritrovare la zampa di scimmia e esprimere il suo terzo desiderio....
The monkey's paw è tratto dall' omonimo racconto di William Wymark Jacobs pubblicato in Inghilterra nel 1902 e riaggiornato ai tempi odierni oltre che ambientato nello scenario fascinoso di New Orleans , città che mostra ancora evidenti i segni lasciati dal passaggio di Katrina.
E viene mostrata in tutta la sua virulenza la crisi economica descrivendo una fabbrica in cui le condizioni di lavoro si fanno sempre più difficili e un ambiente proletario in fermento, fatto di uomini e donne che cercano di non crogiolarsi nell'assenza di prospettive ma di ottenere qualcosa di meglio nel futuro.
E la zampa di scimmia, amuleto misterioso eppure potentissimo, rappresenta un  po' il desiderio di fuggire sia metaforicamente che realmente da una situazione economica complessa.
Se per Jake la felicità coincide con la sicurezza economica e con la possibilità di togliersi qualche sfizio, per Cobb, operaio più anziano, inacidito dall'età e dalla solitudine , la felicità coincide nel riunirsi col figlio dodicenne, anche solo per portarlo a una partita di baseball.
Tutto questo gli viene negato da un tribunale ma solo a causa del suo comportamento perlomeno discutibile.
E se il suo comportamento era quantomeno criticabile da vivo, figuriamoci quando ritorna dall'aldilà grazie al secondo desiderio di Jake che vuole far finta che tutto quello che gli è successo non è mai accaduto ed è solo un brutto sogno.
Sta tutto qui il meccanismo horror del film che in fondo può essere considerato un piccolo apologo su quanto sia una fregatura il libero arbitrio concesso così generosamente all'animale uomo: Cobb, che si deteriora sempre di più ogni giorno che passa, sia mentalmente che fisicamente ( è una specie di zombie), vuol spingere Jake a spendere il terzo desiderio facendolo riunire al figlio. E per convincerlo non esita a fargli terra bruciata intorno, a eliminare tutti quelli che possono essere un ostacolo tra lui e suo figlio.
Con le dovute proporzioni The monkey's paw mi ricorda un po' lo Stephen King di A volte ritornano ma soprattutto quello di Pet Semetary in cui la zampa di scimmia è sostituita da un cimitero per animali in grado di far ritornare dall'aldilà.
Ma forse tutto parte da Avati e dai terreni k del suo superbo Zeder.
In tutti i film citati si parla di ritornanti anche se da prospettive diverse.
The monkey's paw pur avendo un'ossatura non propriamente originale si fa piacere perchè schietto , diretto, senza tanti sofismi e con una regia che non si fa trasportare da eccessi splatter ( che pure non vengono negati ) ma preferisce concentrarsi sulla creazione di un'atmosfera sulfurea malsana in preparazione del gran finale.
Sotto questo punto di vita ha un look molto anni '80 e se questo potrà dispiacere ai novelli fanatici dell'horror per uno come me che ha vissuto in pieno quella stagione ( e l'ha vissuta al cinema) , vedere un film come questo è come una rimpatriata tra vecchi amici, una di quelle serate in cui non si fa nulla di speciale proprio perchè il solo stare assieme , magari di fronte a un bicchiere di quello buono, è speciale.
Ecco The monkey's paw è come una di quelle serate: conta l'atmosfera più che la qualità ( peraltro in questo caso non disprezzabile) ,  è un viaggio di un'oretta e mezza  in memoriam di una stagione horror che ormai non c'è più e probabilmente mai ritornerà.
A qualcuno può bastare...a me per esempio....

( VOTO : 6,5 / 10 )

 The Monkey's Paw (2013) on IMDb

Kamis, 13 Februari 2014

Lesson of the evil ( 2012 )

Hasumi, stimatissimo tra gli studenti per i suoi modi garbati e per la sua visione molto aperta dell'insegnamento è il nuovo professore d'inglese dell'Accademia Shinko, una sorta di liceo d'elite in una cittadina giapponese. Hasumi prende molto a cuore il problema del bullismo tra studenti presente nella scuola, sospetta un collega di aver abusato di una studentessa e comincia lui stesso una relazione piuttosto pericolosa con un 'altra studentessa. Intanto un collega indaga su di lui e sul suo passato oscuro, scopre che ha lavorato in una scuola in cui c'è stata un'ondata impressionante di suicidi tra i giovani studenti.
Ma mal gliene incoglie: con la scusa di una festa tra studenti, Hasumi riesce a isolare l'area anche al traffico telefonico ( con mezzi usati per non far aiutare gli studenti tramite cellulare o internet nei compiti in classe ) e attua un piano di follia spaventosa. Folle ma lucido.
Che la mattanza abbia inizio.
Lesson of the evil è il titolo numero 88 della incredibile carriera di Takashi Miike, regista che a neanche 54 anni ha diretto più film di quanto riesca a fare il 99 % dei registi non in una vita ma almeno in un paio di vite.
E l'esperienza conta: il Miike di oggi è molto diverso da quello degli esordi, più maturo, più consapevole della propria impronta stilistica ma gli eccessi sono stati il suo pane quotidiano e continuano ad esserlo perchè lui non rinnega assolutamente nulla del suo passato.
Lesson of the evil, presentato al Festival di Roma dopo essere stato rifiutato da altre kermesse internazionali di cinema, è un film idealmente diviso in due in cui a una prima parte introduttiva che riesce a caratterizzare con poche ma congrue pennellate i vari personaggi in campo e un protagonista assoluto, il professore Hasumi, fa da contraltare una seconda parte in cui vengono fuori gli eccessi splatter che hanno da sempre contraddistinto lo stile di Miike.
Violenza esibita ma calcolata , fredda, terribile,senza il minimo senso di pietà al servizio di un personaggio , il professore di inglese Hasumi, uomo di bell'aspetto e di modi garbati ma in realtà pericolosissimo sociopatico e maniaco omicida, che non avrebbe affatto sfigurato in un film del primo Haneke, quello della trilogia della glaciazione o nei suoi Funny Games.
Il film di Miike muta pelle diverse volte nell'arco di due ore abbondanti: da commedia adolescenziale si trasforma prima in dramma scolastico, poi nel ritratto di uno spietato serial killer e infine in uno slasher tracimante sangue in cui il body count arriva a vette insospettate.
In Lesson of the evil però abbiamo un Miike diverso , come ho detto prima il suo stile è più maturo e consapevole e si vede soprattutto in una prima parte in cui i personaggi vengono scandagliati a dovere e non sono le solite figurine di cartone monodimensionali che si trovano negli horror odierni.
E anche quando mette in scena la violenza lo fa in modo quasi asettico, geometrico, uno stile controllato e per questo ancora più inquietante.
Così come è inquietante la figura del professor Hasumi, il male assoluto nascosto dietro una facciata rassicurante.
Originale l'uso della musica ( il brano ricorrente tratto dall'Opera di tre soldi di Brecht) e anche la prospettiva attraverso cui viene narrato tutto che nella prima parte è quella di Hasumi, nella seconda è quella degli studenti che cercano di sfuggire alla furia omicida del professore, una specie di Carrie di sesso maschile e che invece dello sguardo di Satana ha un fucile a pompa.
Insomma Miike dall'alto di una carriera inimitabile ancora non si sente arrivato, anzi riparte daccapo con una nuova voglia dirompente di fare cinema.
Lunga vita al grande Takashi!!!

( VOTO . 7+ / 10 ) 

Lesson of the Evil (2012) on IMDb

Sabtu, 08 Februari 2014

Italia anni '70 - Macchie solari ( 1975 )

Simona , medico che sta preparando la sua tesi per la specializzazione in anatomopatologia sulla distinzione tra suicidi veri e simulati ( cioè omicidi mascherati da suicidi ), si trova a fronteggiare assieme agli altri medici dell'obitorio una strana ondata di suicidi avvenuti nella canicola della Roma agostana.E' talmente stressata che per lei i cadaveri si animano ma lei è in pericolo soprattutto a causa di una storiaccia riguardante il padre, una sua fiamma ritrovata morta sulla spiaggia e un prete assai improbabile, fratello della vittima, che asserisce che la ragazza è stata uccisa e non si è suicidata come pensano tutti....
Macchie solari è la seconda ( e ultima ) escursione di Armando Crispino nel genere del giallo / horror / thriller all'italiana dopo il meritorio L'etrusco uccide ancora ( prossimamente su questi schermi) che gli aveva fatto meritare una discreta fama internazionale e che aveva anticipato alcuni dei temi estetici poi ritrovati in Profondo Rosso di Dario Argento.
Quindi sarebbe frettoloso catalogare Crispino come un semplice emulatore che si è messo nella scia del cinema di Argento.
Anche Macchie solari ha le stigmate del film che non è semplicemente derivativo , ma un qualcosa che cerca di andare oltre e fa estremo piacere che in tema di revival di un certo periodo del nostro cinema, anche questi due film siano stati rivalutati adeguatamente.
Parte come un horror in cui sequenze ad alto tasso adrenalinico accolgono e sorprendono uno spettatore che forse si aspettava altro e poi si mette nel ben più confortevole alveo del giallo all'italiana in cui quello che più conta non è tanto la storia ( che in fin dei conti non è così brillante ed originale, impossibile da raccontare altrimenti si spoilera selvaggiamente) ma l'atmosfera che viene creata in una Roma torrida e assolata flagellata da morti sospette che avvengono tutte alla luce del sole, anzi viene scardinata la suspense che potrebbe essere creata con l'uso del buio e delle ombre in favore di qualcosa di diverso.
Si crea un parallelismo tra i brillamenti solari ( quelli che si vedono nelle varie sequenze che accompagnano i decessi non sono macchie solari) e le morti, si vuol portare lo spettatore a credere alla teoria che le attività solari condizionino la vita degli uomini sulla Terra, teoria fascinosa , esoterica ma mai dimostrata compiutamente, almeno a quanto ho letto io.
Macchie solari non è un film perfetto ma piace , ha un fascino malsano,  si nota a tratti la volontà di compiacere il grosso pubblico semplificando al massimo l'intrigo e mostrando generosamente( molto generosamente)  le grazie di una Mimsy Farmer ormai abbonata a un certo tipo di personaggi border line, o pazze o sul limite di esserlo.
Però si vede che a Crispino sembra interessare altro, anche la soluzione del giallo è quasi buttata là con noncuranza, si ha la sensazione che quasi l'anima gialla di questo film venga maltrattata nonostante la soluzione venga svelata solo alla fine e abbia la più classica delle strutture whodunit.
E non è neanche una sorpresa.
Il film ha avuto una discreta risonanza internazionale circolando col titolo di Autopsy, calcando quindi sull'anima horror manifestata soprattutto all'inizio e in tutte le scene riguardanti l'obitorio ( guardare anche le varie fotografie della dottoressa e del suo amico fotografo che hanno tutta l'aria di essere vere e che ritraggano veri casi anatomopatologici , ben prima delle copertine degli album dei Carcass) .
Musiche di Morricone, minimali e stranianti e memorabile la scena della cicciona nuda che se ne va in giro per l'obitorio nonostante abbia i segni di 16 coltellate addosso.
Ecco, anche sotto il profilo del mostrare corpi nudi, Armando Crispino non si fa alcun problema...anzi.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Autopsy (1975) on IMDb

Jumat, 07 Februari 2014

The Banshee Chapter ( 2013 )

Anna , giornalista d'inchiesta , vuole scoprire che cosa si nasconde dietro la misteriosa scomparsa di un suo amico/collega James. Le sue ricerche la portano ad investigare sul programma CIA Mk Ultra , un reale progetto nato negli anni '50/'60 per il controllo della mente umana di cui il presidente dell'epoca Clinton ha parlato in pubblico  e su una serie di altri eventi misteriosi come esperimenti chimici con sostanze sconosciute, strane trasmissioni radio e teorie cospirazionistiche.
Più cerca di avvicinarsi alla verità e più Anna è in pericolo...
Su The Banshee Chapter circolavano voci che fosse l'ultima sensazione del mockumentary: e qui già a rabbrividire e a prepararsi alla visione già con le gocce di collirio e le pasticche di Plasil per curare l'effetto mal di mare.
Poi leggendo le prime recensioni in rete si scopre che in realtà il film del debuttante Blair Erickson è un thriller / horror contenente generose , ma non invasive sequenze girate con lo stile del found footage.
E a visione avvenuta concordo in massima parte con quello che ho letto.
Le sequenze girate con la tecnica del found footage non sono il male assoluto di questa pellicola, anzi, e detto da me potrà sembrare una bestemmia, rappresentano la parte migliore del film e non stiamo parlando di un film da gettare nell'immondizia ma di un tentativo di proporre qualcosa di diverso nell'inflazionato panorama dell'horror odierno che in massima parte è improntato al contenimento dei costi, cosa ben visibile anche in questo film.
Tentativo riuscito? Beh , direi nè si , nè no...Diciamo ni.
Vedere The Banshee Chapter è un po' come andare sulle montagne russe con picchi di tensione altissima e cadute di tono vertiginose, Erickson sceglie di mischiare un po' tutto mettendo entità fantasmatiche ( perchè alla fine c'è anche la creatura   e viene ventilata la presenza di altri esseri dello stesso tipo), teorie cospirazioniste in cui sono impelagati la CIA e i servizi segreti ( e nella nazione in cui c'è ancora un  mistero che si chiama Roswell non passeranno mai di moda),droghe sintetiche che provocano effetti mai visti prima e chi più ne ha , più ne metta.
Insomma un po' tutto insieme, anche abbastanza alla rinfusa in un finale che spiega e non spiega, forse proprio perchè la carenza di budget non permetteva voli pindarici .
Alla fine della visione si ha la sensazione che The Banshee Chapter sia un qualcosa di incompleto, monco di qualcosa, una sagra del vorrei ma non posso.
Ed è un vero peccato perchè , a parte il finale, in cui tutto viene buttato un po' in caciara, Blair Erickson dimostra di maneggiare egregiamente la suspense e di saperci fare con la macchina da presa in mano.
The Banshee Chapter è comunque un tentativo interessante di creare qualcosa di originale e già questa è una qualità meritevole di apprezzamento.
Se poi ci mettiamo anche la faccia di Ted Levine che fa sempre la sua porchissima figura, beh allora abbiamo trovato una ragione ulteriore per apprestarci alla visione.
Non un capolavoro, con diversi difettucci qua e là , ma degno di una visione disimpegnata....

( VOTO : 6 / 10 ) 

The Banshee Chapter (2013) on IMDb

Minggu, 02 Februari 2014

Excision ( 2012 )

In una periferia linda e pinta di una qualsiasi città di provincia americana vive Pauline, 18 enne con pulsioni necrofile, una passione incipiente per chirurgia e attrezzature da taglio, un bisogno impellente di perdere la verginità solo per far dispetto alla madre bigotta e castrante e infine una sorella, non troppo amata, malata di fibrosi cistica.Pauline sogna di diventare un grande chirurgo e i suoi sogni si fanno sempre più presenti nella sua vita quotidiana e tutto questo contribuisce a dividerla dai compagni di scuola che la ritengono sempre più strana e anche dalla famiglia che la trova come minimo "turbata" e per quello la manda addirittura a delle sedute "psicologiche" tenute da un reverendo amico di famiglia.
Nessuno lo sa ma Pauline ha un preciso piano in testa e lo attuerà, costi quel che costi....
Excision è l'esordio nel lungometraggio di Richard Bates Jr che lo ha prodotto a partire da un suo cortometraggio datato 2008.
Ed in effetti se lo spunto per un cortometraggio era pressochè perfetto, per un film di durata normale ( ma qui siamo abbastanza al di sotto del normale, 80 minuti compresi titoli di testa e di coda ) , la storia di Pauline appare un po' stiracchiata.
Eppure la storia della disturbata e disturbante Pauline aveva delle grosse potenzialità.
Tanto per rimanere in tema di cose di cui abbiamo parlato recentemente la protagonista di Excision ( una AnnaLynne McCord abbruttita ad arte e  resa veramente inquietante) sembra una sorella minore di Carrie, quella brava ragazza che aveva lo sguardo di Satana, ma senza poteri telecinetici.
Una Carrie 2.0 aggiornata alle nuove tecnologie che ha aspirazioni alte e pulsioni basse , come quella di fare a fette l'odiosa vicina, con una madre che è un passo indietro rispetto alla psicopatologia della madre di Carrie ma decisamente un passo avanti al bigottismo  religioso e sessuale dell'altra e ironia della sorte ( ma secondo me paradosso del tutto voluto) interpretata da Traci Lords che si è reinventata attrice seria in ruoli drammatici dopo una carriera luminosa da pornoattrice consumata ben prima del raggiungìmento della maggiore età.
Oggi a 45 anni suonati ci troviamo di fronte un'attrice credibile in un ruolo come quello della madre di Pauline, donna capobranco della sua famiglia a causa di un marito senza colonna vertebrale, frustrata psicologicamente e castrante delle aspirazioni altrui, qualunque esse siano.
Un perfetto esponente della borghesia media americana, bigotta e perbenista in pubblico, che sembra estratta di peso da un manipolo di Desperate Housewives residenti nella Wisteria Lane di turno, periferia linda e pinta con i prati ordinati e l'odore di erba appena tagliata.
A farle da contraltare una figlia dall'indole ribelle che probabilmente è accecata dalla gelosia per la sorella malata a cui vanno tutte le attenzioni della madre, dall'affettività complicata anche da qualche rotella fuori posto.
Excision cavalca per quasi tutta la sua durata la disfunzionalità di Pauline rispetto a quello che la circonda con uno stile da indie / coming of age / drama, genere classico nel cinema a basso costo americano.
Nell'ultima parte entra a gamba tesa sul genere e sullo spettatore inerme , che però aveva avuto già un'avvisaglia ( vedere la sequenza di Pauline ed Adam in albergo, una caduta di stile piuttosto allarmante, più schifosa che horror ), imboccando una deriva da slasher difficile da digerire.
Excision è un film che funziona molto meglio nella descrizione della sociopatia di Pauline che nel resto ed è caratterizzato da una regia che spesso sfocia nella presunzione bella e buona ( vedere le sequenze dei sogni che aspirerebbero ad essere art horror o qualcosa del genere oppure l'uso smodato del rallenty in alcune sequenze chiave del film).
Oltre alla presenza di Traci Lords da segnalare le brevi apparizioni di John Waters ( nei panni del reverendo) e di Malcolm McDowell ( in quelli di un professore).
Avevo letto recensioni contrastanti su questo film ma alcune votate all'entusiasmo sfrenato mi avevano fatto alzare l'asticella delle aspettative.
Che sono andate irrimediabilmente deluse.

( VOTO : 5 / 10 )  

Excision (2012) on IMDb

Minggu, 26 Januari 2014

Redd Inc ( 2012 )

Sei persone sono schiavizzate e imprigionate alle loro postazioni di lavoro con un computer davanti da uno psicopatico, quello che una volta era Thomas Reddmann , impiegato di una multinazionale letteralmente uscito di testa una volta accusato di essere un feroce serial killer. Imprigiona i sei per far dimostrare loro la sua innocenza e le sue regole sono più che ferree: chi sgarra viene avvertito con uno sfregio sulla fronte e dopo pochi avvertimenti viene licenziato in modo radicale.Brutale.
Ma Reddmann è veramente così innocente come afferma?
E sopravviverà qualcuno nel suo reparto di "Risorse Umane" ?
Se proprio dovessi dare una definizione sintetica ( ma forse anche fuorviante ) di questo Redd Inc, piccola , meritoria produzione australiana, la prima cosa che mi vien fuori è The Apprentice meets Saw.
Solamente che l'enigmista coincide con chi "è fuori" per dirla alla Briatore perchè il Redd del titolo è veramente fuori come una balconata intera e ha un nido di quaglie in testa che in condizioni normali susciterebbe pubblico ludibrio ma in questa situazione c'è veramente poco da ridere.
Redd è un boss che ha una cognizione piuttosto particolare dei rapporti lavorativi coi suoi sottoposti che sono vittime di regole impossibili da rispettare, legati a una catena e sfregiati allorchè fanno qualche piccolo sgarro alle regole imposte dal capo.
E dopo quattro piccoli sgarri...scatta il licenziamento...ovvero la morte per sgozzamento o decapitazione, così tanto per gradire.
A pochi minuti dall'inizio di Redd Inc sinceramente non ci avrei scommesso neanche un centesimo bucato ma dopo, progressivamente, ha la capacità di catturare l'attenzione e non provocare noia, cosa
assolutamente non facile per un film caratterizzato dall'unità di tempo e di luogo, tutto ambientato in una specie di antro infernale dopo le vittime, una volta carnefici agli occhi di Thomas Redd, lottano con le unghie e con i denti per la loro sopravvivenza.
Pochi attori, pochissime locations , improvvise e violentissime esplosioni splatter che proprio perchè caratterizzate dall' effetto sorpresa sono ancora più disturbanti e un disegno folle ma lucido che man mano fa apparire il Redd del titolo sempre più giustificato nelle sue azioni.
Oddio, giustificato , è una parola grossa, diciamo che la sua follia ha un senso che è quello di dimostrare la sua innocenza, qualcosa a cui crede così fermamente che comincia a insinuare il dubbio anche in chi guarda.
Cosa non facile visto che il nostro bravo Thomas è stato arrestato in un ascensore , interamente sporco di sangue, con un ascia in mano e una donna fatta letteralmente a pezzi sparsa sul pavimento del suddetto ascensore.
Dal thrilling alla Saw ( diciamo che rispettare le regole del capo è come risolvere gli indovinelli dell'enigmista) gradualmente si scivola nello slasher all'arma bianca fino ad arrivare a un finale che è una citazione, quasi parodistica della figura di Hannibal Lecter.
Come parodistica è la descrizione grottesca di un mondo del lavoro infarcito di professioni umilianti e nuovo  yuppismo d'assalto.
Il valore aggiunto del film è la presenza nei panni di Thomas Redd di Nicholas Hope , già apprezzato e amato abbestia in Bad Boy Bubby, suo esordio cinematografico.
Il suo Thomas Redd sarà una caricatura a partire dalla parrucca che ha in testa , passando per la gestualità da pazzo furioso e arrivando agli occhi perennemente fuori dalle orbite: ma , paradossalmente è proprio questa la forza del suo personaggio, uno che è veramente fuori di testa per quello che gli hanno fatto.
Altra citazione doverosa è per il cameo di un nerboruto Tom Savini: a parte il fisico ancora invidiabile per uno che dovrebbe essere un vecchietto ( il tassametro dice 67 e ancora corre speriamo  per molto , moltissimo tempo) ma uno che si presenta con un personaggio da poche battute che si chiama Peter Bava ( applausi!!) con un paio di donnine seminude sul divano che lo aspettano ( doppi applausi!!!) e un poster sulla parete che è quello di Zombi di Romero è da standing ovation!!!!!
Insomma questo Redd Inc non sarà un filmone ma ha diverse frecce al suo arco: una guardatina la può anche meritare.
Così senza troppo impegno....

(VOTO : 6,5 / 10 ) 

Inhuman Resources (2012) on IMDb

Selasa, 21 Januari 2014

Lo sguardo di Satana - Carrie ( 2013 )

Carrie White è un'adolescente emarginata nella scuola che frequenta a causa di un'autostima che rasenta lo zero provocata dall'educazione bigotta e oscurantista di una madre oltre la crisi di nervi a causa del suo fanatismo religioso. Quando Sue, pentitasi di uno scherzo atroce fattole assieme alle altre compagne di classe, fa in modo di farla andare al ballo della scuola assieme al suo ragazzo, Carrie arriva a toccare il cielo con un dito. Ma non ha fatto i conti con la cattiveria di altre compagne di scuola perfide, assetate di vendetta. Una secchiata di sangue di maiale rovesciatale addosso dopo che l'hanno appena eletta reginetta del ballo, scatena la sua furia omicida a base di poteri telecinetici....
Eccoci qua a parlare dell'ennesimo remake, testimonianza indubbia della stasi ( se non crisi ) creativa che sta affliggendo Hollywood da un po' di anni a questa parte in  cui molti progetti sono reebots, remakes, prequel , sequels , newquels, chicazquels e chi più ne ha , più ne metta.
Sarebbe ingeneroso paragonare Lo sguardo di Satana - Carrie di Kimberly Peirce a Carrie, lo sguardo di Satana di De Palma.
Ma oggi voglio esserlo. Ok, sarò molto ingeneroso perchè ne ho pieni gli arancini di riso ( per non dire i gabbasisi di camilleriana memoria) di essere preso per i fondelli da produttori e sedicenti filmmakers che pensano solo a fare soldi infischiandosene di tutto il resto.
Una presa per il culo che parte già dal titolo che la distribuzione italiana ha ribaltato, almeno questo non è colpa degli americani.
Una bella differenza tra Lo sguardo di Satana- Carrie e Carrie, lo sguardo di Satana, no?
Ma che senso ha , cari titolisti italiani cercare di prenderci così per babbei?
Veniamo al film che è meglio. Oddio non lo so se è meglio, soprattutto per uno come me che ha molto gradito il romanzo e la versione che ne fece De Palma in quel lontano 1976.
Il film della Peirce per me è stato un patimento immane perchè avevo ancora davanti agli occhi tutte le scene clou del cult depalmiano e ogni volta la rilettura data loro da questo remake( perchè la Peirce commette l'errore capitale di citare l'originale e rifarlo a suo modo )  ha avuto la stessa profondità di un patetico scimmiottamento acuito da un moralismo di fondo che il film degli anni '70 non aveva.
Perchè nella scena della doccia nel film di De Palma, che ha 37 anni, è bene ricordarlo, era tutto un florilegio di tette e di culi , mentre nella rilettura odierna sono tutte rigorosamente vestite e coperte?
Questione di soldi, credo , per aggirare i divieti vari che soprattutto negli USA costringono a vere e proprie acrobazie dialettiche e registiche, ma anche questione moralista e di target.
De Palma diresse un horror d'autore destinato a un pubblico molto più adulto di quello che presumibilmente dovrebbe affollare le sale alla visione di questa nuova Carrie che non è altro che un teen horror come altri che agita la bandiera della diversità e della emarginazione, sottolineando questo aspetto in modo molto evidente, anche troppo.
La nuova Carrie aggiornata ai tempi degli smartphones e di youtube non ha un briciolo della forza originale perchè si sforza di dare un messaggio e di compiacere la fame di spettacolo rutilante e pieno di effetti speciali che ha il pubblico.
Ingeneroso anche confrontare le due protagoniste ma già che ci siamo...
La Moretz è il sogno adolescenziale proibito di una grossa fetta di teenagers USA, è veramente bellina ( anche se come attrice è a tratti molto acerba, oppure semplicemente mal disposta verso questo ruolo ), si fa fatica a crederla così emarginata e quando si presenta col vestito del ballo è veramente uno splendore: quando tutti le dicono che è bellissima , beh, è vero.
Sissy Spacek quando girò il film, l'adolescenza l'aveva passata da un bel pezzetto, aveva già 27 anni e non era bella secondo i canoni estetici di quel periodo, almeno non  nel modo tradizionale.
Ma forse neanche in quello: al massimo era un tipo per dirla come farebbe Luigi il pugilista.
Allora non bella, decisamente non affascinante, talmente magra da farla sembrare una mazza di scopa vestita con l'abito della festa e quando le altre al ballo la guardavano un po' dall'alto in basso dicendole comunque che era bellissima, beh sembrava solo una pietosa bugia, un complimento falso come i capelli di Antonio Conte , giusto per dire qualcosa.
Anche Julianne Moore perde decisamente il confronto con Piper Laurie che era decisamente un'invasata e di aspetto inquietante: la Moore pure se vestita con i sacchi di iuta non arriva a quelle vette di insanità mentale e ha più o meno lo stesso problema della Moretz: non sembra affatto una sfigata come dovrebbe essere.
Sulla Peirce poco da dire: non può nulla contro un mostro sacro della macchina da presa come Brian De Palma: cerca di buttarla sul teen horror per dare un aspetto moderno al suo film ma è una rilettura pretestuosa e assolutamente priva di nerbo.
E poi , come già ribadito, confrontarsi apertamente con il maestro citandone sequenze è un qualcosa di veramente deleterio.
In poche parole, e per stamattina la smetto, questo Lo sguardo di Satana- Carrie, sarebbe stato brutto brutto anche se non fosse stato un remake.
E ho detto tutto.

( VOTO : 3 / 10 ) 

Carrie (2013) on IMDb

Senin, 20 Januari 2014

Darkroom ( 2013 )

Michelle ha avuto un grave incidente con l'automobile di cui era alla guida in cui hanno perso la vita tre suoi amici. Ora sta facendo terapia di gruppo con una psicoterapista che le consiglia un lavoro per accelerare il suo percorso di recupero dal senso di colpa e le indica anche un posto in cui cominciare.
Il problema è che il posto di lavoro tanto caldeggiato non è altro che un antro oscuro in cui Michelle , assieme ad altre, viene seviziata e torturata da tre fratelli psicopatici integralisti cristiani, che con la promessa di set fotografici attraggono modelle nella loro lussuosa tenuta.
Per Michelle è appena iniziata una lotta per la sopravvivenza all'ultimo sangue.
Esordio alla regia dell'attrice e produttrice Britt Napier , Darkroom  è come uno stiletto: acuminato, corto e che arriva subito al punto dove fa più male.
Se la stanza delle torture fa molto slasher o anche Hostel e derivati, la cosa inedita che è contenuta nel film della Napier è che il background dei carnefici è curato anche meglio di quello delle vittime.
Meritoriamente vengono evitati troppi spiegoni ma i tre fratelli psicopatici ( in realtà due fratelli e una sorella ) sono adeguatamente contestualizzati forse anche meglio rispetto alla veloce scorsa che si dà al passato di Michelle.
E in tempi in cui si cercano di creare background esplicativi riguardo a protagonisti anche quando non se ne sente il bisogno ( vedi il remake de La Casa), il prestare più attenzione agli antagonisti (i  carnefici in questo caso) e alle loro ragioni che non alle vittime è un fatto che porta perlomeno un punto di originalità in un copione che altrimenti rischierebbe davvero di essere la fiera del deja vù e che si confonderebbe con decine e decine di altre storie identiche.
I tre carnefici sono vittime di abusi nella loro infanzia e si sentono autorizzati ad amministrare penitenze per i peccatori che riescono a portare nella loro stanza delle torture.
Perchè tutto questo? Non è dato saperlo ma tenere questo punto avvolto nel mistero non è poi così male perchè c'è rischio elevato di banalizzare quello che viene raccontato.
In virtù poi di una durata piuttosto contenuta ( siamo sotto gli 80 minuti , titoli di testa e titoli di coda compresi ) e di una protagonista tratteggiata in modo abbastanza veloce ma non superficiale, non ci si perde tanto in chiacchiere e si entra subito in quello che è il piatto forte del film: le sequenze di tortura.
Ora , da questo punto di vista  non c'è nulla di nuovo ma Britt Napier con una regia accorta e che evita troppi tremolii ( con relativo effetto mal di mare) riesce a generare una sensazione d'ansia in crescendo, la stessa ansia che cresce in Michelle alla disperata ricerca di una via di fuga.
Lo spettatore non ha un punto di vista privilegiato , vede tutto con gli occhi della protagonista e questo rende più semplice il processo di identificazione creando di fatto una sorta di falsa soggettiva che dal punto di vista della creazione e del mantenimento della suspense è un ottimo espediente.
Ed è anche qualcosa di disturbante perchè Michelle ( interpretata da una vera e propria valchiria che risponde al nome di Kaylee DeFer, vista in parecchie serie televisive e in Red State, di Kevin Smith) non è un bel personaggio in cui identificarsi, soprattutto con quel background di colpe da espiare e con un presente talmente nebuloso che è impossibile da decifrare.
Si resta comunque incollati alla poltrona fino all'ultimo minuto e credo che questo sia lo scopo ultimo che si prefiggeva Darkroom dal basso del suo budget risicato, dell'unità di tempo e di luogo oltre che del numero limitato di attori.
Giusto per affermare nuovamente che per fare un buon film horror ( su imdb. com questo film è catalogato come thriller ma è un horror bello e buono anche se con i suoi bei momenti di thrilling) occorrono idee, poche ma buone nel caso di questa pellicola, molto più che soldi.
Darkroom non è un caposaldo del genere ma funziona per via di una realizzazione solida ed efficace, 80 minuti da passare senza avere poi troppi sensi di colpa per quello che si è appena visto....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Darkroom (2013) on IMDb

Jumat, 17 Januari 2014

Sawney : The flesh of man ( 2012 )

Tra il XVI e il XVII secolo pare che sia esistito in Scozia un tale Sawney Bean, forse il serial killer più pericoloso della storia, autore assieme alla sua famiglia di circa mille omicidi oltre che di numerosi atti di cannibalismo a danno di  viandanti che viaggiavano da soli o in piccoli gruppi. Una vera e propria dinastia quella dei Bean che ha contato fino a 48 elementi tra figli nati da rapporti incestuosi e nipoti e che spargevano il terrore nelle Highlands scozzesi. Di giorno vivevano in una profonda caverna , di notte uccidevano e mangiavano le loro vittime. Dopo una gigantesca caccia all'uomo vennero catturati, torturati e uccisi ma , uno di loro è sopravvissuto fino ai giorni nostri o meglio fino al 1997 anno in cui è ambientato il film.E fa sparire varie persone mangiandone anche i resti. Un giornalista aiuta un ispettore di polizia a venire a capo di questo mistero.
Non si sa se Sawney Bean sia esistito veramente ma , anche se il suo personaggio fosse solo una leggenda metropolitana, ha il suo fascino maligno che ha contagiato anche altri registi come Wes Craven che modellò la sua famiglia di mostri in Le colline hanno gli occhi ispirandosi proprio alla figura di Bean e alla sua stirpe.
In Sawney : The flesh of man ( conosciuto anche col titolo ben più anonimo di Lord if darkness) si parte proprio dalla leggenda di Bean, nominato in un veloce incipit, per poi essere trasportati subito a fine anni '90 in una storia che vede un misterioso taxi nero implicato nella sparizione di varie persone , un antro degli orrori in cui domina incontrastata la figura di un killer ossessionato dalla religione, il quale tortura uccide disseziona , mangia e fa mangiare resti umani alla sua mostruosa "famigliola" e un giornalista che si appassiona al caso anche perchè una delle persone rapite è la sua fidanzata.
Su un substrato da thriller investigativo , piuttosto superficiale e sbrigativo a dire il vero, viene evidenziata un'anima da slasher anni '70 che paga dazio sia al succitato film di Craven che al film da cui tutto il mondo slasher è stato creato, quel The Texas Chainsaw Massacre che ha creato e continua a creare proseliti nella cinematografia di tutto il mondo.
E in un ritorno al passato , ultima tendenza del genere, un film come Sawney : The flesh of man trova una sua collocazione adeguata perchè ha qualche barlume di originalità data da un'ambientazione inconsueta ( le Highlands scozzesi esplorate voluttuosamente dalla telecamera nelle numerose scene di inseguimento che caratterizzano la parte centrale del film e come locations fanno una figura porchissima perchè sono veramente mozzafiato ) e un protagonista di quelli che restano impressi, una figura a metà tra il classico maniaco da slasher movie e il pazzo protagonista di The Mangler, guarda caso ancora di Tobe Hooper come The Texas Chainsaw Massacre.
Il Sawney Bean nel film dell'esordiente Ricky Wood ( a proposito sembra un film fatto in famiglia visto che è scritto da RIck Wood, il padre forse? e la presenza di altri Wood nella realizzazione di questo horror low budget ) è reso incisivamente dalla prova maiuscola di David Hayman, caratterista scozzese visto in parti di contorno anche in grosse produzioni hollywoodiane, uno di quei volti che ti pare di aver visto da qualche parte ( cinematograficamente parlando) ma che non riesci a collegare a un film specifico.
Generose dosi di splatter e di gore non bastano ad elevare il film sopra la media anche perchè la sceneggiatura è piuttosto povera e la regia appare a tratti piuttosto acerba ( e ci sono dei buchi narrativi mica da ridere) pur avendo il merito di non lasciare nulla, ma proprio nulla all'immaginazione nelle numerose scene di cucina creativa con avanzi umani e quelle dita che galleggiano in una salsa rossa come fossero patatine disperse in un mare di ketchup sembrano proprio il tocco di classe di uno chef pluristellato....
Il budget risicato non vuol dire realizzazione poco professionale e comunque sei si cerca  una ragione per guardarlo si può puntare in sicurezza sulla volontà di ammirare nel loro splendore le fantastiche Highlands scozzesi.
A dir la verità c'è poco altro ma non è così disprezzabile.
Presentato in anteprima assoluta al Frightfest del 2012.

( VOTO : 5,5  / 10 ) 

Lord of Darkness (2012) on IMDb

Rabu, 15 Januari 2014

Qualche perla dell'Asylum...

The Asylum è una casa di produzione e distribuzione cinematografica americana che è attiva dal 1997 è che è specializzata in film horror e catastrofici , tutti film a basso costo, realizzati richiamandosi anche nel titolo a produzioni ben più famose , con recitazione che definire approssimativa è già un gran complimento, sceneggiature sgangherate ed effetti speciali in CGI amatoriali, per non dire pessimi.
Una sorta di fabbrica di cinema in cui l'arte è messa da parte e conta solo il profitto.
Che c'è sempre, i padroni dell'Asylum si vantano che tutti i loro film hanno sempre ripagato le spese di produzione.
I film sono fabbricati in serie: tempo di produzione massimo dall'ideazione alla realizzazione è di quattro mesi di cui circa un terzo è occupato dalla stesura della sceneggiatura , il cast viene fatto da volti un tempo noti e ora in cerca di rilancio più qualche presenza fissa, il girato si finisce in un tempo che va dalle due alle quattro settimane  e poi c'è la post produzione con l'inserimento degli effetti speciali, vabbè si fa per dire.
Altra cosa che contraddistingue la Asylum è l'attenzione spasmodica a tutto quello che esce nel cinema mainstream per poi realizzare qualcosa di simile, una sorta di parodia a partire dal titolo. Un qualcosa che viene definito dai più mockbuster e che è costato anche più di una causa legale alla casa cinematografica in questione costretta talvolta a cambiare titolo e a posticipare date di uscita.
Perchè i titoli della Asylum escono sempre prima di quelli del cinema delle major.
La tempistica è tutto nel loro lavoro.
Artisti della spazzatura o ignobili furfanti? la diatriba è aperta anche perchè una cosa è certa: continuano a sfornare trash a getto continuo in cerca del colpaccio.
Fino all'anno scorso avevo evitato come la peste bubbonica i loro titoli, poi arrivò Sharknado, una produzione talmente nonsense da sfiorare la genialità e ho deciso di dare una possibilità ad altri titoli della casa.
Ma ahimè ho sbagliato.Di Sharknado ce n'è uno solo, gli altri son nessuno.
Anzi nel 2014 di Sharknado ce ne saranno due, perchè arriverà il sequel, attesissimo.
Rabbrividiamo.
Ora qui qualche parola in libertà su tre perle della Asylum viste nelle settimane passate.
THE TERMINATORS ( 2009, di Xavier S. Puslowski ) scritto tra gli altri da David Latt, cofondatore della Asylum e uscito in concomitanza con Terminator Salvation narra le vicende di un gruppo di resistenza umana che combatte i cyborgs che hanno preso il controllo del pianeta.Il film in questione può vantare un valutazione di 2.0 su imdb.com ed è il classico film della Asylum realizzato col male e peggio. I terminators hanno tutti la stessa faccia, gli umani fanno minchiate in serie, la recitazione è cagnesca e anche i pochi effetti speciali ( la piccola navicella spaziale su cui salgono gli umani) sono pessimi. Gli ambienti usati sono pochi, ci sono anche errori grossolani al montaggio ma è il meno. La storia narrata contiene più buchi logici di una forma di groviera e c'è anche il colpetto di scena della scoperta di altri terminators che a differenza dei cattivoni hanno un cuore quasi umano....Ma per piacere....
MEGA PYTHON VS GATHOROID ( 2011, di Mary Lambert) Un gruppo di animalisti preleva dei
pitoni esotici da un laboratorio di ricerca e li liberano nelle Everglades della Florida. Lo sceriffo del posto concede ai cacciatori il permesso di sterminare i pitoni perchè stanno modificando l'ecosistema ma i pitoni , enormi a causa di manipolazioni genetiche fanno fuori parecchi cacciatori. Lo sceriffo che in realtà è una popputa sceriffa col fisico da pornostar, allora ha il colpo di genio. Per combattere i pitoni vuole usare gli alligatori del posto ma serve un rinforzino e per questo li nutre con polli imbottiti di anabolizzante. Crescono gli alligatori ma anche i pitoni e la lotta sarà catastrofica.
Mi sono dilungato sulla trama per far intuire a che livello di delirio si arriva: classica produzione supersgangherata in cui le protagoniste sono due popstar prestate occasionalmente al cinema , e si vede, con alla regia Mary Lambert, una che era partita bene nella sua carriera( Pet semetary) e poi  finita non si sa come nel circuito del cinema spazzatura.
Impossibile descrivere anche solo i momenti di comicità involontaria che contraddistinguono il film ( tipo la lotta nel fango tra le due protagoniste mentre accanto a loro alligatori giganti stanno divorando gli invitati a una festa ) ma giuro che quando ho visto un pitone talmente gigante che ha inghiottito un treno in corsa( roba da far impallidire la famigerata scena con la motosega di Sharknado) , mi sono alzato dal divano e me ne sono andato...visto con la compagnia giusta è assolutamente micidiale. La valutazione su imdb.com è 3,0
BATTLEDOGS ( 2013 , di Alexander Yellen ) Un misterioso virus trasmesso da una turista si propaga all'intera Manhattan partendo dall'aeroporto.Rende gli uomini simili a dei lupi mannari famelici . L'esercito
interviene a formare un cordone di sicurezza attorno alla zona infetta e il presidente autorizza addirittura l'uso delle armi nucleari per risolvere il problemino. In realtà l'esercito vuole sfruttare gli infetti ai fini bellici e sarà una dottoressa assieme a un maggiore dell'esercito a trovare un rimedio contro l'invasione....
Valutazione imdb.com 3,7...in confronto ad altre produzioni Asylum in Battledogs sembra di trovarsi nel lusso più sfrenato pur trattandosi sempre di prodotto low budget. Le ambientazioni urbane sono diversificate, la vicenda ha un minimo di senso che altri film della casa non hanno, gli effetti in CGI come al solito sono pessimi però il cast è fatto da volti piuttosto noti ma caduti un attimo in disgrazia dal punto di vista commerciale: parliamo di un Craig Scheffer che è ormai l'astuccio di quello che era una volta, assolutamente sformato dai kili messi su, un irriconoscibile Dennis Haysbert, uno che ha recitato anche in film importanti, la vecchia gloria Bill Duke, anche regista di una certa fama , nei panni del presidente e anche Wes Studi, pure lui uno che ha visto tempi migliori.
Insomma un cimitero di dinosauri o la sagra della balena spiaggiata.
Solite castronerie e minchiate in serie ma stavolta la realizzazione è appena un po' più curata, forse anche a causa delle gente importante che circolava per il set . Perlomeno la recitazione è meno approssimativa del solito ma gli altri difetti endemici del cinema della Asylum ci sono tutti, dal primo all'ultimo.

Insomma questa gita nell'Asylum è andata bene (eufemismo), ma non benissimo.
Sommerso dai monnezza movie fino al collo.
Per un po' continuerò a evitarla....

Selasa, 14 Januari 2014

Seria(l)mente : In the flesh ( 2013 )

Produzione: BBC Drama Productions
Episodi : 3 da 56 minuti l'uno

Quattro anni dopo il " Risveglio" ( una non meglio identificata epidemia ha determinato decine di migliaia di zombies, è finalmente è stata trovata la cura e i morti vengono riportati in vita e monitorati con adeguato controllo farmaceutico delle loro pulsioni cannibalesche ) l'adolescente Kieran ritorna nella natia Roarton, paesino della provincia inglese in cui si agitano fermenti anti zombies e si aggirano sedicenti giustizieri che cercano di eliminare definitivamente gli zombies ritornati per vivere una vita "normale". Kieran è assalito da flashback dolorosi del suo trascorso da zombie,  rivanga nel suo passato doloroso e al travaglio che lo ha portato alla scelta del suicidio. Gradualmente vengono spiegate le ragioni del suo suicidio e le difficoltà di tutti gli infetti dalla cosiddetta sindrome da "decesso parziale". 
Normalmente le storie di zombies finiscono laddove si verifica l'apocalisse in senso romeriano oppure viene trovata una cura alla loro "malattia " .
L'intuizione di serie come Les Revenants o come In the Flesh è proprio di partire da questo spunto per sviluppare la narrazione in un senso che con lo spunto horror di partenza c'entra poco o nulla.
Il fatto che i protagonisti siano degli zombies è un dettaglio narrativo, fondamentale certo ma non ci si sofferma più di tanto sulle loro caratteristiche: anzi le loro sembianze vengono mascherate da generose dosi di fondo tinta, da lenti a contatto e da trattamenti farmacologici che ne attenuino le pulsioni cannibalesche.
Tutti escamotages che sanno di pietosa bugia che muovono più il senso di compassione che non quello del raccapriccio.
Gli affetti da " Sindrome da Decesso Parziale" , un nome che è un'altra menzogna che cerca di nascondere la realtà, si mascherano per sembrare quello che non sono e per ritornare a quello che erano.
Ma non ci riusciranno mai.
Ed è in questo terreno che si muove questa serie inglese
In the flesh come anche Les Revenants si concentra sulle modificazioni della vita dei cosiddetti normali al ritorno di familiari deceduti qualche anno prima e sullo scompaginamento del tessuto sociale che essi provocano.
Inoltre il sottotesto della tolleranza e dell'evitare ogni forma di discrimininazione si sposta anche sul versante affettivo arrivando ad essere un toccante dramma della solitudine e della difficoltà nell'elaborazione del lutto.
Kieran ha un segreto da nascondere, lo stesso segreto che lo ha portato al suicidio ed è un qualcosa che nella realtà del piccolo paese della campagna inglese bisogna tener assolutamente nascosto.
La produzione inglese non punta su effetti speciali fantasmagorici ma si concentra su un senso di malinconia incombente su tutti i personaggi del serial, tutti più o meno con degli scheletri da nascondere nell'armadio, sottolineata anche da una fotografia che privilegia le tonalità plumbee.
Nessuna inutile spettacolarizzazione ma un crescendo costante di ansia, emozioni e suggestioni che tengono lo spettatore col fiato sospeso e provocano un certo dispiacere quando arrivano i titoli di coda del terzo episodio.
Forse 160 minuti sono pochi per giudicare un serial televisivo che proprio a causa della serialità dovrebbe avere una narrazione dal passo più lungo, ma In the Flesh pur avendo un finale apertissimo a ogni soluzione appare un prodotto compiuto che sviluppa adeguatamente le tematiche sopra accennate.
L'interesse primario non è quello di sbalordire con trucchi esagerati o effetti speciali all'avanguardia, più tipici di certi serials americani realizzati con capitali ben più consistenti, ma è quello di narrare una storia di ordinaria diversità, un apologo contro la discriminazione ( come anche in Real Humans , il diverso , robot in quel caso, zombie in questo caso, può essere sostituito da immigrato, minoranza etnica ecc ecc ) e di narrare a suo modo una storia d'amore.
Ecco, In the Flesh è soprattutto una storia d'amore, una di quelle che quasi riescono a strapparti il cuore dal petto.
Non c'è nulla da fare.
English do it better!
Qui la splendida recensione del mio nuovo amico Nick sul blog Nocturnia! 

( VOTO : 8,5 / 10 )

In the Flesh (2013) on IMDb

Senin, 13 Januari 2014

You're next ( 2011 )

Aubrey e Paul Davison decidono di trascorrere un weekend nella loro nuova casa di campagna assieme ai propri figli già adulti e rispettivi partners. Il tutto per festeggiare il loro anniversario di matrimonio. Durante la cena della prima sera però un misterioso assaltatore armato di balestra uccide il ragazzo della figlia dei Davison e ferisce un altro dei figli. La notte è lunga e le morti si susseguono a causa di questi misteriosi assaltatori che cingono d'assedio la casa con tutti i suoi occupanti....
You're next è un film di Adam Wingard, specialista in cinema horror e già visto alla regia nelle due antologie del terrore V/H/S e V/H/S 2 oltre che nell'episodio metacinematografico e ironico Q for Quack di ABC's of Death.
A dir la verità non i segmenti migliori dei succitati film, anzi.
In questa sua ultima pellicola, in realtà realizzata prima dei corti sopra nominati, che dopo circa due anni ha trovato un' adeguata distribuzione cinematografica trovando anche un discreto successo di pubblico sia negli USA che nel resto del mondo, Wingard si cimenta nel genere , sempre più frequentato nel cinema USA, dell'home invasion thriller cospargendolo di generose dosi di horror puro e crudo.
Anzi in più di un'occasione sembra di trovarsi in mezzo a uno slasher in cui l'ambientazione circoscritta e l'unità di tempo siano solo dettagli narrativi atti a rendere più pregnante l'efferatezza della storia.
In effetti del thrilling classico degli home invasion c'è ben poco, la suspense viene subito fatta a fette dai colpi di balestra e da altre armi da taglio , compreso un machete , prima di passare alle armi da fuoco.
Wingard ogni tanto eccede in arzigogoli con la macchina da presa fastidiosamente in movimento parkinsoniano per quanto trema e in più di un'occasione si ha la sensazione che non abbia la più pallida idea di come costruire la suspense delle varie sequenze per come usa soluzioni usate e abusate da altri in precedenza ma ha il merito di non perdersi troppo in chiacchiere e pigiare subito sull'acceleratore della violenza e del sangue che schizza da tutte le parti con una certa predilezione per lo sgozzamento.
Dopo una introduzione veloce dei personaggi in campo ( preceduta da un prologo in cui si vede subito quale sarà il tema portante del film) con tutti i loro crampi e le loro divisioni in una cena in cui sono presenti tutti, comincia la mattanza.
E comincia col personaggio più antipatico di tutti, quello del film maker so-tutto-io, autore di un documentario premiatissimo a un festival cinematografico del piffero e che ha una spocchia grossa così.
Quindi si becca per primo il suo bel colpo di balestra in fronte, proprio in mezzo agli occhi.
Casualità ? Assolutamente no, visto che l'attore che recita nella parte del regista è Ti West , amicone di Wingard ( del resto il film è pieno di facce già presenti nei lavori in cui ha lavorato il nostro Adam), per una volta davanti alla macchina da presa e non dietro. Inoltre nei panni di una delle prime vittime c'è Larry Fessenden , acclamato regista di horror underground.
E questo è un altro fattore a favore del film: nonostante fiocchino i morti e le gole tagliate c'è una sorta di autocompiacimento ironico in quello che si filma: nessuna menata sociologica , una spiegazione a tutto ( cosa che non c'era per esempio in The Strangers a cui questo film viene sovente accostato ) e una carrellata personaggi assurdi e che per la maggior parte faranno fini atroci.
Inoltre abbiamo la classica supereroina di sesso femminile , una specie di Wonder Woman, formata a una scuola di sopravvivenza che usa trucchi da Rambo per difendersi ( e ditemi voi se anche questa superdonna non puzza di parodia visto che ormai il cinema horror odierno è letteralmente stracolmo di eroine in grado di fare tutto o quasi.).
You're next è puro intrattenimento che si guarda con piacere colpevole, senza tanti sottintesi, girato da un regista che altrove ha dato prove ben peggiori e a cui ci vorrà tempo per scrollarsi di dosso questa cattiva nomea.
Ma pur con tutti i suoi limiti funziona perchè diverte e , pur crogiolandosi nel sangue e nella violenza efferata, ci si accorge che non si prende mai sul serio, con dei personaggi che fanno a gara a chi è più antipatico e una certa elasticità nell'attribuzione di ruoli tra vittima e carnefice.
Inutile sottolineare che come nel classico slasher de 'noartri i personaggi, caratterizzati in modo sommario ma efficace, più che altro vengono tipizzati, si contraddistinguono per numerose azioni ad minchiam che minano la credibilità di quello che si sta vedendo.
Your're next non è un capolavoro e non ha la pretesa di esserlo, frulla allegramente gli ingredienti classici dell'home invasion thriller e dello slasher e manifesta a più riprese un certo grado di ironia bastarda.
Niente di meno e niente di più.
In una serata all'insegna della frittatona di cipolle, della familiare di Peroni gelata e del rutto libero è quanto di meglio ci si possa augurare....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

You're Next (2011) on IMDb

Kamis, 09 Januari 2014

A fantastic fear of everything ( 2012 )

Jack, scrittore di libri per bambini , decide di cambiare genere e si mette al lavoro su un libro sui serial killer dell'età vittoriana. La sua psiche, già instabile , deflagra miseramente per la paura insana che ha di essere assassinato e si ritrova a vivere da recluso nel suo appartamento. Un giorno il suo agente gli prospetta un incontro con un importante produttore americano interessato al suo libro e Jack ora deve affrontare due problemi: uscire dal suo squallido appartamento in cui vive in solitudine e andare alla vicina lavanderia automatica, di cui ha una fobia folle, per pulire i suoi vestiti. E lì lo incontra veramente un serial killer che lo tiene prigioniero nel seminterrato assieme a un'altra cliente....
A Simon Pegg ci voglio un sacco di bene perchè la trilogia del Cornetto mi ha regalato momenti di assoluto divertimento e anche le altre cose che ha fatto non mi sono affatto dispiaciute.
Qui si presenta senza il suo compagno di merende Nick Frost e senza il terzo membro della banda , Wright , con un film che gli è stato praticamente fabbricato attorno per come è poggiato interamente sulle sue spalle.
Pegg è interprete sopraffino ma tende a debordare e in questo A fantastic fear of everything deborda abbastanza in una interpretazione totalmente sopra e fuori le righe nell'evidente intento di dare al suo personaggio una valenza grottesca all'interno di una narrazione sbilenca, rapsodica, in cui quello che vediamo ci fa venire sempre il dubbio se sia vero o semplicemente una proiezione mentale del protagonista, un tizio da rinchiudere subito all'interno di un manicomio, nella sua bella stanza imbottita e magari vestito con una comodissima camicia di forza.
In realtà A fantastic fear of everything ha una narrazione così frammentata che non si capisce che direzione voglia prendere: forse ne vuol prendere troppe e alla fine non ne prende nessuna.
Diciamo che vale più per singole sezioni che nel suo insieme: ad esempio è veramente ben congegnata la sequenza alla lavanderia con un crescere della tensione lento ma continuo sempre riletto attraverso un'ironia acre e bastarda, mentre è insostenibile il pippone finale con uno dei serial killer più asini mai visti sullo schermo.
Ma probabilmente anche questo rientra in quella prospettiva grottesca in cui inquadrare e includere il film.
Senza il contraltare del suo amicone Nick Frost, Simon Pegg si esibisce in un one man show estenuante, una specie di spettacolo da acrobata della recitazione che si esibisce senza rete di sicurezza, un campionario di smorfie e mossette che spesso non rendono giustizia alla sua bravura.
Non si può nascondere un pizzico di delusione per un film che prometteva ben altro: tra commedia e horror quello che viene fuori è un ibrido grottesco in cui tutte le idee sembrano ammassate un po' alla rinfusa e questo non permette al film di decollare , anzi si fa un po' fatica a proseguire proprio perchè manca una vera e propria coerenza nella struttura narrativa.
Alla lontana ha riportato alla memoria il favoloso John dies at the end di Don Coscarelli ma quello era sostenuto da una scrittura di ben altro livello e da una regia molto più matura rispetto a quella dell'esordiente Crispian Mills ( dalla regia mi dicono che fosse un musicista di una band di un certo successo ) coadiuvato dall'altrettanto esordiente Chris Hopewell, un passato glorioso nella direzione di videoclips musicali.
Peccato, nonostante Simon Pegg riempia ogni scena non me la sento proprio di consigliarlo....

( VOTO : 5 / 10 ) 

  A Fantastic Fear of Everything (2012) on IMDb

Kamis, 02 Januari 2014

Resolution ( 2012 )

Michael riceve sul suo pc il video del suo amico Chris , che non vede da anni , mentre compie azioni sconnesse in mezzo ai boschi in evidente stato confusionale. Decide di andarlo a recuperare e di disintossicarlo dalla sua dipendenza dalle metanfetamine che gli causa allucinazioni e gli fa fare gesti inconsulti. Per evitare che faccia del male a se stesso e agli altri lo ammanetta al termosifone della fatiscente casetta nel bosco in cui abita. Tra una chiacchierata e l'altra Michael viene a contatto con vicini poco raccomandabili, pushers e strani professori di antropologia . E sembra che qualcuno li stia filmando, visto che trova una vecchia VHS in cui sono filmate scene della casa in cui ci sono anche Michael e Chris. Anzi , peggio: sembra che qualche burattinaio guidi le loro azioni verso una certa "risoluzione". 
Definitiva.
La prima cosa che si fa dopo aver appena terminato di vedere questo Resolution, esordio nel lungometraggio della coppia Justin Benson / Aaron Moorhead su sceneggiatura di Benson, è rivedere l'ultima parte di film per scoprire se si è perso qualcosa, se  è sfuggito qualche particolare fondamentale per la comprensione di un finale che più ermetico non si può.
E invece no, non è sfuggito nulla in una storia metacinematografica ( ma sì , lo uso pure io questo termine perchè è tanto fico usarlo ) come questa in cui oltre a chiederti il perchè ti chiedi anche il come siano successe determinate cose.
Una cosa è sicura : se cercate soluzioni definitive o trituranti spiegoni finali in Resolution non ne troverete assolutamente.
In compenso starete lì' a cercare per vari giorni una spiegazione soddisfacente a quello che si è visto e magari , imbroglioncelli che non siete altro, cercherete anche la soluzione su internet un po' come si fa come videogames.
Intendiamoci, Resolution è tutto tranne che un videogioco, è una magma incandescente in cui c'è un po' di tutto: dal classico incipit horror con la classica casetta nel bosco, alla chiacchiera perniciosa di derivazione tarantiniana, dalla VHS girata non si sa da chi  allo spunto thriller  dato dal mistero degli studenti di antropologia spariti nel nulla di caverne mai esplorate ( da far tremare le vene dei polsi l'incontro nella roulotte tra Michael e il professore , faccia da maniaco come poche e una gestualità che sembra sempre sull'orlo dell'"ora prendo una scimitarra che ho nascosta proprio qua sotto il tavolo e ti squarto"), per terminare in bellezza , si fa per dire, con la metacinematografia pura, la storia raccontata come se i due fossero semplicemente marionette prigioniere della volontà di un'entità astratta e superiore , senza forma e che si appalesa solo davanti ai loro occhi nell'ultima inquadratura.
Forse.
Già, Resolution è tutto un forse, saranno le metanfetamine che hanno devastato il cervello di Chris, sarà che anche Michael è un personaggio in divenire , sarà anche che la sceneggiatura di Benson è talmente un bailamme di avvenimenti diversi e contrastanti che dà proprio l'idea di un work in progress rimaneggiato continuamente e che evolve in direzioni random , un po' come la vita.
E se ci stesse prendendo per i fondelli ? E se Resolution fosse un metacazzeggio da sceneggiatore senza alcun significato mentre noi qui stiamo quai ad affannarci a trovare una soluzione a questo rompicapo ?
Beh anche se fosse solo questo sarebbe fottutamente geniale.
Resolution è un film diverso, è un film altro, qualcosa che rubando qua e là trova la sua (non) forma originale e una sua dignità filmica che oltrepassa anche il budget veramente risicato.
I due protagonisti ,Peter Cilella e Vinny Curran, sono eccellenti.
Anche grazie a loro Resolution diventa qualcosa da guardare e da metabolizzare con i giusti tempi.
Forse.
Presentato con successo in vari Festival internazionali e vincitore del Mad Movies award nel Neuchatel International Fantasy Film Festival.

( VOTO : 7 + / 10 ) 

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