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Selasa, 10 Desember 2013

Seria(l)Mente : Red Riding : In the year of our Lord 1980 ( 2009 )

La polizia brancola nel buio riguardo allo Squartatore del Yorkshire , le vittime presunte sono 13 e la gente protesta apertamente contro le indagini inutili del West Yorkshire Constabulary. Per arginare le proteste viene chiamato un detective della polizia di Manchester, Hunter , con grande disappunto del capo della polizia locale. Si porta una collaboratrice e in squadra vuole anche un poliziotto locale implicato nel caso che però appare molto restio a collaborare. Hunter comincia a sospettare che una delle presunte vittime dello Squartatore in realtà sia stata uccisa da altri e trova un testimone oculare pronto a confermare la sua tesi. Per ragioni burocratiche viene estromesso dalle indagini quando è a un passo dalla verità. Cerca di informare un collega fidato dei suoi progressi ma....
Red Riding : In the year of our Lord 1980 è il secondo dei tre film tratti dal Red Riding Quartet di David Peace: cambia il regista, qui James Marsh che ha una lunga esperienza nel documentario ( Man on Wire , premiato con l'Oscar e tanti altri), cambia l'attore protagonista, qui il bravissimo Paddy Considine, ma non il connotato stilistico, la cornice e il coro di personaggi che si ritagliano il loro spazio in una storia che in più punti si compenetra a quella raccontata nel primo film.
Se rispetto al primo film della serie questo secondo episodio all'inizio appare più canonico nel seguire le indagini di Hunter, si assiste subito a uno slittamento del focus della pellicola, lento ma costante verso i fantasmi che si agitano dietro e dentro Hunter, detective con un trascorso problematico e qualche marachella sentimentale da nascondere   ma soprattutto ( e questo è il fil rouge che lega tra loro tutti e tre i film) verso il disegno di una polizia dello West Yorkshire assolutamente incapace di procedere nella cattura dello Squartatore, perchè bloccata da beghe interne e soprattutto impegnata a nascondere il marcio che caratterizza le azioni di dirigenti e subalterni, la mente e il braccio di uno stato di illegalità diffuso.
Forse è in questo film che è meglio si mescola la realtà storica alla fiction in un connubio fascinoso come non mai sia per la qualità della ricostruzione storica che per la scrittura densa e il disegno accurato di personaggi complessi e stratificati ma che sono assolutamente realistici.
Hunter è la faccia buona della polizia, ligio al dovere ma anche lui con qualche bello scheletro da nascondere in un armadio piuttosto capiente e questo rende tutto ancora più sconfortante.
Sullo sfondo si agita un'Inghilterra alla ricerca di fiducia in una congiuntura economica molto sfavorevole catturata in un periodo storico di cambiamento estremo.
Rispetto al primo episodio in Red Riding : In the year of our Lord 1980 sono più documentate e centrali rispetto alla narrazione le gesta dello Squartatore dello Yokshire, un serial killer che aveva ridotto quella tranquilla regione della campagna inglese a un coacervo di paure e di frustrazioni , anche perchè sparivano allo stesso modo bambine e prostitute.
Eppure in un tale contesto, esplosivo dal punto di vista sociale, la polizia continuava a fare il proprio comodo interessata a nascondere i propri lerci traffici.
Un ritratto buio e sconsolante di una struttura deputata al controllo della legge e dell'ordine.
E con un finale ancora più sconfortante che si fa beffe delle regole ( non scritte) hollywoodiane riguardo al lieto fine.
Riduttivo parlare di televisione per un prodotto come questo che ha assoluta dignità cinematografica.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1980 (2009) on IMDb

Senin, 09 Desember 2013

Seria(l)Mente : Red Riding : In the year of our Lord 1974 ( 2009 )

1974 : Eddie Dunford ritorna nel natio Yorkshire dopo un periodo trascorso nel sud dell'Inghilterra per fare un periodo di apprendistato come giornalista al Yorkshire Post.Il padre, sarto piuttosto noto, è morto e lui si ritrova casualmente a coprire un collega più anziano, Jack Whitehead, riguardo la scomparsa di una bambina, Claire Kemplay che verrà ritrovata di lì a poco in un cantiere seviziata , uccisa e con due ali attaccate alla schiena. Eddie sospetta che si tratti di un serial killer e collega il caso di Claire a quello di  altre due bambine scomparse tra il 1969 e il 1972 mentre la polizia sostiene che l'omicidio sia stato perpetrato da zingari.
Quando fa qualche domanda alla madre di una delle bambine scomparse , la polizia lo picchia selvaggiamente e gli consiglia di non occuparsi più del caso. Eddie invece continua a fare scoperte: perchè la polizia tenta di insabbiare il caso e perchè anche il giornale sembra non essere interessato alla verità? Perchè un innocente viene messo in carcere accusato dei tre delitti mentre il costruttore John Dawson che sembra essere implicato non viene neanche sfiorato dalle inchieste, anzi sembra quasi protetto dalla polizia?
Red Riding : In the year of our Lord 1974 è il primo di una serie di tre film per la televisione da circa 100 minuti cadauno scritti da Tony Grisoni ( sceneggiatore di alcuni film di Gilliam e della bellissima serie tv Southcliffe tra la miriade di cose da lui fatte ) prodotti e trasmessi dalla benemerita britannica Channel 4 ,diretti da tre registi diversi e tratti dal Red Riding Quartet una serie di quattro romanzi scritti da David Peace ambientati in anni diversi ma con un fil rouge comune: la storia delle indagini su un serial killer di prostitute, detto lo " Squartatore del Yorkshire", attivo tra la metà degli anni '70 e la metà circa degli anni '80. Gli altri due  sono In the year of our Lord 1980 e In the year of our Lord 1983 mentre per ragioni di budget non è mai stato terminato il film tratto dal romanzo sul 1977.
Questo primo film è diretto da Julian Jarrold esperto regista molto attivo in televisione ma anche al cinema.
E' veramente riduttivo parlare di televisione per quanto riguarda questo film ( ma anche per gli altri due ): è cinema en travesti , confezionato proprio come se fosse cinema e con attori notissimi ( Andrew Garfield, il nuovo Spiderman, Rebecca Hall, Peter Mullan, Sean Bean,David Morissey e tanti altri volti noti ).
La storia della caccia allo Squartatore dello Yorkshire è solo un pretesto per inquadrare al meglio un sottobosco torbido che coinvolge affaristi senza scrupoli, giornalisti prezzolati , e poliziotti venduti al miglior offerente che di far rispettare la legge se ne fregano beatamente.
E quando Eddie viene a sparigliare le carte di questo marciume che coinvolge a tutti i livelli il tessuto sociale di una cittadina di provincia nell'Inghilterra degli anni '70, quella che ancora doveva assaggiare il thatcherismo e tutte le sue conseguenze, mal gliene incoglie, perchè tutti vorranno difendere e far restare inviolabile il proprio orticello.
Jarrold ha la mano estremamente felice nel tratteggiare questo microcosmo in cui legge e criminalità vanno a braccetto in una sinergia di intenti letale, trasformando la caccia a un serial killer in una ricerca di vendetta da parte del protagonista, ansioso di mettere a tacere tutti i propri rimpianti e sensi di colpa per una storia d'amore non condotta con sufficiente coraggio.
E quella polizia che picchia e insabbia fa anche più paura del " cattivo " della situazione.
Ottime le ricostruzioni d'epoca, raffinata la fotografia , Red Riding : In the year of our Lord 1974 colpisce anche perchè comunque riesce a trovare un finale che pur chiudendo solo parte di tutte le sottotrame aperte  riesce comunque a essere soddisfacente per non rendere spasmodica l'attesa dell'episodio successivo.
E soprattutto gli dona quell'autonomia che raramente hanno i vari episodi dei serial televisivi.
Nell'episodio successivo il protagonista sarà diverso e narrerà cosa è successo negli anni a venire dopo quel bruttissimo 1974.
Red Riding : In the year of our Lord 1974 è un  thriller torbido e tesissimo in cui prevalgono decisamente le tinte noir , un film ( ha avuto anche fugace distribuzione cinematografica)  avvince dalla prima all'ultima sequenza.
Impossibile staccarsene.

( VOTO : 8 / 10 ) 

Red Riding: In the Year of Our Lord 1974 (2009) on IMDb

Kamis, 07 November 2013

Cha cha cha ( 2013 )

Corso, investigatore privato dal passato ingombrante, ha l'incarico di seguire Tommaso, figlio di un'attrice con cui lui ha avuto dei trascorsi sentimentali negli anni precedenti. All'uscita di una discoteca Tommaso viene investito da un SUV mentre è al volante della sua Smart. Per Corso è omicidio, la polizia invece nicchia e derubrica tutto a incidente automobilistico, uno di quelli che succedono all'uscita delle discoteche. Intanto la polizia ha scoperto un cadavere di un ingegnere abbandonato dei dintorni dell'aeroporto.
Corso comincia a scoprire punti di contatto tra i due omicidi e viene " sconsigliato " più volte di proseguire le indagini, con le buone o con le cattive.
Perchè c'è del marcio sotto ...
Finalmente! Questo film è come una liberazione : posso affermare di aver visto un bel film italiano e non è della sacra trimurti Garrone / Sorrentino / Tornatore oppure una commedia.
E' addirittura un , udite udite, un noir piuttosto classico nell'assunto e decisamente americaneggiante nello svolgimento.
Marco Risi, dopo aver regalato forti film di impatto sociale come Mery per sempre , Il muro di gomma o il bello e sottovalutato Fortapasc ( cinema di impatto sociale come se ne faceva una volta ) ritorna alle atmosfere delle sue opere più fortunate immergendo il tutto in una Roma spettrale, notturna , cinica e bastarda, quasi un continuum di quella vista in uno dei suoi film più discussi, L'ultimo capodanno, senza tuttavia mutuarne gli eccessi grotteschi.
Anzi descrive una realtà sociale infida di illegalità diffusa, quella classica del sottobosco speculativo mafioso che arriva ad artigliare con la sua longa manus potenti e politicanti di ogni razza, di cui si ha percezione diffusa. E lo fa senza operare sconti a nessuno.
La figura di Corso ( omaggio all'indimenticato Corso Salani, protagonista de Il muro di gomma) , recitata da un Luca Argentero che migliora film dopo film è quella di un antieroe nella più classica accezione chandleriana.
Un passato ingombrante che allunga la sua lunga ombra sulle sue azioni e che viene spiegato, parzialmente, poco a poco durante il film, un presente nebuloso in cui non vuole adeguarsi a quello che tutti gli dicono di fare, un futuro ancora più incerto del presente.
E' il figlio naturale dell'ambiente che lo circonda, un coacervo di bugie , tradimenti e rancori mal sopiti che si mescolano con storiacce di droga, appalti ,ricatti e vile denaro.
E' la realtà sconvolta dalla mafia in colletto bianco che incontra il cinema di genere dandogli suggestioni forti , un ideale punto di incontro tra l'impegno sociale e la volontà di tentare strade poco battute nel cinema italiano contemporaneo.
La Roma di Cha cha cha è una metropoli asfissiante, un girone infernale  in cui ci si diverte ben poco , altro che dolce vita.
Anzi si muore, qui non si tratta dei soliti furbetti del quartierino.
Argentero mena e viene menato ( dopo aver fatto la fiction Tiberio Mitri in cui impersonava il pugile del titolo, continua a tirare di boxe come succedeva anche in Bianca come il latte, rossa come il sangue ) porta evidenti i segni delle collutazioni per "sporcare" il suo bel visino e addirittura  si esibisce in un full frontal alla Fassbender che farà felice le sue fans più assatanate.
Ma funziona egregiamente, al pari della Herzigova che non esita a mettere i segni del tempo che si stanno depositando sul suo bel visino a favore di camera e di un cast di supporto di buonissima caratura in cui emergono i personaggi di Pippo Delbono e Bebo Storti.
Finalmente un film italiano che possiamo esportare all'estero senza vergognarsene.
E già solo questo è un avvenimento.
Naturalmente è passato inosservato quando è uscito in sala, raggranellando incassi modestissimi.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Cha cha cha (2013) on IMDb

Rabu, 23 Oktober 2013

The Paperboy ( 2012 )

Florida 1969: Hillary Van Wetter è rinchiuso in prigione in attesa della sentenza capitale per l'omicidio di un laido sceriffo. Lui si professa innocente ma il suo alibi non è molto convincente. Ward Jansen reporter d'assalto originario delle stesse parti attratto dallo scoop , torna a casa assieme al suo collaboratore Yardley per indagare sulla faccenda e per scagionare Van Wetter. Qui ritrova il fratellino ormai cresciuto, Jack, e conosce una donna , Charlotte, che ha una strana passione: quella di intrattenere relazioni epistolari con molti carcerati. Ma quella con Hillary è andata parecchio avanti e lei lo vuole sposare pur non avendolo mai visto prima.
Jack è affascinato da Charlotte e accetta di aiutare il fratello e il suo amico giornalista in una vicenda che giorno dopo giorno diventa sempre più torbida....
Prima di apprestarmi a vedere il film mi chiedevo come mai non era stato distribuito in Italia con tutto quel dispiegamento di stars in azione: McConaughey che sta vivendo una stagione di successi, Zac Efron idolo incontrastato delle ragazzine per non parlare della superdiva Nicole Kidman o di John Cusack che tra questi forse è il meno conosciuto dal grosso pubblico ma gode pur sempre di una certa popolarità.
Per non parlare della regia di Lee Daniels, uno che si è fatto conoscere con Precious film che ha avuto una certa risonanza pure qui nel Belpaese, ormai terzomondo cinematografico a tutti gli effetti.
Dopo aver visto il film azzardo qualche ipotesi: vedere uno coi muscoli di McConaughey in versione gaya, nuda e incaprettata per chissà quale gioco erotico potrebbe spiazzare il pubblico italiano che lo sta conoscendo in parti molto più etero, anche troppo come in Magic Mike.
Vedere Zac Efron in versione pipparolo quasi senza speranza ( attenzione a quel quasi) pensando a Nicole Kidman , non sapendo che quelle cose fanno diminuire la vista, avrebbe fatto stragi delle fans che se lo tengono stretto dai tempi di High School Musical. E poi la scena in cui la Kidman per salvarlo da un contatto indesiderato con le meduse, sgomita con tre sgallettate in spiaggia per amorevolmente ricoprirlo della propria urina è uno scult fin da subito.
Vedere poi Nicole Kidman in versione MILFona farsi rimuovere tutto il botulino che le si è incrostato addosso in ogni posizione kamasutresca, avrebbe spiazzato il pubblico italiano che la conosce come diva algida e forse anche asessuata ( caso mai nella foga crollasse qualcosa nell'impalcatura plastica che la sorregge). Altra scena scult: sesso a distanza con il carcerato di fronte a platea abbastanza numerosa ed interdetta, incompleto naturalmente per via della distanza e per via che invece di essere qualcosa di strappamutande è solo strappacalze.
Però sarebbe ingiusto catalogare The Paperboy come uno scult solo per via di queste sequenze hot ad alto tasso di ridicolo involontario.
In fondo l'impalcatura da thriller regge, l'anima noir viene fuori prepotentemente in una vicenda di sesso e  perdizione in cui la redenzione non arriva o arriva nel modo meno opportuno.
E convince anche quel suo essere sudaticcio, letteralmente immerso nell'afa asfissiante delle paludi della Florida, tra acquitrini maleodoranti e alligatori squartati, in cui i vari divi in scena accettano volentieri di farsi maltrattare da un copione con poche speranze e da un regista che non fa arretrare la sua macchina da presa di fronte a nulla.
Quello che non convince del film è l'ossessione che ha Daniels di mettere troppa carne al fuoco, troppe tematiche e troppo importanti per poter essere spese in una squallida vicenda come questa in cui il primo motore è la foia sessuale: si parte dal razzismo conclamato in cui ancora si vive in Florida nel 1969 ( ci mancano solo gli incappucciati del Ku Klux Klan) si passa per l'omosessualità repressa , per l'apologo sul  potere dei media sull'opinione pubblica, la stampa in questo caso, e si arriva all'amore del ragazzino per la MILFona, amore con zero possibilità di riuscita, a parte qualche gentile concessione della suddetta MILF.
E con questo alternarsi di tematiche alte e basse sembra di trovarsi sulle montagne russe e lo stesso discorso vale per lo stile registico di Daniels che si impantana nelle sequenze scult di cui sopra ma è capace anche di impennate di stile improvvise, forse anche un po' troppo stilose per un thriller sudaticcio come questo.
Sicuramente un film che lascia interdetti tra momenti decisamente riusciti e cadute di tono piuttosto rovinose....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Paperboy (2012) on IMDb

Sabtu, 07 September 2013

The killer inside me ( 2010 )

Anni '50: Lou Ford è un vice sceriffo di una piccola cittadina del Texas nata per lo sfruttamento petrolifero: ha modi gentili, amministra la legge in modo piuttosto elastico e apparentemente di buon senso col fine di mantenere tranquilla il più possibile la vita della cittadina. Ma è solo facciata: quando lo sceriffo lo manda ad indagare su una prostituta Lou se ne invaghisce e questo suo sentimento lo porterà alla rovina.
Per continuare a vivere tranquillo e non essere sospettato di alcunchè di criminoso deve cominciare a uccidere e la scia di sangue che lascia non finirà tanto presto....
Winterbottom è regista assai eclettico ma nel suo caso questo suo saltare di palo in frasca spesso ha dato esiti non all'altezza delle aspettative.
Certo con Butterfly Kiss, storia di un amore oltre i limiti della patologia, Go now storia di una patologia oltre i limiti dell'amore e Jude, riuscita  trasposizione della prosa oscura ed enrergica di Thomas Hardy tutti avevano pensato che era nata un'altra stella del firmamento registico inglese.
E invece Winterbottom ha alternato piccole produzioni ad altre opere più ambiziose in cui la sua mano si è dimostrata purtroppo per lui meno felice. 
Ma la sua carriera continua impeterrita ad inanellare titoli di tutti i generi. 
The Killer inside Me è la sua rilettura dell'omonimo romanzo di Jim Thompson.  Urla di scandalo per la violenza insostenibile di alcune sequenze lo hanno accompagnato per ogni dove ma dopo averlo visionato  posso affermare che è la classica montagna che ha partorito il topolino. 
Se qualcuno parla di violenza insostenibile riguardo a questa pellicola per qualche schiaffone sul sedere di Jessica Alba o Kate Hudson o per qualche pugno in faccia , beh allora vedendo Martyrs,  Frontiers,  Calvaire o anche un qualsiasi thriller coreano che dovrebbe dire?

Il film è incentrato sulla figura di questo vicesceriffo di un posto dimenticato da Dio, un tutore della legge che ha un fisico da scamorza e tante belle donne che gli orbitano attorno. 
E lui ,innamorato solo di se stesso e geloso della propria vita, comincia a rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra lui e il suo concetto distorto di felicità.
Non parlerei di serial killer ma semplicemente di un assassino/matrioska  (perchè racchiude dentro di sè qualche evidente disturbo psichico) che si ritrova intrappolato nel suo disegno di un mondo perfetto e che è costretto a continuare a uccidere per sviare i sospetti e porre rimedio agli sbagli commessi in precedenza.
Il problema del film è che non ha una progressione drammaturgica degna di questo nome ma procede solo meccanicamente senza suscitare la benchè minima meraviglia.
E' tutto già scritto e già visto, compreso il finale che rende finalmente visibile la psicopatologia del protagonista.
A parte qualche piccolo sussulto The Killer Inside Me regala molto poco del talento del suo regista ( ammesso che ci sia  ancora , più si va avanti e più se ne dubita) e degli attori coinvolti( che comunque cercano di salvare il salvabile).
Un film che doveva essere importante è diventato solo  un thriller sudaticcio di ambientazione sudista che si comincia a dimenticare appena dopo i titoli di coda. 
E non è giusto trattare così uno scrittore come Jim Thompson.

( VOTO : 5 / 10 ) 


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Minggu, 01 September 2013

In Trance ( 2013 )

Simon è un dipendente di una importante casa d'aste che però è affetto in modo patologico dal vizio del gioco d'azzardo. Indebitato e impossibilitato a restituire il dovuto si allea con Franck, una specie di gangster che si offre di pagargli tutti i debiti in cambio di un suo "aiutino" nel furto di un Goya nella sua casa d'aste. Il furto riesce ma il quadro sparisce: lo ha preso Simon ma non riesce a ricordare dove l'ha messo perchè durante la rapina ha preso un forte colpo in testa. Franck lo porta da una psicoterapeuta, la dottoressa Lamb che tramite la tecnica dell'ipnosi cercherà di far ritrovare il quadro. Ma dai ricordi di Simon, in un'atmosfera sospesa tra realtà ed incubo ne verranno fuori delle belle...anzi no, delle brutte....
Dopo l'escursione arty nel deserto americano di 127 ore , film che ho detestato in modo appassionato, Boyle torna a girare in casa, in una Londra che sembra il corrispetivo strafatto e ubriaco della swinging London della fine anni 60. Prospettive sghembe, colori sparati con una predilezione per una tavolozza cromatica dalle tonalità calde, una storia di doppi e tripli giochi che diventano dei veri e propri salti mortali carpiati in avanti e all'indietro, dita "spuntate"( cioè private della loro sommità ) a una a una con precisione quasi chirurgica, teste spappolate che riescono comunque ad articolare un discorso di senso compiuto, dolorosissimi spari nelle pudenda, una deriva psicosessuale che cerca di rimettere tutte le tessere del mosaico al posto giusto.
Insomma un bailamme di suoni, immagini e sequenze volutamente shockanti che nelle mani di Danny Boyle,  uno baciato dal dio del cinema in quanto a talento, diventano un lisergico esercizio di stile, frastornante nel suo sfumare continuamente tra di loro i diversi piani narrativi.
In Trance ( a proposito ma perchè modificare il titolo originale solo per il gusto di farlo, lasciarlo intitolato Trance non andava bene?) parte come un heist movie, presto cambia la sua pelle diventano un balletto ladresco in cui Boyle si diverte a sparigliare le carte in tavole e poi da qui in avanti continua a cambiare pelle passando dal thriller all'horror e ritornando al thriller patinato ed erotico nel tentativo di chiudere il cerchio.
Già , la chiusura del cerchio: l'impressione che si ha è che Boyle a furia di rimescolare i vari piani narrativi poi la butti nella caciara psicosessuale cercando di terminare il tutto nel modo più indolore possibile.
Se Boyle voleva costruire un film che desse più dubbi che certezze allo spettatore , beh ci è proprio riuscito: il problema è che il meccanismo del film, complicato dalla perdita della linea di demarcazione tra realtà e incubo, ha un fascino visivo fuori dal comune ( perchè anche i detrattori più accaniti del regista inglese gli devono riconoscere il suo savoir faire con la cinepresa ) sembra specchiarsi in se stesso in maniera un po'narcisa e supponente.
E' la storia quella che manca , a conti fatti : si riduce tutto a un triangolo di sesso e quattrini del più classico dei noir americani d'annata, richiamato nello stile anche dalla voce fuori campo del protagonista.
Non ci sono buoni, insomma, ma immoralità dilagante in un film in cui niente è come appare a prima vista.
James McAvoy e Vincent Cassel funzionano nei rispettivi ruoli in una pellicola  che sembra la versione in acido de La migliore offerta di Tornatore.
La Dawson si dimostra invece una gatta di marmo ( la cosiddetta fr....moscia alla romana maniera) di proporzioni epiche....
In Trance è visivamente bellissimo ma , tolto quello, è veramente poca roba per uno col pedigree di Danny Boyle che con questo film conferma la sua ambizione smodata....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

Trance (2013) on IMDb

Jumat, 17 Mei 2013

Broken City ( 2013 )

Billy Taggart è un poliziotto della Grande Mela che per una brutta faccenda è costretto a dimettersi dalla polizia ( o meglio lo consigliano caldamente di dimettersi e lui non è nelle condizioni di rifiutare) e si riconverte a detective privato. Sette anni dopo la storiaccia, il sindaco lo chiama per seguire la moglie e scoprire la sua tresca con un misterioso amante. Che viene ucciso.Taggart si accorge ben presto di essere stato incastrato in un gioco più grande di lui in cui c'è in gioco, oltre alla sua vita, anche il futuro politico di New York City.
E per risolvere tutto dovrà avere una drammatica resa dei conti col proprio passato.
E' sbagliato approcciarsi a un film con molte aspettative perchè al loro aumento corrisponde un rischio proporzionalmente elevato di delusione.
Ma quando uno si trova davanti a  un film con questo cast tecnico e artistico come questo, che aspira a ricreare le atmosfere hard boiled del noir o dei romanzi di Ellroy, come fai a non averne?
E invece Broken City nonostante le premesse e nonostante lo sfavillio di tutta la confezione si rivela una delusione: è la classica montagna che partorisce il topolino.
Se la figura di Taggart è ricalcata su quella del classico detective da film noir e pur essendo totalmente derivativa in quelche modo funziona anche per via dell'evoluzione che subisce durante il film, quello che non convince è tutto quello che gli sta intorno, un castello di carte che crolla miseramente nel finale a causa di un ritratto della politica troppo schematico e soprattutto demagogico affidato a personaggi che sembrano di cartone per quanto sono piatti e che si muovono secondo dinamiche trite e ritrite.
Se l'aspirazione del fratello gemello Hughes in libera uscita ( che firma da solo la regia) era quella di creare una specie di remake di un noir anni '40 consegnando allo schermo un ritratto caustico della corruzione politica che impera a tutti i livelli, il risultato è una ben più modesta imitazione del Lumet metropolitano più politico ma senza averne l'arguzia nè lo stile.
Dicevamo che il problema è nei personaggi che fanno da contorno al Taggart recitato da Wahlberg, figura di detective mutuata da tanti altri film ma che perlomeno cresce con il passare dei minuti visti gli scheletri che letteralmente fanno a spinte per uscire dai suoi armadi.
Come può essere credibile una figura di sindaco come quella tratteggiata in questo film recitata da un Russel Crowe poco credibile a partire dalla pettinatura, che riesce a svolgere impunemente tutti i suoi traffici in un'epoca come quella odierna e in un Paese come quello americano in cui i giornalisti fanno il pelo e il contropelo ai potenti? E come fa a nascondere il poco amore per la sua first lady( cosa imperdonabile agli occhi dell'opinione pubblica) , una Zeta Jones anche lei dall'acconciatura improbabile ( ma allora è una fissa!) che scorrazza in giro per la città fregandosene di quello che fa il marito?
E poi parole, parole , parole: in certi frangenti sembrano quasi che i vari personaggi vogliano uccidersi a parole ( o vogliano sfiancare lo spettatore) per quanto parlano e si perdono in chiacchiere interminabili che hanno la funzione di spiegare tutto quello che per esigenze di spettacolo non viene mostrato allo spettatore.
E proprio per questo il ritmo è lasso, condizionato da una sceneggiatura con troppi coni d'ombra per essere plausibile e che vanifica il lavoro certosino che fa Hughes alla regia per ricostruire atmosfere da hard boiled.
Un peccato perchè un film con tutti questi ingredienti avrebbe dovuto essere molto più saporito e invece si dimostra insipido.
Il (non) sapore di un'occasione sprecata.

( VOTO : 5 / 10 )  Broken City (2013) on IMDb