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Selasa, 04 Maret 2014

Spiders 3 D ( 2013 )

Una stazione spaziale russa orbitante attorno alla Terra viene centrata da un meteorite e i detriti, tra qui diverse uova di ragnetti mutanti creati in laboratorio finiscono , combinazione vuole, nei sotterranei della metropolitana di New York ( in Russia pareva brutto farli cadere) dove cominciano a schiudersi, crescere a dismisura e a uccidere seminando il panico per tutta la città.
Jason, funzionario della metropolitana in crisi con la moglie Rachel deve fare di tutto per salvare la figlia, imprigionata dai militari in un palazzo per ragioni non meglio precisate di quarantena , ma soprattutto dovrà evitare che il ragno regina si riunisca con le sue uova dando vita a migliaia di giganteschi ragni mutanti....
Che cosa ci si aspetta da un titolo del genere?
Ragni mutanti, creaturone a otto zampe che uccidono con la sola imposizione del pungiglione, che hanno una cuticola antiproiettile ( ma un muletto con le sue braccia sollevatrici li trapassa agevolmente, spiegatemelo un po') e che non vengono arginati in nessun modo dall'esercito americano che come al solito è dipinto alla stessa stregua di una manica di imbecilli.
A scanso di equivoci Spiders 3 D è un brutto film che ha trovato non si sa come la via della distribuzione nelle nostre sale( vergogna! con tutta la bella roba che c'è da far vedere ), fondo di magazzino stantio come pochi, uscito solo in DVD in Paesi normalmente evoluti dal punto di vista cinematografico e in sala in nazioni come Vietnam, Kuwait e Filippine.
E ora anche nel nostro Belpaese.
Ma tutto questo accadeva l'anno scorso. Che senso ha farlo uscire dopo un anno che giaceva mestamente nei listini della casa cinematografica? Fa parte del solito pacchetto compri uno ma ti cucchi due o forse anche tre sennò non ti vendiamo neanche quell'uno?
Dal punto di vista della dignità cinematografica siamo dalle parti di un prodotto Asylum: anche se i ragni sono animati in modo decente ( ma sono sempre in CGI), visti da vicino mostrano tutti i limiti di un design abbastanza maccheronico ( ma perchè gli avete fatto gli occhietti malefici e perchè hanno i dentini, belli , bianchi e affilati?) tutto il resto ha l'apparenza di qualcosa di raccogliticcio.
Girato in Bulgaria per contenere i costi ( ma ha sempre un budget di 7 milioni di dollari, poco per una produzione americana ma un 'enormità rispetto al prodotto Asylum standard i cui budget vanno dal mezzo milione al milione di dollari, senza eccezioni) può vantare come fiore all'occhiello dei bruttissimi esterni ricostruiti in studio. In varie scene i personaggi fuggono a piedi e per quanto possano girare, voltare angoli e cambiare strada si ritrovano sempre attorno allo stesso isolato, del resto quello passava la produzione, per non parlare di attori di seconda schiera che si ritrovano senza merito a essere protagonisti e buttano alle ortiche la loro chance recitando al minimo sindacale delle espressioni.
Anche la storia ha pochissimo senso e soprattutto ha pochissimo senso che i ragni e gli scienziati cattivi non si facciano scrupolo a uccidere gente ma quando si tratta di uccidere i protagonisti misteriosamente rinunciano.
Evidentemente non erano sacrificabili in sede di sceneggiatura.
Da collasso del nonsense una scena in cui Jason incontra una pattuglia di militari che gli dice che deve assolutamente andare via da quella zona. Lui gli risponde che per mandarlo via lo devono uccidere.
Ora da che mondo e mondo il marine americano non si fa scrupolo a sparare prima di chiedere ragioni ma in questo caso il capopattuglia gli dice che va bene e gli augura anche buona fortuna , senza neanche dargli una sventagliatina di mitra addosso.
Insomma , ci siamo capiti.
Spiders 3 D è una roba brutta e assolutamente da evitare.
A questo punto ridateci TarantolaAracnofobia ma anche Arac Attack è molto meglio.
Almeno non si prende molto sul serio come questo che sembra un brutto film degli anni '80 scongelato da poco e reimmesso in circolazione.
Candidato fin da ora alla top of the flops del 2014...

.( VOTO : 2 / 10 ) 


Spiders (2013) on IMDb

Selasa, 25 Februari 2014

Atlantic Rim ( 2013 )

Una piattaforma petrolifera nel mezzo del mare del Messico affonda improvvisamente. Il team di ricerche inviato per indagare sull'accaduto scopre che la causa è un terribile mostro marino preistorico e scopre anche che ci sono due uova gigantesche che stanno schiudendo. La Marina americana manda tre robottoni antropomorfi a distruggere i mostri che intanto si stanno moltiplicando. Il problema è anche all'interno delle gerarchie militari perchè c'è chi sta organizzando un attacco nucleare per spazzare via i mostri. E spazzerebbe via anche una parte di popolazione....
Insomma quesa settimana è dedicata al cinema di qualità....
Avevo detto che non ci sarei ricascato e invece non ce l'ho fatta, eccomi qui , con mani e piedi legati di fronte all'ennesimo inqualificabile prodotto della Asylum productions. Ci sono le attenuanti però: ci sono i robottoni che prendono a mazzate i giganteschi mostri marini, una cosa che mi ha attirato sin dalle domeniche mattina passate al cinema dell'oratorio, annesso alla Chiesa, a guardare i film di Godzilla, quelli giapponesi anni '50 per intenderci.
Che cosa aspettarsi da un film che può vantare orgogliosamente una valutazione di 1,6 su imdb.com?
Solo il peggio e in un certo senso, anzi in molti sensi , siamo accontentati.
Viene servito il peggio del peggio.
Il problema stavolta non è tanto la qualità visiva del prodotto, sempre scadente, con effetti in computer grafica che sono veramente risibili, ma è meglio non soffermarcisi tanto perchè quelli più o meno ce li aspettiamo, ma quanto l'aggiunta di dettagli narrativi inutili oltre alle onnipresenti sequenze WTF ( diconsi What the Fuck?) in cui i protagonisti si esibiscono senza un briciolo di vergogna.
Così abbiamo Red, una specie di incrocio tra McGyver e Kevin Bacon che si fa il figo continuamente eppure è cornificato senza pietà dal suo amico nero che limona senza problemi con la sua ragazza , una biondona veramente ben dotata fisicamente che però rovina tutto con le sue labbra che stanno sempre a cuoricino, abbiamo un esercito che va in giro per la città a salvare vite ma gli abitanti se ne fregano nella maniera più assoluta ( ma come ? c'è un mostro marino che sta uscendo dal mare e la gente sta facendo bagordi sulla riva? e poi viene mandata una squadra per farli evacuare composta da cinque-militari-cinque?).
E che dire di navi e aerei mandati in soccorso le cui immagini sono chiaramente prelevate da altri film o documentari? E dei morti lasciati a caso agli angoli delle strade per rendere i mostri marini ( che poi sono dei volgari lucertoloni, non si sono sforzati neanche di dargli un design un minimo attendibile) più cattivi?
E il personaggio del militare monocolo che organizza un attacco nucleare in barba a qualsiasi concetto di gerarchia militare?
Il salvataggio di una delle bambine più brutte della storia del cinema? L'evasione di Red da una prigione che sembra fatta di cartone pressato?
E per finire , vogliamo parlare di uno dei robottoni che affronta il mostro marino armato con un minacciosissimo schiacciamosche?
Purtroppo manca l'ironia contagiosa e cazzona di uno Sharknado, a posteriori un vero e proprio cult, anche se non si può non  sorridere di fronte a robot antropomorfi che sembrano dei giocattoli vintage ( diciamo i robot di plastica con cui si giocava ai miei tempi) o al massimo dei Power Rangers....
La cosa da riconoscere alla Asylum è sempre la scaltrezza ( oltre la velocità) con cui in quattro e quattro otto mettono su questi mockbusters a imitazione di mega produzioni hollywoodiane e anticipando sempre l'uscita del corrispondente film della major.
Io da parte mia prometto di non ricascarci : niente più produzioni Asylum.
Ma forse la mia è una promessa da marinaio un po' come quella sui found footage o sui mockumentaries: sempre a dire che li evito , però poi non me ne faccio sfuggire uno.
E poi quest'anno esce Sharknado 2...
Mica possiamo farcelo sfuggire...no, no, no...

( VOTO : 2,5 / 10 )

Atlantic Rim (2013) on IMDb

Kamis, 23 Januari 2014

Seria(l)mente : Utopia ( 2013 )

Distribuzione: Channel 4 UK
Episodi : Stagione 1 da 6 episodi, 1 pilot e un finale di stagione da 60 minuti, 4 episodi da 48 minuti.

Becky, Ian, Wilson e Grant sono quattro appassionati di una graphic novel intitolata The Utopia Experiment il cui autore è morto in un ospedale psichiatrico in circostanze molto misteriose. I quattro si incontrano dopo che un quinto appassionato, Bejan, si dice in possesso del secondo volume della graphic novel. Ma Bejan muore apparentemente suicida e altre morti si susseguono perchè anche una pericolosa organizzazione criminale , fatta da settori deviati dello Stato, sta cercando il fumetto. Questo perchè pare che in The Utopia Experiment siano state predette tutte le principali sciagure degli ultimi cento anni.
Where is Jessica Hyde?
Questa frase viene ripetuta quasi come un mantra in perfetto accento british da vari personaggi perchè è lei la chiave di tutto e la conosceremo solo all'ultima sequenza della prima puntata.
Jessica Hyde ( Fiona O' Shaughnessy) è una specie di Lara Croft senza coda di cavallo, stesso fisico superasciutto e palestrato, stesse abilità letali nella lotta e nel maneggiare praticamente ogni tipo di arma, una mente  perennemente all'erta e occhi aperti, anzi spalancati perchè il pericolo si nasconde per ogni dove.

E scoprire l'identità del fantomatico Mr Rabbit vorrà dire svelare il mistero che si nasconde dietro un fumetto che ha provocato già così tanti omicidi.
Utopia è una serie che inquieta e anche parecchio perchè il pericolo coincide con settori deviati dei servizi segreti che si agiscono nei corridoi del ministero della Sanità, personaggi misteriosi che tramano nell'ombra e che riescono a modificare i destini di milioni di persone grazie a un vaccino per una non meglio identificata influenza russa ( vogliamo ricordare i milioni di euro buttati via dal nostro Ministero della Salute per i vaccini contro l'Influenza aviare? ecco sembra una storia molto simile).
Utopia, serie creata da Dennis Kelly attivo soprattutto in teatro, è un affascinante ibrido tra dramma psicologico, thriller d'azione, teorie cospirazioniste che oggi vanno tanto di moda e spunti sci fi che contribuiscono a speziare il tutto nel migliore dei modi.
Si resta con gli occhi letteralmente attaccati allo schermo dalla prima all'ultima sequenza rimanendo inevitabilmente con un palmo di naso perchè la chiusura della prima stagione non è altro che una porta socchiusa attraverso cui intravedere nuovi inizi, presagi di una seconda stagione ( appena all'inizio) che promette letteralmente fuochi d'artificio.
Oltre a un ritmo infallibile e a una caratterizzazione dei protagonisti che lascia appositamente dei coni d'ombra su ognuno ( Utopia è la classica serie in cui nessuno, o quasi, è quello che sembra e nel cui tragitto si incontrano personaggi che non si sa bene da che parte stiano ), la serie creata da Dennis Kelly è confezionata in modo magnifico, impeccabile.
Oltre a un commento musicale minimalista perfettamente calzante, c'è una fotografia che è tutto tranne che televisiva, privilegiando le tonalità sature e i colori pastello, con un cromatismo acceso e particolare che diventa da solo un tratto distintivo della serie che si trasforma ben presto in un raffinato piacere per occhi e orecchie.
Utopia è ricco di personaggi e colpi di scena, di rivelazioni inattese e scoperte sconvolgenti che tengono destissima l'attenzione in ogni puntata . Non c'è un attimo di sosta e si comincia ad empatizzare subito coi protagonisti.
A parte quelli succitati bisogna ricordare  Michael, un importante funzionario del Ministero della Sanità , grigio come la sua vita infelice , pusillanime sballottato a destra e sinistra dai suoi superiori ( che sembrano far parte di un'organizzazione eversiva all'interno dell'apparato statale) e da un ricatto perchè pare che abbia messo incinta una prostituta russa.
Una macchinazione alle sue spalle che condiziona le sue scelte in ogni campo, personale e lavorativo.
Un'altra cosa di cui è ricca Utopia sono gli omicidi: tutti brutali, efferati, senza distinzione tra buoni e cattivi o tra adulti e bambini.
Perchè a volte il raggiungimento dello scopo prefissato passa attraverso dolorose perdite.
E l'omicidio è un semplice mezzo per ottenere il risultato.
Meglio non farsi troppi scrupoli.
Utopia è una serie assolutamente da vedere.
Già è scattata la trepidazione per la seconda stagione appena iniziata.
Un'ultima cosa: dopo aver visto questa serie non riuscirete più a guardare un cucchiaino con gli stessi occhi.....
English do it better!!!!

( VOTO : 8 + / 10 ) 

Utopia (2013) on IMDb

Jumat, 10 Januari 2014

Gravity ( 2013 )

La missione di una spedizione di astronauti su dei satelliti attorno alla Terra viene interrotta da una pioggia di detriti che rischia di tagliarli fuori dalla navicella di supporto e farli cadere nell'oblio dello spazio profondo. La dottoressa Stone e il tenente Kovalski , gli unici superstiti , tentano in tutti i modi di rientrare nella navetta ma saranno costretti ad affrontare delle scelte drastiche e dei sacrifici dolorosi. E per rientrare finalmente sulla Terra ci sarà ancora molto da rischiare....
Gravity è stato uno dei casi cinematografici dell'anno appena trascorso, un serio pretendente alla  corsa degli Oscar, uno dei film più discussi perchè da una parte cospicua di pubblico e critica è stato salutato entusiasticamente come il nuovo 2001 Odissea nello spazio , mentre dall'altra è stato definito come il solito pacchettino promozionale hollywoodiano per divi che hanno passato gli anta e che faticano a trovare parti credibili, cosa che affligge decisamente più la metà femminile del glamourama cinematografico americano e quindi in questo caso parliamo sostanzialmente della Bullock.
So che mi farò parecchi nemici o perlomeno ci saranno parecchi che mi toglieranno semplicemente il saluto o  che passeranno anche solo per farmi una pernacchia , ma Gravity per me è tutto fuorchè un capolavoro.
Non è il nuovo 2001 , è più che altro una sfida visiva e narrativa che si avvale di una sceneggiatura in cui si sono tagliati al massimo i dialoghi nel tentativo di far parlare da sole le immagini.
E , devo dire , che riescono benissimo. Io che mi lascio abbindolare facilmente da questi aspetti all'inizio sono stato ammaliato dalle riprese fuori della navicella spaziale con questi astronauti attaccati alla nave madre solo da cavi come simbolici cordoni ombelicali capaci di dare la vita ma anche, ahimè la morte, un po' come quei detriti che fanno sembrare lo spazio profondo non così infinito come sembra ma decisamente un po' troppo trafficato. Del resto con tutti quei satelliti che girano sopra le nostre teste, vera e propria monnezza spaziale che non sarà mai smaltita il traffico è anche giustificabile....
A mio modestissimo parere il gradimento del film di Cuaron è legato strettamente al gradimento che si può avere di un'attrice come la Bullock.
Clooney in questo film è abbastanza secondario e poi il suo è un personaggio che si fa fatica ( almeno io ho fatto molta fatica, anzi dopo un po' mi sono detto che forse era meglio che spariva ) ad empatizzare, un macho un po' in là con gli anni, tutto chiacchiere e battutone da bar, che fa il piacione con la collega anche quando sarà scaraventato nel nulla con l'ossigeno che fatalmente finirà in pochi minuti.
Dicevamo della Bullock: in fondo Gravity è un one woman show in cui la Bullock da sola sopporta l'onere della scena e si impegna, molto, devo dire.
Ma per uno come me che non la gradisce più di tanto, la seconda parte del film diventa un problema e ti viene un po' da fare il ragioniere quando vedi certe cose, ti metti a fare le pulci al film: a parte il numero di botte di culo consecutive che le permettono di proseguire nella sua lotta per la sopravvivenza, tralasciando le questioni della termoregolazione nelle varie navicelle spaziali, possibile che la signora in questione sappia guidare di primo acchito sia una navicella russa che addirittura una cinese senza manco sapere la lingua? E che sono tutte della stessa marca queste navicelle spaziali?
Vogliamo poi parlare dei luoghi comuni nascosti negli interni di questi satelliti artificiali? della racchetta da ping pong che vola pigramente in assenza di gravità nella navicella cinese e delle bottiglie di vodka, nonchè dell'aspetto notevolmente sgarrupato della navicella russa?
Vogliamo anche parlare dell'espediente scorretto che vede rientrare in scena Clooney e del finale ( attenzione qui mi tocca spoilerare INIZIO DELLO SPOILER INIZIO DELLO SPOILER INIZIO DELLO SPOILER  in cui in una sorta di rinascita la Bullock riesce a uscire dalla navicella spaziale invasa dall'acqua senza essere risucchiata dalla pressione dell'acqua che entra nell'oblò e poi in barba a tutti i discorsi sulla muscolatura che perde tono e "confidenza " con la stazione eretta anche dopo solo pochi giorni passati in assenza di gravità, si riesce a mettere in piedi dopo appena tre passi?
Altro che monolito nero di 2001 Odissea nello spazio...
FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER
Detto questo bisogna riconoscere che Gravity è un'opera di altissimi artigianato cinematografico che spesso riesce a mettere in scacco lo spettatore in virtù del suo comparto visivo di primissimo ordine: personalmente faccio fatica a stare dietro a tutte le interpretazioni filosofiche e metafisiche di questo survival thriller che sono fioccate in rete.
Per molti descrive la sensazione di solitudine di fronte alla morte ma allora ne potremo citare millemila di film che descrivono questa cosa e non serve la fantascienza per farlo.Questa sensazione per esempio è descritta magnificamente nella saga del Padrino: soli nella vita ma anche di fronte all'atto estremo e conclusivo.
Perchè secondo me è semplicemente un survival thriller, una lotta feroce per la sopravvivenza in un contesto angosciante come il nulla che caratterizza lo spazio senza colore e senza suoni che si avvicina sempre più col calare del livello dell'ossigeno.
Non ha bisogno di seconde, terze letture, di sfruculiamenti tra le righe a interpretare le varie sequenze.
Trattasi di aspirante blockbuster travestito da sfida commerciale più che cinematografica ma del resto non era estrema la sfida rappresentata da film che erano dei veri e propri one man shows? tipo Cast away tanto per citare il primo che mi è venuto in mente, che alla fine non c'entra una mazza come contesto e ambientazione ma è lo stesso una sfida commerciale con un solo attore in scena per svariate decine di minuti...
Gravity invece viene tenuto saggiamente nei 90 minuti proprio perchè osa solo visivamente e non dal punto di vista della scrittura cinematografica .
Cuaron ha dimostrato ancora una volta la sua bravura dietro la macchina da presa ma stavolta non sono stato catturato come successe con I figli degli uomini.
E  me ne dispiace.
Mai come ora sono stato in difficoltà per quantificare numericamente la mia meraviglia per la confezione del film ( anche il sonoro è eccellente) e il mio disappunto per il poco che contiene...

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

Gravity (2013) on IMDb

Kamis, 02 Januari 2014

Resolution ( 2012 )

Michael riceve sul suo pc il video del suo amico Chris , che non vede da anni , mentre compie azioni sconnesse in mezzo ai boschi in evidente stato confusionale. Decide di andarlo a recuperare e di disintossicarlo dalla sua dipendenza dalle metanfetamine che gli causa allucinazioni e gli fa fare gesti inconsulti. Per evitare che faccia del male a se stesso e agli altri lo ammanetta al termosifone della fatiscente casetta nel bosco in cui abita. Tra una chiacchierata e l'altra Michael viene a contatto con vicini poco raccomandabili, pushers e strani professori di antropologia . E sembra che qualcuno li stia filmando, visto che trova una vecchia VHS in cui sono filmate scene della casa in cui ci sono anche Michael e Chris. Anzi , peggio: sembra che qualche burattinaio guidi le loro azioni verso una certa "risoluzione". 
Definitiva.
La prima cosa che si fa dopo aver appena terminato di vedere questo Resolution, esordio nel lungometraggio della coppia Justin Benson / Aaron Moorhead su sceneggiatura di Benson, è rivedere l'ultima parte di film per scoprire se si è perso qualcosa, se  è sfuggito qualche particolare fondamentale per la comprensione di un finale che più ermetico non si può.
E invece no, non è sfuggito nulla in una storia metacinematografica ( ma sì , lo uso pure io questo termine perchè è tanto fico usarlo ) come questa in cui oltre a chiederti il perchè ti chiedi anche il come siano successe determinate cose.
Una cosa è sicura : se cercate soluzioni definitive o trituranti spiegoni finali in Resolution non ne troverete assolutamente.
In compenso starete lì' a cercare per vari giorni una spiegazione soddisfacente a quello che si è visto e magari , imbroglioncelli che non siete altro, cercherete anche la soluzione su internet un po' come si fa come videogames.
Intendiamoci, Resolution è tutto tranne che un videogioco, è una magma incandescente in cui c'è un po' di tutto: dal classico incipit horror con la classica casetta nel bosco, alla chiacchiera perniciosa di derivazione tarantiniana, dalla VHS girata non si sa da chi  allo spunto thriller  dato dal mistero degli studenti di antropologia spariti nel nulla di caverne mai esplorate ( da far tremare le vene dei polsi l'incontro nella roulotte tra Michael e il professore , faccia da maniaco come poche e una gestualità che sembra sempre sull'orlo dell'"ora prendo una scimitarra che ho nascosta proprio qua sotto il tavolo e ti squarto"), per terminare in bellezza , si fa per dire, con la metacinematografia pura, la storia raccontata come se i due fossero semplicemente marionette prigioniere della volontà di un'entità astratta e superiore , senza forma e che si appalesa solo davanti ai loro occhi nell'ultima inquadratura.
Forse.
Già, Resolution è tutto un forse, saranno le metanfetamine che hanno devastato il cervello di Chris, sarà che anche Michael è un personaggio in divenire , sarà anche che la sceneggiatura di Benson è talmente un bailamme di avvenimenti diversi e contrastanti che dà proprio l'idea di un work in progress rimaneggiato continuamente e che evolve in direzioni random , un po' come la vita.
E se ci stesse prendendo per i fondelli ? E se Resolution fosse un metacazzeggio da sceneggiatore senza alcun significato mentre noi qui stiamo quai ad affannarci a trovare una soluzione a questo rompicapo ?
Beh anche se fosse solo questo sarebbe fottutamente geniale.
Resolution è un film diverso, è un film altro, qualcosa che rubando qua e là trova la sua (non) forma originale e una sua dignità filmica che oltrepassa anche il budget veramente risicato.
I due protagonisti ,Peter Cilella e Vinny Curran, sono eccellenti.
Anche grazie a loro Resolution diventa qualcosa da guardare e da metabolizzare con i giusti tempi.
Forse.
Presentato con successo in vari Festival internazionali e vincitore del Mad Movies award nel Neuchatel International Fantasy Film Festival.

( VOTO : 7 + / 10 ) 

Resolution (2012) on IMDb

Rabu, 01 Januari 2014

Seria(l)mente - Real Humans ( Stagione 1 , 2012 )

Titolo originale :  Akta Manniskor

Produzione : Svezia, 2012 
Episodi: 10 da 60 minuti l'uno
Svezia: in un presente alternativo gli uomini utilizzano degli androidi, ribattezzati hubots, per le mansioni più umili e pesanti, alcuni anche per compagnia.
Sono robots di vari modelli sempre più elaborati col passare degli anni, rispondono alle leggi di Asimov sulla robotica , non sono dotati di volontà propria , hanno una porta USB sul retro del collo e hanno bisogno di essere ricaricati mediante un cavo elettrico che esce da sotto la loro ascella sinistra, dove c'è anche il tasto per l'accensione e lo spegnimento, si stanno diffondendo sempre di più nel tessuto sociale e sono anche vittime di discriminazioni da parte di molti che sono contrari a questa integrazione sempre più profonda tra umani e androidi.
Il plot segue varie vicende tra di loro concatenate:
1) Quella di un gruppo di hubot apparentemente dotati di volontà e di libero arbitrio in fuga dagli umani e che cercano di trovare la strada della loro indipendenza.
2) Quella di Leo Eischer , figlio dell'inventore della " volontà "degli hubot che sta cercando Mimi , l'hubot che contiene la chiave di tutte le invenzioni del padre.La vicenda è raccontata con l'ausilio di vari flashback.
3) Quella della famiglia Engman formata da padre, madre e tre figli che accolgono in casa Mimi dopo averla avuta in omaggio assieme al nuovo hubot del padre di lei Lennart , legato da profondo affetto all'automa che aveva in precedenza , Odi.

4) Quella di Silas , trafficante di hubot e del mercato nero degli androidi gestito nel negozio di Jonas.
5) Quella di Roger , vicino degli Engman, lasciato dalla moglie Therese per un hubot e che ce l'ha a morte con i robot tanto da organizzare un attentato dinamitardo per rivendicare i diritti degli umani ( dei Real Humans..)
6) Quella di Ove e Bea , due detective e dei servizi segreti che stanno dando la caccia agli hubot in fuga di cui si è detto precedentemente in quanto si sono resi responsabili di alcuni omicidi.
Uno dei propositi che mi sono prefisso per il 2014 è stato quello di frequentare di più la serialità televisiva perchè , reduce dai classificoni di fine anno, mi sono reso conto che alcune delle cose migliori che ho visto nell'anno appena trascorso, provenivano dal mondo televisivo della serialità.
Sapevo che gli inglesi e i francesi sapevano fare serie di alto profilo,  ora se anche dalla Svezia arrivano con serie tv che spaccano vari culi tra cui quello della serialità americana , allora ci dobbiamo proprio rimettere a guardare un po' di serial televisivi.
Real Humans è una serie tv che vagheggia non tanto un futuro prossimo ma un presente distopico in cui umani e robot convivono. Non molto armoniosamente però: l'hubot, così viene ribattezzato l'androide, progettato per le mansioni più basse e ripetitive, è vittima dell'atteggiamento razzista di molti.
Se alcuni ( tipo Lennart o la moglie di Roger) li considerano al pari degli umani, altri li considerano peggio di un elettrodomestico, addirittura li ritengono un pericolo per la razza umana e poi ci sono altri ancora che col tempo e con la convivenza imparano ad apprezzarli e a considerarli membri della famiglia ( vedere la storia di Mimi presso la famiglia Engman).

Pur appartenendo al genere sci fi Real Humans inquieta non poco perchè gli hubot pur  essendo diversi, della macchine , sono talmente uguali a noi da risultare perturbanti. E la storia di un gruppo di loro dotato di personalità ( ma quando da un semplice chip e da un circuito prestampato si può parlare di vita? un po' la stessa domanda che si pone il biochimico: quando si può parlare di vita partendo da una semplice reazione chimica ? che cosa è vita e che cosa è semplicemente un frullato di atomi di carbonio e di gruppi azotati in proporzioni variabili?) è la cartina di tornasole attraverso cui misurare la paura del differente.
Gli hubot sono dei fattori di perturbazione dell'animale uomo, forse vogliono sostituirsi a lui e la paura che prova l'uomo verso di loro è la stessa che si prova davanti agli immigrati, ai diversi in genere ( qualsiasi minoranza sociale, etnica o religiosa).
Paradigmatica a questo riguardo è la lotta di Therese e di una sua amica per evitare la discriminazione dei loro hubot da compagnia non fatti entrare assieme a loro in un locale per "soli umani".

Real Humans ha vari padri putativi, da Blade Runner a A.I. passando per tutto il cinema robotico ( vedi Il mondo dei robot) ma non assomiglia specificatamente a niente di già visto: sono influenze inglobate elegantemente in varie storie raccordate in perfetta armonia e con un ritmo da far tremare le vene nei polsi.
Ci si appassiona subito alle varie vicende e non si può fare a meno di andare avanti fino ad un esito che tanto scontato non è tra rivelazioni inattese e colpi di scena improvvisi.
E la porta è aperta a nuovi sviluppi.
Altra cosa che inquieta non poco di questa serie è che mentre gli umani stanno progressivamente perdendo la loro "umanità" rendendosi responsabili di atti che di umano hanno poco o nulla, ci sono questi hubot che sono ansiosi di mostrare di avere sentimenti e non solo chip e circuiti prestampati.
Confezionato con  cura certosina, con grande attenzione ai particolari ma senza avvertire la necessità di abuso di effetti speciali magniloquenti o soluzioni di grande spettacolarità ad uso e consumo del fruitore usa e getta, la prima stagione di Real Humans entra di diritto tra le migliori cose viste del 2013 e non solo al cinema.
Già in programmazione la seconda stagione, la serie è stata venduta in più di 50 Paesi ( e sembra che l'Italia non sia tra questi ) e sono stati venduti già i diritti per un remake americano.
Assolutamente da vedere.

( VOTO : 8,5 / 10 ) 


Real Humans (2012) on IMDb

Kamis, 26 Desember 2013

Le dernier combat ( 1983 )

Il pianeta è una distesa semidesertica devastata da una catastrofe imprecisata. I superstiti si sono rifugiati in luoghi che hanno visto decisamente tempi migliori e lottano tra di loro per la sopravvivenza. Un veleno sparso nell'aria rende impossibile il parlare e le risorse per il sostentamento sono rare. Rarissime sono anche le donne che addirittura vengono tenute segregate, chiuse sotto chiave per toglierle dalle mire altrui. Un pugno di personaggi combatte per la sopravvivenza. Non c'è un prima , probabilmente non ci sarà neanche un dopo.
Esiste solo un presente che definire precario è un eufemismo.
L'uomo è in missione per guadagnarsi un futuro da vivere.
Diciamolo subito: Le dernier combat è un filmetto di poche pretese che non se lo sarebbe filato nessuno se non fosse stato l'esordio nel lungometraggio di Luc Besson, ex talent prodige del nuovo cinema francese.
Riprende scenari funesti post apocalittici già narrati altrimenti al cinema ( a quei tempi stava imperando la saga del Mad Max Mel Gibson di cui riprende le fila ) ma con meno budget.
Solo un gruppetto di attori a cui si è tolto l'uso della parola e un ambientazione devastata in cui sono stati inseriti, per il resto c'è poco altro a parte la spasmodica ricerca della sopravvivenza che esita in lotte tra i vari protagonisti in scena.
Tolto il curioso espediente di aver eliminato tutti i dialoghi e tolto il commento originale musicale di genere jazz rock ad opera di Eric Serra, non c'è molto di cui parlare.
Si fa fatica anche a cercare sottotesti in questa opera prima dell'allora 23 enne Besson, forse proprio perchè non ce ne sono.
Le dernier combat è un'anticipazione del cinema di Besson a venire, un esercizio di stile in cui si vede che il giovanotto ci sa fare con la macchina da presa ma che rappresenta in sedicesimo anche i difetti endemici del suo cinema , molto attento al lato visivo e meno forse a quello della scrittura.
E per uno che scrive sceneggiature a getto continuo come lui non è una bella cosa: spesso i suoi film partono da un'idea brillante, uno spunto forte che però viene perso durante il tragitto e questo forse ha impedito a Besson di sedere nell'empireo dei grandi registi.
Gli è sempre mancato quello scatto finale per fare il salto di qualità definitivo.
Le dernier combat è un film più di forma che di contenuto come spesso è accaduto nella carriera di Luc Besson girato in un bianco e nero stiloso: un'ambientazione calata in un futuro che somiglia tanto al Medio Evo, grande suggestione di locations asfissianti per il loro realismo post atomico, pochi personaggi caratterizzati per sommi capi per esprimere al meglio la loro regressione allo stato bestiale ( gli unici che ancora sembrano più umani che bestie sono il protagonista e il dottore che si è barricato nella sua clinica assieme alla ragazza che tiene segregata come fosse una reliquia preziosa), una vicenda rapsodica in cui è evidenziata la lotta tra l'umanità rimasta del dottore e del protagonista contro la bestialità diffusa e ben simboleggiata dal bruto animato da Jean Reno.
Qualche trovata scenica ripresa poi nel cinema tutto ingranaggi di Jeunet ( vedere per credere Delicatessen o L'esplosivo piano di Bazil ) , qualche momento di tenerezza in mezzo a tanta furia beluina ( l'abnegazione del dottore verso la ragazza , le cautele che prende bendando il protagonista perchè non sappia dove lei è nascosta), due attori che si elevano su tutti ; Jean Reno nella parte del bruto e Jean Bouise in quella del medico.
Le dernier combat è un recupero non imprescindibile ma sicuramente curioso per vedere la genesi dell'autore Besson.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Le Dernier Combat (The Last Battle) (1983) on IMDb

Jumat, 13 Desember 2013

Hunger Games: La ragazza di fuoco ( 2013 )

Dopo aver vinto assieme a Peeta i 74 esimi Hunger Games infrangendo la regola dell'unico vincitore assoluto, Katniss e lo stesso Peeta sono in tour nei vari distretti per calmare eventuali focolai di ribellione, loro che hanno ribaltato una delle regole principali dettate dai dittatori di Capitol City.La ribellione tuttavia serpeggia nei vari distretti e il grande capo Snow decide di indire degli Hunger Games molto speciali in cui parteciperanno solo vecchi vincitori dei giochi. Lo scopo è quello di eliminare Katniss senza far notare troppo la cosa. Proprio per il parco di concorrenti molto più temibili per i due è cosigliabile stringere delle alleanze. I 75 esimi Hunger Games cominciano e i morti  fioccano in abbondanza.Snow controlla tutto dall'alto, nella stanza dei bottoni, ma gli amici di Katniss hanno un piano per salvarla dalle grinfie del crudele dittatore....
Che dire che non sia stato già detto da altri? Poco o nulla soprattutto per uno che non era preciamente un fan del primo film.
Se quello lo avevo tollerato in qualche modo forse grazie soprattutto a Jennifer Lawrence, una di quelle eroine che esistevano una volta e che ora non si trovano più nelle sceneggiature, tosta e volitiva ma con una gran cu...ore di panna montata utile per i sospiri e le lacrime della numerosa audience, Hunger Games : la ragazza di fuoco è molto più faticoso da tollerare nonostante si rischi l'overdose della Lawrence che è presente praticamente in ogni inquadratura.
Se il primo aveva una patina di fantascienza distopica piuttosto gradevole ai miei occhi, qui viene portata via anche quella in favore di un intrigo da soap opera e di meccanismi semplici ed intellegibili studiati appositamente per una fruizione a neuroni a zero.
Hunger Games: La ragazza di fuoco è un film di avventure con un fondale fantasy posticcio, un one woman show di Jennifer Lawrence che viene messa ancora di più al centro della scena ( e te credo col successo che ha e con tutto quello che sarà costata) in una pellicola sostanzialmente priva di idee che cerca di essere un transito tra un primo capitolo introduttivo e un terzo che si vagheggia rivoluzionario al massimo anche se in nome della rivoluzione pare che sarà diviso in due film proprio come i vari Harry Potter e Twilight.
E proprio per questo suo carattere di transizione è caratterizzato da una parte introduttiva che è una specie di riassunto della puntata precedente e da un finale monco in attesa del capitolo successivo.
In mezzo c'è  il nulla sotto vuoto spinto e poi quella faccenda del non finale ti fa salire veramente l'embolo al cervello perchè aspettare un anno o giù di lì per sapere come va a finire è roba da far girare i cosiddetti a elica come ho già avuto modo di dire varie volte in passato.
Non ho letto i romanzi da cui origina la saga degli Hunger Games nè ho intenzione di farlo, quindi non posso fare confronti con la pagina scritta ma quella che doveva essere una saga rivoluzionaria anche per i canoni del cinema hollywoodiano, più che una bomba si sta rivelando un mortaretto, bagnato per giunta.
Se nel primo capitolo era importante soprattutto la cornice e il coro di personaggi che circondava i protagonisti, qui ci si concentra, nell'alveo perfetto della love story hollywoodiana prescritta nel manuale Cencelli dell'incasso, sul triangolo amoroso con Peeta che fa la figura di chi regge il moccolo quando ci sono in scena la Lawrence e l'Hemsworth moro (il fratello di Thor) che fisicamente appare molto meglio attrezzato per la grazie della Lawrence.
E i vari Tucci, Banks, Sutherland, Kravitz e la new entry Phillip Seyomour Hoffman ( che appare abbastanza pleonastico e avulso dai meccanismi della narrazione) fanno solo la figura dei minchioni vestiti e agghindati in modo ridicolo.
Ho letto e sto leggendo meraviglie di questo film : fermate il mondo perchè voglio scendere, io sto dall'altra parte della barricata assieme a pochi altri. Hunger Games è la solita macchina da soldi hollywoodiana travestita da film rivoluzionario, non un prodotto solo per teenager come i film del mago quattrocchi Harry Potter o dei vampiri sdentati di Twilight.
Avrà un target diverso ma per quanto mi riguarda il risultato è assolutamente sovrapponibile: baracconata ai limiti del sopportabile, in certi momenti anche oltre questo fantomatico limite, che non ha nulla di nuovo da raccontare.
Ma la Lawrence è bella e ha dimostrato, non tanto qui ma altrove, quanto sia brava.
I suoi fans avranno pane per i loro denti.
Gli altri avranno un polpettone Lost-esco con generose spruzzate di The Truman Show e l'aggravante di una durata ben oltre i limiti della portata vescicale come prescriveva Hitchcock.
Perchè quasi due ore e mezza di frantumamento di zebedei sono dure da sopportare...
Troppo dure.

( VOTO : 4,5 / 10 ) 

The Hunger Games: Catching Fire (2013) on IMDb

Jumat, 29 November 2013

Thermae Romae ( 2012 )

Roma 128 d.C.: l'architetto Lucius Modestus, specialista in progettazione di bagni termali, sta vivendo una crisi creativa che sembra irreversibile. Perde il lavoro , è sempre triste e pensieroso ma quando un suo amico lo porta alle terme per fare un bagno caldo rilassante Lucius viene risucchiato in un grosso buco nella parete della piscina e scivolando attraverso il tempo viene catapultato nel Giappone ai giorni nostri in un moderno bagno pubblico dove si sta rilassando un gruppo di anziani. Assieme a quelli che definisce il popolo dalla faccia piatta conosce Mami , aspirante disegnatrice di Manga alla ricerca di una storia che la faccia entrare nel mondo del fumetto dopo tante porte sbattute in faccia. Lucius è colpito dalle innovazioni tecnologiche di quello strano popolo, Mami da Lucius che sarà il soggetto della sua storia. Intanto Lucius continua a fare avanti e indietro nel tempo e porta nell'antica Roma tutte le innovazioni che ha osservato. Diventa così l'architetto di maggior successo a Roma e attira le attenzioni dell'irascibile imperatore Adriano che gli fa progettare delle terme personali che però dovranno essere straordinariamente innovative....
Non so voi , ma io quando solo leggo nelle sinossi dei vari film un qualcosa che li faccia avvicinare ai paradossi temporali e ai viaggi nel tempo, scatta l'impulso irrefrenabile alla visione.
E così è stato per questo Thermae Romae, film giapponese tratto da un manga scritto da Mari Yamazaki e incredibile successo al box office giapponese ( secondo posto assoluto del 2012  con un incasso di circa 75 milioni di dollari ), già presentato con successo al Far East di Udine e in attesa di una distribuzione italiana.
A mio parere ci sono due modi per fare un film sui viaggi del tempo: o cercare di annodare scientificamente tutte le fila del paradosso temporale oppure fregarsene beatamente e pensare solo al divertimento sfrenato usando l'espediente del confronto delle varie culture in epoche diverse.
Thermae Romae fa parte del secondo tipo di film: nessuna pretesa di credibilità ma tutto viene usato per rendere lo spettacolo più fruibile per il grosso pubblico senza arrivare mai alla volgarità gratuita che sembra sia l'unico grimaldello ( almeno dalle nostre parti ) per divertire la platea.
Del resto far interpretare a giapponesi le parti più importanti anche per quanto riguarda gli antichi Romani ( il protagonista interpretato da Hiroshi Abe, da più parti definito il Raul Bova nipponico ma ha recitato anche per Hirokazu Kore-eda,  che comunque a vederlo non è un giapponese tipico, molto alto e ben messo fisicamente oltre che dotato di indubbio sex appeal nonostante sia arrivato quasi alle 50 primavere, l'imperatore Adriano, Antonino) e lasciare a caucasici le parti di contorno e le comparsate è testimonianza del fatto che Thermae Romae non ha alcuna pretesa di essere qualcosa di plausibile.
Il film dell'esperto Hideki Takeuchi è una macchina da intrattenimento perfetta: ottime ricostruzioni dell'antica Roma in parte digitali ma in parte fornite da Cinecittà dove è stato girata una parte consistente del film, situazioni paradossali gestite con tempi comici perfetti, un continuo confrontare gli usi e i costumi dell'antica Roma, catturata in un periodo di assoluta opulenza ed edonismo sfrenato, con quelli del Giappone odierno, popolato di arrivisti senza scrupoli e in cui la creatività di ognuno fa fatica ad emergere.
La molla della comicità è scatenata soprattutto dalle situazioni assurde in cui si viene a trovare Lucius quando è catapultato nel Giappone di oggi, dal suo latino maccheronico e dagli incontri con la buffa Mami.
E proprio per questo i suoi viaggi nel tempo sono reiterati nel film annunciati dagli intermezzi in cui è protagonista uno strano cantante lirico.
Col procedere del film si perde l'effetto sorpresa e la comicità risulta meno efficace in quanto ripetitiva ma poco importa, ci si continua a divertire lo stesso.
Thermae Romae è un inno alla stravaganza , del resto parlare di un peplum nipponico non è già di per se abbastanza estroso?
Un intrattenimento perfetto, ben confezionato, mai volgare e senza troppe cadute di tono.
Visione consigliatissima perchè permette di divertirsi un paio di orette con i neuroni a nanna.
Già programmato un sequel per il 2014.

( VOTO : 7 / 10 )

Thermae Romae (2012) on IMDb

Minggu, 24 November 2013

Ender's game ( 2013 )

In un futuro prossimo gli alieni hanno attaccato la Terra e se non fosse stato per l'intervento risolutivo del leggendario comandante della Flotta Internazionale Mazer Rackham i terrestri non sarebbero più esistiti, cancellati dalla faccia dell'universo. Sono passati anni e anni e il colonnello Graf in previsione di un nuovo attacco alieno sta selezionando per conto della Comunità Militare Internazionale le giovani menti più brillanti del mondo per sostituire degnamente Mazer Rackham. E sembra aver trovato un degno successore del comandante in Ender Wiggin, giovanissimo ma dotato di una solidità psicologica e strategica mai viste in un ragazzo della sua età....
Ender's game racchiude in sè un po' tutti quegli stereotipi di cui si sta nutrendo il cinema hollywoodiano da Harry Potter in avanti: bambini protagonisti ma non troppo bambini, il target è presumibilmente adolescenziale, una storia che racchiuda in sè il percorso di formazione del protagonista magari immergendolo in scenari alternativi, magici o futuribili, un po' di supereroismo con annessi superproblemi come Spiderman docet, la classica storia di amoruccio adolescenziale molto sfumato in cui un lui simaptizza con una lei ( e guardacaso nella scuola in cui va Ender c'è solo una ragazza e da quando lui arriva costei sbatte gli occhioni solo per lui anche se per contrappunto le hanno voluto dare caratteristiche un po' da maschiaccio), una battaglia finale in cui il nostro riporterà una vittoria schiacciante, come Hollywood prescrive e poi anche se è una vittoria di Pirro ( chi vedrà il film saprà, non voglio spoilerare) alla  fine chissenefrega, in una nazione armata fino ai denti e giustizialista come gli Stati Uniti, questi sono danni collaterali che ci possono stare.
Ender's game è un po' tutto questo: un po' Harry Potter, un po' Wargames e un po' Ufficiale gentiluomo.
Tre perfetti esponenti di cinema  a stelle e strisce che premiano il genio, l'iniziativa privata e che descrivono un rude , si fa per dire, addestramento militare ( in senso lato, in fondo anche l'addestramento del maghetto in quel di Hogvarts è militaresco) che serve per riuscire a essere migliore del presunto nemico.
Alla fine è un giochino anche divertente ma assolutamente prevedibile e infarcito , come dicevamo prima, di tutti quegli stereotipi che non permettono di elevarlo a qualcosa di più, troppo deteriore la scrittura cinematografica per averne una considerazione maggiore.
Se le pagine scritte potevano covare una certa ambizione , il film è tutto fuorchè ambizioso: un compitino confezionato in modo discreto ma anonimo, visivamente meno impressionante di tanti altri sci fi visti ultimamente ( e fa mistero quel budget di 110 milioni di dollari che sinceramente non ha dato i suoi frutti, visivamente parlando, gli effetti hanno un bell'aspetto ma non riempiono esattamente gli occhi di meraviglia), un andamento rettilineo prevedibile sin dalla prima sequenza.
Si vede subito che Ender Wiggin è un predestinato e che sarà lui a far riecheggiare il nome del glorioso Mazer Rackham. Leggermente oscure sono le modalità in cui viene fuori la sua genialità ( in realtà del gioco e della strategia dell'"ultima simulazione" a mio parere si capisce ben poco ), mentre i suoi sensi di colpa fanno a spintoni per uscire fin dall'incontro con Bonzo, una specie di  nano da circo con una presunzione tale che vien voglia di tappargli la bocca a suon di ceffoni.
Buono il cast con i giovani meglio degli anziani: convince parecchio Asa Butterfield mentre Harrison Ford ormai è diventato una statua di sale di espressività pari quasi allo zero e vogliamo poi parlare di un Ben Kingsley con il volto tutto tatuato perchè mezzo maori?
Ender's game complessivamente è un film discontinuo con alcune belle sezioni ( l'inizio e l'addestramento militare, decisamente le parti migliori del film) e cadute di ritmo ( il ritorno sulla Terra uccide quanto di buono fatto vedere fino ad allora ).
Il finale sarebbe anche bello se non fosse appesantito da un controfinale posticcio e retorico fino all'inverosimile.
Necessariamente incompleto perchè è tratto solo del primo dei romanzi riguardanti le vicende di Ender ( originariamente era in progetto una trilogia).
Ma visto che il successo non è arrivato nelle dimensioni volute adesso il futuro cinematografico della saga di Ender è tutto un punto interrogativo.
E forse non è un gran male....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

Ender's Game (2013) on IMDb

Senin, 11 November 2013

The last days on Mars ( 2013 )

E' l'ultimo giorno di missione per l'equipaggio della base Tantalo di stanza su Marte: gli 8 astronauti che compongono la squadra si accingono ai preparativi per la partenza facendo lavoro di routine quando uno degli uomini disattende il comando del superiore ed esce per fare rilievi in un posto non molto lontano dalla base: ha scoperto delle evidenze di vita batterica e non vuole lasciare l'onore della scoperta all'equipaggio che da lì a poco li sostituirà. Arrivato sul posto assieme a un collega, si avventura fuori nei dintorni del modulo di trasporto ma il terreno collassa sotto di lui e cade in una buca profonda. Parte la macchina dei soccorsi ma ci sono poche speranze perchè con quella caduta la tuta spaziale ha sicuramente portato delle lesioni.Sparisce anche la collega lasciata di guardia nel luogo dell'incidente.
Il problema è che , anche se creduti morti , i due tornano alla base e sembra non abbiano intenzioni tanto amichevoli....
Ero molto curioso riguardo all'esordio nel lungometraggio del giovane irlandese Ruairi Robinson , uno che aveva mostrato il suo grande talento in corti come The Silent city, sette minuti di angoscia pura e Blinky TM, 13 minuti di fantascienza distopica premiati al Vimeo Awards ( di cui abbiamo parlato qui ).
The last days on Mars è una coproduzione angloirlandese con un budget piuttosto consistente per gli standard europei ( circa 10 milioni di euro, comunque si è abbastanza lontani dalle produzioni hollywoodiane) che testimonia ancora una volta la vivacità della cinematografia di genere europea con l'Irish Board ( l'ente cinematografico di Stato irlandese ) che ancora una volta è in prima fila a finanziare progetti di genere un po' particolare.
E scatta sempre la solita domanda : perchè loro si e noi no?
E noi teoricamente abbiamo molti più mezzi di loro.
Qui siamo dalle parti della sci fi con forte contaminazioni horror.
Anzi diciamo che è un horror girato come se fosse un film di sci fi.
Presentato alla platea forse sbagliata ( è stato visto per la prima volta al Festival di Cannes dove è passato nell'indifferenza generale, del resto non è un film da festival) l'esordio nel lungometraggio di Ruairi Robinson si mostra come un solido intrattenimento di genere fantascientifico , senza troppi voli pindarici e che non nasconde i suoi legami col passato.
Non si respira aria di novità ma è come un piacevole ripasso di atmosfere già esplorate da altri ( vedi Moon, lo svizzero Cargo, Pandorum ma passando un po' per tutti i film che parlano del Pianeta Rosso o di stazioni spaziali si arriva al capostipite di tutto, l'inarrivato e inarrivabile Alien).
Forse un po' di delusione c'è ma non perchè il film sia brutto, in quanto, chiariamolo subito è una visione molto piacevole che si consuma tutta di un fiato, ma perchè manca la voglia di sperimentare che aveva contraddistinto i corti di Robinson, decisamente più innovativi e originali di questo film.
The last days on Mars svela quasi subito la sua natura orrorifica immersa in un ambientazione sci fi ( natura che non svelo per non spoilerare , ma non bisogna attendere molto per entrare nel "vivo" ) ma si inserisce in un campo piuttosto inflazionato e senza creare troppa suspense.
Procede tutto abbastanza linearmente senza grosse sorprese e questo è forse il limite più evidente di questo film.
E Alien resta una chimera irraggiungibile che riecheggia ad ogni angolo della stazione spaziale.
Solidissimo il cast con protagonista incontrastato un marmoreo Liev Schreiber accanto a cui ci sono tanti volti  ben noti al grosso pubblico come Elias Koteas o Olivia Williams.
Una visione comunque gradevole , senza grosse pretese e  confezionata con cura pur in assenza di effetti speciali roboanti.
Spesso basta e anche avanza.

( VOTO : 6,5 / 10 )

The Last Days on Mars (2013) on IMDb

Rabu, 30 Oktober 2013

Skyline ( 2010 )

Terry ha dato una festa nel suo appartamento e il risveglio non è dei migliori per i partecipanti, soprattutto per il suo amico Jarrod e per la sua fidanzata Elaine,per giunta anche incinta e per gli altri amici che hanno dormito nell'appartamento di Terry. Al mattino seguente il gruppetto è svegliato da accecanti raggi di luce blu che fendono l'aria. E oltre a fendere l'aria sembra anche che si portino via persone smaterializzandole all'istante. Sono invasori alieni e il gruppo di amici non può far altro che tentare di fuggire per avere salva la vita....
Se anche i produttori non credono in questi maghi degli effetti speciali che hanno diretto questa schifezza affidando loro la bazzecola di 10 milioncini di dollari,cioè una cifra veramente ridicola per gli standard americani ,evidentemente avevano visto gli Strause bros all'opera con la cinepresa.
E parliamo di un paio di loschi figuri che hanno curato gli effetti di molti dei blockbusters degli ultimi anni, mica carneadi qualsiasi...
L'incipit quasi da sci fi anni 50 solletica la curiosità: luci azzurre fosforescenti che illuminano a giorno e subito ti viene spiattellato uno dei pochi effetti speciali del film che è quello della comparsa di una sorta di marchio su chi viene a contatto per poco tempo con la luce.
E già da qui dopo un paio di minuti di film cominciano gli scricchiolii.
Un salto a qualche ora prima ed entriamo in una sorta di telefilm in cui i soliti fancazzisti danarosi simpatici come agenti di Equitalia hanno i loro problemi insormontabili tipo un ritardo che potrebbe presupporre una gravidanza oppure la mancanza dell'ombrellino da mettere nel bicchiere del cocktail.
Gente che proveresti un certo piacere a vedere polverizzata seduta stante.
Vogliamo poi parlare dell'amministratore di condominio che ha studiato da terminator formato famiglia?
Jarrod,il vitellone ingallatore dice di non essere pronto ( e c'hai pure una certa età, ciccio!) a Elaine, l'ingallata,  le parte l'embolo e quindi pensa di farlo fuori nella maniera più dolorosa possibile , e proprio mentre sta studiando il come eliminarlo perchè sta perdendo il lume della ragione per questa cosa, quindi appena prima che lei dia di matTOH! ECCO GLI ALIENI!
Vermoni metallici che abbiamo visto decine di volte con quei tentacoli noiosissimiche va a finire siano pure materiale di risulta avanzato da altri film.
H R Giger ? Teomondo Scrofalo? il design di questi alieni è fumettoso ( forse più fumoso che fumettoso perchè sembra che gli si stia facendo un complimento) quanto basta e poi sono inkazzatissimi.

Ecco bravi...ma perchè? Ma che vi abbiamo fatto poveri noi che ci volete vedere morti per poi prenderci il nostro organo meno sviluppato,il cervello?
Cioè avete visto come si comportano i militari o i semplici superstiti del palazzo? Vi pare gente con del cervello? Mi pare evidente che tale prezioso organo bisogna andarlo a cercare dall'altra parte, i protagonisti del film non ne sono dotati. Non ce l'hanno disponibile manco tra gli optionals a pagamento..
L'unico pregio di questo film è la brevità ,almeno non concede il tempo di indignarsi a sufficienza per lo sfacelo che vediamo.
A livello visivo si può riconoscere qualcosa ai due maghi degli effetti speciali ma credo che per loro la cosa migliore sia stare lontani dalla cinepresa. La sceneggiatura e i dialoghi sono quanto di più banale si è sentito ultimamente.
Dialoghi da telenovela messicana sono messi in bocca a guitti da avanspettacolo. Il risultato è misero, 90 minuti scarsi in cui è meglio lasciarsi trascinare solo dai colori elettrici del blu alieno che ti porta via , un po' come l'Extraterrestre di Finardi.
Il finale cerca di dare un senso al tutto con lotta tra alieno ex umano con le lucine arancioni e alieno normale a lucine blu. E quello ex umano guarda la donna che ha con sè nella stiva dell'astronave e la strizza pure le lucine al led che formano i suoi occhi....
E'troppo, decisamente troppo per un film solo.
Ma fatemi il piacere!

( VOTO : 3 / 10 ) 

Skyline (2010) on IMDb

Senin, 07 Oktober 2013

District 9 ( 2009 )

Son passati circa trenta anni da quando i primi alieni sbarcarono sulla Terra e di integrazione neanche a parlarne. Sono confinati in una specie di zona franca, il District 9 del titolo, in condizioni pietose , tenuti praticamente prigionieri. Però c'è chi vuole sfruttare commercialmente la loro tecnologia per fabbricare armi ma ha necessità di materiale genetico alieno per completare le loro ricerche. E la tensione tra umani e alieni salirà di molto quando un uomo viene infettato da uno strano virus che può essere curato solo dagli alieni....
Se fosse un rap si intitolerebbe ...Ghettizza l'alieno. Solo per vedere l'effetto che fa.
Il genere verso cui questo District 9 è fortemente debitore è senza dubbio quello della fantascienza politica degli anni 50. Quella in cui vedevi le creature mostruose,quella in cui a volte non le vedevi ma loro si sostituivano a te, quella che sullo schermo faceva vedere ben altre cose da quelle che intendeva.
E che educava alla paura del diverso. 
Anche qui è così, ma la lettura è molto più facile, oserei dire quasi banale, dissonante con un film che può essere tacciato di tutto tranne che di banalizzare quello che narra.
L'equazione diverso=alieno è sempre verificata e non importa se l'alieno son quasi 30 anni che si è uniformato ai (peggiori) costumi terrestri. E se andassimo a sostituire alla parola alieno, la parola immigrato ,l'equazione di cui sopra sarebbe ugualmente sempre verificata.
Ecco perchè guardi il film e pensi che alla fine quello che stai vedendo non è poi così fantascientifico ma affonda profondamente le radici nella realtà quotidiana. Gli alieni quasi come un cancro da estirpare, da asportare comunque e perlomeno da spostare lontano dalla città. L'alieno è  un diverso,crea disordine, crea problemi di ordine pubblico, crea delinquenza. E poi non sono neache tanto belli da vedere.
Chiamati dagli umani dispregiativamente gamberoni sono in realtà un incrocio tra un Mostro della laguna nera (Jack Arnold docet) e un Predator.
All'inizio si guardano più che altro con repulsione poi gradualmente si empatizza la loro condizione,anche per via di certi snodi narrativi che hanno tutta l'aria di essere un po'furbetti.
La storia è quella di un oscuro funzionario raccomandato, posto al comando delle operazioni disgombero degli alieni dal distretto del titolo, sorta di ghetto/slum/bidonville alla periferia di Johannesburg.
Il problema è che viene contaminato da un escreto alieno e comincia una trasformazione graduale in "gamberone".E il film narra le peripezie di questo novello Brundle/mosca che cerca di recuperare la sua essenza, il suo genoma umano. Ma soprattutto il fenotipo umano.
Il film di Blomkamp è mascherato da mockumentary, molta telecamera a spalla, un contatto stretto e perseverato con l'ambiente arido, brullo e polveroso che fa da sfondo.

Assomiglia a moltissimi altri film che cita intelligentemente e forse proprio per questo reiterato gioco di citazioni (non solo in ambito cinematografico) vien fuori un prodotto originale, un divertissment molto più raffinato di quello che sembra,riesce a stimolare il cinefilo che si divertirà a riconoscere più citazioni possibili e allo stesso tempo è travestito da popcorn movie con tutto il suo sferragliare, sparare ecc ecc che fa tanta presa sul pubblico medio.
Ma ciò non toglie che il film in questione pur assomigliando a tante altre pellicole propone soluzioni nuove in modo convincente.
Ecco quindi che sfilano a frotte le citazioni di Indipendence dayTransformersRobocopLa mosca, La cosa di Carpenter, addirittura si arriva a citare anche lo spot di un automobile(a dir la verità girato sempre da Blomkamp) senza dimenticare i particolari succitati sugli alieni e sul loro aspetto.
Tutte queste suggestioni sono però manipolate con creatività e assemblate a dare vita a un film che vive di luce propria.
E  se si guardano bene questi gamberoni alieni, dopo un paio di ore di film sono molto più umani di quelli che umani dovrebbero esserlo in partenza....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

District 9 (2009) on IMDb

Jumat, 04 Oktober 2013

L'isola del dottor Moreau ( 1977)

1912: Braddock , assieme a un altro compagno di sventura, unici sopravvissuti di un naufragio, dopo 17 giorni alla deriva approda a una piccola isola dispersa nell'immensità dell'Oceano Pacifico. Nell'isola tiene i suoi esperimenti uno scienziato, il dottor Moreau, genetista ossessionato dalle infinite variabili della genetica e della microbiologia.Il compagno di Braddock muore dopo poco tempo, mentre lui viene accolto dal dottore e dal suo collaboratore. Addirittura viene informato sul tipo di sperimentazioni che stanno facendo: un siero che trasforma gli animali dell'isola in esseri umani riprogrammandone il codice genetico. Ma nel siero c'è qualcosa che non va e nell'isola c'è ormai una comunità di mostruosi ibridi che tuttavia risponde alle leggi arbitrarie promulgate da Moreau che le fa rispettare tramite la violenza e la paura.
Verrà però il tempo della ribellione....
Precisiamo subito che non si tratta di un grandissimo film però è una di quelle pellicole a cui ci voglio un sacco di bene e che con piacere ogni tanto riguardo solo per il gusto di scivolare nei ricordi.
Per me L'isola del dottor Moreau è il ricordo di un bellissimo libro letto quando ero poco più che bambino, scritto da H.G. Wells che a quell'epoca era il mio fornitore abituale, un vero e proprio pusher, di sogni e incubi visto che a quell'età al limitare tra l'infanzia e l'adolescenza ho divorato praticamente la sua opera omnia assieme ad altri esempi di letterature considerata magari "bassa" ma di indubbio impatto per quanto mi riguarda come Conan Doyle e Agatha Christie.
Che poi, anche rileggendola con l'esperienza di oggi, tanto "bassa " non mi pare. Sono romanzi fluidi, scorrevoli ma che sono scritti con grande gusto e tecnica. Se poi appartenere a una letteratura considerata abbastanza di retrovia nei circoli letterari più snob è il prezzo da pagare, beh lo pago ben volentieri e mi rituffo nella lettura.
Altro motivo per cui a questo film ci voglio un sacco di bene è perchè è associato a uno dei miei primi ricordi cinematografici. Mio padre aveva cominciato a portarmi con sè al cinema, lui era appassionatissimo e questa sua passione mi ha contagiato sin da piccolo , e mi portò a vedere questo film.
Era la stessa stagione in cui uscì un altro caposaldo dei miei ricordi cinematografici d'infanzia, L'orca assassina.
Quindi qualcosa di memorabile a prescindere.
All'epoca uscì entusiasta e tutto questo entusiasmo si tramutò in una molla per procurarmi i romanzi di Wells che ancora non conoscevo.
Rivisto con gli occhi di oggi come dicevo prima non è un gran film: il film diretto da un mestierante specializzato in sequels come Don Taylor sconta il peso degli anni , ha una regia un po' piatta che in più di una parte si adegua a standard televisivi, gli effetti speciali sono un po' troppo artigianali e anche il trucco Il pianeta delle scimmie) ma curiosamente si anticipa anche la maschera da licantropo che poi farà furore in uno dei capolavori di Landis come Un lupo mannaro americano a Londra.
degli animali lascia intravedere un po' troppe caratteristiche umane ( sembra quasi di trovarsi a una session di trucco de
La prima parte però resta notevole : l'atmosfera è inquietante fin quando è celato il mistero che si nasconde nell'isola, quelle urla bestiali che lacerano l'aria fanno ancora la loro porca figura così come non si può dire nulla di un cast ultraprofessionale che magari ha fatto di meglio nella carriera, ma qui assolutamente all'altezza con la leggenda Burt Lancaster nella parte del dottor Moreau e un divo allora sulla cresta dell'onda come Michael York senza dimenticare un comprimario di lusso come Nigel Davenport e la bellissima Barbara Carrera.
Spettacolari le sequenze con gli animali ( veri) nel finale , scene che rimasero a lungo nei miei occhi da bambino.
Che dire?
Ogni tanto fa bene rituffarsi nei ricordi per provare un po' di sana , vecchia nostalgia.
Ed è sempre un bene non cancellare defiitivamente i ricordi di un bambino....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  The Island of Dr. Moreau (1977) on IMDb