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Senin, 10 Februari 2014

Seria(l)mente : Good Cop ( 2012 )

Produzione : BBC Drama Productions, BBC
Puntate : 4 da 60 minuti cadauna
John Paul Rocksavage ( Sav per amici e colleghi) è un poliziotto di Liverpool, uno di quelli che pattuglia le strade alla ricerca di criminali di mezza tacca e che cerca di risolvere i casi più ordinari. La sua vita molto tranquilla ( che nasconde un padre bisognoso della sua assistenza in quanto malato terminale e anche una figlia avuta da giovanissimo che praticamente non ha mai conosciuto la cui madre non vuole neanche vederlo ) viene scossa quando un gruppetto di gangsterucci di quarto ordine pesta a morte davanti ai suoi occhi il suo partner di lavoro, nonchè miglior amico.
Sav veste i panni del giustiziere, cerca gli assassini per conto suo per attuare la sua vendetta,  ma non sarà facile nascondere le sue tracce ed arginare i sensi di colpa che lo travolgono...
Una miniserie come Good Cop marca a grandi linee le differenze più evidenti tra serie inglesi e americane.
Se al di là dell'Oceano sia al cinema che alla televisione nel genere poliziesco è tutto improntato alla massima spettacolarizzazione, si parla in genere sempre dei poliziotti migliori, eroi quasi sempre senza macchia e senza paura , in Good Cop come in moltissime altre produzioni britanniche  si parla di tutori della legge assolutamente nella media, che fanno un lavoro nella media se non sotto, anzi sono guardati anche con sufficienza dai detectives, i poliziotti che investigano sui casi più importanti e rognosi e che hanno un certo disprezzo per quelli che pattugliano le strade.
Poco viene lasciato allo spettacolo e all'adrenalina, molto ai dubbi morali e ai sensi di colpa che attanagliano il protagonista, al centro di dilemmi etici mica da poco, domande che vengono sbattute in faccia a uno spettatore che non deve fruire passivamente quello che vede passare sullo schermo , ma in qualche modo deve elaborarlo in un processo di identificazione pressochè completo col protagonista che continua a commettere errori su errori, eppure viene empatizzato ogni momento di più.
La vita di Sav a dir la verità non è un granchè e probabilmente riflette la medietà che affligge la maggior parte della popolazione ed è per questo che il suo personaggio è empatizzato facilmente.
E anche quando veste maldestramente ( ma forse neanche tanto, Sav è lucido ed intelligente) i panni del giustiziere fai-da-te non attira neanche allora gli strali dell'antipatia che dovrebbero essere lanciati verso di lui.
Perchè molti di quelli che stanno al di qua dello schermo si comporterebbero esattamente come lui, tutore della legge che non crede nelle vie ordinarie della giustizia e decide di amministrarla da sè.
Però gli sceneggiatori hanno in serbo un colpo di scena finale che cambierà ancora le carte in tavola, tanto per complicare ancor di più questo processo di identificazione/empatizzazione con Sav.
Good Cop approccia il genere poliziesco con una dose cospicua di realismo e narra una storia  nerissima perchè oltre quello che succede a Sav, anche tutto il resto mette angoscia come casi di bambini morti o di bulli che hanno il vizio di picchiare e violentare, riducendole in fin di vita, giovani donne rimorchiate sulle strade di Liverpool, che sembra davvero un posto brutto per viverci, nonostante il mare.
Sav è il classico personaggio che rimane invischiato nelle sabbie mobili e più cerca di divincolarsi dall'abbraccio mortale della fanghiglia che lo circonda  più va a fondo, commettendo errori su errori e aggravando progressivamente la sua posizione.
Ma agli sceneggiatori interessa poco il caso giudiziario, interessa molto di più descrivere il travaglio di Sav, le tonnellate di sensi di colpa pesanti come macigni che lo schiacciano senza pietà.
E' questo il nucleo centrale di Good Cop: una serie buia come la tenebra che lo avvolge ogni minuto di più.
Quello che viene narrato in questa serie inglese non sarà nuovo o particolarmente originale ma è un qualcosa che coinvolge e opprime.
Perchè i sensi di colpa di Sav potrebbero essere quelli di ciascuno di noi....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Good Cop (2012) on IMDb

Jumat, 31 Januari 2014

Seria(l)mente : What remains ( 2013)

Produzione : BBC Drama production
Episodi:  4 da 60 minuti
 Una giovane coppia in attesa di un bambino trasloca nel loro nuovo appartamento in un piccolo condominio. Appena si trasferiscono scoprono nel solaio il cadavere mummificatodi una donna, Melissa Young, morta per causa ignota almeno da due anni. Il detective Harper è all'ultimo giorno di lavoro prima della pensione e prende a cuore il caso molto più dei suoi colleghi a tal punto che continua a lavorarci anche quando non avrebbe più titolo a farlo perchè non più in servizio attivo. Scopre una ragnatela di relazioni nascoste, misteri , violenze e prevaricazioni che contribuiranno a far luce su chi era veramente Melissa Young.
Anno nuovo , vita nuova e anche col blog ho deciso di occuparmi molto più di televisione: però quella che piace a me , raramente troverete le serie americane che vanno per la maggiore ma cercherò sempre di segnalare prodotti un po' più di nicchia.
E per i miei gusti la  televisione inglese è veramente un paese di Bengodi, ricco di ogni cosa che si possa desiderare.
What remains conferma ancora una volta la bontà del lavoro di produzione della BBC: un giallo abbastanza classico, anche ricco di clichet se vogliamo ma ricco di tensione psicologica e di continui colpi di scena che cambiano continuamente le carte in tavola e soprattutto la luce attraverso la quale vengono filtrati i vari protagonisti.
Tra professori solitari che hanno parecchio da nascondere, padri che non hanno la minima  idea di come ricucire un rapporto col proprio figlio e non si accorgono di come costui compia continui atti di sabotaggio alla sua relazione, una coppia di lesbiche tenuta assieme sul filo del terrorismo psicologico e una coppia giovane in attesa del primo figlio in cui lei appare molto più adulta di lui che è alla ricerca di un'assurda vendetta verso una persona che ha agitato il suo passato,si muove la sagoma dolente e intirizzita dagli anni di Len Harper, detective stanco e sgualcito come i vestiti che indossa, vedovo e afflitto da solitudine perniciosa.
Ed è forse proprio questo senso di solitudine che gli fa prendere tanto a cuore il caso di Melissa Young, questa giovane solitaria, sovrappeso di cui nessuno sembra sentire la mancanza.
Già, due anni e nessuno ne ha denunciato la scomparsa, nessuno che si preoccupasse di lei, neanche i suoi vicini di casa che pensavano si fosse trasferita altrove.
Ma sarà veramente così?
What remains si muove egregiamente con passo felpato in quella linea grigia che unisce il passato al presente, apre le ante di quegli armadi che dovrebbero essere tenute chiuse per essere riparate da occhi indiscreti, dal più classico dei gialli con l'impostazione whodunit, si trasforma ben presto in un apologo sulla solitudine che , seppur in forme diverse attanaglia tutti i componenti della casa
Sembrano non avere nulla in comune tra loro, quasi si ignorano quando si vedono per le scale eppure in realtà hanno tutti qualcosa da nascondere.
What remains è un giallo d'atmosfera virato al plumbeo del cielo gravido di pioggia che fa pandant con le pareti e anche un thriller psicologico colmo di duelli dialettici all'ultimo sangue ma soprattutto è un dramma della solitudine in cui la vittima è solo il terminale ultimo di una incredibile cascata di avvenimenti e fraintendimenti.
Quel piccolo condominio è in realtà un vaso di Pandora il cui coperchio sarà fatto saltare via da Len Harper e dalla sua testardaggine( magistrale interpretazione di David Threlfall, già visto e amato fin dalle prime stagioni di Shameless UK), un personaggio con cui è facilissimo empatizzare, così come è facile guardare con occhi affettuosi il personaggio di Vidya, per il candore che la contraddistingue e per quel bambino che si porta in grembo.
Al contrario di tutti gli altri.
Il finale è rutilante e forse appare leggermente sfocato rispetto a tutto il resto della miniserie: diciamo che rincorre quasi con affanno l'ultimo , sorprendente colpo di scena, non lesinando quella violenza fisica che non è stata mai mostrata durante la serie.
Coerente però: il senso di morte che incombe su tutta la miniserie persevera fin oltre i titoli di coda....
Visione assolutamente consigliata.

( VOTO : 8 + / 10 ) 

What Remains (2013) on IMDb

Minggu, 05 Januari 2014

American Hustle ( 2013 )

Irving Rosenfeld è un truffatore di mezza tacca, nel tempo libero anche mercante d'arte , che vive sulle disgrazie di imprenditori e gente comune in affannosa ricerca di credito attraverso canali non ordinari, visto che non hanno garanzie da fornire agli istituti bancari. Lui si fa dare la sua commissione, non rimborsabile e poi promette di far ottenere loro credito. Cosa che non fa. Accanto a lui  c'è la bella inglesina Sidney che lo fa pensare ancora più in grande finchè un brutto giorno incontrano l'agente FBI Rick Di Maso che li incastra ma promette loro l'immunità se solo lo aiutano a incastrare altri truffatori come loro e anche dei politici del congresso a cominciare dal sindaco di Camden, Carmine Polito.
 Insieme organizzano una  complessa operazione che culminerà in uno scambio di soldi all'hotel Plaza. Intanto i rapporti tra i tre evolvono in modo imprevisto e un ruolo importante lo avrà anche la moglie di Rosenfeld, la vera variabile impazzita che da sola è in grado di far saltare tutto quello che è stato organizzato in maniera così meticolosa.
Per chiarire subito le idee American Hustle, ultima fatica di David O. Russell è pura exploitation anni '70, un qualcosa che vive esclusivamente delle sue ricostruzioni d'ambiente filologicamente perfette e di una serie di performances attoriali letteralmente da urlo che da sole valgono il cosiddetto prezzo del biglietto.
E non è un caso che in un'operazione di questo genere il regista americano si circondi degli attori che gli hanno finalmente spalancato le porte della notorietà e del successo di critica oltre che commerciale.
Ritroviamo un Christian Bale nei panni di Rosenfeld che è il miglior effetto speciale del film, con una testa unta in maniera disgustosa , un riporto un po'troppo elaborato per non destare sospetti di calvizie ( parole e musica di Sidney, la sua sodale che pur trovandolo abbastanza repellente è attratta da lui ) e una panza in 3 D che dopo averla vista ti chiedi per mezz'ora se è vera o è un trucco , una Lawrence nei panni di sua moglie,un curvilineo oggetto del desiderio totalmente ingestibile, una Amy Adams che ne ha fatta di strada da quando era una principessa per la Disney e oggi si presenta in scena con capelli rosso fuoco, sguardo penetrante e scollature che uccidono, un Bradley Cooper con la permanente ( da collasso la sequenza in cui lo vediamo a casa sua con la testa piena di bigodini per mantenere i boccoli ), pantaloni attillati e camicie sgargianti aperte sul davanti a far vedere orgogliosamente il petto villoso e in un meraviglioso cameo troviamo un Bob De Niro che rievoca i suoi illustri trascorsi scorsesiani.
Tra gli altri impossibile non citare un Jeremy Renner inedito in un personaggio tra il comico e patetico con un oltraggioso ciuffo in testa che ricorda più i Leningrad Cowboys che Elvis.
American Hustle è cinema caleidoscopico, coloratissimo , un bignamino di anni '70 che partendo da una storia vera e ricamandoci sopra parecchio ripercorre tanto cinema americano del passato partendo dallo Scorsese di Casinò e Goodfellas che aleggia su tutta la pellicola e arrivando a Saturday Night Fever passando per Blow e Boogie Nights.
Può essere letto come la narrazione dell'ennesima versione dell'American Dream, l'epopea di una banda di criminali di mezza tacca che si ritrovano imbrigliati , causa terzi e il terzo è l'agente dell'FBI Di Maso che li ricatta , in un gioco molto più grande di loro da cui cercano di uscire nel modo più indolore auspicabile, cercando di rispondere per quanto possibile a una specie di codice etico che indica loro di non tradire gli amici.
L'ultimo film di Russell è cinema di pura facciata, un intrattenimento con punte di cattiveria che non fanno mai veramente male per come sono incernierate da siparietti quasi comici : un gioco di specchi in cui brillano in tutto e per tutto gli anni '70 e i loro eccessi, le camicie con disegni fantasia oggi improponibili e con enormi colletti svolazzanti, i pantaloni attillati, le acconciature super ricercate in cui viene espressa al meglio  la qualità del trucco e del parrucco che sono parte fondamentale del film, gli arredamenti kitsch, le tappezzerie opprimenti, le moquettes polverose, la discoteca con le luci stroboscopiche e l'enorme sfera di lustrini che rotea sopra le teste dei ballerini del sabato sera ( da collasso la scena in cui Bradley Cooper cita il Tony Manero de La febbre del sabato sera ) , le feste a bordo piscina a base di alcool e di droga mentre fuori c'è un palmo di neve appena caduta.
E poi c'è la colonna sonora, i brani dell'epoca scelti in maniera piuttosto furba: è impossibile guardare solo questo film, bisogna anche ascoltarlo per goderselo appieno.
American Hustle ha un meccanismo che non sfugge ai crismi della prevedibilità, compreso il colpetto di scena finale, la vera truffa, ma uno sta lì a goderselo dal primo all'ultimo minuto non fosse altro per meravigliarsi delle performances attoriali così sopra le righe da rasentare il delirio puro, vedere per credere il personaggio della Lawrence, folle e ingestibile.
E' anche la narrazione di una storia d'amore con parecchi crampi, quella tra Rosenfeld e Sidney, un ciclone di gelosie incrociate che rischia davvero di mandare in malora un'organizzazione perfetta.
Sarà cinema di sola estetica, sarà solo intrattenimento bastardo ma ad avercene....
Godimento suino per 135 minuti pieni, senza troppe pause.

( VOTO : 7, 5 / 10 ) 

American Hustle (2013) on IMDb

Sabtu, 04 Januari 2014

Italia anni '70 - ...e tanta paura ( 1976 )

Un uomo è strangolato da un'aitante prostituta all'interno della propria abitazione e poco dopo una donna viene uccisa su un tram con un corpo contundente. L'unica relazione che sembra esserci tra i due omicidi è la presenza sulla scena del crimine di una figurina tratta dal libro "Pierino Porcospino". Il giovane ispettore Lomenzo indaga e scopre che i due omicidi come altri delitti avvenuti successivamente sempre caratterizzati da una figurina del libro di cui sopra lasciata sul luogo del delitto, sono legati a un club, quello de Gli Amici della Fauna, che non è altro una congrega di vecchi viziosi. Sarà dura venirne a capo ma l'ispettore Lomenzo è giovane, ambizioso e soprattutto molto curioso....
...e tanta paura è la seconda incursione di Paolo Cavara ( che esordì come coregista nel tanto vituperato Mondo Cane assieme al suo sodale Gualtiero Jacopetti) nel giallo /thriller  dopo l'oscuro La tarantola dal ventre nero immesso forse un po' troppo frettolosamente nella scia dei titoli zoologici sdoganata da Dario Argento nei suoi primi film.
Vanta un cast di tutto rispetto , una confezione da cinema di serie A e una sceneggiatura firmata oltre che dallo stesso Cavara e da Enrico Oldoini, presente anche come attore nei panni dell'assistente di Lomenzo, dal felliniano Zapponi ( che oltre ad alcuni film di Fellini aveva appena cosceneggiato Profondo Rosso assieme a Dario Argento).
E, forte di cotanto pedigree artistico , non delude .
In tempi di poliziotteschi, di thriller erotici discinti, di polizie che non possono sparare, di città violente, che s'incazzano , di gobbi e infami , il film di Cavara fa la figura del cristallo Swarovski in mezzo alle chincaglierie.
Scevro da un approccio autoriale al genere ...e tanta paura si dimostra un elegante mix di thriller argentiano, giallo all'italiana con qualche spruzzata generosa di eros regalata da una giovane e ancor bella Corinne Clery e qualche spunto di critica sociale inserito in un contesto quasi metafisico ( le feste a villa Hoffman, antesignane dei famigerati bunga bunga odierni, oppure il finale presso la futuristica sede dell'agenzia di investigazione piena di telecamera e superfici riflettenti di ogni tipo).
Si legge in filigrana un certo disprezzo per gli autoproclamatisi giustizieri che amministrano la giustizia da sè, uno schifo totale verso un certo tipo di classe sociale ricca e immorale e ci sono anche un paio di gags in cui vengono fuori le idee di sinistra di Lomenzo che maltratta sistematicamente la copia de Il Secolo d'Italia che trova sempre sulla scrivania del suo capo, interpretato da un Tom Skerritt che gesticola più di un
pescivendolo al mercato, ostacolato dalla difficoltà linguistica, mentre Eli Wallach marpioneggia alla grande.
C'è una grande attenzione riservata al personaggio del protagonista recitato da un Michele Placido ben calato in una parte che era stata la sua professione fino a qualche tempo prima.
La sua non è una figura supereroistica  in netta controtendenza con i superpoliziotti che riempivano le sale cinematografiche dell'epoca, privilegia il cervello all'azione e per quanto riguarda l'azione la preferisce in orizzontale, non so se mi spiego....soprattutto con Corinne Clery e con la meteora nera Mary Ruth League, scolpita nell'ebano.
...e tanta paura è da accostare più al thriller che al poliziesco ma Cavara sembra disinteressarsi all'overdose di suspense caratteristica del genere: anzi si notano più le divagazioni e le notazioni a margine, la caratterizzazione di un'aristocrazia corrotta e marcia moralmente, anche la violenza è quasi centellinata, mentre l'eros è presente in dosi maggiori, anche forzatamente ( vedi la sequenza dell'infermiera nel bagno assolutamente gratuita).
Si vede che interessa altro, del resto il passato da documentarista non mente e non si usa il maglio della violenza troppo esibita per arrivare al grosso pubblico.
Pur essendo ormai irrimediabilmente datato ...e tanta paura conserva ancora notevoli spunti di interesse...

( VOTO : 6,5 / 10 )

Plot of Fear (1976) on IMDb

Minggu, 22 Desember 2013

Freelancers ( 2012 )

Jonas  " Malo" Maldonado è appena entrato in polizia sotto gli ordini del capitano Vic Sarcone, ex partner di suo padre ucciso quindici anni prima in circostanze ancora da chiarire, omicidio a cui l'allora bambino Jonas aveva assistito. Malo si ritrova affondato fino alla ginocchia in un distretto di polizia in cui delinquenza e corruzione la fanno da padroni e la legge da far rispettare è solo quella del profitto per gli agenti in campo. Decide allora di far luce sull'omicidio del padre scoprendo verità sconvolgenti....
Training day continua a fare proseliti anche a più di 10 anni di distanza. La polizia è sempre marcia, si drogano tutti, si fanno i gargarismi con la cocaina ogni mattina , si pettinano con le bombe a  mano,i bianchi sono razzisti, i neri sono più intelligenti in una sorta di razzismo nel verso contrario rispetto a quello a cui si è più abituati ( ma naturalmente se il film lo finanzia il gangstarapperfuckaqualcosa nero se lo sistema come meglio crede perchè lui ci mette i soldini e lui detta le regole del giochini), insomma questi poliziotti  sono brutti cattivi , inkazzati e molto più delinquenti di quelli che dovrebbero andare ad arrestare. E se i più pericolosi per la comunità sono quelli che dovrebbero far rispettare la legge allora si entra in un circolo vizioso da cui non se ne esce più.
Però un giorno arriva il poliziotto 50 Cent che il suo mascellone squadrato e la sua faccia da bravo ragazzo adornata, si fa per dire, da un'orrida barba disegnata col pennarello nella seconda parte di film( la cosa più sconvolgente di tutta la pellicola, ancora di più del morto appena ammazzato che si muove appena dopo essere stato riempito di piombo ben caldo) ,ripulisce tutta la monnezza che giace nella polizia di New York.
Che poi questo film è stato girato a New Orleans , avevano paura che nella Grande Mela venivano picchiati mentre lo giravano?
Ora parlare male di questo film è come sparare sulla Croce Rossa, mi fa quasi sentire come uno stupratore di Candy Candy: è talmente brutto da rasentare lo squallore ma non di quel brutto geniale che rende Sharknado una perla a suo modo, ma un qualcosa di veramente triste.
E fa ancora più tristezza vedere nei panni degli antagonisti di 50 Cent  gente come Forest Whitaker o Robert De Niro che anche non volendo sono molto più bravi del rapper attore di cui sopra, anche se si limitassero a leggere in pubblico la guida telefonica, ma che qui fanno ormai la figura dei marchettari senza speranza, partecipazioni alimentari solo per puro amore della pagnotta con grande dispregio della qualità artistica.
Che in questo film è stata bandita.
Ora io non bazzico il rap e non conosco questo signor 50 Cent, ma dico solo che se rappa come recita allora è messo veramente male.
Perchè davanti alla macchina da presa arriva a livelli di cagneria veramente cosmica.
Ma leggo che come rapper ha venduto 50 milioni di dischi quindi sicuramente sarà meglio e allora , come diceva qualcuno, la domanda sorge spontanea,
Ma benedetto figliolo perchè , visto che hai un lavoro redditizio e una brillante carriera nel settore della vendita dei dischi, ti vuoi mettere a fare l'attore?
Inutile mettersi a parlare di regia , di fotografia , di montaggio in un film che difetta proprio in quella che dovrebbe essere la sua arma principale: il protagonista , insostenibile fonte di monosillabi, legnoso più di un mobile dell' IKEA montato a cazzo di cane seguendo le istruzioni in svedese tradotte da Google translate, con la stessa espressione del polpo congelato che mi sta aspettando per gli antipasti della notte della vigilia di Natale e poi quella barba, sconvolgente che sembra davvero che gliela hanno disegnata sulla faccia col pennarello a spirito, una cosa degna del peggior fumetto.
Non mancano morti violente, soliti percorsi catartici pagando il solito altissimo prezzo e la consueta tediosa moralina spicciola familista a cui appellarsi.
Freelancers è un film veramente brutto ed è azzoppato ulteriormente da un doppiaggio italiano da codice penale: gli unici impostati e credibili sono i doppiatori di De Niro ( che nel suo personaggio gioca a fare il De Niro ) e Whitaker , forse perchè sono gli unici che hanno un nome e una reputazione da difendere, anche se è messa a dura prova da partecipazioni ben remunerate come queste.
Gli altri sono doppiati in modo osceno, piatto con voci assurde degne di una puntata di Beautiful.
Anzi , Beautiful è doppiato meglio.....
Il consiglio di evitare come la peste bubbonica questo film è un ottimo regalo natalizio, anche se lo trovaste in superoffertona nei cesti di dvd del centro commerciale....

( VOTO : 3 / 10 ) 

Freelancers (2012) on IMDb

Selasa, 10 Desember 2013

Seria(l)Mente : Red Riding : In the year of our Lord 1980 ( 2009 )

La polizia brancola nel buio riguardo allo Squartatore del Yorkshire , le vittime presunte sono 13 e la gente protesta apertamente contro le indagini inutili del West Yorkshire Constabulary. Per arginare le proteste viene chiamato un detective della polizia di Manchester, Hunter , con grande disappunto del capo della polizia locale. Si porta una collaboratrice e in squadra vuole anche un poliziotto locale implicato nel caso che però appare molto restio a collaborare. Hunter comincia a sospettare che una delle presunte vittime dello Squartatore in realtà sia stata uccisa da altri e trova un testimone oculare pronto a confermare la sua tesi. Per ragioni burocratiche viene estromesso dalle indagini quando è a un passo dalla verità. Cerca di informare un collega fidato dei suoi progressi ma....
Red Riding : In the year of our Lord 1980 è il secondo dei tre film tratti dal Red Riding Quartet di David Peace: cambia il regista, qui James Marsh che ha una lunga esperienza nel documentario ( Man on Wire , premiato con l'Oscar e tanti altri), cambia l'attore protagonista, qui il bravissimo Paddy Considine, ma non il connotato stilistico, la cornice e il coro di personaggi che si ritagliano il loro spazio in una storia che in più punti si compenetra a quella raccontata nel primo film.
Se rispetto al primo film della serie questo secondo episodio all'inizio appare più canonico nel seguire le indagini di Hunter, si assiste subito a uno slittamento del focus della pellicola, lento ma costante verso i fantasmi che si agitano dietro e dentro Hunter, detective con un trascorso problematico e qualche marachella sentimentale da nascondere   ma soprattutto ( e questo è il fil rouge che lega tra loro tutti e tre i film) verso il disegno di una polizia dello West Yorkshire assolutamente incapace di procedere nella cattura dello Squartatore, perchè bloccata da beghe interne e soprattutto impegnata a nascondere il marcio che caratterizza le azioni di dirigenti e subalterni, la mente e il braccio di uno stato di illegalità diffuso.
Forse è in questo film che è meglio si mescola la realtà storica alla fiction in un connubio fascinoso come non mai sia per la qualità della ricostruzione storica che per la scrittura densa e il disegno accurato di personaggi complessi e stratificati ma che sono assolutamente realistici.
Hunter è la faccia buona della polizia, ligio al dovere ma anche lui con qualche bello scheletro da nascondere in un armadio piuttosto capiente e questo rende tutto ancora più sconfortante.
Sullo sfondo si agita un'Inghilterra alla ricerca di fiducia in una congiuntura economica molto sfavorevole catturata in un periodo storico di cambiamento estremo.
Rispetto al primo episodio in Red Riding : In the year of our Lord 1980 sono più documentate e centrali rispetto alla narrazione le gesta dello Squartatore dello Yokshire, un serial killer che aveva ridotto quella tranquilla regione della campagna inglese a un coacervo di paure e di frustrazioni , anche perchè sparivano allo stesso modo bambine e prostitute.
Eppure in un tale contesto, esplosivo dal punto di vista sociale, la polizia continuava a fare il proprio comodo interessata a nascondere i propri lerci traffici.
Un ritratto buio e sconsolante di una struttura deputata al controllo della legge e dell'ordine.
E con un finale ancora più sconfortante che si fa beffe delle regole ( non scritte) hollywoodiane riguardo al lieto fine.
Riduttivo parlare di televisione per un prodotto come questo che ha assoluta dignità cinematografica.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1980 (2009) on IMDb

Sabtu, 30 November 2013

Italia anni '70 - Revolver ( 1973 )

Vito Cipriani è il vice direttore di un penitenziario di Milano in cui è stato appena rinchiuso un delinquente di mezza tacca, Milo Ruiz. Viene rapita la moglie di Cipriani e la banda di rapitori chiede come pedina di scambio proprio la liberazione di Ruiz. Il vice direttore aiuta allora il delinquente a fuggire ma si mette con lui alla ricerca della moglie. Scopre ben presto che entrambi sono pedine piccole e sacrificabili in un complesso intrigo di giochi politici che coinvolgono anche un imprenditore del petrolio contro cui stanno organizzando un attentato.Vito e Milo si ritrovano così dalla stessa parte della barricata per smascherare chi sta tenendo le fila di questo gioco pericoloso....e naturalmente rischiano la vita ad ogni istante.
Revolver è un poliziesco italiano di ottimo mestiere, a quei tempi in Italia si sapeva fare cinema e alla grandissima, diretto da un Sollima sempre all'altezza e interpretato da due protagonisti in ottima vena.
Se Oliver Reed, pur appesantito dagli eccessi di una vita sempre al limite e forse anche oltre, ha nello sguardo il pezzo forte del suo repertorio (valorizzato da molti intensi primi piani), impossibile non citare Fabio Testi che pur non all'altezza dell'altro  è bello come il sole ha  un volto e un corpo assolutamente esportabili all'estero con orgoglio, recita decentemente anche se un po' fa il verso al bel tenebroso per eccellenza, Alain Delon.
Il film è una stimolante mescolanza di generi: inizia come un poliziesco continua come un road movie sui generis finisce come un noir cupissimo.
In più si introduce neanche troppo velatamente una tematica politica, contro i soliti poteri forti e oscuri che tutto regolano dall'alto della stanza dei bottoni occupata dal potente burattinaio di turno.
I due protagonisti sono solo le ultime rotelle di un ingranaggio troppo più grande di loro.
L'ambizione di creare una via italiana al noir è palpabile ma probabilmente questo film non ha la statura drammaturgica di must del genere come Milano calibro 9La mala ordina o altri ancora.
Ma è da considerare un 'ottima risposta italiana al successo sempre crescente del polar francese.

Siamo ancora agli albori del poliziottesco, sottogenere in cui successivamente sarebbe scivolato parecchio cinema italiano (ma Revolver non ne fa parte, è un prodotto di elite in un certo senso ) mentre per certi versi, soprattutto nella parte finale prettamente politica ci si avvicina alle teorie complottiste di  certe opere di Damiani.
Con Revolver ci si trova di fronte ad  alto artigianato cinematografico capace di conferire dignità a un genere catalogato sempre come serie B.
Alcuni personaggi non sono messi a fuoco (come il personaggio caricaturale della rockstar figlia del suo tempo,gli anni 70 più liberi e sfrenati), anche il discorso politico alla fine sfiora il didascalismo (del resto il discorso politico per Sollima era di primaria importanza,basti pensare ai suoi western sessantottini).
Resta però la sensazione di un film non banale e con una scena finale che svicola decisamente dai luoghi comuni del'happy end.
Una delle scene migliori del film. 
Peccato che Sollima da lì a poco verrà fagocitato dall'immenso successo televisivo del suo Sandokan.
Poteva dare ancora tanto al cinema di genere.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Blood in the Streets (1973) on IMDb