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Jumat, 03 Januari 2014

The Berlin file ( 2013 )

Pyo Jong Seong è un agente segreto nord coreano infiltrato , una specie di fantasma in quel di Berlino, dove lavora come interprete all'ambasciata della Corea del Nord la moglie Ryun Jung Hee. Mandato ad investigare su uno scambio di armi tra agenti della Cia del Mossad e della Corea del Sud, Pyo scopre di essere stato tradito e quando indaga tutti gli indizi portano alla moglie.Inoltre si deve difendere da Dong Myung Soo , altro agente nord coreano chiamato all'opera per eliminare traditori, Pyo Jong Seong è ritenuto tale, e testimonianze scomode.
Pyo Jong Seong si trova esattamente in mezzo a un intrigo internazionale: il suo Paese lo ritiene un traditore, sospetta che la moglie lo abbia tradito e anche agenti di altre nazioni coinvolte lo stanno cercando per eliminarlo....
Come ho già avuto modo di dire e di ripetere fino alla noia in tempi non sospetti in Corea del Sud da un po' di anni a questa parte si girano i migliori thriller apparsi sulla faccia del pianeta, con buona pace dei parrucconi hollywoodiani.
The Berlin file, campione di incassi in patria con quasi 50 milioni di dollari riportati a casa e un quinto posto assoluto al box office sudcoreano nel 2013, è il perfetto paradigma di come l'industria cinematografica di Seul abbia fatto passi da gigante guardando insistentemente verso Hollywood e superandola sul suo stesso campo: artifici tecnici mirabolanti, sequenze ad alto tasso adrenalinico, una regia volubile e ricca di virtuosismi  ad opera del collaudatissimo Ryo Seung-wan già apprezzato in cult movies come City of violence che gli ha fato risonanza internazionale ( la recensione la trovate qui) e lo scorsesiano The Unjust  ( di cui parleremo a breve ) e un protagonista , il bravissimo Ha Jung Woo  , già visto in due bellissimi film made in Korea come The Chaser e The Yellow sea ( ne abbiamo parlato rispettivamente  qui e qua ), che si carica letteralmente sulle spalle il film.
Da segnalare anche la presenza della bellissima Gianna Jun nei panni della moglie, già vista nell'adorabile My sassy girl.
Il tutto realizzato con neanche 10 milioni di dollari, un budget infinitamente più basso di quello che sarebbe stato necessario a Hollywood per girare un prodotto dalle caratteristiche analoghe.
Allora, brilla tutto sotto il sole di Seul? Non è esattamente così.
Se è vero che The Berlin file risponde al thriller hollywoodiano scendendo sul suo stesso campo arrivandosi a confrontare chiaramente con la saga di Jason Bourne, è altrettanto vero che pur essendo incantati dalle mirabilie tecniche in cabina di regia, non si rimanga un po' frastornati nella prima parte da una babele di linguaggi e da una serie di avvenimenti e personaggi compressi in pochi minuti che caratterizzano l'incipit del film , un inizio in medias res  che costringe regista e sceneggiatori a dipanare in pochi minuti una matassa complicata ed incandescente.
La prima parte è una sorta di riassunto di quanto accaduto poi nella seconda parte guizzano i temi cari al regista coreano: il marcio che c'è nelle istituzioni a tutti i livelli ( e questo marciume è presente dappertutto nella alte sfere siano esse  nel mondo occidentale o nella Corea del Sud, ma anche nella Corea del Nord in cui si agita una lotta di potere senza esclusione di colpi mentre i due protagonisti  del film, marito e moglie  hanno una coerenza adamantina ) , l'etica del lavoro e del sacrificio che arriva a livelli impensabili per noi occidentali, la lealtà ad ogni costo che rende il personaggio di Pyo Jong Seong degno quasi di ammirazione da parte del regista.
Anche il finale, pur aperto a possibili sequels, è in aperta difformità con quanto accade il più delle volte in quel di Hollywood : quindi non lieto fine sempre e comunque ma c'è sempre un prezzo altissimo da pagare.
Certo c' è una bella differenza tra i nord coreani caricaturali di Olympus has fallen e quelli di The Berlin File ed è la stessa differenza che corre tra chi non sa di che cosa stia parlando e chi invece è informatissimo su come stiano realmente le cose.
Se nel cinema hollywoodiano si è sempre alla ricerca di un nemico  come simbolo da abbattere , in questo film di Ryo Seung-wan il nemico è infiltrato nel nostro stesso tessuto sociale, si nasconde sotto le foglie, infido e mimetizzato perfettamente. Non è così facilmente individuabile quindi.
E' ovunque e da nessuna parte.
Ed è praticamente impossibile da abbattere perchè come la fenice risorgerà sempre dalle proprie ceneri.
The Berlin file assolve perfettamente al suo compito di intrattenimento ad alto tasso di adrenalina, tiene incollati allo schermo per le due ore della sua durata tenendosi ben lontano da tentazioni autoriali.
Basta non farsi travolgere dalla prima parte effettivamente molto complicata da seguire a causa di una sceneggiatura frammentaria per cause di forza maggiore: riassumere in pochi minuti una storia parlata in parecchie lingue e con molti personaggi in campo.
Roba assolutamente non facile.

( VOTO : 6,5 / 10 )

The Berlin File (2013) on IMDb

Jumat, 27 Desember 2013

Unstoppable ( 2010 )

Frank, ingegnere ferroviario esperto e Will , giovane collega alle prime armi sono coinvolti nella folle corsa di un treno carico di rifiuti tossici che, senza controllo a causa di un errore di un operatore si trova ad attraversare a velocità spropositata diversi centri abitati. La catastrofe è imminente e i due hanno poco tempo per evitarla...
Non ci sono più i nemici di una volta.
Niente più tentacoli del terrorismo internazionale, niente più schizofrenici rapinatori tecnologici, niente più narcos sudamericani che dettano legge anche oltre i confini, niente banditi del(nel) tempo, o poteri forti dalla longa manus.
E' morto anche Osama Bin Laden.
Ora il nemico è un treno vuoto lasciato libero a scorrazzare per la Pennsylvania dalla dabbenaggine di un rotondo operaio dalla faccia neanche tanto sveglia (Ethan Suplee, nomen omen, perfetto per la parte).
Tony Scott esordisce nel suo A 30 secondi dalla fine e io che già avevo fatto scorta di Novalgina e Maalox per attenuare gli effetti della sua regia muscolare che non lesina mai montaggi ipercinetici e tagli di inquadratura sghembi così per accentuare un pò quell'effetto mal di mare che sembra piacergli tanto, mi devo ricredere.
Incredibile. 
Non ci sono più tremori molesti nelle sequenze, addirittura posso fare a meno dell'aiuto farmacologico per vedere il film fino alla fine.
Che fosse malato di Parkinson e noi non lo sapevamo? 
Se era malato in questo film era guarito.
Perchè quello che si nota in questo film è un Tony Scott che non trema ( in senso sia reale che metaforico) tirato a lucido, solido che si perde nella retorica solo in un finale che spinge a farlo.

Unstoppable è spettacolo che regge fino in fondo, una neanche velata satira sul ghe pensi mi classico degli americani e anche sul potere invasivo dei mass media capaci di creare allo stesso tempo eroi (per un giorno) e imbecilli(per sempre).
Nobilitato da una fotografia eccellente ad opera di Ben Seresin che crea un efficace contrasto tra il non colore della ruggine dei vagoni e i colori accesi dei boschi e delle città che il treno impazzito attraversa, Unstoppable si segnala anche per una notevolissima sequenza di derapage del mastodonte vagonato su un misero binario a mezz'aria.
Mentre nel precedente ferroviario di Tony Scott,  Pelham 123,l'azione stagnava per dare spazio ai duetti isterici Travolta/Washington, qui invece regna sovrana limitando al massimo il rischio di ridicolo involontario che spesso si corre in questo tipo di film in cui i dialoghi sono spesso un corollario maldestro alla bellezza di sequenze tecnicamente entusiasmanti.
Unstoppable diverte quanto basta e quindi raggiunge il suo scopo pur abbozzando solo i personaggi principali (Washington e Pine, comunque efficaci nelle rispettive parti ) e ignorando totalmente gli altri che fanno parte del coro.
Ma in fondo il protagonista indiscusso è il treno 777.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Unstoppable (2010) on IMDb

Senin, 16 Desember 2013

Rampage ( 2009 )

Bill è un ragazzo che ha passato i venti anni e ancora non sa che cosa farà da grande. Più che vivere, vegeta nella sua cittadina facendo il meccanico sfruttato dal suo datore di lavoro, mangia pollo fritto di qualità più che dubbia in locali che hanno visto tempi migliori e con cameriere non molto gentili, beve caffè espresso doppio con extra schiuma che non lo soddisfa ed è un eufemismo, si incontra con un paio di amici a chiacchierare del più e del meno ( ma soprattutto del meno), ha due genitori medioborghesi che non vedono l'ora di mandarlo via di casa a trovare la sua strada.E Billy ha un'idea meravigliosa in testa: un giorno si costruisce un'armatura di kevlar, imbottisce un furgoncino di esplosivo e lo manda a schiantarsi all'interno della stazione di polizia locale. Resa inoffensiva la polizia comincia ad andare in giro per le strade con la sua bella bardatura e spara a chiunque abbia la sventura di pararglisi davanti...
E'passato molto tempo ( molto ma non moltissimo) da quando Uwe Boll era considerato il peggiore regista del mondo e lui non aveva preso bene questa etichetta visto che aveva sfidato pubblicamente i critici suoi detrattori in un incontro di boxe da tenersi sotto i riflettori.
Forse sarà perchè al peggio non c'è mai fine, sarà che nel frattempo si son fatti vivi quelli della Asylum ( che forse sono quelli che al momento fanno i film più brutti del mondo, talmente brutti da essere quasi geniali,eh eh non tutti però...), sarà che il buon Uwe ha cercato di diversificare la sua opera non facendo solo film tratti da vidoegiochi, sarà anche che il regista tedesco è uno dei pochi che si sbatte veramente per far conoscere autori nuovi e produrre film che altrimenti non vedrebbero mai la luce , ma oggi il signor Boll è un personaggio a cui fare attenzione.
Anche per quello che fa al cinema in prima persona.
Ora, non avrei mai detto che nella stessa frase avrei scritto Uwe Boll e bel film ma una pellicola come Rampage mi fa fare anche questo.
Ora non so se Boll era perfettamente consapevole di girare qualcosa di cinematograficamente valido ma tanto è, Rampage mi costringerà a recuperare le sue ultime opere giusto per controllare lo stato dell'arte del regista tedesco e vedere quanto e se è veramente così migliorato.
Non credo sia un caso che sia proprio un tedesco a fare un ritratto così sconsolante della provincia americana e della facilità con cui ci si possa procurare armi in una nazione che ha codificato nelle sue leggi la possibilità di difendersi da parte dei cittadini.
La crisi azzanna anche i polpacci della middle class e così abbiamo un ventenne o giù di lì con poche prospettive che decide di dare una svolta alla sua vita, ma non quella auspicata dai genitori, in verità dei personaggi abbastanza curiosi vista la loro quasi ansia a scrostarsi il figlio di casa.
Billy sceglie la via del nichilismo d'assalto, compie una strage e la memoria non può che andare alle stragi , troppo numerose, provenienti dagli States, che riempiono anche i nostri telegiornali.
La mente corre alla strage di Columbine e al film di Michael Moore ( Bowling a Columbine) ma corre soprattutto a Elephant di Gus Van Sant, un regista che confrontarlo a Boll sarebbe come confrontare la cioccolata con la...beh mi avete capito.
Eppure non siamo così distanti: a differenza di Van Sant, Boll cede più alla tentazione della tamarrata action intervallandola a spezzoni di stile semidocumentaristico con il protagonista che pontifica guardando verso la telecamera, vuole far vedere sangue ed esplosioni, cede anche alla tentazione di un inseguimento finale, più accennato che altro ma complessivamente il regista tedesco riesce a tenere le fila di una pellicola che si fa ricordare più per il concetto che sta alla sua base che non per le uccisioni.
E il body count è elevato, quasi ai livelli di Commando.
Rampage è l'Elephant targato Uwe Boll, è un apologo crudele e disperato su una crisi di valori imperante anche se non ci troviamo semplicemente di fronte a quello che sembra il gesto di un folle come in Un giorno di ordinaria follia in cui Michael Douglas col capello a spazzola , sbroccava di brutto e cominciava a compiere efferatezze.
Bill non è folle, o almeno non è così folle come sembra e il finale conferma questa tesi.
Finale che sarebbe delittuoso spoilerare.
Proprio per la sua follia che è qualcosa che è molto differente da quello che sembra all'inizio un altro film da cui questo Rampage sembra prendere spunto è il bellissimo Polytechinique di Denis Villeneuve  in cui un folle misogino compiva una strage in una scuola canadese.
Bill sembra decisamente un figlio dei nostri tempi di crisi: il nulla sotto vuoto spinto che decide di dare una svolta definitiva alla sua vita.
C'è che tenta di farlo con la lotteria e chi fa come lui.
Un giorno si sveglia , si barda come un novello Robocop e va in giro ad ammazzare gente, non dimenticando delle piccole vendette personali...
Un sogno per qualche squilibrato, un incubo per tutti gli altri....

( VOTO : 7 / 10 ) 

Rampage (2009) on IMDb

Senin, 02 Desember 2013

Escape plan ( 2013 )

Ray Breslin è il più grande esperto mondiale di sistemi di sicurezza per carceri collaudandone lui stesso la tenuta facendosi arrestare come detenuto comune e poi procedendo all'evasione.Un giorno gli viene offerto un assegno milionario dalla CIA per collaudare la sicurezza di una prigione da lui stesso disegnata in cui sono rinchiusi i prigionieri più pericolosi del pianeta. Ma stavolta non è come le altre volte. Si ritrova prigioniero di un direttore sadico che non ha nessuna voglia di lasciarlo andare.Stavolta scappare dalla prigione è questione di vita o di morte per lui e per Emil Rottmayer che , come lui, sembra abbia un bisogno impellente di abbandonare quella prigione....
Sembra che ai due Expendables  Stallone e Schwarzenegger sia molto piaciuto recitare assieme dopo una stagione vissuta in rivalità , ma solo al botteghino perchè i due sono soci in affari da una vita.
E se i due film sugli Expendables erano un ritorno tamarro il giusto a quelle atmosfere degli anni '80, anche questo Escape plan si inserisce in quel filone nostalgia abbastanza canagliesco senza l'ironia dei due film succitati ma  richiamandosi a uno dei titoli di punta della filmografia stalloniana ( almeno per me che ho un debole per i film carcerari da Fuga di Alcatraz e Brubaker in poi), quel Sorvegliato speciale tanto vituperato all'epoca, un po' come tutti i film di Stallone , ma credo che questo sia destino comune a molti artisti di successo popolare , e poi misteriosamente riabilitato.
In Escape plan nonostante la patina tecnologica del carcere supercomputerizzato e per questo ipersicuro , quello che si respira è il duello all'ultimo sangue tra il direttore del carcere, sadico come pochi,  e questo carcerato un po' speciale che non ha voglia di piegare la schiena di fronte a vessazioni di ogni tipo.
Proprio come in Sorvegliato speciale, ma andando ancora più indietro la stessa identica cosa succedeva in Brubaker di Stuart Rosenberg in cui un Redford all'apice della carriera  nel ruolo di un direttore di carcere si faceva passare per detenuto proprio per toccare con mano tutto quello che non andava nel suo penitenziario.
Il problema di Escape plan è proprio questo: è un film nato già vecchio, figlio di un'altra era cinematografica e che sembra abbastanza anacronistico ai giorni nostri, un po' come la coppia di detenuti Stallone / Schawarzy che di primavere oramai ne hanno viste in abbondanza per recitare in ruoli di questo tipo adatti a virgulti ben più giovani.
E se nei vari capitoli degli Expendables si giocava con ironia sulla loro inadeguatezza cronica a un mondo che andava molto più veloce di loro, qui i due amiconi sono costretti a entrare in personaggi che gli sarebbero calzati a pennello una ventina d'anni fa. Non oggi, perchè il tempo passa anche per loro ( anche se, sia ben chiaro, i loro anni li portano splendidamente) e la ruggine si deposita nelle articolazioni.
Escape plan non nasconde sorprese ( no, neanche quella alla fine lo è, o al massimo è una sorpresina -ina -ina), è scritto abbastanza coi piedi in quanto sembra che il pubblico di questo tipo di film non debba essere per forza pensante- tipo ma uno straccio di motivazione credibile per giustificare tutto l'odio che il direttorissimo del carcere prova verso Breslin, pareva brutto metterla?- , anche la confezione non è proprio il massimo con una fotografia che va e che viene e un carcere illuminato con dosi talmente generose di  neon che sembra quasi una discoteca .
Insomma , a conti fatti, Escape plan dimostra ben presto la sua natura di fiera campionaria dello stereotipo.
Ma come tuffo negli eighties ha un suo perchè e allora stai lì a vederlo e perchè no anche a divertirti godendoti le avventure di due vecchietti che continuano a rompere culi come negli anni d'oro della loro carriera .
Alla faccia dell'artrosi , della verosimiglianza del finale e di tutto il botulino che si è sparato Stallone per spianare le rughe della faccia.
Sufficienza di simpatia.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Escape Plan (2013) on IMDb

Selasa, 12 November 2013

Machete Kills ( 2013 )

Machete viene reclutato dal presidente degli Stati Uniti in persona per andare a prendere una specie di anarchico messicano che ha un missile puntato sugli USA. Machete si imbarca per la missione e capisce subito che c'è qualcosa di molto diverso sotto. C'è un miliardario che sta approntando una specie di navicella spaziale in cui rifugiarsi , assieme a clienti danarosi, in previsione della futura distruzione della Terra.
Per Machete sarà durissima farcela e salvare la Terra...
Anticipato dal trailer di Machete kills again...in space, eccoci giunti alla seconda puntata della tamarreide cinematografica targata Robert Rodriguez. Se il primo Machete era nato per scherzo sotto forma di trailer ai tempi dell'esperimento Grindhouse/ Planet Terror assieme al compagno di bisboccia di sempre, Quentin Tarantino, questo Machete kills comincia proprio dove era finito l'altro, perfetta simulazione di B movie coi controfiocchi, il tentativo, riuscito, di creare monnezza artistica , talmente artistica da iniziare un trend, una tendenza.
La ricetta è la stessa: body count degno di uno slasher , ampio stravaso ematico anche questo degno del più sanguinolento degli horror, gnocca count degno di una rivista per soli uomini, trama talmente infarcita di nonsenses che diventa presto un gigantesco nonsense essa stessa, attori di grido che si prestano di buon grado in ruoli talmente sopra le righe da essere anche oltre il concetto di caricatura.
Quindi tra poppe mitra, cannoncini fallici, intestini a tracolla di banfiana memoria e maschere che sembrano rubate dal set di Star Wars, Danny Trejo,attore che definire granitico è un eufemismo, ritorna nel ruolo della sua vita: quello del rude messicano che parla a monosillabi ( e quando lo fa è in terza persona, un po' come Balotelli....) e che mostra il suo fascino particolare circondato da donne che rappresentano il sogno erotico per almeno i tre quarti della metà maschile dell'universo.
Ce n'è per tutti i gusti: una Jessica Alba bellissima anche se coperta da capo a piedi, una Michelle Rodriguez più esplosiva che mai che sta diventando sempre più bella ad ogni film che passa ( qui a bottega è una delle più apprezzate) , la biondocrinita Amber Heard che sguazza letteralmente nei panni della miss agente segreto e già che c'è elargisce un po' delle sue grazie a Machete , con Danny Trejo che sentitamente ringrazia Rodriguez, c'è una Sofia Vergara che spara con ogni parte del suo costumino stile Gaultier, per i feticisti c'è anche la presenza di una Lady Gaga inedita, tra il trash del nuovo millennio e la raffinatezza degli anni '50, con netta prevalenza del primo aspetto.
E poi ci sono Cuba Gooding jr, Banderas, Mel Gibson....insomma talmente tante guest stars che Rodriguez più che da regista  deve agire da vigile urbano per smistare tutto questo traffico di stars hollywoodiane.
Tutto questo va naturalmente a scapito della trama volutamente inesistente, un esile canovaccio su cui poggiare tutte le trovate sbilenche tipiche del mondo di Machete.
Che continuano a imperare in questo paradiso artificiale cinefilo creato da Rodriguez e dai suoi compari...
Machete Kills non sarà un capolavoro ma è esattamente quello che ti aspetti: un personaggio icona che attraversa un film umorale, rapsodico, ironico e volutamente sciocco, con quella patina ( artificiale ) da B movie che cerca di renderlo ancora più simpatico.
Piazzare il trailer di Machete kills again ...in space potrà sembrare una mossa poco azzeccata ma consona allo stile di Machete: ci si appresta alla visione con la consapevolezza di assistere a un film che non avrà un finale compiuto ma del resto ci interessa poco come finisce.
Interessa soprattutto il percorso che si fa per arrivarci.
Anche perchè sappiamo sin da subito che Machete è immortale e lo sarà almeno per un altro film.
Addirittura impara a twittare: e che imparerà mai nel prossimo film?
Siamo già tutti in attesa fiduciosa.

( VOTO : 6,5 / 10 )

Machete Kills (2013) on IMDb

Selasa, 29 Oktober 2013

Cani sciolti ( 2013 )

L'agente della DEA Bobby Trench e il sottufficiale dell'intelligence della Marina statunitense Marcus Stigman sono due infiltrati che trattano con un potente narcotrafficante messicano a cui forniscono passaporti falsi in cambio di droga. Il bello è che lavorano uno all'insaputa dell'altro. Quando organizzano assieme una rapina per far scoprire il boss del narcotraffico in realtà si accorgono presto di essere stati incastrati da qualcuno più grande e si ritrovano inseguiti da delinquenti, Marina, DEA , FBI e CIA. E le loro strade, dopo un momento nel quale si erano divise , ritornano unite per aver salva la pelle e smascherare chi c'è dietro tutti i guai che gli stanno capitando.
La resa dei conti sarà sanguinosa e definitiva.
Cani sciolti è tratto dall'omonima graphic novel di Steven Grant ,è scritto da Blake Masters ( al suo esordio al cinema dopo gavetta televisiva di qualità) ed è il secondo passo nel processo di mimetizzazione americana del regista islandese Baltasar Kormakur dopo l'incerto Contraband.
Perchè è chiaro che questo regista proveniente dalla terra del ghiaccio e del fuoco conosce a menadito i classici americani ( sia quelli più storici che i più "moderni" ) e si diverte a farli propri , citandoli a piene mani nelle sue pellicole, un po' come era successo in Contraband, non rinunciando alla sua matrice europea.
In Cani sciolti si passa dalla citazione di Peckinpah ( la testa dell'informatore nel borsone da portare a spasso come un feticcio), alla riconiugazione del verbo di Tarantino ( i discorsi nella tavola calda antecedenti la rapina) all'aromatizzazione fornita da un Lynch d'annata ( quello di Cuore Selvaggio, il modo in cui è girata la rapina).
Wahlberg e Washington sguazzano letteralmente nei loro personaggi, più il secondo che il primo che oramai si sta dimostrando uno specialista eccellente nei ruoli di spalla ( che non sono così facili).
Risplende nel film la prova di Denzelo, personaggio da film anni '70 con andatura molleggiata , denti d'oro  e pizzetto da capra che sembra una crasi tra il poliziotto di Training Day e il boss di American Gangster.
E funziona egregiamente anche il supercattivo gentilmente fornito da Bill Paxton, uno che fa veramente paura soprattutto quando si mette in testa di giocare alla roulette russa con chi gli capita a tiro ( vedere per credere la sequenza in cui si fa una "partitina" con ginocchia e pudenda di Washington).
Cani sciolti rispetta tutte le regole non scritte dell'action buddy movie americano con pallottole ,scazzottate, esplosioni e risate mescolate nelle proporzioni giuste per garantire un intrattenimento di buona qualità.
Sarà anche prevedibile nei suoi continui colpi di scena che sottendono doppi e tripli giochi canonici del genere ma fila via che è un piacere con la sua aria vintage e il suo non prendersi troppo sul serio.
E poi piace anche quella sana ventata di sana scorrettezza politica in cui in un finale dall'acre sapore western in cui tutti sono contro tutti vincono i più furbi che non stanno necessariamente dalla parte della legge.
Anche perchè quelli che stavano dalla parte della legge erano più cattivi dei narcotrafficanti.
Inatteso successo al box office americano, talmente inatteso che ha fatto slittare di un paio di mesi l'uscita europea in modo da raggranellare più battage pubblicitario e più pubblico.
E sembra che qui da noi ci siano riusciti abbastanza ...

( VOTO : 7 / 10 ) 

2 Guns (2013) on IMDb

Jumat, 25 Oktober 2013

Unit 7 ( aka Grupo 7 , 2012 )

Siviglia 1989: l'expo è alle porte, si terrà nel 1992, e rappresenterà una finestra aperta sulla città spagnola. Viene creata l'Unita 7 col compito di ripulire le strade da delinquenti ma soprattutto da spacciatori di droga. I due ufficiali dell'Unità sono il giovane Angel che aspira a diventare detective e il meno giovane Rafael, efficiente e violento quando serve. Pian piano il modus operandi dell'Unità 7 scivola sempre più ai margini della legge attirando le attenzioni della stampa per i metodi brutali e anche dei colleghi degli Affari interni che indagano su di loro nonostante siano difesi a spada tratta dal loro dirigente, colui che la squadra l'ha creata. Anche i rapporti interni al gruppo cominciano a cambiare e a deteriorarsi: Angel vittima forse di eccessive ambizioni diventa sempre più violento mentre inaspettatamente Rafael comincia a essere più dubbioso sui metodi coercitivi usati dalla squadra.
Siamo arrivati intanto al 1992 e i lavori per l'expo volgono oramai al termine, così come la vita dell'Unità 7....
La cinematografia spagnola con gli anni si sta costruendo una credibilità sempre più solida anche al di fuori dell'horror, suo vero cavallo di battaglia di questo periodo più recente.
E noi italiani faremmo bene a non guardare più i prodotti spagnoli con l'arroganza di chi ,una volta, aveva la miglior cinematografia del mondo, e ora non ce l'ha più.
Ci ha pensato un film ultrapremiato in patria come Non habra paz para los malvados ( di cui abbiamo parlato qualche mese fa qui) che è stato capace di bacchettare alla grandissima La pelle che abito di Almodovar, icona del cinema iberico da esportazione,  portandosi a casa tutti i Goya più importanti ( gli equivalenti spagnoli dei nostrani  David di Donatello) a sdoganare il cinema poliziesco spagnolo e a dargli una possibilità di essere visto anche all'estero.
Ora è la volta di questo Unit 7 ( titolo originale Grupo 7 ) che attinge meticolosamente al cinema americano immergendolo in una realtà che più europea non si può.
Accade così che una delle città più belle di Spagna, Siviglia, si esponga alla lente della cinepresa col suo lato peggiore, ben lontano dagli stereotipi cartolineschi che le sarebbero propri. un po' come succedeva alla Madrid di No habra paz para los malvados, che diventava una metropoli uggiosa e tetra davanti agli occhi del protagonista.
E allo stesso modo abbiamo poliziotti che se ne infischiano della legge, utilizzano metodiche coercitive degne del peggiore dei paesi incivili fregandosene altamente di diritti umani e non disdegnano di arrotondare il magro stipendio trattenendo per sè un po' della droga che sequestrano.
E ne sequestrano veramente tanta, 100 volte più degli altri poliziotti antidroga.
Accanto all'azione in Unit 7 c'è anche lo spazio per delineare personaggi credibili ben lontani dallo stereotipo americano che impera nel genere: niente supereroi, ma solo uomini con le loro forze e le loro debolezze, fallaci e condizionabili dalla  vita privata che spesso si frappone tra loro e il lavoro.
Senza dimenticare che la deontologia non è il loro forte.
Interessante l'evoluzione in senso opposto dei personaggi di Angel e Rafael così come è interessante anche la volontà di dare al tutto un aspetto il più realistico possibile ambientando la maggior parte del film nei vicoli più brutti e malfamati di una città per altro bellissima come Siviglia.
Grosso successo di critica in Spagna dove ha vinto numerosi premi, e la critica lì non è mai tenera con  i prodotti autoctoni, ma il pubblico è accorso in sala in numero inferiore alle aspettative.
E questo probabilmente ha tagliato le gambe alla futura distribuzione internazionale di un film che avrebbe tutte le carte in regola per essere apprezzato al di fuori dei patrii confini.
Naturalmente anche qui in Italia nessuno si è accorto di questa interessante pellicola...

( VOTO : 7 / 10 ) 

Unit 7 (2012) on IMDb

Selasa, 22 Oktober 2013

Cose nostre - Malavita ( 2013 )

La famiglia Blake sta raggiungendo nottetempo  la sua nuova casa in uno sperduto paesino della Normandia. Si stanno nascondendo da occhi indiscreti in quanto fanno parte del programma protezione testimoni dell'FBI. In realtà si chiamano Manzoni e il capofamiglia, Giovanni alias Fred Blake è stato un boss mafioso che ha testimoniato contro i suoi ex compagni. Ed è per questo che è costretto a fuggire.
L'adattamento della famiglia procede spedito ma con qualche intoppo perchè le vecchie abitudini non muoiono mai: Giovanni manda all'ospedale con fratture multiple un idraulico disonesto, ha un cadavere nel bagagliaio di cui sbarazzarsi e intanto cerca la soluzione al problema dell'acqua marrone che esce dai rubinetti ( soluzione nel suo stile, naturalmente), la moglie Maggie dà fuoco a un supermercato in cui a suo parere è stata trattata male, il figlio mostra le doti strategiche di un vero leader mafioso del futuro, la figlia, dall'aspetto candido e inoffensivo è in realtà una furia che non esita a utilizzare la violenza per perseguire i suoi scopi. La longa manus della mafia arriva però anche in Normandia.
E' tempo di resa dei conti.
Ci sono due modi per guardarsi questo film: non leggere i credits e ignorare che c'è Besson in regia , Scorsese in cabina di produzione, De Niro, la Pfeiffer e Tommy Lee Jones nelle parti principali oppure essere condizionati dai grossi nomi presenti davanti e dietro la macchina da presa.
Nel primo caso ci si può anche divertire magari a fasi alterne con le vicissitudini di americani in Francia , la comicità dagli stereotipi della famiglia mafiosa in trasferta, tutto nasce dai diversi costumi e dal diverso modo di vivere e mangiare, nel secondo caso non si può fare a meno di essere stupiti in negativo da quello che si vede.
E quello che si vede è una parodia di piccolo cabotaggio del miglior cinema di Scorsese, quello di mafia, dei mammasantissima insomma, con un De Niro che fa il verso a se stesso, memore della grandezza che fu creata da quei ruoli e una Pfeiffer che gli civetta intorno , anche lei reduce di tempi lontani  dal recitare nel ruolo dell'esponente di una famiglia mafiosa che vuol tagliare i ponti con la famiglia ( Una vedova allegra ma non troppo, scintillante commedia gangsteristica firmata Johnathan Demme).
L'altra domanda che uno si fa è sapere dove diavolo sia finito Luc Besson: dove è il suo cinema pieno di prospettive sghembe, angoli di ripresa originali , pianosequenza fulminanti , dove si è persa la sua creatività registica? Perchè in Cose nostre - Malavita non c'è nulla del suo estroso talento registico, è tutto molto classico , proprio come fosse un film di Scorsese.
Senza averne neanche una briciola dello stile elegante che lo caratterizza.
Appare poi forzato filtrare tutto attraverso una lente deformante che tratta come quasi normali i membri della famiglia mafiosa ( nonostante i metodi diciamo abbastanza alternativi per ottenere quello che vogliono) e come mostri quei bigotti francesi mangialumache che gli stanno intorno.
Gente che non sa neanche come fare un barbecue, perchè cucinare la carne è roba americana.
Cose nostre- Malavita comunque riesce anche a far sorridere in alcuni frangenti ( esilarante come De Niro cerchi di ricostruire assieme al medico il trauma subito dall'idraulico che presenta un numero esagerato di fratture agli arti inferiori) e scorre via abbastanza veloce e indolore.
Si comincia a dimenticare appena stanno partendo i titoli di coda.
Quella che non si dimentica tanto facilmente è Michelle Pfeiffer: deve aver fatto un patto col diavolo ( o semplicemente ha un chirurgo plastico con i controc...avoli) perchè il tassametro dice 55 e lei è ancora bella come il sole e voglio pensare che non sia solamente merito di un'illuminazione adeguata....

( VOTO : 5,5 / 10 ) 

The Family (2013) on IMDb

Senin, 21 Oktober 2013

Kick Ass 2 ( 2013 )

E'passato del tempo da quando Dave pattugliava le strade col costume di Kick Ass. Quando il figlio del boss da lui fatto fuori nel precedente capitolo organizza una gang di supercattivi mascherati da lui capeggiata con il nome di Motherfucker, Dave sarò costretto a rimettere il costume e a entrare in un gruppo di supereroi "casalinghi " buoni. Riuscirà a convincere anche Hit Girl, che aveva appeso al chiodo le sue velleità da supereroina a reindossare maschera e costumino.
Per Motherfucker e i suoi amici si preannunciano tempi grami.
Non conosco il fumetto da cui sono tratti i due Kick Ass ma il primo era stato una ventata d'aria fresca nel panorama del cinema supereroistico. Questioni di intenti parodistici, sarà che fa simpatia il supereroe casalingo che prende un sacco di mazzate, sarà anche una certa scorrettezza politica che viene confermata anche in questo sequel.
Sequel che non sfigura affatto anche se si avverte un deciso scarto verso la parodia a scapito di una scrittura cinematografica più completa e profonda ( termine da prendere in accezione molto lata trattandosi di un film eminentemente di consumo) ma comunque si domostra ugualmente ricco di sottotesti in maniera inusuale per essere adatto al grosso pubblico.
Kick Ass 2 è certamente la parodia del cinema supereroistico ma è soprattutto la parodia del classico americano che diventa eroe per un giorno giusto per avere la faccia sbattuta in tutti i notiziari accompagnata da paroloni di elogio, è la rilettura in chiave grottesca ed esasperata della profezia di Andy Warhol, quella che diceva si diventasse celebri solo per 15 minuti, è uno sguardo feroce alla vacuità della civiltà letteralmente aggrappata ai video di Youtube o dei social network.
Perchè oggi giorno se non twitti , se non sei su Facebook o se non carichi video su Youtube....sei veramente meno di nulla.
La parodia è un genere nobile ma Kick Ass 2 se ne sbatte della nobiltà sporcandosi anche parecchio in sequenze ultra violente che non sfigurerebbero in un film horror e in snodi narrativi che hanno poco di esilarante ( come la perdita del padre del protagonista).
Kick Ass 2 è anche da rileggere come descrizione del processo di crescita dei due protagonisti ( Dave e Hit Girl) alle prese con il loro destino e con le scelte da fare per il futuro.
Ma non è il solito classico racconto di formazione: è sempre un qualcosa di scorretto e infingardo, anche questo vagamente parodistico in cui i due sono costretti a crescere quasi loro malgrado.
Una nota di merito va all'irriconoscibile Jim Carrey nella parte del colonnello Stars 'n ' Stripes, talmente irriconoscibile che ho dovuto chiedere conferme ai credits per essere sicuro di averlo individuato.
Insomma Kick Ass 2 non è un film per ragazzini nonostante si presenti mascherato da teen movie, non è per famiglie perchè manca di morale ( anzi la sbeffeggia allegramente), non è un film di supereroi anzi li prende bellamente in giro azzardando parecchio sul terreno del politicamente s-corretto.
Insomma è un bell'esempio di anarchia cinematografica organizzata con dei costumi coloratissimi e delle coreografie di combattimento ( che troverete in abbondanza ) assolutamente all'altezza.
Perchè è così che si scalciano culi, giusto per piazzare le emorroidi al posto delle tonsille....

( VOTO : 7 / 10 ) 

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Selasa, 15 Oktober 2013

Dead man down ( 2013 )

Victor fa parte della gang dello spacciatore di droga Alphonse ma tutto quello che ha intenzione di fare è vendicarsi del suo capo perchè ha distrutto la sua vita una volta felice, con una moglie e un figlio. Di traverso ai suoi propositi di vendetta si mette la vicina Beatrice, rimasta sfigurata da un incidente d'auto e che vorrebbe usare Victor per vendicarsi di chi l'ha ridotta in quello stato. Ma non è così semplice riuscire ad assaporare la vendetta per entrambi...
Dead man down è l'esordio in terra americana del regista di Uomini che odiano le donne, Niels Arden Oplev, tratto dal primo romanzo della fortunata saga Millennium ad opera di Stieg Larsson.
E come al solito Hollywood ha fatto polpette dello stile del classico regista venuto dall'aldiqua dell'Oceano. La  regia misurata del film scandinavo, quasi ai limiti del televisivo per prendersi tutto il tempo necessario e anche di più per descrivere personaggi e  colorare atmosfere è sostituita dalla solita corsa a perdifiato in cui regista e sceneggiatore si consegnano mani e piedi legati al montatore di turno che, frammentando ( o meglio sfregiando ) una cospicua parte del film  riesce a dargli quell'aspetto da videoclip che piace tanto in quel di Hollywood .
Il problema è che Dead man down è un videoclip, certamente , ma di quelli usciti male.
Già il sospetto doveva venire vedendo i titoli di testa in cui compare il logo delle federazione americana di wrestling (la WWE ) non nuova a escursioni cinematografiche che avevano tutte il minimo comun denominatore di essere pellicole assolutamente dimenticabili per non dire di peggio.
Ma stoltamente pensavo che stavolta avevano fatte le cose sul serio con un cast all'altezza, un regista valido ecc ecc...
Niente di più sbagliato: Colin Farrell e Noomi Rapace recitano svogliatamente per puro amore di pagnotta al minimo sindacale delle espressioni. Non c'è sinergia tra di loro, manca del tutto l'alchimia,la loro storia sentimentale non emoziona e poi vogliamo parlare del ruolo infimo in cui è confinata quella meraviglia di attrice che è Isabell Huppert?
Solo per questo il film dovrebbe essere tacciato di ignominia perpetua.
Il resto del cast, tra cui fa anche capolino in un ruolo di contorno un wrestler inglese piuttosto noto, Wade Barrett, si adegua al triste andazzo con Dominic Cooper e Terrence Howard che si barcamenano come possono in un film decisamente mediocre, affossato da un copione privo di sfumature e di slanci.
La doppia vendetta di Victor e Beatrice procede meccanicamente tra i soliti doppi giochi e colpi di scena che sembrano chiamate intercontinentali per quanto sono telefonati.
E poi la loro storia è veramente troppo ostentata, sovraccarica senza che ce ne sia bisogno , rivelando una "pesantezza" registica che francamente era sconosciuta in Oplev che qui si ritrova a maneggiare,  in alcuni frangenti un po' maldestramente, un mix di generi che forse non è del tutto nelle sue corde.
E non basta una fotografia patinata a rendere il tutto più accattivante.
Dead man down si rivela subito per quel che è: un progetto cinematografico alimentare che fallisce anche sul piano degli incassi, l'unica ragione per cui è stato realizzato.
Se Oplev con questo film cercava di entrare stabilmente ad Hollywood ha fatto male i suoi calcoli.
Anche perchè se a Hollywood non incassi allora non sei proprio nessuno e puoi ritornare da dove sei venuto.
Non vorrei che fosse questo il caso, Mr Oplev....

( VOTO : 4,5 / 10 ) 

Dead Man Down (2013) on IMDb

Rabu, 09 Oktober 2013

Corpi da reato ( 2013 )

Sarah Ashburn è una delle migliori agenti FBI in circolazione ma non è precisamente simpatica ai suoi capi o ai suoi colleghi. E' in corsa per una promozione e per averla deve risolvere il caso di uno spietato trafficante di droga a Boston che si è reso colpevole anche di numerosi omicidi. E' costretta a lavorare con l'agente Shannon Mullins, un vulcano di volgarità e metodologie poco ortodosse che ha particolarmente a cuore il caso in quanto è coinvolto il fratello, ex spacciatore di mezza tacca in cerca di redenzione.
 Riusciranno le due agenti, l'una l'opposto dell'altra sia fisicamente che dal punto di vista caratteriale,  a trovare un intesa per catturare il pericoloso criminale?
Paul Feig da regista ha un curriculum televisivo lunghissimo e luminosissimo ( The Office, Arrested Development, Nursie Jackie tanto per fare qualche nome) e un paio di anni fa si segnalò per una delle più belle commedie dell'anno, Le amiche della sposa, una boccata d'ossigeno vera nel panorama un po' annacquato della commedia hollywoodiana.
Dopo un paio d'anni ritorna con una commedia action, Corpi da reato, in cui si applica scrupolosamente al genere buddy movie declinandolo però al femminile.
A dir la verità non siamo di fronte a un capolavoro o a qualcosa di clamorosamente originale, però Corpi da reato, pur avvicinandosi pericolosamente allo stereotipo della commedia poliziesca e alla presentazione di personaggi di cui immaginiamo subito quale sarà l'evoluzione ( il personaggio della Bullock che da arida precisina e antipatica diventa simile alla sua collega, un vero fiume in piena di parolacce e sconcezze), intrattiene più che decentamente perchè in certe parti si avverte la mano e l'ispirazione di Feig, la stessa che lo aveva guidato alla riuscita de Le amiche della sposa.
Corpi da reato proprio come il suo predecessore vale più per le divertenti digressioni, per le improvvisazioni, per le notazioni a margine che Feig si diverte a inserire che per la vicenda da narrare.
La parte migliore è sicuramente quella in cui è in scena la famiglia dell'agente Mullins, un vero concentrato di violenza verbale comica e situazioni paradossali, oppure alcuni dialoghi come quelli con l'agente della DEA albino ( preso in giro dalla Mullins in barba a qualsiasi standard di politically correct) oppure la sequenza della nottata al pub in cui le due fanciulle finalmente "fraternizzano" e cominciano a muoversi all'unisono per raggiungere l'obiettivo comune.
Come poliziesco il film non vale poi molto, anzi l'intrigo che sta alla base della vicenda è quasi maltrattato dal regista che sembra interessarsi ad altro, cioè al versante comico, meglio se infarcito di voglarità di ogni tipo.
Il personaggio della Bullock è praticamente una mezza replica del personaggio della poliziotta pin up recitato in Miss Detective e relativo seguito Miss FBI.
Qui accetta di buon grado il ruolo di  spalla a una specie di mortadella con le unghie che risponde al nome di Melissa McCarthy ( a proposito nella locandina hanno proprio esagerato col Photoshop) che è la vera protagonista del film e che sta ottenendo un successo veramente degno di nota.
Come questo film che negli USA ha incassato circa 160 milioni di dollari e ora si sta muovendo per conquistare il mondo.
Evidentemente la commedia politicamente scorretta sta vivendo un periodo d'oro in quel di Hollywood, in barba a censure e divieti vari....
Già si parla di un possibile sequel.

( VOTO : 6,5 / 10 )

The Heat (2013) on IMDb

Senin, 30 September 2013

Sotto assedio - White house down ( 2013 )

Cale, aspirante agente di sicurezza alla Casa Bianca porta la figlia a un tour turistico della dimora presidenziale proprio mentre un commando ben addestrato e ancora meglio armato elude tutte le misure di sicurezza e mette sotto controllo tutto l'edificio. Sfuggono al controllo solo due persone: il presidente Sawyer e Cale. Da una parte i tentativi di fuggire e non farsi catturare dai sequestratori , dall'altra la figlia di Cale che è in ostaggio non permette al padre di allontanarsi a cuor leggero. 
Da qui una lotta senza esclusione di colpi nel ventre della Casa Bianca...
Che dire di un film che parte come una copia fotostatica di un'altra pellicola uscita appena qualche mese fa? Poco, pochissimo per quanto riguarda la storia che sembra veramente ricalcata come si faceva una volta attraverso un vetro in cui il cambio di qualche addendo non va a modificare assolutamente il risultato finale ( ci sono di mezzo sempre figli da recuperare, se sono presidenziali o del protagonista , agente in cerca di redenzione in entrambe le produzioni, è lo stesso) .
Una cosa c'è da dire: se Attacco al potere - Olympus has fallen sembrava un inno mal riuscito all'action anni '80 e '90, Sotto Assedio- White House Down si muove sulle stesse coordinate assumendo le fattezze di una versione 2.0 del film di Fuqua e addirittura osando nel finale una canottierina bianca addosso a Channing Tatum che fa tanto il Bruce Willis di Trappola di cristallo richiamato piuttosto chiaramente nell'incipit.
E poi qui ci troviamo di fronte a un film di Emmerich, nel (poco) bene e nel (molto) male, un autore che volenti o nolenti ha raggiunto una sua cifra stilistica.
Quindi abbiamo effettoni speciali, una certa pesantezza teutonica nel confezionare personaggi, il tentativo di alleggerire le varie situazioni catastrofiche ricreate con inserti ironici ( non così riusciti a dir la verità), il concetto di sospensione dell'incredulità portato ai massimi termini con un presidente che è un simil Obama, somiglia a Denzelo Washington e maneggia i lanciarazzi come se non avesse fatto altro nella sua vita presidenziale.
Emmerich conosce le regole dell'intrattenimento e le applica alla sua maniera confezionando un prodotto di grana grossa ,che si presenta molto meglio di Attacco al potere-Olympus has fallen, cerca di evitarne l'impatto claustrofobico girando molte scene all'aperto ( vedi l'inseguimento di vari minuti all'interno dei giardini della Casa Bianca) e perlomeno ha una coppia di protagonisti che se la cava meglio rispetto al duo Butler / Eckart, ma a dir la verità ci voleva molto poco.
Il coro di comprimari funziona con James Woods a livelli che non gli si riconoscevano da tempo e apparizioni più o meno speciali di gente come Maggie Gyllenhaal, Richard Jenkins e Christian Slater.
Efficace anche Jason Clarke nel ruolo del villain, uno che nel mondo di internet e dei telefonini si muove ancora col cercapersone.
Sotto assedio- White house down assolve al suo compito di intrattenere senza brillare eccessivamente ma le due ore passano in fretta.
Certo è inutile aspettarsi grandi cose : in fondo ci troviamo di fronte a un tipico Emmerich, uno  che da Indipendence day in poi ha consolidato un suo stile discretamente riconoscibile.
Anzi il presidente di questo suo ultimo film sembra la versione nera e rasoterra del presidente volante del film succitato, lo stesso che andava personalmente a rompere il culo agli alieni.....

( VOTO : 5 + / 10 )

White House Down (2013) on IMDb

Kamis, 19 September 2013

The Baytown Outlaws ( 2012 )

Profondo sud della provincia americana: tre tizi assaltano una casa piena di spacciatori e fanno una strage appena prima di  scoprire che hanno sbagliato indirizzo. Sono i tre fratelli Oodie, scapestrati , redneck fino al midollo, utilizzati dallo sceriffo della loro contea , un padre putativo che li protegge da eventuali problemi con la giustizia, per fare i lavoretti sporchi, leggasi eliminare criminali, e mantenere artificiosamente basso il tasso di criminalità. Quando la chicana Celeste li ingaggia per recuperare il figlio Rob che a breve incasserà un cospicuo fondo di investimento e che è stato rapito dall'ex marito Carlos, gli Oodie partono per fare il solito lavoretto ad alto spargimento di sangue. Ma inavvertitamente non uccidono Carlos che cerca in tutti i modi di recuperare Rob. Intanto un agente federale ha scoperto il rapporto esistente tra di loro e lo sceriffo della contea e visto che loro continuano a fare notizia, stavolta lo sceriffo non potrà far molto per non farli arrestare.
Intanto c'è da mettere in salvo Rob ma soprattutto se stessi....
Ammetto, non ero preparato a vedere questo tipo di film e anche l'inizio con sangue da tutte le parti e pallottole che fischiavano per ogni dove non deponeva certo a suo favore. Mi sembrava di essere stato catapultato nel bel mezzo di una tarantinata senza senso di quelle in cui i morti ammazzati superano in quantità le battute di dialogo.
E invece subito qualcosa si è smosso in maniera diversa da quanto preventivato: certo il senso ha latitato praticamente per tutto il tempo della proiezione, il body count ha raggiunto cifre ragguardevoli, ma è scattata l'empatia per questi tre protagonisti, sporchi, sanguinari ma in fondo con un loro codice d'onore, non propriamente intelligenti e che sanno far cantare meglio le armi che azionare le corde vocali.
E se fino al recupero di Rob il film seguiva coordinate alla Rodriguez prima era, poi nella seconda parte c'è lo scatto in avanti che permette al film di guadagnarsi la benevolenza.
O meglio è uno scatto all'indietro, a fine anni '70, inizio anni '80 per la precisione.
I tre Oodie si trasformano in ideali eredi de I guerrieri della notte di Walter Hill, solo che qui siamo in pieno giorno, da qualche parte nel polveroso sud degli States, costretti a sterminare bande rivali che hanno una connotazione che più vintage non si può: dalle troie assassine ( citazione dal film, così le chiama Carlos) che fanno avere un certo sapore di deja vu facendo pensare al bordello de L'uomo dai pugni di ferro di RZA, altro tuffo nel passato, che vengono eliminate nel bar in una strepitosa sequenza che fa tanto Dal tramonto all'alba, ai pirati che vanno in giro con un autoblindo customizzato con tanto di teschio con le ossa incrociate e che sembrano estratti di peso da un Mad Max, per arrivare ai nativi americani che sono protagonisti dello scontro finale dal sapore spiccatamente western.
The Baytown Outlaws, esordio nel lungometraggio di Barry Battles ( che lo ha anche cosceneggiato) assolve perfettamente al suo dovere di intrattenimento a neuroni spenti,. Cita a piene mani dal passato, come già sottilineato, ma è tutto confezionato in maniera piuttosto ironica, insomma non ci si prende troppo sul serio e questa è l'arma vincente di un film che scorre veloce, tutto di un fiato.
Altro fattore che scatena approvazione è che le due presunte star del cast, Billy Bob Thornton che sfoggia una nuova idea in testa e una Eva Longoria molto più cicciosa e dimessa del solito, sono di fatto ridotti a comprimari di lusso perchè la scena è rubata dai tre fratelli Oodie: Brick, il capo, quello che aziona al meglio quei due tre neuroni non bruciati da alcool e sparatorie, McQueen ( Saetta o Steve) con il quoziente intellettivo di un polpo decongelato e Lincoln, una bestione di oltre due metri e tutto muscoli, che parla con un Grillo Parlante della Clementoni ( sic!) dopo aver subito lo schiacciamento della laringe in un incontro di wrestling.
In definitiva una visione tamarra di cui alla fine non ci si pente assolutamente....

( VOTO : 6,5 / 10 )

  The Baytown Outlaws (2012) on IMDb

Minggu, 15 September 2013

R.I.P.D.- Poliziotti dall'aldilà ( 2013 )

Nick, giovane poliziotto, assieme al collega Bobby si trova a sottrarre durante un sequestro un manufatto d'oro massiccio al fine di sistemare un po' meglio la sua vita . Ma si pente e manifesta a Bobby l'intenzione di restituirlo. Durante un'azione Bobby non esita a ucciderlo a sangue freddo e Nick si ritrova nell'aldilà arruolato all'istante nel R.I.P.D. ( Rest In Peace Department), un'agenzia di poliziotti morti come lui, organizzata per combattere sulla Terra la presenza di demoni , spiriti fetidi che si nascondono sotto sembianze umane. Nick fa coppia col veterano Roy, uno sceriffo morto più di un secolo prima e assieme , dopo aver domato la volontà di vendetta di Nick , si adopereranno per sventare un piano diabolico che può portare all'apocalisse.
Come approcciarsi a un film evidentemente scacciapensieri come R.I.P.D.- Poliziotti dall'aldilà?
Bisogna farlo in modo basso senza alcuna pretesa, lasciare i neuroni a nanna per un po' e non chiedersi troppo " Ma 'sta scena dove l'ho già vista?".
Il film di Schwentke ( più che un cognome , un codice fiscale), tratto dall'omonimo fumetto, intrattiene e fa sorridere ma ha un problema non facile risolvere: è una scimmia , un orangu tan  gigantesco, un gorilla cazzutissimo che gli sta attaccato dietro le spalle e quello scimmione si chiama Men In Black.
Troppi i riferimenti agli uomini in nero vestiti come Blues Brothers, l'agenzia, i mostri celati sotto fattezze umane, le armi gadgettose, l'ironia che percorre trasversalemente tutto il film anche durante le scene d'azione più concitate.
Il guaio irrisolvibile per R.I.P.D.- Poliziotti dell'aldilà è che Men In Black è molto più divertente e poi avrà sempre lo status di originale mentre il film con Ryan Reynolds e Jeff Bridges (che da parte sua riesce ad asfaltare totalmente il collega dotato dell'espressività di un totano decongelato) nonostante tutti i loro sforzi per creare l'alchimia giusta sarà sempre la copia, seppur conforme, all'originale.
Inoltre si rispolvera tutto l'armamentario del buddy movie e dei classici film sulla coppia di poliziotti ( qui detective e sceriffo del vecchio West) che nel cinema americano è stata oramai declinata in tutti i modi possibili
Buona la trovata del ritorno dei due poliziotti sulla terra sotto le spoglie di una bellissima bionda e di un nonnetto cinese ma la cosa non è gestita bene, credo che avrebbe avuto un potenziale comico molto maggiore se gestita con più brillantezza e acume
Probabilmente il diavolo non è così brutto come lo si dipinge perchè questo film è stato massacrato urbi et orbi dalla critica ufficiale e non, alla fine non è un gran dolore  vederlo.
Si passano poco più di 90 minuti col cervello spento ( ottimo anche il fatto che non duri tantissimo), si sorride un paio di volte e comunque non c'è nulla da dire sugli effetti speciali , un curioso mix tra artigianato e computer grafica, del resto parliamo di un film costato la bazzecola di 130 milioni di dollari e che fino ad ora ne ha incassati meno della metà e sul look accattivante mutuato dal fumetto.
Da stravaso degli zuccheri il prefinale in stile Ghost, a qualcuno( me compreso) potrebbe far male.
Insomma si possono perdere questi 90 minuti senza troppi rimpianti.
Poteva andare peggio....

(VOTO : 5 / 10 )


R.I.P.D. (2013) on IMDb

Rabu, 04 September 2013

Hammer of the gods ( 2013 )

871 d.C : i Vichinghi stanno soccombendo nella loro guerra con i Sassoni, più numerosi e meglio armati di loro. Re Bagsecg è ferito a morte e gli rimane poco da vivere , l'esercito è nello sconforto perchè senza guida. Steinar, il secondogenito, viene mandato a cercare Hakan , il primogenito che anni prima, quando era ancora bambino era stato portato via. Sembra che sia lui l'unico che possa guidare i Vichinghi alla vittoria anche perchè Hagen, il fratellastro di Steinar e Hakan si è accordato segretamente con i Sassoni.
Il viaggio di Steinar alla ricerca del fratello sarà lungo e pieno di pericoli ma riuscirà a ritornare dal padre con un condottiero pronto per portare i Vichinghi alla vittoria.
 E non è Hakan.
La vicenda narrata è talmente lineare da essere ai limiti della banalità e poteva essere anche un pregio in un film in cui ci si aspettava solo di vedere teste aperte come meloni, spadoni che passavano da parte a parte i malcapitati nemici e violenze assortite con schizzi di sangue in computer grafica che andavano un po' da tutte le parti.
Ed Hammer of the gods è proprio questo: se si desidera solo questo è un film perfetto.
Ma fuori tempo massimo: perchè oltre a illuminanti precursori cinematografici  ci sono anche parecchie serie televisive ambientate in tempi antichi che hanno mostrato ampiamente quanto si vede nel film di Farren Blackburn, uno che si è fatto le ossa con parecchia televisione e finalmente si è deciso ad esordire al cinema.
Quindi la cosa che colpisce principalmente di Hammer of the gods non è il suo aspetto visivo, comunque curato, ma il fatto che sia un prodotto arrivato fuori tempo massimo , ben lontano dai film a cui chiaramente si ispira ( un po' di Valhalla Rising, un po' di The Eagle e parecchio Centurion con un'ultima parte che sembra scippata da Apocalypse now, con la setta del colonnello Kurtz o anche da  Excalibur, l'incontro di Lancillotto con la fata Morgana nel bosco incantato in un'atmosfera da baccanale allucinogeno) ma anche al di sotto di serie tv che a dir la verità di televisivo hanno solo l'origine.
Sicuramente è meglio vedersi una puntata di Games of thrones che vedersi questo Hammer of the gods.
Ci si diverte di più, non ci sono compromessi per il pubblico e soprattutto si racconta una vicenda molto più articolata e profonda, cosa del tutto abiurata nel film di Blackburn che sembra solo concentrarsi sull'aspetto estetico.
Che poi a parte le scene di battaglia comunque girate con un certo ritmo ( ma senza alcun tipo di originalità) anche la forma ha poco da offrire: nonostante attori con adeguato physique du role, l'aspetto complessivo è piuttosto povero, le scenografie spartane, i costumi non brillano per bellezza anzi sembrano abbastanza raffazzonati e poi c'è una svolta finale , la parte in cui Steinar incontra Hakan, che lascia veramente interdetti per insipienza con i funghetti allucinogeni ( già gustati in precedenza nell'incontro con un Vichingo con intorno una corte di giovinetti a cui non risparmia le proprie tendenze pedofile, il vichingo pedofilo ancora lo dovevo vedere...) che cercano di mascherare la macanza di senso di tutto quello che sta succedendo.
Insomma qualche testa spaccata e qualche spadone non fanno un bel film di vichinghi,.
Ah si , c'è anche una chiesa bruciata che fa molto Burzum e black metal in genere...
ma per piacere....

( VOTO : 4,5 / 10 ) 


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Rabu, 28 Agustus 2013

Now you see me - I maghi del crimine ( 2013 )

Quattro illusionisti, ognuno con un'abilità specifica vengono convocati presso un vecchio palazzo da un misterioso individuo. Un anno dopo sono The Four Horsemen ( i quattro cavalieri),organizzano spettacoli illusionistici faraonici in cui apparentemente riescono a rapinare banche durante il loro show , restituendo soldi agli spettatori. L'agente Rhodes dell'FBI e l'agente Alma Vargas dell'Interpol indagano su di loro cercando di scoprire dove sia il trucco e si fanno aiutare da Thaddeus Bradley, ex illusionista ,ora passato all'altra sponda perchè conduce un programma televisivo che smaschera tutti i trucchi degli illusionisti.
Eppure stavolta c'è qualcosa che sfugge anche a lui e The Four Horsemen intanto organizzano la loro definitiva uscita di scena con un qualcosa di mai visto prima....
Quante volte abbiamo sentito dire la frase " Il cinema è illusione..."?
Ecco, per vedere Now you see me - I maghi del crimine bisogna essere pronti ad estremizzare questo concetto fino a un limite forse mai raggiunto prima.
Lo spettatore del film è trattato alla stessa stregua degli ignari astanti che presenziano agli spettacoli dei Four Horsemen: viene portato a vedere esattamente quello che vogliono loro.
E noi che vediamo il film siamo manovrati per notare solo quello che vogliono farci vedere Louis Leterrier e i suoi sceneggiatori Solomon , Yoakin ( due con un pedigree lungo così ) e l'esordiente Ricourt.
Il regista non è più tale ma diventa illusionista e fa diventare Now you see me - I maghi del crimine una sorta di spettacolo di magia, uno di quei classici film che , una volta terminati , ti vien voglia di rivedere daccapo solo per vedere se tutto funziona per il verso giusto sotto il profilo della logica.
E son sicuro che anche rivedendolo, qualche dubbio rimarrebbe.
La prima parte del film è compatta, granitica, fila via veloce e senza intoppi con tutte le tessere del puzzle che occupano il loro posto, la seconda parte, quando si tratta di tirare un po' le fila di tutto, perde qualche colpo, si ingolfa e fa venire i dubbi di cui sopra.
Soprattutto si arriva all'iperbole sfruttando al massimo la credulità dello spettatore che viene portato a spasso in un luna park fantasmagorico.
La soluzione dell'enigma  personalmente non mi ha convinto del tutto e poi come al solito è stata inserita, seppur di striscio, quella deriva sentimentale classica hollywoodiana ( prescritta nel manuale Cencelli che accompagna ogni film che deve incassare un botto di soldi) da cui pare che non si possa sfuggire,quasi fosse un 'epidemia influenzale.
Now you see me - I maghi del crimine è un film più furbo che bello, girato in modo fighetto da un regista che ama specchiarsi nei suoi carrelli acrobatici e nelle sue sequenze action al calor bianco ( del resto è uno dei figliocci prediletti di papà Luc Besson) accessoriato con un bel cast che mostra una discreta chimica di squadra.
Impossibile pretendere troppo da un fumettone come questo studiato specificatamente per intrattenere il pubblico con un mix ben bilanciato di magia, azione e risate ma bisogna dire che il film di Leterrier riesce perfettamente nella sua missione.
Intrattiene a dovere, non fa troppo vergognare se uno si sorprende a divertirsi per quello che sta vedendo, è ottimamente confezionato e ben recitato.
Due ore in relax da passare a neuroni spenti ( inutile accenderli perchè tanto niente è come sembra e quindi meglio non affaticarsi troppo in questa canicola estiva) pensando a quanto il cinema sia illusione.
A 24 fotogrammi al secondo.

( VOTO : 7 / 10 ) 


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Minggu, 25 Agustus 2013

La fredda luce del giorno ( 2012 )

Will Shaw , consulente finanziario, da San Francisco raggiunge la sua famigliola in vacanza sulle coste spagnole con la loro barca a vela. A minare questo delizioso quadretto familiare ( oddio, i rapporti tra Will e il padre, nientepopodimeno che Bruce Willis, non sono propriamente idilliaci) c'è il misterioso sequestro del parentado. Will rimane da solo , fa a tempo a scoprire che il padre è una specie di agente della CIA prima che un cecchino lo faccia fuori e lui si ritrova a dover trovare una misteriosa valigetta per salvare mamma, fratello e fidanzata del fratello.Ma questa valigetta la vogliono un po' tutti a partire da una collega di papà ( nientepopodimeno che Sigourney Weaver) per arrivare a un gruppo di agenti nemici...o erano terroristi? Boh!
Posso dire una cosa con assoluta e delicata pacatezza?
Questo è uno dei thriller più insulsi, insignificanti e irritanti che abbia visto negli ultimi anni.
A parte un titolo che è tutto un programma ( ma che vuol dire La fredda luce del giorno? e che c'entra col film, ambientato in un'assolata estate spagnola?) il film di Mabrouk El Mechri, che aveva solleticato le papille gustative del cinefilo col thriller metacinematografico JCVD in cui aveva fatto anche recitare Van Damme ( pianosequenza di sette-minuti-sette...vedere per credere), è iscritto senza riserve alla fiera del deja vu.
Da uno spunto hitchcockiano che più che classico definirei ormai stantio per come è stato usato, troppo e male  durante gli anni, cioè il classico americano mascellone e boccalone in vacanza in un posto in cui sembrano tutti minorati mentali perchè quelli fighi o cool , per dirla all'americana, sono solo gli yankees, che si ritrova da solo contro tutti e alle prese con una missione a prima vista impossibile, si dipana un filmetto che sembra veramente fatto da americani in vacanza al minimo sindacale di impegno e di espressioni.
E ci vuole un certo coraggio per abbindolare l'ignaro spettatore con una locandina in cui il vero protagonista sembra Bruce Willis ( a proposito messaggio per brusuillis: nonostante continui a presenziare in questo cinema escrementizio per solo amore di pagnotta, ci vogliamo bene lo stesso a brus) che sarà presente al massimo per un quarto d'ora.
Vogliamo poi parlare di una Weaver che sembra che stia facendo i provini per The Expandables 3 o Red 3 ed esibisce una mira degna di Mr Magoo riuscendo a sbagliare il bersaglio grosso da un paio di metri al massimo?
Tutto questo per non parlare del broker palestrato Henry Cavill, in era pre Man of Steel , che si dimostra uno dei protagonisti più insignificanti e anodini che abbia visto ultimamente.
E' buono solo per prendere mazzate e a questo punto era meglio ingaggiare nella parte un sacco da pugile, tanto l'espressività era la stessa e la capacità di incassare colpi anche maggiore.
Altro delitto perpetrato da La fredda luce del giorno  in pieno sole, è proprio il caso di dirlo,la battura sorge spontanea, è sprecare una bellissima faccia da cinema come quella di Roschdy Zem in un ruolo che più insulso non si può.
In definitiva una vera porcheria da sconsigliare agli amanti del thriller e del cinema in generale.

( VOTO : 3,5 / 10 )

  The Cold Light of Day (2012) on IMDb