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Jumat, 25 Oktober 2013

Unit 7 ( aka Grupo 7 , 2012 )

Siviglia 1989: l'expo è alle porte, si terrà nel 1992, e rappresenterà una finestra aperta sulla città spagnola. Viene creata l'Unita 7 col compito di ripulire le strade da delinquenti ma soprattutto da spacciatori di droga. I due ufficiali dell'Unità sono il giovane Angel che aspira a diventare detective e il meno giovane Rafael, efficiente e violento quando serve. Pian piano il modus operandi dell'Unità 7 scivola sempre più ai margini della legge attirando le attenzioni della stampa per i metodi brutali e anche dei colleghi degli Affari interni che indagano su di loro nonostante siano difesi a spada tratta dal loro dirigente, colui che la squadra l'ha creata. Anche i rapporti interni al gruppo cominciano a cambiare e a deteriorarsi: Angel vittima forse di eccessive ambizioni diventa sempre più violento mentre inaspettatamente Rafael comincia a essere più dubbioso sui metodi coercitivi usati dalla squadra.
Siamo arrivati intanto al 1992 e i lavori per l'expo volgono oramai al termine, così come la vita dell'Unità 7....
La cinematografia spagnola con gli anni si sta costruendo una credibilità sempre più solida anche al di fuori dell'horror, suo vero cavallo di battaglia di questo periodo più recente.
E noi italiani faremmo bene a non guardare più i prodotti spagnoli con l'arroganza di chi ,una volta, aveva la miglior cinematografia del mondo, e ora non ce l'ha più.
Ci ha pensato un film ultrapremiato in patria come Non habra paz para los malvados ( di cui abbiamo parlato qualche mese fa qui) che è stato capace di bacchettare alla grandissima La pelle che abito di Almodovar, icona del cinema iberico da esportazione,  portandosi a casa tutti i Goya più importanti ( gli equivalenti spagnoli dei nostrani  David di Donatello) a sdoganare il cinema poliziesco spagnolo e a dargli una possibilità di essere visto anche all'estero.
Ora è la volta di questo Unit 7 ( titolo originale Grupo 7 ) che attinge meticolosamente al cinema americano immergendolo in una realtà che più europea non si può.
Accade così che una delle città più belle di Spagna, Siviglia, si esponga alla lente della cinepresa col suo lato peggiore, ben lontano dagli stereotipi cartolineschi che le sarebbero propri. un po' come succedeva alla Madrid di No habra paz para los malvados, che diventava una metropoli uggiosa e tetra davanti agli occhi del protagonista.
E allo stesso modo abbiamo poliziotti che se ne infischiano della legge, utilizzano metodiche coercitive degne del peggiore dei paesi incivili fregandosene altamente di diritti umani e non disdegnano di arrotondare il magro stipendio trattenendo per sè un po' della droga che sequestrano.
E ne sequestrano veramente tanta, 100 volte più degli altri poliziotti antidroga.
Accanto all'azione in Unit 7 c'è anche lo spazio per delineare personaggi credibili ben lontani dallo stereotipo americano che impera nel genere: niente supereroi, ma solo uomini con le loro forze e le loro debolezze, fallaci e condizionabili dalla  vita privata che spesso si frappone tra loro e il lavoro.
Senza dimenticare che la deontologia non è il loro forte.
Interessante l'evoluzione in senso opposto dei personaggi di Angel e Rafael così come è interessante anche la volontà di dare al tutto un aspetto il più realistico possibile ambientando la maggior parte del film nei vicoli più brutti e malfamati di una città per altro bellissima come Siviglia.
Grosso successo di critica in Spagna dove ha vinto numerosi premi, e la critica lì non è mai tenera con  i prodotti autoctoni, ma il pubblico è accorso in sala in numero inferiore alle aspettative.
E questo probabilmente ha tagliato le gambe alla futura distribuzione internazionale di un film che avrebbe tutte le carte in regola per essere apprezzato al di fuori dei patrii confini.
Naturalmente anche qui in Italia nessuno si è accorto di questa interessante pellicola...

( VOTO : 7 / 10 ) 

Unit 7 (2012) on IMDb

Minggu, 20 Oktober 2013

Tesis sobre un homicidio ( 2013 )

Roberto Bermudez è un brillante avvocato che insegna alla facolta di giurisprudenza. Ha un gruppo di alunni che devono prendere una sorta di master post laurea in criminologia. Tra questi c'è un ragazzo che ha conosciuto da bambino, Gonzalo Ruiz Cordera, figlio di un diplomatico che in passato ha frequentato. Quando nel parcheggio della Facoltà viene ritrovata assassinata una ragazza che lavorava in un bar, Roberto comincia a sospettare di Gonzalo, vedendo in lui uno psicopatico con l'ossessione di commettere il delitto perfetto.
Ma l'ossessione dimostrabile è solo quella di Roberto che , tra l'altro, ha una vita privata che va a rotoli condizionata dai troppi whisky che beve...
Studia maniacalmente il caso, raccoglie indizi , dettagli, prove circostanziali.
Riuscirà a dimostrare la presunta colpevolezza di Gonzalo?
C'è Ricardo Darin e a me già basterebbe così perchè per quanto mi riguarda lo adoro, il George Clooney argentino ( come qualcuno lo ha ribattezzato, evidentemente in vena di burle) basta da solo a illuminare la pellicola in cui è utilizzato.
Ed è il caso di questo Tesis sobre un homicidio, un thriller sui generis che da caso giudiziario si trasforma presto nella storia di una personale ossessione. Di quelle che condizionano la vita.
Roberto Bermudez, il personaggio recitato da Darin, è tanto brillante nella sua professione , quanto maldestro nella sua vita privata, vuota, contrassegnata dalla solitudine a seguito del suo divorzio e dai troppi cicchetti che prende al bar.
Quando ritrova Gonzalo, che aveva conosciuto da bimbetto, scatta in lui un'antipatia radicata , profonda perchè vede in lui quelle qualità che probabilmente lui ha perso col tempo.
E' bello, giovane, talmente sicuro di sè da sembrare un filo arrogante, ha successo con le donne, ha dei bei modi di fare. Sembra sereno, realizzato, sta percorrendo la strada che ha scelto per arrivare a una vita appagante.
Tutto quello che Roberto sembra aver vissuto una trentina di anni prima.
Dicevamo prima che Tesis sobre un homicidio è un thriller sui generis: in un film che si nutre dei meccanismi consoni al genere ci si soffermerebbe sulla vittima, sulle modalità dell'omicidio e invece qui tutto è trattato velocemente, quasi sbrigativamente.
Assistiamo a una sorta di lezione di criminologia: quello che conta sono i dettagli, il delitto perfetto è una questione di meri dettagli. E quindi ci troviamo catapultati nelle indagini di Roberto, radicati nella sua ossessione compulsiva in quanto a dispetto di tutto quello che va insegnando , per lui Gonzalo è colpevole sin da subito. E pian piano comincerà a trovare quei piccoli particolari, i dettagli appunto, che corroboreranno la sua tesi. Perchè la sua è fin dalla partenza una tesi e non un ipotesi.
Il film di Hernan Godfrid, tratto dal romanzo omonimo di Diego Paszkowski, ha il merito di restare sempre nell'alveo di un'ambiguità che non verrà svelata neanche alla comparsa dei titoli di coda.
Si astenga chiunque voglia trovare sempre e comunque un colpevole: qui forse lo abbiamo, forse no.
Gli indizi raccolti da Roberto sembrano probanti ma è veramente andata come dice lui? Forse.
Più di un dettaglio indica che lui ha ragione. E se fosse solo tutto frutto della sua fantasia?
Pur essendo parecchio intrigante dal punto di vista concettuale Tesis sobre un homicidio alla fine appare un po' irrisolto e non solo per un finale legato alla sensibilità dello spettatore.
Irrisolto perchè appare vittima della stessa ambiguità del suo soggetto, indeciso tra ambizioni autoriali , soprattutto nel rappresentare in immagini l'ossessione di Roberto( oggettivamente la parte più debole del film) e meccanismi propri del thriller giudiziario in cui le indagini si ancorano a un passato nebuloso da cui emergono alcuni dettagli, ( sì, ancora loro!) che rafforzano la tesi del protagonista.
Forse alla fine si soffre anche dell'ambiguità del finale: in fondo  inconsciamente lo spettatore vuol vedere la soluzione del caso che ha di fronte.
E qui non ce l'ha . Forse.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Thesis on a Homicide (2013) on IMDb

Sabtu, 31 Agustus 2013

Los ultimos dias ( 2013 )

Uno strano virus sta contagiando l'umanità: non sembra un agente biologico ( o forse si , non è chiaro ) ma una strana forma di agorafobia, cioè la paura degli spazi aperti, sta colpendo più o meno tutti. Marc si rifugia nel suo ufficio assieme a colui che era stato chiamato per licenziarlo, Enrique e ad altri colleghi. Marc però deve raggiungere sua moglie, Julia e per farlo può andare a casa sua utilizzando i canali del sistema fognario. Si unisce a lui Enrique per ragioni all'inizio poco chiare e grazie a un GPS rubato a un automobile cercano di arrivare a casa di Marc. Faranno vari incontri , quasi tutti spiacevoli e quando arriveranno a casa di Marc avranno una sgradita sorpresa. Julia non è lì. Occorre ripartire daccapo per la sua ricerca. 
Dove sarà?
Sono stato incuriosito da questo film perchè mi piace il cinema postapocalittico, forse perchè incarna una delle principali paure dell'uomo: quella della fine di tutto, della perdita di tutte quelle comodità che il progresso ci ha portato, un ritorno a vivere con molto meno rispetto a quello a cui siamo abituati nei tempi odierni.
Insomma un bel casino se la nostra vita venisse complicata da un'apocalisse incombente.
I fratelli catalani Alex e David Pastor non sono dei novellini del cinema postapocalittico avendo già diretto un film dello stesso genere nel 2009, il misconosciuto Carriers ( di cui , se interessa , abbiamo parlato qui), un piccolo film low budget che tuttavia aveva affrontato il genere con un approccio abbastanza originale, umanistico direi per riassumerlo in una parola sola.
Ed è lo stesso approccio che si ritrova in questo Los ultimos dias, girato con un budget molto più consistente ( si parla di 5 milioni di euro, cifra ridicola per lo standard hollywoodiano ma importante a livello europeo) ma non per questo vittima sacrificale all'altare di ingombranti effetti speciali.
Che ci sono, sia ben chiaro, ma sono usati con intelligenza e anche una certa parsimonia, una computer grafica per nulla invasiva che però regala dei flash inquietanti su una Barcellona vuota ( alla stessa maniera i cui era ansiogena la Londra disabitata delle prime sequenze di 28 giorni dopo) e soprattutto è capace di rendere l'idea del progressivo svuotamento di luoghi ad alta densità di transito umano ( come piazze, stazioni e centri commerciali).
Il punto cardine del film però non è tanto l'apocalisse, che come in Carriers è trattata come uno sfondo, seppur di importanza notevole,quello che è posto in primo piano è il rapporto umano che si viene a creare tra Marc ed Enrique in una sorta di road movie sotterraneo in cui entrambi trovano l'occasione di crescere e per superare il panico che li attanaglia, paura degli spazi aperti che ha colpito un po' tutta la razza umana.
In alcuni frangenti siamo un po' troppo dalle parti del buddy movie, la struttura con flashbacks a incastro rende nella parte centrale un po' blando il ritmo e talvolta si tracima nel melodramma ( non dico quando perchè altrimenti andrei incontro a fastidiosi spoilers ) ma Marc ed Enrique sono due personaggi a tutto spessore, solidi e Los ultimos dias è un film che complessivamente funziona e che si dimostra onesto, non caciarone e sferragliante come una classica produzione hollywoodiana.
Anzi può essere preso ad esempio proprio per la diversità di approccio al genere : meno rumore, meno effetti speciali, più spessore ai personaggi  e più spazio alla narrazione.
Los ultimos dias non è un capolavoro e non ha la pretesa di esserlo ma dimostra ancora una volta la vitalità del cinema spagnolo di genere.
E la domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: perchè loro si e noi no?

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Los últimos días (2013) on IMDb

Minggu, 25 Agustus 2013

La fredda luce del giorno ( 2012 )

Will Shaw , consulente finanziario, da San Francisco raggiunge la sua famigliola in vacanza sulle coste spagnole con la loro barca a vela. A minare questo delizioso quadretto familiare ( oddio, i rapporti tra Will e il padre, nientepopodimeno che Bruce Willis, non sono propriamente idilliaci) c'è il misterioso sequestro del parentado. Will rimane da solo , fa a tempo a scoprire che il padre è una specie di agente della CIA prima che un cecchino lo faccia fuori e lui si ritrova a dover trovare una misteriosa valigetta per salvare mamma, fratello e fidanzata del fratello.Ma questa valigetta la vogliono un po' tutti a partire da una collega di papà ( nientepopodimeno che Sigourney Weaver) per arrivare a un gruppo di agenti nemici...o erano terroristi? Boh!
Posso dire una cosa con assoluta e delicata pacatezza?
Questo è uno dei thriller più insulsi, insignificanti e irritanti che abbia visto negli ultimi anni.
A parte un titolo che è tutto un programma ( ma che vuol dire La fredda luce del giorno? e che c'entra col film, ambientato in un'assolata estate spagnola?) il film di Mabrouk El Mechri, che aveva solleticato le papille gustative del cinefilo col thriller metacinematografico JCVD in cui aveva fatto anche recitare Van Damme ( pianosequenza di sette-minuti-sette...vedere per credere), è iscritto senza riserve alla fiera del deja vu.
Da uno spunto hitchcockiano che più che classico definirei ormai stantio per come è stato usato, troppo e male  durante gli anni, cioè il classico americano mascellone e boccalone in vacanza in un posto in cui sembrano tutti minorati mentali perchè quelli fighi o cool , per dirla all'americana, sono solo gli yankees, che si ritrova da solo contro tutti e alle prese con una missione a prima vista impossibile, si dipana un filmetto che sembra veramente fatto da americani in vacanza al minimo sindacale di impegno e di espressioni.
E ci vuole un certo coraggio per abbindolare l'ignaro spettatore con una locandina in cui il vero protagonista sembra Bruce Willis ( a proposito messaggio per brusuillis: nonostante continui a presenziare in questo cinema escrementizio per solo amore di pagnotta, ci vogliamo bene lo stesso a brus) che sarà presente al massimo per un quarto d'ora.
Vogliamo poi parlare di una Weaver che sembra che stia facendo i provini per The Expandables 3 o Red 3 ed esibisce una mira degna di Mr Magoo riuscendo a sbagliare il bersaglio grosso da un paio di metri al massimo?
Tutto questo per non parlare del broker palestrato Henry Cavill, in era pre Man of Steel , che si dimostra uno dei protagonisti più insignificanti e anodini che abbia visto ultimamente.
E' buono solo per prendere mazzate e a questo punto era meglio ingaggiare nella parte un sacco da pugile, tanto l'espressività era la stessa e la capacità di incassare colpi anche maggiore.
Altro delitto perpetrato da La fredda luce del giorno  in pieno sole, è proprio il caso di dirlo,la battura sorge spontanea, è sprecare una bellissima faccia da cinema come quella di Roschdy Zem in un ruolo che più insulso non si può.
In definitiva una vera porcheria da sconsigliare agli amanti del thriller e del cinema in generale.

( VOTO : 3,5 / 10 )

  The Cold Light of Day (2012) on IMDb

Sabtu, 10 Agustus 2013

Mother and child ( 2009 )

Storia di tre donne le cui vite si intrecciano : c'è Karen che ha il cuore duro come una pietra da quando è stata costretta a dare in adozione la figlia, c'è Elizabeth, la figlia, brillante avvocato che non esita a concedersi per scalare posizioni nella piramide sociale,c'è infine Lucy, giovane donna afroamericana che non riesce ad avere figli e per questo dopo un lungo travaglio decide di adottarne uno....
Che Rodrigo Garcia voglia ripercorrere le orme di George Cukor e diventare come lui un regista di donne?
A vedere questo suo ultimo film e a guardare indietro alla sua carriera verrebbe da pensare così ,fatto salvo l'infortunio metafisico di Passengers comunque sempre costruito attorno a un personaggio femminile vigoroso.
L'altra cosa che mi viene da domandarmi guardando questo film è inerente alla sua distribuzione:c ma cosa ci vuole oltre a un cast stellare,c a un regista conosciuto per altre sue meritorie pellicole e alla produzione di un altro mentore di questo tipo di cinema che è Inarritu, per essere distribuiti in Italia?
Non so rispondere naturalmente ma c'è da dire che anche in America il film non ha avuto grosso successo tra il pubblico probabilmente perchè gli è stata affibbiata una R e quindi poteva essere visto dagli under 17 solo se accompagnati da un adulto..
Il film di Garcia è diviso in tre sezioni in cui protagoniste sono altrettanti personaggi femminili.Il trait d'union è una suora che si occupa di adozioni. Entrando nel particolare viene narrata la  storia di Elizabeth(N.Watts) brillante e piacente avvocato con la curiosa tendenza a cambiare spesso aria, decisamente ambiziosa e senza scrupoli. A prima vista indossa una corazza di anaffettività, sembra usare gli uomini a suo piacimento (vedi la relazione che instaura col suo capo,intepretato da Samuel L.Jackson) o il capriccio che si toglie intrecciando una relazione sessuale col suo vicino di casa, sposo novello e in attesa del primo figlio, in cui lei domina tutto dall'alto della sua personalità dirompente e del suo corpo da favola.
L'altra storia che viene racontata è quella di Karen, infermiera taciturna e solitaria anche lei con diversi problemi relazionali dovuti a un peso che si porta dal passato e alle cosenguenze che questo ha avuto nel suo rapporto con la madre. A scardinare la sua vita di routine grigia e solitaria arriva il collega Paco (Jimmy Smits) che è tutto il contrario di lei: sereno con una famiglia numerosa e che lo sostiene, desideroso solo di rifarsi una vita, magari con Karen.
E si intuiscono sin da subito le difficoltà di Paco per entrare nel mondo di Karen.
La terza storia è quella di Lucy che aspira a essere madre e non può farlo. La sua diventa quasi un urgenza e assieme al marito si rivolge alla suora di cui sopra per adottare un bimbo o una bimba. Per l'occasione frequenta tramite la suora una giovane ventenne single, in stato di gravidanza avanzata che le dice che affiderà a lei il bambino appena dopo la nascita.
Meglio non raccontare di più: le storie hanno tra loro diversi gradi di intersezione che contribuiscono a rendere ancora più univoco l'argomento del film.
Si parla di maternità dal punto di vista della madre, spesso si parla di maternità negata o di quel legame che si instaura tra madre e neonato che viene reciso forzatamente.
Le tre donne protagoniste hanno tutte un rapporto contrastato con l'idea di maternità: vuoi per una gravidanza indesiderata, vuoi per una maternità non voluta e nascosta ipocritamente per tanti anni, vuoi per un'aspirazione negata a essere madre che si ripercuote inevitabilmente nei rapporti col proprio partner.
L'universo femminile è il centro gravitazionale di questo bel film di Rodrigo Garcia, gli uomini sono satelliti orbitanti attorno alle loro donne ma per una volta sembrano ben lieti di esserlo: la conflttualità nella coppia è praticamente nulla, le relazioni nascono con naturalezza , quasi con candore.
Quando nella seconda parte vengono tirate le fila dei vari racconti non è facile rimanere indifferenti davanti a tale tempesta di emozioni però Garcia riesce sempre a tenere ben saldo il timone della narrazione affidandosi ala stupenda prova delle sue attrici.
E'inevitabile pensare allo stile di Inarritu nel guardare questo film ma a mio parere l'approccio del regista a questo film è meno metafisico di quanto è quello del regista messicano nei cui film il caso disegna traiettorie praticamente perfette e in cui tutte le tessere del mosaico trovano la loro giusta collocazione.
Non avviene così in Mother and Child: anzi spesso il destino si abbatte sui personaggi con conseguenze anche devastanti quasi a testimoniare la casualità e l'imperfezione del disegno a cui siamo sottoposti.
Una visione decisamente laica che allontana Garcia da Inarritu almeno concettualmente mentre stilisticamente ci sono molti punti di contatto.
Pur avvicinandosi come tematiche quasi a una soap opera questa pellicola riesce sempre a mantenere alta la tensione emotiva e a suscitare interrogativi senza per questo ridurre i sentimenti a pura caricatura come succede in quelle interminabili saghe televisive: i personaggi di questo film sono a tutto tondo, ispidi nelle loro imperfezioni, molto spesso prigionieri di vite e di ruoli sociali che non gradiscono.
Mother and Child racconta anche il superamento di questa conflittualità, il raggiungimento di una nuova armonia interiore che permetta di guardare il mondo che ci circonda con occhi decisamente più comprensivi.
A suo modo il film di Garcia è anche un apologo sulla solitudine e sulle sue conseguenze.
Un ultima domanda: ma parlando praticamente in modo esclusivo di maternità e della metà femminile dell'universo perchè il film è stato intitolato Mother and Child  e non Mother and Daughter?

( VOTO : 7 + / 10 ) 


Mother and Child (2009) on IMDb

Minggu, 28 Juli 2013

Con gli occhi dell'assassino ( 2010 )

Julia e Sara sono due gemelle affette da un problema degenerativo al nervo ottico che ne sta pregiudicando la vista e che le porterà alla cecità in poco tempo.Quando Sara viene trovata impiccata la polizia cataloga il fatto come suicidio mentre Sara comincia ad indagare sull'ultimo mese di vita della sorella perchè non crede alla tesi ufficiale.Conosce i vicini di casa di Sara, le amiche del centro in cui va a curarsi, addirittura viene a conoscenza di un misterioso fidanzato sulle cui tracce cerca di mettersi. Ma anche la sua vista sta vacillando e il marito improvvisamente muore.Per lei è solo l'inizio di un incubo perchè il nemico è molto più vicino di quanto lei stessa osi immaginare.
Quando non si occupa in prima persona di regie e sceneggiature Guillermo Del Toro ama tanto fare il talent scout e scopriamo dal suo nome bene in evidenza ( anzi direi che più in evidenza di così si muore) sulla locandina che ha messo il suo zampino anche in questa opera seconda di Guillem Morales che con El habitante incierto aveva dato una lettura originale e stimolante al cinema di genere, il tutto da una prospettiva piuttosto sbilenca, mostrando un talento visivo fuori dall'ordinario e una notevole capacità di utilizzare pochi ambienti per creare ansia e suspense.
Che poi sono gli stessi ingredienti con cui è condito questo Con gli occhi dell'assassino ( titolo da codice penale inserito al posto del ben meno spoileroso Los ojos de Julia) incursione nel thriller horror non priva di difetti ma che ha anche qualche buona freccia al suo arco.
Hitchcock aleggia in modo fin troppo evidente su tutto il film ( vedi i riferimenti al complesso di Edipo, il tema del doppio, dell'invisibilità, la sequenza coi flash che ricorda tanto La finestra sul cortile ) ma il tutto è riletto attraverso  il filtro caleidoscopico del giallo all'italiana anni '70,un pizzico di De Palma  a last but not least un po' di new wave spagnola , quella inaugurata proprio dal Del Toro e continuata da film di successo come The Orphanage.
Impossible poi non ricordare due capisaldi del thriller " cieco" come Gli occhi della notte , con una deliziosa Audrey Hepburn e soprattutto Terrore cieco con una superba Mia Farrow nella parte della mattatrice.
Con gli occhi dell'assassino è un melting pot ricco di spezie che nella parte centrale sbanda per eccesso di generosità, introducendo personaggi usa e getta che complicano inutilmente la storia, già intricata di suo, non aggiungendo nulla.
Superato però lo scoglio di una parte centrale farraginosa ( che aumenta un po' troppo il minutaggio del film che arriva a sfiorare le due ore) l'ultima parte presenta tutti gli ingredienti al posto giusto, compresi un paio di colpi di scena ben assestati.
Interessante la prospettiva di visione adottata da Morales: lo spettatore condivide gli stessi problemi di Julia e anche lui non vede il volto dell'assassino, fin quando la protagonista porta le bende.
La visionarietà di Morales permette inoltre di riscattare quelle debolezze , soprattutto di scrittura con qualche personaggio secondario inutile o scentrato, che appesantiscono la pellicola soprattutto nella succitata parte centrale.
Un degno esponente di cinema di genere quindi che strizza l'occhio al pubblico senza cercare di arruffianarselo in tutti i modi.
E' evidente che anche la Spagna ci abbia superato in tromba su un terreno che una volta era a nostro totale appanaggio.
Che tristezza!

( VOTO : 6 + / 10 )

Julia's Eyes (2010) on IMDb

Senin, 15 Juli 2013

El cuerpo ( 2012 )

Una guardia notturna viene investita e ridotta in fin di vita mentre sta fuggendo a gambe levate dall'obitorio in cui lavora. Ma che cosa ha provocato questa sua scomposta reazione?
La polizia indaga e scopre che proprio quella notte dalla morgue è scomparso il cadavere di Mayka Villaverde, ricchissima ereditiera morta apparentemente per cause naturali. Viene interrogato il marito, Alex, molto più giovane di lei, messo dalla moglie a capo dell'azienda, e si capisce subito che è implicato nella morte della moglie. Assieme all'amante Carla ha progettato quello che sembra il delitto perfetto ma non è propriamente così. Anche perchè questo cadavere si muove più da morto che da vivo e Alex continua a ritrovare nei posti più impensati e in modo apparentemente casuale indizi probatori della sua colpevolezza. Sembra proprio che la moglie oltre a sapere tutto del suo piano diabolico voglia vendicarsi del fedifrago e della sua amante....
A dispetto delle apparenze El cuerpo, esordio alla regia nel lungometraggio del 38enne Oriol Paulo, già sceneggiatore di un thriller di discreto successo come Con gli occhi dell'assassino, non è un horror accessoriato di fantasmi con una moglie crudele che dall'oltretomba cerca di vendicarsi del marito che l'ha tradita e l'ha uccisa.
Trattasi di thriller dal meccanismo semplice ma d'effetto , dalle evidenti reminiscenze hitchockiane ( il maestro è citato apertamente nella sequenza in cui Alex porta un calice di vino "sospetto" alla moglie appena ritornata da un lungo viaggio) in cui il regista è ben attento a coprire le proprie carte per tenere alta la tensione per tutti i 110 minuti della durata del film.
E ogni volta gioca al rialzo con lo spettatore ignaro che , come Alex, scopre gradualmente tutto ed è sorpreso ogni volta quando tutto sembra coalizzarsi contro il protagonista che continua a reperire, in modo del tutto casuale ( ma alla terza/quarta volta che accade non può essere più una semplice casualità) piccoli particolari che lo riportano alla sua storia con la moglie ma soprattutto indizi che rafforzerebbero i sospetti su di lui.
Ambientato praticamente quasi del tutto in un obitorio durante una notte buia e tempestosa ( location che ha un suo fascino malsano ) , El cuerpo, lascia del tutto le sue pretese autoriali, in favore di un ritmo elevato che non permette mai di annoiarsi.
Agisce per accumulazione e ogni volta che viene aggiunto un qualcosa alla storia con dei flashback a incastro si è resi edotti del background di tutta la storia tra Alex  e Carla, complici nel delitto e in procinto di darsi alla fuga, ma soprattutto del rapporto tra Alex e la moglie Mayka, dittatoriale ma dotata di uno strano senso dell'humour, capace di tenere sempre sulla corda il marito ma ogni volta dimostrando di amarlo.
I numerosi flashback da una parte smorzano il ritmo ma d'altra parte alimentano la tensione che cresce minuto dopo minuto fino all'apoteosi della soluzione finale.
Un colpo di scena che costringe lo spettatore a ripercorrere mentalmente tutto il film proprio perchè un ribaltamento simile di prospettiva era tutto fuorchè atteso.
E anche se a naso sembrerà che non tutto fili per il verso giusto, bisogna dare atto a Oriol Paulo di aver architettato un finale molto elaborato, ai limiti del cervellotico, ma plausibile e tremendamente efficace come coup de theatre.
El cuerpo è un giallo a tinte classiche ma  girato in modo molto moderno e dinamico: confezione inappuntabile, ritmo infallibile e attori che danno il meglio in personaggi molto ben costruiti e stratificati, non delle semplici marionette al servizio del meccanismo della storia narrata.
E' il classico film in cui niente e nessuno sono quello che sembrano.
Ed è questa la sua carta vincente.
Vogliamo poi parlare di uno dei cadaveri meno presenti ma più incombenti mai visti al cinema?

( VOTO : 7 + / 10 ) 


  The Body (2012) on IMDb

Jumat, 19 April 2013

Take this waltz ( 2011 )

Margot scrive testi per brochures di attrazioni turistiche mentre il marito Lou è alle prese con la scrittura di un libro di cucina che si occupa solo di pollo. Mentre è al lavoro in una delle sue ricognizioni Margot incontra Daniel con cui si ritrova anche a condividere la stessa fila di sedili nell'aereo che la riporta all'estate afosa di Toronto. Parte il flirt e lei scopre con un punta di sgomento che lui le è venuto ad abitare proprio di fronte casa. E non perde occasione per dichiararle quanto sia attratto da lei.
Il problema è che il sentimento è reciproco ma Michelle è soffocata dall'indecisione e dai sensi di colpa finchè....
Take this waltz è un film che si presenta sin da subito molto attento alle istanze femminili: il personaggio di Margot è caratterizzato in modo quasi affettuoso nel suo curioso porsi tra una moderata felicità e un salto nel buio in cui lei neanche sa che cosa aspettarsi. E' una sorta di moglie bambina e in questo la regista Sarah Polley ( una che a 34 anni ha un curriculum ricchissimo e che quando non recita in brutti film come Splice ci regala dei film come questo di cui stiamo parlando oggi in cui si esime addirittura dal comparire di fronte alla macchina da presa) è brava a smorzare l'erotismo che Michelle Williams sprizza da tutti i pori, nascondendola dietro vestitini freschi e improbabili molto molto da ragazzina o dietro occhialoni non precisamente trendy.
La sua relazione col marito è senza scossoni come il mare in bonaccia tranne che quando hanno la casa invasa dai parenti di lui che sono più numerosi e rumorosi di una squadra di football , riserve e cheerleaders comprese.
E Daniel sta lì, alla casa di fronte , alle prese con i suoi quadri ,con la sua parte da artista tenebroso e incompreso oltre che con un risciò con cui cerca di sbarcare il lunario ( un risciò nel centro di Toronto? Boh!)
La relazione extraconiugale è qualcosa da assaporare con delicatezza e indecisione, ben più importante di un adulterio che è di lì a venire, quasi uno sfogo naturale della vita senza slanci della piccola Margot, così tenera e bisognosa d'affetto.
Ma se una commedia sentimentale racconterebbe solo questa parte della storia con l'amore che come al solito vince tutto, dove tutti sono felici e anche quelli che sono cornuti e mazziati se ne fanno una ragione senza problemi, Take this waltz racconta anche il dopo.
Proprio ispirandosi alla canzone di Leonard Cohen che dà il titolo alla pellicola, la Polley ci stupisce raccontando che in fondo l'amore è qualcosa di ciclico, è un giro di ballo in cui si può ritornare anche al punto di partenza. E tutto questo lo fa in una splendida sequenza in cui con movimenti circolari della macchina da presa ( però ben lontani  da una muccinata qualunque) riassume lo scoppio della passione tra Margot e Daniel e il suo lento, all'inizio impercettibile ma poi inesorabile scivolamento nell'abisso della routine.
Take this waltz è una perfetta commedia sentimentale 2.0, l'amore aggiornato alla relatività ( che fa rima con precarietà) del nuovo millennio,  in cui non c'è nulla di assoluto ma tutto è suscettibile di cambiamento e ripensamento. Michelle Williams è perfetta in una parte in cui si immola anima e (soprattutto) corpo, così come è perfetto Seth Rogen nella parte di Lou, marito adorabile ma con cui decisamente non c'è alchimia. Un po' più ligio allo stereotipo è il terzo vertice del triangolo di protagonisti, Luke Kirby, che comunque se la cava degnamente.
C'è spazio per le battute ( fulminanti  quelle della sorella di Lou), per la tenerezza, per i giochetti erotici attorno a un tavolo , per fughe nel sogno e ritorni improvvisi alla realtà.
Emblematica in questo senso una sequenza bellissima in cui Daniel e Margot stanno in una di quelle giostre da Luna Park , accarezzano il sogno al suono di Video Killed The Radio Star e proprio quando stanno cominciando a viverlo aspettando l'esplosione liberatoria del ritornello, la musica finisce improvvisamente, un addetto sovrappeso rimuove le barre di sicurezza e si ritorna , o meglio si ricade nella realtà....
Altro fattore che rende il film accattivante e originale allo stesso tempo è che tutto il gioco è in mano a Margot: Lou e Daniel praticamente non si confrontano mai, non c'è alcuna lotta tra di loro , se l'amore è veramente un giro di ballo, in questo momento comanda l'unica donna di questo triangolo. E gli uomini non hanno molta voce in capitolo anche se hanno il vizio di non prenderla troppo sul serio, perchè in fondo Margot è come una bambina in cerca di protezione.
Però, chissà, forse neanche questo è il giro di ballo giusto.
O forse Margot a questo giro preferisce ballare da sola.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Take This Waltz (2011) on IMDb

Minggu, 14 April 2013

Come out and play ( 2012 ) / Ma come si può uccidere un bambino? ( 1976)

Una coppia di turisti,  con lei in avanzato stato di gravidanza, in vacanza in una località di mare decide di noleggiare una barca per visitare un'isola a circa quattro ore dalla costa e passare una giornata un po' diversa dal solito. Arrivati all'isola notano che le spiagge , le strade e tutte le attività commerciali ( negozi, bar e addirittura un albergo) sono totalmente vuote se si fa eccezione di un gruppo di bambini che tuttavia non sembra essere molto comunicativo. Inoltre nella coppia lui parla qualche parola di spagnolo mentre lei assolutamente no e questo aumenta il suo senso di spaesamento.Quando vedono una ragazzina far fuori a bastonate un vecchio locale allora tutto diventa chiaro.I bambini hanno fatto piazza pulita degli adulti e ora sono alla loro caccia. Come fuggire? Ma come si può uccidere un bambino?
Come out and play di Makinov più che un remake è uan perfetta simulazione dell'originale Ma come si può uccidere un bambino? dello spagnolo Narciso Ibanes Serrador che fu uno dei primi film spagnoli rilasciati sul mercato internazionale dopo la fine della dittatura franchista.
Stessi titoli di testa, stessa fotografia anni '70, stessa fisionomia degli attori protagonisti  che cambiano solo di nome ( Tom and Evelyn nell'originale, Francis e Beth nel remake).Qualche dubbio sulla collocazione temporale perchè se nell'originale era normale che si comunicasse via radio, al giorno d'oggi non è così normale non avere cellulari o roba del genere, però effettivamente in un film piuttosto spoglio sotto il profilo delle scenografie è difficile stabilire in che anno sia ambientato.
Una differenza fondamentale è il prologo che nel film originale è piuttosto lungo e articolato mentre nel film di Makinov si passa subito , per così dire, all'azione.
In Ma come si può uccidere un bambino? nell'incipit ci sono richiami storici ai soprusi subiti dai bambini durante guerre e genocidi di massa avvenuti un po' in tutto il mondo , cosa che al giorno d'oggi appare anche un po' didascalica ma che ha una sua stringente efficacia nel mostrare immagini vere shockanti tratte da documentari dell'epoca.
Makinov nel suo remake si disinteressa del lato sociale ( cosa che aveva un certo peso in un film rilasciato appena dopo la fine di una dittatura sanguinaria come quella franchista) per interessarsi solo alla macchina dello spavento , asciugando il minutaggio del film di circa una ventina di minuti, mentre per il resto riprende quasi filologicamente, inquadratura per inquadratura la pellicola originale.
Che , guardata con gli occhi di oggi è ancora discretamente spaventosa: in tempi di bambini in cui si è reincarnato il maligno ( Il presagio) o posseduti ( L'esorcista), Ma come si può uccidere un bambino? appare in tutta la sua disturbante efficacia per come usa la normalità come base per l'orrore, scardinandola senza dare spiegazioni di sorta come accadeva nei film succitati: che cosa c'è di più puro e innocente di un bambino apparentemente tranquillo? E davvero non si può uccidere un bambino, oppure per salvarsi la vita possiamo venir meno a questo principio che sembra sacrosanto?
Un po' come succedeva nel capolavoro Il villaggio dei dannati di Wolf Rilla ( e relativo remake carpenteriano) in cui i bambini però avevano dei poteri straordinari, erano tutti biondi belli e inquietanti, oltre che letali,avevano le sembianze di una razza superiore da subito.
La differenza sta nel fatto che l'orrore sia nel film di Ibanez Serrador che in quello di Makinov è centellinato e comunque i bambini all'esterno non sembrano mostrare nulla di anomalo , si comportano in maniera in apparenza normale, non parlano e non sono apertamente ostili ai due protagonisti.
Però poi cominciano a dare la caccia ai due intrusi adulti.
Il finale è abbastanza romeriano: perdura l'assenza di spiegoni finali trituranti e c'è quel quid apocalittico caratteristico di molti film del maestro americano.
Se Ma come si può uccidere un bambino? seppur inquietante come pochi appare come figlio naturale del suo tempo, Come out and play  è un oggetto filmico al di fuori del tempo per il suo stile vintage , in un tempo di horror plastificato è un ritorno al passato e a un certo modo di creare suspense legato  all'assenza degli effetti speciali e della computer grafica che in post produzione è in grado di aggiustare tutto.
E anche quando troviamo esempi di pellicole che usano i bambini come fattore orrorifico ( vedi i bambini dell'ottimo The children) la pellicola di Makinov mostra ancora meglio tutta la propria stravaganza anacronistica.
Altro fattore importante è l'uso della luce: qui è tutto fatto alla luce del sole, il buio che spesso è usato come espediente per fare paura è del tutto assente, anche le case bianche contribuiscono a creare dissonanza con quello che accade.
Qualche altra parola su questo Makinov. dice di essere originario della Bielorussia, sembra risiedere in Messico, si presenta su youtube con dei proclami deliranti in cui appare incappucciato di rosso come un compagno di Baal, fa girare il suo film per tutti i festival specializzati in cui annuncia anche la sua presenza che poi viene regolarmente annullata ( oppure può darsi che c'è lo stesso, tanto chi lo riconosce senza cappuccio?).
A parte che un tipo simile lo vorresti abbracciare stretto al collo o accarezzare con una mazza chiodata, ancora non si capisce se questo è un furbastro che se la tira oppure se ha il talento per sfondare.
Per adesso è partito bene, ma questo era solo un remake.
Vediamo se riesce a tirar fuori farina dal suo sacco.

( VOTO : 6,5 / 10  un punto in meno perchè è un remake // 7, 5 / 10 )

Rabu, 10 April 2013

Dracula 3 D ( 2012 )

Johnathan Harker si trasferisce in Transilvania perchè deve catalogare tutti i volumi presenti nella biblioteca del conte Dracula. Dopo poco tempo lo segue la moglie Mina che con l'occasione rivede la sua grande amica Lucy. Mina trova un paese sconvolto da morti misteriose e ha modo di constatare il fascino malsano e misterioso del conte Dracula che per una notte la ospita nel suo castello.Intanto del marito non c'è nessuna traccia, Lucy muore improvvisamente dopo un breve malessere e in paese arriva Van Helsing, una vita votata all'inseguimento del conte, che cerca di risolvere a modo suo i problemi che ha con Dracula.
Intanto Mina è soggiogata dal conte....
Sui titoli di coda ho letto che tutta la troupe ha bevuto acqua Lauretana ( scusate lo spot involontario): è la prima volta che leggo che c'è una sponsorizzazione pure sull'acqua che beve una crew cinematografica, interessa a qualcuno? Credo di no, ma soprattutto quell'acqua l'ha bevuta pure il signor Argento?perchè a vedere il suo ultimo capo d'opera sembra che abbia bevuto tutti corretti grappa o pinte di latte di suocera.
Passando ai titoli di testa viene sparata subito la dicitura che Dracula 3 D è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale. Ah si? e da chi era formata la commissione che ha stabilito questa cosa?da Topolino, Pippo, il commissario Basettoni e l'ispettore Manetta?
Decisamente la cosa più horror di tutto il film!
Sparare su Dracula 3 D è come tirare sul pianista dei film western o come sparare sulla Croce Rossa ma vogliamo astenerci da questo esercizio retorico che CE piace tanto?
No, no , no!
Cominciamo dal manifesto del film: ma solo a me sembra più una locandina di una nuova versione di King Kong che non una pellicola incentrata sulle mitiche gesta del conte?
Devo dire che all'inizio ci speravo anche: la fotografia di Luciano Tovoli azzarda un cromatismo che ricorda tanto i tempi gloriosi di Mario Bava e dei suoi horror girati con zero soldi e tanti colpi di genio nell'ideare soluzioni visive vincenti, ma la luna di miele col nuovo Argento dura poco, pochissimo.
Dura fino alla scena di sesso tra Tanja ( a proposito ben lieto di conoscerti Miriam Giovannelli, fisicamente tanta roba anche se il fatto che vieni doppiata non depone certo a favore delle tue "doti" attoriali che cerchi di tenere ben nascoste facendoti vedere spesso vestita solo di un paio di gocce di Chanel N°5 e usando le tue tette 3d  da quarta abbondante come arma stereoscopica di distrazione di massa) e un contadino adultero ma che sembra molto ben dotato.
Ecco qui già sorgono i primi dubbi: se Battiato negli anni '80 giocava con gli amici a raccogliere ortiche, a metà degli anni '90 noi si giocava a organizzare serate per risollevare le sorti del cinema italiano, rigorosamente per soli uomini ( denominate " serate tutte mazze") in cui ci si faceva una cultura di uno dei migliori autori del nuovo cinema italiano: Mario Salieri , autore di pietre miliari quali Adolescenza perversa e Concetta Licata. Nel '94 fu la volta del suo Dracula versione riveduta e scorretta.
Ecco posso dire che le scene non porno del Dracula di Salieri hanno più o meno la stessa qualità della versione di Dario Argento?
E meno male che avevo modo di udire Claudio Simonetti in un'intervista radiofonica magnificare le doti di questo nuovo lavoro del grande Dario,affermando che era ritornato ai fasti registici di una volta.
E io quasi a crederci..... A Cla' ...ma vaffanculo!
La cosa che mi lascia basito di questo film , che riesce a buttare via locations azzeccate e che ha  un'aria spoglia perchè gli interni sono tutti molto più spartani di quello che ci si aspetta( a confronto i vecchi film della Hammer sembrano megaproduzioni almeno per quanto riguarda gli arredi interni), è che è costato la bellezza di 7 milioni di euri. E come li avete usati?
Ma perchè gli americani riescono a fare film con poche migliaia di dollari e sembrano girati in modo più professionale di questo?
Non sono stati spesi certo per le secchiate di sangue a casaccio o per gli attori: a parte un Rutger Hauer supereroistico  in gita premio, un'Asia Argento imbarazzante come al solito ( a proposito di imbarazzo, ma possibile che giri scene di nudo col padre senza alcun problema?) e un Kretschmann che dà vita a un Dracula tanto piacione quanto insipido cosa dire degli altri comprimari che sembrano davvero usciti da un porno anni '90? vogliamo parlare di tale Unax Ugalde, nella parte di Harker , che sembrerà il fratello di Cavani a tutti i volgari pallonari che si dilettano anche nell'essere fini dicitori di cinema? E il livello recitativo è lo stesso di Cavani, quindi siamo al livello scarpini rubati a una campo di calcio....
Ed è meglio non soffermarci sul lupo mannaro in cui si trasforma il conte ( ma siamo a Dracula o a Twilight?) oppure sulla famigerata scena della mantide che ancora mi chiedo cosa cacchio c'entri col resto del film.
O forse era per dare una punta di visionarietà al tutto....
Insomma i difetti endemici del cinema di Argento ci sono tutti e chi sperava di trovarsi di fronte a un ritorno dell'autore romano ai fasti del passato rimarrà ampiamente deluso.
Se poi uno confronta questo Dracula con le numerose versioni fatte nel passato, beh c'è solo da intristirsi, questo si situa proprio nelle retrovie.
Solo un'altra e poi finisco: Kretschamann si appresta a interpretare una nuova serie tv che si intitolerà Dracula e sapete nella parte di chi? In quella di Van Helsing.
Forse perchè gli piace vincere facile....

( VOTO : 2 / 10 )  Dracula (2012) on IMDb



Sabtu, 23 Maret 2013

Insensibles ( 2012 )

Catalogna, inizi anni '30: succedono strane cose in un villaggio in mezzo alle montagne , ci sono dei bambini a cui accadono misteriosi incidenti perchè non sono in grado di provare il dolore. Su decisione delle autorità del paese che li ritiene pericolosi perchè vittime presunte di un morbo sconosciuto, vengono rinchiusi dentro un sanatorio in quarantena e imprigionati  in celle imbottite dove è impossibile per loro farsi del male. Per studiarli e per fuggire dalla persecuzione degli ebrei da parte del Reich, arriva dalla Germania il professor Holzmann che cerca di insegnare scolasticamente ai bambini che cosa vuol dire provare dolore fisico. Ma la guerra civile impazza anche in questa parte remota di Spagna e un bambino, Benigno, quello che ha mostrato i sintomi più preoccupanti di aggressività e di autolesionismo, viene "dimenticato" nella prigione.
Epoca presente: David Martel, un brillante neurochirurgo si salva per miracolo da un incidente d'auto in cui muore la moglie in avanzato stato di gravidanza che comunque riesce a dare alla luce il bambino immediatamente posto in incubatrice. Durante gli accertamenti in seguito all'incidente al medico viene diagnosticato un tumore linfatico che gli lascia pochissime speranze di vita se non si sottopone a un trapianto di midollo osseo. Ha i genitori in vita e li informa della situazione anche perchè uno di loro dovrebbe essere il donatore. Ed è proprio in quel momento che scopre di non essere il figlio naturale delle coppia.
La sua storia e quella di Benigno sono legate da un filo spezzato troppo presto dalle vicessitudini della storia e dai drammi personali.
In Spagna dagli inizi del nuovo millennio in poi grazie a cineasti come Del Toro ( messicano di origine ma sempre con lo sguardo puntato sulla storia spagnola), Villaronga, Bayona , De La Iglesia, Balaguerò e Plaza c'è stata una rinascita del genere horror che è stato interpretato in maniera assai personale dai vari registi. La costante di fondo è che il loro cinema spesso ha affondato le sue inquietanti radici putride nel periodo più oscuro della storia recente spagnola , quello della guerra civile e delle persecuzioni legate al franchismo che ha oscurato le coscienze fino agli anni '70.
In questa ottica sono da rileggere film come La spina del diavolo, Il labirinto del fauno, Tras el cristal, Pan negro, Orphanage e anche altri non strettamente appartenenti al genere come il recente Ballata dell'odio e dell'amore di De La Iglesia.
E a mezza strada si situa questo Insensibles, esordio nel lungometraggio di Juan Carlos Medina che narra su un doppio piano temporale una vicenda che si perde nei meandri oscuri della storia recente spagnola a cui fatalmente si va a riunire la disavventura di un neurochirurgo che è costretto a cercare il suo passato spazzato improvvisamente via dalla rivelazione dei suoi genitori.
Medina smorza ( volontariamente?)  il potenziale orrorifico del suo racconto in favore della descrizione del dramma personale sia nella storia presente che in quella ambientata nel passato.
I bambini che sono insensibili al dolore per chissà quale incantesimo sono abbastanza accantonati e si racconta solo l'oscura e triste vita di Benigno, costretto suo malgrado a tramutarsi in una belva feroce.
Anche questa però riletta melodrammaticamente alla luce del suo amore per la bambina della cella accanto, amore come si vedrà non privo di conseguenze.
Insensibles è quindi un accorata ricerca delle proprie origini, un rivangare un passato oscuro che ancora getta le sue pesanti ombre sul presente, una lotta continua contro il clima omertoso che circonda il protagonista e che è lo stesso che ha circondato la Spagna fino alla scomparsa del caudillo Francisco Franco.
Siamo lontani dagli esiti artistici di Del Toro o di Villaronga ma Insensibles tiene botta grazie a una messa in scena accurata e a una gestione oculata dei due piani temporali gestiti con un ritmo sufficientemente alacre tanto da non annoiare uno spettatore che tuttavia capisce subito dove il film voglia andare a parare.
Il problema del film di Medina è che è molto più stuzzicante la storia dei bambini che non riescono a provare dolore fisico rispetto alla storia del presente che a conti fatti è quella a cui viene dato più risalto.
Ed è proprio per questo che alla fine della visione Insensibles, soppesati pregi e difetti,  ha il retrogusto amarognolo dell'occasione mancata.

( VOTO : 6 / 10 )  Painless (2012) on IMDb

Kamis, 21 Februari 2013

La madre ( 2013 )

Prologo: un uomo, dopo aver ucciso la moglie e i suoi partners al lavoro, fugge con le sue due figlie piccole e dopo un incidente sulla strada ghiacciata trova rifugio in un capanno isolato in un bosco . Le vuole uccidere ma qualcosa di sovrannaturale se lo porta via. Le bimbe invece vengono ritrovate cinque anni dopo da cacciatori e  date in affidamento al fratello del padre e la sua ragazza, sbalestrata bassista di una band punk in cambio della possibilità di averle sempre sotto osservazione psichiatrica. Le due ragazze sono delle piccole selvagge e soprattutto parlano di una presenza incombente, che loro chiamano mamà, che cerca di proteggerle ad ogni costo. Anche nella nuova casa in cui accettano di vivere per curare meglio il ritorno alla civiltà della bambine cominciano a succedere strane cose: mentre Victoria,la più grande, sembra gradualmente ritornare alla normalità, la piccola Lilly non ne vuole sapere. E poi c'è qualcosa o qualcuno nella casa che ispira sogni spaventosi nei suoi occupanti.
E se questa presenza fosse molto più reale di quello che ognuno degli occupanti della casa sospetta?
E chi è questa mamà? E' veramente la madre delle bambine? Perchè vuole portare con sè le piccole?
La risposta sta in una vecchia storia....
Prendi un regista argentino trapiantato a Barcellona da molti anni, fagli realizzare un corto di 3 minuti appena girato nel 2008 che fece parlare di sè al Sitges e soprattutto fai arrivare in qualche modo questo corto al cospetto di Guillermo del Toro che in questi ultimi tempi sta facendo più il produttore e il talent scout che il regista. Da qui l'ascesa di Andres Muschietti, subito ribattezzato Andy all'americana, a cui nel frattempo viene elargito un budget di 20 milioni di dollari per realizzare un film a partire dal suo cortometraggio.
Cosa peraltro pericolosa perchè arrivare da 3 minuti a 99 può voler dire di allungare il brodo oltre ogni misura. Soprattutto perchè il corto, una discreto colpo basso basato soprattutto sul non detto e sull'espressività di due bambine che all'interno di una grande casa cercano di fuggire da una specie di fantasma spaventoso, era già autoconclusivo in maniera piuttosto soddisfacente pur lasciando molti punti interrogativi in sospeso.
Nel film viene creato tutto il background alla storia delle due bambine e purtroppo si scivola presto nel clichet da ghost story senza troppi guizzi eccetto un finale che, sotto le spoglie di fiaba dark , sfiora quasi il melodramma lancinante.
Quindi se c'è qualcosa che colpisce di La madre non è certamente la storia : d'altra parte c'è però un comparto visivo di primissimo ordine ( la fotografia dalle tonalità spettrali è di Antonio Riestra, già direttore delle luci in Pa Negre di Agustì Villaronga che dona un'aria familiare da horror spagnolo al tutto, da Del Toro a Villaronga passando per Bayona), una regia che cerca angolazioni sempre originali e che regala diverse sequenze di forte impatto emotivo,oltre alla presenza di  un'atmosfera sulfurea inquietante in presenza della mamà del titolo ( creaturona in CGI che forse sarebbe stato meglio mostrare il meno possibile).
Da sottolineare anche l'ottimo commento musicale ad opera di Fernardo Velàzquez, già autore delle musiche per The Orphanage ( ancora l'aria di famiglia) e per il recente The impossible.
Jessica Chastain mette la sua bravura al servizio di un personaggio sbalestrato, letteralmente nascosta sotto una parruccona nera a caschetto mentre le due bimbe protagoniste sono brave e credibili: non danno sicuramente quell'idea di piccoli mostri alla Little Miss Sunshine che infestano letteralmente molti film americani.
E il film gioca molto su queste due bambine e meno sui personaggi adulti che sono solo un corollario alla loro vicenda di separazione traumatica dai loro genitori e alla difficoltà di elaborare un lutto troppo grande per due esserini così piccoli e indifesi.
Il finale con arzigogoli di sceneggiatura non particolarmente originali cambia un po' le carte in tavola ma complessivamente non più di tanto.
La madre si rivela comunque un'efficace compilation di spaventi che prende molto dalle ghost stories di matrice spagnola e qualcosa dal J horror ( le apparizioni di mamà con questi capelli neri corvini che le ricadono sul volto per coprirlo) .
Il tutto confezionato all'americana.
La madre è film che vale soprattutto per la sua confezione e che non deluderà gli appassionati.
Basta non pretendere originalità a tutti i costi.
E comunque Jessica Chastain è sempre un bel vedere, anche sepolta sotto parrucconi inguardabili.

( VOTO : 6 + / 10 ) 


Mama (2013) on IMDb

Minggu, 03 Februari 2013

The impossible ( 2012 )

Dicembre 2004: Henry e Maria con i loro tre figli , Lucas, Thomas e Simon si prendono una breve vacanza natalizia e vanno in Thailandia in un resort di lusso in cui il relax è totale. C'è qualche preoccupazione per il lavoro ( la famiglia risiede in Giappone per il lavoro di Henry ) ma l'atmosfera di festa è tale che ogni pensiero scompare.
Fino a quella terribile mattina del 26 dicembre in cui uno tsunami travolge tutto e tutti.
La famiglia è divisa, Henry con Thomas e Simon da una parte , Maria con Lucas, il figlio più grande dall'altra.
E miracolosamente riescono a riunirsi.
La storia narrata in The impossible è davvero una di quelle storie che sembrano scritte da uno sceneggiatore hollywoodiano in astinenza da zuccheri e che quindi ne mette a piene mani in quello che racconta.
Ma è assolutamente vera e quindi bisognerebbe mettere da parte ogni moto di disapprovazione per la gran messe di curiosi disegni del destino che in questo film  appaiono in tutta la loro stravaganza.
Però quando è troppo...
Porte girevoli , storia di sfioramenti in un corale inferno di dolore, un pallone rosso che diventa quasi il deus ex machina a cui appigliarsi per avere la speranza.
E poi abbracci e baci in quantità industriali, gesti di cuore a profusione, il ritratto di un'umanità solidale i cui singoli elementi non badino soprattutto a se stessi ma solo al bene del prossimo.
Sarà tutto bello, soprattutto sarà tutto vero ma a mio modestissimo parere dal punto di vista registico Juan Antonio Bayona si gioca parecchio male le sue carte.
Se l'incipit e tutta la parte in cui grazie a ottimi effetti è visualizzata la furia distruttiva dello tsunami, ha una marcata ( e convincente) impronta horror che rivela più di un'affinità con quanto già visto nell'eastwoodiano Hereafter, poi il film si sposta interamente su territori melodrammatici, ma di quelli lacrime e sangue.
Si susseguono quasi senza soluzione di continuità sequenze di tasso zuccherino talmente elevato da essere insopportabile dal salvataggio del bimbetto biondo, il piccolo angelo caduto nell'inferno, al ritrovarsi di Lucas a essere un piccolo messaggero che trova malati e ricongiunge famiglie, fino ad arrivare dopo le solite traversie del fato al ricongiungimento familiare , atteso da quasi due ore che si risolve nel modo più melenso e retorico possibile con la cinepresa a sottolineare ulteriormente questo momento.
Ecco, credo che con un copione come questo a rischio di far venire un coma diabetico a quei poveri spettatori ancora interi dopo lo tsunami, la cosa migliore sarebbe stata sottrarre retorica e melodramma a un momento del genere e invece Bayona sembra quasi bearsi di questo tipo di sollecitazione emotiva, cercando di evocare lacrime a viva forza.
L'effetto per quanto mi riguarda è stato controproducente : se magari all'inizio si sta buoni e tranquilli perchè comunque quella è una storia vera , poi mano mano che procedono i minuti  gli espedienti lacrimogeni si fanno sempre più prepotenti e viene progressivamente meno la sospensione dell'incredulità che è soppiantata da un rifiuto totale a credere che quello che passa sullo schermo sia realmente accaduto in quei termini e non sia stato "aggiustato " cinematograficamente.
Bayona non riesce a camminare su quella linea , in verità parecchio sottile, che divide la storia vera dalla pornografia del dolore in attesa del lieto fine liberatorio.
Francamente mi è sfuggita la bravura di Naomi Watts in questa parte da piagata e addolorata, McGregor ,sgvogliatissimo , appare probabilmente solo per esigenze di pagnotta, mentre Tom Holland, nella parte di Lucas, il figlio più grande, strappa il consenso.
Nonostante tutte le sequenze altamente ricattatorie dal punto di vista emotivo in cui è protagonista incontrastato.
Naturalmente successo al botteghino assicurato.

( VOTO : 4,5 / 10 ) The Impossible (2012) on IMDb

Rabu, 21 November 2012

Ballata dell'odio e dell'amore ( 2010 )

Prologo, metà anni '30: in piena guerra civile l'esercito irrompe in un circo e costringe i pagliacci di scena ad arruolarsi. In un'azione militare a  Javier  muore il padre, uno dei clown,  che lo aveva avvertito di non lavorare mai in un circo. A metà anni '70, mentre il regime franchista sta per essere soppiantato finalmente dalla democrazia, Javier viene assunto come pagliaccio triste in un circo. Deve far coppia col pagliaccio che ride, Sergio, ma soprattutto si invaghisce di Natalia, la bella acrobata che ha una relazione tormentata con Sergio , condizionata dall'alcol, dalle violenze e dalle umiliazioni  a cui è sottoposta anche in pubblico dal suo amante.
Natalia non si mostra insensibile alle attenzioni di Javier: ma è un sentimento asimmetrico. Amore da parte di lui, poco più che amicizia da parte di lei. Tutto questo scatena comunque la reazione rancorosa e violenta di Sergio . La rovina per tutti è dietro l'angolo.
Conobbi il cinema di Alex de La Iglesia per sbaglio: andai a vedere al cinema Accion Mutante non mi ricordo neanche perchè e uscì quasi schifato. Fui portato con l'inganno a vedere il secondo, El dia della bestia ( mi dissero che era il nuovo film di Almodovar e ai miei dubbi fui tacciato di ignoranza, mentre il film era solo prodotto  dal fratello di Almodovar) e tirai una bella linea sopra questo giovane autore.
Poi però arrivò Perdita Durango e qui la mia considerazione su de la Iglesia cambiò sostanzialmente e tutto questo venne confermato da due piccoli capolavori di grottesco come La comunidad e Crimen ferpecto, oltre a un bellissimo episodio delle Peliculas para no dormir( il Masters of horror spagnolo). 
Dopo ben due anni dalla sua uscita e da un suo passaggio di successo in quel di Venezia 2010 ( Osella d'oro per la sceneggiatura e Leone d'argento per la regia) esce nelle sale italiane questo Balada triste de trompeta, come al solito il titolista italiano ha perso un'ottima occasione per cogliere l'essenza del titolo originale, il film più ambizioso di Alex de la Iglesia.
Assieme al  melodramma amoroso di stampo classico lacerato però  da esplosioni di violenza agghiacciante che rasentano e oltrepassano il limite dell'horror, il regista spagnolo racconta la Storia del suo Paese, vittima di un regime totalitario che come un virus ha prima infettato e poi ucciso le coscienze.E tutto questo viene simboleggiato dalla lotta intestina tra i due clown, uno triste e altro che ride, che si contendono la bella acrobata. Una metafora neanche tanto sottile delle due fazioni in lotta politica per accaparrarsi il controllo di una nazione oppressa e brutalizzata.
E per raccontare tutto questo viene usata la figura di un clown triste e poi reso totalmente folle dalle traversie della vita. Un essere timido e pauroso che si trasforma in una sorta di giustiziere armato di mitra e che cerca solo la resa dei conti con il suo alter ego Sergio.
Il grottesco è il tratto stilistico dominante come era accaduto in La comunidad e Crimen ferpecto ma qui de la Iglesia osa ancora di più a rischio di esporsi al ridicolo col suo cinema eccessivo e debordante come i personaggi che lo popolano.
Balada triste de trompeta è un film che ondeggia tra le sue varie anime scompensate, si perde dietro alle sue suggestioni pittoriche che quasi  soppiantano le metafore politiche di cui si nutre il film. 
Il circo mostruoso di de la Iglesia è visivamente bello e terribile, deformato come i volti dei suoi due clown, uno che si è autosfregiato col vetriolo, l'altro che ha talmente tante cuciture sul volto che sembra un incrocio tra un Frankenstein e un Joker di batmaniana memoria.
Impossibile non pensare a Freaks di Browning ma questo circo inquietante mi ha ricordato anche un piccolo cult inglese del 1960, Il circo degli orrori di Sidney Hayers.
Nel finale l'apoteosi: il regista spagnolo si autocita ( il finale di La comunidad sul tetto del palazzo), cita il cinema freak di Jeunet ma per quanto mi riguarda si lancia in una spericolata citazione di Vertigo, immortale capolavoro hitchcockiano. Quella croce che si  staglia  inquietante nell'oscurità come il faro teatro del finale dell'altro film, quella lotta senza esclusione di colpi che arriva al suo acme, i marcati accenti pittorici che regalano un'impronta indelebile.
Un vero e proprio godimento suino dal punto di vista del cinefilo.
Balada triste de trompeta osa l'inosabile e conferma il talento magari sgrammaticato ma vivacissimo di un autore che non ha paura di mettersi in gioco.
Ambizioso seppur imperfetto ma perfetta esemplificazione della visionarietà pantagruelica di un regista  che ha ormai raggiunto una propria cifra stilistica perfettamente riconoscibile.

( VOTO : 8 / 10 )
The Last Circus (2010) on IMDb

Jumat, 02 November 2012

Notte horror ( ...ma anche no...)

Minirecensione multipla per alcuni film che sono catalogati comunemente  horror ma che non avevano tutto il diritto ad esserlo.Almeno non tutti.
THE ECLIPSE ( 2009, di Conor McPherson )  film irlandese spacciato da più parti come ghost story. E' la storia di un insegnante ( Ciaran Hinds) vedovo con prole adolescenziale a carico che sente un forte senso di vuoto per la dipartita prematura della moglie causa cancro e improvvisamente comincia a sentire la sua presenza nella casa in cui abitano. E lo spettatore è sottoposto quasi come fosse un esercizio filmico anche a un paio di apparizioni del suddetto fantasma. Lui cerca conferme in una scrittrice che ha narrato dei suoi fantasmi e che ora si trova a Cobh per l'annuale concorso letterario. Pur spacciato per horror o meglio per film con fantasmi è in realtà un doloroso melodramma a cui sembra abbiano messo la sordina . Il dolore per il distacco che aleggia per tutto il film è appena accennato ma non erompe mai  con tutto il suo potenziale narrativo.Se Ciaran Hinds è abbastanza centrato nella parte, è assolutamente fastidioso un Aidan Quinn adagiato perennemente sopra le righe in una parte di scrittore sciupafemmine  che insidia la scrittrice con cui il vedovo trova affinità elettive anche se non propriamente di stampo amoroso. Anzi no.Chissà.
The Eclipse è il classico film senza infamia e senza lode girato però con una mano al di sopra della media. Una sequenza all'inizio ( quella dell' apertura, silenziosa , di una sala ristorante pronta per un banchetto) mi ha ricordato non poco analoga sala banchetti di Shining mentre occorre riconoscere che l'ambientazione nella bellissima città di Cobh è sfruttata magnificamente . Da sola innalza il livello di interesse, di per sè non altissimo , riguardo il film.
Il ritmo piuttosto compassato che cerca l'atmosfera piuttosto che la sollecitazione epidermica non faciliterà una visione disattenta. Ma a una visione più accurata della media il film di McPherson mostrerà impietoso le sue lacune....(voto 6 )
EL HABITANTE INCIERTO ( 2004, aka The Uninvited Guest di Guillem Morales ) Ecco un altro film catalogato come horror ma che in realtà si è rivelato tuttaltro. Felix, architetto, vive assieme a Vera in uno splendido palazzo gentilizio. Secondo Vera in realtà è una casa troppo grande per incontrarsi, anche solo per trovarsi. Decide così di lasciarlo( ma trovano sempre il modo per incontrarsi ) e va a vivere in un piccolo monolocale. Una sera un uomo con la scusa di fare una telefonata entra nella casa di Felix ma improvvisamente sparisce. La casa diventa piena di rumori spettrali e scricchiolii che mandano Felix in paranoia. Si mette a cercare l'intruso, lo trova e gli spara. Non controlla nemmeno se lo ha ferito o ucciso. Pensa solo a sigillare la casa per impedirne la fuga.
Dopo una notte passata in auto entra nella casa ( molto simile alla sua ) della paraplegica Claudia e vi si installa senza che la padrona di casa sappia nulla spuntando dietro di lei in ogni stanza. Finale a sorpresa. Ora, se El habitante incierto all'inizio sembra un thriller hitchcockiano o meglio depalmiano con vistose venature horror, strada facendo poi cambia pelle fin quasi a diventare una commedia degli equivoci con Felix che deve trovare tutti i modi, anche quelli più comici per nascondersi a Claudia. Che per complicare le cose e perseverare nel discorso del doppio tanto caro agli autori succitati è interpretata dalla stessa attrice che impersona Vera ( Monica Lopez ). La regia di Morales nel suo essere così precisa ed evocativa è la cosa migliore del film. Non sono così sicuro di aver compreso del tutto quello che voleva dire soprattutto alla luce di un finale che sembra buttare in vacca (usando la soluzione più semplice e senza complicazioni) quanto di buono costruito nei 100 minuti precedenti.E' un film perlomeno curioso assolutamente degno di una visione in cui si è lentamente ma inesorabilmente trasportati nei meandri della mente del disturbato Felix. La svolta ai toni della commedia nella seconda parte credo che sia la cosa meno riuscita di un film che poteva essere molto più perturbante di quello che poi si rivela. Se volete una ragione supplementare per vederlo allora vi dirò che nella parte dell'intruso è impegnato il grandissimo regista Agustì Villaronga, autore di cultissimi come Tras el cristal o Pa Negre. Comunque El habitante incierto non è solo un esercizio di stile, si vede che Morales ha talento. ( voto 6,5 ).
DICTADO ( 2012, aka Childish games di Antonio Chavarrias ) Daniel e Laura sono due insegnanti che hanno il cruccio di non avere ancora bambini. Un vecchio amico di Daniel, Mario, insiste per fargli conoscere la figlia Julia e quando i due apprendono che Mario si è suicidato prendono con loro Julia. Se per Laura è quasi l'avverarsi di un sogno, per Daniel l'esperienza si rivela più traumatica del previsto e farà affiorare un segreto mai confessato.
Anche questo è stato inserito con una certa sagacia nel calderone horror che in Spagna sembra aver trovato fertile humus: in realtà di cose tipo Nameless o The Orphanage non ha nulla. Il film gioca sulle apparenze e sui clichet operando poi il classico ribaltamento nel corso della narrazione che puzza di deja vù lontano un kilometro. La leggenda narra che questo film detenga il record di strilli, urli, improperi e sbertucciamenti alla Berlinale del 2012 dove è stato presentato in concorso. In effetti è abbastanza misteriosa la presenza di un filmetto come questo a un festival cinematografico così importante. Il problema di Dictado ( che detto per inciso non è così brutto, è realizzato con una certa cura e recitato adeguatamente) è che è un frullato di film già visti in precedenza e non aggiunge nulla di nuovo al genere, anzi , la sua assoluta prevedibilità azzoppa la presunta suspense che si vuole costruire nel finale. ( voto 5 )
THE SHRINE ( 2010, di Jon Knautz) In questo gruppo questo è l'unico decisamente horror. Un gruppo di giovani giornalisti viene in Europa per indagare su una misteriosa setta dedita a sacrifici umani.Indovinate come va a finire? In braciole di carne umana .
The Shrine è un film che mantiene esattamente quello che promette: comincia come il più banale dei torture porn ( è ormai una consuetudine narrare lo spaesamento dei giornalisti americani nell'Est Europa accumulando luoghi comuni gli uni sopra gli altri, anzi può darsi che sbaglio ma mi è sembrato anche che si facesse una certa confusione tra Albania  e Polonia con i protagonisti che arrivano in Albania per poi subito dopo ritrovarsi misteriosamente in Polonia) per poi immergersi dopo lunga attesa in un finale di culti ancestrali e rituali satanici rappresentati però senza troppa inventiva. Il livello non è infimo ma anche qui manca quel quid che elevi il film dalla mediocrità che inesorabilmente lo avvolge.
E questo è probabilmente dovuto alle scarse doti degli attori ( nettamente più convincenti quelli autoctoni rispetto agli americani ) e a una certa parsimonia nel mostrare effetti truculenti che vengono mostrati con dovizia di particolari solo nel finale.L'impressione finale che si ricava da The Shrine è che sia un surrogato un po' sgangherato di Hostel a cui hanno aggiunto un  paio di cucchiaiate de L'Esorcista ( viene nominato pure il sempiterno demone Pazuzu ) .Ricetta pesante ma soprattuto anonima , senza la sufficiente personalità per essere ricordato nemmeno dagli appassionati più duri e crudi.( voto 4,5 )