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Rabu, 18 September 2013

A Royal Affair ( 2012 )

1767: la giovane principessa inglese Caroline Matilda va in sposa quindicenne , come da promessa, al cugino, re Christian di Danimarca di appena due anni più grande. Il suo matrimonio si rivelerà presto un inferno: il re è fragile psichicamente , se non squilibrato e preferisce la compagnia delle matrone del bordello a quella della regina. Ma riescono lo stesso a procreare un erede. Christian è praticamente prigioniero del Consiglio di Corte che lo tratta come un minus habens e lo esclude da tutte le decisioni politiche finchè non conosce un medico tedesco,Johann Friedrich Struensee, seguace delle nuove idee illuministe che stanno prendendo piede in Europa.Il medico grazie a terapie oculate fa migliorare lo stato mentale del giovane re, diventa suo buon amico e  riesce ad instillargli idee nuove in politica attuando riforme impensabili fino a pochi anni prima.
Ma il dottor Struensee commette un tragico errore: si invaghisce , ricambiato, della regina Caroline Matilda e questa diventa un'arma formidabile nelle mani di quel Consiglio di Corte, fatto di nobili conservatori fomentati dalla matrigna del re Christian, per metterlo in cattiva luce anche a  causa delle sue idee illuministe e riprendersi il potere mandando in esilio la regina.
A Royal Affair di Nikolaj Arcel, già cosceneggiatore della serie tv scandinava Millennium e, tra gli altri,  del film Uomini che odiano le donne, tratti dai fluviali romanzi di Stieg Larsson, racconta un pezzo di storia danese che è ignorato dai più, soprattutto alle nostre latitudini.
C'era il rischio di fare qualcosa di polpettonesco, la durata ampiamente sopra le due ore in questo senso predispone e magari ci si accorge che , specie nella parte centrale , il passo è quello lungo della fiction televisiva. Ma stavolta non è un male: il tempo che Arcel si prende per raccontare la sua storia è ben impiegato nel comporre un quadro variegato ed esaustivo delle personalità complesse dei tre protagonisti in campo tutti alle prese con le proprie debolezze e contraddizioni.
Christian VII di Danimarca è un re solo di facciata, pusillanime prigioniero dei suoi dignitari, interessato più ai suoi giochi e scherzi che alle sorti del suo popolo.
La regina Caroline Matilda è prigioniera di una vita consacrata all'opulenza e al lusso sfrenato ma senza neanche un barlume di felicità e per questo è quasi portata a cedere le sue grazie al dottor Stuensee, di idee illuministe ( quasi socialiste ) ma allo stesso tempo assiduo frequentatore di bordelli e dedito al libertinaggio come pochi.
Eppure dalla sinergia di queste tre personalità differenti e uniche venne fuori una stagione di riforme irripetibile per la Danimarca.
A Royal Affair è fondamentalmente la storia dell'ascesa e della caduta del dottr Struensee a cui Mads Mikkelsen dona fascino e fisicità e proprio la passione che lega tra di loro i protagonisti è un qualcosa che gli permette di andare a un livello superiore rispetto ai soliti film ricchi visivamente, curati sotto ogni aspetto formale, ma fondamentalmente senza anima.
Il film di Nikolaj Arcel oltre a offrire particolare ricchezza nelle ricostruzioni d'epoca e uno sfarzo raramente riscontrabile in una produzione europea ( per di più scandinava, non proprio la cinematografia più ricca) regala una storia di amore, di passione in vorticoso crescendo e con delle pagine assolutamente vigorose in cui il fuoco che arde dentro i cuori dei personaggi viene efficacemente contrappuntato dal gelido clima danese, con il ghiaccio che avvolge tutto e tutti.
E poi ci sono delle prove d'attore assolutamente straordinarie: detto della prova eccellente di Mads Mikkelsen, ormai una garanzia anche a livello internazionale, la vera scoperta di questo film è Mikkel Boe Folsgaard nella parte di Christian che disegna un personaggio memorabile  afflitto da problemi di paranoia e di schizofrenia, vittima delle proprie pulsioni e insicurezze senza mai scivolare nell'eccesso dell'overacting o nella caricatura.
A Royal Affair ha anche concorso come miglior film straniero agli Oscar del 2013.
Continua a esserci del marcio in Danimarca.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


A Royal Affair (2012) on IMDb

Sabtu, 14 September 2013

Submarino ( 2010 )

Nick vive in un piccolo appartamento squallido: è appena uscito di prigione e cerca di dimenticare la sua vita grama con lunghe sedute di pesi in palestra e bevute massacranti. Ha un fratello minore ( nel film non ha nome)  che ha un figlio, Martin, è vedovo e tossicodipendente. Non si vedono da anni ma si incontrano di nuovo al funerale della madre che ha segnato la loro infanzia per la sua dipendenza all'alcol.
Un altro evento ha segnato in modo definitivo l'infanzia di Nick e del fratello.
Ora entrambi cercano di fuggire dalla spirale autodistruttiva in cui sono imprigionati.
Ma non sarà facile....
C'era già Shakespeare che in tempi non sospetti diceva che c'era del marcio in Danimarca.
E per vedere il marcio che si nasconde in un Paese lindo e progredito come il piccolo Stato nordico, basta guardarsi un film di Thomas Vinterberg che con la sua cinepresa da entomologo sfruculia letteralmente nello squallore che si nasconde dietro la facciata pulita e rispettabile danese.
Submarino è uno sguardo cupo e disperato su una Copenaghen nascosta agli occhi dei turisti, un coacervo di fallimenti, di clochard buttati agli angoli della strada a subire le angherie del tempo e di bulletti occasionali, di famiglie disfunzionali tenute assieme non si sa come, di esistenze al margine che vanno avanti per inerzia , giorno per giorno.
Non è un bel posto per viverci questa Copenaghen tratteggiata in modo così feroce e realistico: lo sa bene Nick che si sente nè più , nè meno di un rifiuto della società e lo sa anche  suo fratello che nel film non ha nome, un tossicodipendente senza speranza che cerca goffamente di nascondere questo suo "vizietto" al figlio che in molti frangenti si dimostra più adulto del padre.
Ecco, in questo quadro di totale annichilimento  , l'unica speranza che lascia intravedere un film a tonte fosche come Submarino, è legata al ruolo dei bambini che spesso sono più adulti di coloro che adulti lo sono solo anagraficamente e che dovrebbero badare a loro.
E'evidente nel flashback che apre il film e che descrive l'ambiente da cui sono venuti fuori Nick e il fratello ( madre alcolizzata assolutamente non in grado di badare loro) bambini che  avranno la loro infanzia segnata da un'immane tragedia, ed è evidente anche nel rapporto tra Martin e il padre tossicodipendente, in quello sguardo a metà tra il comprensivo e l'inquisitore, una sorta di rimprovero per un genitore che vorrebbe nascondere tutti i fantasmi della sua vita dietro i paradisi artificiali creati dall'eroina.
Submarino non lavora per ellissi, picchia direttamente allo stomaco descrivendo esistenze gettate via o che si stanno gettando dentro un abisso senza fondo.
Vinterberg non lavora di cesello ma stavolta usa la sciabola per un film di durezza inaudita in cui tutto viene mostrato e non suggerito: anche la tragedia terribile a cui devono sopravvivere Nick e il fratello, dai tempi della loro infanzia.
In un alternanza tra esterni grigi e ghiacciati di una Copenaghen ben lontana dallo stereotipo fissato nelle immagini delle cartoline ed interni in cui lo squallore è appena rischiarato dalle scene in cui il fratello di Nick cerca di dare al figlio quella quiete familiare negata dal destino ( ma anche se non soprattutto da quella immensa fregatura del libero arbitrio), Submarino conferma il talento di un cineasta come Vinterberg che lontano dai rigidi dettami del Dogma, lascia intuire la sua capacità di raccontare tutto il marcio che si nasconde dietro una società apparentemente aperta e all'avanguardia come quella danese.
Facendoci sapere che Shakespeare aveva proprio ragione.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Submarino (2010) on IMDb

Rabu, 11 September 2013

Wither ( 2012 )

Ida e Albin sono una coppia felice che non ha particolari problemi se non quello di pianificare di trascorrere il fine settimana assieme dopo tanto tempo che non riescono a farlo. Decidono di passare assieme ad alcuni amici un weekend in una casa tra i boschi semi abbandonata scoperta dal padre di Albin. Ma nella casa c' è una botola e dentro quella botola c'è qualcosa che determina in ognuno cambiamenti irreversibili.
Sarà una lotta per la sopravvivenza all'ultimo sangue.....
Siete in astinenza completa e irrimediabile e non potete vivere senza l'Evil Dead originale e relativi seguiti targati Sam Raimi?
Il remake tanto strombazzato di quest'anno vi ha deluso e avete deciso di mettere fuoco al Blu Ray che vi hanno appena regalato sapendo della vostra passione per l'originale? Siete stufi dei soliti teen horror plastificati americani in cui tutto il sangue e i liquami biologici sono solo trucchi creati col computer?
Volete un po' di sangue e frattaglie vere, fegatini sparsi e mobili usati creativamente come corpi contundenti come non succedeva dai tempi di Alta tensione di Alexander Aja? Volete anche un paio di ragazze di livello?
Non siete ancora stufi di case nei boschi e di botole nel pavimento che nascondono chissà quali mostri?
E neanche di simil zombies che non vanno giù neanche a colpi di doppietta caricati con palle da cinghiale?
Ecco allora fermatevi, avete trovato il film che fa per voi.
E' un film svedese, quindi fuori dai circuiti internazionali, realizzato da una troupe ridotta all'osso ( in ogni fase della lavorazione del film c'erano sempre i soliti tre nomi) con un budget da filmino della Prima Comunione, se non ho sbagliato calcoli con il cambio corone svedesi/euro, questo film dovrebbe essere stato realizzato con appena 35 mila euro.
Wither (un altro titolo con cui circola è Cabin of the dead, una botta suprema di originalità) è un remake apocrifo non dichiarato dell'Evil Dead raimiano a cui si richiama in modo quasi imbarazzante, ci sono anche alcune inquadrature copiate di sana pianta.
Senza però l'ironia sbracata che caratterizzava l'originale: qui a parte i primi venti minuti in cui si introducono i personaggi ( ma il film si apre con una sequenza abbastanza inquietante che fa entrare subito nell'atmosfera malata come da copione), si pesta di brutto sulla violenza, sullo splatter e sul gore.
E se la storia assomiglia a milioni di altre la cattiveria e la brillantezza della realizzazione ne fanno un film assolutamente decente e non è cosa da poco vista la partenza ad handicap a causa della totale mancanza di originalità.
Non c'è nulla di originale , ci sono alcuni personaggi che compiono le solite azioni ad minchiam ( tipo arrivi in una casa che neanche conosci, vedi una botola e ti ci fiondi per vedere che cosa c'è dentro? cazzo, ma non hai mai visto un film horror?) ma è un film che nella seconda parte ha ritmo da vendere e ha effetti speciali molto artigianali, molto vintage ma assolutamente encomiabili visto il budget a disposizione.
Tra Evil Dead, Cabin fever , Alta tensione e milioni di altri titoli Wither probabilmente non ha la forza di emergere in modo definitivo ma stupisce che una pellicola realizzata con pochi spiccioli come questa regga visivamente il confronto con produzioni ben più ricche.
E poi ha quel tono dark, apocalittico che cattura alla perfezione l'atmosfera che si respirava nei primi due Evil dead targati Raimi.
Wither è un film che cita il maestro con una passione contagiosa .
Un'ora e mezzo di divertimento senza pretese....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  Wither (2012) on IMDb

Sabtu, 07 September 2013

The killer inside me ( 2010 )

Anni '50: Lou Ford è un vice sceriffo di una piccola cittadina del Texas nata per lo sfruttamento petrolifero: ha modi gentili, amministra la legge in modo piuttosto elastico e apparentemente di buon senso col fine di mantenere tranquilla il più possibile la vita della cittadina. Ma è solo facciata: quando lo sceriffo lo manda ad indagare su una prostituta Lou se ne invaghisce e questo suo sentimento lo porterà alla rovina.
Per continuare a vivere tranquillo e non essere sospettato di alcunchè di criminoso deve cominciare a uccidere e la scia di sangue che lascia non finirà tanto presto....
Winterbottom è regista assai eclettico ma nel suo caso questo suo saltare di palo in frasca spesso ha dato esiti non all'altezza delle aspettative.
Certo con Butterfly Kiss, storia di un amore oltre i limiti della patologia, Go now storia di una patologia oltre i limiti dell'amore e Jude, riuscita  trasposizione della prosa oscura ed enrergica di Thomas Hardy tutti avevano pensato che era nata un'altra stella del firmamento registico inglese.
E invece Winterbottom ha alternato piccole produzioni ad altre opere più ambiziose in cui la sua mano si è dimostrata purtroppo per lui meno felice. 
Ma la sua carriera continua impeterrita ad inanellare titoli di tutti i generi. 
The Killer inside Me è la sua rilettura dell'omonimo romanzo di Jim Thompson.  Urla di scandalo per la violenza insostenibile di alcune sequenze lo hanno accompagnato per ogni dove ma dopo averlo visionato  posso affermare che è la classica montagna che ha partorito il topolino. 
Se qualcuno parla di violenza insostenibile riguardo a questa pellicola per qualche schiaffone sul sedere di Jessica Alba o Kate Hudson o per qualche pugno in faccia , beh allora vedendo Martyrs,  Frontiers,  Calvaire o anche un qualsiasi thriller coreano che dovrebbe dire?

Il film è incentrato sulla figura di questo vicesceriffo di un posto dimenticato da Dio, un tutore della legge che ha un fisico da scamorza e tante belle donne che gli orbitano attorno. 
E lui ,innamorato solo di se stesso e geloso della propria vita, comincia a rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra lui e il suo concetto distorto di felicità.
Non parlerei di serial killer ma semplicemente di un assassino/matrioska  (perchè racchiude dentro di sè qualche evidente disturbo psichico) che si ritrova intrappolato nel suo disegno di un mondo perfetto e che è costretto a continuare a uccidere per sviare i sospetti e porre rimedio agli sbagli commessi in precedenza.
Il problema del film è che non ha una progressione drammaturgica degna di questo nome ma procede solo meccanicamente senza suscitare la benchè minima meraviglia.
E' tutto già scritto e già visto, compreso il finale che rende finalmente visibile la psicopatologia del protagonista.
A parte qualche piccolo sussulto The Killer Inside Me regala molto poco del talento del suo regista ( ammesso che ci sia  ancora , più si va avanti e più se ne dubita) e degli attori coinvolti( che comunque cercano di salvare il salvabile).
Un film che doveva essere importante è diventato solo  un thriller sudaticcio di ambientazione sudista che si comincia a dimenticare appena dopo i titoli di coda. 
E non è giusto trattare così uno scrittore come Jim Thompson.

( VOTO : 5 / 10 ) 


The Killer Inside Me (2010) on IMDb

Senin, 22 Juli 2013

Solo Dio perdona ( 2013 )

Julian gestisce assieme al fratello una palestra di thai boxe in quel di Bangkok. In realtà è solo una copertura per trafficare droga. Quando il fratello violenta e uccide una prostituta minorenne la polizia thailandese incarica delle indagini Chang, un ex funzionario che ha un suo personalissimo codice d'onore. Individua il colpevole e lo fa uccidere dal padre della ragazza a cui poi lui taglierà la mano destra.
La madre di Julian arriva a Bangkok per recuperare il corpo del figlio morto e ordina all'altro di consumare una feroce vendetta.
Ma forse Julian non è il tipo adatto e Mr Chang è un osso decisamente duro....
Per Refn era complicato gestire il ritorno il sala dopo un successo planetario come quello di Drive.
Poteva semplicemente girare un film sulla scia del precedente , senza troppi voli pindarici oppure perdersi dietro alle ossessioni del suo cinema passato ( e forse anche futuro) che erano appena appena state ammortizzate in occasione della pellicola che lo aveva fatto conoscere a tutto il globo terracqueo.
I produttori sicuramente premevano per avere un Drive 2 e ciò spiega anche il vergognoso trailer che ha accompagnato Solo Dio perdona e che ha cercato in tutte le maniere di far capire che questa sua nuova pellicola fosse nella scia della sua opera precedente.
Niente di più sbagliato.
Solo Dio perdona è la visione personalissima di Refn del revenge movie di stampo orientale.
Fatta la tara al personaggio di Gosling ( all'inizio del film ci si chiedeva se stavolta avesse parlato oppure sarebbe stato come nell'altro), laconico come nella pellicola precedente ma stavolta privo del carisma del personaggio senza nome di Drive, la nuova opera di Refn orbita attorno al concetto di vendetta e di codice di giustizia.
Quale è la migliore giustizia? quella amministrata dalle leggi , quella divina o quella per cui la vendetta è un piatto da consumare caldo, caldissimo?
Julian e Mr Chang sono due pianeti dalle orbite lontanissime che si troveranno fatalmente a cozzare a causa  del concetto distorto di vendetta che anima la madre di Julian,
E qui si innesca anche la tematica di un rapporto madre figlio probabilmente mai sbocciato ( lei ricorda continuamente che il fratello era meglio in questo, in quell'altro e in quell'altro ancora), l'ansia di un figlio tormentato da tutte le implicazioni di Edipo e del suo complesso che cerca di rispondere alla madre nel linguaggio che finalmente lei vuole sentire e la mancanza di personalità di Julian abbastanza disinteressato a vendicarsi di un fratello mai troppo amato e preoccupato più di soddisfare le richieste dell'ingombrante genitrice che con la sua personalità prorompente lo prevarica e lo oscura.
Solo Dio perdona rinvigorisce il gusto di Refn per la narrazione frammentaria, non lineare, l'unità temporale viene flessa continuamente come per adattarla alle suggestioni estemporanee del suo autore affascinato dalle dinamiche sinusoidali del cinema orientale, hongkonghese in particolare ( il ritmo della quiete prima della tempesta intervallato ad accelerazioni di violenza improvvisa e senza compromessi che qui viene suggerita più che mostrata) che vengono rilette alla luce del suo stile talmente poco hollywoodiano che quasi stupisce che il suo talento non sia stato fagocitato e appiattito dalla fabbrica dei sogni americana.
Solo Dio perdona è opera spuria, un diamante grezzo volutamente opacato nella notte di una Bangkok che somiglia più a un girone infernale che a una delle mete turistiche più ambite al mondo.
Refn ha fatto un'altra volta centro ma stavolta Gosling non lo ha aiutato più di tanto.
Ormai i personaggi che gli vengono cuciti addosso sono tutti pericolosamente vicini allo stereotipo creato da Drive.
Impagabile l'apparizione di una Kristin Scott Thomas che sembra un angelo caduto dall'inferno: nascosta sotto un turbine di capelli biondi è lei la stella polare del film, molto più del pusillanime Julian e del violento Chang, reso un filo ridicolo dalle sue velleità canterine.
Solo Dio perdona è film nato più per dividere che per unire.

( VOTO:  7 / 10) 


Only God Forgives (2013) on IMDb

Senin, 22 April 2013

L'ipnotista ( 2012 )

Nella fredda Stoccolma d'inverno, in piena atmosfera natalizia, il commissario Jonna Linna comincia ad indagare su un triplice brutale omicidio. Una intera famiglia massacrata a colpi di coltellaccio da cucina, il padre al lavoro, la madre e la figlia piccola in casa dove c'era anche l'altro figlio ferito gravemente e miracolosamente scampato al massacro. C'è anche un'altra figlia grande da qualche parte della Svezia ma è da tanto tempo che sembra non avere contatti col resto della famiglia.Il ragazzo scampato alla strage però non può essere interrogato, almeno non con i metodi tradizionali così a Linna viene in testa un'idea meravigliosa: interrogarlo tramite ipnosi condotta dal controverso professor Bark che aveva smesso di esercitare la professione per via di uno scandalo che ne aveva spazzato via la reputazione.Cominciano le sedute di ipnosi, qualcosa si comincia a capire della vicenda ma il figlio di Bark è rapito....
Lasse ( Hallstrom) è tornato a casa: in fuga da quei  melodrammi hollywoodiani molto leccati e anche un po' patetici di cui era ormai diventato uno specialista, prigioniero di una sorta di ghetto artistico, una gabbia dalle sbarre dorate visto che i suoi incassi più o meno li ha portati sempre a casa, tornato nella natia Svezia si tuffa nel genere che va tanto di moda ora in Scandinavia, più o meno dal successo della saga Millennium creata su carta dal compianto Stieg Larsson e poi trasposta su piccolo e grande schermo un po' in tutte le salse e addirittura rifatta anche in quel di Hollywood da Fincher.
Non vorrei sbagliare ma in principio fu il romanzo Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg a sdoganare il thriller scandinavo, con relativa trasposizione cinematografica ( un po' zoppicante ma di ambientazione assai suggestiva) di Bille August.
E' indubbio che il thriller scandinavo abbia un passo diverso da quello hollywoodiano e non è un caso che il passo lungo che ha è quasi più adatto al piccolo schermo che non al grande schermo.
L'ipnotista non sfugge a questa considerazione: dopo un incipit virato al rosso sangue in cui Hallstrom dà sfoggio anche di un certo estro visivo, il film si sofferma soprattutto sulla caratterizzazione dei personaggi in campo e non moltissimo sull'indagine che procede abbastanza stancamente. I colpi di scena , pur presenti in buon numero sono diluiti dall'elevato minutaggio ( siamo alle due ore piene, durata rischiosa per un genere in cui si deve mantenere sempre alta la tensione) e ci si sofferma forse troppo sulle crisi personali dei vari protagonisti, soprattutto la figura dell'ipnotista e della moglie che alla perdita del figlio scontano tutta una serie di problemi interni al loro matrimonio che deflagrano improvvisamente.
Altri personaggi sono lasciati un po' in disparte , tipo quello della sorella maggiore , dimostrandosi sostanzialmente inutili alla progressione drammaturgica del racconto.
L'ipnotista può contare su una confezione di lusso con una fotografia e una regia che fanno pensare a una matrice televisiva , di una discreta caratterizzazione dei protagonisti e di un buon livello recitativo, si avvale inoltre di ambientazioni suggestive soprattutto in un finale al calor bianco in cui registicamente Hallstrom si scrolla di dosso il torpore che lo aveva attanagliato nella parte centrale.
Latitano speigazioni e moventi del massacro ( trincerarsi dietro la pazzia è troppo comodo) ma mancano anche quelle svolte sentimentali tanto care agli script hollywoodiani e questo può essere visto solo positivamente.
L'ipnotista è il classico film medio , senza infamia nè lode, che non brilla certo per originalità o per altre doti particolari.
E' un compitino però fatto bene con una bella parte iniziale e una parte finale veramente thrilling ma che nel mezzo mostra inutili digressioni melodrammatiche.
A parte questo non me la sento proprio di condannarlo.
C'è di molto peggio in giro .
Certo, c'è anche di meglio ma talvolta bisogna accontentarsi...
Un'ultima cosa perchè utilizzare il termine ipnotista ( ai confini della lingua italiana ) e non ipnotizzatore?

( VOTO : 6 / 10 )  The Hypnotist (2012) on IMDb

Jumat, 12 April 2013

Beyond ( 2010 )

Leena sta festeggiando assieme a suo marito e alle loro figlie il giorno di Santa Lucia. Una telefonata a casa avverte che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni all'ospedale e ha espresso il desiderio di rivederla un'ultima volta. Se per Leena questo vuol dire profonda crisi perchè ha passato gran parte della sua vita a cancellare con grande pervicacia il suo passato, il marito prende l'iniziativa di portarla dalla madre.E intanto affiorano i ricordi di infanzia di Leena, lei figlia di immigrati finlandesi in Svezia ( integrazione difficile sia linguistica che sociale) , costretta suo malgrado a tutelare un fratellino più piccolo ed evitare che i genitori , vittime della dipendenza da alcool , facciano più danni di quelli che fanno già.
Fino a quel brutto giorno in cui i servizi sociali portano via lei e il fratellino per affidarli a una struttura protetta. Intanto oltre al riaffiorare di questi ricordi, Leena si confronta al capezzale con la vecchia madre morente in un crescendo di dolore....
Beyond rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa di Pernilla August, già attrice bergmaniana, già ex moglie del più famoso ( o famigerato a seconda dei punti di vista ) Bille August e con questo film ha vinto ha vinto il Premio Settimana Internazionale della critica al festival di Venezia del 2010.
Un premio che non sorprende non perchè ci troviamo di fronte a un capolavoro, perchè così non è, ma perchè ci troviamo di fronte al classico film da festival specializzato, un drammone a tinte fosche con una struttura fatta con flashback a incastro in cui si fa un ampio excursus della vita di una ragazzina, Leena, a cui hanno rubato troppo presto l'infanzia e lo si alterna alla sua vita di adulta normale medioborghese, mediamente felice, con una bella famiglia, un marito amorevole, senza troppi problemi economici e una riconciliazione mancata con il suo passato doloroso.
Il fulcro del film è tutto qui: se i figli sono pezzi 'e core anche le mamme lo sono e Beyond descrive in modo anche un po' artificioso il travaglio della Leena adulta che quasi non si vuol far contaminare dal ricordo della sua infanzia, lo tratta come un qualcosa da rimouovere totalmente dalla propria vita.
Il film della August naturalmente urla Bergman ad ogni inquadratura ma anche Ibsen nel suo essere caratterizzato da duelli all'ultimo sangue tutti giocati all'interno di quattro mura soffocanti.
La storia che appassiona di più è senza dubbio quella della Leena bambina e del suo essere così responsabile a un'età così verde, colpisce il suo amore per un fratellino meno attrezzato di lei a sopportare le brutture che la vita gli propone e la sua delicatezza nel cercare di nascondere in che brutta situazione entrambi vivano.
E il segreto che la Leena adulta si porta dentro è proprio il rimorso per non essere riuscita a fare di più per quel fratellino tanto amato e da cui è stata divisa a forza.
Naturalmente un film di attori come questo vive sulle performances dei protagonisti e qui sono tutti di ottimo livello: da Noomi Rapace qui al suo ultimo film prima di fare il definitivo salto dell'Oceano Atlantico per andare a Hollywood per girare il secondo capitolo di Sherlock Homes, a Ola Rapace ( marito,ormai ex,  di Noomi, stesso nome d'arte, che aggiunge al tutto un tocco di spontaneità in più ), fino alla prova della giovane Tehilla Blad, nella parte della Leena bambina, recitata con grande intensità a trasporto.
Curioso che la giovane Tehilla abbia già nel suo curriculum varie apparizioni nella serie Millennium, quella che ha dato la notorierà a Noomi Rapace, recitando nella parte della giovane Lisbeth Salander...
Beyond non è sicuramente un film imprescindibile ma è notevole il lavoro della August sugli attori e sulle emozioni che scoppiano violente in una parte finale che ha il sapore di una chiusura definitiva col passato senza essere per questo troppo consolatorio.
Perchè talvolta l'amore non riesce a vincere su tutto.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Beyond (2010) on IMDb