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Jumat, 03 Januari 2014

The Berlin file ( 2013 )

Pyo Jong Seong è un agente segreto nord coreano infiltrato , una specie di fantasma in quel di Berlino, dove lavora come interprete all'ambasciata della Corea del Nord la moglie Ryun Jung Hee. Mandato ad investigare su uno scambio di armi tra agenti della Cia del Mossad e della Corea del Sud, Pyo scopre di essere stato tradito e quando indaga tutti gli indizi portano alla moglie.Inoltre si deve difendere da Dong Myung Soo , altro agente nord coreano chiamato all'opera per eliminare traditori, Pyo Jong Seong è ritenuto tale, e testimonianze scomode.
Pyo Jong Seong si trova esattamente in mezzo a un intrigo internazionale: il suo Paese lo ritiene un traditore, sospetta che la moglie lo abbia tradito e anche agenti di altre nazioni coinvolte lo stanno cercando per eliminarlo....
Come ho già avuto modo di dire e di ripetere fino alla noia in tempi non sospetti in Corea del Sud da un po' di anni a questa parte si girano i migliori thriller apparsi sulla faccia del pianeta, con buona pace dei parrucconi hollywoodiani.
The Berlin file, campione di incassi in patria con quasi 50 milioni di dollari riportati a casa e un quinto posto assoluto al box office sudcoreano nel 2013, è il perfetto paradigma di come l'industria cinematografica di Seul abbia fatto passi da gigante guardando insistentemente verso Hollywood e superandola sul suo stesso campo: artifici tecnici mirabolanti, sequenze ad alto tasso adrenalinico, una regia volubile e ricca di virtuosismi  ad opera del collaudatissimo Ryo Seung-wan già apprezzato in cult movies come City of violence che gli ha fato risonanza internazionale ( la recensione la trovate qui) e lo scorsesiano The Unjust  ( di cui parleremo a breve ) e un protagonista , il bravissimo Ha Jung Woo  , già visto in due bellissimi film made in Korea come The Chaser e The Yellow sea ( ne abbiamo parlato rispettivamente  qui e qua ), che si carica letteralmente sulle spalle il film.
Da segnalare anche la presenza della bellissima Gianna Jun nei panni della moglie, già vista nell'adorabile My sassy girl.
Il tutto realizzato con neanche 10 milioni di dollari, un budget infinitamente più basso di quello che sarebbe stato necessario a Hollywood per girare un prodotto dalle caratteristiche analoghe.
Allora, brilla tutto sotto il sole di Seul? Non è esattamente così.
Se è vero che The Berlin file risponde al thriller hollywoodiano scendendo sul suo stesso campo arrivandosi a confrontare chiaramente con la saga di Jason Bourne, è altrettanto vero che pur essendo incantati dalle mirabilie tecniche in cabina di regia, non si rimanga un po' frastornati nella prima parte da una babele di linguaggi e da una serie di avvenimenti e personaggi compressi in pochi minuti che caratterizzano l'incipit del film , un inizio in medias res  che costringe regista e sceneggiatori a dipanare in pochi minuti una matassa complicata ed incandescente.
La prima parte è una sorta di riassunto di quanto accaduto poi nella seconda parte guizzano i temi cari al regista coreano: il marcio che c'è nelle istituzioni a tutti i livelli ( e questo marciume è presente dappertutto nella alte sfere siano esse  nel mondo occidentale o nella Corea del Sud, ma anche nella Corea del Nord in cui si agita una lotta di potere senza esclusione di colpi mentre i due protagonisti  del film, marito e moglie  hanno una coerenza adamantina ) , l'etica del lavoro e del sacrificio che arriva a livelli impensabili per noi occidentali, la lealtà ad ogni costo che rende il personaggio di Pyo Jong Seong degno quasi di ammirazione da parte del regista.
Anche il finale, pur aperto a possibili sequels, è in aperta difformità con quanto accade il più delle volte in quel di Hollywood : quindi non lieto fine sempre e comunque ma c'è sempre un prezzo altissimo da pagare.
Certo c' è una bella differenza tra i nord coreani caricaturali di Olympus has fallen e quelli di The Berlin File ed è la stessa differenza che corre tra chi non sa di che cosa stia parlando e chi invece è informatissimo su come stiano realmente le cose.
Se nel cinema hollywoodiano si è sempre alla ricerca di un nemico  come simbolo da abbattere , in questo film di Ryo Seung-wan il nemico è infiltrato nel nostro stesso tessuto sociale, si nasconde sotto le foglie, infido e mimetizzato perfettamente. Non è così facilmente individuabile quindi.
E' ovunque e da nessuna parte.
Ed è praticamente impossibile da abbattere perchè come la fenice risorgerà sempre dalle proprie ceneri.
The Berlin file assolve perfettamente al suo compito di intrattenimento ad alto tasso di adrenalina, tiene incollati allo schermo per le due ore della sua durata tenendosi ben lontano da tentazioni autoriali.
Basta non farsi travolgere dalla prima parte effettivamente molto complicata da seguire a causa di una sceneggiatura frammentaria per cause di forza maggiore: riassumere in pochi minuti una storia parlata in parecchie lingue e con molti personaggi in campo.
Roba assolutamente non facile.

( VOTO : 6,5 / 10 )

The Berlin File (2013) on IMDb

Kamis, 01 Agustus 2013

Return ( 2007 )

Inizi anni '80: un ragazzino prova sulla sua pelle l'esperienza dell'anestesia cosciente, cioè è perfettamente consapevole di tutto quello che gli stanno facendo durante un intervento chirurgico a cuore aperto: sente tutto , ha un dolore indescrivibile eppure non riesce a muovere un muscolo o a proferire parola. Anzi le grida che emette rimangono solo nella sua testa. Esce traumatizzato da questa terribile esperienza e reagisce uccidendo una ragazzina all'incirca della sua età ( una decina d'anni). Nessuno riesce a intuire che quello è solo il tassello iniziale di una tremenda vendetta che cercherà di portare a compimento nei decenni successivi, vestendo i panni dell'insospettabile. Anche perchè circ venticinque anni dopo quella tremenda esperienza i medici che parteciparono a quell'operazione disgraziata cominciano a morire a uno a uno.....
Da una trama simile all'anodino Awake-Anestesia cosciente  che poi virava ben presto verso sentieri horror/fantasy in modo del tutto gratuito, l'esordiente Kyu- maan Lee ( che ha poi diretto come opera seconda l'inquietante Children... di cui abbiamo parlato qui ), tira invece fuori un thriller di tutto rispetto che mescola continuamente le carte in tavola servendo allo spettatore un piatto ben speziato come di consuetudine ormai nel cinema coreano di genere ( lo ripeterò fino allo sfinimento. a Seul e dintorni si girano i migliori thriller al mondo, in barba a tutte le maestranze e rimostranze hollywoodiane).
Se all'inizio non è semplice approcciarsi per un osservatore occasionale di cinema orientale per il solito florilegio di nomi impossibili e di facce abbastanza somiglianti, poi una volta entrati nel vivo del film non si riesce più ad abbandonarlo in virtù di un ritmo elevato, di un regia precisa che non lesina in eleganza formale e di un paio di colpi di scena veramente ben assestati i quali danno la misura della distanza tra il cinema hollywoodiano ( il cui manuale Cencelli del film che deve incassare prescrive storie d'amore e lieto fine obbligatorio) e quello coreano che per certi versi sembra seguire la legge di Murphy, espressamente quella che cita " Se una cosa ti deve andare male allora stai sicuro che ti andrà anche peggio".
In Return stiamo a mezza strada perchè il senso lirico della tragedia tipico di certo cinema coreano è stemperato da un qualcosa che potrebbe somigliare a una speranza.
Return è un revenge movie dall'ambientazione per lo più medico ospedaliera in cui il regista dissemina false piste e riesce ad orchestrare un cast veramente all'altezza.
Non ci si chiede se quello che vediamo può accadere, siamo portati semplicemente dal flusso delle immagini e dalla storia narrata in una spirale di violenza e vendetta in cui la perplessità dei protagonisti è anche quella dello spettatore che vede attraverso i loro occhi confusi e ingannati.
Alla fine chissenefrega della verosimiglianza se un film del genere fa passare due orette senza pensieri, con i neuroni a riposo ( perchè tanto è impossibile indovinare chi è l'assassino data la cortina fumogena alzata per tenere alta la tensione dal primo all'ultimo minuto) e i nervi pronti a sobbalzare a ogni colpo di scena.
Ottime anche le scene action e un plauso al bambino protagonista della prima parte del film, quello sottoposto a un'esperienza di anestesia cosciente: è veramente inquietante e un giochetto macabro che fa con i pulcini gli guadagnerà sicuramente le grazie degli animalisti di tutto il mondo.
Meglio non svelare altro....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 


Wide Awake (2007) on IMDb

Sabtu, 27 Juli 2013

Green Fish ( 1997 )

Makdong sta ritornando a casa con la sua divisa militare dopo che è stato congedato. Sul trenoin un impulso da buon samaritano prova a soccorrere una donna aggredita da tre bruti ma il risultato è quello di prendere un sacco di botte e di perdere pure il treno dopo aver provato a vendicarsi. Torna al sobborgo di Seul in cui abitava con la sua famiglia e le cose non è che vadano tanto bene. Il quartiere è più degradato di quanto lo ricordi, i soldi non sono tanti, i sogni si sono infranti, non si vive, al massimo si sopravvive . Eppure per lui arriva l'occasione perchè la donna che aveva soccorso era l'amante di un piccolo gangster che gli dà un lavoro da garagista. Entra quindi nella gang e riesce anche a scalare posti  nelle gerarchie. Ma la sua passione, ricambiata a fasi alterne, per la donna del capo lo porterà irrimediabilmente alla caduta dopo un'ascesa vertiginosa.
Green Fish è un film che si discosta dallo stile degli altri film di Lee Chang Dong, scrittore che nel campo del cinema aveva solo scritto un paio di sceneggiature e passato senza alcun appredistato particolare alla regia.
E'un film meglio intellegibile ad una prima lettura, più epidermico, cristallino nel suo assunto e lineare nel suo corso. E' inserito in stilemi tipici del gangster movie da cui si distacca però con una poderosa ( dal punto di vista emozionale) parte finale e per un discorso politico che è sempre bene evidente.
Makdong vive una situazione disagiata come la vivono la maggior parte dei coreani: il malaffare impera, la polizia è corrotta( buffa la scena di quando fanno la multa a suo fratello e i poliziotti oltre a farsi corrompere lo derubano anche di 5 mila won oltre il pattuito), l'unico modo di far successo è entrare nell'underworld delle bande criminali. Il suo boss si atteggia anche a filosofo di vita ma Makdong ha la sua visione, è impulsivo, umorale, prigioniero dei suoi istinti e soprattutto si avvicina troppo alla moglie del capo.
Da questo punto di vista il film di Lee Chang Dong ci racconta qualcosa di già visto soprattutto nel cinema di Hong Kong: storia di mafia, lotte intestine, violenze e prevaricazioni ingiustificate, lotte all'ultimo sangue per sopravvivere.
Ed è proprio per la passionalità che immette nella propria vita che Makdong va incontro a un destino funesto: ha perso quell'innocenza da bambino che lo caratterizzava (il discorso al telefono sul pesce verde, simbolo della perdita di una giovinezza e di un candore) e pagherà a caro prezzo le sue azioni.
Dal punto di vista strettamente formale stupisce la maturità nell'uso dello strumento espressivo, magari meno ellittico e raffinato di quello dei film successivi però di un livello sempre molto alto.
Green Fish sembra tutto fuorchè un film d'esordio di un autore passato al cinema dopo una carriera da scrittore.
Se la parabola di Makdong è qualcosa di già visto, quello che appare nuovo nel film coreano è la malinconia che lo caratterizza, il pessimismo cosmico che lo avvolge, la critica politica che esonda allorchè sembra che l'unica possibilità di emergere per un poveraccio è quella di darsi al crimine.
E quell'ultima sequenza in cui la placida rusticità anche un pò antica del ristorante dei familiari di Makdong è contrapposta ai mostri di ferro e cemento che fendono l'aria per arrivare a "grattare" il cielo simbolo del nuovo e dell'arricchimento impazzito vale più di qualsiasi critica al rinnovamento che avanza in Corea.
Così come letteralmente trafigge il pianto catartico della donna del gangster che di nascosto si accorge che quel ristorantino che serve zuppa di pollo freschissima, è dei familiari di Makdong.
Un brano di cinema destinato a rimanere parecchio nella memoria.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


Green Fish (1997) on IMDb

Rabu, 10 Juli 2013

Oasis ( 2002 )

Jong du è un poco di buono appena uscito di prigione e riaccolto , senza particolare entusiasmo dalla sua famiglia, anche perchè ha un talneto particolare a mettersi sempre nei guai, piccoli o grandi che siano. Un giorno incontra Gong Ju, figlia disabile di un uomo che ha ucciso in un icidente automobilistico. Lei ha avuto un ictus che le impedisce di muoversi , costringendola su una sedia a rotelle e quando è preda di forti emozioni ha anche molte difficoltà ad esprimersi. Dopo un primo incontro "burrascoso" tra i due nasce una relazione che naturalmente è malvista da tutti....
C'è uno strano tipo,  vestito con una camicia estiva a fiori mentre tutti gli altri sono infagottati in abiti invernali, che scrocca sigarette e un pò di cibo gratis. Lo conosciamo: è Jong Du che è appena uscito di prigione (quando vi è entrato era estate) e cerca di tornare dalla sua famiglia.Che, con i crampi lo accoglie di nuovo e cerca di reinserirlo nuovamente nella società. Del resto è un debole, con un cervello magari meno pronto di altri che ha pagato la colpa per aver ucciso un uomo guidando in stato d'ebbrezza.
Va a trovare la figlia dell'uomo che ha ucciso. Lei è Gong Ju costretta alla quasi totale immobiilità e all'impossibilità quasi completa di comunicare da un ictus che le ha procurato una paralisi spastica che peggiora quando si emoziona. Lei vive da sola in un appartamento spoglio della periferia mentre suo fratello vive nella bella casa assegnata a lei dal Comune. Ogni tanto una vicina si preoccupa di lei , del cibo da portarle.Il fratello fa rimarcare a Gong Ju che paga una bella cifra, ben 200 mila wan al mese per tenerla lì, da sola.
Ironia macabra.
Jong Du e Gong Ju si conoscono loro malgrado e siccome a lui le rotelle non girano tutte nel verso giusto cerca di violentarla in un raptus. Una sequenza quasi insostenibile, di violenza psicologica raramente vista.
Eppure dopo questo raptus ingiustificabile qualcosa sboccia tra i due: lei finalmente è stata  trattata come una persona "normale",ha trovato qualcuno che comunica con lei, che si affeziona a lei, che la porta fuori facendola evadere da quelle quattro mura asfissianti di cartone, addirittura a una festa di compleanno o a mangiare fuori nonostante le difficoltà di far accettare la disabile sia in un ristorante che alla festa.
Una relazione tenera fatta di giochi (l'Oasi  del titolo è un arazzo che lei tiene attaccato alla parete e che la notte è reso pauroso dalle ombre minacciose dei rami dell'albero che ha di fronte alla finestra, lui cerca di distoglierla con dolcezza e con giochi innocenti), di comunicazione (che manca a tutti e due costretti a vivere in un mondo che non ha bisogno delle loro parole visto che non contano nulla), di piccoli divertimenti, di conoscenza reciproca (sapere quale è la stagione preferita dell'altro o il suo cibo preferito) e di sogni perchè a volte Gong Ju può anche alzarsi da quella maledetta sedia a rotelle ed essere una giovane ragazza come le altre (la sequenza dell'autobus, una delle più sorprendenti di tutto il film).
Ma la felicità è destinata a durare solo un attimo, mentre il loro amore diventa anche fisico nel totale rispetto reciproco lui viene arrestato per tentata violenza e lei non riesce a scagionarlo per la sua paralisi che è peggiorata per il nervosismo. 
Lui le farà un ultimo regalo prima di andare in prigione.
Oasis è un film di anime pure condannate a vivere in un mondo che puro non è.
Il loro candore scambiato per anormalità anche dai loro familiari, permette loro di conoscersi e portare avanti un amore nel segno dell'anticonformismo, un sentimento che non può essere capito dagli altri.
La purezza d'animo di Jong Du e di Gong Ju è contrapposta alla presenza castrante della famiglia di lui che comunque cerca di metterlo su una strada per recuperarlo e all'avidità infida di quella di lei che la sfrutta solo per abitare in un posto migliore (portandosela in casa solo quando devono fare la scena di fronte agli assistenti sociali) e che cerca di monetizzare il presunto tentativo di violenza subito.
Il tema della disabilità fisica e mentale è trattato senza moralismo ma con uno sguardo quasi entomologico.
L'unico giudizio che Lee Chang Dong si sente di dare è quello verso i cosiddetti "normali" che sono capaci solo di sfruttare o rifiutare un "diverso" solo perchè magari può urtare la suscettibilità di qualcuno.
Un je accuse perentorio verso la massificazione e il tentativo di pulizia "genetica" di un certo tipo di società in cui sopravvivi solo se sei capace di lottare per i tuoi diritti.
Jong Du e Gong Ju purtroppo non ne hanno la possibilità fisica e/o mentale.

Commoventi i flash onirici in cui si anela a una normalità fatta di piccoli gesti quotidiani o di un semplice camminare fianco a fianco, tenerissimo il modo in cui lui cerca di convincerla che sulla sua parete non ci sono spiriti cattivi che vengono a prenderla di notte.
La regia di Lee Chang Dong vola altissima in una storia d'amore tra disabili raccontata senza ipocrisie e moralismi ,Oasis diventa allo stesso tempo uno spietato spaccato sociale che evidenzia tutte le barriere che sono costretti a valicare coloro ritenuti diversamente abili.
Oasis mette a nudo il pretestuoso complesso di superiorità che hanno i normali verso i disabili, un amore totale per quella vita che spesso noi "abili" disprezziamo, un tentativo di vivere una storia d'amore semplice e libera senza costrizioni esterne.
Nel finale si sconfina anche nel melodramma ma ci si mantiene ben lontani dalla retorica che in queste storie è sempre dietro l'angolo.
La storia d'amore tra Gong Ju e Jong Du (straordinariamente inerpretati da Moon So ri e da Sol Kyung.gu) è anche la narrazione di un anelito di normalità che si esplicita con quelle brevi sequenze oniriche in cui è netta la divaricazione tra realtà da disabili e sogno da normali.
E'la storia di due persone che per incanto si amano anche in un mondo alternativo, un'oasi, dove diventano la Principessa e il Generale.
Sperando di tornare il meno possibile in questa valle di lacrime...

( VOTO : 9,5 / 10 ) 


Oasis (2002) on IMDb

Rabu, 03 Juli 2013

Secret Sunshine ( 2007 )

Shin ae, insegnante di pianoforte, ha appena perso il marito in un incidente stradale. Decide allora di trasferirsi col figlioletto da Seul a Miryang , paese natale del marito e ripartire da zero per rifarsi una nuova vita aprendo una scuola di musica. Durante il viaggio la macchina si rompe e conosce un meccanico con cui scatta qualcosa che però muore praticamente sul nascere per la troppa timidezza di entrambi . Il destino però non ha finito con Shin ae sottoponendola a una prova ancora più dura della perdita del marito....
Secret Sunshine è un film sull'assenza.
Comincia sul bordo di una strada con una donna piccola e puntuta, che sta chiamando un carro attrezzi per far ripartire la macchina in cui c'è suo figlio, il piccolo Jun, capello corvino con un curioso ciuffo rosso come un vezzo a spezzare l'uniformità del suo crine. Si sta trasferendo a Miryang(in coreano sole segreto,indicato dal titolo internazionale) città d'origine del marito perso a causa di un incidente( Prima Assenza). 
Lei in mancanza di altre prospettive vuole ripartire da zero con suo figlio e viene aiutata proprio dal meccanico che le ha riparato la macchina e che continua a seguirne i passi all'inizio in un impeto da buon samaritano e poi perchè innamorato  nemmeno troppo celatamente di lei.
Il destino è in agguato perchè un bruto ( una specie di autista di scuolabus) rapisce e uccide il piccolo Jun.(Seconda Assenza).
Esemplare la sequenza del piccolo in mezzo a un campo incolto. La cinepresa sta a debita distanza proprio per evitare un'empatizzazione ancora più violenta. Vediamo solo la madre che prima scivola, si rialza e poi  il dolore che come una rasoiata fende il suo volto.  
Al funerale la suocera le rimprovera il fatto che non è riuscita nemmeno a trovare le lacrime per piangere suo figlio (Terza Assenza). 
Shin ae cerca conforto nella religione, comincia a frequentare una chiesa cristiana diventando credente fervida e appassionata. E il meccanico con lei, sempre a debita distanza. La donna al fine di elaborare il suo lutto cerca il Dio a cui non ha mai creduto e pensa di averlo finalmente trovato.
Vuole esprimere il perdono all'assassino di suo figlio ma quando parla con lui in prigione si trova come davanti a uno specchio che le proietta una seconda immagine di se stessa. Anche l'assassino ha cercato conforto nella fede e ha già trovato il perdono nello stesso Dio invocato da Shin ae rendendo il gesto della giovane donna praticamente pleonastico.
Da qui la fede si incrina e ritorna il pensiero che non può esistere un Dio che permette abomini simili (Quarta Assenza).
Shin ae perde il lume della ragione, cerca di allontanare da sè il meccanico che la segue sempre da vicino e che lei non riesce ad amare proprio perchè il suo cuore inaridito non può albergare sentimenti di passione d'amore.
La follia prende il sopravvento allorchè manca la ragione (Quinta Assenza). 
Poi la conclusione inaspettatamente tronca legata alla sensibilità di chi guarda come era già sucesso in altre opere del grande Lee Chang Dong.
Secret Sunshine è un film stratificato che comincia come una commedia, vira  inaspettatamente verso il dramma per poi arrivare quasi alla satira e sfiorare di nuovo il dramma, d'amore questa volta. 
Il cinema del regista coreano è fatto di sequenze ariose a cui si contrappuntano i piccoli gesti quotidiani che bene riescono a definire l'humus sociale di una nazione in forte espansione come la Corea.
Se proprio vogliamo muovere un appunto a questo film è che sembra sovradimensionato ( siamo oltre i 140 minuti) anche perchè si sofferma un pò troppo sulla caratterizzazione del gruppo di preghiera sia in chiesa ( con canti pressochè interminabili) sia in casa quando vogliono sostenere a tutti i costi Shin ae.

E'evidente un intento satirico in tutto questo in quanto gli esponenti di questa piccola chiesa vengono visti tutti come piccoli soldatini in attesa di un ordine dall'alto, burattini ben lontani dall'essere depositari della parola di Dio. 
Al massimo possono agire da megafoni impropri perchè non dotati di pensiero autonomo, quello che il regista vuole evidenziare è il vuoto pneumatico che si nasconde dentro di loro.
La pietra angolare del film è naturalmente il personaggio di Shin ae( una favolosa Jeon Do yeon,vista anche nel recente The Housemaid) donna vittima di tragedie continue che intaccano la sua sanità mentale.
Il regista però rende quasi impossibile identificarsi in lei, meccanismo che scatta allorchè vediamo vittime di disegni del destino così maligni. Non è così attraente, anzi è un pò sciatta, non particolarmente simpatica e vedere come tratta il meccanico  la rende ancora più antipatica di quello che è. Come in tutti i paesi di provincia fa fatica a entrare nelle grazie altrui, addirittura la considerano già un pò strana prima di tutto quello che le accade.
Il suo dolore lancinante che le lacera anche il corpo è la cifra stilistica di un film che scava nella psicologia di una donna provata dai lutti peggiori che la vita le può riservare.
Credo che non ci sia cosa più atroce che seppellire il proprio figlio.E lei poco prima aveva sepolto anche suo marito.
All'inizio dicevo che Secret Sunshine è un film sull'assenza(degli affetti familiari,della fede e quella di Dio,della ragione).
E'però anche una pellicola che parla dell'impossibilità di elaborare un lutto.
La cinepresa sta a debita distanza:non freddezza ma solo volontà di trattare in modo diverso, rispettoso una materia narrativa così incandescente.
Un altro grande film di Lee Chang Dong.

( VOTO : 8+ / 10 ) 


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Senin, 17 Juni 2013

Peppermint Candy ( 1999)

Yong Ho , quarantenne un tempo di successo, partecipa a una riunione di vecchi compagni di scuola in riva la fiume Han e comincia a dare in escandescenze. Arrivato alla vicina ferrovia si mette in mezzo ai binari e mentre sta arrivando il treno urla che vuole tornare indietro.
E il film lo fa: in una serie di successivi flashback partendo da episodi più recenti della vita di Yong Ho fino ad arrivare al 1979, anno di un'analoga riunione degli stessi studenti sempre nello stesso posto in riva al foume Han, Peppermint candy narra venti anni della vita del protagonista ma soprattutto l'ultimo ventennio di storia coreana.
Ci sono diverse cose che colpiscono di Peppermint candy, tassello di bellezza cristallina da inserire nella carriera luminosa del grande Lee Chang Dong.
La prima cosa che salta all'occhio prima delle altre è il modo in cui viene gestita la scansione temporale. Il film è narrato all'indietro diviso in vari capitoli, ognuno col proprio titolo, che partono dal 1999 e finiscono nel 1979. Gli ultimi due capitoli sono speculari in quanto si tratta in entrambi i casi di una gita al fiume Han di un gruppo di amici, una classe scolastica ripresa ai tempi felici della scuola e venti anni dopo con un tono più malinconico per il tempo che è passato e ha lasciato il suo segno e per la tragedia che incombe.
Infatti uno di loro, Yong ho, si mette sulle rotaie in attesa che un treno lo investa.
Il film comincia proprio dalla sua fine e ci svela capitolo dopo capitolo la sua triste vicenda.E con la sua storia Lee Chang Dong narra la storia della Corea alla faticosa ricerca di una vera democrazia.
La vita di Yong Ho procede all'indietro sul filo della memoria in una sorta di recherche proustiana. L'uomo che troviamo all'inizio del film è confuso, annichilito dalla vita e dalle delusioni, un uomo sconfitto e disperato. Quello che troviamo alla fine del film è un giovane pieno di speranze che procedendo col tempo ha modo di sporcarsi mani e coscienza con atti deprecabili vestendo i panni del tutore della legge e non disdegnando i metodi forti del regime.
La divisione in capitoli è visivamente segnalata dalla sequenza presa da una coda di un treno che va all'indietro. In realtà se si guardano solo le rotaie c'è l'illusione di andare avanti ma a lato delle rotaie le automobili, le persone, gli animali che si stanno muovendo lo fanno all'indietro rivelando questo piccolo artificio.

 Accanto a questa sequenza ci sono un altri fil rouges emotivi che ci accompagnano per tutto il film: l'amore straziante e martoriato con Sun-Im (l'unica donna di cui Yong Ho si sia mai innamorato anche se quando ha avuto occasione lui non ha esitato ad umiliarla e quindi lei ha sposato un altro), le caramelle alla menta piperita del titolo che ritroviamo costantemente e un altro simbolo della memoria del protagonista cioè una macchina fotografica che le ha fatto avere Sun Im attraverso il marito ( lei è in ospedale malata terminale).
In realtà il simbolo della memoria è il rullino in essa contenuto ma Yong Ho rifiuta di riaprire le ferite del passato.Il film di Lee Chang Dong  oltre a narrare una storia d'amore infelice è un imponente affresco storico in cui si passa dal regime autoritario alle rivolte studentesche e  al capitalismo selvaggio per poi tornare praticamente al punto di partenza tirando idealmente le somme. 
Yong Ho è il paradigma dell'uomo sconfitto,schiacciato dagli eventi specchio di una nazione che faticosamente sta cercando la propria strada.
Peppermint candy è un connubio esaltante tra forma e sostanza, tra bellezza ed emozione, tra armonia e dolore lancinante, un melodramma di straordinaria intensità con un protagonista capace di incarnare un vasto spettro di emozioni con grande naturalezza.
Nell'ultima parte del film, quella in cui è una sorta di paria alla ricerca del suo infausto destino Kyung-gu Sol che intepreta la parte di Yong Ho è di bravura abbagliante. 

( VOTO : 9 / 10 ) 


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Rabu, 05 Juni 2013

Poetry ( 2010 )

La protagonista ( Mi-ja) è una donna un pò in là negli anni, tira su il nipote che va ancora a scuola e che inspiegabilmente è rimasto a lei dopo che la figlia ha divorziato e ha cominciato a vivere altrove. A un banale controllo medico le viene diagnosticato il morbo di Alzheimer.
E'per quello che talvolta dimentica i nomi delle cose più banali, secondo lei perchè è un periodo un pò così...
Per arrivare a fine mese fa anche la badante part-time a un anziano signore non più autosufficiente
Una brutta storia in cui è stato implicato il nipote scuoterà i giorni sempre uguali dell'anziana signora.
Mi-ja veste con vestitini dai motivi floreali vivaci, indossa sempre un vezzoso cappellino, conduce una vita modesta ma dignitosa.Si iscrive a un corso di poesia e si duole tanto che la poesia non le sgorghi con naturalezza dal cuore. Già la poesia. Guarda gli oggetti ma non le vengono le parole, men che meno qualcosa di poetico. Cerca quasi con ansia l'ispirazione per scrivere ma non le viene naturale.
Il suo piccolo mondo nella cittadina vicino Seul in cui vive è a tenuta stagna, impermeabile alle influenze esterne. Però quando viene avvicinata dal padre di un compagno di scuola del nipote che assieme ad altri viene accusato di aver perpetrato violenza sessuale su una compagna di scuola che poi ha scelto di suicidarsi (e lei all'inizio del film nell'ospedale aveva visto il corpo della ragazza ed era stata colpita dalla reazione della madre) tutte le sue certezze vengono annullate.
Il suo mondo viene irrimediabilmente incrinato e condizionato. E la ricerca della poesia che sente avere dentro di lei diventa spasmodica.
Si sente inadeguata , non conforme al mondo che la circonda e che sembra volerla inghiottire in un boccone solo.
Il nipote invece continua da invertebrato a vegetare massacrandosi con idioti shows televisivi e uscite con gli amici. 
Pur se il personaggio di Mi Ja è il cardine del film è indubbio che in Poetry oltre a un riuscito ritratto femminile vi sia molto altro. E'il ritratto di una crisi di valori che attanaglia soprattutto la parte più giovane della società coreana.
Una società in cui le donne sono succubi, le famiglie sono disgregate e le generazioni future riservano solo cocenti delusioni.

Accanto a questo  c'è come un esortazione a guardare dentro se stessi per trovare la forza di andare avanti, in fondo la poesia parte da dentro l'anima, allora perchè non affidarsi al proprio cuore?
Poetry è anche una descrizione poetica dell'avvicinamento della protagonista, già nella fase autunnale della propria vita alla morte e prima ancora all'oblio.
L'Alzheimer arriva a toglierti la memoria e con lei si perde tutto, malattia vigliacca come poche altre.
E una vita senza memoria che razza di vita può essere?
Lee Chang Dong comunque non cerca la facile svolta melodrammatica, lavora di cesello sulle emozioni trattenendole, smorzandole persino, in un finale di grande bellezza legato alla sensibilità dello spettatore.
In questo è aiutato da una splendida attrice che dà vita a un personaggio femminile che non si dimentica facilmente, Jeong Hye Jun, diva coreana tornata davanti alla macchina da presa dopo molti anni di lontananza, donna all'apparenza delicata come un fiore al vento eppure ostinata e capace di estrarre da se stessa risorse inaspettate.
Anche a costo di umiliarsi. 

( VOTO : 8 / 10 ) 


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Senin, 27 Mei 2013

Bedevilled ( 2010 )

Hae Won giovane e bella funzionaria di banca single in quel di Seul.Un giorno assiste involontariamente a un tentativo di omicidio. Lo stress le complica il lavoro ed è costretta a prendersi delle ferie forzate. Decide di andare a trovare una sua vecchia amica, Bok nam, che vive nell'isola di Moodo. Quello che vede lì la scuote ancora di più: la sua amica, unica donna giovane dell'isoletta abitata solo dalla sua famiglia ( piuttosto allargata) è l'oggetto sessuale ad uso e consumo degli uomini ed è praticamente una schiava al servizio delle altre donne più anziane di lei. Bok nam chiede ad Hae Won di aiutarla a fuggire ma lei è praticamente paralizzata dalla paura e vuole tenersi fuori dalla faccenda.
Ma è praticamente impossibile. La violenza scoppia improvvisa e avrà conseguenze per tutti gli abitanti della piccola isola.
L'incipit è curiosamente vicino a quello di Drag me to hell di Sam Raimi: una vecchia che sembra aver vissuto momenti migliori nella sua vita chiede un prestito( e non sembra neanche il primo) all'altezzosa impiegata Hae-won.
Non c'è verso di ottenerlo, anzi la vecchia è praticamente abbandonata a se stessa mentre è ancora lì.
Ma Hae-won non se la passa tanto meglio: lo stress le fa brutti scherzi ed è costretta dal suo capo a prendersi una vacanza forzata. E se non bastasse assiste anche a un tentativo di omicidio, ma decide di non denunciare i responsabili.
Vive da sola nel suo appartamento, ha ormai la cassetta della posta invasa da lettere che non ha mai letto e decide di andare a trovare la sua amica d'infanzia Bok nam che vive sull'isola di Moodo assieme alla famiglia del marito e alla figlia, unici residenti di un'isola collegata al resto del mondo da un battello che attracca lì una volta al giorno.
Quello che Hae won trova è qualcosa al di fuori della sua comprensione di donna forte, libera ed emancipata.
Nel micorcosmo di Moodo Bok nam è l'ultima nella gerarchia, maltrattata dalle altre donne dell'isola( madre e zie del marito) e sistematicamente prevaricata dagli uomini con l'aggravante che il marito la picchia selvaggiamente e la umilia facendo spesso venire dal continente una prostituta per soddisfare le sue voglie. 
Senza contare che Bok nam sospetta che il marito abbia intenzioni morbose verso la figlia.
In questa situazione Hae Won e Bok Nam cercano di rinsaldare nel ricordo la loro vecchia amicizia. Sono  donne a cui la vita ha riservato tratamento e fortune diverse: la donna indipendente di città con la sua pelle chiara, liscia e le mani delicate sembra quasi una bambola di porcellana in confronto alla sua amica che non ha mai potuto prendersi cura di se stessa, ha la pelle scottata dal sole e le mani callose tipiche di chi lavora.
Bok nam vuole fuggire.

Vendetta, tremenda vendetta.

Bedevilled è ricco di molteplici sottotesti che ne sfumano la narrazione: narra il maschilismo patriarcale della società coreana perfettamente riprodotto nel piccolo dell'isola mascherato da rito ancestrale, il ricordo di un'infanzia e di coni d'ombra rimossi come i primi approcci sessuali ( rimossi probabilmente perchè saffici e quindi contrari a quella che è considerata la morale imparata negli anni a venire:infatti il neanche tanto velato approccio di Bok Nam ad Hae Won sortisce effetti diametralmente opposti a quello vissuto nell'infanzia, in cui  la prima responsabile era stata Hae Won), il desiderio di fuga frustrato che si trasforma  in vendetta polverizzante contro uno spicchio di società in cui stupro e pedofilia appaiono quasi normali e non crimini odiosi quali realmente sono.
Dal dramma della solitudine passando per la narrazione di terribili segreti di famiglia si passa allo slasher all'arma bianca.
Cheol So Jang è stato assistente di Kim Ki Duk e si vede nella plastica composizione dell'inquadratura che non perde mai il suo nitore sia nelle apparentemente sbrigative scene di sesso, sia nell'ultima parte in cui vengono letteralmente affettate carni e sentimenti.
Bok nam matura la volontà di  ribellarsi al suo status di solo oggetto( soprattutto sessuale ad uso e consumo degli uomini dell'isola) quando vede che anche la figlia è vittima delle attenzioni di un padre che ha dato già segni di squilibrio. E il regista è bravissimo a inquadrare quelle che potrebbero essere semplici carezze tra padre e figlia come un gesto morbosamente delittuoso.
Bedevilled non è un semplice vendetta movie o uno slasher, è un qualcosa di più complesso: un film delicato e allusivo quando si tratta di sfiorare la memoria dell'infanzia con l'affetto, tremendamente fisico nella parte finale e nell'epilogo.
Le due protagoniste sono ottime nel caratterizzare in modo così antitetico i loro personaggi modificati, scarnificati dall'ambiente in cui si sono trovate a vivere.
Entrambe  con la volontà di scardinare lo schema precostituito che sembra imprigionarle.
Ed è splendidamente simbolica, nonchè affettuosa citazione del maestro Kim Ki Duk, la scena con al centro quel magnifico corpo di donna che distendendosi sul pavimento assume come per magia  il profilo di un'isola....

( VOTO: 7,5 / 10 )

Bedevilled (2010) on IMDb

Jumat, 15 Maret 2013

The Neighbors ( 2012 )

E' una serata piovosa e Yeo Seon, studentessa delle scuole medie aspetta di essere ripresa a scuola da Gyung Hee compagna del padre con cui ha qualche difficoltà nel relazionarsi. Aspetta  un po' e poi si avvia verso casa. Non ci arriverà mai , il suo corpo sarà ritrovato dieci giorni dopo decapitato in una valigia rossa. Ma Gyung Hee la vedrà tornare a casa tutte le sere e non avrà mai il coraggio di dirlo a nessuno. Nello stesso gigantesco palazzo abita anche una coetanea di Yeo Seon che le somiglia come una goccia d'acqua;  è lei il nuovo bersaglio del serial killer, Seung Hyuk, che è ancora in libertà ed abita nello stesso complesso residenziale.
Seung Hyuk attira su di sè diversi sospetti ma per una ragione o per l'altra non c'è nessuno che si decida a denunciarlo alla polizia. C'è l'uomo che gli ha venduto le valigie che ha paura di perdere il cliente, il ragazzo che consegna le pizze che non vuole perdere il lavoro, il portiere dello stabile che non vuole attirare la polizia in quanto è in libertà provvisoria e sta finendo di pagare il suo conto con la giustizia, c'è il piccolo boss della mala che picchia il serial killer perchè gli ruba sempre il parcheggio ( che poi è quello per gli invalidi).E lui continua ad agire praticamente indisturbato, anzi mette nel mirino altre vittime oltre a Yeo Seon e le porta nel suo antro.
Ho già ripetuto allo sfinimento nel pieno possesso delle mie pochissime facoltà mentali che in Corea del Sud al momento si girano i migliori thriller di tutto il globo terracqueo.
Se poi si parla di serial killer, allora non ce n'è proprio per nessuno: la superiorità è schiacciante, con buona pace di Hollywood and company.
Quando mi sono avvicinato a The Neighbors credevo di trovarmi di fronte a un thriller efferato con un serial killer di bambini ( la violenza sui minori è altro tema molto comune nel cinema coreano)  e mentre leggevo la sinossi la palpebra mi si è sollevata per il fremito dell'attesa.
Addirittura i primi minuti facevano pensare a una ghost story: nella mente di Gyung Hee la figliastra continua a tornare a casa e lo fa per tutti i dieci giorni che separano la sua scomparsa dal ritrovamento del suo corpo.
Quindi sembra che venga tutto incanalato verso l'horror.
E invece no. Non è neanche una ghost story, o meglio i fantasmi sono solo una delle componenti.
The Neighbors è qualcosa d'altro che con perfida ironia parla di difficoltà di relazione, di apparenze che ingannano , di fantasmi che vengono generati dal senso di colpa.
Una creatura filmica strana, mutevole che mi ha riportato alla mente un film peculiare nella filmografia hitchcockiana come La congiura degli innocenti in cui tutti i presunti innocenti protagonisti avevano  qualcosa da nascondere.
Anche qui è così: ognuno ha il proprio scheletro nell'armadio e il serial killer ha via libera proprio perchè tutti i suoi vicini per un motivo o per l'altro alla fine lo lasciano fare, pur sospettando fortemente di lui.
La cosa migliore di The Neighbors è la caratterizzazione minuziosa dei vari personaggi ( il cast è formato da all stars del cinema coreano e devo dire che fa un lavoro strepitoso) che si dividono equamente la scena: non c'è un protagonista assoluto , la regia vivacemente segue  le varie sottotrame che si susseguono a gran ritmo per tutto il tempo dando al tutto una leggerezza inusuale per questo tipo di film, inserendo azzeccati colpi di scena nei momenti giusti.
Ci sono efferatezze ma anche ironia che arriva a stemperare il tutto.
Ma vivere in un complesso residenziale del genere non sembra così salubre.
E il vicino di casa  meno simpatico acquisterà quel non so che di sospetto.....

( VOTO : 7 / 10 ) 

The Neighbors (2012) on IMDb

Minggu, 03 Maret 2013

Deranged ( 2012 )

Jae -hyuk è un professore di chimica che si ritrova a fare l'informatore farmaceutico per una grossa ditta . Ha perso tutto in alcune speculazioni finanziarie e ritiene responsabile del tutto il fratello Jae-pil che fa il detective per la polizia. La vita di Jae-hyuk è caratterizzata da sacrifici enormi e vessazioni da parte dei suoi superiori. Quando una strana epidemia mortale legata all'acqua colpisce tutto il Paese, si accorge che sua moglie e i suoi due bambini hanno i sintomi della malattia. Intanto centinaia di cadaveri affiorano nelle acque del fiume Han e Jae-hyuk deve lottare contro il tempo per salvare la sua famiglia.
La chiave di tutto sta in un farmaco antiparassitario prodotto dalla sua ditta e che è al centro di orride speculazioni finanziarie.
Perchè anche le vite umane cominciano ad avere un prezzo.
Deranged è un piatto ricco di moltissime spezie: si parte da uno spunto horror ( i primi cadaveri che affiorano sono deformati dalla cachessia e prima di morire i contagiati hanno talmente tanta sete da sragionare, sembrano quasi zombies che vagano alla ricerca di fonti d'acqua), si passa attraverso il dramma familiare di Jae -hyuk, prima economico e poi affettivo e si arriva a un thriller serrato di taglio medico che lascia un po' da parte il realismo stile Contagion di Soderbergh in favore dell'adrenalina data dai continui colpi di scena e dalla progressione dell'indagine su chi ci sia dietro tutto questo.
Una pietanza così speziata è decisamente appetibile: c'è un discreto approfondimento del personaggio principale, c'è quasi un'ironia beffarda nel mandare a vuoto costantemente tutti i suoi tentativi per procurare la cura per la sua famiglia, c'è una tensione continua dato dal ritmo serrato quasi da action che la regia ipervitaminizzata dà al tutto.
Quasi due ore senza cedimenti ma con una voglia continua di andare avanti proprio perchè la vicenda viene svelata gradualmente col passare dei minuti e lo spettatore è portato a un processo di identificazione con il protagonista perchè viene a sapere tutto contemporaneamente a lui.
Non mancano i momenti melodrammatici incastonati nella narrazione tipici di certo cinema coreano, così come è continuo il parallelismo tra la tragedia personale che colpisce Jae-hyuk e quella collettiva che colpisce un intera nazione che si ritrova prigioniera dell'avidità di squallidi commercianti da quattro soldi.
Questa la domanda non banale posta dal film: ma davvero le vite umane possono essere mercificate per l'utile finanziario di un'azienda? Sbaglio o è lo stesso discorso della mancanza di farmaci per curare le malattie rare proprio perchè non conviene economicamente produrli? Non si può porre un freno a tutto questo?
Domande che rimangono alla fine della visione perchè la vicenda narrata in Deranged ( azienda farmaceutica che preferisce far morire centinaia di persone pur di garantirsi un mucchio di soldi dal Governo) probabilmente succede realmente da molte parti nel mondo.
Proprio queste domande e il ruolo del denaro nella vita di ognuno fa assomigliare Deranged a uno di quegli horror politici anni '70, quelli che giocavano pesantemente con le allegorie e le simbologie.
Un altro paio di notazioni: a mio parere è sempre da leggere politicamente la storia del parassita che ti svuota di ogni componente e che dall'intestino regola anche il cervello e non si possono notare le analogie ( anche per quanto riguarda il discorso politico)  con The Host (Gwoemul) di Bong Joon Ho in cui la morte veniva sempre dal fiume Han che in Corea è praticamente idolatrato.
Impressionanti le scene che descrivono la sete impossibile da placare per i contagiati e notevoli le numerose scene di massa che sono presenti nel film.
Un piccolo consiglio: guardate questo film a stomaco vuoto e non fate come me che avevo passato la serata in compagnia di un succulentissimo baccalà, con patate, olive e pomodori pachino.
La notte ho avuto gli incubi perchè mi sembrava di essere uno dei contagiati alla ricerca spasmodica di acqua.

( VOTO : 7 / 10 )  Deranged (2012) on IMDb

Minggu, 03 Februari 2013

Thirst ( 2009 )

Un prete molto stimato in una piccola comunità coreana si sottopone ad un esperimento che gradualmente lo trasforma in qualcosa di simile a un vampiro. La trasformazione prosegue passo dopo passo, i dilemmi eticoreligiosi lo dilaniano nell'anima e in più la situazione si complica quando conosce e si innamora di una donna moglie di un suo amico d'infanzia.
L'uomo e il vampiro dentro di lui combatteranno una guerra senza esclusione di colpi.
Sang-hyun è diventato un vampiro, suo malgrado. Semplice,no? E invece no. 
Perchè Sang -hyun è anche un prete cattolico ed è lacerato letteralmente dalla sete di sangue che lo affligge ogni minuto della sua esistenza ma anche dai limiti etici che la religione cattolica gli impone. 
Park Chan-Wook è abituato a stupire (si veda la sua trilogia della vendetta in cui nulla è scontato) e sbaglia chi crede che questo sia semplicemente un film horror, un altro banale film di vampiri. Thirst è un film di conflitti amorosi e religiosi, sull'indissolubilità del binomio Eros -Thanatos, un caleidoscopio di generi cinematografici che vengono filtrati attraverso la peculiare visionarietà dell'autore. C'è horror, con i vampiri sdentati twilightiani(più recente termine di confronto)che fanno la figura degli adolescentucoli brufolosi in crisi ormonale, c'è black comedy, c'è una love story malata e "immorale", c'è il melodramma, fino ad arrivare quasi alla farsa (termine da prendere con larghissima accezione). 
Nella seconda parte il film dal punto di vista etico-religioso alza ulteriormente il tiro diventando ancora più controverso: Sang-Hyun è attirato in un vortice di sesso e di passione intrecciando una relazione con Tae-ju,sposata con il figlio di un suo vecchio amico appena guarito dal cancro. Prete cattolico,relazione sessuale con donna sposata. Fin troppo per non avere problemi con la censura religiosa nel nostro  Belpaese. E poi aggiungiamoci anche una locandina anche questa scandalosa(in versione originaria, che qui vedete a inizio pagina) ma poi misteriosamente addomesticata rendendola meno oltraggiosa( sono sparite le gambe della donna in quella particolare posizione).
E'evidente che a Chan Wook Park interessa compenetrare i vari piani narrativi mescolando abilmente i generi cinematografici tra di loro. Ne ricava un oggetto filmico assolutamente unico che progredisce (anche visivamente) esponenzialmente nella seconda parte in cui lo stile raffinato del regista è messo al servizio di sequenze oltremodo crude e che lasciano ben poco spazio all'immaginazione. 
E se si vuole aggiungere altra conflittualità c'è il conflitto tra il prete e la sua partner divenuta come lui ma assolutamente priva dei freni inibitori dell'altro e per questo autrice di crudeltà efferate. 
Il finale da un lato è simile a una comica da film muto , dall'altro è struggente nel descrivere il supremo atto d'amore e non solo per la propria donna. Così come accaduto in altri film di Chan-wook Park anche in Thirst è evidente che il dilemma morale è praticamente irrisolvibile così come appare chiaro sin dall'inizio che la figura del vampiro che vediamo in questo film è abilmente destrutturata e resa profondamente umana tenendo fermi alcuni punti "classici" dell'iconografia vampiresca.
Questo è un film bellissimo formalmente e su cui riflettere perchè sono tali le tematiche affrontate che non è possibile liquidarle in poche battute. Gli ultimi 30 minuti sono qualcosa di emozionante e , visivamente, di livello superiore.
Basta non distogliere lo sguardo dallo schermo perchè la tentazione sarebbe forte....

( VOTO : 8+ / 10 )  Thirst (2009) on IMDb

Rabu, 30 Januari 2013

The man from nowhere ( aka Ajeossi )

Tae shik è un uomo solitario che gestisce un banco dei pegni situato in uno squallido condominio. Occasionalmente ha contatti con la figlia della sua vicina, Hyeo-jeong. La donna ruba una partita di droga a un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti e a quello d'organi che per riavere ciò che è stato rubato, non esita a rapire la bambina. Tae shik che in un primo momento aveva voltato le spalle alla richiesta d'aiuto della bambina si mette alla ricerca della piccola. Sulle tracce della banda di criminali c'è anche la polizia che , come al solito, brancola nel buio.
Possono i blockbusters avere un'anima? Prima di vedere questo film (secondo incasso in patria nell'anno 2010) la mia risposta sarebbe stata negativa, ora non sono più tanto sicuro.
The Man From Nowhere esibisce una confezione di lusso attorno a una sostanza fatta di violenza cruda, scene action che definire adrenaliniche è poco e il tipico lirismo che ho imparato a conoscere tipico di certo cinema orientale.
Dirò di più il film sembra hongkonghese  e non coreano come invece è. Ed è opera capace di creare una sorta di corto circuito con il cinema di Besson e dei suoi epigoni francesi tanto attratti a loro volta dal cinema orientale. Vi si possono rintracciare infatti evidenti analogie con la relazione uomo/bambina di Leon (anche se  confrontarlo con il film di Jeong -beom Lee  equivale a confrontare una foto col proprio negativo) oppure con il padre con passato e presente da agente segreto superaddesrato visto in Io vi troveròTaken )diretto dal montatore di Besson,Pierre Morel.
Ma qui siamo ad un altro livello sia formale che sostanziale.
Le scene action sono girate con tecniche all'avanguardia, Jeong-beom Lee rinuncia quasi del tutto alle coreografie arzigogolate tipiche delle scene action del cinema orientale in favore di sequenze geometriche alla Michael Mann, probabilmente più nelle corde del cinema al di là dell'Oceano.
Ma non esita a far trasalire con un finale di violenza inaudita (qui davvero orientale fino al midollo) e con alcune sequenze che ancora mi sto chiedendo come diavolo siano state girate.
C'è una scena ad esempio in cui il protagonista per fuggire dalla polizia corre lungo un corridoio e salta attraverso una vetrata al primo piano atterrando in strada  e sembra che la telecamera atterri con lui in un vertiginoso pianosequenza! 
La sensazione è che ci sia qualche ritocco digitale e che non sia un pianosequenza però l'effetto è decisamente notevole.

The Man Form Nowhere è un film infidamente notturno in cui il gestore del banco dei pegni protagonista è un solitario alla ricerca della figlia che non ha mai avuto e a cui ha voltato le spalle quando lei ha avuto bisogno di lui. E'il pentimento che lo fa lottare contro una banda terribile che spaccia droga, carte di credito e che traffica in organi, una volta che i bambini sono cresciuti.
A parte la relazione con certo cinema francese The Man From Nowhere è un film cristallino nel suo assunto, non necessita di particolari intepretazioni. E' tutto lampante.
Un contesto di grande cupezza e disperazione (i bambini impiegati come donatori d'organi e per altri traffici) in cui vengono inseriti giustizieri solitari dal passato oscuro (ma la vendetta è provocata da una crisi di coscienza) e notazioni di ironia rancida (le figure dei gangster decisamente sopra le righe più attenti alla propria camicia di Dolce & Gabbana che alla vita altrui).
Da antologia il finale.
La quiete delle lacrime dopo la tempesta di pallottole. 
Ora date un'occhiata al protagonista di questo film, Bin Won.
Belloccio, vero?
Avreste mai detto che interpreta la parte del figlio ritardato in Mother di Bong Joon Ho?

( VOTO : 8 / 10 )

The Man from Nowhere (2010) on IMDb