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Minggu, 08 September 2013

Vento di primavera ( 2010 )

Questo film è la ricostruzione dell'orribile rastrellamento di massa compiuto dai tedeschi ai danni dei parigini nle 1942. 13 mila ebrei vengono rinchiusi prima nel velodromo d'Hiver in condizioni igienico sanitarie che definire pietose è un eufemismo, per poi essere smistati in campi di detenzione in Francia e in campi di concentramento tedeschi.
Troppi i pensieri che si affollano attorno alle immagini che passano sullo schermo, troppa la rabbia dentro che trova sfogo quando c'è qualcuno che meritoriamente cerca di ricordarci quanto è successo, sale ancora l'indignazione allorchè rileggiamo le storie vere di un genocidio di massa annunciato.
La storia di Vento di primavera è assolutamente vera e per questo è impossibile che non scatti l'empatia con quello che si vede.
Il film è realizzato con dovizia di mezzi, sono impressionanti le scene di massa come è impressionante l'escalation di avvenimenti , tristemente nota che porta al rastrellamento monstre di quella brutta giornata parigina che è il 16 luglio del 1942.
La vita di una comunità in cui la regista ha messo in evidenza soprattutto l'impossibilità da parte dei più giovani di comprendere fino in fondo questo terribile accanimento contro le loro radici è sconvolta da un piano folle di eliminazione di 24 mila ebrei da Parigi.
Grazie all'opera di molti parigini rimasti nell'ombra della storia ne vengono presi poco più della metà e ammassati in un velodromo prima di partire per un posto sperduto nella provincia francese per poi essere destinati nei più tristemente famigerati campi di concentramento.
Vento di primavera racconta la storia di un gruppo di bambini che devono fronteggiare qualcosa di molto più grande di loro, di un medico di origine ebrea interpretato da un Jean Reno mai così umano e dall'aspetto vulnerabile e di un'infermiera,Melanie Laurent, che si vota alla causa di questi bambini anche oltre le proprie forze.
Il film della Bosche racconta quello che successe in quei giorni usando vari piani narrativi: il rastrellamento visto dalla parte degli ebrei che devono subire soprusi e angherie , ammassati come bestie nel velodromo, umiliati e sottonutriti. Racconta la politica che è talmente miope da non accorgersi dell'atrocità che si sta per commettere.Gli ebrei sono solamente numeri in un pallottoliere, la cosa che sconvolge è che nelle alte sfere politiche si lavora contro il proprio popolo.Sono francesi coloro che pianificano il rastrellamento e la deportazione.

Narra inoltre di un  Fuhrer come un'icona chiuso nella sua teca totalmente distaccato dal resto del mondo.Per accentuare questa distanza le scene in cui è presente il Fuhrer con il suo entourage da teatro degli orrori, quadretti familiari grotteschi, sono lasciate in lingua tedesca e senza essere sottotitolate.
Il film della Bosche non vuole essere un je accuse sterile e ripetitivo contro i francesi che si macchiarono di collaborazionismo ma semplicemente un accurato resoconto storico in cui emergono le colpe del governo di Vichy.
Vento di primavera ( titolo che non c'entra nulla con quello originale,  La rafle, la retata) è una palestra in cui esercitare la memoria , il classico film da proiettare nelle scuole che serva da imperituro punto fermo nella rappresentazione storica di quel periodo.
Rose Bosche non eccelle in regia dimostrandosi ottima illustratrice e poco più lasciandosi sopraffare dall'enfasi in qualche tratto anche se azzecca la sequenza il cui il piccolo Nonò corre veloce verso il suo destino convinto che quel camion che lo sta aspettando lo porterà dalla madre.
Dal punto di vista cinematografico il film si limita solo alla compilazione degli avvenimenti, ma il cast sontuoso in cui tutti recitano al meglio (dai favolosi bambini a Melanie Laurent che dimostra il suo talento da attrice drammatica e a Jean Reno che usa la sua maschera per colorare un personaggio sofferto) permette di riscattare le debolezze di linguaggio filmico che qua e là emergono.
E qui si ritorna all'inizio. 
E' praticamente impossibile giudicare oggettivamente un film che agita tanti pensieri e il cui impegno civile travalica ogni considerazione cinematografica.
Ecco perchè il pollice di gradimento è ostinatamente su. 
Per ricordare.

( VOTO : 7+ / 10 ) 


La Rafle (2010) on IMDb

Kamis, 22 November 2012

Taxidermia ( 2006 )

Tre episodi legati tra loro da un fil rouge familiare: nel primo episodio ambientato in un non luogo in cui non c'è nulla tranne un paio di caseggiati e la nebbia che tutto circonda il soldato  Morosgoványi, maniaco onanista deve rispettare le consegne del suo tenente. 
Lui si masturba a ogni occasione (e  usa anche tecniche particolarmente creative) fino ad avere (forse) un selvaggio amplesso con la moglie laida e grassa del tenente (attraverso la cotenna di un maiale) da cui nascerà un figlio, Kalman, con la coda suina adeguatamente amputata alla nascita: Kalman diviene uno "sportivo", campione in tutte quelle feste e fiere dove diventa un fenomeno della mangiata (e del successivo vomito) con tutti i record ancora imbattuti di tranguagiamento di cibo. Si innamora(?) di collega e avranno un figlio nonostante i problemi per l'attivita"agonistica" legati alla gravidanza.Il figlio, a differenza dei genitori, è magro come uno stuzzicadenti, pallido come un cadavere, si chiama Lajoska ed è lui che in un'epoca più moderna e vicina a noi fa l'impagliatore. Ha ancora il padre che è diventato talmente obeso da non potersi più muovere, è tenuto in una stanza prigione con la tv e ha la sola  compagnia di gatti giganteschi cresciuti a margarina.
Nel finale del film assisteremo all'ultima, suprema creazione di Lajoska.
La sua ultima scultura di carne che non sfigurerebbe nella collezione dei mostri di Cronenberg.
La tassidermia è l'arte di comporre i corpi per evitare loro la decomposizione. Si può dire volgarmente che è l'arte di impagliare.
Che cosa c'entra con questo film? C'entra solo nel suo ultimo segmento quasi a celebrare tutto l'alone funereo che incombe su tutti e tre gli episodi.
Il film di Palfi è un bizzarro affresco generazionale (veramente qualcosa di mai visto) in cui si narrano la vita e le gesta di tre generazioni della stessa famiglia .
Taxidermia è un film che dovrebbe essere visto seguendo l'avvertenza di tenere disgiunti gli occhi dal centro mesencefalico del vomito. Oppure da vedere a stomaco vuoto.
Perchè la visione potrebbe avere spiacevoli effetti colalterali. La cinepresa di Palfi non si risparmia nulla, non si sottrae di fronte a nessun particolare lasciando poco all'immaginazione e se da una parte abbiamo dei brani di cinema oltre i confini del grottesco dall'altra abbiamo anche soluzioni registiche e di montaggio realizzate col lampo della genialità (la rotazione della vasca ad esempio o la realizzazione dell'ultima scultura di Lajoska).
I tre episodi in cui è articolato il film sono assai diversi tra di loro: il primo ambientato in un'epoca imprecisata (ma presumibilmente siamo nei dintorni di una guerra), in un non luogo circondato da nebbie, ha un alone surreale che lo avvolge come il nulla sabbioso avvolgeva il deserto dei tartari: una comunità molto chiusa( eufemismo ), un soldato maniaco e fantasioso che trova tutte le occasioni per masturbarsi e che poi ha questo rapporto (reale o immaginario non si sa) con la moglie del suo tenente. O forse era solo la cotenna del maiale usata a fini erotici.
E già questo dice tutto della follia insita in un'idea del genere.
Nel secondo episodio il non luogo diventa l'Ungheria comunista in cui l'ancora giovane Kalman è un brillante "atleta" molto conosciuto (addirittura da vecchio si vanterà con Lajoska che c'è una tecnica di vomito che porta il suo nome).Qui siamo immersi nelle atmosfere delle gare e nella finta libertà di questi testimonials del regime, grassi e felici, mandati perennemente in vacanza dopo le gare. A queste olimpiadi di abbuffata si dovrebbe respirare una placida atmosfera leggera e conviviale e invece quello che si ottiene è una celebrazione funerea del regime e dell'intellighenzia ungherese figlia naturale di quella sovietica che ha steso la sua longa manus  fin qui.
Il terzo episodio ambientato ai giorni nostri è la narrazione dello squallore di un'esistenza , della solitudine e dell'alienazione di Lajoska, l'ultimo rampollo di una generazione malata i cui approcci col genere femminile sono destinati comunque al fallimento.
Una vita presumibilmente libera camminando sulle macerie (metaforiche e reali) lasciate dal regime comunista che ha disseminato grigiore ovunque. Vive assieme a quello che è rimasto del padre, informe ammasso di adipe prigioniero in una stanza bunker con unica compagnia una televisione e dei gatti tenuti a debita distanza.E dal punto di vista registico la creazione dell'ultima scultura di Lajoska ( l'anello di congiunzione tra vita e morte) scaturita da un'ossessione compulsiva per un lavoro come il suo è qualcosa che rimane impresso negli occhi.
Taxidermia è un film assolutamente originale opera di un cineasta giovane,folle e con lampi di assoluta genialità.
La storia ungherese riletta attraverso una lente deformante attenta soprattutto ai coni d'ombra e ai buchi neri in cui si infila il peggio del peggio. Oltre il trash.
Tre episodi caratterizzati da diversi stili in cui soluzioni registiche più che ardite mostrano tutto quello che  non è filmabile: dall'atmosfera surreale che si respira nella nebbia del primo capitolo si arriva alla claustrofobia horror del terzo episodio passando per il grottesco spinto del secondo episodio.
Forse non ho mai visto tanta follia racchiusa in un unico film. Impossibile accostare lo stile di Palfi a quello di qualsiasi altro cineasta. Somiglia solo a se stesso.

( VOTO : 8,5 / 10 ) 
Taxidermia (2006) on IMDb