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Jumat, 03 Januari 2014

The Berlin file ( 2013 )

Pyo Jong Seong è un agente segreto nord coreano infiltrato , una specie di fantasma in quel di Berlino, dove lavora come interprete all'ambasciata della Corea del Nord la moglie Ryun Jung Hee. Mandato ad investigare su uno scambio di armi tra agenti della Cia del Mossad e della Corea del Sud, Pyo scopre di essere stato tradito e quando indaga tutti gli indizi portano alla moglie.Inoltre si deve difendere da Dong Myung Soo , altro agente nord coreano chiamato all'opera per eliminare traditori, Pyo Jong Seong è ritenuto tale, e testimonianze scomode.
Pyo Jong Seong si trova esattamente in mezzo a un intrigo internazionale: il suo Paese lo ritiene un traditore, sospetta che la moglie lo abbia tradito e anche agenti di altre nazioni coinvolte lo stanno cercando per eliminarlo....
Come ho già avuto modo di dire e di ripetere fino alla noia in tempi non sospetti in Corea del Sud da un po' di anni a questa parte si girano i migliori thriller apparsi sulla faccia del pianeta, con buona pace dei parrucconi hollywoodiani.
The Berlin file, campione di incassi in patria con quasi 50 milioni di dollari riportati a casa e un quinto posto assoluto al box office sudcoreano nel 2013, è il perfetto paradigma di come l'industria cinematografica di Seul abbia fatto passi da gigante guardando insistentemente verso Hollywood e superandola sul suo stesso campo: artifici tecnici mirabolanti, sequenze ad alto tasso adrenalinico, una regia volubile e ricca di virtuosismi  ad opera del collaudatissimo Ryo Seung-wan già apprezzato in cult movies come City of violence che gli ha fato risonanza internazionale ( la recensione la trovate qui) e lo scorsesiano The Unjust  ( di cui parleremo a breve ) e un protagonista , il bravissimo Ha Jung Woo  , già visto in due bellissimi film made in Korea come The Chaser e The Yellow sea ( ne abbiamo parlato rispettivamente  qui e qua ), che si carica letteralmente sulle spalle il film.
Da segnalare anche la presenza della bellissima Gianna Jun nei panni della moglie, già vista nell'adorabile My sassy girl.
Il tutto realizzato con neanche 10 milioni di dollari, un budget infinitamente più basso di quello che sarebbe stato necessario a Hollywood per girare un prodotto dalle caratteristiche analoghe.
Allora, brilla tutto sotto il sole di Seul? Non è esattamente così.
Se è vero che The Berlin file risponde al thriller hollywoodiano scendendo sul suo stesso campo arrivandosi a confrontare chiaramente con la saga di Jason Bourne, è altrettanto vero che pur essendo incantati dalle mirabilie tecniche in cabina di regia, non si rimanga un po' frastornati nella prima parte da una babele di linguaggi e da una serie di avvenimenti e personaggi compressi in pochi minuti che caratterizzano l'incipit del film , un inizio in medias res  che costringe regista e sceneggiatori a dipanare in pochi minuti una matassa complicata ed incandescente.
La prima parte è una sorta di riassunto di quanto accaduto poi nella seconda parte guizzano i temi cari al regista coreano: il marcio che c'è nelle istituzioni a tutti i livelli ( e questo marciume è presente dappertutto nella alte sfere siano esse  nel mondo occidentale o nella Corea del Sud, ma anche nella Corea del Nord in cui si agita una lotta di potere senza esclusione di colpi mentre i due protagonisti  del film, marito e moglie  hanno una coerenza adamantina ) , l'etica del lavoro e del sacrificio che arriva a livelli impensabili per noi occidentali, la lealtà ad ogni costo che rende il personaggio di Pyo Jong Seong degno quasi di ammirazione da parte del regista.
Anche il finale, pur aperto a possibili sequels, è in aperta difformità con quanto accade il più delle volte in quel di Hollywood : quindi non lieto fine sempre e comunque ma c'è sempre un prezzo altissimo da pagare.
Certo c' è una bella differenza tra i nord coreani caricaturali di Olympus has fallen e quelli di The Berlin File ed è la stessa differenza che corre tra chi non sa di che cosa stia parlando e chi invece è informatissimo su come stiano realmente le cose.
Se nel cinema hollywoodiano si è sempre alla ricerca di un nemico  come simbolo da abbattere , in questo film di Ryo Seung-wan il nemico è infiltrato nel nostro stesso tessuto sociale, si nasconde sotto le foglie, infido e mimetizzato perfettamente. Non è così facilmente individuabile quindi.
E' ovunque e da nessuna parte.
Ed è praticamente impossibile da abbattere perchè come la fenice risorgerà sempre dalle proprie ceneri.
The Berlin file assolve perfettamente al suo compito di intrattenimento ad alto tasso di adrenalina, tiene incollati allo schermo per le due ore della sua durata tenendosi ben lontano da tentazioni autoriali.
Basta non farsi travolgere dalla prima parte effettivamente molto complicata da seguire a causa di una sceneggiatura frammentaria per cause di forza maggiore: riassumere in pochi minuti una storia parlata in parecchie lingue e con molti personaggi in campo.
Roba assolutamente non facile.

( VOTO : 6,5 / 10 )

The Berlin File (2013) on IMDb

Selasa, 01 Oktober 2013

Doppio gioco ( 2012 )

Belfast 1993 . Collette è una giovane ragazza madre, attivista dell'IRA come i suoi fratelli che fanno parte dell'ala operativa dell'Esercito Repubblicano Irlandese.Quando viene arrestata per aver fatto parte del commando autore di un attentato , abortito, a Londra, l'agente dell' MI 5 Mac riesce a convincerla a collaborare con i Servizi inglesi agitandole sotto il naso la promessa di un futuro migliore per suo figlio.
E'dura per Collette perchè si tratta di tradire i suoi stessi fratelli. 
Ed è ancora più dura perchè c'è qualcuno che fa il doppio gioco, o, come dice il titolo originale ( Shadow Dancer), danza nell'ombra....
I vertici dell'organizzazione e i suoi fratelli sospettano sin da subito di lei....
La questione irlandese è stata trattata millemila volte al cinema in film assolutamente memorabili ( uno per tutti Nel nome del padre di Neil Jordan ma ce ne sarebbero tanti altri da citare, non ultimo per importanza  il recente Hunger di Steve McQueen) ma tante volte anche in produzioni di portata artistica decisamente più modesta.
E' il caso di questo Doppio gioco, altro caso in cui il titolista italiano si è spremuto ben bene le meningi per partorire un titolo da thriller americano di seconda serata per la tv via cavo assolutamente privo di originalità, prodotto che nasce con un buon pedigree visto che è diretto dal documentarista pluridecorato ( anche con un Oscar) James Marsh, ma che non ha la forza decisa di emergere in un panorama cinematografico piuttosto inflazionato per il genere.
Ci sono dei film riguardo la questione irlandese che smuovono cuori e coscienze ( oltre ai film citati l'esempio più eclatante che vien subito in mente è Bloody Sunday di Greengrass che riesce a portare l'indignazione dello spettatore a livelli stratosferici) e altri che preferiscono un approccio più freddo e ragionato come questo Doppio gioco che si inserisce nel filone di film meno passionali e forse anche meno coinvolgenti che preferiscono snocciolare fatti in modo più asettico come ad esempio L'agenda nascosta, uno dei film minori di Loach  a cui questa pellicola diretta da James Marsh si avvicina molto, almeno per atmosfera.
Ci si preferisce concentrare sul versante intimo, sull'apocalisse privata che squassa la vita di Collette, costretta suo malgrado a scegliere tra il futuro di suo figlio e il presente dei suoi fratelli, che ama e da cui è riamata .
Scelta praticamente impossibile che però lei deve fare.
Doppio gioco è praticamente una simulazione di spy story nelle atmosfere piuttosto rarefatte in cui preferisce addentrarsi ma ha dalla sua un ritmo veramente troppo slow per appassionare lo spettatore.
E preferisce concentrarsi sulle ferite, invisibili all'esterno, lasciate da una guerra intestina che non risparmia nessuno, men che meno gli affetti familiari messi clamorosamente sulla linea del fuoco.
E' tutto in funzione di un clamoroso colpo di scena finale che arriva, perchè alla fine c'è la sorpresona, ma è tutto talmente ovattato che non colpisce al cuore ( e al cervello ) come dovrebbe.
Confezione inappuntabile con due protagonisti ben calati nelle loro parti ( lo sguardo ombrato di tristezza della Riseborough non si dimentica tanto facilmente, mentre Clive Owen è molto misurato anche se ha sempre la faccia di uno che si è svegliato appena prima della scena da girare e conserva ancora i segni del cuscino in faccia ma soprattutto sull'acconciatura ) e un paio di momenti vibranti oltre al già succitato finale.
Probabilmente Doppio gioco riflette l'eccessiva ambizione di Marsh di dare al tutto un impronta autoriale decisa : quel che ne viene fuori è un thriller un po' troppo soft, un dramma familiare che si muove attraverso binari consolidati e non proprio da buttare via e una spy story un po' troppo sfilacciata per risultare appassionante.
Insomma un film medio che scivola a tratti nella mediocrità.
Visione sicuramente prescindibile.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Shadow Dancer (2012) on IMDb