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Selasa, 12 November 2013

Machete Kills ( 2013 )

Machete viene reclutato dal presidente degli Stati Uniti in persona per andare a prendere una specie di anarchico messicano che ha un missile puntato sugli USA. Machete si imbarca per la missione e capisce subito che c'è qualcosa di molto diverso sotto. C'è un miliardario che sta approntando una specie di navicella spaziale in cui rifugiarsi , assieme a clienti danarosi, in previsione della futura distruzione della Terra.
Per Machete sarà durissima farcela e salvare la Terra...
Anticipato dal trailer di Machete kills again...in space, eccoci giunti alla seconda puntata della tamarreide cinematografica targata Robert Rodriguez. Se il primo Machete era nato per scherzo sotto forma di trailer ai tempi dell'esperimento Grindhouse/ Planet Terror assieme al compagno di bisboccia di sempre, Quentin Tarantino, questo Machete kills comincia proprio dove era finito l'altro, perfetta simulazione di B movie coi controfiocchi, il tentativo, riuscito, di creare monnezza artistica , talmente artistica da iniziare un trend, una tendenza.
La ricetta è la stessa: body count degno di uno slasher , ampio stravaso ematico anche questo degno del più sanguinolento degli horror, gnocca count degno di una rivista per soli uomini, trama talmente infarcita di nonsenses che diventa presto un gigantesco nonsense essa stessa, attori di grido che si prestano di buon grado in ruoli talmente sopra le righe da essere anche oltre il concetto di caricatura.
Quindi tra poppe mitra, cannoncini fallici, intestini a tracolla di banfiana memoria e maschere che sembrano rubate dal set di Star Wars, Danny Trejo,attore che definire granitico è un eufemismo, ritorna nel ruolo della sua vita: quello del rude messicano che parla a monosillabi ( e quando lo fa è in terza persona, un po' come Balotelli....) e che mostra il suo fascino particolare circondato da donne che rappresentano il sogno erotico per almeno i tre quarti della metà maschile dell'universo.
Ce n'è per tutti i gusti: una Jessica Alba bellissima anche se coperta da capo a piedi, una Michelle Rodriguez più esplosiva che mai che sta diventando sempre più bella ad ogni film che passa ( qui a bottega è una delle più apprezzate) , la biondocrinita Amber Heard che sguazza letteralmente nei panni della miss agente segreto e già che c'è elargisce un po' delle sue grazie a Machete , con Danny Trejo che sentitamente ringrazia Rodriguez, c'è una Sofia Vergara che spara con ogni parte del suo costumino stile Gaultier, per i feticisti c'è anche la presenza di una Lady Gaga inedita, tra il trash del nuovo millennio e la raffinatezza degli anni '50, con netta prevalenza del primo aspetto.
E poi ci sono Cuba Gooding jr, Banderas, Mel Gibson....insomma talmente tante guest stars che Rodriguez più che da regista  deve agire da vigile urbano per smistare tutto questo traffico di stars hollywoodiane.
Tutto questo va naturalmente a scapito della trama volutamente inesistente, un esile canovaccio su cui poggiare tutte le trovate sbilenche tipiche del mondo di Machete.
Che continuano a imperare in questo paradiso artificiale cinefilo creato da Rodriguez e dai suoi compari...
Machete Kills non sarà un capolavoro ma è esattamente quello che ti aspetti: un personaggio icona che attraversa un film umorale, rapsodico, ironico e volutamente sciocco, con quella patina ( artificiale ) da B movie che cerca di renderlo ancora più simpatico.
Piazzare il trailer di Machete kills again ...in space potrà sembrare una mossa poco azzeccata ma consona allo stile di Machete: ci si appresta alla visione con la consapevolezza di assistere a un film che non avrà un finale compiuto ma del resto ci interessa poco come finisce.
Interessa soprattutto il percorso che si fa per arrivarci.
Anche perchè sappiamo sin da subito che Machete è immortale e lo sarà almeno per un altro film.
Addirittura impara a twittare: e che imparerà mai nel prossimo film?
Siamo già tutti in attesa fiduciosa.

( VOTO : 6,5 / 10 )

Machete Kills (2013) on IMDb

Minggu, 22 September 2013

The Dyatlov pass incident ( 2013 )

Un gruppo di studenti americani, coadiuvato da un addetto alle immagini e una microfonista, parte per la Russia per cercare di scoprire che cosa si nasconde dietro il mistero dell'incidente al passo Dyatlov, avvenuto nel febbraio del 1959 in cui nove giovani russi persero la vita in circostanze ancora misteriose. Cercano di rifare lo stesso percorso nonostante i ripetuti avvertimenti e consigli a non continuare, documentandolo con una telecamera.
E naturalmente la cosa sfuggirà loro di mano, sia per le avverse condizioni metereologiche, sia per qualcosa che alcuni di loro scoprono. 
Ma mal gliene incoglierà...
Dico sempre che sono stufo dei mockumentaries horror però ogni volta che ne esce uno , sono lì in prima fila a vederlo, forse per un lieve istinto masochistico che ogni tanto mi spinge ad autofustigarmi, cinematograficamente parlando.
Ma qui sono ampiamente giustificato: c'è un tipetto tosto come Renny Harlin alla regia, uno caduto un po' nel dimenticatoio ma che se gli date una cinepresa in mano può sempre cavarne qualcosa di buono ma soprattutto c'è una storia vera ( quella dell'incidente al passo Dyatlov, una storia raccontata nei particolari in una succosissima pagina di Wikipedia, per i pigroni potete leggerla qui ) ancora gravida di mistero che ha il potenziale di tenerti incollato alla poltrona.
The Dyatlov pass incident non è un mockumentary puro , anzi è abbastanza spurio nel mescolare le varie tecniche e soprattutto evita quel fastidioso effetto mal di mare che in genere viene provocato dalle immagini girate da una telecamera tremolante.
Serve subito su un piatto d'argento un pugno di personaggi non particolarmente simpatico che ha dal primo minuto il physique du role della carne da macello e per quanto riguarda le riprese in esterni, in Russia, si avvale di locations veramente splendide.
Ha il solito problema manifestato dalla maggior parte dei film appartenenti al genere mockumentary: per un' ora non succede praticamente nulla, ci sono chiacchiere e pruriti vari, qualche piccola solecitazione per aumentare , ma di poco, l'inquietudine, non si riesce a memorizzare neanche il nome di tutti i personaggi, almeno io non sono riuscito a farlo e questo per dire che a Renny Harlin non interessava più di tanto far affezionare lo spettatore a questi personaggi, i classici sborroncelli americani che si sentono superiori e in grado di risolvere tutti i problemi, anche un mistero che resiste da oltre 50 anni.
Dopo la prima ora di acclimatamento , si fa per dire, finalmente The Dyatlov pass incident decolla e fa una specie di decollo verticale come un aereo ultramoderno.
Il livello di tensione si alza di parecchio, la vicenda prende una piega inaspettata tra sci fi e complottismo vintage da guerra fredda, il ritmo aumenta in modo vertiginoso e Harlin  muove la sua cinepresa nel buio e in corridoi strettissimi come se non avesse mai fatto altro nella sua vita, marcando la differenza tra la regia di uno che sa fare cinema come lui e i carneadi che spesso si trovano dietro operazioni fallimentari artisticamente come The Chernobyl diaries.
Un certo parallelismo si potrebbe anche fare tra i due film ma è proprio Harlin a marcare la differenza : nonostante abbia poco budget e abbia la necessita più di nascondere che di mostrare proprio per l'esiguità dei fondi a disposizione. Se la parte finale di The Chernobyl diaries era un'accozzaglia senza senso di sequenze in cui si capiva poco o nulla  in The Dyatlov pass incident è tutto molto chiaro , non ci si perde proprio nulla.
Un po' come succedeva in The Descent, film che mi è tornato in mente durante la visione,  poteva essere stato girato anche nel salotto di casa Marshall, eppure in grado di far tremare le vene dentro ai polsi.
Ho dovuto fare i salti mortali  per evitare fastidiosi spoiler ma l'ultima mezz'ora di The Dyatlov pass incident è veramente un bel vedere.
Peccato per un'introduzione troppo lunga che potrebbe scoraggiare qualcuno.
Ma poi l'attesa viene ben ripagata....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Devil's Pass (2013) on IMDb