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Kamis, 20 Februari 2014

Seria(l)mente : Bron/ Broen ( 2013 , Stagione 2 )

Produzione : Svezia , Danimarca ( Norvegia, Germania)
Episodi : 10 da 58 minuti cadauno.

13 mesi dopo la conclusione del caso del sedicente Terrorista della Verità, Martin Rohde e Saga Noren, rispettivamente funzionari della polizia di Copenaghen e di Malmo, si ritrovano assieme per risolvere un nuovo caso che interessa le due nazioni. E il ponte Oresund , che collega la Danimarca alla Svezia è sempre indiretto e inconsapevole protagonista.
Una nave container con apparentemente nessuno a bordo si schianta contro uno dei pilastri del ponte.
Una volta saliti sulla nave i militari della Guardia Costiera scoprono che al suo interno ci sono cinque ragazzi , tre svedesi e due danesi, incatenati , quindi tenuti prigionieri contro la loro volontà. E all'ospedale viene appurata che sono affetti da una gravissima forma di peste polmonare, una malattia provocata da un batterio trafugato in un laboratorio farmaceutico, che li porterà a morte in poco tempo.
Il rischio è quello del contagio globale anche perchè c'è  la rivendicazione di un gruppo di attivisti che vuole porre all'attenzione dell'opinione pubblica i problemi legati al cambiamento del clima e allo sfruttamento delle risorse che condurranno presto a morte il pianeta.
E questo è solo l'inizio di una complessa macchinazione....

Squadra vincente non si cambia si saranno detti nelle stanze dei bottoni della televisione svedese e danese e la seconda stagione di Bron/Broen è testimonianza di questo assioma.
La maggior parte degli ingredienti sono mutuati dalla prima stagione , due personaggi la cui alchimia è gran parte della riuscita di questa serie tv, il fascino della plumbea ambientazione scandinava, una sceneggiatura piuttosto complessa ( ancor più rispetto alla prima stagione) in cui le varie linee narrative convergono solo dopo alcune puntate.
C'è una maggior attenzione ai personaggi secondari ( alla squadra che fa da corollario alle indagini di Martin e Saga) e ci sono anche i consueti macigni etici lasciati lì in bella mostra pronti per essere elaborati dallo spettatore.
Mentre perde di importanza la vita sentimentale inquieta di Martin ( Mette è un personaggio ormai secondario, ma c'è spazio per un piccolo flirt con una collega della nuova squadra Pernille) la serie è percorsa trasversalmente dal rapporto tra lui e Jens, chi ha visto la prima stagione sa che ruolo abbia questo personaggio, che diventa una sorta di Hannibal Lecter , sfruttato per le sue capacità investigative, almeno in apparenza, perchè questa relazione nasconderà il colpo di scena più grande di questa seconda stagione, ancora più della risoluzione di un intrigo internazionale complicato anche da fattori politici.
C'è spazio anche per la vita privata di Saga, convivente col mite Jacob, ma in realtà disinteressata per il suo disturbo relazionale a qualsiasi tipo di legame sentimentale.
Saga vive nel suo pianeta, un posto dove abita solo lei e dove non trova posto neanche uno come Martin che per sua stessa ammissione è l'unico amico che ha. O perlomeno qualcosa che si avvicini al suo concetto distorto di amicizia.
Però comincia a somigliare a qualcosa di più umano, non è più solo una specie di hubot ( cit. Real Humans) come nella prima stagione.
La seconda stagione di Bron/Broen si conferma sugli altissimi livelli della prima , pur perdendo qualcosa in termini di effetto sorpresa ha la capacità di osare ancora di più nella complessità dell'intreccio , c'è maggiore densità di avvenimenti e si impiega meno tempo a essere catturati.
Pur non essendo action , pur non scorrendo l'adrenalina a fiumi come in un film alla Mission Impossibile, il passo lungo della fiction scandinava qui appare un po' meno lungo di quanto preventivato trattandosi di una serie nordica, anzi c'è un ritmo piuttosto sostenuto che è necessario per stare dietro a tutti i mille risvolti di una vicenda criminale che presto si trasforma in una drammatica corsa contro il tempo.
Altra cosa da sottolineare il finale: rassicurante fino a due minuti dalla fine di questa seconda stagione, un finale quasi da film hollywoodiano anche se vengono lasciate alcune porticine aperte.
Insomma un quadro quasi idilliaco , a tarallucci e vino ( anzi con biscotti danesi e superalcolici) e poi a esattamente due minuti dalla fine della puntata il colpo di scena che non ti aspetti.
Un qualcosa che mette in discussione il rapporto tra Saga e Martin.
Una elegantissima mazzata nelle gengive.
E ritorniamo al punto di partenza sulla mia avversione alla serialità: non per la scarsa qualità ( qui più cinematografica che mai ) ma solo per l'attesa che crea perchè io sto già qua ad aspettare l'inizio della terza stagione.
Sperando che ci sia una terza stagione....

( VOTO : 9 / 10 )

The Bridge (2011) on IMDb

Rabu, 19 Februari 2014

Seria(l)mente : Bron/ Broen (2011, Stagione 1 )

Produzione : Svezia, Danimarca ( Norvegia e Germania )
Episodi: 10 da 58 minuti cadauno.
I resti di un cadavere vengono ritrovati sul ponte di Oresund, che collega la Danimarca alla Svezia.
Sono esattamente piazzati sul confine tra le due nazioni e successivi accertamenti stabiliscono che in realtà il cadavere è formato da due metà distinte: quella superiore appartiene a  un politico svedese scomparso da poco e quella inferiore a una giovane prostituta danese scomparsa ben 13 mesi prima.
Al caso sono assegnati la detective della polizia di Malmo, Saga Noren,apparentemente affetta da un disturbo della personalità ( cit Wikipedia) e un collega della polizia di Copenaghen, Martin Rohde.
Gli omicidi vengono rivendicati attraverso un giornalista dal sedicente Terrorista della Verità che con le sue gesta eclatanti vuole porre sotto l'attenzione dell'opinione pubblica cinque grosse questioni della società odierna.
In realtà sotto c'è qualcosa di molto più personale che costringerà Saga Noren e Martin Rohde a mettere pesantemente in gioco se stessi...
Bron/ Broen  è una serie tv coprodotta dalla televisione svedese e quella danese ( come testimoniato anche da titolo bilingue( Bron svedese, Broen danese) ma finanziata anche dalla ZDF tedesca e da altre compagnie di produzione europea per un costo totale di 80 milioni di euro ( 8 milioni a puntata, un budget decisamente alto per gli standard europei).
I diritti della serie sono stati acquistati negli USA e anche dalle tv francesi e inglesi che hanno giò realizzato due remakes : The Bridge , produzione americana ambientata sul confine tra Messico e Stati Uniti e The Tunnel realizzato sul confine tra Francia e Inghilterra, sotto il canale della Manica.
Già il numero di remakes realizzati la dice lunga sulla qualità di questa produzione televisiva scandinava che raccoglie in sè molti elementi tipici del thriller scandinavo ma li rielabora in modo nuovo con una declinazione a suo modo originale del concetto di frontiera , esplorato a dir la verità più al cinema che alla televisione, e soprattutto della coppia di poliziotti protagonisti delle indagini.
Saga Noren ( pronunciato da Soga a Sega a seconda della lingua d'origine del personaggio, interpretata in modo assolutamente convincente dalla bellissima Sofia Helin), ha qualcosa che non va: è  adamantina nel suo modo di essere, di una sincerità imbarazzante perchè affetta da un disturbo della personalità che non le permette di socializzare con nessuno. Totalmente priva di humour come fosse un automa ( o come un hubot , tanto per riferirsi a un'altra serie svedese di grandissimo impatto, Real Humans), non è la persona più adatta a mantenere un segreto visto che dice tutto quello che sa e che pensa.
Vive in solitario, senza amici e quando ha voglia di fare sesso utilizza le sue grazie procaci per accalappiare lo stallone di turno in qualche bar del centro.
Pur non avendo nemmeno la più pallida idea di che cosa sia l'ironia o una risata, Saga è un' eccellente motore comico per le parti più leggere del serial, che sconfinano nella comicità pura grazie alla prospettiva attraverso cui viene inquadrato il suo disturbo della personalità.
Ma è una poliziotta eccezionale, un detective con un fiuto che hanno in pochi.
Martin Rohde ( nella parte recita l'esperto Kim Bodnia)è l'opposto di Saga: ha una vita incasinatissima, una moglie attuale con cui ha parecchi problemi, alcune ex compagne, vari figli fatti con diverse donne ( e con i gemelli che stanno arrivando si raggiunge la considerevole cifra di cinque marmocchi di età tra 0 e 18 anni), ha appena fatto una vasectomia eppure scopre che sua moglie Mette è appena rimasta incinta ma tradendola, ed è recidivo, si è fatto cacciare di casa.
I suoi metodi sono esattamente l'opposto di quelli usati da Saga, come sembra che siano all'opposto danesi , più pasticcioni e arruffoni, e svedesi, metodici e con una realtà sociale a prima vista meno problematica.
Essendo molto più imperfetto della collega dal punto di vista lavorativo diventa istintivamente più rassicurante e anche simpatico per la sua normalità, perchè lavora un po' come vive. Incasinando un po' tutto ma tirando fuori il meglio di sè quando necessario.
Eppure l'alchimia che si crea tra i due è l'arma vincente di questa bellissima serie, una delle più belle che abbia mai visto.
Non inganni il passo lungo delle prime due puntate, classico dello stile scandinavo, poi gli avvenimenti e i colpi di scena arrivano in gran quantità, a grappolo, non permettendo di togliere gli occhi dallo schermo neanche per un attimo.
E non si parla solo di crimine, le linee narrative seguono percorsi diversi allontanandosi dal classico alveo della crime story e confluiscono tra di loro solo dopo diverse puntate , il necessario per affezionarsi a due protagonisti che solleticano corde emotive non banali ( i sensi di colpa di Martin, l'anaffettività conclamata di Saga, specchio di una società in cui il calore umano sembra bandito).
Bron / Broen nella seconda metà svela l'arcano dell'omicidio ( anzi degli omicidi perpetrati) dimostrando anche un certo sarcasmo.
Del resto all'inizio si pensa a motivazioni inerenti i massimi sistemi e si finisce a parlare di minimi comuni denominatori, sempre ad opera di una mente superiore.
Che sembra prendersi gioco di Saga e di Martin giocando continuamente a rimpiattino con i due ed eliminando brutalmente tutti gli ostacoli che si frappongono per consumare quella che è semplicemente una feroce vendetta.
Verso chi o che cosa lo scoprirete solo vedendo questa serie.
Bron / Broen è puro piacere per gli occhi e per la mente continuamente stuzzicata da questo concentrato di grigio che entra in modo malsano fin dentro le ossa.
Non c'è il sole, l'illuminazione è data solo da fredde luci al neon e a poco servono gli arredamenti impersonali che non riescono mai a creare qualcosa di assimilabile al tepore domestico.
E' tutto freddo in superficie, mentre sotto si agitano i fuochi di anime inquiete.
E quel ponte, straordinario esempio di alta ingegneria, sta fermo lì,statuario come stesse guardando quanto si agitano questi poveri umani
E' stata già realizzata la seconda stagione , di livello altissimo, che non fa rimpiangere assolutamente la prima.
Ne riparliamo domani.

( VOTO : 9 / 10 ) 

The Bridge (2011) on IMDb

Minggu, 16 Februari 2014

Seria(l)mente : Broadchurch ( 2013 )

Produzione : Inghilterra, Kudos, Imaginary Friends, ITV
Puntate: 8 da 48 minuti cadauna

Abbandonato sulla spiaggia della ridente cittadina turistica di Broadchurch, quindicimila anime pie adagiate tra le verdi colline e il mare, viene ritrovato il corpo di Danny Latimer, bambino di undici anni, figlio dell'idraulico del paese. Oltre alla polizia locale , che non ha mai avuto a che fare con un caso di omicidio, viene mandato ad indagare un detective da fuori, Alex Hardy, uno che ha l'aria di non passarsela molto bene e che all'inizio fa fatica a integrarsi con la poliziotta che deve collaborare con lui all'indagine,Ellie Miller che è una figlia tipica della comunità di Broadchurch, perfettamente integrata, conosciuta e apprezzata da tutti.
Le indagini si dimostrano subito difficili perchè nella piccola comunità paesana si abbonda di segreti e di sospettati: sarà stato l'edicolante un tempo condannato già per pedofilia, il prete anche lui con qualche scheletro da nascondere nell'armadio, sarà stato il padre che non ha un alibi per la sera della scomparsa del bambino, la donna misteriosa che vive col suo cane in una roulotte vicino alla spiaggia o sarà qualche altro del paese?
Le indagini alterano gli equilibri precari del paesino e metteranno, letteralmente , a dura prova le coronarie del detective Hardy, anche lui con uno scheletro grosso così da nascondere nell'armadio....
Come definire Broadchurch in poche parole? Un giallo nel senso classico del termine costruito con la più abusata delle tecniche del whodunit? Un thriller a tinte fosche che dipana lentamente ma costantemente di fronte agli occhi meravigliati dello spettatore tutta una serie di dinamiche tra i vari personaggi e di segreti inconfessabili che potrebbero far impallidire chiunque?
Oppure un dramma legato all'elaborazione del lutto chiedendosi sin da subito se è mai possibile per un genitore elaborare mai la morte di un figlio, bello e in salute come Danny, benvoluto da tutti?
Oppure....
Ecco in Broadchurch abbondano gli oppure...io lo definirei come l'apoteosi dell'assioma English Do It Better!
Gli inglesi le fanno meglio le serie televisive: non cercano inutili spettacolarizzazioni ma mettono in scena dilemmi etici, dubbi, questioni che sono pesanti come macigni.
E sono capaci di confezionare elegantemente il tutto con abiti che più cinematografici non si può.
Broadchurch è una serie intensa, dolorosa perchè non si può restare indifferenti di fronte alla morte brutale di un bambino, una storia in cui il dolore è rappresentato alla perfezione dagli occhi smarriti di Olivia Colman ( la poliziotta Ellie Miller) il cui senso di impotenza traspare dalla prima all'ultima puntata, o anche dall'aspetto trasandato di Andy Tennant, magnifico nei panni del detective Hardy, poliziotto masticato e risputato dagli accadimenti della vita, sgualcito come i vestiti che indossa.
Ma , ad onor del vero, bisognerebbe citare anche tutti gli altri personaggi del cast, tutti attori eccellenti con la faccia giusta nel ruolo giusto.
Alex Hardy ed Ellie Miller con la loro asimmetria conclamata ( interpretano il lavoro del poliziotto in due modi diametralmente opposti), due hanno il compito di sollevare il coperchio da quel vaso di Pandora che è Broadchurch.
E tutti avranno da rimetterci qualcosa.
Quella che nella prima puntata della serie pareva una bella e ridente cittadina di poche anime dove tutti conoscono tutti e dove si procede in armonia tutti assieme, col passare dei minuti diventa sempre più un coacervo di veti incrociati, segreti sepolti dal passare degli anni e maldicenze acide su questo o quel personaggio.
Insomma quello che all'inizio sembrava un posto perfetto per vivere in tranquillità, una bellissima cittadina affacciata sul mare ( gli esterni della serie sono stati girati a Portishead, Somerset, cittadina di circa 22 mila abitanti a un tiro di schioppo da Bristol) diventa gradualmente una sorta di avamposto dell'inferno sulla Terra, un pericolosissimo nido di vipere in cui tutti o quasi hanno la lingua biforcuta.
Broadchurch non ha bisogno di abbindolare lo spettatore con effetti speciali o con colpi di scena campati in aria: la realtà basta e avanza per creare un giallo costruito in maniera certosina in cui si fa fatica ad individuare il colpevole.
Anzi se ne individuano tanti, cambiano praticamentw ad ogni puntata, i sospetti sono talmente tanti che alla fine si resta anche un po' frastornati.
Eppure la soluzione è un qualcosa di perfettamente plausibile.
E terribile.
Broadchurch è la perfetta dimostrazione di come partendo da ingredienti ordinari ( comunità chiusa, solita coppia di poliziotti, omicidio insoluto) si possa creare qualcosa di straordinario.
Guardate Broadchurch, non ne rimarrete delusi!
E'stata appena annunciata una seconda stagione. Già sto fremendo nell'attesa.

( VOTO : 8,5 / 10 ) 

Broadchurch (2013) on IMDb

Senin, 10 Februari 2014

Seria(l)mente : Good Cop ( 2012 )

Produzione : BBC Drama Productions, BBC
Puntate : 4 da 60 minuti cadauna
John Paul Rocksavage ( Sav per amici e colleghi) è un poliziotto di Liverpool, uno di quelli che pattuglia le strade alla ricerca di criminali di mezza tacca e che cerca di risolvere i casi più ordinari. La sua vita molto tranquilla ( che nasconde un padre bisognoso della sua assistenza in quanto malato terminale e anche una figlia avuta da giovanissimo che praticamente non ha mai conosciuto la cui madre non vuole neanche vederlo ) viene scossa quando un gruppetto di gangsterucci di quarto ordine pesta a morte davanti ai suoi occhi il suo partner di lavoro, nonchè miglior amico.
Sav veste i panni del giustiziere, cerca gli assassini per conto suo per attuare la sua vendetta,  ma non sarà facile nascondere le sue tracce ed arginare i sensi di colpa che lo travolgono...
Una miniserie come Good Cop marca a grandi linee le differenze più evidenti tra serie inglesi e americane.
Se al di là dell'Oceano sia al cinema che alla televisione nel genere poliziesco è tutto improntato alla massima spettacolarizzazione, si parla in genere sempre dei poliziotti migliori, eroi quasi sempre senza macchia e senza paura , in Good Cop come in moltissime altre produzioni britanniche  si parla di tutori della legge assolutamente nella media, che fanno un lavoro nella media se non sotto, anzi sono guardati anche con sufficienza dai detectives, i poliziotti che investigano sui casi più importanti e rognosi e che hanno un certo disprezzo per quelli che pattugliano le strade.
Poco viene lasciato allo spettacolo e all'adrenalina, molto ai dubbi morali e ai sensi di colpa che attanagliano il protagonista, al centro di dilemmi etici mica da poco, domande che vengono sbattute in faccia a uno spettatore che non deve fruire passivamente quello che vede passare sullo schermo , ma in qualche modo deve elaborarlo in un processo di identificazione pressochè completo col protagonista che continua a commettere errori su errori, eppure viene empatizzato ogni momento di più.
La vita di Sav a dir la verità non è un granchè e probabilmente riflette la medietà che affligge la maggior parte della popolazione ed è per questo che il suo personaggio è empatizzato facilmente.
E anche quando veste maldestramente ( ma forse neanche tanto, Sav è lucido ed intelligente) i panni del giustiziere fai-da-te non attira neanche allora gli strali dell'antipatia che dovrebbero essere lanciati verso di lui.
Perchè molti di quelli che stanno al di qua dello schermo si comporterebbero esattamente come lui, tutore della legge che non crede nelle vie ordinarie della giustizia e decide di amministrarla da sè.
Però gli sceneggiatori hanno in serbo un colpo di scena finale che cambierà ancora le carte in tavola, tanto per complicare ancor di più questo processo di identificazione/empatizzazione con Sav.
Good Cop approccia il genere poliziesco con una dose cospicua di realismo e narra una storia  nerissima perchè oltre quello che succede a Sav, anche tutto il resto mette angoscia come casi di bambini morti o di bulli che hanno il vizio di picchiare e violentare, riducendole in fin di vita, giovani donne rimorchiate sulle strade di Liverpool, che sembra davvero un posto brutto per viverci, nonostante il mare.
Sav è il classico personaggio che rimane invischiato nelle sabbie mobili e più cerca di divincolarsi dall'abbraccio mortale della fanghiglia che lo circonda  più va a fondo, commettendo errori su errori e aggravando progressivamente la sua posizione.
Ma agli sceneggiatori interessa poco il caso giudiziario, interessa molto di più descrivere il travaglio di Sav, le tonnellate di sensi di colpa pesanti come macigni che lo schiacciano senza pietà.
E' questo il nucleo centrale di Good Cop: una serie buia come la tenebra che lo avvolge ogni minuto di più.
Quello che viene narrato in questa serie inglese non sarà nuovo o particolarmente originale ma è un qualcosa che coinvolge e opprime.
Perchè i sensi di colpa di Sav potrebbero essere quelli di ciascuno di noi....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Good Cop (2012) on IMDb

Rabu, 05 Februari 2014

Seria(l)mente : Marchlands ( 2011 )

Produzione : ITV ( UK)
Puntate : 5  da 45 minuti cadauna
La storia di tre differenti famiglie che vivono all'interno della stessa casa infestata da un fantasma, quello della piccola Alice Bowen , figlia di Ruth e Paul , annegata in circostanze misteriose nel 1968 e ritornata sotto forma di ectoplasma nel 1987 , turbando la quotidianità dei Maynard ma soprattutto della piccola Amy e poi ancora nel presente ( 2010) quando si manifesta alla presenza di Shelley, che sta per avere una bambina e del suo compagno Mark, cresciuto in quel di Marchlands e ritornatoci a vivere dopo parecchi anni.
Le vicende delle tre famiglie nelle tre epoche differenti si incrociano tra di loro in un crescendo tumultuoso che porterà alla risoluzione del mistero che avvolge la morte della piccola Alice.
Normalmente il percorso di una serie televisiva vede una partenza in lidi non americani, europei o quanto altro e poi l'approdo nella ben più danarosa televisione a stelle e strisce che , fiutando la potenzialità commerciale di certi prodotti non se li lascia sfuggire di certo, arrivando a creare anche delle ciofeche clamorose pur originando da una buona/ottima base di partenza.
Marchlands ha fatto invece il percorso contrario: in principio fu una serie televisiva americana del 2008, The Oaks, mai andata oltre il pilot e che non ho avuto la fortuna di visionare.
Quelli della ITV invece fiutando l'affare ne hanno fatto una miniserie in cinque puntate sviluppando adeguatamente una forte idea di base e proponendo una ghost story ad alto tasso di drammaticità, senza l'ausilio di effetti speciali sanguinolenti ma non lesinando la suspense e l'atmosfera.
E gli inglesi quando si tratta di case infestate o di creare un'atmosfera ansiogena carica di suspense non sono secondi a nessuno.
Marchlands è la perfetta esemplificazione di questo: pur partendo da un' idea non nuova riesce a far compenetrare con ritmo invidiabile le storie nelle tre epoche diverse, caratterizzate con poche ma opportune pennellate ( le automobili delle tre famiglie per esempio consentono di sapere immediatamente in che epoca ci troviamo e sottolineano l'immutabilità della casa nei vari segmenti temporali) e dotate ognuna di una colonna vertebrale propria.
La storia dei Bowen per esempio narra la difficile elaborazione del lutto per la perdita della piccola Alice da parte di Ruth e Paul, con susseguente profonda crisi matrimoniale, quella dei Maynard , negli anni '80 è quella più spiccatamente horror con la storia dell'amichetta immaginaria di Amy che condiziona le vite di tutti i suoi familiari, mentre quella ambientata ai giorni nostri è la storia di una coppia giovane, ma non giovanissima che si scontra con la tranquillità estrema della campagna inglese e con la chiusura dei suoi abitanti, soprattutto per quanto riguarda Shelley che si trova a fronteggiare sospetti e omissioni da parte del compagno che in realtà vuol solo proteggerla.
Le tre storie sono legate tra loro da un filo sottilissimo ma ben visibile con le varie storie che si intrecciano a partire dagli stessi luoghi ( case , campagne o fermate d'autobus), nella stessa scena. Dalla stessa inquadratura si passa dagli anni '60 agli '80 o ai giorni nostri senza soluzione di continuità
Altra qualità vincente del plot è la presenza di vari personaggi che ritornano nelle varie epoche ( con molti anni in più sulle spalle e con ruoli diversi ) e che spesso hanno qualcosa da rivelare del loro passato che va a condizionare il presente.
Marchlands insomma rinuncia quasi del tutto alle boo sequences ma riesce lo stesso a creare una suspense che si taglia quasi col coltello in un continuo andirivieni sulla linea temporale che da solo crea attesa e fremiti da parte dello spettatore.
La confezione è  al solito ottima, come gli attori e la fotografia.
Nel 2013 è stata prodotta da ITV un'altra miniserie di cinque puntate, Lightfields, che ha la stessa strutturazione di Marchlands con tre storie di epoche differenti all'interno della narrazione.
Prossimamente  su questi schermi.

( VOTO : 7,5 / 10 )  

Marchlands (2011) on IMDb

Jumat, 31 Januari 2014

Seria(l)mente : What remains ( 2013)

Produzione : BBC Drama production
Episodi:  4 da 60 minuti
 Una giovane coppia in attesa di un bambino trasloca nel loro nuovo appartamento in un piccolo condominio. Appena si trasferiscono scoprono nel solaio il cadavere mummificatodi una donna, Melissa Young, morta per causa ignota almeno da due anni. Il detective Harper è all'ultimo giorno di lavoro prima della pensione e prende a cuore il caso molto più dei suoi colleghi a tal punto che continua a lavorarci anche quando non avrebbe più titolo a farlo perchè non più in servizio attivo. Scopre una ragnatela di relazioni nascoste, misteri , violenze e prevaricazioni che contribuiranno a far luce su chi era veramente Melissa Young.
Anno nuovo , vita nuova e anche col blog ho deciso di occuparmi molto più di televisione: però quella che piace a me , raramente troverete le serie americane che vanno per la maggiore ma cercherò sempre di segnalare prodotti un po' più di nicchia.
E per i miei gusti la  televisione inglese è veramente un paese di Bengodi, ricco di ogni cosa che si possa desiderare.
What remains conferma ancora una volta la bontà del lavoro di produzione della BBC: un giallo abbastanza classico, anche ricco di clichet se vogliamo ma ricco di tensione psicologica e di continui colpi di scena che cambiano continuamente le carte in tavola e soprattutto la luce attraverso la quale vengono filtrati i vari protagonisti.
Tra professori solitari che hanno parecchio da nascondere, padri che non hanno la minima  idea di come ricucire un rapporto col proprio figlio e non si accorgono di come costui compia continui atti di sabotaggio alla sua relazione, una coppia di lesbiche tenuta assieme sul filo del terrorismo psicologico e una coppia giovane in attesa del primo figlio in cui lei appare molto più adulta di lui che è alla ricerca di un'assurda vendetta verso una persona che ha agitato il suo passato,si muove la sagoma dolente e intirizzita dagli anni di Len Harper, detective stanco e sgualcito come i vestiti che indossa, vedovo e afflitto da solitudine perniciosa.
Ed è forse proprio questo senso di solitudine che gli fa prendere tanto a cuore il caso di Melissa Young, questa giovane solitaria, sovrappeso di cui nessuno sembra sentire la mancanza.
Già, due anni e nessuno ne ha denunciato la scomparsa, nessuno che si preoccupasse di lei, neanche i suoi vicini di casa che pensavano si fosse trasferita altrove.
Ma sarà veramente così?
What remains si muove egregiamente con passo felpato in quella linea grigia che unisce il passato al presente, apre le ante di quegli armadi che dovrebbero essere tenute chiuse per essere riparate da occhi indiscreti, dal più classico dei gialli con l'impostazione whodunit, si trasforma ben presto in un apologo sulla solitudine che , seppur in forme diverse attanaglia tutti i componenti della casa
Sembrano non avere nulla in comune tra loro, quasi si ignorano quando si vedono per le scale eppure in realtà hanno tutti qualcosa da nascondere.
What remains è un giallo d'atmosfera virato al plumbeo del cielo gravido di pioggia che fa pandant con le pareti e anche un thriller psicologico colmo di duelli dialettici all'ultimo sangue ma soprattutto è un dramma della solitudine in cui la vittima è solo il terminale ultimo di una incredibile cascata di avvenimenti e fraintendimenti.
Quel piccolo condominio è in realtà un vaso di Pandora il cui coperchio sarà fatto saltare via da Len Harper e dalla sua testardaggine( magistrale interpretazione di David Threlfall, già visto e amato fin dalle prime stagioni di Shameless UK), un personaggio con cui è facilissimo empatizzare, così come è facile guardare con occhi affettuosi il personaggio di Vidya, per il candore che la contraddistingue e per quel bambino che si porta in grembo.
Al contrario di tutti gli altri.
Il finale è rutilante e forse appare leggermente sfocato rispetto a tutto il resto della miniserie: diciamo che rincorre quasi con affanno l'ultimo , sorprendente colpo di scena, non lesinando quella violenza fisica che non è stata mai mostrata durante la serie.
Coerente però: il senso di morte che incombe su tutta la miniserie persevera fin oltre i titoli di coda....
Visione assolutamente consigliata.

( VOTO : 8 + / 10 ) 

What Remains (2013) on IMDb

Selasa, 28 Januari 2014

Seria(l)mente: The Secret of Crickley Hall ( 2012 )

Produzione e distribuzione : BBC
Puntate: 3 da 60 minuti cadauna

Gabe ed Eve  Caleigh, i loro tre figli (e il cane) sono una normalissima famiglia londinese dalla vita forse un po' troppo piena. Eve un giorno porta il figlio piccolo, Cameron, a giocare in un piccolo parco giochi, il tempo di chiudere un attimo gli occhi per stanchezza e il figlio sparisce senza lasciare traccia.
Passano undici mesi , la scomparsa di Cameron ancora non è stata matabolizzata , così i Caleigh, complice un'offerta di lavoro ricevuta da Gabe in un posto di campagna fuori Londra decidono di trasferirsi temporanemente in una dimora chiamata Crickley Hall.
Magione che presto scopriranno abitata anche da fantasmi ed Eve avverte la presenza di Cameron. Tutti consigliano loro di abbandonare quella casa infestata , un ex orfanotrofio in cui nel 1943 morirono molti bambini a causa di un'alluvione, ma loro decidono di restare, convinti che riusciranno a conoscere la sorte di Cameron....
The Secret of Crickley Hall è un adattamento televisivo ad opera di Joe Ahearne, dell'omonimo romanzo di James Herbert del 2006.
Più che serie televisiva bisognerebbe parlare di miniserie perchè si conclude dopo solo 3 puntate e 180 minuti e non sembra che ci sia spazio per ulteriori aggiunte alla storia.
The Secret of Crickley Hall è una produzione televisiva da cui traspare un'attenzione certosina per la forma, classica della produzione BBC, a cui però non corrisponde un climax emotivo adeguato: la storia della scomparsa del piccolo Cam  ma soprattutto dell'elaborazione della sua mancanza da parte di Gabe ed Eve è alternata in maniera piuttosto lineare con la storia dell'orfanotrofio ,ambientata nel 1943,una brutta storia di maltrattamenti ai danni di poveri bambini, vanamente difesi da un'insegnante che ha intuito cosa accada veramente nelle mura secolari della casa.
E non stupisce neanche che venga alla luce ciò che malamente è stato nascosto per tanto , troppo  tempo riguardo alla sorte di quei poveri orfanelli
Il problema è che si empatizzano poco i personaggi e anche la presenza ( assenza) incombente del piccolo Cam nella seconda parte della fiction è tralasciata in favore di intrighi che incrociano il passato col presente e che fatalmente fanno decrescere l'interesse in un finale da thriller/horror abbastanza ordinario.
Nonostante l'aspetto raffinato The Secret of Crickley Hall non garantisce quel trasporto che ci si aspetterebbe e anche chi è interessato alla ghost story che caratterizza la seconda parte della miniserie troverà poco pane per i propri denti perchè ha tutto un sapore di già visto.
Se al 1943 di Crickley Hall si sostituisce il 1921 di 1921 -Il Mistero Di Rookford ( film di Nick Murphy del 2011, con cui questa miniserie ha analogie troppo evidenti per non essere notate ) cambia poco o nulla.
Anche se vengono modificati i fattori il prodotto non cambia.
Stessa grande tecnica, ottime interpretazioni da parte di tutto il cast che è veramente di ottimo livello, stessa ambientazione da urlo ( perchè anche il paesino che circonda Crickley Hall è uno di quei borghi incantevoli in cui il tempo sembra essersi magicamente fermato ) ma la suspense è diluita , forse troppo e l'emozione latita.
L'altra cosa che ha convinto pochino è la sensazione di aver affrettato il finale, a causa del tempo tiranno, comprimendo un po troppo la cascata di avvenimenti che porta alla risoluzione del mistero.
Un mistero che viene svelato un po' troppo presto e che non permette di appassionarsi troppo.
Solo per inguaribili appassionati di ghost stories.
Una miniserie in cui oltre alla forma, bellissima, perchè visivamente siamo a livelli di eccellenza, c'è poco altro , purtroppo.

( VOTO : 6  / 10)

  The Secret of Crickley Hall (2012) on IMDb

Kamis, 23 Januari 2014

Seria(l)mente : Utopia ( 2013 )

Distribuzione: Channel 4 UK
Episodi : Stagione 1 da 6 episodi, 1 pilot e un finale di stagione da 60 minuti, 4 episodi da 48 minuti.

Becky, Ian, Wilson e Grant sono quattro appassionati di una graphic novel intitolata The Utopia Experiment il cui autore è morto in un ospedale psichiatrico in circostanze molto misteriose. I quattro si incontrano dopo che un quinto appassionato, Bejan, si dice in possesso del secondo volume della graphic novel. Ma Bejan muore apparentemente suicida e altre morti si susseguono perchè anche una pericolosa organizzazione criminale , fatta da settori deviati dello Stato, sta cercando il fumetto. Questo perchè pare che in The Utopia Experiment siano state predette tutte le principali sciagure degli ultimi cento anni.
Where is Jessica Hyde?
Questa frase viene ripetuta quasi come un mantra in perfetto accento british da vari personaggi perchè è lei la chiave di tutto e la conosceremo solo all'ultima sequenza della prima puntata.
Jessica Hyde ( Fiona O' Shaughnessy) è una specie di Lara Croft senza coda di cavallo, stesso fisico superasciutto e palestrato, stesse abilità letali nella lotta e nel maneggiare praticamente ogni tipo di arma, una mente  perennemente all'erta e occhi aperti, anzi spalancati perchè il pericolo si nasconde per ogni dove.

E scoprire l'identità del fantomatico Mr Rabbit vorrà dire svelare il mistero che si nasconde dietro un fumetto che ha provocato già così tanti omicidi.
Utopia è una serie che inquieta e anche parecchio perchè il pericolo coincide con settori deviati dei servizi segreti che si agiscono nei corridoi del ministero della Sanità, personaggi misteriosi che tramano nell'ombra e che riescono a modificare i destini di milioni di persone grazie a un vaccino per una non meglio identificata influenza russa ( vogliamo ricordare i milioni di euro buttati via dal nostro Ministero della Salute per i vaccini contro l'Influenza aviare? ecco sembra una storia molto simile).
Utopia, serie creata da Dennis Kelly attivo soprattutto in teatro, è un affascinante ibrido tra dramma psicologico, thriller d'azione, teorie cospirazioniste che oggi vanno tanto di moda e spunti sci fi che contribuiscono a speziare il tutto nel migliore dei modi.
Si resta con gli occhi letteralmente attaccati allo schermo dalla prima all'ultima sequenza rimanendo inevitabilmente con un palmo di naso perchè la chiusura della prima stagione non è altro che una porta socchiusa attraverso cui intravedere nuovi inizi, presagi di una seconda stagione ( appena all'inizio) che promette letteralmente fuochi d'artificio.
Oltre a un ritmo infallibile e a una caratterizzazione dei protagonisti che lascia appositamente dei coni d'ombra su ognuno ( Utopia è la classica serie in cui nessuno, o quasi, è quello che sembra e nel cui tragitto si incontrano personaggi che non si sa bene da che parte stiano ), la serie creata da Dennis Kelly è confezionata in modo magnifico, impeccabile.
Oltre a un commento musicale minimalista perfettamente calzante, c'è una fotografia che è tutto tranne che televisiva, privilegiando le tonalità sature e i colori pastello, con un cromatismo acceso e particolare che diventa da solo un tratto distintivo della serie che si trasforma ben presto in un raffinato piacere per occhi e orecchie.
Utopia è ricco di personaggi e colpi di scena, di rivelazioni inattese e scoperte sconvolgenti che tengono destissima l'attenzione in ogni puntata . Non c'è un attimo di sosta e si comincia ad empatizzare subito coi protagonisti.
A parte quelli succitati bisogna ricordare  Michael, un importante funzionario del Ministero della Sanità , grigio come la sua vita infelice , pusillanime sballottato a destra e sinistra dai suoi superiori ( che sembrano far parte di un'organizzazione eversiva all'interno dell'apparato statale) e da un ricatto perchè pare che abbia messo incinta una prostituta russa.
Una macchinazione alle sue spalle che condiziona le sue scelte in ogni campo, personale e lavorativo.
Un'altra cosa di cui è ricca Utopia sono gli omicidi: tutti brutali, efferati, senza distinzione tra buoni e cattivi o tra adulti e bambini.
Perchè a volte il raggiungimento dello scopo prefissato passa attraverso dolorose perdite.
E l'omicidio è un semplice mezzo per ottenere il risultato.
Meglio non farsi troppi scrupoli.
Utopia è una serie assolutamente da vedere.
Già è scattata la trepidazione per la seconda stagione appena iniziata.
Un'ultima cosa: dopo aver visto questa serie non riuscirete più a guardare un cucchiaino con gli stessi occhi.....
English do it better!!!!

( VOTO : 8 + / 10 ) 

Utopia (2013) on IMDb

Selasa, 14 Januari 2014

Seria(l)mente : In the flesh ( 2013 )

Produzione: BBC Drama Productions
Episodi : 3 da 56 minuti l'uno

Quattro anni dopo il " Risveglio" ( una non meglio identificata epidemia ha determinato decine di migliaia di zombies, è finalmente è stata trovata la cura e i morti vengono riportati in vita e monitorati con adeguato controllo farmaceutico delle loro pulsioni cannibalesche ) l'adolescente Kieran ritorna nella natia Roarton, paesino della provincia inglese in cui si agitano fermenti anti zombies e si aggirano sedicenti giustizieri che cercano di eliminare definitivamente gli zombies ritornati per vivere una vita "normale". Kieran è assalito da flashback dolorosi del suo trascorso da zombie,  rivanga nel suo passato doloroso e al travaglio che lo ha portato alla scelta del suicidio. Gradualmente vengono spiegate le ragioni del suo suicidio e le difficoltà di tutti gli infetti dalla cosiddetta sindrome da "decesso parziale". 
Normalmente le storie di zombies finiscono laddove si verifica l'apocalisse in senso romeriano oppure viene trovata una cura alla loro "malattia " .
L'intuizione di serie come Les Revenants o come In the Flesh è proprio di partire da questo spunto per sviluppare la narrazione in un senso che con lo spunto horror di partenza c'entra poco o nulla.
Il fatto che i protagonisti siano degli zombies è un dettaglio narrativo, fondamentale certo ma non ci si sofferma più di tanto sulle loro caratteristiche: anzi le loro sembianze vengono mascherate da generose dosi di fondo tinta, da lenti a contatto e da trattamenti farmacologici che ne attenuino le pulsioni cannibalesche.
Tutti escamotages che sanno di pietosa bugia che muovono più il senso di compassione che non quello del raccapriccio.
Gli affetti da " Sindrome da Decesso Parziale" , un nome che è un'altra menzogna che cerca di nascondere la realtà, si mascherano per sembrare quello che non sono e per ritornare a quello che erano.
Ma non ci riusciranno mai.
Ed è in questo terreno che si muove questa serie inglese
In the flesh come anche Les Revenants si concentra sulle modificazioni della vita dei cosiddetti normali al ritorno di familiari deceduti qualche anno prima e sullo scompaginamento del tessuto sociale che essi provocano.
Inoltre il sottotesto della tolleranza e dell'evitare ogni forma di discrimininazione si sposta anche sul versante affettivo arrivando ad essere un toccante dramma della solitudine e della difficoltà nell'elaborazione del lutto.
Kieran ha un segreto da nascondere, lo stesso segreto che lo ha portato al suicidio ed è un qualcosa che nella realtà del piccolo paese della campagna inglese bisogna tener assolutamente nascosto.
La produzione inglese non punta su effetti speciali fantasmagorici ma si concentra su un senso di malinconia incombente su tutti i personaggi del serial, tutti più o meno con degli scheletri da nascondere nell'armadio, sottolineata anche da una fotografia che privilegia le tonalità plumbee.
Nessuna inutile spettacolarizzazione ma un crescendo costante di ansia, emozioni e suggestioni che tengono lo spettatore col fiato sospeso e provocano un certo dispiacere quando arrivano i titoli di coda del terzo episodio.
Forse 160 minuti sono pochi per giudicare un serial televisivo che proprio a causa della serialità dovrebbe avere una narrazione dal passo più lungo, ma In the Flesh pur avendo un finale apertissimo a ogni soluzione appare un prodotto compiuto che sviluppa adeguatamente le tematiche sopra accennate.
L'interesse primario non è quello di sbalordire con trucchi esagerati o effetti speciali all'avanguardia, più tipici di certi serials americani realizzati con capitali ben più consistenti, ma è quello di narrare una storia di ordinaria diversità, un apologo contro la discriminazione ( come anche in Real Humans , il diverso , robot in quel caso, zombie in questo caso, può essere sostituito da immigrato, minoranza etnica ecc ecc ) e di narrare a suo modo una storia d'amore.
Ecco, In the Flesh è soprattutto una storia d'amore, una di quelle che quasi riescono a strapparti il cuore dal petto.
Non c'è nulla da fare.
English do it better!
Qui la splendida recensione del mio nuovo amico Nick sul blog Nocturnia! 

( VOTO : 8,5 / 10 )

In the Flesh (2013) on IMDb

Rabu, 01 Januari 2014

Seria(l)mente - Real Humans ( Stagione 1 , 2012 )

Titolo originale :  Akta Manniskor

Produzione : Svezia, 2012 
Episodi: 10 da 60 minuti l'uno
Svezia: in un presente alternativo gli uomini utilizzano degli androidi, ribattezzati hubots, per le mansioni più umili e pesanti, alcuni anche per compagnia.
Sono robots di vari modelli sempre più elaborati col passare degli anni, rispondono alle leggi di Asimov sulla robotica , non sono dotati di volontà propria , hanno una porta USB sul retro del collo e hanno bisogno di essere ricaricati mediante un cavo elettrico che esce da sotto la loro ascella sinistra, dove c'è anche il tasto per l'accensione e lo spegnimento, si stanno diffondendo sempre di più nel tessuto sociale e sono anche vittime di discriminazioni da parte di molti che sono contrari a questa integrazione sempre più profonda tra umani e androidi.
Il plot segue varie vicende tra di loro concatenate:
1) Quella di un gruppo di hubot apparentemente dotati di volontà e di libero arbitrio in fuga dagli umani e che cercano di trovare la strada della loro indipendenza.
2) Quella di Leo Eischer , figlio dell'inventore della " volontà "degli hubot che sta cercando Mimi , l'hubot che contiene la chiave di tutte le invenzioni del padre.La vicenda è raccontata con l'ausilio di vari flashback.
3) Quella della famiglia Engman formata da padre, madre e tre figli che accolgono in casa Mimi dopo averla avuta in omaggio assieme al nuovo hubot del padre di lei Lennart , legato da profondo affetto all'automa che aveva in precedenza , Odi.

4) Quella di Silas , trafficante di hubot e del mercato nero degli androidi gestito nel negozio di Jonas.
5) Quella di Roger , vicino degli Engman, lasciato dalla moglie Therese per un hubot e che ce l'ha a morte con i robot tanto da organizzare un attentato dinamitardo per rivendicare i diritti degli umani ( dei Real Humans..)
6) Quella di Ove e Bea , due detective e dei servizi segreti che stanno dando la caccia agli hubot in fuga di cui si è detto precedentemente in quanto si sono resi responsabili di alcuni omicidi.
Uno dei propositi che mi sono prefisso per il 2014 è stato quello di frequentare di più la serialità televisiva perchè , reduce dai classificoni di fine anno, mi sono reso conto che alcune delle cose migliori che ho visto nell'anno appena trascorso, provenivano dal mondo televisivo della serialità.
Sapevo che gli inglesi e i francesi sapevano fare serie di alto profilo,  ora se anche dalla Svezia arrivano con serie tv che spaccano vari culi tra cui quello della serialità americana , allora ci dobbiamo proprio rimettere a guardare un po' di serial televisivi.
Real Humans è una serie tv che vagheggia non tanto un futuro prossimo ma un presente distopico in cui umani e robot convivono. Non molto armoniosamente però: l'hubot, così viene ribattezzato l'androide, progettato per le mansioni più basse e ripetitive, è vittima dell'atteggiamento razzista di molti.
Se alcuni ( tipo Lennart o la moglie di Roger) li considerano al pari degli umani, altri li considerano peggio di un elettrodomestico, addirittura li ritengono un pericolo per la razza umana e poi ci sono altri ancora che col tempo e con la convivenza imparano ad apprezzarli e a considerarli membri della famiglia ( vedere la storia di Mimi presso la famiglia Engman).

Pur appartenendo al genere sci fi Real Humans inquieta non poco perchè gli hubot pur  essendo diversi, della macchine , sono talmente uguali a noi da risultare perturbanti. E la storia di un gruppo di loro dotato di personalità ( ma quando da un semplice chip e da un circuito prestampato si può parlare di vita? un po' la stessa domanda che si pone il biochimico: quando si può parlare di vita partendo da una semplice reazione chimica ? che cosa è vita e che cosa è semplicemente un frullato di atomi di carbonio e di gruppi azotati in proporzioni variabili?) è la cartina di tornasole attraverso cui misurare la paura del differente.
Gli hubot sono dei fattori di perturbazione dell'animale uomo, forse vogliono sostituirsi a lui e la paura che prova l'uomo verso di loro è la stessa che si prova davanti agli immigrati, ai diversi in genere ( qualsiasi minoranza sociale, etnica o religiosa).
Paradigmatica a questo riguardo è la lotta di Therese e di una sua amica per evitare la discriminazione dei loro hubot da compagnia non fatti entrare assieme a loro in un locale per "soli umani".

Real Humans ha vari padri putativi, da Blade Runner a A.I. passando per tutto il cinema robotico ( vedi Il mondo dei robot) ma non assomiglia specificatamente a niente di già visto: sono influenze inglobate elegantemente in varie storie raccordate in perfetta armonia e con un ritmo da far tremare le vene nei polsi.
Ci si appassiona subito alle varie vicende e non si può fare a meno di andare avanti fino ad un esito che tanto scontato non è tra rivelazioni inattese e colpi di scena improvvisi.
E la porta è aperta a nuovi sviluppi.
Altra cosa che inquieta non poco di questa serie è che mentre gli umani stanno progressivamente perdendo la loro "umanità" rendendosi responsabili di atti che di umano hanno poco o nulla, ci sono questi hubot che sono ansiosi di mostrare di avere sentimenti e non solo chip e circuiti prestampati.
Confezionato con  cura certosina, con grande attenzione ai particolari ma senza avvertire la necessità di abuso di effetti speciali magniloquenti o soluzioni di grande spettacolarità ad uso e consumo del fruitore usa e getta, la prima stagione di Real Humans entra di diritto tra le migliori cose viste del 2013 e non solo al cinema.
Già in programmazione la seconda stagione, la serie è stata venduta in più di 50 Paesi ( e sembra che l'Italia non sia tra questi ) e sono stati venduti già i diritti per un remake americano.
Assolutamente da vedere.

( VOTO : 8,5 / 10 ) 


Real Humans (2012) on IMDb

Rabu, 11 Desember 2013

Seria(l) Mente : Red Riding: In the year of our Lord 1983 ( 2009 )

West Yorkshire,1983 : lo Squartatore dello Yorkshire è stato assicurato alla giustizia ma sparisce un'altra bambina di 10 anni, Hazel. il detective Maurice Jobson, poliziotto una volta a capo West Yorkshire Constabulary indaga sul caso ma è soffocato dai sensi di colpa per quanto riguarda il suo passato non esente da colpe. Si trova ad esaminare molti fatti scoperti dal giornalista Eddie Dunford anni e anni prima. Intanto un avvocato male in arnese , John Piggot, figlio di un membro molto noto del West Yorkshire Constabulary, è assunto dai genitori di Michael, per difendere loro figlio dall'accusa di sequestro e omicidio. Jobson e Piggot arrivano entrambi alla stessa conclusione e scopriranno il ruolo del reverendo Laws, presenza oscura ma costante nella vita del paesino che sembra sapere molte più cose di quanto dica....
Red Riding : In the year of our Lord 1983 è la degna conclusione di una trilogia di altissimo profilo: tutti i nodi vengono al pettine e tutte le tessere del mosaico troveranno magicamente la loro giusta collocazione.
Il film diretto da Anand Tucker è meglio inquadrabile come genere: siamo dalle parti del giallo, l'indagine poliziesca è seguita per filo e per segno e da una doppia prospettiva. Quella dell'ex capo della polizia Maurice Jobson, ora uscito da quella macchina di ingiustizia e corruzione che ne aveva fagocitato la coscienza e che rispondeva al nome di West Yorkshire Constabulary e quella di John Piggot, avvocato che sembra aver visto giorni migliori e che piange un padre che forse non è degno di tutte le sue lacrime.
Jobson e Piggot compiono un percorso comune di acquisizione progressiva di coscienza del male provocato da una polizia corrotta e collusa con la delinquenza ma non quella comune, quella dei colletti bianchi , quella che "sposta" sia economicamente che politicamente.
La stessa polizia che è stata parte delle loro vite, sia direttamente nel caso di Jobson, sia indirettamente , tramite il padre, nel caso di Piggot.
Molto buono è il lavoro di David Morrissey, star televisiva di prima grandezza del jet set televisivo britannico, nel ruolo di Jobson, e di Mark Addy, nel ruolo di Piggot, che sembra un fratello maggiore di Nick Frost ( l'amicone di Simon Pegg da Shaun of the Dead in avanti) , uno che si è fatto conoscere nella seminale commedia sulla crisi Full Monty e che con il suo fisico meno che mediocre testimonia in modo brillante lo sfacelo che contraddistingue la vita di un avvocato senza futuro.
E' grazie alla loro bravura e al disegno certosino di personaggi e ambienti che Red Riding: In the year of our Lord 1983 si solleva come gli episodi precedenti dal marasma delle produzioni televisive in serie acquisendo dignità prettamente cinematografica.
Giudicandola nella sua interezza la Red Riding Trilogy è un ritratto complesso di una realtà squallida e sconfortante di un angolo dimenticato d'Inghilterra , ormai non più la terra del tè e dei pasticcini alle cinque del pomeriggio come nel peggiore degli stereotipi.
Ci sono maniaci, mostri nascosti dietro facciate insospettabili e ognuno ha qualche scheletro da nascondere nel proprio armadio, chi più chi meno.
E la lotta per la luce della giustizia è dura e senza esclusione di colpi.
La regia di Anand Tucker confrontandola con quelle di Jarrold e Marsh è quella che si assume maggiori rischi: da una parte una ricostruzione d'ambiente precisa e circostanziata, dall'altra slanci visionari che hanno quasi del lirico inseriti come sono in un contesto così grigio e brullo.
Lo Squartatore dello Yorkshire che aveva assunto tanta importanza nel secondo film ora ridiventa collaterale alle indagini e rivela sempre più la natura di paravento dietro cui nascondere le brutture di una realtà  infame con il marciume che parte dalle fondamenta del tessuto sociale e arriva fino ai vertici.
In mezzo tanti innocenti, manovrati da mostri senza scrupoli , esseri umani che sono solo rotelle di mefistofelici  ingranaggi in cui tutti sono sacrificabili .
Anche Jobson e Piggot sono allo stesso modo sacrificabili , pur se dalle parti opposte di questa organizzazione praticamente perfetta.
Ma loro hanno la forza di ribellarsi al loro ruolo di semplici pedine.

( VOTO : 8 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1983 (2009) on IMDb

Selasa, 10 Desember 2013

Seria(l)Mente : Red Riding : In the year of our Lord 1980 ( 2009 )

La polizia brancola nel buio riguardo allo Squartatore del Yorkshire , le vittime presunte sono 13 e la gente protesta apertamente contro le indagini inutili del West Yorkshire Constabulary. Per arginare le proteste viene chiamato un detective della polizia di Manchester, Hunter , con grande disappunto del capo della polizia locale. Si porta una collaboratrice e in squadra vuole anche un poliziotto locale implicato nel caso che però appare molto restio a collaborare. Hunter comincia a sospettare che una delle presunte vittime dello Squartatore in realtà sia stata uccisa da altri e trova un testimone oculare pronto a confermare la sua tesi. Per ragioni burocratiche viene estromesso dalle indagini quando è a un passo dalla verità. Cerca di informare un collega fidato dei suoi progressi ma....
Red Riding : In the year of our Lord 1980 è il secondo dei tre film tratti dal Red Riding Quartet di David Peace: cambia il regista, qui James Marsh che ha una lunga esperienza nel documentario ( Man on Wire , premiato con l'Oscar e tanti altri), cambia l'attore protagonista, qui il bravissimo Paddy Considine, ma non il connotato stilistico, la cornice e il coro di personaggi che si ritagliano il loro spazio in una storia che in più punti si compenetra a quella raccontata nel primo film.
Se rispetto al primo film della serie questo secondo episodio all'inizio appare più canonico nel seguire le indagini di Hunter, si assiste subito a uno slittamento del focus della pellicola, lento ma costante verso i fantasmi che si agitano dietro e dentro Hunter, detective con un trascorso problematico e qualche marachella sentimentale da nascondere   ma soprattutto ( e questo è il fil rouge che lega tra loro tutti e tre i film) verso il disegno di una polizia dello West Yorkshire assolutamente incapace di procedere nella cattura dello Squartatore, perchè bloccata da beghe interne e soprattutto impegnata a nascondere il marcio che caratterizza le azioni di dirigenti e subalterni, la mente e il braccio di uno stato di illegalità diffuso.
Forse è in questo film che è meglio si mescola la realtà storica alla fiction in un connubio fascinoso come non mai sia per la qualità della ricostruzione storica che per la scrittura densa e il disegno accurato di personaggi complessi e stratificati ma che sono assolutamente realistici.
Hunter è la faccia buona della polizia, ligio al dovere ma anche lui con qualche bello scheletro da nascondere in un armadio piuttosto capiente e questo rende tutto ancora più sconfortante.
Sullo sfondo si agita un'Inghilterra alla ricerca di fiducia in una congiuntura economica molto sfavorevole catturata in un periodo storico di cambiamento estremo.
Rispetto al primo episodio in Red Riding : In the year of our Lord 1980 sono più documentate e centrali rispetto alla narrazione le gesta dello Squartatore dello Yokshire, un serial killer che aveva ridotto quella tranquilla regione della campagna inglese a un coacervo di paure e di frustrazioni , anche perchè sparivano allo stesso modo bambine e prostitute.
Eppure in un tale contesto, esplosivo dal punto di vista sociale, la polizia continuava a fare il proprio comodo interessata a nascondere i propri lerci traffici.
Un ritratto buio e sconsolante di una struttura deputata al controllo della legge e dell'ordine.
E con un finale ancora più sconfortante che si fa beffe delle regole ( non scritte) hollywoodiane riguardo al lieto fine.
Riduttivo parlare di televisione per un prodotto come questo che ha assoluta dignità cinematografica.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1980 (2009) on IMDb

Senin, 09 Desember 2013

Seria(l)Mente : Red Riding : In the year of our Lord 1974 ( 2009 )

1974 : Eddie Dunford ritorna nel natio Yorkshire dopo un periodo trascorso nel sud dell'Inghilterra per fare un periodo di apprendistato come giornalista al Yorkshire Post.Il padre, sarto piuttosto noto, è morto e lui si ritrova casualmente a coprire un collega più anziano, Jack Whitehead, riguardo la scomparsa di una bambina, Claire Kemplay che verrà ritrovata di lì a poco in un cantiere seviziata , uccisa e con due ali attaccate alla schiena. Eddie sospetta che si tratti di un serial killer e collega il caso di Claire a quello di  altre due bambine scomparse tra il 1969 e il 1972 mentre la polizia sostiene che l'omicidio sia stato perpetrato da zingari.
Quando fa qualche domanda alla madre di una delle bambine scomparse , la polizia lo picchia selvaggiamente e gli consiglia di non occuparsi più del caso. Eddie invece continua a fare scoperte: perchè la polizia tenta di insabbiare il caso e perchè anche il giornale sembra non essere interessato alla verità? Perchè un innocente viene messo in carcere accusato dei tre delitti mentre il costruttore John Dawson che sembra essere implicato non viene neanche sfiorato dalle inchieste, anzi sembra quasi protetto dalla polizia?
Red Riding : In the year of our Lord 1974 è il primo di una serie di tre film per la televisione da circa 100 minuti cadauno scritti da Tony Grisoni ( sceneggiatore di alcuni film di Gilliam e della bellissima serie tv Southcliffe tra la miriade di cose da lui fatte ) prodotti e trasmessi dalla benemerita britannica Channel 4 ,diretti da tre registi diversi e tratti dal Red Riding Quartet una serie di quattro romanzi scritti da David Peace ambientati in anni diversi ma con un fil rouge comune: la storia delle indagini su un serial killer di prostitute, detto lo " Squartatore del Yorkshire", attivo tra la metà degli anni '70 e la metà circa degli anni '80. Gli altri due  sono In the year of our Lord 1980 e In the year of our Lord 1983 mentre per ragioni di budget non è mai stato terminato il film tratto dal romanzo sul 1977.
Questo primo film è diretto da Julian Jarrold esperto regista molto attivo in televisione ma anche al cinema.
E' veramente riduttivo parlare di televisione per quanto riguarda questo film ( ma anche per gli altri due ): è cinema en travesti , confezionato proprio come se fosse cinema e con attori notissimi ( Andrew Garfield, il nuovo Spiderman, Rebecca Hall, Peter Mullan, Sean Bean,David Morissey e tanti altri volti noti ).
La storia della caccia allo Squartatore dello Yorkshire è solo un pretesto per inquadrare al meglio un sottobosco torbido che coinvolge affaristi senza scrupoli, giornalisti prezzolati , e poliziotti venduti al miglior offerente che di far rispettare la legge se ne fregano beatamente.
E quando Eddie viene a sparigliare le carte di questo marciume che coinvolge a tutti i livelli il tessuto sociale di una cittadina di provincia nell'Inghilterra degli anni '70, quella che ancora doveva assaggiare il thatcherismo e tutte le sue conseguenze, mal gliene incoglie, perchè tutti vorranno difendere e far restare inviolabile il proprio orticello.
Jarrold ha la mano estremamente felice nel tratteggiare questo microcosmo in cui legge e criminalità vanno a braccetto in una sinergia di intenti letale, trasformando la caccia a un serial killer in una ricerca di vendetta da parte del protagonista, ansioso di mettere a tacere tutti i propri rimpianti e sensi di colpa per una storia d'amore non condotta con sufficiente coraggio.
E quella polizia che picchia e insabbia fa anche più paura del " cattivo " della situazione.
Ottime le ricostruzioni d'epoca, raffinata la fotografia , Red Riding : In the year of our Lord 1974 colpisce anche perchè comunque riesce a trovare un finale che pur chiudendo solo parte di tutte le sottotrame aperte  riesce comunque a essere soddisfacente per non rendere spasmodica l'attesa dell'episodio successivo.
E soprattutto gli dona quell'autonomia che raramente hanno i vari episodi dei serial televisivi.
Nell'episodio successivo il protagonista sarà diverso e narrerà cosa è successo negli anni a venire dopo quel bruttissimo 1974.
Red Riding : In the year of our Lord 1974 è un  thriller torbido e tesissimo in cui prevalgono decisamente le tinte noir , un film ( ha avuto anche fugace distribuzione cinematografica)  avvince dalla prima all'ultima sequenza.
Impossibile staccarsene.

( VOTO : 8 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1974 (2009) on IMDb

Kamis, 05 Desember 2013

Seria(l)Mente - Southcliffe (2013)

La vita scorre placida e senza scossoni nell'immaginaria cittadina di Southcliffe, piccolo mercato sul mare nascosto in nebbie uggiose che entrano fin dentro le ossa. Stephen, ex militare dei corpi speciali reduce di missioni all'estero bada da solo alla madre praticamente immobilizzato aiutato per pochi minuti al giorno dall'assistente sociale Claire, conosce nel pub del paese un giovane reduce dell'Afghanistan a cui racconta un sacco di storie e con cui simula una sorta di addestramento nelle brughiere , giusto per tenersi in allenamento. Un brutto giorno lo zio del reduce, anche lui ex appartenente ai corpi speciali, smaschera le menzogne di Stephen e assieme al nipote lo umilia. Qualcosa scatta nella mente di Stephen che imbraccia uno dei suoi fucili e comincia ad andare in giro per il paese sparando a chiunque gli si pari incontro dopo aver ucciso la madre e il cane. Arriva a quindici morti prima di essere preso. Un giornalista , David ,  nativo di Southcliffe, deve raccontare per la sua tv che cosa sta succedendo ma inevitabilmente il passato torna ad angustiarlo....
Southcliffe è una serie tv in quattro puntate da 45 minuti trasmessa da Channel 4 in Inghilterra nell'agosto di quest'anno.
Ora se questa è la qualità della televisione britannica, tanto di cappello e un bastimento carico di invidia per il livello delle loro fiction per il piccolo schermo, perchè questo è cinema vero e proprio travestito da televisione.
Diretto da Sean Durkin, regista che già era da tenere d'occhio dopo l'exploit de La fuga di Martha ( di cui abbiamo parlato qui ) e scritto da Tony Grisoni ( che ha scritto Tideland , Paura e delirio a Las Vegas e un'altra serie cult come Red Riding ), Southcliffe è un prodotto a cui non si sa bene come approcciarsi.
E' una storia sbilenca, con l'unità di tempo flessa a piacimento per conferire ritmo alla narrazione ( quel ritmo che normalmente Southcliffe e tutte le città come lei , non hanno ), una narrazione volutamente frammentata che volge lo sguardo a  spettri del passato, a delitti e castighi a cui si aggiunge la tipica chiusura mentale , oltre che geografica, che caratterizza la piccola cittadina, in cui tutti conoscono tutti e soprattutto tutti sanno tutto di tutti.
E se Stephen è affondato da fantasmi invisibli, quelli che assillano David, il giornalista, hanno un nome e un cognome: quello del padre coinvolto in un misterioso affaire anni prima di cui tutti gli abitanti di Southcliffe sono a conoscenza.
E sono pericolosi come quelli che spingono Stephen a imbracciare quel dannato fucile e uccidere senza motivo quindici persone.
Aleggia un senso di morte e disperazione su questa serie in cui tutto viene suggerito e ben poco viene mostrato, eppure è qualcosa che ti entra dentro, un'inquietudine che fa fatica ad abbandonarti anche dopo che sono terminati i titoli di coda dell'ultimo episodio.
Tutto questo perchè la città di Southcliffe è talmente anonima che potrebbe essere dovunque, è il simbolo di una provincia assonnata, quasi narcotizzata che viene svegliata nel bel mezzo di un incubo da una realtà che è ben peggiore del peggiore dei sogni funesti.
Southcliffe potrebbe essere anche quella fila di case che si snoda a perdita d'occhio guardando fuori della finestra e potenzialmente uno Stephen che un giorno imbraccia un fucile e fa una strage potrebbe anche abitare nella casa a fianco.
La scrittura di Tony Grisoni è profonda e articolata perchè più che interessarsi al gesto di Stephen, ripreso più volte ma mai mostrato nella sua furia beluina, la sua attenzione si rivolge alle conseguenze di questo gesto tragico in un'alternanza di personaggi che rende di fatto impossibile staccare gli occhi dallo schermo.
Ogni personaggio è inserito in una cornice in cui sono presenti gli altri e i rimandi alle altre storie sono continui richiedendo un surplus di attenzione da parte dello spettatore che pende letteralmente dalle labbra degli interpreti tutti di altissimo livello e tutti attori di cinema prestati alla televisione ( Eddie Marsan, Rory Kinnear, Sean Harris, Shirley Henderson, tutti volti notissimi del jet set britannico).
Anche la chiusura è a suo modo originale: una chiusura trasversale come se un invisibile burattinaio tendesse i fili di tutte le sue marionette e le riunisse insieme.
Ma la sensazione è che ha ancora molti altri metri di filo da tendere.
Perchè se è vero che i morti non ritornano in vita, i fantasmi di David sono ancora tutti lì in bella mostra , lasciando la loro bella scia di mistero magari da spiegare in una seconda stagione.
Che al momento non è dato sapere se sarà girata.
Visto al TFF di quest'anno.
Consigliatissimo .

( VOTO : 8 / 10 ) 

Southcliffe (2013) on IMDb