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Selasa, 05 November 2013

Nove Regine ( 2000 )

Buenos Aires: Juan è un piccolo truffatore che sta facendo un piccolo imbroglio da 50 pesos ai danni della cassiera di un negozietto. Viene scoperto e le cose per lui si metterebbero molto male se non intervenisse Marcos che , fingendosi poliziotto lo sottrae dalle grinfie del negoziante. In realtà è un piccolo truffatore come lui e gli propone di lavorare in società per un giorno solo. Al termine della giornata si divideranno l'incasso.I due si ritrovano però nel mezzo di un grosso affare: tirare un pacco da 500 mila pesos a un collezionista di francobolli vendendogli una serie di rarissimi francobolli ( naturalmente falsificati), le Nove Regine del titolo....
Il tempo per fare l'affare è poco e le avversità sono tante....
Nove Regine è uno dei piccoli cult personali del sottoscritto: un film importante che mi ha fatto conoscere una cinematografia da non sottovalutare come quella argentina e soprattutto un attore favoloso, Ricardo Darin, che qui a bottega è tuttora uno dei più apprezzati.
Nove Regine è il film d'esordio di Fabian Bielinsky, che lo ha anche sceneggiato, un talento della scrittura e della regia che un destino bastardo ci ha strappato via troppo presto e dopo sole due pellicole all'attivo ( questa ed El Aura, altro film assolutamente da vedere di cui abbiamo già parlato qui e qua ) .
La storia dei due piccoli truffatori Juan e Marcos, ognuno con le sue caratteristiche peculiari e una storia personale svelata a poco a poco, in filigrana lascia intravedere una nazione sull'orlo di una crisi economica da cui si riprenderà a carissimo prezzo, e un cinema di precisione geometrica, costruito come un mosaico in cui tutte le tessere col passare dei minuti quasi magicamente occuperanno il posto giusto.
E' un cinema che profuma di classico ma anche di moderno, un po' I soliti ignoti , un po' Ocean's Eleven ( che non dimentichiamo è un remake) e molto Pacco , doppio pacco e contropaccotto ma a un livello cinematografico più alto rispetto al film di Nanni Loy, un film di truffe e truffatori che tiene incollati alla poltrona perchè il maestro dei truffatori, termine stavolta da prendere nel senso positivo, diciamo illusionisti allora in quanto ti fa vedere solo quello che vuole lui, è proprio Fabian Bielinsky che sembra giocare con lo spettatore allo stesso modo in cui il gatto gioca col topo.
Tutto condotto con precisione matematica, un meccanismo perfetto un po' alla Mamet , eppure tutto appare costantemente in bilico, in un equilibrio precario che sembra sul punto di spezzarsi irrimediabilmente ad ogni sequenza.
Per tutto il film abbiamo la sensazione che ci sarà una sorpresa finale,  ma non sappiamo quale, non si riesce ad indovinare chi sta fregando chi.
Eppure pur aspettandosi un colpo di scena finale, quello che accade al termine del film è comunque inaspettato, un qualcosa che provoca stupore e meraviglia perchè è tutto calcolato nei minimi termini.
E poi quel sottobosco di Buenos Aires pieno di attori e truffatori ha un'aria tremendamente familiare , internazionale e napoletano allo stesso tempo, un'atmosfera familiare reiterata anche dalla continua citazione di una canzone di Rita Pavone, Il ballo del mattone , l'ossessione di Juan che poi viene fatta finalmente sentire ( per chi non la conoscesse ) sui titoli di coda.
E che sorpresa vedere un programma televisivo che nei giorni scorsi  mostrava un truffatore all'opera alla cassa di un bar con l'"uruguayana", come la chiama Marcos all'inizio del film, una piccola truffa da 50 euro.
A distanza di tanti anni pare che funzioni ancora egregiamente.
Un  po' come il film che non accusa per nulla il peso degli anni: leggero, scorrevole ed intelligente gioco con lo spettatore che si ritrova coinvolto in maniera attiva e non solo un fruitore passivo.

( VOTO : 8, 5 / 10 ) 

Nine Queens (2000) on IMDb

Minggu, 20 Oktober 2013

Tesis sobre un homicidio ( 2013 )

Roberto Bermudez è un brillante avvocato che insegna alla facolta di giurisprudenza. Ha un gruppo di alunni che devono prendere una sorta di master post laurea in criminologia. Tra questi c'è un ragazzo che ha conosciuto da bambino, Gonzalo Ruiz Cordera, figlio di un diplomatico che in passato ha frequentato. Quando nel parcheggio della Facoltà viene ritrovata assassinata una ragazza che lavorava in un bar, Roberto comincia a sospettare di Gonzalo, vedendo in lui uno psicopatico con l'ossessione di commettere il delitto perfetto.
Ma l'ossessione dimostrabile è solo quella di Roberto che , tra l'altro, ha una vita privata che va a rotoli condizionata dai troppi whisky che beve...
Studia maniacalmente il caso, raccoglie indizi , dettagli, prove circostanziali.
Riuscirà a dimostrare la presunta colpevolezza di Gonzalo?
C'è Ricardo Darin e a me già basterebbe così perchè per quanto mi riguarda lo adoro, il George Clooney argentino ( come qualcuno lo ha ribattezzato, evidentemente in vena di burle) basta da solo a illuminare la pellicola in cui è utilizzato.
Ed è il caso di questo Tesis sobre un homicidio, un thriller sui generis che da caso giudiziario si trasforma presto nella storia di una personale ossessione. Di quelle che condizionano la vita.
Roberto Bermudez, il personaggio recitato da Darin, è tanto brillante nella sua professione , quanto maldestro nella sua vita privata, vuota, contrassegnata dalla solitudine a seguito del suo divorzio e dai troppi cicchetti che prende al bar.
Quando ritrova Gonzalo, che aveva conosciuto da bimbetto, scatta in lui un'antipatia radicata , profonda perchè vede in lui quelle qualità che probabilmente lui ha perso col tempo.
E' bello, giovane, talmente sicuro di sè da sembrare un filo arrogante, ha successo con le donne, ha dei bei modi di fare. Sembra sereno, realizzato, sta percorrendo la strada che ha scelto per arrivare a una vita appagante.
Tutto quello che Roberto sembra aver vissuto una trentina di anni prima.
Dicevamo prima che Tesis sobre un homicidio è un thriller sui generis: in un film che si nutre dei meccanismi consoni al genere ci si soffermerebbe sulla vittima, sulle modalità dell'omicidio e invece qui tutto è trattato velocemente, quasi sbrigativamente.
Assistiamo a una sorta di lezione di criminologia: quello che conta sono i dettagli, il delitto perfetto è una questione di meri dettagli. E quindi ci troviamo catapultati nelle indagini di Roberto, radicati nella sua ossessione compulsiva in quanto a dispetto di tutto quello che va insegnando , per lui Gonzalo è colpevole sin da subito. E pian piano comincerà a trovare quei piccoli particolari, i dettagli appunto, che corroboreranno la sua tesi. Perchè la sua è fin dalla partenza una tesi e non un ipotesi.
Il film di Hernan Godfrid, tratto dal romanzo omonimo di Diego Paszkowski, ha il merito di restare sempre nell'alveo di un'ambiguità che non verrà svelata neanche alla comparsa dei titoli di coda.
Si astenga chiunque voglia trovare sempre e comunque un colpevole: qui forse lo abbiamo, forse no.
Gli indizi raccolti da Roberto sembrano probanti ma è veramente andata come dice lui? Forse.
Più di un dettaglio indica che lui ha ragione. E se fosse solo tutto frutto della sua fantasia?
Pur essendo parecchio intrigante dal punto di vista concettuale Tesis sobre un homicidio alla fine appare un po' irrisolto e non solo per un finale legato alla sensibilità dello spettatore.
Irrisolto perchè appare vittima della stessa ambiguità del suo soggetto, indeciso tra ambizioni autoriali , soprattutto nel rappresentare in immagini l'ossessione di Roberto( oggettivamente la parte più debole del film) e meccanismi propri del thriller giudiziario in cui le indagini si ancorano a un passato nebuloso da cui emergono alcuni dettagli, ( sì, ancora loro!) che rafforzano la tesi del protagonista.
Forse alla fine si soffre anche dell'ambiguità del finale: in fondo  inconsciamente lo spettatore vuol vedere la soluzione del caso che ha di fronte.
E qui non ce l'ha . Forse.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Thesis on a Homicide (2013) on IMDb

Selasa, 01 Januari 2013

Phase 7 ( 2011 )

Il giovane Coco e la moglie al settimo mese di gravidanza Pipi stanno facendo scorte in un supermercato a Buenos Aires. Mentre stanno pagando si scatena la ressa nel negozio per accaparrarsi generi di prima necessità. Una volta tornati a casa il telegiornale in edizione straordinaria diffonde la notizia di uno strano virus che sta mietendo migliaia di vittime per ogni dove nel mondo. Il loro condominio viene messo in quarantena e isolato dalle autorità sanitarie. Tra i vari condomini , però , cresce il clima di sospetto a causa della malattia fino ad arrivare a una vera e propria lotta per la sopravvivenza tutti contro tutti. E la situazione fuori tende a peggiorare ogni ora di più.
Raccontato in questi termini Phase 7 dell'esordiente alla regia Nicolàs Goldbart ( ma lunga esperienza nell'editing dei film) sembra quasi uno zombie movie argentino alla Romero o un horror che mutua lo spunto iniziale di [Rec]. Il che è anche parzialmente vero ma diciamo che qui di horror o di science fiction ce n'è in dosi veramente minime. E' chiaro che la tematica del contagio e l'apocalisse che sta mietendo milioni di vittime ( un metodo per controllare la sovrappopolazione mondiale?) sono tenuti sullo sfondo.
Phase 7 esamina più le varie dinamiche che si instaurano tra i vari personaggi in campo che reagiscono ognuno a loro modo alla prigionia forzata che devono subire all'interno delle loro case. In questo assomiglia di più a un ibrido tra il piccolo cult Rammbock : Berlin undead e quel capolavoro di ferocia di La comunidad di Alex de la Iglesia. Ha un po' più di ironia sbracata rispetto al primo (  la caratterizzazione dei vari personaggi o anche altri momenti che inducono al sorriso come la sequenza della visita dei condomini da parte di un medico inviato dall'autorità sanitaria che a prima vista sembra molto più malato di loro ) ma è tutto più trattenuto rispetto al grottesco sparso a piene mani dal film spagnolo.
Durante la visione si pensa a quanto possano essere selvagge certe riunioni di condominio, magari questo film  può risultare utile come preparazione psicologica, e a quanto può essere reale un personaggio come Coco che si diverte a scimmiottare Travis Bickle davanti allo specchio, sfoggia tutta una serie di magliettine da urlo ( dai SOD ai Misfits fino ad arrivare a una maglietta con scritto Shoot first! perfettamente in tema con quello che sta succedendo nel condominio) e che è trascinato continuamente da altri, segnatamente la moglie e il paranoico armato di tutto punto che abita al piano superiore, Horacio, in azioni che lui si guarderebbe bene dal fare.
E' il classico fancazzista che cerca di farsi scivolare tutto addosso dominato da una moglie che si avvale della sua posizione di superiorità data la gravidanza avanzata.
Phase 7 è un film dal budget risicato che si muove tra dramma e commedia pur concedendosi un paio di momenti veramente ultragore ( tipo una testa che salta in primissimo piano a causa di una fucilata )
Siamo naturalmente lontanissimi dal trovarci di fronte a un titolo di riferimento per il genere ma è abbastanza godibile per una visione molto relaxata.
Finale praticamente ricalcato su quello de Il demone sotto la pelle di Cronenberg.
Ultima cosa, last but not least: AUGURI A TUTTI PER UN 2013 GRANDIOSO.

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Phase 7 (2011) on IMDb

Rabu, 12 Desember 2012

Elefante blanco ( 2012 )

L'Elefante blanco del titolo è il nome del più grande complesso ospedaliero che doveva essere realizzato a Buenos Aires.Un progetto degli anni '30 mai portato a compimento.Attorno a questo cantiere infinito è sorta una bidonville enorme abitata da molta gente comune ma che è anche il teatro della lotta tra vari cartelli di narcotrafficanti. Padre Julian ,  Luciana, assistente sociale atea ma fervida sostenitrice della causa e padre Nicolas, appena tornato da una missione nella foresta finita nel sangue,  cercano assieme a tanti altri volontari di portare avanti il progetto dell'Elefante blanco.
Ma non sarà facile. Vince sempre chi ha la pistola in mano.
Con questo film si ricrea il magico terzetto di Carancho.Trapero alla regia e alla sceneggiatura, la moglie Martina Gusman e il grande Ricardo Darin davanti alla cinepresa.
In più c'è un altro personaggio importante: è il padre Nicolas a cui dà volto Jeremie Renier, già visto in alcuni film dei Dardenne.
La cosa che è subito evidente è il grande sforzo produttivo e organizzativo fatto per girare questo film:  la prima parte è girata nella foresta amazzonica e poi il resto è letteralmente affondato in questa immensa, labirintica bidonville , teatro della disperazione di molti ma anche della speranza per molte famiglie poverissime di avere qualcosa di meglio, con dei preti che lavorano tutto il giorno gomito a gomito con volontari per cercare di farla avere a più gente possibile questa speranza.
E intanto la politica e i piani alti della gerarchia ecclesiastica prosaicamente stanno a guardare trincerandosi dietro procedure e burocrazie varie.
Accanto a tossici che si rifugiano sui piani alti di edifici abbandonati, scheletri di cemento inospitali, ci sono famiglie che non hanno nulla e che, nonostante tutto, cercano di vivere un'esistenza il più "normale " possibile.
La cinepresa di Trapero ruba decisamente l'occhio quando fruga tra i vicoli di questo avamposto di disperazione in terra, quando segue la confusa quotidianità che attanaglia chi la vive dall'interno
Il tutto girato con stile semidocumentaristico, a restituire verità sullo schermo con dei lunghi e complessi pianosequenza che farebbero tremare le vene dei polsi di qualsiasi regista.
Su questo substrato si staglia il personaggio di padre Julian, il solito, immenso Ricardo Darin che agisce per sottrazione su un personaggio ad alto rischio di retorica. La sua lotta silenziosa a favore dei poveri e dei reietti, il suo segreto tenuto a malapena nascosto sono l'architrave su cui poggia gran parte del film che se da una parte si dimostra molto efficace nella descrizione di una realtà sociale scomoda e non conosciuta a tutti, d'altra parte si dimostra più debole negli orpelli che vuole incastonare in questa storia.
E gli orpelli sono dovuti alla crisi mistica e personale di padre Nicolas ( sia per essere l'unico superstite della sua missione nella foresta amazzonica sia per lo sbandamento molto "laico" per Luciana) personaggio forse non approfondito a sufficienza.
La sua divagazione sentimentale con la bella assistente sociale appare un po' forzata per esacerbare un lato melodrammatico (forse non necessario ) del racconto.
Come in Carancho il finale arriva improvviso e inaspettato, meno tellurico di quello ma ugualmente d'impatto.
Elefante blanco è ispirato alle vicende di padre Carlos Mujica, citato espressamente nel film, ucciso nel 1974   da un ufficiale di polizia in circostanze ancora misteriose.

( VOTO : 7+ / 10 )  Elefante blanco (2012) on IMDb