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Rabu, 18 September 2013

A Royal Affair ( 2012 )

1767: la giovane principessa inglese Caroline Matilda va in sposa quindicenne , come da promessa, al cugino, re Christian di Danimarca di appena due anni più grande. Il suo matrimonio si rivelerà presto un inferno: il re è fragile psichicamente , se non squilibrato e preferisce la compagnia delle matrone del bordello a quella della regina. Ma riescono lo stesso a procreare un erede. Christian è praticamente prigioniero del Consiglio di Corte che lo tratta come un minus habens e lo esclude da tutte le decisioni politiche finchè non conosce un medico tedesco,Johann Friedrich Struensee, seguace delle nuove idee illuministe che stanno prendendo piede in Europa.Il medico grazie a terapie oculate fa migliorare lo stato mentale del giovane re, diventa suo buon amico e  riesce ad instillargli idee nuove in politica attuando riforme impensabili fino a pochi anni prima.
Ma il dottor Struensee commette un tragico errore: si invaghisce , ricambiato, della regina Caroline Matilda e questa diventa un'arma formidabile nelle mani di quel Consiglio di Corte, fatto di nobili conservatori fomentati dalla matrigna del re Christian, per metterlo in cattiva luce anche a  causa delle sue idee illuministe e riprendersi il potere mandando in esilio la regina.
A Royal Affair di Nikolaj Arcel, già cosceneggiatore della serie tv scandinava Millennium e, tra gli altri,  del film Uomini che odiano le donne, tratti dai fluviali romanzi di Stieg Larsson, racconta un pezzo di storia danese che è ignorato dai più, soprattutto alle nostre latitudini.
C'era il rischio di fare qualcosa di polpettonesco, la durata ampiamente sopra le due ore in questo senso predispone e magari ci si accorge che , specie nella parte centrale , il passo è quello lungo della fiction televisiva. Ma stavolta non è un male: il tempo che Arcel si prende per raccontare la sua storia è ben impiegato nel comporre un quadro variegato ed esaustivo delle personalità complesse dei tre protagonisti in campo tutti alle prese con le proprie debolezze e contraddizioni.
Christian VII di Danimarca è un re solo di facciata, pusillanime prigioniero dei suoi dignitari, interessato più ai suoi giochi e scherzi che alle sorti del suo popolo.
La regina Caroline Matilda è prigioniera di una vita consacrata all'opulenza e al lusso sfrenato ma senza neanche un barlume di felicità e per questo è quasi portata a cedere le sue grazie al dottor Stuensee, di idee illuministe ( quasi socialiste ) ma allo stesso tempo assiduo frequentatore di bordelli e dedito al libertinaggio come pochi.
Eppure dalla sinergia di queste tre personalità differenti e uniche venne fuori una stagione di riforme irripetibile per la Danimarca.
A Royal Affair è fondamentalmente la storia dell'ascesa e della caduta del dottr Struensee a cui Mads Mikkelsen dona fascino e fisicità e proprio la passione che lega tra di loro i protagonisti è un qualcosa che gli permette di andare a un livello superiore rispetto ai soliti film ricchi visivamente, curati sotto ogni aspetto formale, ma fondamentalmente senza anima.
Il film di Nikolaj Arcel oltre a offrire particolare ricchezza nelle ricostruzioni d'epoca e uno sfarzo raramente riscontrabile in una produzione europea ( per di più scandinava, non proprio la cinematografia più ricca) regala una storia di amore, di passione in vorticoso crescendo e con delle pagine assolutamente vigorose in cui il fuoco che arde dentro i cuori dei personaggi viene efficacemente contrappuntato dal gelido clima danese, con il ghiaccio che avvolge tutto e tutti.
E poi ci sono delle prove d'attore assolutamente straordinarie: detto della prova eccellente di Mads Mikkelsen, ormai una garanzia anche a livello internazionale, la vera scoperta di questo film è Mikkel Boe Folsgaard nella parte di Christian che disegna un personaggio memorabile  afflitto da problemi di paranoia e di schizofrenia, vittima delle proprie pulsioni e insicurezze senza mai scivolare nell'eccesso dell'overacting o nella caricatura.
A Royal Affair ha anche concorso come miglior film straniero agli Oscar del 2013.
Continua a esserci del marcio in Danimarca.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


A Royal Affair (2012) on IMDb

Sabtu, 14 September 2013

Submarino ( 2010 )

Nick vive in un piccolo appartamento squallido: è appena uscito di prigione e cerca di dimenticare la sua vita grama con lunghe sedute di pesi in palestra e bevute massacranti. Ha un fratello minore ( nel film non ha nome)  che ha un figlio, Martin, è vedovo e tossicodipendente. Non si vedono da anni ma si incontrano di nuovo al funerale della madre che ha segnato la loro infanzia per la sua dipendenza all'alcol.
Un altro evento ha segnato in modo definitivo l'infanzia di Nick e del fratello.
Ora entrambi cercano di fuggire dalla spirale autodistruttiva in cui sono imprigionati.
Ma non sarà facile....
C'era già Shakespeare che in tempi non sospetti diceva che c'era del marcio in Danimarca.
E per vedere il marcio che si nasconde in un Paese lindo e progredito come il piccolo Stato nordico, basta guardarsi un film di Thomas Vinterberg che con la sua cinepresa da entomologo sfruculia letteralmente nello squallore che si nasconde dietro la facciata pulita e rispettabile danese.
Submarino è uno sguardo cupo e disperato su una Copenaghen nascosta agli occhi dei turisti, un coacervo di fallimenti, di clochard buttati agli angoli della strada a subire le angherie del tempo e di bulletti occasionali, di famiglie disfunzionali tenute assieme non si sa come, di esistenze al margine che vanno avanti per inerzia , giorno per giorno.
Non è un bel posto per viverci questa Copenaghen tratteggiata in modo così feroce e realistico: lo sa bene Nick che si sente nè più , nè meno di un rifiuto della società e lo sa anche  suo fratello che nel film non ha nome, un tossicodipendente senza speranza che cerca goffamente di nascondere questo suo "vizietto" al figlio che in molti frangenti si dimostra più adulto del padre.
Ecco, in questo quadro di totale annichilimento  , l'unica speranza che lascia intravedere un film a tonte fosche come Submarino, è legata al ruolo dei bambini che spesso sono più adulti di coloro che adulti lo sono solo anagraficamente e che dovrebbero badare a loro.
E'evidente nel flashback che apre il film e che descrive l'ambiente da cui sono venuti fuori Nick e il fratello ( madre alcolizzata assolutamente non in grado di badare loro) bambini che  avranno la loro infanzia segnata da un'immane tragedia, ed è evidente anche nel rapporto tra Martin e il padre tossicodipendente, in quello sguardo a metà tra il comprensivo e l'inquisitore, una sorta di rimprovero per un genitore che vorrebbe nascondere tutti i fantasmi della sua vita dietro i paradisi artificiali creati dall'eroina.
Submarino non lavora per ellissi, picchia direttamente allo stomaco descrivendo esistenze gettate via o che si stanno gettando dentro un abisso senza fondo.
Vinterberg non lavora di cesello ma stavolta usa la sciabola per un film di durezza inaudita in cui tutto viene mostrato e non suggerito: anche la tragedia terribile a cui devono sopravvivere Nick e il fratello, dai tempi della loro infanzia.
In un alternanza tra esterni grigi e ghiacciati di una Copenaghen ben lontana dallo stereotipo fissato nelle immagini delle cartoline ed interni in cui lo squallore è appena rischiarato dalle scene in cui il fratello di Nick cerca di dare al figlio quella quiete familiare negata dal destino ( ma anche se non soprattutto da quella immensa fregatura del libero arbitrio), Submarino conferma il talento di un cineasta come Vinterberg che lontano dai rigidi dettami del Dogma, lascia intuire la sua capacità di raccontare tutto il marcio che si nasconde dietro una società apparentemente aperta e all'avanguardia come quella danese.
Facendoci sapere che Shakespeare aveva proprio ragione.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Submarino (2010) on IMDb

Jumat, 14 Juni 2013

Eddie: The sleepwalking cannibal ( 2012 )

Lars Olafssen ha vissuto il suo quarto d'ora di warholiana celebrità una decina di anni prima assurgendo al rango di next big thing in campo pittorico. Da allora però ha perso l'ispirazione.Dalla natia Danimarca si trasferisce in Canada in une piccola cittadina in riva a un lago, Koda lake e per sbarcare il lunario accetta di lavorare nella locale scuola d'arte. Nella sua classe c'è Eddie, omone grande, grosso e silenzioso, con il cervello ancora allo stadio dell'infanzia e che è nella scuola solo perchè è il nipote della maggiore finanziatrice della stessa. Quando costei muore improvvisamente Lars è più o meno costretto dal preside a prendersi Eddie in casa scoprendo presto che ha un piccolo vizio: di notte , quando dorme va in giro in mutande a divorare animali ma anche carne umana, uccidendo selvaggiamente le sue prede. E poi torna pacifico a dormire nel suo letto.
Lars è sconvolto ma scopre suo malgrado che  il macabro spettacolo riservatogli di Eddie gli ha fatto tornare l'ispirazione per dipingere quadri bellissimi.
E anche lui , come Eddie, non è in grado di resistere a questa nuova forma di ispirazione. Comincia a seguirlo nelle sue scorribande notturne, anzi comincia a "guidarlo" verso nuove vittime....
Un vero peccato che il titolo contenga un gigantesco spoiler. A dire la verità il titolo di partenza era solo Eddie, poi i produttori hanno pensato bene di aggiungere quel The sleepwalking cannibal per renderlo più appetibile. A dir la verità non ci sono riusciti molto perchè questa bislacca produzione tra Canada e Danimarca, uscita in pochissime sale negli USA ha racimolato qualcosa come poco più di 1500 dollari di incasso.
Ed è un peccato perchè è un film divertente nonostante abbiano cercato di spacciarlo per qualcosa che non è.
Eddie: The sleepwalking cannibal non è un horror, perlomeno non lo è nel concetto tradizionale che abbiamo del genere: è vero contiene alcune parentesi splatter ( lasciate fuori campo o sfocate sullo sfondo dell'inquadratura) ma il tono che prevale è quello del grottesco mescolato sagacemente alla commedia.
Il film di Boris Rodriguez è il ritratto di un freak, anzi di due, a questo proposito il titolo sembra un gigantesco specchietto per le allodole perchè se è vero che Eddie ha quel "vizietto" di cui è assolutamente inconsapevole è vero soprattutto che il vero mostro di tutto il film sia Lars che prima sfrutta Eddie guardandolo quasi con ribrezzo quando scopre quello che fa nella foresta ma poi non si fa scrupolo a servirsene per trarne ispirazione per la sua arte .
Arte che per lui diventa più importante della vita altrui, forse anche più della propria. E per questo, mediante Eddie,  "sacrifica" volontariamente vicini prevaricatori e antipatici o bulletti di periferia che hanno avuto a che dire con loro.
Lars è una sorta di dr Frankenstein che lascia la sua creatura libera di scorrazzare per ogni dove, utilizzandola per i propri scopi.
Col passare dei minuti il film assume anche le cadenze di un thriller, sempre sui generis ( come ambientazione e come stile richiama alla lontana le atmosfere del coeniano Fargo) e sempre con l'accento grottesco ben evidente.
Eppure sotto la patina da horror indie ( gli effetti speciali sono molto rustici e vintage e comunque tutto o quasi è lasciato fuori campo oppure viene sfocato sullo sfondo dell'inquadratura) quella che vediamo è una commedia sbilenca dotata di humour nerissimo che si diverte a sfiorare tangenzialmente vari generi.
Gli si può quindi perdonare la ripetitività di alcune situazioni e anche una certe prevedibilità di fondo.
Perchè comunque , nonostante tutto, diverte abbastanza.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 


  Eddie: The Sleepwalking Cannibal (2012) on IMDb

Selasa, 16 April 2013

Come pietra paziente ( 2012 )

Una giovane donna musulmana alla periferia di una città che non viene mai nominata, presumibilmente siamo a Kabul per lo scenario di guerra in cui è ambientata la vicenda, accudisce il marito , molto più anziano di lei , in coma vegetativo a causa di un proiettile che lo ha colpito al collo. Le figlie le ha mandata da una zia che gestisce un bordello mentre lei sta in casa con lui, combattendo con le privazioni che le sottopone la routine quotidiana ( mancanza di soldi, di acqua e di cibo). L'uomo è un involucro apparentemente senza vita e viene trattato da lei come la pietra della pazienza ( la synguè sabour del titolo originale), cioè quella pietra della tradizione afghana a cui affidare i propri segreti più reconditi. Parlando al marito un po' per sfogo e un po' per esorcizzare la solitudine, comincia un lungo percorso di spietata autoanalisi della propria vita, del proprio matrimonio e del rapporto col marito, una progressiva presa di coscienza della propria infelicità acuita anche dagli incontri con un giovane militare che la crede una prostituta ( è lei che glielo ha fatto credere per avere salva la vita) perchè paradossaalmente , pur trattandola da prostituta e pagandola, è l'unica che l'ha fatta sentire importante.
Però un crudele colpo di scena da parte del destino la attende .
E' difficile approcciarsi a un film come questo: Come pietra paziente se volessimo parafrasare il titolo, chiede molta pazienza allo spettatore perchè all'inizio è spigoloso, respingente,straniante nell'uso di una voce narrante sempre all'opera. Ambientato quasi interamente in uno squallido interno è un muro di parole che assale uno spettatore magari non ben disposto per un cinema autoriale di siffatto genere.
In realtà cresce col passare dei minuti allo stesso modo in cui fiorisce la bellezza della protagonista ( la bellissima attrice iraniana Golshifteh Farahani, già vista in About Elly e nel recente Just like a woman) trattenuta, anzi soffocata sotto paramenti pesantissimi e un burqa per andare all'esterno della sua povera casa per procurarsi i farmaci necessari per il marito e il poco altro per vivere.
Come pietra paziente si trasforma presto in un je accuse virulento contro un marito crudele , oltre che molto più vecchio di lei, e allo stesso tempo diventa una descrizione fedele del maschilismo feroce che caratterizza una civiltà androcentrica come quella musulmana.
Inoltre è un film sulla femminilità negata, o meglio sulla sessualità negata su cui lei si sofferma nelle sue numerose dissertazioni sull'argomento ( lei non ha nessuna voce in capitolo riguardo al modo di fare l'amore per esempio e gli incontri col militare giovane e imbranato sono importanti per la propria autostima di donna proprio perchè è lei che comanda il gioco erotico) e in questo appare tutta il suo essere occidentale perchè parlare così di sessualità credo che avrebbe creato più di un problema se il film fosse stato realizzato in un Paese arabo. In realtà è diretto dallo stesso autore del libro da cui è tratto,l'afghano Atiq Rahimi,
cosceneggiato con uno dei re Mida del cinema francese, Jean Claude Carriere, un arzillo ultraottantenne con oltre un centinaio di sceneggiature all'attivo.
Come pietra paziente è un lungo flusso di coscienza, un monologo interiore che col trascorrere dei minuti acquista sempre più audacia parallelamente al sentirsi sempre più donna da parte della protagonista, senza nome( nessun personaggio del film ha nome) e che all'inizio sembra un essere asessuato, totalmente devoto a un marito che sembra morto.
Come detto prima è difficile approcciarsi a un film ristretto in pochi ambienti ( la povera casa della protagonista e la casa della zia quando va a trovare le figlie) e caratterizzato da pochissime azioni di cui la più ricorrente è quella di trincerarsi sotto il burqa per procurarsi il necessario per vivere.
Una volta superato il primo impaccio è però un film che prende, soprattutto nella seconda parte e non è solo per l'audacia sempre più evidente delle confessioni della giovane protagonista.
Magari non adatto al grosso pubblico per quel suo essere autorial /chic ma può regalare parecchie soddisfazioni.

( VOTO : 7 / 10 )  The Patience Stone (2012) on IMDb

Senin, 15 April 2013

Il sospetto ( 2012 )

Lucas è un insegnante che ha perso il lavoro a causa dei tagli alla scuola e che è occupato temporaneamente in un asilo di un piccolo centro di provincia. E' separato, conduce una vita solitaria ma abbastanza normale e sta lottando legalmente con la moglie per avere più tempo da passare con l'amato figlio Marcus.Un brutto giorno , Klara , la figlia del suo migliore amico , bambina molto legata a lui perchè in famiglia l'ambiente non è dei più salutari a causa dei litigi continui tra genitori , racconta a una delle maestre una piccola bugia riguardante Lucas. La piccola menzogna si trasforma in un sospetto e poi in una comprovata colpevolezza agli occhi della piccola comunità in quanto mette in moto la macchina della giustizia.
Anche se così non è.
Tutto questo si traduce in aperto ostracismo verso Lucas che deve lottare per dimostrare la sua innocenza con al fianco il figlio e i pochi amici che continuano a credere in lui.
Il sospetto è un film che ti fa correre i brividi lungo la schiena. Brividi veri.
E riesce a sopravvivere anche al tentativo di "castrazione" da parte del titolista italiano che fa perdere all'originale Jagten ( che significa caccia) tutta la sua valenza simbolica e antropologica. Un po' come se Il cacciatore di Cimino ( in originale The Deer Hunter, il cacciatore di cervi) si fosse intitolato " L'inferno del Vietnam". Un titolo che c'entra con quello che viene raccontato ma è fortemente limitativo.
Il sospetto è un titolo che coglie solo uno dei molteplici aspetti della pellicola danese: è vero che è forse il primo film che tratta un crimine odioso come la pedofilia dalla prospettiva di un adulto innocente ma lo sguardo acido della cinepresa di Vinterberg ( che dopo l'esordio col botto di Festen sembra ritornare sul luogo del delitto, quello della comunità chiusa oltre che ipocrita e degli abusi sessuali) non si sofferma solo su questo.
Con poche pennellate degne di un impressionista ci dipinge una comunità apparentemente tranquilla in cui un uomo mite come Lucas cerca di mimetizzarsi tra gli altri riuscendoci malamente. E' gentile, premuroso coi bambini, uno dei pochi a non commettere eccessi alcolici, l'unico divorziato , ha sempre una parola di conforto per la piccola Klara testimone involontaria di un clima di violenza malcelata in casa sua , costretta suo malgrado a subire le conseguenze dei litigi dei suoi genitori che arrivano anche a dimenticarsela a scuola.
A lei piace Lucas e quando può scappa da lui non fosse altro per uscire a passeggio con lui e la cagnetta Fenny. Ma involontariamente, per una piccola ripicca infantile gli rovina la vita.
Eppure Lucas pur di non accusare Klara accetta stoicamente le violenze subite, anche in un'occasione come questa è l'unico a cui sembra stare a cuore quella bambina che gli sta facendo del male, del male vero.
L'empatia che si prova per il personaggio di Lucas è totale: in tempi in cui si deve stare attenti anche a fare un sorriso a un bambino per strada perchè potrebbe essere preso per qualcosa d'altro, un personaggio come quello creato nel film di Vinterberg che ha anche qualcosa di trascendente per come rifiuta le logiche umane per affidarsi al suo senso di giustizia, è un bagliore di luce nella tenebra.
Grande merito va a Mads Mikkelsen , attore magnifico grazie al quale un perfetto uomo medio se non mediocre come Lucas , diventa un personaggio memorabile.
Lo spettatore aspetta per tutto il film che venga ribaltato da parte di Lucas l'assioma che i bambini dicono sempre la verità, eppure non succede, non viene concessa la soddisfazione che il mite protagonista si faccia scudo della piccola Klara. sbugiardandola. La stessa Klara che viene usata dai suoi genitori come paravento per nascondere tutti i loro problemi familiari.
Vinterberg non concede questa soddisfazione  ma in  un crescendo di gesti inconsulti può accadere che per una volta Lucas perda il controllo ( la scena del supermercato) o che trovi il coraggio per mettere di fronte alla propria ipocrisia la comunità riunita come se niente fosse successo nella chiesa del paese durante la notte di Natale.
Inoltre è molto bello il rapporto delineato tra Lucas e Marcus, padre e figlio separati dalla vita e della burocrazia legata al divorzio, che hanno bisogno di stare uno accanto all'altro. Un rapporto all'inizio spigoloso ma poi improntato al calore umano e a un'emotività che forse sono strane da trovare in un film di provenienza scandinava.
Marcus pur non avendo vissuto con lui per un lungo periodo è uno dei pochi che non ha alcun dubbio sul comportamento del padre,accanto al quale vuole completare il proprio percorso di crescita, rappresentato dalla prima battuta di caccia al cervo con il suo fucile, regalatogli da Lucas, lo stesso fucile che suo padre  aveva regalato a lui.
Eppure anche in questo finale così apparentemente riconciliato c'è spazio per una chiusura inquietante che riapre un po' tutte le questioni che sembravano risolte.
Vinterberg a livello estetico sembra aver abbandonato le velleità puriste del Dogma 95 : quindi niente camera a mano, niente montaggio nervoso anche nelle fasi più concitate di questo thriller morale che a tratti sfocia nell'horror, una fotografia calda e avvolgente ( ad opera di Charlotte Bruus Christensen) che privilegia l'illuminazione naturale anche nelle numerose scene in interni non particolarmente luminosi.
Il sospetto è il film adatto a tutti quelli che hanno il vizio di giudicare troppo in fretta e in modo assoluto. Per tutti quelli che vedono solo bianco o nero.
Perchè in mezzo ci sono tante sfumature di grigio.
Basta saperle cogliere.

( VOTO : 8 + / 10 ) The Hunt (2012) on IMDb

Jumat, 12 April 2013

Beyond ( 2010 )

Leena sta festeggiando assieme a suo marito e alle loro figlie il giorno di Santa Lucia. Una telefonata a casa avverte che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni all'ospedale e ha espresso il desiderio di rivederla un'ultima volta. Se per Leena questo vuol dire profonda crisi perchè ha passato gran parte della sua vita a cancellare con grande pervicacia il suo passato, il marito prende l'iniziativa di portarla dalla madre.E intanto affiorano i ricordi di infanzia di Leena, lei figlia di immigrati finlandesi in Svezia ( integrazione difficile sia linguistica che sociale) , costretta suo malgrado a tutelare un fratellino più piccolo ed evitare che i genitori , vittime della dipendenza da alcool , facciano più danni di quelli che fanno già.
Fino a quel brutto giorno in cui i servizi sociali portano via lei e il fratellino per affidarli a una struttura protetta. Intanto oltre al riaffiorare di questi ricordi, Leena si confronta al capezzale con la vecchia madre morente in un crescendo di dolore....
Beyond rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa di Pernilla August, già attrice bergmaniana, già ex moglie del più famoso ( o famigerato a seconda dei punti di vista ) Bille August e con questo film ha vinto ha vinto il Premio Settimana Internazionale della critica al festival di Venezia del 2010.
Un premio che non sorprende non perchè ci troviamo di fronte a un capolavoro, perchè così non è, ma perchè ci troviamo di fronte al classico film da festival specializzato, un drammone a tinte fosche con una struttura fatta con flashback a incastro in cui si fa un ampio excursus della vita di una ragazzina, Leena, a cui hanno rubato troppo presto l'infanzia e lo si alterna alla sua vita di adulta normale medioborghese, mediamente felice, con una bella famiglia, un marito amorevole, senza troppi problemi economici e una riconciliazione mancata con il suo passato doloroso.
Il fulcro del film è tutto qui: se i figli sono pezzi 'e core anche le mamme lo sono e Beyond descrive in modo anche un po' artificioso il travaglio della Leena adulta che quasi non si vuol far contaminare dal ricordo della sua infanzia, lo tratta come un qualcosa da rimouovere totalmente dalla propria vita.
Il film della August naturalmente urla Bergman ad ogni inquadratura ma anche Ibsen nel suo essere caratterizzato da duelli all'ultimo sangue tutti giocati all'interno di quattro mura soffocanti.
La storia che appassiona di più è senza dubbio quella della Leena bambina e del suo essere così responsabile a un'età così verde, colpisce il suo amore per un fratellino meno attrezzato di lei a sopportare le brutture che la vita gli propone e la sua delicatezza nel cercare di nascondere in che brutta situazione entrambi vivano.
E il segreto che la Leena adulta si porta dentro è proprio il rimorso per non essere riuscita a fare di più per quel fratellino tanto amato e da cui è stata divisa a forza.
Naturalmente un film di attori come questo vive sulle performances dei protagonisti e qui sono tutti di ottimo livello: da Noomi Rapace qui al suo ultimo film prima di fare il definitivo salto dell'Oceano Atlantico per andare a Hollywood per girare il secondo capitolo di Sherlock Homes, a Ola Rapace ( marito,ormai ex,  di Noomi, stesso nome d'arte, che aggiunge al tutto un tocco di spontaneità in più ), fino alla prova della giovane Tehilla Blad, nella parte della Leena bambina, recitata con grande intensità a trasporto.
Curioso che la giovane Tehilla abbia già nel suo curriculum varie apparizioni nella serie Millennium, quella che ha dato la notorierà a Noomi Rapace, recitando nella parte della giovane Lisbeth Salander...
Beyond non è sicuramente un film imprescindibile ma è notevole il lavoro della August sugli attori e sulle emozioni che scoppiano violente in una parte finale che ha il sapore di una chiusura definitiva col passato senza essere per questo troppo consolatorio.
Perchè talvolta l'amore non riesce a vincere su tutto.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Beyond (2010) on IMDb



Jumat, 01 Februari 2013

Kon-Tiki

Thor Heyerdahl , esploratore di lungo corso, nell'immediato dopoguerra è alla ricerca di finanziatori per riuscire a verificare la sua teoria: secondo lui gli abitanti della Polinesia sono dei discendenti di una civiltà precolombiana arrivati su  quelle isole partendo da est e non da ovest come sempre creduto.Per fare questo vuole dimostrare che è possibile fare lo stesso loro viaggio, con gli stessi loro mezzi , a bordo di una zattera , chiamata Kon-Tiki, uno degli antichi nomi del dio Inca del sole. Trovati i soldi, partirà dalle coste del Perù assieme ad altri cinque temerari per un viaggio di circa 8000 mila kilometri tra tempeste e incontri che sfiorano la poesia.
Un viaggio di 101 giorni prima di riuscire a toccare di nuovo terra.
La vicenda di Thor Heyerdahl è una storia vera da lui stesso raccontata in un libro tradotto in moltissime lingue e in un documentario che vinse l'Oscar nel 1951.
Questa versione cinematografica arriva a rinfrescare una storia probabilmente ignota per i più, soprattutto alle nostre latitudini.
E cerca di farlo nel migliore dei modi: per essere un film europeo si respira aria di kolossal ( budget stimato circa 16 milioni di dollari secondo imdb.com), nella prima parte le ricostruzioni ambientali sono piuttosto curate  mentre nella seconda parte è la bellezza del mare e delle sue profondità che la fa da padrona.
Aiutato da una fotografia magnifica, il film riesce a evitare quasi del tutto le trappole della retorica e dell'agiografia in una narrazione che non fa mai sentire il peso che potrebbe avere un film ambientato all'interno di una zattera.
La regia invece riesce a mantenere alto il climax emotivo bilanciando al meglio tutto quello che succede nella zattera, con i vari conflitti che sorgono tra i componenti dell'equipaggio, tenuti assieme però dalla volontà incrollabile di portare a termine la missione, e le insidie ( o gli incontri straordinari) che vengono proposte dall'immensità del mare che stanno solcando, armati solo di vele e di una zattera coi rami legati e incollati.
Il viaggio del Kon-Tiki diventa così un sogno da far diventare realtà, un esempio dell'abnegazione totale, della passione e della forza di questi sei eroi per caso che in un contesto storico particolare ( siamo nel 1947, è appena finita la Seconda Guerra Mondiale con tutto il suo carico di morte e di distruzione, per rinascere occorrono storie dall'afflato epico come queste) firmano un'impresa leggendaria che da una parte rinnova il mito legato agli esploratori norvegesi e dall'altra dimostra che è possibile partire da zero per ottenere la realizzazione dei propri sogni.
Proprio quello che serviva a un mondo sull'orlo del tracollo economico e alla disperata ricerca di un appiglio per tirarsi fuori dalle secche della povertà.
Per questo Thor Heyerdahl e i suoi colleghi di avventura non sono più solo norvegesi ma  illustri cittadini del mondo.
Kon- Tiki è il viaggio di un sogno che si tramuta in realtà grazie a uomini coraggiosi e determinati , consapevoli che questa impresa che per il suo enorme valore scientifico non appartiene solo a loro ma a tutta l'umanità.
Eppure non è solo scienza: questa è la storia di un gruppo di uomini che hanno saputo lanciare il cuore oltre l'ostacolo aspettando la tredicesima onda per riuscire a galleggiare sopra la barriera corallina.
Stavolta l'epica non lascia spazio alla retorica.
Per fortuna esiste altro cinema oltre Hollywood.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Kon-Tiki (2012) on IMDb