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Minggu, 19 Januari 2014

I sogni segreti di Walter Mitty ( 2013 )

Walter Mitty è un impiegato della rivista Life che lavora in una specie di sotterraneo a catalogare fotografie. E' un tipo grigio, meticoloso che ha la pericolosa tendenza a sognare a occhi aperti ( e rimane "incantato"). Nel sogno diventa tutto l'opposto che è nella realtà, diventa un uomo di azione e di decisioni prese in un battito di ciglia, una specie di eroe senza macchia e senza paura capace di risolvere con la forza e l'intelligenza anche le situazioni più disperate. Quando il suo lavoro alla rivista è seriamente minacciato dal nuovo piano editoriale intraprenderà un viaggio che lo porterà un po' in tutto il mondo alla ricerca di una fotografia e diventerà un po' come l'eroe che ha sempre sognato di essere....
E l'ultima copertina di Life....
Ben Stiller, arrivato al suo quinto film da regista decide di portare in scena un racconto di James Thurber già portato al cinema nel 1947 con il titolo Sogni proibiti da Norman McLeod.
E cerca una profondità di sguardo e di pensiero che non ha mai avuto o cercato nelle sue prove precedenti .
Per fare questo decide di immergersi in un genere che agli americani piace parecchio: quello della narrazione di un riscatto personale e per questo sceglie la vita di un grigio archivista fotografico che, relegato in una esistenza avara di soddisfazioni, fugge con la mente in una specie di mondo alternativo in cui tutto è il contrario di quello che è veramente.
E quando la vita gli porrà davanti delle scelte ineluttabili lui dovrà indossare, un po' con disagio ma anche con tanto coraggio, i panni di quell'eroe che ha vestito nei suoi voli pindarici.
Lo Stiller regista azzarda in un genere che non gli è mai appartenuto e riesce meglio , decisamente meglio nel mondo distorto e grottescamente tratteggiato in cui vive il suo alter ego eroico , mentre è ordinario, anche un po' scialbo nella parte newyorchese e nei duetti con la coprotagonista Kristen Wiig, attrice dalla notevole verve comica ( come le altre due donne della vita di Walter Mitty, la madre interpretata da una Shirley Mc Laine in formissima e la sorella in cui recita un'altra attrice di notevole talento comico come Kathryn Hahn) che però viene opacata, offuscata dal tono sentimentalista che presto viene assunto dalla pellicola.
Inoltre infarcisce il film di una grande quantità di riferimenti letterari e filmici dando luogo a un mappazzone bulimico, con gags a volte riuscite, a volte un po' meno e che viene riscattato decisamente dalle ambientazioni inconsuete e poco frequentate dal cinema ( l'Islanda è decisamente una figata con i suoi colori sgargianti e la sua natura incontaminata o quasi).
Lo Stiller attore funziona decisamente meglio : è decisamente nelle sue corde il personaggio di Walter Mitty dimesso sia fisicamente che emozionalmente e rende bene la crescita dell'autostima che lo caratterizza per tutto il procedere della narrazione.
Il problema de I sogni segreti di Walter Mitty è che richiede un'empatizzazione costante da parte dello spettatore letteralmente preso d'assalto da una serie di sequenze che rimangono impresse ( quelle del sogno e quelle del viaggio in Islanda) per come riempiono l'occhio ma richiede anche un surplus emozionale che personalmente non ho avuto la fortuna di provare.
Niente emozione, niente lacrime che goccia a goccia hanno tentato di esondare dai canali lacrimali di fronte a un qualcosa che visivamente ha quello scatto in più ma che non è riuscito a solleticare adeguatamente le corde emotive che aveva intenzione di pizzicare con leggerezza.
Un film diviso in due che ha parlato più alle mie cornee che al mio cuore e a cui non sono riuscito ad abbandonarmi totalmente come avrei voluto.
Anzi un'emozione il film me l'ha riservata: ma è colpa di David Bowie e di Space Oddity, un brano che conferma ancora una volta la sua immortalità.
Cosa che non accade a Walter Mitty e al suo mondo: un take away di suggestioni e pulsioni cinematografico/ letterarie che nel mio caso non sono riuscite ad arrivarmi fino al cuore.
Un peccato, avrei voluto veramente nascondermi, perdermi dietro e dentro il mondo segreto di Walter Mitty...

( VOTO : 6 / 10 ) 

The Secret Life of Walter Mitty (2013) on IMDb

Minggu, 15 Desember 2013

Aiuto vampiro ( 2009 )

Darren Shan è il classico bravo ragazzo esponente di una famiglia della middle class americana che più media non si può: pochi grilli per la testa, bravo a a scuola e fissato con i ragni. Un giorno in città arriva il Cirque du Freak e per andarlo a vedere Darren convince il suo miglior amico Steve, che ha una passione per i vampiri, scappa da casa. Tra le varie attrazioni mostruose del circo, tutti veri freaks, Darren conosce l'oscuro Larten Crepsley, un vero vampiro, a cui ruba un ragno velenoso perfettamente addestrato. Lo porta a scuola il giorno dopo ma l'aracnide fugge e semina il panico per la scuola. Steve per cercare di recuperarlo viene accidentamente morso e Darren va da Larten per salvare l'amico. Il vampiro gli propone un patto per salvare Steve: rinunciare alla sua vita "normale" e far parte del circo itinerante. A tal scopo inscena la sua morte e si unisce ai nuovi compagni di vita scoprendo anche di avere poteri straordinari. Intanto Steve diventato una sorta di vampiro killer  ha rapito la sua famiglia. Darren lo deve fermare ma non volendo rassegnarsi all'idea di bere sangue umano è troppo debole per fermare l'ex amico....
Aiuto Vampiro:ovvero come castrare tutte le ambizioni di un film con un titolo idiota. 
Era davvero così brutto tradurre letteralmente Cirque Du Freak:The Vampire's Assistant
No, siccome siamo educati ai vampiri sdentati di Twilight invece di porre l'attenzione sul circo dei mostri come nel titolo originale nel titolo italiano ci si deve necessariamente concentrare sull'aiuto vampiro, quindi uno solo di tutti personaggi in campo
Poi se questa figura nel film non esiste ma si parla  solo un ragazzo che decide di abbandonare gli affetti familiari per seguire il vampiro Larten e il suo circo, beh chissenefrega...tanto chi vuoi  che capisca tra tutti i pecoroni ( poco numerosi in verità ) che hanno la ventura di vedere il film? 
Dispiace perchè questo film di Weitz è qualcosa più di un semplice teen movie orrorifico: le sue atmosfere malsane immerse in un circo spettrale sono riuscite , così come convince il discorso sul travaglio interiore del protagonista che in fondo decide di abbandonare amici e affetti familiari ( con tanto di resurrezione) solo perchè si accorge che in fondo non ha proprio nulla da abbandonare.

Solo un inesprimibile vuoto interiore. 
Weitz debutta finalmente nel cinema adulto? Non proprio, perchè qualche debolezza da dare in pasto ai popcorn eaters qua e là si manifesta con degli in­serti da commedia giovanile d'ambientazione scolastica che sembra simulare una delle tante sit com americane sui ragazzi a scuola. 
Altra cosa che lascia con un pò d'amaro in bocca è il dispiego di molti personaggi usa-e-getta che non sono approfonditi minimamente ma forse questo rientra nell'ottica di possibili sequels (il materiale letterario c'è) in cui si otterranno maggiori spiegazioni. 
Aiuto vampiro ha l'aria di essere un introduzione a una nuova saga che sembra diretta ad adolescenti un pò più scafati rispetto a quelli di Twilight: diciamo che è rivolta ai discepoli degli ultimi film di Harry Potter, quelli che sono cresciuti con la saga del maghetto quattrocchi con i suoi inconfondibili occhiali tondi.
E proprio per la sua funzione introduttiva appare interlocutorio. 
Apprezzabile il comparto di effetti speciali e la prova di un John C. Reilly assolutamente a suo agio in un personaggio ben sfaccettato. 
Altrettanto non si può dire dei due protagonisti teen, Chris Massoglia e Josh Hutcherson (non il classico teen ager americano mascellone, anzi un tizio veramente strano a partire dalla sua altezza). 
Un vero peccato che questo film sia passato praticamente inosservato perchè purtroppo i sequels programmati probabilmente  rimarranno solo sulla carta....

( VOTO : 7- / 10 )

  Cirque du Freak: The Vampire's Assistant (2009) on IMDb

Italia anni '70 - Holocaust 2000 ( 1977 )

Robert Caine è un'ingegnere americano che ha progettato di costruire una centrale termonucleare in Oriente, un qualcosa di potenza inaudita ma anche molto pericoloso. La moglie si oppone strenuamente (come altri, tipo un sacerdote che vede in quella centrale l'adempimento del progetto dell'Anticristo), ma viene uccisa in circostanze misteriose durante un party e sembra che il bersaglio dovesse essere proprio Robert il quale , sostenuto dal figlio Angel , prosegue nel suo progetto. Angel è a capo dell'azienda ma Robert si accorge che c'è qualcosa che non va in tutta la faccenda. E tutte le persone che cercano di mettere in dubbio l'attuazione del progetto muoiono. Anche Robert è in pericolo ed è sempre più convinto che Angel sia l'Anticristo e che compirà i suoi progetti malvagi al compimento del trentatreesimo anno di età.
L'unica salvezza è il figlio che Robert ha avuto da Sara, una giornalista. E' lui il Salvatore...
C'era un tempo in cui gente come Alberto De Martino e tanti altri facevano del cinema che quasi si può definire " a orecchio". Sentivano l'aria che tirava nel cinema internazionale di genere e poi replicavano in maniera più o meno creativa e su scala ridotta ( ma non tanto, ad esempio un film come Holocaust 2000 è realizzato con un cospicuo budget) grazie anche all'ausilio di sceneggiatori di talento come è il caso di Sergio Donati, che ha cosceneggiato questo film scritto a più mani e che vanta nel suo curriculum artistico alcuni  western di Sergio Leone e tante altre cosette gustose come ad esempio L'orca assassina scritto praticamente in contemporanea a questa produzione internazionale.
Era anche un tempo in cui dollaroni facili facili attiravano stars americane che avevano ormai imboccato la via del tramonto a fare una vacanza gita premio in Europa e mettere il loro professionismo da divo americano a disposizione del cinema europeo. E questo è il caso di gente come Kirk Douglas, divo tra i più grandi che nella seconda fase della sua carriera decise di darsi al cinema di genere, sia in Europa che negli USA.
Holocaust 2000 è un mix mefistofelico tra L'esorcista e Omen - Il presagio, realizzato appena un anno prima ma da semplice rip off dei due film citati la pellicola di De Martino ha avuto la fortuna ( voluta?) di anticipare i sequels di The Omen che a loro volta rimasticano alcune cose viste qui.
E forse è questa la ragione del suo successo a livello internazionale, della sua eco che ancora persiste.
Non perchè sia un gran film, perchè non lo è ma è riuscito da semplice rip off a elevarsi a precursore di produzioni americane sicuramente non memorabili  ma comunque importanti.
In Holocaust 2000 ci sono tanti temi ammassati che lo rendono abbastanza ambiguo pur nella sua ostentata superficialità: dopo un inizio in Oriente stile L'Esorcista il film tutto sembra fuorchè un horror anzi espone istanze sociali , ecologiste e cospirazioniste che hanno poco a che fare col genere di partenza.
E questo per una lunga prima parte in cui a tratti affiora anche un po' di noia ( il film ha un minutaggio importante, siamo sopra i 100 minuti).
Poi quando viene fuori la vera natura di Angel , Holocaust 2000 rivela la sua vera natura di horror che parla di Anticristo e affini e , grazie a una regia efficace oltre che a una confezione più che all'altezza ( musiche di Ennio Morricone, fotografia di Erico Menczer ) , finalmente riesce  a solleticare perlomeno il fan più irriducibile.
Ma forse è poco e tardi anche se la sequenza di Kirk Douglas  nel manicomio,  bloccato in una camicia di forza, chiuso in una stanza piena di manifestanti contro la sua centrale e che vogliono farlo letteralmente a pezzi, vale da sola il prezzo del  biglietto.
Holocaust 2000 è un prodotto alimentare , una coproduzione italoinglese assemblata con un cast di tutto rispetto ( ci sono anche Agostina Belli, Simon Ward e Adolfo Celi che fa la parte del medico, quasi a riecheggiare il mitico professor Sassaroli ) e confezionata a dovere ma che si rivela debole e confusa a livello di scrittura con ambizioni mal celate di critica sociale.
Ma ad Alberto De Martino bisogna esser grati non fosse altro perchè ci ha regalato qualche anno prima una piccola chicca come L'Anticristo.
Encomiabile Kirk Douglas che si impegna parecchio ma manca una storia convincente che sostenga il suo impegno.

( VOTO : 5 + / 10 )

Holocaust 2000 (1977) on IMDb

Jumat, 13 Desember 2013

Hunger Games: La ragazza di fuoco ( 2013 )

Dopo aver vinto assieme a Peeta i 74 esimi Hunger Games infrangendo la regola dell'unico vincitore assoluto, Katniss e lo stesso Peeta sono in tour nei vari distretti per calmare eventuali focolai di ribellione, loro che hanno ribaltato una delle regole principali dettate dai dittatori di Capitol City.La ribellione tuttavia serpeggia nei vari distretti e il grande capo Snow decide di indire degli Hunger Games molto speciali in cui parteciperanno solo vecchi vincitori dei giochi. Lo scopo è quello di eliminare Katniss senza far notare troppo la cosa. Proprio per il parco di concorrenti molto più temibili per i due è cosigliabile stringere delle alleanze. I 75 esimi Hunger Games cominciano e i morti  fioccano in abbondanza.Snow controlla tutto dall'alto, nella stanza dei bottoni, ma gli amici di Katniss hanno un piano per salvarla dalle grinfie del crudele dittatore....
Che dire che non sia stato già detto da altri? Poco o nulla soprattutto per uno che non era preciamente un fan del primo film.
Se quello lo avevo tollerato in qualche modo forse grazie soprattutto a Jennifer Lawrence, una di quelle eroine che esistevano una volta e che ora non si trovano più nelle sceneggiature, tosta e volitiva ma con una gran cu...ore di panna montata utile per i sospiri e le lacrime della numerosa audience, Hunger Games : la ragazza di fuoco è molto più faticoso da tollerare nonostante si rischi l'overdose della Lawrence che è presente praticamente in ogni inquadratura.
Se il primo aveva una patina di fantascienza distopica piuttosto gradevole ai miei occhi, qui viene portata via anche quella in favore di un intrigo da soap opera e di meccanismi semplici ed intellegibili studiati appositamente per una fruizione a neuroni a zero.
Hunger Games: La ragazza di fuoco è un film di avventure con un fondale fantasy posticcio, un one woman show di Jennifer Lawrence che viene messa ancora di più al centro della scena ( e te credo col successo che ha e con tutto quello che sarà costata) in una pellicola sostanzialmente priva di idee che cerca di essere un transito tra un primo capitolo introduttivo e un terzo che si vagheggia rivoluzionario al massimo anche se in nome della rivoluzione pare che sarà diviso in due film proprio come i vari Harry Potter e Twilight.
E proprio per questo suo carattere di transizione è caratterizzato da una parte introduttiva che è una specie di riassunto della puntata precedente e da un finale monco in attesa del capitolo successivo.
In mezzo c'è  il nulla sotto vuoto spinto e poi quella faccenda del non finale ti fa salire veramente l'embolo al cervello perchè aspettare un anno o giù di lì per sapere come va a finire è roba da far girare i cosiddetti a elica come ho già avuto modo di dire varie volte in passato.
Non ho letto i romanzi da cui origina la saga degli Hunger Games nè ho intenzione di farlo, quindi non posso fare confronti con la pagina scritta ma quella che doveva essere una saga rivoluzionaria anche per i canoni del cinema hollywoodiano, più che una bomba si sta rivelando un mortaretto, bagnato per giunta.
Se nel primo capitolo era importante soprattutto la cornice e il coro di personaggi che circondava i protagonisti, qui ci si concentra, nell'alveo perfetto della love story hollywoodiana prescritta nel manuale Cencelli dell'incasso, sul triangolo amoroso con Peeta che fa la figura di chi regge il moccolo quando ci sono in scena la Lawrence e l'Hemsworth moro (il fratello di Thor) che fisicamente appare molto meglio attrezzato per la grazie della Lawrence.
E i vari Tucci, Banks, Sutherland, Kravitz e la new entry Phillip Seyomour Hoffman ( che appare abbastanza pleonastico e avulso dai meccanismi della narrazione) fanno solo la figura dei minchioni vestiti e agghindati in modo ridicolo.
Ho letto e sto leggendo meraviglie di questo film : fermate il mondo perchè voglio scendere, io sto dall'altra parte della barricata assieme a pochi altri. Hunger Games è la solita macchina da soldi hollywoodiana travestita da film rivoluzionario, non un prodotto solo per teenager come i film del mago quattrocchi Harry Potter o dei vampiri sdentati di Twilight.
Avrà un target diverso ma per quanto mi riguarda il risultato è assolutamente sovrapponibile: baracconata ai limiti del sopportabile, in certi momenti anche oltre questo fantomatico limite, che non ha nulla di nuovo da raccontare.
Ma la Lawrence è bella e ha dimostrato, non tanto qui ma altrove, quanto sia brava.
I suoi fans avranno pane per i loro denti.
Gli altri avranno un polpettone Lost-esco con generose spruzzate di The Truman Show e l'aggravante di una durata ben oltre i limiti della portata vescicale come prescriveva Hitchcock.
Perchè quasi due ore e mezza di frantumamento di zebedei sono dure da sopportare...
Troppo dure.

( VOTO : 4,5 / 10 ) 

The Hunger Games: Catching Fire (2013) on IMDb

Sabtu, 23 November 2013

Italia anni '70 - Strategia del ragno ( 1970 )

Quante volte , io per primo, ci lamentiamo che il nostro cinema non è più quello di una volta? Tantissime e purtroppo a ragione. Ecco lo spunto per questa nuova rubrichetta , a cadenza settimanale, spero , in cui ricorderemo il cinema che facevamo una volta e che ora non facciamo più.
Perchè gli anni '70 allora? A mio parere perchè sintetizzano al meglio il respiro internazionale di certo nostro cinema contrapponendolo a un tipo di cinema assolutamente popolare, anzi nazional popolare. Al tramonto dei cinema di seconda e terza visione ( i pinocchietti che avevano fatto le fortune di tanti esponenti del nostro cinema considerato più "basso", vedi i film di Franco e Ciccio che arrivavano a produrne anche più di dieci l'anno) le sale si riempivano di thriller , di gialli, di poliziotteschi, di commedie scollacciate e per l'appunto di cinema d'autore.
Quindi cinema "alto" ma anche e forse soprattutto cinema "basso", perchè in fondo ce piace tanto. E , come al solito, andremo alla ricerca di titoli non tanto noti.
Spero vi piacerà....
Cominciamo con uno dei titoli più  misconosciuti della filmografia di Bernardo Bertolucci, l'oscuro Strategia del ragno, un film originariamente prodotto per la televisione da parte della RAI, presentato a Venezia nello stesso anno e che poi ebbe una distribuzione nelle sale d'essai nel 1973. E' tratto liberamente da un racconto di Borges, Tema del traditore e dell'eroe.

Athos Magnani, trentacinquenne ritorna al paese natio, Tara , nel parmense. E' stato chiamato da Draifa, amante del padre , famoso partigiano, che morì prima della nascita del figlio, ucciso nel 1936 dai fascisti. Draifa vuole che lui faccia luce sul mistero che si nasconde dietro quell'assassinio.A Tara vivono tutti nel culto del padre di Athos, considerato da tutti un eroe e un martire dei fascisti ma quando vuole indagare un po' più a fondo sulla morte del padre si scontra con l'ostilità degli abitanti del paesino.
Eppure nonostante tutto, Athos scoprirà una verità sconvolgente....
Qual'è la strategia del ragno?
Intrappolare le proprie vittime nella sua tela vischiosa e indebolirle piano piano prima di digerirle enzimaticamente.
Ed è quello che succede al giovane Athos che ritorna a Tara (paese immaginario della Bassa Padana,il film è stato girato in realtà a Sabbioneta) per sapere qualcosa di più sulla dipartita di suo padre che reca il suo stesso nome.
A parole tutti favorevoli, conosce la sua vecchia amante, i tre amici più stretti del padre si complimentano per lui e parlano del loro vecchio compagno in termini più che lusinghieri, addirittura c'è un busto che commemorare la morte del padre, però poi quando l'Athos giovane vuole sapere qualosa di più cominciano i primi problemi e le prime stranezze.
II film di Bertolucci è uno squisito intarsio psicologico sfalsato su due piani: quello storico e quello psicanalitico.
Se da una parte l'Athos giovane si confronta con la Storia, con la concezione di antifascismo del padre e si pone domande dolorose sulle circostanze della sua morte, d'altra parte possiamo leggere il travaglio di Athos come una manifestazone chiara di un complesso d'Edipo che lo lacera da dentro e lo schiaccia inesorabilmente.
Stesso nome, Bertolucci ne sottolinea anche l'estrema rassomiglianza (nei flashback è lo stesso Giulio Brogi che intepreta la parte), il giovane è lacerato dal mito (e non dai fatti storici) che accompagna la figura del padre.
A questo punto c'è l'interrogativo cardine attorno al quale ruota tutto il film: Athos ha scoperto che forse la morte del padre non è stata così gloriosa come sembrava, forse non era neanche antifascista, forse era un codardo: forse.
Tenendo come punto fermo che la Storia non si costruisce con i forse, è meglio conservare l'aura mitologica costruita attorno al padre o bisogna  sempre rapportarsi alla verità storica (che qui comunque è parecchio confusa)?
La risposta che si dà l'Athos giovane non sorprende più di tanto.

A questo punto la vicenda di Athos può anche essere vista come una personalissima disamina della propria storia intellettuale da parte dello stesso Bertolucci alle prese con la Storia e il Mito. 
Le incertezze della prima e l'incrollabilità del secondo.
A livello visivo è uno dei film più incisivi della coppia Bertolucci/Storaro.
Abbondano i riferimenti pittorici, dalla pittura metafisica di De Chirico (le geometrie delle piazze di Sabbioneta citano la sua Piazza d'Italia ) agli impressionisti ,a Van Gogh  fino a un ultima parte in cui pare di assistere a una successione di quadri di Magritte.
Per non parlare delle tavole di Ligabue mostrate durante i titoli di testa. Molto spesso si assiste a sequenze che sembrano quadri animati.
E i riferimenti pittorici cambiano col procedere del film 
Nella seconda parte anche il tono del cambia decisamente: Athos comincia a capire che c'è qualcosa di strano attorno a lui e vorrebbe fuggire ma si trova invischiato come in una dimensione onirica che lo trattiene e lo immobilizza.
La stazione di Tara sembra non aver visto treni negli ultimi tempi, la voce dell'altoparlante elenca tutti i ritardi dei treni immancabilmente in aumento.
Questo treno non arriverà mai.
Tara è uno stato mentale.
Il ragno ha vinto anche questa volta.

(VOTO : 8 / 10 ) 

The Spider's Stratagem (1970) on IMDb

Senin, 12 Agustus 2013

Byzantium ( 2012 )

Due donne sono costrette a fuggire da letali assalitori nella piccola città in cui vivono. Sono Clara che cerca di sbarcare il lunario lavorando in locali equivoci o prostituendosi occasionalmente e Eleanor, giovane e tormentata. Arrivate in una imprecisata località costiera Clara conosce Noel, solitario, sull'orlo del collasso economico e psicofisico visto che ha perso da poco la madre e intanto convince Eleanor a stabilirsi con lei e Noel nella vecchia pensione di lui, il Byzantium, un albergo sull'orlo dell'abbandono. Grazie a qualche ragazza ingaggiata da Clara cominciano a guadagnare ma intanto Eleanor racconta tutta la sua storia a un ragazzo a cui si è affezionata, Frank ( Caleb Landry Jones , abbonato alle parti da malato )e i misteriosi inseguitori di cui sopra stanno arrivando di nuovo.
Il passato si mescola al presente in una miscela esplosiva che cambierà definitivamente le loro vite.....
Neil Jordan è di nuovo tra di noi con una storia di vampiri ma stavolta ritorna ai luoghi che hanno reso grande il suo cinema, l'alma mater Irlanda e l'Essex , per girare un film costato una miseria per gli standard hollywoodiani ( si parla di 10 milioni di dollari) in cui è praticamente impossibile non notare il cordone ombelicale che lo tiene unito a Intervista col vampiro.
Anzi quasi vien da dire che Byzantium è una versione al femminile di quel film , meno patinata , con quello stesso senso di pessimismo fatalista che pervadeva l'altro.
Ma dire questo vuol dire analizzarlo solo in superficie.
Anche perchè a differenza del cinema horror usa e getta che oggi infesta le nostre sale cinematografiche contiene al suo interno alcune tematiche profonde, fondamentalmente quella del tempo che passa e dell'impossibilità da parte del vampiro a legarsi affettivamente a un umano proprio per non subire il trauma della perdita.
Tutti temi sviscerati a suo tempo in Intervista col vampiro e ritrovati anche in quel piccolo grande cult scandinavo che risponde al nome di Lasciami entrare
Gemma Aterton ( Clara) e Saoirse Ronan ( Eleanor) nel fantasmagorico mondo di Neil Jordan possono anche essere credibili nel ruolo di madre e figlia: hanno duecento anni e le differenze di età , si sa, si appianano col passare degli anni.
Gemma è così decisa, una bomba erotica sempre sul punto di esplodere, una donna che delle sue grazie fa il punto di forza per ottenere quello che vuole, mentre Saoirse è sempre così timida, virginea , incapace di sottostare alla sua condizione maledetta.
Ed è questo il cardine del film: il passare degli anni, visto come un semplice dettaglio da Clara, che indossa sempre o quasi una corazza fatta di cinismo ed anaffettività tranne che con la figlia, mentre da Eleanor è visto come qualcosa di terribile, una condanna che è difficile da sopportare.
Ecco perchè cerca sempre di raccontare la sua storia scrivendola con mano malferma su fogli che poi si perdono nella brezza del mare. Fino a quando incontra Frank: il ragazzo giusto per lei, l'unico con cui voglia condividere tutto. Ma c'è sempre un muro tirato su tra loro. Ed è impossibile da valicare senza subire danni o modificare per sempre le loro vite.
Byzantium è in bilico continuamente tra passato e presente , un racconto femminile ( e femminista) in cui si scardina la mitologia del vampiro riportandola alle origini, al glorioso romanzo gotico di Le Fanu , senza troppi effetti speciali , privilegiando la sostanza alla forma.
E la sostanza è fatta di pathos, di infelicità, di una storia passata e presente fatta di violenze e prevaricazioni: Clara e Eleanor sono due reduci da un'epoca buia e androcentrica, due oggetti indesiderati che col passare degli anni hanno saputo riprendersi le loro rivincite, seppur molto parziali, visto il prezzo da pagare, cioè vivere in semiclandestinità facendo lavori umilianti ( in fondo il background di Clara, prelevata da una spiaggia mentre era nel fiore degli anni e portata a lavorare in un fatiscente bordello).
Più che di un horror moderno, Byzantium ha l'aspetto un po' naif dei film Hammer, gotico e decadente  che non fa leva sugli effetti speciali o su eccessivi stravasi ematici ( ma c'è quella sequenza delle cascate di sangue che rimane impressa per il suo selvaggio stile pittorico) ma esplora brillantemente le dinamiche dei rapporti tra i vari personaggi.
In fondo Byzantium non è solo una storia di vampiri, pardon di vampire. E' la descrizione di un particolare rapporto tra madre e figlia, un qualcosa di speciale proprio perchè Clara e Eleanor non hanno nulla di ordinario.
Non sarà un film perfetto , forse troppo classico se non retrò per incontrare i gusti del grosso pubblico, ma ha dalla sua una progressione drammatica inarrestabile e un'atmosfera che molti horror di oggi si sognano.
Forse perchè tra Byzantium e un "normale" horror passa la stessa differenza che passa tra un romanzo gotico e uno d'orrore.
Sottile, forse neanche tanto per i lettori più attenti, ma sicuramente decisiva.
Bentornato Neil Jordan!
Naturalmente non si parla neanche di un'uscita nelle nostre sale.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


  Byzantium (2012) on IMDb

Sabtu, 03 Agustus 2013

Les revenants ( 2004 )

Senza alcuna spiegazione milioni di defunti si ripresentano in vita, apparentemente in buona salute e cercano di tornare alle loro vite normali. Il problema da affrontare è il loro reinserimento nel mondo dei loro affetti ma anche nel mondo sociale, nel lavoro, stabilire quali siano i loro diritti acquisiti, pensioni, stipendi, mansioni.
Anche perchè sembrano un po' più lenti degli altri, come prigionieri del loro passato, non riescono ad evolvere e a stare al passo ( accelerato) dei tempi e proprio per questo sono destinati inevitabilmente a mansioni più modeste.
Inoltre si riuniscono ogni notte e parlano tra di loro, hanno dei piani per fuggire da chissaddove e per chissà quale meta attraverso i condotti delle fognature.
Ma coloro che sono ancora vivi non ci stanno e chiamano l'esercito....
Ammetto che fino a qualche settimana fa ignoravo la presenza di questo film del 2004 e l'esistenza del suo autore , tale Robin Campillo, uno la cui carriera è stata legata alle fortune dei film dell'ottimo Laurent Cantet essendo lo sceneggiatore di tutti i suoi film migliori , dal suo esordio, Les Sanguinaires, del 1997 fino a La classe( ma la loro collaborazione è proseguita anche dopo) , passando per Risorse umane e per il bellissimo A tempo pieno.
Nel 2004 scrisse e diresse questo film che scivolò ben presto nell'anonimato.
Poi ci ha pensato Fabirce Gobert coadiuvato alla sceneggiatura da Emmanuel Carrere  a ridare lustro a questa pellicola relegata forse troppo presto nel dimenticatoio, citandolo come fonte di ispirazione per la serie tv Les Revenants , favoloso serial di cui fino ad ora è stata prodotta la prima stagione nel 2012 ( 8 episodi per 50 minuti circa), di cui abbiamo parlato qui.
Velocemente possiamo dire che i punti di contatto tra la serie televisiva e il film sono pochini: è identico lo spunto iniziale, i morti ritornano, ma sono diverse modalità ( nel film di Campillo di parla di un problema mondiale perchè sono milioni coloro che ritornano, nel serial si parla della realtà chiusa di un piccolo paese di montagna, quindi una dimensione molto più piccola , da apocalisse privata) e prospettive attraverso le quali sono visti questi "zombies" ( nel film è un problema quasi esclusivamente sociale, il dramma degli affetti è considerato abbastanza superficialmente in una delle sottotrame narrate, mentre nel serial si esaminano le reazioni di chi si vede tornare in casa persone perse da anni e anni).
Il film di Campillo è più un dramma allegorico con venature fantasy mentre il serial di Gobert naviga più dalle parti dell'horror psicologico.
A questo proposito è meglio utilizzare le stesse parole di Campillo per cui"Les revenants è un film sul lutto che tuttavia non tratta di questo dolore in modo intimo, ma, al contrario, tenta di descriverlo come una crisi mondiale: i morti ritornano, bisognerà reinserirli nella società. Dunque, invece di considerare i morti come un oggetto metafisico, ho preferito osservarli come un gruppo sociale, con le loro abitudini particolari, le loro difficoltà d’integrazione e, infine, con la loro silenziosa resistenza al controllo".
Troppa grazia, forse troppa ambizione per un film che aspira ad avere una patina autoriale ma si perde nei mille rivoli di una narrazione piuttosto frammentaria creando involontariamente un effetto soap opera .

Inolre una regia abbastanza inerte non riesce a valorizzare le suggestioni di uno script che potrebbe avere implicazioni interessanti ma che viene risolto con un finale comodo, troppo comodo.
Non viene in mente altro aggettivo per descriverlo, vien da pensare che sia quasi un escamotage disonesto per chiudere tutti i capitoli lasciati in sospeso.
Altra domanda: ma perchè coloro che ritornano sono per lo più ultrasessantenni? che abbia voluto trattare la problematica del ruolo dell'anziano nella società odierna, affermando che è talmente relegato ai margini della stessa da poter essere equiparato a un morto vivente?
Il punto di forza di Les revenants è la sua originalità: credo che sia il primo zombie movie che fa a meno di sangue, fegatini, rognonate, animelle e frattaglie varie.
Non viene versata una goccia di sangue.
E già questo gli vale una menzione speciale nella storia della filmografia del genere.
Non imprescindibile ma se si è fans irriducibili della serie televisiva uno sguardo gli si può anche dare....

(VOTO : 6 - / 10 )


  They Came Back (2004) on IMDb

Selasa, 30 Juli 2013

La quinta stagione ( 2012 )

In un piccolo paesino delle Ardenne dove la vita scorre sempre uguale a se stessa cominciano ad accadere strani fatti : si interrompe lo socrrere delle stagioni e sembra che l'inverno non voglia andarsene più via. La terra diviene arida , la routine quotidiana scardinata, un falò non vuole accendersi , nè un gallo vuol iniziare a cantare. Due ragazzi si amano di quell'amore che sfuma i suoi contorni nel sogno ma ci pensano gli adulti a farli scivolare nella bruttura della realtà. Per ingraziarsi gli dei ( quali poi...) decidono di affidarsi a un terribile rito pagano con tanto di sacrificio umano e guardacaso i prescelti per il sacrificio sono gli ultimi che sono arrivati al villaggio: un padre in cerca di fissa dimora e che ora sembrava averla trovata e suo figlio disabile, ridotto su una carrozzina.
Ma agli altri del villaggio non sembra importare nulla: la fame li sta attanagliando....
Difficile parlare di un film come La quinta stagione : impossibile o quasi catalogarlo. Post apocalittico? Fantascienza distopica? o semplicemente un dramma allegorico in cui i simbolismi dominano la scena?
O forse tutte queste cose insieme?
Da un certo punto di vista il film dei documentaristi Brosens e Woodworth ricorda quei film di fantascienza politica italiana anni 60 e 70 ambientati in epoche altre,passate o future ma che si ostinavano a parlare della stuazione politica del tempo in modo anche abbastanza aperto: vengono alla mente Il seme dell'uomo di Ferreri, Sotto il segno dello scorpione dei fratelli Taviani ma soprattutto un'opera anomala quanto affascinante come L'invenzione di Morel di Emidio Greco.
D'altra parte l'apocalisse che si avvicina a grandi passi nel grigiore che tutto ingoia non può far pensare al cinema di Bela Tarr,segnatamente The Turin Horse, mentre i riti pagani di cui sembra nutrirsi la popolazione del piccolo paese sembrano riferirsi alle quasi analoghe pratiche ancestrali viste in film come The Wicker man a cui sembrano rimandare anche quelle gigantesche statue di plastica, come spettrali carrozzoni carnevaleschi .
Lungi da me voler dare coordinate stilistiche a cui avvicinare questo film: La quinta stagione è qualcosa che veramente di nuovo, originale, di mai visto.
Che Brosens e Woodworth vengano dal mondo del documentario è piuttosto evidente  visto l'utilizzo degli attori, tutti volti giusti al posto giusto, utilizzati in modo molto pasoliniano per non parlare della cura nella costruzione dell'inquadratura e la fotografia magnifica ad opera di Hans Bruch jr.
La quinta stagione è un film che somiglia solo a se stesso talmente carico di simboli e metafore sulla grettezza dell'animo umano che se ne esce turbati proprio perchè non si è stupiti che qualcosa del genere possa accadere in una società in crisi socioeconomica come la nostra che per far progredire la massa non esiterebbe a sacrificare i più deboli e i diversi in genere.
Peter Brosens e Jessica Woodworth non si limitano però al semplice interesse antropologico, non mettono la loro lente da entomologo puntata su questo piccolo avamposto di umanità.
Il loro è un discorso che assume connotati universali come l'apocalisse che incombe e che si appalesa con un inverno che non vuole andare più via, quasi fossero prove generali di una nuova glaciazione.
L'uomo è figlio della natura che lo circonda ed è destinato a morire se lei muore.
Ma sembra non accorgersene.
Ecco perchè il mancato fluire delle stagioni inquieta e disturba, come quel gallo che si ostina a non cantare ( e fa una brutta fine) oppure quello struzzo che guarda fisso nella telecamera.
Un nuovo inizio? O la certitficazione della fine?
Parafrasando Amleto si può dire che c'è del marcio in Belgio.
Ma da tutto questo vien fuori dell'ottimo cinema....

( VOTO : 8,5  / 10 )


La cinquième saison (2012) on IMDb

Minggu, 21 Juli 2013

The hunger games ( 2012 )

Katniss Everdeen prende volontariamente il posto della sorella più giovane quando questa viene sorteggiata per i 74 esimi Hunger Games, reality televisivo in cui due ragazzi appartenenti a ognuno dei dodici distretti di Panem sono scelti a caso dai dominatori di  Capitol City  combattono tra di loro per avere salva la vita. Rappresentano una sorta di tributo di vite umane a memoria imperitura di una vecchia rivolta soffocata nel sangue.
E c'è spazio solo per un vincitore.
Katniss mette a frutto tutte le sue conoscenze in fatto di caccia e di tiro con l'arco per cercare di vincere quella che fin da subito si appalesa come una lotta all'ultimo sangue.
FInalmente sono riuscito a vederlo: probabilmente ero una delle poche persone residenti sulle terre emerse che ancora non era venuto a contatto con il fenomeno della scorsa stagione cinematografica, il film che da solo ha dato una svolta alla carriera di Jennifer Lawrence, passata dallo status di ragazzotta di belle speranze a diva assoluta e capace anche di vincere un Oscar l'anno successivo per l'intepretazione ne Il lato positivo.
Non l'avevo mai visto però avevo letto dei paragoni con un film che ha un altarino singolo  per rendergli meglio onore, sul mio personalissimo ramo d'albero. Sto parlando di Battle Royale , film di Kinji Fukasaku.
A mio modesto parere i paragoni che si fanno tra i due film sono abbastanza fuorvianti: pur avendo più o meno lo stesso meccanismo ( ragazzotti che si ammazzano tra di loro in diretta televisiva per avere salva la vita) mentre il film giapponese è una critica amara e sentita a una società alienata e senza speranza, il film di Gary Ross sembra molto più interessato alla superficie, alla macchina spettacolare che non  a tutto il resto.
E ciò è provato anche dal brillantissimo cast di supporto che oscura quelli che dovrebbero essere i protagonisti del reality ( a parte una Lawrence indomita): parliamo di un inedito Stanley Tucci con parruccone e sorriso falso d'ordinanza, di una quasi irriconoscibile Elizabeth Banks, di un Harrelson con inedito ciuffo biondo a cadergli davanti agli occhi oppure anche a Lenny Kravitz, che si presta molto di rado al cinema..
Nessuna menata sociologica, solo una lunga introduzione ( forse anche troppo) del mondo di Capitol City, del suo dietro le quinte e del meccanismo di un reality game che ha più contatti con un film come L'implacabile di Paul Michael Glaser ( uno Schwarzy d'annata godibilissimo) che non con Battle Royale.
The Hunger games è una macchina da incassi che procede senza tentennamenti al fine di perseguire il suo scopo finale: i dollaroni freschi e sonanti da far entrare in grande quantità nelle tasche dei produttori e della casa cinematografica ( si parla di un film da 700 milioni di dollari di incasso complessivi, di cui più di 400 negli Stati Uniti).
Proprio per questo sono cassati tutti i particolari spiacevoli o dal gusto horror che corroboravano l'andamento di Battle Royale in favore della "solita " relazione sentimentale , che probabilmente sarà sviluppata in un senso o nell'altro nel sequel vista la quantità di cose lasciate in sospeso dopo questo primo capitolo, e di un attenzione particolare nell'evitare quei particolari "scabrosi" ( nel senso lato del termine) che avrebbero potuto far incorrere il film  in spiacevoli divieti: traduzione diminuizione di incassi.
The Hunger games a causa della sua durata ragguardevole , siamo sui 140 minuti, è un film dai tempi dilatati con una prima parte quasi cloroformizzata.
Anche la critica al mondo della apparenze di Capitol city, dove tutto è eccessivo, dai colori dei vestiti alle acconciature, sembra abbastanza innocua e stantia, più che altro viene trattata come folklore per dare una cornice adeguata , uguale e opposta, al mondo primitivo e senza troppi fronzoli in cui si troveranno a combattere i 24 pretendenti alla vittoria.
E' tutto al servizio dello spettacolo e in fondo il film di Ross non è molto dissimile dal mondo che cerca di mettere allegramente alla berlina.
Una macchina spettacolare che cerca continuamente il consenso con delle svolte narrative che ammiccano chiaramente allo spettatore medio, quello che se ne sbatte dell'alienazione della società e che va al cinema solo per essere intrattenuto, senza tante complicazioni magari dopo una dura giornata di lavoro.
Siamo tutti parte di un reality game, confezionato un po' come un Truman Show.
E siamo noi che lo muoviamo con i biglietti che facciamo staccare al botteghino cinematografico.
O forse no.....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Hunger Games (2012) on IMDb

Rabu, 08 Mei 2013

Hansel e Gretel - Cacciatori di streghe ( 2013 )

Due fratelli, un maschietto di nome Hansel e una femminuccia di nome Gretel , si perdono nel bosco finchè trovano una casa fatta di marzapane. Cominciano a mangiarne l'esterno e vengono subito invitati a entrare da una placida vecchina che in realtà è una strega che li imprigiona e li mette all'ingrasso per mangiarseli. I due bambini riescono a evitare il pentolone , anzi quella che finisce arrosto nel forno è la strega. Anni dopo li ritroviamo cresciuti, armati di tutto punto e di professione fanno i cacciatori di streghe. La loro missione è liberare un villaggio in cui sono spariti molti bambini da una terribile fattucchiera che però è legata al loro passato. E si ritrovano anche nel bel mezzo di un bel sabba stregonesco organizzato per cuocere nella pentola i bambini rapiti dal villaggio.
Naturalmente sarà una lotta senza esclusione di colpi.
Ho sempre pensato che l'immaginario gothic dark di molte fiabe dei Grimm avesse un bel potenziale cinematografico e quindi ho sempre accolto con favore gli adattamenti  per il grande schermo delle loro opere.
Ed ero molto curioso riguardo questa "rilettura" apocrifa della loro fiaba anche perchè in cabina di regia c'era un tale Tommy Wirkola che in quanto a capacità con la macchina da presa mi aveva favorevolmente impressionato con il suo precedente film Dead Snow, una storia delirante di nazizombies che fanno una strage sulle montagne innevate della Norvegia.
Volevo soprattutto vedere come sarebbe stato addomesticato lo stile aggressivo e tipicamente da regista horror splatter in occasione di un prodotto da 50 milioni di dollari finanziati in gran parte da Hollywood che si sa , perdona poco se non incassi il dovuto.
La buona notizia è che lo stile di Wirkola è rimasto in gran parte immodificato, a costo di incappare in qualche divieto . E qui permettetemi una piccola divagazione:dimostriamo ancora una volta quanto siamo indietro perchè  da noi il film è senza nessun divieto con il risultato di attirare al cinema intere famiglie con bambini di cinque -sei anni che si sono ritrovati di fronte a uno spettacolo in larga parte inadatto ai più piccoli, mentre negli altri Paesi il divieto è scattato per ragazzi sotto i 13-16 anni a seconda della legislazione.
La cattiva notizia è che in Hansel e Gretel - Cacciatori di streghe oltre ai combattimenti proposti in tutte le salse, da duelli all'arma bianca, a scontri a fuoco o a botte a mani nude, c'è poco o nulla.
Hansel e Gretel sono personaggi assolutamente monodimensionali, una riproduzione in scala ridotta di supereroi hollywoodiani da fumetto, di quelli che vanno tanto di moda in questi ultimi anni.
Il loro armamentario è piuttosto stravagante nel design, così come i loro costumi ma questo è dovuto all'ambientazione in un'epoca indefinita, una sorta di Medioevo passato ma allo stesso tempo venturo in cui le  armi usate dai due molto più moderne di quello che le circonda.
La trovata che sta alla base di questo film è che , nonostante sia una produzione dal budget ultramilionario, gli si è voluto dare un look da B- movie senza tanti compromessi con momenti horror e splatter come se piovesse ed effetti speciali piuttosto rustici e che in certe occasioni mostrano tutta la loro artigianalità.
Il problema è che sembra che Wirkola si sia interessato parecchio all'aspetto visivo di tutta l'operazione e molto meno a tutto il resto dando in pasto agli spettatori un film che non sarà certo ricordato per i dialoghi ( alcuni vorrebbero essere della battute fulminanti ma non riescono proprio) o per le finezze nella scrittura dei personaggi, tutti intagliati con l'accetta, o nella stesura della sceneggiatura che è veramente di una povertà allucinante.
Bello il look di alcune delle numerosissime streghe presenti nel sabba mentre la supercattiva Famke Janssen( che ha fatto veramente un patto col diavolo per come è tirata fisicamente) è molto più inquietante in versione  nature che truccata da strega.
Flop negli USA dove è stato massacrato dalla critica,  in Europa invece sta incassando benissimo.
Il sequel suggerito dal finale appare inevitabile.
Sperando che sia meglio di questo.

( VOTO : 5 / 10 )  Hansel & Gretel: Witch Hunters (2013) on IMDb