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Jumat, 24 Januari 2014

Présumé Coupable ( 2011 )

Il calvario giudiziario di Alain Marecaux, ufficiale giudiziario dalla vita un po' troppo oberata di impegni che si ritrova nel mezzo di uno dei più spinosi casi giudiziari della storia francese, il caso Outreau, accusato nel 2001 assieme ad un altro gruppo di persone , circa una ventina, di violenza sessuale verso bambini, di atti di pedofilia e di altri crimini talmente infamanti da dover essere persino nascosti ai compagni di cella in prigione.
Marecaux lotta contro una giustizia cieca e sorda, arrivista ( si veda il personaggio del giovane giudice istruttore Burgaud che con la sua intransigenza rovina la vita a parecchie persone mentre lui continua a fare una brillante carriera ) e incapace di riconoscere i propri sbagli ( si veda il processo farsa del 2004 in cui gli accusatori ritrattano tutto ma molti degli accusati vengono condannati lo stesso per pene minori). Lotta in tutte le maniere, anche quasi arrivando a sacrificare la vita con uno sciopero della fame che lo ridurrà una specie di larva.
E anche la sua vita privata sarà rovinata per sempre....
Présumé Coupable è la storia di un vero errore giudiziario vista attraverso la prospettiva del protagonista, costretto suo malgrado a vivere nel mezzo di un incubo kafkiano da cui non sembra esserci via di uscita.
Accusato assieme ad altre persone di crimini infamanti prova sulla sua pelle che cosa vuol dire non godere della presunzione di innocenza: gli accusatori sono personaggi equivoci e anche bambini, gente che non ha niente da perdere e minori che crediamo per definizione non possano mentire.
E qui si ritorna alle tematiche affrontate in maniera forse più sottile da Vinterberg nel suo ultimo film, Il sospetto, che comunque è di un anno posteriore rispetto a questo film di Vincent Garenq, una carriera spesa soprattutto in documentari con qualche occasionale sortita nella fiction.
E' ben visibile l'esperienza da documentarista di Garenq perchè Présumé Coupable è girato con uno stile secco, senza fronzoli, un cinema verità ansiogeno che si limita a documentare fatti senza commento alcuno, neanche quello musicale.
L'incubo giudiziario di Marecaux che durante il suo calvario perde il lavoro, l'amore della moglie, l'affidamento dei bambini e vede la madre morire di crepacuore, è passato ai raggi X con uno stile molto simile a quello dello scoop giornalistico di inchiesta ma senza inutili sensazionalismi. Solo la pura e semplice realtà.
Le riprese molto ravvicinate, il montaggio frenetico e asfissiante, la cinepresa che pedina da molto vicino il protagonista ( un Philippe Torreton bravissimo, in una di quelle prove d'attore che restano impresse, è arrivato a perdere 27 kili per girare le scene in cui era cachettico, sfinito dallo sciopero della fame, in un letto d'ospedale ad attendere la morte) che è smarrito e confuso così come chi sta seguendo le sue vicende, accrescono il pathos e una insopprimibile sensazione d'angoscia che fatalmente tracima dallo schermo.
E poi quelle prigioni...veramente un inferno in terra con le loro pareti ammuffite dagli anni che passano, segrete umide e insalubri in cui è veramente difficile sopravvivere anche perchè è negato il minimo spazio vitale per ognuno, altro che le prigioni hi tech americane , anche un po' fighette e perfettine con la loro pulizia e il loro ordine tanto sbandierato...
Présumé Coupable è un film che mette parecchio a disagio perchè tutto quello che vediamo è successo veramente e in tempi in cui può essere fonte di fraintendimento anche un semplice sorriso verso un bambino è un qualcosa che è già accaduto anche accanto a noi e potrebbe veramente accadere a chiunque.
Del resto come ci si fa a difendere dalle accuse di un bambino?
La storia di Alain Marecaux, un uomo qualunque precipitato e stritolato in un abisso senza fondo da qualcosa molto più grande di lui,  diventa il paradigma di una società malata, marcia alle fondamenta visto che non si può più credere neanche all'innocenza di un bambino.
Soprattutto quando la giustizia non fa il suo corso....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Guilty (2011) on IMDb

Selasa, 06 Agustus 2013

Se sposti un posto a tavola ( 2012 )

Marie si sta sposando con l'uomo sbagliato e il suo ex storico , Eric, proprio al pranzo di nozze sta cercando di ricordarglielo in tutte le maniere. Un abbraccio un po' più focoso del dovuto e i segnaposto di un tavolo di invitati cadono tutti a terra mescolandosi tra loro. Può davvero il semplice spostamento di un posto a tavola determinare i destini di quattro coppie legate tra di loro ?
A vedere tutti gli intrecci del destino che si affollano davanti agli occhi di Eric, si direbbe proprio di si.
Forse allora è meglio lasciare tutto al caso.Il tempo è galantuomo e il destino sistemerà tutto. 
Forse.
In primis la domanda da porsi è questa : perchè in questa afosa estate i distributori nostrani tirano fuori questo fondo di magazzino, uscito ad aprile 2012 sul grande schermo in Francia e passato inosservato pure nella madre patria?
La risposta probabilmente sta nel successo che alcune commedie transalpine hanno riscosso nel Belpaese e allora si cerca sempre di battere il ferro finchè è caldo.
A costo di incappare in vere e proprie fregature.
Non sarà una bruttura inenarrabile ma Se sposti un posto a tavola è un film assolutamente inutile e anche un po' irritante.
Inutile perchè non dice nulla di nuovo pur cercando di rimescolare malamente le carte, irritante perchè ammicca in continuazione a un film come Sliding doors cercando di ibridarlo con la nuova commedia sentimentale francese stile L'amore dura tre anni ( a cui si riferisce chiaramente in una sequenza all'inizio, quando Eric conosce Marie durante un viaggio aereo, lei legge il libro da cui è stato tratto il film succitato).
Quindi fondamentalmente abbiamo una sorta di film a episodi in cui vengono caratterizzati , neanche troppo finemente, otto personaggi in cerca di un destino a loro favorevole.
E , guarda il caso. Eric alla fine riesce a imbroccare proprio l'unico giusto per tutti i protagonisti in campo.
Non è una questione di confezione o di scarsa qualità recitativa (anzi, gli attori fanno del loro meglio), è il copione di Se sposti un posto a tavola che fa acqua da tutte le parti presentando situazioni già viste e riviste e proprio per questo stantie a tal punto che riescono ad annoiare anche se il film non arriva neanche a 90 minuti, titoli di testa e di coda compresi.
Il problema è che a furia di strizzare l'occhio ad altre pellicole di successo ( come detto precedentemente Sliding doors ma anche Quattro matrimoni e un funerale,  senza funerale però), il film dimostra di non avere una propria colonna vertebrale buttando tutto sulla commedia degli equivoci di grana grossa e azzardando anche la pochade,senza però averne i tempi.
Non si ride, al massimo si sorride fugacemente e questo è grave per una commedia: da sottolineare però la grazia di Louise Monot, nella parte di Marie, due occhi da cerbiatta che sembrano traccianti che fendono la notte e alla fine risulta simpatico anche Lannick Gautry, sgualcito e arruffato nella parte di Eric che ha un po' l'impronta animalesca del primo Belmondo, senza perà averne il carisma.
La regista Christelle Raynal , al suo esordio nel lungometraggio, viene dal mondo della pubblicità e la cosa si vede . Tutti i vari episodi che compongono il film sono patinati come solo uno spot potrebbe essere.
E non è una gran bella cosa.

( VOTO : 5 / 10 )  


Plan de table (2012) on IMDb

Selasa, 30 Juli 2013

La quinta stagione ( 2012 )

In un piccolo paesino delle Ardenne dove la vita scorre sempre uguale a se stessa cominciano ad accadere strani fatti : si interrompe lo socrrere delle stagioni e sembra che l'inverno non voglia andarsene più via. La terra diviene arida , la routine quotidiana scardinata, un falò non vuole accendersi , nè un gallo vuol iniziare a cantare. Due ragazzi si amano di quell'amore che sfuma i suoi contorni nel sogno ma ci pensano gli adulti a farli scivolare nella bruttura della realtà. Per ingraziarsi gli dei ( quali poi...) decidono di affidarsi a un terribile rito pagano con tanto di sacrificio umano e guardacaso i prescelti per il sacrificio sono gli ultimi che sono arrivati al villaggio: un padre in cerca di fissa dimora e che ora sembrava averla trovata e suo figlio disabile, ridotto su una carrozzina.
Ma agli altri del villaggio non sembra importare nulla: la fame li sta attanagliando....
Difficile parlare di un film come La quinta stagione : impossibile o quasi catalogarlo. Post apocalittico? Fantascienza distopica? o semplicemente un dramma allegorico in cui i simbolismi dominano la scena?
O forse tutte queste cose insieme?
Da un certo punto di vista il film dei documentaristi Brosens e Woodworth ricorda quei film di fantascienza politica italiana anni 60 e 70 ambientati in epoche altre,passate o future ma che si ostinavano a parlare della stuazione politica del tempo in modo anche abbastanza aperto: vengono alla mente Il seme dell'uomo di Ferreri, Sotto il segno dello scorpione dei fratelli Taviani ma soprattutto un'opera anomala quanto affascinante come L'invenzione di Morel di Emidio Greco.
D'altra parte l'apocalisse che si avvicina a grandi passi nel grigiore che tutto ingoia non può far pensare al cinema di Bela Tarr,segnatamente The Turin Horse, mentre i riti pagani di cui sembra nutrirsi la popolazione del piccolo paese sembrano riferirsi alle quasi analoghe pratiche ancestrali viste in film come The Wicker man a cui sembrano rimandare anche quelle gigantesche statue di plastica, come spettrali carrozzoni carnevaleschi .
Lungi da me voler dare coordinate stilistiche a cui avvicinare questo film: La quinta stagione è qualcosa che veramente di nuovo, originale, di mai visto.
Che Brosens e Woodworth vengano dal mondo del documentario è piuttosto evidente  visto l'utilizzo degli attori, tutti volti giusti al posto giusto, utilizzati in modo molto pasoliniano per non parlare della cura nella costruzione dell'inquadratura e la fotografia magnifica ad opera di Hans Bruch jr.
La quinta stagione è un film che somiglia solo a se stesso talmente carico di simboli e metafore sulla grettezza dell'animo umano che se ne esce turbati proprio perchè non si è stupiti che qualcosa del genere possa accadere in una società in crisi socioeconomica come la nostra che per far progredire la massa non esiterebbe a sacrificare i più deboli e i diversi in genere.
Peter Brosens e Jessica Woodworth non si limitano però al semplice interesse antropologico, non mettono la loro lente da entomologo puntata su questo piccolo avamposto di umanità.
Il loro è un discorso che assume connotati universali come l'apocalisse che incombe e che si appalesa con un inverno che non vuole andare più via, quasi fossero prove generali di una nuova glaciazione.
L'uomo è figlio della natura che lo circonda ed è destinato a morire se lei muore.
Ma sembra non accorgersene.
Ecco perchè il mancato fluire delle stagioni inquieta e disturba, come quel gallo che si ostina a non cantare ( e fa una brutta fine) oppure quello struzzo che guarda fisso nella telecamera.
Un nuovo inizio? O la certitficazione della fine?
Parafrasando Amleto si può dire che c'è del marcio in Belgio.
Ma da tutto questo vien fuori dell'ottimo cinema....

( VOTO : 8,5  / 10 )


La cinquième saison (2012) on IMDb

Minggu, 14 Juli 2013

Il concerto ( 2009 )

Nella Russia di Breznev, la carriera di Andrei Filipov, brillante direttore d'orchestra viene bruscamente interrotta allorchè si rifiuta di espellere dalla sua orchestra alcuni musicisti ebrei. Ora è ridotto a fare lo sguattero nei corridoi del Bolshoi ma la sua occasione imprevedibilmente arriva. Un fax intercettato per sbaglio invita la prestigiosa orchestra del Bolshoi ad un concerto in una famoso teatro parigino. E' fatta, Andrei, non senza difficoltà , riunisce la sua vecchia orchestra , ormai arrugginita , organizza la trasferta e partono per Parigi.
E trovano un mondo almeno 30 anni avanti a quello in cui stavano vivendo. Nel frattempo contatta anche una famosa violinista per la parte da solista....
Se sembrava grottesca quell'unica battuta pronunciata da Ivan Drago durante Rocky IV, quel "Ti spiezzo in due" entrato nella leggenda dalla parte sbagliata,pensate a un film popolato quasi tutto da russi che parlano in questo modo.
Ecco il doppiaggio di questo film usato come corpo contundente improprio cerca di distruggere quanto di buono Mihailneau riesce a costruire con la sua capacità di affabulazione cinematografica.
Un film dalle varie anime che parte come una commedia degli equivoci (ma qui non c'è lo scambio di una sola persona ma di un'intera orchestra), prosegue quasi come un pittoresco excursus in una Russia popolata di cafoni arricchiti sempre più ricchi e di gente che si fa camminare il cervello per arrivare a fine mese(come la moglie del protagonista Filipov ex direttore d'orchestra ridotto per ragioni politiche a uomo delle pulizie del Bolshoi, che noleggia figuranti per manifestazioni di piazza). 
Quasi sempre in bilico tra commedia e farsa il film scorre leggero e divertente fino alla svolta nei minuti finali: si vira al melodramma, nell'ultima parte assistiamo a un poderoso concerto per violino, lacrima e orchestra.
Il concerto racconta attraverso una lente deformante una Russia ferma all'epoca di Breznev ma allo stesso tempo prigioniera della globalizzazione,la potenza economica di mafiosi arricchiti e lo spirito di inziativa di coloratissimi zingari.
Quasi un mondo a parte, un pianeta di un altra galassia, uno spunto perfetto per descrivere la voglia d'Occidente che ha tutta la scalcagnata truppa raccolta da Andrei Filipov(il momento del reclutamento è uno dei più buffi, ricorda e non poco l'analogo momento visto in The Commitments ,bellissimo film di Alan Parker) animato da ben altre(e alte) intenzioni che poi vengono svelate durante il film.
E'perlomeno curioso il ribaltamento della prospettiva di questi russi che vedono l'occidente sia come il Paese di Bengodi sia come una congrega di sottosviluppati adatti ai propri piccoli commerci (i telefonini cinesi,il caviale) giusto per rinvigorire l'equazione Ebreo=Commerciante.
Accanto a momenti di spiazzante buffoneria il regista rumeno ci regala personaggi pittoreschi alcuni pateticamente prigionieri del passato monocolore virato al rosso (da collassare il momento in cui il vecchio funzionario KGB complice parla con un funzionario del Partito Comunista francese, partito ridotto a macchietta, ricordando con nostalgia elezioni in cui avevano ottenuto il 100 % dei voti dicendo che nessuno avrebbe saputo fare di meglio), altri votati solo al bisogno di fuga, altri ancora mossi solo da sincera amicizia in una mitragliata di buoni sentimenti.
In questo il film del regista rumeno assomiglia a quelle commedie etniche di cui abbiamo avuto ottimi esempi nel passato(vedi Machan) o a film che magnificano l'iniziativa privata (Full Monty) , ci regala la visione di un mondo globalizzato però nel senso sbagliato perchè stracolmo di cialtroni che guardano tutti, nessuno escluso, il proprio tornaconto personale.

Ci si diverte a contrapporre un Occidente letargico vittima della sua opulenza e un Est vero e proprio monumento alla vitalità e alla capacità di inziativa.Si ride, si va avanti con leggerezza invidiabile, ci si affeziona ad alcuni di questi personaggi che comunque mostrano di avere un cuore grosso così.
Così come si ingrossa il cuore dello spettatore sapientemente portato ad empatizzare quello che vede.
Poi gli ultimi venti minuti; il concerto vero e proprio,la svolta melodrammatica.
Ecco qui viene fuori tutta la capacità di Mihailneau di affabulare con semplici movimenti di macchina che raccordano le varie anime del concerto, il primo violino, il direttore d'orchestra, l'orchestra stessa.
Le note alleggiano nel teatro silenzioso, magicamente fluttuano nell'aria a fondere le varie anime e incorniciano i flashback utilizzati per spiegare perchè Andrei Filipov ha rischiato così tanto pur di fare questo concerto parigino.
Un momento di cinema magico, senza tempo in cui le lacrime della sublime Laurent sono quasi uno strumento aggiunto per armonizzare il tutto.
La trasformazione è completata, l'occidentalizzazione è una conseguenza naturale, il mondo sarà finalmente di tutti i colori e non di uno solo. 
Però per favore fate parlare questi russi con un accento un po'più normale.... non sono tutti figli di Ivan Drago.

( VOTO : 8 / 10 ) 


  The Concert (2009) on IMDb

Sabtu, 04 Mei 2013

Il cecchino ( 2012 )

Parigi , esterno giorno: il commissario Mattei e la sua squadra hanno teso una trappola a una banda di temibili rapinatori di banche. Li aspettano al varco dopo l'ennesimo colpo ma proprio mentre il cerchio si sta chiudendo, un cecchino comincia a decimare poliziotti permettendo la fuga dei malviventi. Uno dei banditi è ferito e la banda , dopo aver recuperato il cecchino dalla sua posizione , fugge nelle campagne rimandando la spartizione del bottino. Intanto portano il ferito da un medico che esercita la professione clandestinamente per fargli estrarre la pallottola che ha ancora in corpo. Mattei dal canto suo non se ne sta con le mani in mano: ha organizzato una gigantesca caccia all'uomo, trova il cecchino, facendolo arrestare e scopre che ha a che fare con la morte di suo figlio nello scenario di guerra dell'Afghanistan. Intanto proseguono le indagini per trovare gli altri componenti della banda....
Michele Placido ha affermato che Il cecchino è il suo Romanzo criminale francese. Frase piuttosto temeraria, semplicistica e probabilmente dettata da esigenze di sintesi per il battage pubblicitario perchè non è propriamente così.
Diciamo che Il cecchino è una rilettura di genere ( il polar in questo caso ) che ha al massimo qualche intarsio proveniente dallo stile di Romanzo criminale.
Del resto Placido si è trovato di fronte a un pacchetto già preparato con sceneggiatura e i tre protagonisti già pronti all'uso ( tre pesi massimi del cinema francese come Auteuil, Kassovitz e il feticcio dardenniano Gourmet qui in una parte decisamente inedita per lui).
E quindi ha messo al servizio di questa produzione su commissione tutto il suo savoir faire  nel cinema action. E il risultato almeno dal punto di vista registico è abbastanza apprezzabile.
Anzi fa piacere trovare un regista italiano dietro una produzione curata come questa perchè vuol dire che qualcuna delle nostre maestranze tecniche ha ancora un buon nome a livello internazionale( a Placido aggiungerei anche l'ottimo lavoro alla fotografia di Arnaldo Catinari che ci regala una Parigi livida, grigiastra, ben lungi dall'immaginario da cartolina che la capitale francese si porta dietro).
Se dal punto di vista delle sequenze action c'è poco o nulla da dire perchè Placido dirige dimostrando di aver ben presente il modello americano in quanto a dinamismo e spettacolarità anche se si avverte ancora un po' di scarto con le megaproduzioni hollywoodiane( questione di investimenti) , Il cecchino durante il suo svolgimento soffre di alcune sbavature frutto di una sceneggiatura indecisa su quale strada intraprendere.
 La costruzione dei personaggi è abbastanza stentata: se il Mattei di Auteuil è un personaggio centrato, il cecchino interpretato da Kassovitz non è fuggente come imporrebbe il ruolo e anche il personaggio di Gourmet sembra decisamente sovvraccarico, responsabile di un cambio repentino nella direzione che il copione prende( era proprio necessario inserire una parentesi torture porn con annesso salvataggio di vittima del bruto?)
Argentero versione baffuta nella parte del bandito ferito ha poi un suo perchè , mentre sfugge del tutto il motivo della presenza della classica pupa del gangster Violante Placido ( o forse una ragione c'è...ma suvvia non vogliamo essere cattivi) in un personaggio artefatto , inutilmente melodrammatico e soprattutto assolutamente superfluo per la costruzione del climax drammaturgico del film.
Il cecchino parte benissimo come un polar di quelli cazzuti, energici, con quelle tinte noir che fanno impazzire gli amanti del genere ma poi sembra perdere per strada la sua direzione  mettendo tanta carne al fuoco, forse pure troppa.
C'è spazio per uno psicopatico serial killer da torture porn, per parlare di scenari di guerra mediorientali, di quanto marcio c'è sotto, c'è anche il tempo per un confronto tra Auteuil e Kassovitz, i due poli opposti  in questa pellicola, in cui i confini tra il bene e il male non sembrano poi così netti, anzi vengono sfumati in una bella dose d'ambiguità.
Stuzzicante il cameo che si ritaglia Placido davanti alla macchina da presa, un cameo ulterormente impreziosito dalla presenza di Fanny Ardant che dimostra classe innata anche quando ha a che fare con armi che mal si addicono alle sue manine gentili.
Altro pregio del film è al sua durata tenuta saggiamente sotto i 90 minuti: tutto questo permette di avere un ritmo piuttosto elevato che non premette troppi voli pindarici o distrazioni da parte degli spettatori.
Il cecchino ha un po' l'acre sapore dell'occasione sprecata ma di questi tempi grami bisogna anche sapersi accontentare di quello che passa il convento.
E non è poco.

( VOTO : 6 + / 10 )  

The Lookout (2012) on IMDb

Minggu, 31 Maret 2013

In Bruges ( 2008)

Ray e Ken sono due spietati sicari prezzolati molto diversi tra loro che sono costretti dal loro boss a una sosta forzata nella piccola cittadina belga di Bruges, visto che la loro ultima missione, l'omicidio di un prete , è andata male e Ray ha anche provocato la morte di un bambino innocente.Mentre i sensi di colpa di Ray aumentano a dismisura, Ken sembra prendere sul serio la sua attività da turista per forza e visita tutto quello che c'è da visitare nella bella vittà medievale fiamminga.Intanto fanno incontri sempre più strani in attesa dell'ordine del  loro boss.
E quando la disposizione dall'alto arriva, i loro destini muteranno repentinamente...
Dopo la parziale delusione datami da 7 psicopatici , mi è sembrato giusto ricordare l'esordio al cinema col botto di Martin McDonagh con un film pluripremiato e che gli ha permesso di diventare famoso in tutto il mondo., la storiaccia di due killer in vacanza forzata a Bruges. Vacanza di lavoro si intende.
Stupisce che questo In Bruges sia un 'opera prima per quanto è compiuta stilisticamente, nei suoi rimandi a influenze antiche ma sempre presenti soprattutto nel cinema inglese (come si fa a non citare Shakespeare nell'arguzia dei dialoghi o nel fatal errore finale che sembra una degna conclusione di una delle sue tragedie)  ma anche nel suo nutrirsi di grande cinema noir americano (il finale è una citazione neanche troppo velata di Carlito's way).
In mezzo trovano posto originali digressioni turistiche, personaggi stravaganti nella loro marginalità (il nano interpretato dal sempre più gettonato Dinklage, il boyfriend della ragazza abbordata da Farrell recitato dal dardenniano Renier) , dilemmi morali irrisolvibili e un boss all'apice della psicopatologia.
In Bruges colpisce per il suo stile così variegato e per l'importanza che viene data all'ambientazione.perchè la bellissima cittadina medievale belga non è solo un patinato sfondo da cartolina.
E'un personaggio aggiunto con le sue architetture gotiche che hanno un che di misterioso e di minaccioso allo stesso tempo, le sue strade strette, la sua piazza principale, i canali che la attraversano, la torre dell'orologio teatro di una delle scene fondamentali del film
I due killer praticamente esiliati a Bruges per una missione finita male sono antitetici: uno,il colpevole della mancata riuscita della missione è un fascio di nervi oppresso dai sensi di colpa (ha ucciso involontariamente un bambino),mal sopporta la cittadina belga troppo lontana dal suo modo di essere e di pensare, utilizzandone e apprezzandone solo i pub e la donna conosciuta occasionalmente.
L'altro ,più tranquillo e equilibrato all'inizio cerca di godersi la vacanza anche se poi col passare dei giorni le cose diverranno sempre più difficili fino al precipitare definitivo degli eventi (in tutti i sensi).

Il regista  dimostra la sua capacità di scrittore per il teatro con dialoghi frizzanti, arguti, mai banali e riempie il film di divagazioni stuzzicanti, notazioni a margine, storie d'amore con molti contrattempi, ironia surreale (tanto che il film ai Golden Globe concorreva tra le commedie) fino al finale da tragedia shakesperiana.
Un ' opera prima che stupisce.  
Un plauso agli attori:Farrell, conscio della sua dimensione attoriale, replicando il personaggio dell'alleniano Sogni e delitti vince il Golden Globe che probabilmente meritava di più il controllato Brendan Gleeson.
Ralph Fiennes sembra anche lui richiamarsi a un altro personaggio del suo passato cinematografico(il Francis Dolarhyde di Red Dragon) e forse pur nella sua tecnica abbacinante risulta forse il meno credibile e questo la dice lunga sul livello complessivo del film.

( VOTO : 8 / 10 )

In Bruges (2008) on IMDb

Jumat, 14 Desember 2012

Ex drummer ( 2007 )

Tre musicisti diversamente (in) abili formano una band punk: il cantante affetto da un deficit di linguaggio riesce solo a sbraitare come un animale, il chitarrista è sordo e il bassista ha un braccio anchilosato. Alla batteria prendono uno scrittore che è "normale" ma non avendo mai suonato la batteria in vita sua è assimilabile agli altri.Lo scrittore però comincia una sottile opera di manipolazione sugli altri membri della band facendo venir fuori sempre più il loro lato animalesco.
Una band dal futuro decisamente breve.
Questo è un film che puzza e anche parecchio. E non è in odorama.
E'quello che fa vedere che puzza: impulsi primordiali, bestialità assortite, lo squallore umano elevato all'ennesima potenza. Viene dal Belgio ma se mi viene permessa una licenza qui il realismo dei Dardenne viene letteralmente tagliuzzato a fette sottili sottili come si faceva in una pubblicità della Simmenthal, frullato con la desolazione umana programmata del duo  Kervern/Delepine e generosamente innaffiato con deiezioni organiche provenienti dagli esponenti più oltranzisti del  Dogma 95 (tipo Idioti di Von Trier).
Un film putrido e bastardo che narra le gesta di un gruppo musicale punk formato di soli portatori di handicap che ingaggia come batterista uno scrittore che non ha mai suonato la batteria (quindi teoricamente come musicista handicappato anche lui) appare già politicamente scorretto nell'assunto di base. 
Nel film di Mortier inoltre  vediamo tutto il peggio che possa essere partorito dalla mente e dal corpo dell'animale uomo. Il peggiore degli animali. 
Il gruppo formato è quello dei Feminists e il pezzo che suonano nella prove è la cover di  Mongoloid (dei Devo): una canzone, un programma.
Lo scrittore cerca solo ispirazione per il suo prossimo romanzo e si mescola volentieri con il peggio che il destino gli poteva proporre.E modifica in peggio gli istinti degli altri fino a un finale di nichilismo insostenibile.
Mortier è  al suo esordio nel lungometraggio, viene dalla pubblicità e fa di tutto per non farlo notare visto che sporca le immagini e le sequenze in maniera così evidente che sorge il sospetto di un'estetizzazione al contrario, che ottenga cioè come risultato uno stile antitetico a tutto quello che è la classica estetica da spot patinato cioè  la limatura perfetta e ossessiva di tutti i particolari per rendere il prodotto più accattivante agli occhi del pubblico.
In Ex drummer tutto ha un aspetto grezzo , sporco, le sequenze forti ( anche "hard") abbondano, il concorso musicale sembra la versione horror di un  talent show, un rito tribale pagano stracolmo di zombies.
La vita della band è solo un pretesto per mostrare la discesa agli inferi di un gruppo di reietti laidi e amorali in un delirio di sangue e frattaglie sparse per ogni dove.
Da notare alcune invenzioni visive che colpiscono: dalla sequenza dei titoli di testa mandata al contrario (così anche i titoli di coda scorrono al contrario), al montaggio alternato che caratterizza la resa dei conti finale.
Ma colpisce tutta l'intelaiatura visiva di una pellicola che sembra quasi svuotare le cose del loro colore naturale in favore di un aspetto uniformemente grigiastro.
Ex drummer è un film punk nel senso peggiore del termine: anarchico all'ennesima potenza sia dal punto di vista formale che sostanziale, destabilizzante perchè alla fine è l'unico correttamente inserito nella società civile (lo scrittore) che provoca tutto il pandemonio manipolando perfidamente i suoi colleghi di band.
La cinepresa non si sottrae di fronte a nulla.
Ed è per questo che è un film che si ama o si odia.
In ambedue i casi legittimamente.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Ex Drummer (2007) on IMDb

Kamis, 06 Desember 2012

Il cameraman e l'assassino ( 1992 )

Benoit è seguito notte e giorno da una troupe televisiva che sta girando una specie di documentario sulla sua vita. Poco male se il tizio in questione non fosse un omicida seriale e faccia fuori quelli che lui chiama pesci piccoli ( gente sola , pensionati, bambini all'occorrenza anche se a detta sua gli danno meno soddisfazione), proprio per non avere noie con la giustizia e restare nell'ombra. Parla delle sue tecniche, di come zavorrare i corpi per non farli riaffiorare dai fiumi in cui sono gettati, di se stesso e del suo passato.
Compagnone con la troupe, assolutamente spietato con le sue vittime. La crew che lo segue con la cinepresa a un certo punto inizia ad aiutarlo nelle sue pratiche omicide, annullando la distanza tra chi filma e oggetto del filmato.
Il cameraman e l'assassino è un mockumentary incentrato nominalmente su un serial killer che fa di tutto per mettersi in mostra: il bianco e nero sgranato molto stiloso che viene usato ( in realtà solo un modo per contenere i costi) dà una patina autoriale a un progetto nato come saggio di fine corso e realizzato da tre amici in vena di goliardia. Non è un caso che gli attori siano tutti amici e parenti dei tre registi ( lo stesso Polevoorde, Belvaux e Bonzel ).
Alla faccia! In confronto robetta come Henry pioggia di sangue e Le iene sembrano video per educande.
I due riferimenti non sono a caso perchè la logorrea di Benoit, il protagonista, sembra estratta di peso da un film di Tarantino, mentre l'assoluto distacco emotivo dagli omicidi che avvengono a favore di telecamera ( anzi la crew collabora in cambio di una percentuale della refurtiva frutto dei crimini del protagonista, così giusto per pagare le spese) ricorda parecchio il film scandalo di McNaughton, una sorta di documentario sulle gesta di un sanguinario serial killer.
Il gesto del togliere la vita perde di significato, quasi come avviene in Kill me please, film su una clinica specializzata in suicidi assistiti, girato anche questo in un bianco e nero stiloso.
Qui tutto è innaffiato di grottesco: Benoit si lancia in filippiche contro la qualità della vita, contro il degrado delle periferie , contro l'immoralità dilagante e poi uccide senza pietà rubacchiando dalle case delle vittime.
E' un killer guascone, cameratesco con la crew che lo segue, innamorato di se stesso e di quello che fa.
Il film alla lunga può diventare ripetitivo nell'usare sempre lo stesso schema e probabilmente non si presta a riletture più profonde ma resta solo il divertissiment di un gruppo di cinefili/cineasti con la voglia di fare qualcosa di diverso.
Eppure il finale con l'incontro/scontro con l'altra troupe televisiva che rappresenta un ideale cortocircuito mediatico rasenta il genio.
Il grottesco goliardico diventa metacinematografia pura , forse anche non voluta.
Il cameraman e l'assassino è un cult senza volerlo, un film in netto anticipo sui tempi che gioca a rimpiattino col voyeurismo di uno spettatore inesorabilmente catturato fin dalle prime sequenze.
La filosofia del film è racchiusa dall'omicidio involontario da parte di Benoit durante una festa. Tutti sporchi di sangue eppure nessuno della troupe, nè dei commensali batte ciglio. E si continua a brindare con spumante.
Bravissimo Benoit Poelvoorde che dimostra di non avere solo talento da commediante molti anni prima di avere successo.
Pare che questo film fosse uno dei preferiti di Lucio Fulci assieme ad Angst cult austriaco di Gustav Kargl di cui parleremo a breve su queste pagine.
Anche la locandina del film ha avuto diverse noie con la censura.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Man Bites Dog (1992) on IMDb

Jumat, 09 November 2012

Un'estate da giganti ( 2011 )

Zak e Seth due fratelli rispettivamente di 13 e 15 anni passano l'estate nelle Ardenne presso la casa disabitata del nonno, lasciati lì da una madre appartenente al Corpo Diplomatico e che non sembra avere tempo per occuparsi di loro. Conoscono il quindicenne Dany  e passano le giornate trovando passatempi a sempre più alto grado di trasgressione: guidano la macchina del nonno ( e gli capita anche di essere inseguiti dalla polizia), fumano erba, sparano alle anatre così giusto per vedere l'effetto che fa. Rimasti senza soldi hanno una brillante idea: affittano la casa del nonno a uno spacciatore del posto a cui serve un locale per lavorare la droga. Vendono anche i mobili. Le cose non vanno come era nei loro programmi, il tizio non paga loro l'affitto e gli proibisce si avvicinarsi alla loro ex casa. Quindi ora sono in bolletta e non hanno più neanche un tetto sopra la testa. E continuano a essere soli.
Un'estate da giganti si pone nell'alveo del genere del racconto di formazione: i giganti del titolo originale ( Les Géants) non lo sono in realtà,  sono ragazzini anche troppo ingenui per la loro età che stanno vivendo la loro ultima estate spensierata prima della crescita definitiva e che a causa delle cattive frequentazioni si ritroveranno ad affrontare problemi mai avuti in passato.
 Vivono davvero in un brutto mondo se anche un posto situato veramente nel fondoschiena dell'universo è afflitto dalla piaga dello spaccio di droga.
Bouli Lanners, già attore in Louise -Michel di Delépine e Kelvern e Un sapore di ruggine e ossa di Audiard  dal canto suo opta per una regia morbida, contemplativa,  con la cinepresa che sembra quasi dipingere paesaggi e pedina i tre ragazzi mentre cercano di affrontare la noia e il vuoto ( oltre che la difficoltà di  procurarsi le materie prime per vivere) di un'estate in una campagna verdissima e bellissima che però si può rivelare anche tremendamente inospitale.
Se da una parte abbiamo tre ragazzini imberbi che giocano a fare gli adulti, dall'altra parte abbiamo degli uomini e delle donne che senza scrupoli fanno leva sull'ingenuità di questi adolescenti sulla via della crescita.
In questo la visione di Bouli Lanners è abbastanza manichea: i buoni stanno tutti da una parte, mentre gli adulti sono cattivi quasi senza distinzione ( la madre della ragazza down che li soccorre è una mosca bianca forse proprio perchè è legata indissolubilmente alla condizione della figlia) per non parlare della madre di Zak e Seth che è totalmente assente .Una madre snaturata.
Un'estate da giganti è cinema minimal chic perchè se è vero che è semplicemente un racconto di formazione senza particolari stravolgimenti o avvenimenti epocali , è altrettanto vero che dal punto di vista della confezione il film è estremamente curato con un' ottima fotografia ( ad opera di Jean Paul Zaetijd)  che colora di tonalità pastello la campagna che quasi inghiotte i tre protagonisti, oltre ad avere  un intrigante colonna sonora che va dall'indie rock al country folk ad opera dell'artista belga The Bony King of Nowhere ( ora 22enne e con un cd appena uscito ) che sottolinea in bello stile alcuni passaggi del film.
Molto bravi i tre ragazzini protagonisti che recitano in maniera molto naturale e che hanno i volti giusti.
Il modello ( inarrivabile) di questo film può essere il Truffaut de Gli anni in tasca o il Reiner di Stand by me oppure anche certo cinema americano anni '80 sul cosiddetto coming of age ( vedi I Goonies per esempio ).
 Un accostamento che mi viene da fare è quello col recente L'estate di Giacomo,  film italiano dal budget miscroscopico, che si è rivelato poi un piccolo caso cinematografico.
Soprattutto per questa natura rigogliosa, strana e meravigliosa  che sembra inglobare al suo interno i protagonisti.
Presentato a Cannes 2011 e fatto uscire  solamente con un  anno e mezzo di ritardo.Complimenti vivissimi ai nostri distributori.

( VOTO : 7 / 10 ) The Giants (2011) on IMDb

Rabu, 07 November 2012

Un sapore di ruggine e ossa ( 2012 )

Alì  assieme al figlio Sam, di cinque anni ma che conosce a malapena, sta andando ad Antibes a casa della sorella. Attraversano tutta la Francia assieme e lui per non far mancare nulla al figlio non esita a darsi al borseggio. Una volta arrivati ad Antibes le cose si mettono bene: Alì viene assunto come buttafuori in una discoteca e una notte, ai margini di una rissa, conosce la bella Stephanie , addestratrice di orche. Lui la accompagna a casa e le lascia il suo numero di telefono. Chissà potrebbe servirle in futuro.
Lei, vittima di un incidente sul lavoro che le provoca l'amputazione di entrambe le gambe all'altezza del ginocchio , lo chiama.
Comincia così una relazione particolare tra questi due emarginati ( per motivi diversi) dalla società.
Tratto da una raccolta di racconti  ( "Ruggine ed ossa" di Craig Davidson) Un sapore di ruggine e ossa rappresenta il ritorno al cinema di Jacques Audiard dopo Il profeta, film che qui sul mio ramo d'albero ha un altarino a lui dedicato.
Erano in molti ( e io tra loro ) ad aspettare Audiard al varco dopo un film enorme come il precedente.
Se Un sapore di ruggine e ossa era da considerare un esame per il cineasta francese , beh possiamo dire che lo ha superato a pieni voti.
Audiard rischia parecchio raccontando una storia di solitudini che si incontrano ( o meglio che si scontrano) virando poi al melodramma, genere rischiosissimo se non trattato con grande perizia.
Il rischio della retorica e dell'eccesso sono dietro l'angolo, così come quello della caricatura in un tipo di cinema basato soprattutto su sentimenti e reazioni emotive.
Il regista francese adatta il suo stile robusto a una storia di due anime sole in cerca di riscatto.
Alì è l'anima arrugginita, quasi incapace di provare sentimenti, schietto e genuino, forse anche troppo. Tutto quello che ha nel cuore lo esprime. Stephanie invece deve fare pace con se stessa, con le sue ossa mancanti cioè  con la sua nuova condizione anatomica prima di riaffacciarsi di nuovo alla vita.
E Alì è una cura eccellente al suo male di vivere perchè è l'unico che non manifesta compassione o comprensione  per lei e per il suo handicap fisico acquisito.
In questo somiglia abbastanza a Driss l'armadio d'ebano che in Quasi amici si ritrovava a fare da badante a Philippe ,un miliardario tetraplegico, che si sentiva gratificato proprio perchè l'altro non badava al suo "piccolo" problema.
In Un sapore di ruggine e ossa fondamentalmente Stephanie cerca di sentirsi viva, cerca un motivo per non morire. E la sua relazione con Alì è proprio questo: il mezzo più idoneo per sentirsi vivi. Anche solo tramite il sesso.
E questo fa intuire ancora una volta quale sia la vera ossessione nel cinema di Audiard: il linguaggio e la difficoltà di comunicazione.Se in Sulle mie labbra per la Devos l' handicap uditivo diventava quasi un punto di forza, se in Tutti i battiti del mio cuore il gangster di mezza tacca Romain Duris trovava modo di esprimersi solo attraverso la musica nel rapporto criptico con la sua maestra cinese di pianoforte che non parlava una parola di francese ,se ne Il profeta la lingua era una barriera che poteva determinare la vita e la morte delle persone, in Un sapore di ruggine e ossa  Stephanie e Alì pur parlando linguaggi assai diversi , riescono a trovarsi fondamentalmente attraverso i loro incontri sessuali ( parola d'ordine l'sms " Opé?" ). E questo fondamentalmente perchè Alì riesce a esprimersi quasi solamente con il proprio corpo.
Quel corpo che ora manca a Stephanie. Il corpo di Alì al quale si aggrappa come se fosse un prolungamento del proprio.
E'assai esplicativa la scena muta in cui la ragazza nell'acquario si trova a "dialogare" con un'enorme orca che risponde ai suoi comandi, oppure anche quella in cui lei mima tutti i movimenti che eseguiva durante il suo spettacolo .
Il primo passo per tornare a sentirsi viva.
Se per la Cotillard questo film è una conferma , sorprende in positivo la prova dell'attore belga Matthias Shoenhaerts, una specie di bisonte ipermuscolato però incredibilmente a suo agio anche nelle parti di recitazione pura.
Un sapore di ruggine e ossa è un melodramma scarnificato,  di prorompente fisicità in cui due anime perdute si avvieranno ( forse) sulla strada del riscatto.
Una delle migliori visioni dell'anno, inspiegabilmente uscito a mani vuote da Cannes.

(VOTO : 8,5 / 10 ) 



Rust and Bone (2012) on IMDb