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Minggu, 23 Februari 2014

12 anni schiavo ( 2013 )

Saratoga , New York 1841 : Solomon Northup è un violinista affermato, marito felice e padre di due bambini. Un giorno viene attirato da due tizi a Washington con la promessa di un buon ingaggio. Invece viene drogato e rapito, consegnato a un losco affarista che lo rivende , prima a un padrone abbastanza illuminato, il signor Ford che però ha come sottoposto il viscido Tibeats che lo odia senza mezzi termini e poi viene rivenduto allo psicopatico Epps, uno schiavista duro e spietato che vede i suoi negri solo come schiavi senza alcun diritto. Questo inferno sarà la vita di Solomon in attesa che qualcuno venga a liberarlo.E un giorno conosce un abolizionista, guarda caso di origine canadese.....
Continua il nostro viaggio all'interno della lista dei film che concorreranno all'Oscar nella ormai sempre più prossima notte dedicata.
E questo rischia di essere il più autorevole: 9 candidature e un tema importante, come quello dello schiavismo che è ancora una ferita aperta, una piaga ulcerata nell'ancora giovane storia americana.
Si sa di come agli americani piaccia tanto sbandierare la loro storia ai quattro venti e 12 anni schiavo di Steve McQueen, oltre che regista , videoartista di grande pregio, in questo senso è perfetto.
E' in grado di toccare le corde emotive più nascoste, di stimolare adeguatamente nervi scoperti, getta una luce inquietante su tutta la retorica nazionalista che sta alla base del cosiddetto Sogno Americano raccontando una storia vera che ha dell'incredibile.
Solomon Northup vive 12 anni di incubo in una nazione schiavista e razzista, arretrata dal punto di vista dei diritti civili e dell'ordinamento giudiziario, la sua vita da schiavo è un urlo accorato contro la piaga della discriminazione razziale, un qualcosa da trattare un po' come si fa con la polvere da nascondere sotto il tappeto.
Il punto è proprio questo: Steve McQueen non lascia proprio nulla all'immaginazione, lavora come sa fare lui sui corpi stavolta martirizzati dalla frusta che vi apre solchi sanguinanti come autostrade, disegnando però personaggi eccessivi in un senso o nell'altro.
12 anni schiavo è un film in cui tra il bianco e il nero non c'è alcuna tonalità di grigio: o si sta da una parte o dall'altra. O si è un bianco schiavista o si è un negro schiavo.
E gli unici fattori di perturbazione , guardacaso sembrano non appartenere allo stesso mondo in cui vivono Epps e Northup, l'alfa e l'omega di tutto il film, i due estremi che diventano due simboli di umanità e di disumanità.
In questo McQueen dimostra di essersi abbastanza appiattito sui dettami hollywoodiani: se il suo lavoro visuale è estremamente personale, la scrittura è semplificata, quasi deteriore,.un bignamino ad uso e consumo del grosso pubblico che dovrà indignarsi e uscire dalla sala con le lacrime agli occhi, di rabbia e di commozione.
Un po' troppo didascalismo per far tracimare l'impegno civile di una pellicola come questa in cui tutto deve essere a vista, una sorta di open space in cui tutto dovrà essere perfettamente comprensibile alla vulgata cinematografica che poi assegnerà gli Oscar.
Il primo film hollywoodiano del britannico, nero, McQueen , rischia di averci fatto perdere un talento che aveva soggiogato e fatto girare la testa a molti con film come Hunger e Shame, film indubbiamente più astratti e cerebrali di questo 12 anni schiavo che risulta a conti fatti  quasi una semplificazione del lavoro di un regista che arrivato ad Hollywood per imporre il suo stile se ne torna a casa magari con la saccoccia piena di premi ma levigato nel suo modo di fare cinema altrove senza compromessi.
Eccellente il comparto attoriale che vede un protagonista come Ejiofor che lavora per sottrazione sul suo personaggio e un antagonista come Fassbender, la sua nemesi , che fa tutto l'opposto sovraccaricando il suo odioso personaggio, mentre fanno macchia i camei piuttosto insipidi di un Brad Pitt dalla barba caprina e di  Cumberbatch , nei panni del mite Ford ( uno dei personaggi meno spiegabili del film, gentile con i suoi schiavi ma allo stesso tempo incapace di rinunciare a loro....).
Insomma 12 anni schiavo è un film importante ma un filo deludente soprattutto per chi si aspettava da McQueen qualcosa di bello ed estremo.
Qui invece ci troviamo di fronte a un solido melodramma che lascia solo intuire le potenzialità di un regista che ha un talento come pochi.
Si riporterà a casa la sua bella vagonata di Oscar. Sperando che non abbia come al solito cannato il pronostico.
Durante i titoli di testa la bradipa mi fa sottovoce: "Ma di che parla, della storia di Kunta Kinte?"
E io " No, parla del fratello..." Lei un po' sospettosa che me ne stia uscendo con una delle mie solite cazzate un po' sostenuta mi dice " E chi sarebbe questo fratello?"
Sentendomi un po' come il George dell'immortale sitcom inglese George e Mildred le rispondo " Kunta Tore!"
E mi prendo subito il mio schiaffone d'ordinanza.....
Ecco con questa cosa vergognosa direi che per oggi la possiamo anche finire qui....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

12 Years a Slave (2013) on IMDb

Selasa, 07 Januari 2014

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca ( 2013 )

Georgia, 1926, Cecil sta lavorando in una piantagione di cotone assieme al padre quando il giovane padrone per una quisquilia uccide il genitore freddandolo con una pallottola in fronte. La padrona, la signora Westfall decide di prenderlo come domestico per farne un "negro di casa".Cecil quando è poco più che adolescente va a cercare fortuna per il mondo sfruttando le sue competenze da domestico: riesce prima a entrare in un importante albergo di Washington e poi arriva addirittura a essere il maggiordomo alla Casa Bianca servendo per 7 presidenti, dal 1952 al 1986. Osserva la storia americana da un punto di vista privilegiato , senza alcuna opinione  politica mentre un figlio gli muore in Vietnam, la moglie diventa alcolista e l'altro figlio diventa un membro attivo delle Black Panthers mostrando a più riprese il suo disprezzo per cotanto padre....
Dopo il bel Precioius che gli aveva dischiuso le porte del successo e il sospetto The Paperboy,umidiccio thriller sudista con lampi di luce accecanti e inquietanti cadute di tono, Lee Daniels ritorna con un film che è stato salutato in America come l'ennesimo miracolo cinematografico.
E vai con i " ha fatto piangere anche Obama" oppure le varie definizioni di " Forrest Gump nero" e chi più ne ha , più ne metta.
A me vien solo da dire che se è vero che Barackuccio si è commosso , allora piange veramente con poco e se questo è un Forrest Gump nero allora io sono una ballerina di danza classica con  il tutu ( uhssignur che brutta immagine che ho evocato).
The Butler- Un maggiordomo alla Casa Bianca è il classico filmone americano di stampo abbastanza classico, leccato e laccato. pomposo e inconcludente, animato da un curioso razzismo all'incontrario innaffiato da generose dosi di melassa.
Cecil Gaines , basato sul personaggio realmente esistito di Eugene Allen, vive una vita di facciata ed è talmente abituato a fare tappezzeria sul posto di lavoro che assume lo stesso ruolo anche quando è in casa, eccezion fatta per un sussulto d'orgoglio tirato fuori contro il figlio.
Il film di Daniels si perde spesso nella forma e non riesce mai ad emozionare , intento più a essere una compilazione sterile di avvenimenti storici che una rilettura sostanziale e personale di quello che è accaduto nelle segrete della Casa Bianca per oltre 30 anni.
Il cast è sontuoso ma sprecato: i vari divi che si succedono nei panni dei vari presidenti sembrano più che altro imitatori di bassa lega provenienti da uno show televisivo di taroccamenti, truccati col male e peggio.
Gli unici che emergono infatti sono quelli non mascherati malamente come John Cusack nei panni di un untissimo Nixon in profonda crisi, l'unico presidente che acquisisce un minimo di profondità nella disamina fredda e superficiale del film, e il cameo fulminante , nei panni di Nancy Reagan di una Jane Fonda che sembra aver fermato il fluire del tempo.
Lo script di Danny Strong cade nella retorica e nella ripetitività e a nulla valgono le interpretazioni comunque all'altezza di Whitaker, in uno di quei ruoli che piacciono tanto alle giurie dei vari festival cinematografici, Oscar compresi, e della Winfrey che non affonda nel trucco e nel parrucco come fanno i vari Robin Williams, Alan Rickman e Liev Schreiber.
E quelle Black Panthers all'acqua di rose gridano ancora vendetta: i boy scouts sembrano più eversivi.
The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca è un gigantesco malinteso, il primo flop dell'anno appena iniziato.
Eppure in America è andato benissimo al box office.

( VOTO : 4,5 / 10 ) 

Lee Daniels' The Butler (2013) on IMDb

Sabtu, 28 Desember 2013

Italia anni '70 - Novecento atto secondo ( 1976 )

Alfredo , troppo succube dei fascisti viene lasciato dalla moglie, Olmo , fieramente antifascista subisce la repressione fino alla Liberazione, quando alla guida dei contadini porta a compimento la sua lotta di classe contro i padroni ed Alfredo è il padrone di quella fattoria. Mentre Attila, il fattore a cui Alfredo ha dato troppo potere, viene ucciso assieme alla sua amante per le efferatezze di cui si è reso responsabile protetto dalla camicia nera fascista , Alfredo viene condannato a morte. Ma l'amicizia con Olmo sarà più forte di tutto, anche delle ideologie contrapposte.
E' pretestuoso aver diviso un'opera come Novecento in due film , perchè deve essere concepita come un corpo unico e indivisibile.
Il film venne diviso in due parti per esigenze commerciali ma è innegabile che tra prima e seconda parte ci siano delle differenze ben tangibili.
 Mentre per la prima parte possiamo tranquillamente parlare di capolavoro assoluto in quanto il cinema di Bertolucci vola alto come non ha mai volato prima e forse come non volerà più dopo, in Novecento atto secondo la situazione è diversa perchè pur avendo iniziato il percorso nel sentiero tracciato mirabilmente dalla prima parte poi in questa seconda parte il lirismo che prima attenuava le istanze politiche viene irrimediabilmente meno in favore della drammatizzazione.
L'ideologia diventa protagonista di un processo al padrone che diventa un vero e proprio gioco al massacro, una lotta senza quartiere il cui esito, scontato, sarà una sconfitta per tutti.
Ma qui proprio per il suo affannarsi a spiegare le ragioni delle parti in causa il film arriva ad un passo , forse anche meno dall' essere didascalico.
Nella seconda parte accanto a De Niro e Depardieu assumono importanza fondamentale i personaggi di Attila e Regina (Sutherland e Betti) autori di azioni diaboliche e che incarnano con feroce parossismo due figure di malvagi assoluti lontani da qualsiasi tipo (e volontà) di redenzione.

Dopo l'ideologia nel finale Novecento si apre al sogno, al canto popolare, alle sequenze di massa che sembrano prese dal cinema russo degli anni d'oro del muto.
Comunque sia l'atto secondo è una chiusura degnissima di una saga familiare raccontata con grande partecipazione perchè se Bertolucci non riesce a ripetere quel miracolo narrativo della prima parte è per eccesso di zelo filologico, è per generosità illustrativa,è perchè cerca di  rendere perfettamente comprensibile tutto quello che gli si è agitato dentro per decenni.
L'Emilia riportata da Bertolucci è parente stretta con quella reale pur non sentendo Bertolucci il bisogno insopprimibile di verosimiglianza.
Bertolucci esplora vari generi dal racconto corale contadino fino al melodramma lacerante.
E comunque ci regala una delle prove autoriali italiane più impressionanti di tutta la storia del nostro cinema.

( VOTO : 8 / 10 ) 

1900 (1976) on IMDb

Minggu, 22 Desember 2013

Italia anni '70 - Novecento atto primo ( 1976 )

Il 27 gennaio del 1901 , giorno della morte di Giuseppe Verdi , in una grande fattoria della Bassa Padana, nascono Alfredo, figlio dei ricchi possidenti della fattoria e Olmo, figlio di Rosina ,una delle contadine asservite alla famiglia di cui sopra,e di un uomo di cui solo lei conosce l'identità. I due crescono insieme , nello stesso ambiente, sono amici per la pelle ma è chiaro sin da subito che le loro differenze di estrazione sociale determineranno il loro futuro. Sullo sfondo gli avvenimenti storici che cambieranno l'Italia del XX secolo:la Prima Guerra Mondiale e  l'avvento del fascismo sono lo sfondo della loro crescita e di tutto quello che accade nella loro vita.
Novecento è un affresco epocale struggente e che genera rimpianto.
Rimpianto per un cinema di respiro e di statura internazionale, finanziato da capitali americani, un cinema da esportazione grazie anche a un cast internazionale di grido.
Quasi un ossimoro parlare di cinema internazionale riguardo a un film che parla di  provincia eppure guardando Novecento non ci si accorge della sua forte impronta fortemente provinciale senza per questo diventare una macchietta regionale.
Praticamente fantascienza per il nostro triste cinema odierno, ridotto a dimensioni condominiali tranne che in qualche raro caso.
Bertolucci è ideologicamente schierato senza ambiguità, si confronta con le proprie memorie sulle rive del Po, ma riesce a orchestrare un racconto polifonico di grande bellezza e capace di regalare emozioni in grande quantità.
L'incipit è al cardiopalma: la resa dei conti, il parallelismo tra dittatori che furono e uomini assetati di giustizia che la cercano magari anche nel modo sbagliato diventando simili a quelli che li hanno repressi per tanti anni.
Nel 1900 nascono i due protagonisti Olmo e Alfredo, amici d'infanzia e di giovinezza ma allo stesso tempo ben consapevoli che la diversa estrazione sociale li dividerà comunque.
L'Italia cambia, le lotte sociali dividono i due nonostante le promesse d'amicizie fino ad arrivare all'avvento del fascismo. E per uno simpatizzante le idee socialiste l'aria non è così respirabile.

La Storia che fungeva da sfondo diventa protagonista a condizionare le scelte di Olmo e Alfredo, divisi dalla stessa barriera che esiste tra padrone e operaio.In più a spezzare un equilibrio già molto precario per definizione, il personaggio mefistofelico del  fattore Attila il quale abbraccia la causa fascista rendendosi colpevole di atti criminali irripetibili.
Nel primo atto (ma ricordiamo che Novecento è un film da concepire come un unica entità di più di 5 ore di durata) lo slancio politico ideologico è frenato dalla limpidezza dello sguardo di Bertolucci prezioso cesellatore di sequenze, probabilmente in questa prima parte sono da rintracciare alcune tra le pagine più belle dell'intera opera dell'autore italiano.
I due personaggi ,quello di Alfredo e quello di Olmo sono mirabilmente descritti e analizzandoli si vede che la figura che dovrebbe essere la più stereotipata, cioè quella del padrone è in realtà quella tratteggiata in modo più sottile e sfuggente.
Alfredo è un padrone che rifugge dalle ideologie ma spesso vi si deve adeguare mentre Olmo è più radicale nelle sue posizioni e nelle sue scelte.
Merito va anche alla recitazione sfumata di De Niro che è un perfetto contrappunto a quella più sanguigna e vigorosa di Depardieu.
Onore anche ai grandi vecchi Lancaster ed Hayden che contribuiscono dall'alto della loro esperienza a rendere ancora più intenso ed emozionante questo film...

( VOTO : 8,5 / 10 ) 

  1900 (1976) on IMDb

Kamis, 19 Desember 2013

Polytechnique ( 2009 )

Il 6 dicembre del 1989 un uomo armato fa irruzione nel Politecnico di Montreal, Facoltà di Ingegneria, cominciando a fare fuoco su tutte le ragazze presenti facendo una strage. Il tutto è visto attraverso tre punti di vista: quello dell'attentatore , un misogino patologico che pianificava il massacro da molti anni nel delirio della sua follia, quello di Valerie , un futuro ingegnere meccanico che è disturbato dallo scetticismo che circonda il suo essere donna in una professione ritenuta più adatta agli uomini e infine quello di Jean Francois, amico di Valerie e studente un tempo anche lui , che cerca di aiutare come può coloro che sono stati feriti.

" Se avrò un bambino gli insegnerò ad amare. Se avrò una bambina le dirò che il mondo è suo"
Queste le parole di Valerie, una delle sopravvissute alla strage dell'Ecole Polytechinique di Montreal avvenuta il 6 dicembre 1989 quando un pazzo entrò armato di fucile all'interno dell'affollatissima Facoltà di ingegneria e sparò moltissime volte uccidendo 14 studentesse. Tutte donne in nome di un tentativo preventivo di difendersi dal femminismo imperante.
Queste più o meno le parole del giovane folle che prima di suicidarsi con un colpo in fronte ha sparato e ucciso solo individui di sesso femminile.
Il film è in uno squillante bianco e nero ed esamina tutta la vicenda da diversi punti di vista,seguendo da vicino sia il percorso del futuro assassino , sia quello di alcuni personaggi.E di Valerie seguirà anche il dopo, così come tratteggerà la figura di Jean Francois (i nomi dei veri ragazzi sono stati comunque cambiati) l'unico che, in una facoltà universitaria svuotata in un sol attimo dagli spari, cerca di aiutare una ragazza ferita mentre non riesce ad aiutare la sua amica Valerie.
La messa in scena è minimalista improntata al massimo realismo, la violenza irrompe improvvisa, squarcia lo schermo, lacera l'apparente tranquillità di una giornata ordinaria tra la sala delle fotocopie e un aula di lezione sull'entropia. Le studentesse vengono abbattute freddamente, quasi giustiziate, i corpi cadono senza un lamento.
Il sangue, nero seppia, sgorga e invade i pavimenti.
Il film si apre introducendo la figura del killer e si viene subito a contatto con i suoi discorsi deliranti. In filigrana soprattutto all'inizio si avverte che effettivamente la facoltà di Ingegneria è ritenuta un posto più per uomini che per donne e anche alla fine si nota che la ragazza sopravvissuta ora ingegnere aeronautico si ritrova a essere l'unica donna in una professione da uomini.
Ma da qui a imbracciare il fucile e sterminare le studentesse della facoltà ce ne passa.
Più volte in nome del racconto da varie prospettive vengono riproposti i momenti shock,l e esecuzioni sommarie senza un motivo, i brevi inseguimenti per poi prendere a fucilate la "preda".
La macchina da presa è ferma quasi facendosi sfuggire quello che accade. Il tutto senza enfasi.
E anche la storia di Jean Francois, trattata con estrema misura mi fa recedere da questo pensiero.

Il film che viene subito in mente guardando Polytechinique è senza dubbio Elephant di Gus Van Sant. Come in quello qui c'è una strage inspiegabile, gratuita vista da varie prospettive.
Ma mentre in Van Sant c'era una critica neanche tanto velata alla violenza che impera nella società americana, alla libera circolazione delle armi, ai nuovi teenagers cresciuti a torta di mele e videogames sparatutto, qui siamo in un contesto diverso.
Siamo in una facolta universitaria e non in un liceo e soprattutto siamo in Canada e non negli USA.
Questo è importante sottolinearlo perchè mentre negli USA stragi scolastiche come quella di Elephant purtroppo sono avvenute diverse volte (e qui la memoria va subito al documentario di Michael Moore Bowling a Columbine) in Canada una strage come quella di Montreal del 6 dicembre 1989 è stato come un fulmine a ciel sereno. Del resto pur confinando le statistiche sui morti da arma da fuoco sono decisamente diverse tra USA e Canada anche considerando il diverso numero di abitanti:il numero medio annuale di morti per arma da fuoco in Canada è sotto i 200, negli USA supera gli 11 mila individui (citando il Michael Moore di Bowling a Columbine).
Villeneuve non ci mostra le radici a cui ancorare il male che divora da dentro il futuro giovane assassino. Ci mostra il suo punto di vista così come quello di Valerie e quello di Jean Francois.
Semplicemente.
Il resto è come la riproduzione del quadro Guernica che viene guardata a lungo da uno dei personaggi: una strage ingiustificata, un grido di dolore che si strozza in gola.
Avviene tutto nel silenzio più assoluto:neanche un urlo.
Appena una parola spezzata da una pallottola.

( VOTO : 8,5 / 10 ) 

Polytechnique (2009) on IMDb

Selasa, 17 Desember 2013

Steven Spielberg day - Schindler's list ( 1993 )




Oskar Schindler arriva a Cracovia nel 1939 pronto a sfruttare le leggi restrittive sugli ebrei per farli lavorare nella sua fabbrica di pentole e tegami da fornire all'esercito tedesco. All'inizia guarda solo al proprio tornaconto ma poi qualcosa nella sua coscienza si smuove. Decide di riscattare gli operai della sua fabbrica a uno a uno per salvare loro la vita anche a costo di ridursi in povertà. Ne salverà più di mille...
Un Olocausto in bianco e nero ma col colore che non ti aspetti. Spielberg dal punto di vista del talento filmico è probabilmente uno dei figli maggiormente dotati di questo pianeta ma non sempre ha messo la suddetta capacità, baciata quasi sempre da successo planetario,al servizio dell'arte cinematografica.
Spiegandomi meglio direi che è un uomo degli Studios che ha fatto del cinema commerciale il suo credo, pur potendo fare molto altro e anche molto meglio. Ma il caso ha voluto che i progetti ai quali teneva di più sono quelli che hanno riscosso meno in termini di incassi al botteghino.
Perchè, mettiamoci il cuore in pace, il più delle volte i capolavori dell'arte cinematografica sono assai lontani dai gusti del grosso pubblico. Questo film è la testimonianza più acuta di quello che ho appena affermato.
E'un film giustamente premiato all'Academy Awards ma non vorrei fosse stato premiato per la ragione sbagliata.
Non vorrei che fosse stato così premiato dai parrucconi hollywoodiani unicamente perchè fa figo il solo trattare la tematica della Shoah e non per come è stata narrata questa vicenda. 
Qui a scanso di equivoci si respira aria di capolavoro e di genialità nella trasposizione su pellicola della storia del commerciante cecoslovacco Oskar Schindler. Già dall'inizio vediamo che è difficile catalogare con precisione buoni e cattivi: o meglio abbiamo dei cattivi tout court, nazisti psicopatici e gente come il nostro Schindler che galleggia nell'assenza di ideologia ma cerca solo un tornaconto personale.E gli ebrei presentati all'inizio del film non fanno granchè per diventare simpatici, per essere considerati semplicemente delle vittime come in realtà sono.

Il genio di quest'opera risiede nel virare tutta la fredda cronaca dell'occupazione nazista, del rastrellamento del ghetto, dei campi di sterminio, tutti raccontati con sequenze assolutamente magnifiche girate come il dio del cinema comanda, al melodramma di stampo hollywoodiano senza per questo inciampare nelle trappole retoriche in cui spesso cade.
Spielberg descrive personaggi che evolvono durante il film: il nazista schizofrenico Goeth vedendo Schindler ha come un sussulto di dubbio riguardo alla sua ideologia arrivando persino a perdonare come un deus ex machina chi ha mancato, il contabile polacco di Schindler (un magnifico Kingsley) che all'inizio mal sopporta Schindler e il suo tanto sbandierato edonismo poi ne diventa braccio esecutivo perfetto, lo stesso Schindler da losco intrallazzatore comincia a capire che il nazismo e la sua ideologia non fanno per lui e comincia con le sue armi (soldi e corruzione degli ufficiali) a cercare di preservare dallo sterminio quanti conosce con l'aiuto del suo fido contabile ebreo.
E gradualmente comincia a capire di avere una missione perchè ha la possibilità di salvare vite umane,una missione resa ancora più angosciante dalla compilazione della lista di quelli che possono essere salvati (ma fuori resta l'abisso come dice il contabile).
Arriva a piangere per non aver venduto la macchina o una spilla che avrebbero salvato altre vite umane prima di abbandonare la scena con la sua divisa a righe da deportato per non incorrere in guai più seri.
Spielberg riesce a fondere mirabilmente lo scenario storico universale con l'universo privato e il suo stile lascia il segno.Sceglie un prologo e un epilogo a colori mentre il film è in un abbacinante bianco e nero per sottolinearne purezza stilistica e pathos con un unica concessione di colore (una bambina col cappottino rosso vista da Schindler).
Il regista sottolinea la distorsione del nazismo che se nei gradi alti di comando è distorsione ideologica , in molti ufficiali è solo brama di uccidere proditoriamente, solo bisogno estremo di dimostrare il proprio potere facendo esecuzioni sommarie così solo per il gusto di uccidere. Esemplificativo del discorso sul potere è il confronto tra Schindler che esercita il suo potere corrompendo e badando solo al lato economico esibendo come status symbol i suoi bei vestiti e il suo successo economico e la figura di Goeth (un sublime Fiennes) che vorrebbe diventare come l'altro, vorrebbe persino le sue camicie, ma può esercitare la brutalità del proprio potere solo uccidendo dall'alto della sua dimora col fucile a cannocchiale o sparando alla nuca a bruciapelo.
L'epilogo a colori è di quelli che fanno male: una fila quasi interminabile di persone, di reduci dai campi di concentramento di cui si è parlato nel film , i superstiti tra i personaggi di cui si è narrato nel film e i loro discendenti rendono omaggio alla tomba di Schindler mettendo una pietra sulla sua lapide, ogni pietra su quella lapide è una lacrima che scende......

( VOTO : 9 / 10 ) 

Schindler's List (1993) on IMDb


Questo post è parte dei festeggiamenti per lo Steven Spielberg day , l'omaggio da parte di un gruppo di bloggers in occasione del  compleanno numero 67 del regista. A questi festeggiamenti partecipano anche:
Aloha los pescadores
Cinquecentofilminsieme
Cooking Movies
Director's cult
Il Bollalmanacco di Cinema
Il Cinema Spiccio
Il giorno degli zombi
Ho voglia di cinema
In Central Perk
Life Functions Terminated
Movies Maniac
Non c'è Paragone
Pensieri Cannibali
Recensioni Ribelli
Scrivenny 2.0
The Obisidian Mirror
White Russian

Naturalmente leggere le recensioni di questi amici è IMPERATIVO! Buon Steven Spielberg day a tutti!!1

Rabu, 18 September 2013

A Royal Affair ( 2012 )

1767: la giovane principessa inglese Caroline Matilda va in sposa quindicenne , come da promessa, al cugino, re Christian di Danimarca di appena due anni più grande. Il suo matrimonio si rivelerà presto un inferno: il re è fragile psichicamente , se non squilibrato e preferisce la compagnia delle matrone del bordello a quella della regina. Ma riescono lo stesso a procreare un erede. Christian è praticamente prigioniero del Consiglio di Corte che lo tratta come un minus habens e lo esclude da tutte le decisioni politiche finchè non conosce un medico tedesco,Johann Friedrich Struensee, seguace delle nuove idee illuministe che stanno prendendo piede in Europa.Il medico grazie a terapie oculate fa migliorare lo stato mentale del giovane re, diventa suo buon amico e  riesce ad instillargli idee nuove in politica attuando riforme impensabili fino a pochi anni prima.
Ma il dottor Struensee commette un tragico errore: si invaghisce , ricambiato, della regina Caroline Matilda e questa diventa un'arma formidabile nelle mani di quel Consiglio di Corte, fatto di nobili conservatori fomentati dalla matrigna del re Christian, per metterlo in cattiva luce anche a  causa delle sue idee illuministe e riprendersi il potere mandando in esilio la regina.
A Royal Affair di Nikolaj Arcel, già cosceneggiatore della serie tv scandinava Millennium e, tra gli altri,  del film Uomini che odiano le donne, tratti dai fluviali romanzi di Stieg Larsson, racconta un pezzo di storia danese che è ignorato dai più, soprattutto alle nostre latitudini.
C'era il rischio di fare qualcosa di polpettonesco, la durata ampiamente sopra le due ore in questo senso predispone e magari ci si accorge che , specie nella parte centrale , il passo è quello lungo della fiction televisiva. Ma stavolta non è un male: il tempo che Arcel si prende per raccontare la sua storia è ben impiegato nel comporre un quadro variegato ed esaustivo delle personalità complesse dei tre protagonisti in campo tutti alle prese con le proprie debolezze e contraddizioni.
Christian VII di Danimarca è un re solo di facciata, pusillanime prigioniero dei suoi dignitari, interessato più ai suoi giochi e scherzi che alle sorti del suo popolo.
La regina Caroline Matilda è prigioniera di una vita consacrata all'opulenza e al lusso sfrenato ma senza neanche un barlume di felicità e per questo è quasi portata a cedere le sue grazie al dottor Stuensee, di idee illuministe ( quasi socialiste ) ma allo stesso tempo assiduo frequentatore di bordelli e dedito al libertinaggio come pochi.
Eppure dalla sinergia di queste tre personalità differenti e uniche venne fuori una stagione di riforme irripetibile per la Danimarca.
A Royal Affair è fondamentalmente la storia dell'ascesa e della caduta del dottr Struensee a cui Mads Mikkelsen dona fascino e fisicità e proprio la passione che lega tra di loro i protagonisti è un qualcosa che gli permette di andare a un livello superiore rispetto ai soliti film ricchi visivamente, curati sotto ogni aspetto formale, ma fondamentalmente senza anima.
Il film di Nikolaj Arcel oltre a offrire particolare ricchezza nelle ricostruzioni d'epoca e uno sfarzo raramente riscontrabile in una produzione europea ( per di più scandinava, non proprio la cinematografia più ricca) regala una storia di amore, di passione in vorticoso crescendo e con delle pagine assolutamente vigorose in cui il fuoco che arde dentro i cuori dei personaggi viene efficacemente contrappuntato dal gelido clima danese, con il ghiaccio che avvolge tutto e tutti.
E poi ci sono delle prove d'attore assolutamente straordinarie: detto della prova eccellente di Mads Mikkelsen, ormai una garanzia anche a livello internazionale, la vera scoperta di questo film è Mikkel Boe Folsgaard nella parte di Christian che disegna un personaggio memorabile  afflitto da problemi di paranoia e di schizofrenia, vittima delle proprie pulsioni e insicurezze senza mai scivolare nell'eccesso dell'overacting o nella caricatura.
A Royal Affair ha anche concorso come miglior film straniero agli Oscar del 2013.
Continua a esserci del marcio in Danimarca.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


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Minggu, 08 September 2013

Vento di primavera ( 2010 )

Questo film è la ricostruzione dell'orribile rastrellamento di massa compiuto dai tedeschi ai danni dei parigini nle 1942. 13 mila ebrei vengono rinchiusi prima nel velodromo d'Hiver in condizioni igienico sanitarie che definire pietose è un eufemismo, per poi essere smistati in campi di detenzione in Francia e in campi di concentramento tedeschi.
Troppi i pensieri che si affollano attorno alle immagini che passano sullo schermo, troppa la rabbia dentro che trova sfogo quando c'è qualcuno che meritoriamente cerca di ricordarci quanto è successo, sale ancora l'indignazione allorchè rileggiamo le storie vere di un genocidio di massa annunciato.
La storia di Vento di primavera è assolutamente vera e per questo è impossibile che non scatti l'empatia con quello che si vede.
Il film è realizzato con dovizia di mezzi, sono impressionanti le scene di massa come è impressionante l'escalation di avvenimenti , tristemente nota che porta al rastrellamento monstre di quella brutta giornata parigina che è il 16 luglio del 1942.
La vita di una comunità in cui la regista ha messo in evidenza soprattutto l'impossibilità da parte dei più giovani di comprendere fino in fondo questo terribile accanimento contro le loro radici è sconvolta da un piano folle di eliminazione di 24 mila ebrei da Parigi.
Grazie all'opera di molti parigini rimasti nell'ombra della storia ne vengono presi poco più della metà e ammassati in un velodromo prima di partire per un posto sperduto nella provincia francese per poi essere destinati nei più tristemente famigerati campi di concentramento.
Vento di primavera racconta la storia di un gruppo di bambini che devono fronteggiare qualcosa di molto più grande di loro, di un medico di origine ebrea interpretato da un Jean Reno mai così umano e dall'aspetto vulnerabile e di un'infermiera,Melanie Laurent, che si vota alla causa di questi bambini anche oltre le proprie forze.
Il film della Bosche racconta quello che successe in quei giorni usando vari piani narrativi: il rastrellamento visto dalla parte degli ebrei che devono subire soprusi e angherie , ammassati come bestie nel velodromo, umiliati e sottonutriti. Racconta la politica che è talmente miope da non accorgersi dell'atrocità che si sta per commettere.Gli ebrei sono solamente numeri in un pallottoliere, la cosa che sconvolge è che nelle alte sfere politiche si lavora contro il proprio popolo.Sono francesi coloro che pianificano il rastrellamento e la deportazione.

Narra inoltre di un  Fuhrer come un'icona chiuso nella sua teca totalmente distaccato dal resto del mondo.Per accentuare questa distanza le scene in cui è presente il Fuhrer con il suo entourage da teatro degli orrori, quadretti familiari grotteschi, sono lasciate in lingua tedesca e senza essere sottotitolate.
Il film della Bosche non vuole essere un je accuse sterile e ripetitivo contro i francesi che si macchiarono di collaborazionismo ma semplicemente un accurato resoconto storico in cui emergono le colpe del governo di Vichy.
Vento di primavera ( titolo che non c'entra nulla con quello originale,  La rafle, la retata) è una palestra in cui esercitare la memoria , il classico film da proiettare nelle scuole che serva da imperituro punto fermo nella rappresentazione storica di quel periodo.
Rose Bosche non eccelle in regia dimostrandosi ottima illustratrice e poco più lasciandosi sopraffare dall'enfasi in qualche tratto anche se azzecca la sequenza il cui il piccolo Nonò corre veloce verso il suo destino convinto che quel camion che lo sta aspettando lo porterà dalla madre.
Dal punto di vista cinematografico il film si limita solo alla compilazione degli avvenimenti, ma il cast sontuoso in cui tutti recitano al meglio (dai favolosi bambini a Melanie Laurent che dimostra il suo talento da attrice drammatica e a Jean Reno che usa la sua maschera per colorare un personaggio sofferto) permette di riscattare le debolezze di linguaggio filmico che qua e là emergono.
E qui si ritorna all'inizio. 
E' praticamente impossibile giudicare oggettivamente un film che agita tanti pensieri e il cui impegno civile travalica ogni considerazione cinematografica.
Ecco perchè il pollice di gradimento è ostinatamente su. 
Per ricordare.

( VOTO : 7+ / 10 ) 


La Rafle (2010) on IMDb

Minggu, 18 Agustus 2013

Anni di piombo ( 1981 )

Julianne e Marianne sono sorelle ma il loro rapporto è molto problematico sin dall'adolescenza. Una fa la giornalista, l'altra è detenuta in un carcere di massima sicurezza perchè terrorista. perchè stanno dalla parte opposta dela barricata? Probabilmente per la differenza con cui hanno vissuto il rapporto con il padre ( un rigido pastore protestante) e quello con il passato nazista della Germania. Alla notizia del suicidio della sorella in carcere, la cronista vorrebbe indagare su quello che è successo, sembra più un omicidio politico che un suicidio , ma sembra che non interessi a nessuno. Sembrano tutti ansiosi di seppellire nell'oblio una brutta pagina di storia.
Sono stati cambiati i nomi: ma è chiaro a chi il film si riferisce. La storia delle sorelle Ensslin è il paradigma dello sbandamento sociale e ideologico che attraversava l'humus sociale della Germania Ovest ( e con lei anche l'Italia era sconvolta dallo stesso tipo di problema che aveva fatto versare troppo sangue) alle prese con la piaga putrescente del terrorismo.
Dall'ideologia alla lotta armata come unica via di propugnare le proprie idee.
Ma Anni di piombo non è un film nudo e crudo sul terrorismo  come erroneamente creduto da molti, soprattutto da quelli che criticarono l'atteggiamento ritenuto  troppo morbido della regista verso la terrorista incarcerata. 
La accusarono di non aver preso sufficientemente le distanze dalla lotta armata tratteggiando quasi più positivamente il personaggio di Marianne ( la terrorista), rispetto a tutte quelle guardie carcerarie che, come avvoltoi assistevano ai colloqui con la sorella Julianne per trascriverne ogni singola parola.
A mio parere non è così perchè alla Von Trotta non interessa parlare di terrorismo. 
O perlomeno non è il tema centrale del film.
Anni di piombo parla dello stretto rapporto tra due sorelle legatissime fin da piccole, figlie di un pastore protestante che aveva inculcato il suo prepotente senso religioso arrivando a preferirne una rispetto all'altra.
Marianne e Julianne la pensano anche alla stessa maniera politicamente ma scelgono due modi diversi per realizzare quello che hanno in mente. Julianne diventa giornalista, Marianne  abbandonati marito e figlio si dà alla clandestinità.
Questo è il primo interrogativo che pone il film. 
Perchè una donna con una certa stabilità economica rinuncia agli affetti familiari per una vita votata all'avventura, al rischio e alla lotta armata? L'ideologia può arrivare a farti abbandonare un figlio?
La seconda parte del film è scandita dalle visite in carcere: il rituale umiliante delle perquisizioni e dei colloqui in presenza di secondini silenziosi che annotano tutto quello che le sorelle si dicono, il ricordo di un passato vissuto assieme all'ombra anche delle stesse idee e l'interrogativo sempre incombente del perchè Marianne ha fatto tutto questo.
Il rapporto tra le due sorelle viene scandagliato in profondità, il film assume una densità emotiva impossibile da descrivere a parole, la cronaca familiare delle sorelle Ensslin nella drammatizzazione della Von Trotta diventa veramente difficile da dimenticare. 
La regista cerca l'equidistanza tra le due, cerca di capire il perchè, trova un miracoloso equilibrio nel tratteggio dei due personaggi, entrambi ricchi di quei coni d'ombra che li rendono ispidi e rendono praticamente impossibile il processo di identificazione.
E'impossibile parteggiare totalmente per una donna che ha anteposto l'ideologia all'affetto per suo figlio e risulta a tratti sgradevole anche il personaggio di Julianne che prevarica continuamente il suo uomo e che sceglie di andare avanti pervicacemente anche lei disinteressandosi di tutto quello che la circonda.

Il trait d'union tra le due sorelle.
Quando arriva la notizia del suicidio di Marianne ( suicidio storicamente ancora misterioso, permane il sospetto che lei e gli altri della banda Baader Meinhof siano stati "suicidati" su commissione) Julianne si prodiga per cercare di smontare pezzo per pezzo la tesi del suicidio.
Perde il suo uomo per totale disinteresse.Trova prove a suo parere inoppugnabili ma all'opinione pubblica non interessa.Chi se ne importa se hanno ammazzato qualcuno in carcere?Anzi va a finire che molti all'epoca pensarono che in quel carcere era stata fatta un'opera di pulizia necessaria al fine di mettere un macigno sul passato, solo per dimenticare.
Julianne perde fiducia per la scarsa civiltà incontrata nella sua lotta per un principio ma guadagna un nipote ( che dopo un'iniziale rifiuto vorrà sapere chi era la madre).
Anni di piombo è un film che unisce magnificamente il rigore formale al contenuto. Un grande film di impegno civile  ancora in grado di stimolare discussioni  a 30 anni dalla sua uscita.
Un plauso va alle magnifiche protagoniste Jutta Lampe e Barbara Sukowa che riescono a far tracimare dallo schermo la loro vibrante emozione.
Quel terrorismo fortunatamente è una pagina di dolore passata e ricollocata nei libri di storia.

( VOTO : 8 / 10 ) 


Marianne and Juliane (1981) on IMDb

Rabu, 24 Juli 2013

A field in England ( 2013 )

Whitehead , alchimista male in arnese durante una battaglia della Guerra Civile inglese (XVII secolo o giù di lì), scappa da quello che è il suo maestro ed è preso in ostaggio dal losco Cutler che lo droga assieme ad altri due uomini imprigionati anche loro. Cutler cerca un fantomatico irlandese per riuscire a disseppellire un tesoro all'interno di un campo. Un piccolo particolare però li devia: il campo è letteralmente cosparso di funghi allucinogeni e il loro uso smodato renderà tutto più difficile e maligno.
Ammetto che sono un discreto fan di Ben Wheatley dai tempi di Kill List e , nonostante il suo ultimo lavoro uscito al cinema , Killer in viaggio, si sia dimostrato poco più di un divertissment calibrato però sullo stile acido e corrosivo del regista inglese, non ho smesso di apprezzare il suom stile coraggioso e visionario.
Così quando ho potuto mettere le mani su questo A field in England di cui fino a qualche giorno fa ignoravo persino l'esistenza , non mi sono potuto trattenere.
Diciamo subito che l'ambizione di Wheatley vien fuori tutta in questo suo ultimo film, una pellicola girata in un bianco e nero sgargiante  e messa in circolazione con una strategia commerciale rivoluzionaria: agli inizi di luglio nel Regno Unito è stato reso disponibile per le sale cinematografiche, è uscito in vari formati home video, è stato programmato sulle pay tv e addirittura su canali free.
Del resto il budget miserrimo del film ( si parla di 300 mila sterline) non rappresentava certo un ostacolo.
Dicevamo dell'ambizione di Wheatley: abituato alla sua concezione sbilenca di cinema di genere, non sapevo proprio cosa attendermi  da un film come questo, tratto da una piece teatrale, ambientato in un'epoca passata e che narrava in fondo una semplicissima caccia al tesoro da parte di un gruppetto di personaggi messi maluccio, sia fisicamente che mentalmente.
Il regista inglese con A field in England cerca di volare ancora più in alto con il suo stile crudo e trasversale e devo dire che , pur non risultando comprensibilissimo in alcuni passaggi, del resto quando ci sono di mezzo funghetti allucinogeni la logica può pure farsi andare a benedire, soprattutto nell'ultima mezz'ora, quella più "lisergica", dà prova del suo notevole talento visivo, pur usando il bianco e nero.
La parte finale di A field in England è un trip audiovisivo un po' come quello che vivono i suoi protagonisti, un flusso di immagini ipnotico in cui la realtà va e viene intervallandosi a visioni fantasmagoriche.
Non mancano le screziature horror, non manca quel mix di ironia e violenza che caratterizza il cinema di Wheatley, stavolta però più che richiamarsi al cinema odierno ci sono cospicui rimandi a quella gloriosa stagione cinematografica squisitamente inglese nota sotto il nome di free cinema a cui aderirono grossi calibri come Joseph Losey, Ken Russell, John Schlesinger, Tony Richardson, Lindsay Anderson, tanto per citare i primi nomi venuti in mente.
Assoluta anarchia narrativa, un modo totalmente libero di usare la macchina da presa, uno stile cangiante e volitivo non rispondente ad alcuna convenzione.
In più di un'occasione A field in England fa venire alla mente i principi cardine del free cinema inglese.
Ed è forse il suo più grande merito.
Per il resto dubito che un'opera del genere possa essere stata apprezzata dal grosso pubblico: troppo elitaria anche nella sua ricerca filologica ( si parla inglese arcaico), troppo episodica, troppo sbilenca nel modo di narrare una caccia al tesoro.
Tesoro di cui ci dimentichiamo ben presto col passare dei minuti....

( VOTO : 7 / 10 ) 


  A Field in England (2013) on IMDb