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Minggu, 19 Januari 2014

I sogni segreti di Walter Mitty ( 2013 )

Walter Mitty è un impiegato della rivista Life che lavora in una specie di sotterraneo a catalogare fotografie. E' un tipo grigio, meticoloso che ha la pericolosa tendenza a sognare a occhi aperti ( e rimane "incantato"). Nel sogno diventa tutto l'opposto che è nella realtà, diventa un uomo di azione e di decisioni prese in un battito di ciglia, una specie di eroe senza macchia e senza paura capace di risolvere con la forza e l'intelligenza anche le situazioni più disperate. Quando il suo lavoro alla rivista è seriamente minacciato dal nuovo piano editoriale intraprenderà un viaggio che lo porterà un po' in tutto il mondo alla ricerca di una fotografia e diventerà un po' come l'eroe che ha sempre sognato di essere....
E l'ultima copertina di Life....
Ben Stiller, arrivato al suo quinto film da regista decide di portare in scena un racconto di James Thurber già portato al cinema nel 1947 con il titolo Sogni proibiti da Norman McLeod.
E cerca una profondità di sguardo e di pensiero che non ha mai avuto o cercato nelle sue prove precedenti .
Per fare questo decide di immergersi in un genere che agli americani piace parecchio: quello della narrazione di un riscatto personale e per questo sceglie la vita di un grigio archivista fotografico che, relegato in una esistenza avara di soddisfazioni, fugge con la mente in una specie di mondo alternativo in cui tutto è il contrario di quello che è veramente.
E quando la vita gli porrà davanti delle scelte ineluttabili lui dovrà indossare, un po' con disagio ma anche con tanto coraggio, i panni di quell'eroe che ha vestito nei suoi voli pindarici.
Lo Stiller regista azzarda in un genere che non gli è mai appartenuto e riesce meglio , decisamente meglio nel mondo distorto e grottescamente tratteggiato in cui vive il suo alter ego eroico , mentre è ordinario, anche un po' scialbo nella parte newyorchese e nei duetti con la coprotagonista Kristen Wiig, attrice dalla notevole verve comica ( come le altre due donne della vita di Walter Mitty, la madre interpretata da una Shirley Mc Laine in formissima e la sorella in cui recita un'altra attrice di notevole talento comico come Kathryn Hahn) che però viene opacata, offuscata dal tono sentimentalista che presto viene assunto dalla pellicola.
Inoltre infarcisce il film di una grande quantità di riferimenti letterari e filmici dando luogo a un mappazzone bulimico, con gags a volte riuscite, a volte un po' meno e che viene riscattato decisamente dalle ambientazioni inconsuete e poco frequentate dal cinema ( l'Islanda è decisamente una figata con i suoi colori sgargianti e la sua natura incontaminata o quasi).
Lo Stiller attore funziona decisamente meglio : è decisamente nelle sue corde il personaggio di Walter Mitty dimesso sia fisicamente che emozionalmente e rende bene la crescita dell'autostima che lo caratterizza per tutto il procedere della narrazione.
Il problema de I sogni segreti di Walter Mitty è che richiede un'empatizzazione costante da parte dello spettatore letteralmente preso d'assalto da una serie di sequenze che rimangono impresse ( quelle del sogno e quelle del viaggio in Islanda) per come riempiono l'occhio ma richiede anche un surplus emozionale che personalmente non ho avuto la fortuna di provare.
Niente emozione, niente lacrime che goccia a goccia hanno tentato di esondare dai canali lacrimali di fronte a un qualcosa che visivamente ha quello scatto in più ma che non è riuscito a solleticare adeguatamente le corde emotive che aveva intenzione di pizzicare con leggerezza.
Un film diviso in due che ha parlato più alle mie cornee che al mio cuore e a cui non sono riuscito ad abbandonarmi totalmente come avrei voluto.
Anzi un'emozione il film me l'ha riservata: ma è colpa di David Bowie e di Space Oddity, un brano che conferma ancora una volta la sua immortalità.
Cosa che non accade a Walter Mitty e al suo mondo: un take away di suggestioni e pulsioni cinematografico/ letterarie che nel mio caso non sono riuscite ad arrivarmi fino al cuore.
Un peccato, avrei voluto veramente nascondermi, perdermi dietro e dentro il mondo segreto di Walter Mitty...

( VOTO : 6 / 10 ) 

The Secret Life of Walter Mitty (2013) on IMDb

Senin, 06 Januari 2014

Questione di tempo ( 2013 )

Tim ha 21 anni , sta partecipando a una festa di Capodanno che assume ben presto le fattezze di una calamità naturale e il padre lo mette al corrente di un segreto: i maschi della sua famiglia possono viaggiare indietro nel tempo, certo non possono cambiare la storia o uccidere Hitler . ma possono utilizzare questo potere per vivere un po' meglio. E Tim comincia da questa festa di Capodanno per cercare una ragazza, è stufo di stare da solo. Si trasferisce poi dalla natìa Cornovaglia a Londra per completare il suo tirocinio da avvocato e a un appuntamento al buio incontra Mary, la donna della sua vita. Anche viaggiando indietro nel tempo si creano piccoli malintesi ( ogni volta è la prima volta) ma alla fine riesce a ottenere il suo amore. La loro vita procede tranquilla ,Tim utilizza il suo potere per vivere meglio, per avere il miglior testimone di nozze, per salvare un suo amico da un disastro professionale e anche per salvare sua sorella da un incidente nella festa del compleanno di sua figlia. Ma questo cambia troppo le carte in tavola: presto Tim si troverà ad affrontare delle scelte non facili riguardo il potere che lui ha....
Datemi un film con un viaggio nel tempo e avrete catturato la mia attenzione: sono irresistibilmente attratto dai paradossi temporali e dai viaggi nelle pieghe del tempo e dello spazio.
A scanso di equivoci, qui di paradossi ce ne sono pochini: si chiarisce subito che non si può alterare la storia e tutto quello che si può cambiare è strettamente privato ma ormai la frittata era fatta.
E poi Richard Curtis mi garba assai nel suo modo di scrivere commedie ( dalla sua penna tra gli altri è stato partorito un gioiello come Quattro matrimoni e un funerale l'archetipo della british romcom, secondo me è  molto più valido come sceneggiatore che come regista, anche se ha diretto pochi film per essere giudicato ) e quindi anche dopo aver scoperto che il viaggio nel tempo era solo un piccolo escamotage narrativo e non qualcosa di sostanziale ho continuato a gradire senza problemi quello che stavo vedendo, senza alcuna punta di delusione.
Questione di tempo è una classica, britannica , curtisiana commedia sentimentale in cui troviamo tutti gli ingredienti giusti per farcela piacere: risate, balbettamenti sentimentali ad opera di un protagonista nerd e che si comporta da nerd, una coprotagonista assolutamente adorabile con quella sua aria sbarazzina e squisitamente normale, quel pizzico di sentimento che scalda il cuore e quella punta di patetico che esce nella seconda parte per dare un po' di speziatura al tutto nell'intenzione di fornire allo spettatore quella morale facile facile con cui tornare a casa contento sia di quello che ha appena visto su schermo, sia di quello che troverà ad aspettarlo nell'intimità domestica.
Perchè la morale di Questione di tempo giace tutta tra le pieghe dell'oraziano Carpe diem: occorre accontentarsi di quello che si ha e vivere ogni giornata al massimo, come se fosse l'ultima, decisiva nella propria vita.
E del superpotere di viaggiare nel tempo si può pure fare a meno.
La seconda parte, quella con incastonata la moralina con tanto di tentativo di estorsione di secrezione furtiva che esondasse dai canali lacrimali, mi è sembrata la meno riuscita, una piccola zavorra per un film altrove lieve e leggiadro come pochi, divertente e con punte di comicità irresistibili.
Anche perchè il potere di viaggiare indietro nel tempo pur non arrivando alle vette surreali di Ricomincio da capo, è uno spunto narrativo utilizzato al meglio per far sorridere quando Tim cerca di correggere continuamente il tiro con la sua Mary, conoscendola ogni volta di più.
La riuscita di questo film è dovuta anche al lavoro perfetto dei tre protagonisti , Gleeson, Nighy e Mc Adams, imperdibili le scene di Tim con Mary ma anche i siparietti di Tim col padre, e di un gruppo di comprimari eccellente, tutti con la faccia giusta al posto giusto.
Anche la musica è utilizzata nel migliore dei modi passando con no chalance da un matrimonio superbagnato  sulle note di Jimmy Fontana ( e funziona, funziona davvero alla grande contro le mie più marronee previsioni ) a un finale sulle note malinconiche di Nick Cave , oltre a tutta una serie di brani accattivanti e mai banali.
Questione di tempo è confezionato nel migliore dei modi, Curtis sa toccare le giuste corde emotive e  lascia con quel briciolo di melanconia e non col solito ..e vissero tutti felici e contenti .
Intrattenimento puro e prezioso perchè saper intrattenere non è roba affatto semplice.
Richard Curtis e la sua penna nel corso del tempo hanno dimostrato di saperlo fare in modo eccellente....

( VOTO : 7 + / 10 )

About Time (2013) on IMDb

Jumat, 06 Desember 2013

Don Jon ( 2013 )

Jon Martello jr ha una vita piuttosto felice e movimentata anche se ruota solo attorno a pochissime certezze, però granitiche: la palestra, la chiesa, l'auto, il culto della pulizia in casa , il pranzo domenicale a casa dei suoi dove fa pendant col padre visto che sono entrambi in canotta  a ingurgitare una cofana di spaghetti, ma soprattutto le uscite notturne con due inseparabili amici alla caccia di donne da portarsi a letto nel più breve tempo possibile, previa valutazione in decimali. Ma soprattutto la sua vita è regolata da una passione verace per il porno di cui è consumatore accanito, anzi compulsivo.Un brutto giorno Jon adocchia quello che per lui è un 10, il massimo dei voti. Si chiama Barbara Sugarman ma lei non gli si concede la prima sera. Per lui comincia un percorso di cambiamento per piacerle il più possibile ( tipo iscriversi a un corso universitario dove conosce un'altra studentessa un po' in là con gli anni che si dimostra maestra di vita insostituibile) fino a che finalmente riescono a fare una vita di coppia regolare. La  passione di Jon per il porno diventa una barriera tra di loro. Barbara lo lascia e lui....
Don Jon è l'esordio alla sceneggiatura e alla regia nel lungometraggio di uno dei migliori talenti attoriali della Hollywood di questi ultimi anni, Joseph Gordon Levitt che di quel parco di attori americani all'incirca trentenni è una delle punte di diamante.
Se un attore famoso e anche fighetto come lui passa dietro alla macchina da presa sicuramente troverà qualcuno che nutrirà pregiudizi su di lui credendolo il solito raccomandato che ruba il mestiere a chi magari è più dotato di lui. E prima di vedere il film i pensieri che si affollavano nella mia mente erano più o meno questi.
Cattivi pensieri però dissipati dalla visione di un film fresco, sbarazzino e assolutamente non sciocco.
Diciamo che è una commedia sentimentale 2.0 aggiornata ai tempi di internet e dello stravaso ormonale classico del maschietto infoiato in quell'età che va dalla fine dell'adolescenza all'inizio di una vita di coppia stabile e duratura.
Una terra di mezzo descritta brillantemente da Joseph Gordon Levitt che disegna il personaggio di una splendida canaglia palestrata con una passione compulsiva per il porno e per l'autoerotismo in cui indulge anche se ha dei discreti pezzi di gnocca stesi tra le lenzuola di raso scuro del suo confortevole lettone.
Magari i benpensanti lo etichetteranno come uno schifoso maniaco ma in realtà Jon è a suo modo pulito , cristallino, adamantino , dotato di un'innocenza che ha un po' il sapore del paradosso: segue il Dio dei cristiani a cui si appella ogni domenica in gite al confessionale spassosissime ( ed espia i suoi peccati recitando le penitenze mentre si allena in palestra) e segue anche il dio Onan a cui sacrifica la lucidatura compulsiva del proprio attrezzo in nome della libertà sessuale assoluta che viene vagheggiata guardando film porno in cui succede di tutto e di più, in cui l'orgasmo ( simulato il più delle volte) è un qualcosa che viene estirpato dal profondo delle viscere.
Insomma il porno è quel nirvana dove dovrebbe vivere quella parte del suo corpo a cui lui tiene tanto.
Forte di una ciclicità a cui ogni volta aggiunge nuovi succosi particolari ( porno, palestra, pranzo in canotta, chiesa , penitenza, discoteca, acrobazie sessuali nel suo letto con la bellona di turno), Don Jon procede veloce e spedito finchè non entra in scena Scarlett Johansson che con le sue pretese ingolfa la vita di Jon e anche un po' il film.
Non sono attratto più di tanto dalle grazie della Scarlettina ( che non è una malattia esantematica, sia ben chiaro ) ma qua devo dire che ha una graziosa aria di normalità, insomma meglio di altre volte, diciamo che è scesa sulla Terra ed è vestita ( e anche svestita ) normalmente , non fasciata in quelle tute aderenti di latex che non lasciano proprio nulla all'immaginazione e che l'hanno elevata ad icona erotica di una generazione di cinefili e non.
E devo dire che il suo è un personaggio perfetto: molte donne sono proprio così , pronte a castrare qualsiasi velleità del maschio che hanno al loro fianco nell'ottuso tentativo di crearsi l'uomo perfetto.
E se fosse un film autobiografico? Joseph Gordon Levitt sembra raccontare questa storia con una partecipazione particolare, una cognizione di causa tipica di chi ha vissuto queste cose.
E soprattutto si rivolge ai maschietti invitandoli a riesaminare il loro rapporto con la pornografia, con cui tutti, ma proprio tutti sono venuti a contatto.
Don Jon con la sua ansia di dare votazioni alla metà femminile dell'universo incrociata in una discoteca fa pensare e parecchio a una delle commedie migliori di Blake Edwards, quel  10 in cui Dudley Moore era sconvolto dall'aver incontrato una donna che meritava anche più del voto massimo nella sua personalissima scala di valutazione.
E quella donna era Bo Derek che ha sconvolto molti dei miei sogni adolescenziali.
Per molti dirè una bestemmia, ma perchè son troppo giovani per conoscerla, ma tra la Bo Derek di allora e la Johansson di oggi non c'è proprio gara.
All'epoca era il sogno di tutti che un normotipo come Dudley Moore ( diciamo anche con una bellezza sotto la media, un po'come la sua altezza) riuscisse solo a sfiorare una come Bo Derek.
Altro che Scarlettina nostra.
Delizioso il cast di supporto ( i pranzi domenicali fanno ridere quasi quanto le gite al confessionale) ed esilarante la trovata di far interpretate a Channing Tatum e ad Anne Hathaway il film che Jon e Barbara vanno a vedere al cinema, una commedia sentimentale.
Fatta la tara al sottotesto moralista simboleggiato dal rapporto completo ed appagante con Julianne Moore ( il sesso è meglio se c'è amore e.... grazie al ciufolo...) che riporta Don Jon nell'alveo delle produzioni hollywoodiane rassicuranti dal punto di vista morale, il film di Gordon Levitt può essere anche letto come una parodia di quelle stesse commedie sentimentali a cui si raccorda nel finale.
Ma alla fine non è poi tutto questo gran male...

( VOTO : 7 / 10 ) 

Don Jon (2013) on IMDb

Jumat, 08 November 2013

Before Midnight ( 2013 )

Jesse e Celine sono in vacanza in Grecia presso la casa di uno scrittore che ammira i libri di Jesse. Hanno appena lasciato il figlio di lui all'aeroporto, destinazione Chicago e loro si apprestano a raggiungere la casa al mare del collega di Jesse con le loro figlie gemelle addormentate sul sedile posteriore. Lo scrittore greco ha addirittura pagato loro una notte in albergo per stare di più in intimità , senza le bambine, ma almeno all'inizio non tutto va per il verso giusto. Jesse ventila la possibilità di andare a stare più vicino al figlio in America e Celine va su tutte le furie....
E' la fine del loro amore?
Terzo capitolo della trilogia cominciata con Prima dell'alba e continuata con Prima del tramonto. Ora i distributori italiani dopo ben 18 anni hanno deciso di mantenere il titolo originale tanto per confondere gli utenti di cinema più boccaloni, quasi tranciando il cordone ombelicale con i due film precedenti, grande successo di critica ma anche film rimasti nella nicchia del cuore dei cinefili più accaniti, anche nel mio.
La prima domanda che uno si pone di fronte a questo terzo capitolo riguarda i cambiamenti avuti dai personaggi: quanto sono cambiati in questi anni?
Diciamo subito che sono cresciuti allo stesso modo in cui si cresce da quando si hanno poco più di  vent'anni a quando si superano i quaranta. Più consapevoli, più problematici, più cinici per certi versi ma anche più disincantati verso quelli che lo circonda. Prima guardavano tutto con occhi stupiti, meravigliati, ora hanno l'esperienza del vissuto.
E' questo il pregio maggiore del film: essendo scritto a sei mani dal regista Linklater , da Hawke e da Julie Delpy ha il vantaggio di raccontare un vissuto, non mi stupirei che alcune delle vicende raccontate nel film siano vere.
Il problema sorge quando si tratta di portare questo vissuto in scena: innanzitutto fa strano vedere Hawke molto più truccato della Delpy che ha ancora un volto magnificamente fresco e giovane. Hawke ha una faccia che si sta incartapecorendo,  una carta geografica percorsa da rughe numerose ( già notate ne La notte del giudizio) che il trucco e il parrucco cercano pietosamente di nascondere.
Ethan Hawke ha più cerone in faccia di un attore teatrale e vederlo non fa una bellissima impressione soprattutto all'inizio. Poi si fa un po' di abitudine alla sua maschera , ma le sequenze del viaggio in macchina con lui e la Delpy in primo piano sono veramente impietose.
Altro problema: la spontaneità. 18 anni fa in Prima dell'alba  Hawke e la Delpy erano attori giovani e belli con un'esperienza alquanto limitata, sicuramente inferiore a quella che possono vantare adesso. Il loro essere spontanei era la cosa migliore del film ( anche del secondo) , una specie di valore aggiunto.
Oggi sono attori che hanno superato i quaranta , che hanno lavorato molto e hanno acquisito grande esperienza e anche quella tecnica che magari prima non avevano.
Ed è proprio il possedere una tecnica ormai consolidata è una sorta di intralcio in un film in cui si parla con la stessa indifferenza di massimi sistemi e minimi comuni denominatori. La spontaneità del primo film ( ma anche del secondo) è persa in favore di una ricostruzione di intimità tra i due personaggi che risulta artefatta, una simulazione che vorrebbe essere più vera del vero e si scontra con una gestualità innaturale, a tratti forzata.
Jesse e Celine non sembrano una coppia ma due buoni amici, come sono nella realtà. E forse questa frequentazione tra i due quasi ventennale ( perchè i due anche nella vita reale sono ottimi amici ) fa avere loro una certa difficoltà a interpretare una coppia consolidata.
Il loro affiatamento è indubbio e a prova di bomba: ma è quello di due amici di lunga data  e non di due amanti, non c'è quella complicità, quel trasporto, quella scintilla nello sguardo che ci si attenderebbe da due che si amano.
Before Midnight parte come un idillio, prosegue come una resa dei conti perseverata e termina con un barlume di ottimismo , una specie di scherzo .
Tutto ben condotto, recitato come abbiamo detto ( bene ma in un film come questo conta più l'emozione che la tecnica , mentre qui prevale la seconda), con Linklater che si conferma il più europeo tra i registi americani.
Ma non ha più la magia del breve incontro che contraddistingueva le due precedenti pellicole.
L'aspirazione è arrivare a Rohmer e alla sua impareggiabile leggerezza, il risultato è paragonabile ad un Arcand di seconda fascia con le parole usate come corpi contundenti.
Sinceramente mi ha stupito il successo presso la critica di questo film che ho trovato passabile e nulla più, sicuramente lontano dalla qualità dei primi due capitoli di questa trilogia: sarà forse una questione generazionale ma secondo me è soprattutto una questione di memoria corta .
Perchè Rohmer queste cose le ha raccontate tutte e meglio nel corso della sua inimitabile carriera con il suo stile semplice e raffinato allo stesso tempo.
E purtoppo Linklater non sarà mai Rohmer.
Arrivederci tra nove anni.

( VOTO : 6 - / 10 ) 

Before Midnight (2013) on IMDb

Minggu, 06 Oktober 2013

Un piano perfetto ( 2012 )

La famiglia Lefebvre è caratterizzata da una singolare "maledizione": il primo matrimonio che ogni membro della famiglia contrae è miseramente destinato al fallimento. Il problema è che Isabelle Lefebvre ama alla follia il suo compagno con cui convive da tempo e non vorrebbe che le nozze, programmate a breve , obbediscano alla regola della famiglia.Architetta allora un  matrimonio di comodo in Danimarca ma il prescelto non si fa trovare all'appuntamento. Allora tampina Jean Yves il suo vicino di posto conosciuto in aereo arrivando addirittura a seguirlo in Kenia per contrarre un matrimonio (finto) aggirando così il sortilegio.
Ma il matrimonio che contrae, pur essendo una cerimonia in stile Masai è vero e quindi bisogna convincere Jean Yves a firmare le carte del divorzio. 
Come fare? 
Anche perchè il malcapitato ha un debole per Isabelle e sembra non avere nessuna intenzione di concedere il divorzio....
Un piano perfetto si immette senza particolare meriti  ma anche senza particolari infamie nel calderone delle commedie sentimentali francesi che da quando in Italia è uscito Quasi amici, sembrano riscuotere molto successo nella distribuzione italiana, hai visto mai che ripetessero il colpaccio.
Però come pretendere il colpaccio da un film uscito esattamente un anno fa in Francia ( alla fine d'ottobre del 2012 per la precisione) e che anche nei patri confini non ha riscosso il successo auspicato?
Hai voglia a mettere nella locandina il richiamo " dai produttori di Quasi amici" ( a proposito curioso che nella locandina francese il richiamo sia a Il truffacuori, commedia sentimentale di successo, non planetario come Quasi amici diretta dallo stesso regista di Un piano perfetto ) da usare come passpertout per attirare con l'allocco di turno....
Veniamo al film: da una parte il talento comico più in vista della commedia francese, Dany Boon, che fa il suo solito lavoro senza strafare, anzi con un po' meno verve del solito, dall'altra il tentativo di riciclare una bellezza algida come Diane Kruger in parti brillanti in cui evidentemente non è abituata.
Un film come questo dovrebbe basarsi sull'alchimia tra i due protagonisti ( in fondo racconta la sempiterna storia della bella e del bestio, in cui la prima cerca di fracassare in tutti i modi gli zebedei al secondo , dotato di capacità di sopportazione epica) e su un gruppo di caratteristi comprimari che assicuri il versante umoristico per far ridere.
Questo film non ha nessuno dei due: praticamente impossibile credere alla favola che una tipa come Isabelle, dentista di successo che convive con bellissimo collega,  faccia il salto nel buio con Jean Yves, grigio redattore di guide turistiche  e mancano quasi del tutto le situazioni che strappino risate a scena aperta.
Al massimo si sorride un paio di volte in un film che si avvale di locations cartolinesche, dall'Africa alla Russia, forse sempre per abbindolare l'allocco di turno di cui sopra.
E anche il coro di comprimari è drasticamente ridotto all'osso, ci sono sempre la Kruger e Boon in scena.
Alla fine la cosa più divertente sono i ciak sbagliati alla fine del film e con questo ho detto praticamente tutto di una produzione ad alto budget ( e si vede dallo sfoggio di locations perfettamente riconoscibili) a cui però manca quella magia che permetta di parlarne meglio.
In fondo ci troviamo di fronte a una storia raccontata millemila volte con un finale che è noto fin dall'inizio, fin dall'incontro tra i due protagonisti.
Del resto le regole del genere vogliono così.
Degno al massimo di una visione disimpegnata, siamo sempre a un livello di confezionamento superiore rispetto agli analoghi prodotti italiani....

( VOTO : 5,5 / 10 )   

Un plan parfait (2012) on IMDb

Jumat, 23 Agustus 2013

Febbre da fieno ( 2010 )

Matteo lavora al Twinkled  un negozio di memorabilia, cose vecchie e soprattutto kitsch. Il negozio non va bene e il proprietario è tentato di venderlo, la vita di Matteo neanche visto che la sua ex , di cui è ancora perdutamente innamorato, lo ha ricontattato solo per avere il suo seme perchè vuole fare un figlio con la sua nuova compagna ( eh si, lo ha lasciato perchè si è scoperta lesbica). La college di Matteo, Frankie, cerca di aiutarlo a superare questo momento di empasse ma lei sta messa anche peggio visto che si ostina a spedire lettere che non saranno mai lette al suo idolo Jude Law. Un giorno però, per un lavoro, al negozio arriva Camilla e cambia tutto.
Matteo ritrova una ragione per andare avanti.
Febbre da Fieno è un film di dimensioni produttive contenute che "osa" parlare di quella generazione che va dai 20 ai 40 anni senza ricordare il filosofo al Guttalax Moccia, supremo esegeta in pillole. Solo per questo meriterebbe il massimo della valutazione.
Il film della Luchetti dimostra che in Italia è possibile anche fare film il cui quoziente intellettivo superi abbondantemente quello dell'ornitorinco, senza alcuna pretesa sociologica ma che riescano a raccontare i balbettamenti di questi giovani che la gioventù la stanno salutando e allo stesso tempo stentano a rassegnarsi all'anagrafe.

Roma Roma Bella

E'un film che sfrutta angoli di Roma riconoscibilissimi ma si avventura anche in scorci poco frequentati dal cinema (come le belle sequenze girate al Maxxi ancora chiuso al pubblico).
La fotografia che privilegia i toni saturi ci regala una città  coloratissima, calda anche nelle sue tonalità autunnali. Una città inquadrata in modo decisamente moderno con angoli di ripresa molto personali. Non è un caso che qualcuno abbia parlato di Nouvelle Vague.
La libertà che si respira fa pensare a quell'immortale stagione

T'ho dipinta io

Il film racconta dell'amore nato dopo una casualità tra la bella Camilla, un sorriso che non conosce confini incorniciato da due labbra da spedire a un indirizzo nuovo, e Matteo giovane perennemente nel guado che pensa ancora alla sua ex che l'ha abbandonato per un'altra.
Camilla e Matteo si frequentano e il teatro della loro storia è il negozio di collezionismo d'annata sull'orlo del fallimento di proprietà di Stefano, idealista impenitente che vive calzando praticamente sandali alati sempre aggrappato ai propri sogni.

Gialla come er sole

Il loro tiraemmolla amoroso non ha nulla di inedito o trascendentale ma la leggerezza di tocco con cui viene raccontato arriva quasi ad avvincere, così come non disturba la voce fuori campo della stessa Fleri che ci spiega le coordinate del raccontino.
Il suo modo di pronunciare la "r" per me è già ragione sufficiente per cadere ai suoi piedi e proclamarmi suo schiavo.
Il negozio di Stefano in cui lavora anche la giovane rasta Frankie intenta a scrivere lettere a Jude Law, vera e propria entità immateriale che le permette di non farsi male con un amore vero, è orgogliosamente proiettato nel passato così come la sua scarsa ed umorale clientela e per i personaggi che vi gravitano diventa una sorta di bolla temporale in cui isolare se stessi dalle angustie del presente.
Una filosofia di vita figlia dei fiori e di qualche funghetto allucinogeno di troppo (che qui comunque non viene usato e neanche nominato).

Rossa come er core mio

Il film è leggero, romantico, induce spesso al sorriso, è visivamente appagante grazie a una Roma fotogenica al massimo e ai colori accesi che la contraddistinguono fin quasi alla fine.
Quasi perchè c'è una svolta drammatica inaspettata, un vero e proprio sgarbo alle ferree regole della commedia, sentimentale in questo caso.
Che fa uscire dal cinema pensosi e intenti a metabolizzare il colpo di scena che per molti sarà anche gratuito, ma sicuramente non banale.
Febbre da fieno è un film da incoraggiare anche oltre i propri meriti perchè dimostra che comunque ci sono anche autori nuovi da far crescere che hanno qualcosa di diverso da dire.come la  Luchetti all'esordio nel lungometraggio dopo esperienze in corti e documentari.
Eppure stilisticamente appare maturo e soprattutto personale.
Vedremo se la regista conserverà questa sua impronta anche nella sua opera seconda.
Se mai ci sarà.....

( VOTO : 7+ / 10 ) 


Hayfever (2010) on IMDb

Selasa, 06 Agustus 2013

Se sposti un posto a tavola ( 2012 )

Marie si sta sposando con l'uomo sbagliato e il suo ex storico , Eric, proprio al pranzo di nozze sta cercando di ricordarglielo in tutte le maniere. Un abbraccio un po' più focoso del dovuto e i segnaposto di un tavolo di invitati cadono tutti a terra mescolandosi tra loro. Può davvero il semplice spostamento di un posto a tavola determinare i destini di quattro coppie legate tra di loro ?
A vedere tutti gli intrecci del destino che si affollano davanti agli occhi di Eric, si direbbe proprio di si.
Forse allora è meglio lasciare tutto al caso.Il tempo è galantuomo e il destino sistemerà tutto. 
Forse.
In primis la domanda da porsi è questa : perchè in questa afosa estate i distributori nostrani tirano fuori questo fondo di magazzino, uscito ad aprile 2012 sul grande schermo in Francia e passato inosservato pure nella madre patria?
La risposta probabilmente sta nel successo che alcune commedie transalpine hanno riscosso nel Belpaese e allora si cerca sempre di battere il ferro finchè è caldo.
A costo di incappare in vere e proprie fregature.
Non sarà una bruttura inenarrabile ma Se sposti un posto a tavola è un film assolutamente inutile e anche un po' irritante.
Inutile perchè non dice nulla di nuovo pur cercando di rimescolare malamente le carte, irritante perchè ammicca in continuazione a un film come Sliding doors cercando di ibridarlo con la nuova commedia sentimentale francese stile L'amore dura tre anni ( a cui si riferisce chiaramente in una sequenza all'inizio, quando Eric conosce Marie durante un viaggio aereo, lei legge il libro da cui è stato tratto il film succitato).
Quindi fondamentalmente abbiamo una sorta di film a episodi in cui vengono caratterizzati , neanche troppo finemente, otto personaggi in cerca di un destino a loro favorevole.
E , guarda il caso. Eric alla fine riesce a imbroccare proprio l'unico giusto per tutti i protagonisti in campo.
Non è una questione di confezione o di scarsa qualità recitativa (anzi, gli attori fanno del loro meglio), è il copione di Se sposti un posto a tavola che fa acqua da tutte le parti presentando situazioni già viste e riviste e proprio per questo stantie a tal punto che riescono ad annoiare anche se il film non arriva neanche a 90 minuti, titoli di testa e di coda compresi.
Il problema è che a furia di strizzare l'occhio ad altre pellicole di successo ( come detto precedentemente Sliding doors ma anche Quattro matrimoni e un funerale,  senza funerale però), il film dimostra di non avere una propria colonna vertebrale buttando tutto sulla commedia degli equivoci di grana grossa e azzardando anche la pochade,senza però averne i tempi.
Non si ride, al massimo si sorride fugacemente e questo è grave per una commedia: da sottolineare però la grazia di Louise Monot, nella parte di Marie, due occhi da cerbiatta che sembrano traccianti che fendono la notte e alla fine risulta simpatico anche Lannick Gautry, sgualcito e arruffato nella parte di Eric che ha un po' l'impronta animalesca del primo Belmondo, senza perà averne il carisma.
La regista Christelle Raynal , al suo esordio nel lungometraggio, viene dal mondo della pubblicità e la cosa si vede . Tutti i vari episodi che compongono il film sono patinati come solo uno spot potrebbe essere.
E non è una gran bella cosa.

( VOTO : 5 / 10 )  


Plan de table (2012) on IMDb

Jumat, 26 Juli 2013

Blue Valentine ( 2010 )

La storia d'amore tra Dean e Cindy vista nell'arco di dieci lunghi anni. Quando si conoscono lui lavora in una ditta di traslochi, lei è una studentessa universitaria di belle speranze.Lei per Dean lascia addirittura Bobby, il suo fidanzato fin dai tempi della scuola. Dieci anni dopo troviamo una coppia amareggiata e disillusa, con una bellissima bambina amatissima da entrambi e un muro che gradualmente hanno tirato su tra di loro. Decidono di prendersi un week end tutto per loro prenotando in albergo ma nulla è come prima. La magia del loro primo incontro è svanita per fare posto a qualcosa d'altro. Fine di un amore.
Strano destino quello di Blue Valentine: presentato in pompa magna al Sundance del 2010 , poi a Cannes nello stesso anno e a una miriade di festivals specializzati tra il 2010 e il 2011. Poi l'oblio lo ha inghiottito nonostante avesse anche portato a casa una nomination come miglior attrice protagonista per Michelle Williams. Poi complice il sempre crescente successo di Ryan Gosling quello che era diventato a tutti gli effetti un fondo di magazzino rigettato da tutti e vista la concomitante uscita anche del film successivo di Cianfrance, Come un tuono sempre con Gosling e con Bradley Cooper tra gli altri, Blue Valentine è assurto a quasi oggetto di culto ed è stato recuperato con "soli" tre anni di ritardo..
Il film di Cianfrance in effetti è uno strano oggetto filmico: se a raccontare una storia d'amore sono buoni un po' tutti a raccontarla frammentando così l'unità temporale non è proprio roba alla portata del primo che passa.
La cosa che colpisce primariamente di Blue Valentine è la sua strutturazione rapsodica che se ne va allegramente a spasso avanti e indietro nel tempo e che a conti fatti si dimostra uno strumento eccellente per raccontare l'eutanasia di un amore seguendone i vari passi in modo trasversale.
E' come se il regista si mettesse in riva a uno stagno, gettasse un sasso nell'acqua e si divertisse a vedere quanti cerchi fa in un film che procede a cerchi concentrici e che somiglia più a un puzzle emotivo che a un percorso comune insieme, quello che dovrebbe essere una storia d'amore.
Qui invece il burattinaio con la macchina da presa si diverte a mescolare le varie tessere del mosaico  e la partita non la vince chi rimette assieme tutti i pezzi ma solo chi riesce a venirne fuori il più integro possibile.
E tra Dean e Cindy è arduo stabilire se esiste un vincitore o uno sconfitto.
Probabilmente sono sconfitti tutti e due e l'unica loro ancora di salvezza  è quella bambinetta festosa che è l'unico segno tangibile rimasto di quello che è stato il loro amore.
Michelle Williams è perfetta nella parte, Gosling a volte sovraccarica le sue battute.
Blue Valentine all'inizio lascia abbastanza perplessi proprio per via della sua struttura filmica particolare che richiede un surplus di attenzione e di partecipazione da parte dello spettatore, ma poi attrae con la sua forza centripeta dentro una vicenda di straziante normalità.
A volte Cianfrance eccede in rifiniture, ha un'ansia nel raccontare che magari non fa fluire tutto armonicamente , ma sono peccati per generosità.
Quindi sono perdonabili.

( VOTO : 7 / 10 ) 


Blue Valentine (2010) on IMDb

Rabu, 17 Juli 2013

To the wonder ( 2012 )

Neil, classico mascellone americano a Parigi, conosce la bella divorziata Marina, con sua figlia Tatiana, di dieci anni. Si innamorano e poi tornano a casa di Neil, in Oklahoma. Che non è proprio Mont Saint Michel, il magico sfondo su cui è nato il loro amore. Le difficoltà aumentano giorno per giorno, lei trova conforto in padre Quintana, un prete che sta lottando per capire veramente se la sua è vocazione oppure no, mentre Neil si rifugia nelle capienti braccia di Jane, sua conoscenza fin dai tempi dell'infanzia...ma Marina non si rassegna alla fine del loro amore....
Detta così la sinossi di To the wonder sembra quella di un normale film su un menage a trois, al massimo un melodramma lacrimevole che può sconfinare nella classica rimpatriata tra trombamici.
E invece no.
Cerchiamo di dare un giudizio critico equilibrato e distaccato.
E allora possiamo affermare che To the wonder "è una cagata pazzesca!"( cit.).
Applausi.
Anzi 92 minuti di appalusi.
Candidato da subito ad essere uno dei miei scult dell'anno, il film di Malick, che dopo il successo a sorpresa  di The tree of life è stato colto da insopprimibile ansia creativa alla stessa stregua di un Allen qualunque, è un qualcosa tra le più insopportabili viste in questi ultimi anni.
Se in The tree of life si parlava di massimi sistemi e aveva un senso paragonare la cosmogonia di Malick a quella di Kubrick, da lui ribaltata, To the wonder sembra la caricatura di un film, costruito con la stessa tecnica del precedente ma senza affrontare i grandi temi dell'altro.
Qui al massimo si parla di minimi comuni denominatori, di storielle d'amore di una banalità infinita infiocchettate però come se fossero storie larger than life.
Una voce fuori campo anticipa come il migliore degli stopper pallonari  tutto quello che sta succedendo rendendo praticamente pleonastici i dialoghi che nel loro anelito alla poesia varcano spesso la soglia del ridicolo involontario.
Ben Affleck dopo Argo ridiventa il solito quarto di bue inespressivo mentre Olga Kurylenko gioca a fare l'attrice con esiti tremendi, quasi raggiunti anche dall'apparizione della nostrana Romina Mondello nei panni di una specie di invasata senza requie.
La Kurylenko invece di stare davanti a una macchina da presa sembra che stia davanti all'obiettivo di un fotografo di moda per come ammicca, fa le mossette, cerca lo scatto migliore in una gamma di espressioni che va dall'attonito allo sbarazzino senza passare dal via.
Simpatica come un gatto che ti affonda le unghie nei marroni, quasi vorresti che se la ingroppasse il primo serial killer di passaggio per far terminare questa tortura.
Si, tortura è il termine giusto per questa lenta agonia che sfiora le due ore e che cerca di elevarsi al rango di cinema d'autore non adatto alla vulgata cinematografica.
To the wonder mi è sembrato uno scarabocchio informe modellato sul cinema dell'incomunicabilità di Antonioni ma il maestro ferrarese era troppi universi cinematografici avanti rispetto al regista americano.
L'impressione è che Malick, una volta fatto il colpo gobbo con The tree of life abbia voluto ritentare la carta del successo con un film costruito con la stessa tecnica: immagini stile National Geographic, una forma di narrazione non lineare , vari personaggi in cerca di qualcosa all'interno della loro vita , monologhi interiori ( qui in quattro lingue, inglese , francese, italiano e spagnolo..sic!) e un trituramento perseverato di zebedei tale da farci un granella finissima, una specie di nocciolato testicolare.
Se Bardem con la sua choma alla Don Buro di vanziniana memoria può avere un futuro come testimonial di lacche, il film di Malick può avere successo nel campo dei sedativi o dei sonniferi in genere.
Funziona, garantito!
La cosa grave è che questo To The wonder arriva a farmi rileggere in negativo anche il precedente The tree of life che alla sua uscita avevo salutato con particolare favore.
Mi sono sentito preso per il culo da Malick e dalla sua merda d'autore.
E la merda d'autore puzza molto di più di quella normale,

( VOTO : 2 / 10 )


  To the Wonder (2012) on IMDb

Kamis, 11 Juli 2013

20 anni di meno ( 2013 )

Alice è una donna in carriera, redattrice della rivista di moda Rebelle: si avvia ai quaranta , è divorziata e ha una figlia tredicenne. Di ritorno da un viaggio in Brasile conosce casualmente un giovane studente di architettura , Balthasar e ,complice lo smarrimento di una chiavetta USB, è costretta a rivederlo suo malgrado in quel di Parigi. Per il ragazzo è un colpo di fulmine, per lei che indossa perennemente una corazza di ghiaccio non è nulla ma coglie l'occasione di usarlo per fare carriera e simula all'inizio una relazione con lui.
Ma si sa come vanno a finire queste cose...non si finge mai fino in fondo e....
Lo spunto di partenza del film è abusato: storia d'amore tra due persone di generazioni completamente diverse, un solco scavato da venti anni di differenza di età.
Solo che nel film di David Moreau ( un glorioso passato nell'horror assieme al sodale Palud) l'assunto viene ribaltato più volte: stavolta è la donna ad essere più grande ma il suo toy boy si rivela molto più adulto del previsto, dietro la sua aria sbarazzina e anche un po' nerd si nasconde un cervello e una dignità fuori del comune, cose che lo fanno sembrare abbastanza al di fuori della sua generazione.
Così come Alice, smessa la sua corazza , dimostra tutte le sue debolezze.
20 anni di meno è un perseverato gioco di specchi in cui le superifici riflettenti figurativamente circondano i due protagonisti: Balthasar ha un padre meno maturo di lui, appassionato di macchine veloci e soprattutto di donne giovani, tanto da arrivare a sposare ( quasi) una coetanea del figlio, Alice ha una sorella, Elisabeth che non sopporta di vederla sola ( come è in realtà lei, proietta nella sorella la propria infelicità cercando di evitargliela) e cerca di mollarla senza vergogna a qualunque uomo appetibile che incontri.
E poi l'ambiente lavorativo di Alice: competitivo al massimo , con un capo che finalmente ha trovato dentro di lei la tigre che andava cercando per dare uno scatto in più alla rivista e intorno un covo di serpi e viperette varie che mette sulla piazza di twitter qualsiasi cosa scabrosa o presunta tale che passi davanti al loro famelico telefonino.
Alice all'inizio sfrutta Balthasar per guadagnare punti e rispetto agli occhi del suo capo ma se nei primi tempi della loro relazione guida lei il giovanotto che pende letteralmente dalle sue labbra col passare del tempo emerge la personalità di lui che infrange il ghiaccio che circonda la bella e algida redattrice.
E il gioco, fatalmente si ribalta.
Alice capisce che il mondo di lustrini e pailettes che la circonda, il culto dell'esteriorità in cui vive tutti i giorni è solo un gigantesco specchietto per le allodole che non le consegnerà mai neanche un barlume di felicità.
Perchè la felicità vera l'ha potuta toccare con mano nelle serate trascorse con quello strano giovanotto con la faccia un po' così, i capelli sparati cotro la forza di gravità e che gira con un aplomb degno di un  milord inglese su uno scooterino rosa griffato Hello Kitty.
20 anni di meno è una commedia sentimentale confezionata superbamente sin dai titoli di testa , in modo molto americano e certifica ancora una volta che i francesi al cinema al momento siano parecchio avanti a noi.
E con due protagonisti così adorabili, circondati da un azzeccato coro di personaggi secondari che danno l'acqua della vita al film, stavolta non disturba neanche quel continuo sfiorare la banalità tenendosene comunque sempre abilmente al di fuori.

( VOTO : 7 / 10 )


  It Boy (2013) on IMDb

Rabu, 29 Mei 2013

Nothing personal ( 2009 )

Interno olandese. Una donna dai capelli ramati sta accoccolata in un angolo di un appartamento vuoto, senza mobili in cui il colore dominate è il verde acqua e dopo aver fissato per un pò un punto indefinito nel vuoto si leva una fede nuziale dal dito.
Non sappiamo nulla di lei ,del suo passato, sappiamo solo che zaino in spalla lascia l'Olandae , dopo averla raggiunta,  comincia a viaggiare con l'autostop nella verde Irlanda dormendo all'aperto sotto una tenda da campeggio, cibandosi di avanzi e facendo anche incontri poco piacevoli. I ruvidi e poetici scenari naturali del Connemara la circondano, la accompagnano, quasi la tengono per mano e la guidano fino a una solitaria casa situata su una lingua di terra in mezzo a due bracci di mare. 
Dall'alto un'immagine da cartolina.
E'abitata ma non c'è nessuno, perchè non fermarsi allora? Conosce in un momento successivo il padrone di casa con cui all'inizio ha solo una relazione di mutuo scambio: cibo per lavoro, niente nomi, niente contatti di nessun tipo. Ma la loro relazione è destinata a progredire a piccoli passi fino a che dovranno venire meno alle loro intenzioni.
La pellicola d'esordio della Antoniak è un film fatto più di silenzi che di parole, più di elementi naturali che umani. La cinepresa si posa incantata su scenari naturali di impressionante bellezza ma tutto questo non si trasforma nel solito film/cartolina.
Nothing personal è il classico racconto delle due solitudini che si infrangono l'una sull'altra, un rapporto ispido dominato dalla paura dell'altro perchè in fondo stando da soli non si hanno sorprese. La vita dei due è catturata negli attimi della routine quotidiana, nel rituale dei pasti (soprattutto la colazione), nel lavoro di raccogliere le alghe o pescare le aragoste, addirittura un furtiva sortita al pub del paese a ridere, ballare al suono della musica folk irlandese e a bere birra.
Sembrerebbe una di quelle storie d'amore che finisce con il "..e tutti vissero felici e contenti" ma non è così. La Antoniak è brava a disseminare il film di false piste, di passi avanti in una reciproca conoscenza alternati a fasi di regressione (lei ha scoperto come si chiama, lo chiama per nome e lui si arrabbia perchè lui , anche se sa come si chiama lei l'ha continuata sempre a chiamare "You"-tu-).
Il film è fatto di sguardi, di piccoli gesti di enorme significato come le mani di lei che vanno quasi a cercare conforto nelle mani di lui, oppure lei che in una scena in cui lui non è a letto si spoglia e si rigira tra le lenzuola come per lasciare il suo odore e regalarlo a lui.
Forse i due non stanno cercando neanche amore, stanno cercando semplicemente empatia, calore umano, compagnia che non sia quella della musica lirica o dei rumori della natura. Del resto è nella natura dell'animale uomo la tendenza a vivere in compagnia, organizzarsi in nuclei regolati da gerarchia.
Per riassumere in poche parole il film della Antoniak non è un film d'amore ma di sentimenti.
E forse sta qui il significato (che si vuole caricare di universalità) del rifiuto di darsi nomi.
Anche se poi la natura dell'uomo porta ad altri, prevedibili, sviluppi.
Nothing personal è un film che sembra fatto apposta per chi soffre del mal d'Irlanda, ideale per animi romantici ma non ruffiano, ambientato in un posto da sogno valorizzato da una fotografia di grandissima qualità (di Daniel Bouquet) e recitato con grande partecipazione dall'attore feticcio di Neil Jordan (quel Stephen Rea per cui il tempo sembra essersi fermato da un pò a questa parte)e da una vera visione, Lotte Verbeek, attrice olandese bellissima con occhi che raccontano d'Irlanda (tra l'azzurro del cielo e il verde delle colline) e capelli ramati che la fanno sembrare più una sirena evocata in un libro delle fiabe che una donna reale.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Nothing Personal (2009) on IMDb