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Minggu, 01 Desember 2013

Skinwalker Ranch ( 2013 )

La storia di un gruppo di ricerca scientifica che si installa nel ranch del titolo in cui è scomparso misteriosamente il figlio del proprietario. Gli strumenti registrano fatti sempre più strani  fino a un epilogo shockante al termine di un crescendo di orrore e mistero.
Basato (alla lontana, ma molto alla lontana) su fatti veri accaduti in una fattoria dello Utah nel 2010 .
Ogni volta dico basta ai mockumentaries e ai found footage e ogni volta ci ricasco, visto che sono in prima fila a parlarne e a criticarli.
Ma qui sono giustificato e quella giustificazione sono i fatti veri a cui si ispira il film : la storia dello Skinwalker Ranch è costellata di apparizioni e sparizioni misteriose, comparsa di lupi a prova di proiettile, luci accecanti, bambini fantasma dalla voce soave, strane mutilazioni del bestiame e addirittura i famigerati cerchi nel grano.
E francamente mi sono divertito parecchio a girare per il sito dedicato al ranch ( che potrete trovare qui ), un misto di leggende urbane, o meglio rurali, mescolate ad un'apparenza simil scientifica che non sai se prendere come un enorme cumulo di cazzate per il boccalone di turno o prendere sul serio.
Anche se qualcosa è veramente accaduto in quel ranch visto che è stato tutto documentato in articoli di giornale e addirittura in un libro.
A dir la verità forse mi sono divertito più a navigare per il sito di cui sopra che a vedere il film che è il classico found footage ibridato col mockumentary, creato a tavolino con la solita compilation di spaventi in ordine di terrore crescente.
Va bene, lo ammetto, forse sto cominciando ad avere l'orticaria per i film di questo genere ma  sembrano veramente tutti uguali tra di loro.
Ok è tutto ben confezionato, nonostante il budget risicato gli effetti speciali hanno una discreta efficacia, anche gli attori svolgono il loro compito con sufficiente disinvoltura ma in questo Skinwalker Ranch non c'è nulla di nuovo.
Anzi c'è l'aggravante che si mescola un po' tutto lo scibile mockumentary / found footage in un unico calderone: si parte dalle apparizioni fantasmatiche del bambino scomparso che passa tutte le sere alla stessa ora nella cucina per andare a finire chissà dove , si passa per una specie di bestia feroce, forse un lupo gigantesco, che sembra provare solletico quando gli si spara si prosegue con  una misteriosa forza che rende un pick up molto simile a una pizza margherita e poi , dulcis in fundo (SPOLER SPOILER SPOILER si arriva all'incontro con gli alieni brutti, cattivi e che non hanno nessuna intenzione di comunicare con i terrestri. E c'hanno pure l'astronave con tutte le lucine al posto giusto che arriva per prendere le vittime dei loro rapimenti...FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER).
Insomma si parte dalle varie Paranormal Activities e da The Blair witch project, si passa per una classica ghost story con tanto di bambina fantasma che fa molto horror giapponese ( ma almeno qui la bambina è bionda) ma anche Poltergeist -Demoniache presenze  e si finisce in una specie di Incontri ravvicinati del terzo tipo senza però il lieto fine del film spielberghiano.
L'impressione è che il regista Devin McGinn, qui all'esordio dopo una lunga esperienza come attore televisivo, e lo sceneggiatore Adam Ohler, anche lui un novizio, infarciscano il film di più avvenimenti possibile per evitare cadute di tensione pensando più all'accumulo di sueggestione che alla costruzione di una suspense vera e propria.
E con la comparsa degli alieni sembra che si voglia tutto buttare in caciara non sapendo altrimenti come chiudere tutte le tracce narrative aperte ( compresa una forza misteriosa che provoca suicidi e la progressiva scomparsa dei membri del gruppo di ricerca).
Un po' troppa carne al fuoco : è vero che si dice che è meglio abundare quam deficere ma è altrettanto vero che il troppo storpia.
E qui c'è veramente troppo di tutto.
Forse però il fan irriducibile famelico di spaventi troverà il modo di divertirsi....

(  VOTO : 4,5 / 10 ) 

Skinwalker Ranch (2013) on IMDb

Selasa, 19 November 2013

Paranormal Activity - Tokyo Night ( 2010 )

Mentre è in vacanza negli Stati Uniti , la giovane Haruka subisce uno strano incidente in cui si frattura le gambe. Torna al natio Giappone per trascorrere la convalescenza in casa col padre, che non c'è mai in quanto sempre in viaggio per lavoro, e il fratello più giovane, Koichi. I due hanno la sensazione che di notte accada qualcosa nella stanza di Haruka , tipo spostamenti di oggetti o della sedia a rotelle con cui si sposta Haruka. Mettono del sale davanti alla finestra per scoprire qualche intruso notturno e la mattina dopo lo trovano sparso per tutta la stanza. Decidono allora di piazzare una telecamera all'interno della stanza di Haruka ....
Avete presente il detto "battere il ferro finchè è caldo"? Ebben questo ferro è molto più che caldo, anche l'aggettivo bollente non rende perfettamente l'idea per lo scopo di questo filmettino che ammette subito la propria colpa dichiarandosi ispirato al film di Oren Peli e immettendosi nel mare magnum dei sequels di Paranormal activity piazzandosi addirittura prima di Paranormal Activity 2, uscito quasi in contemporanea.
Infatti quando uscì questo film si intitolava Paranormal Activity 2 - Tokyo Night ma essendo un qualcosa totalmente estraneo alla serie ufficiale ( anche se qualche riferimento all'originale c'è nei dialoghi tra i due fratelli), da buon sequel apocrifo, poi ha perso il numeretto usurpatogli dal seguito ufficiale.
Però si fregia nella locandina del titolo di sequel giapponese orginale.
Insomma poche idee ma in compenso ben confuse giusto per lucrare un po' di interesse in più da parte dello spettatore occasionale.
Che dire di questo film?
Poco o nulla.
Da piccolo mi dicevano sempre che i giapponesi erano degli artisti nel riprodurre le cose che vedevano in giro per il mondo.
A livello cinematografico ora siamo abituati a Hollywood che ,sempre più stanca e priva di idee, guarda al proprio passato autorifacendosi oppure dà un'occhiata intorno e cerca di rubacchiare qua e là idee dal cinema europeo e orientale ,spesso cooptandone gli autori perchè si sa che lì circolano parecchi soldi e al di qua dell'Atlantico o nella terra del Sol Levante molti meno. 
E che cosa accadrebbe se succedesse il contrario? Cioè se il cinema giapponese di oggi si mettesse a rifare Hollywood?
Ne vien fuori un bel pastrocchio che in questo caso si chiama Paranormal Activity-Tokyo Night.

Il film di Nagae si rapporta però col primo film, mondandone alcuni aspetti de­leteri (riducendo al massimo  le sequenze in cui al fast forward la coppia del film di Oren Peli si riguardava la nottata) e cercando di aggiungere altri elementi a dir la verità poco riusciti come il brano della sensitiva o quello dello sciamano che è oltre il limite della credibilità.
E viene attenuata anche quell'aria fintodilettantesca con riprese che dimostrano un certo savoir faire con la telecamera.
Anche se non si capisce lo stesso come mai succedono le peggiori cose e il protagonista non dimentica mai di accendere la telecamera, anche a costo di rischiare la vita.
SPOILER SPOILER SPOILER Il film di Nagae però poi sembra ricordarsi di essere giapponese con un inattesa svolta in senso J-horror col classico fantasmino che cammina come Frankenstein e con i capelli corvini che gli coprono la faccia.
E quindi il corto circuito è completo.FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER
Pur discostandosi dall'originale per un finale diverso e pur notando una regia appena migliore, la visione di questo film è assolutamente pleonastica se già si è visto l'altro.
 A dir la verità era superflua anche la visione dell'originale per quanto mi riguarda...

( VOTO : 4 / 10 )  Paranormal Activity 2: Tokyo Night (2010) on IMDb

Selasa, 24 September 2013

The Imposter ( 2012 )

San Antonio, Texas, 1994 : Nicholas, un tredicenne come tanti altri, scompare nel nulla dopo una partitella a basket con gli amici. Dopo tre anni e mezzo un ragazzo messo in una specie di orfanotrofio a Linares, Spagna, afferma di essere Nicholas e si mette in contatto con i parenti. Ma ci sono parecchie cose strane: è moro, ha gli occhi di colore diverso e pur avendo gli stessi tatuaggi, più o meno, si esprime in un accento diverso. Eppure la sorella venuta in Spagna a recuperarlo e gli altri familiari in Texas non si accorgono di nulla e riconoscono in lui Nicholas.
Le autorità non sono convinte e cercano di andare in fondo alla faccenda...
Raccontato così sembra essere un  thriller , in realtà The Imposter esordio cinematografico del documentarista Bart Layton , attivo in televisione, è un documentario incentrato sullla figura di Frederic Bourdin, ragazzo francese che nella sua vita si è reso protagonista nell'assumere più di 500 identità diverse. Uno al cui confronto Frank Abagnale jr, l'uomo alla cui storia vera è ispirato Prova a prendermi, storia di un ragazzo  che ha interpretato la filosofia del Sogno Americano in modo decisamente personale, sembra una novizio del furto di identità.
E' subito chiaro che non ci troviamo di fronte al ragazzo scomparso ma lo stesso il film ha una capacità magnetica di attrazione perchè , centellinando rivelazioni su rivelazioni, riesce a creare una suspense che si taglia col coltello, cosa rara in questo tipo di film.
Perchè al solito la realtà supera sempre , e di parecchio , la più fervida delle immaginazioni.
Impossibile spiegarsi meglio , altrimenti incorrerei in fastidiosi spoilers che toglierebbero un po' di sapore alla visione ma la storia di Frederic Bourdin ha un suo fascino forse più ingenuo che maligno, si è calamitati a cercare di capire come questo ragazzo francese di intelligenza normale, di livello culturale non particolarmente eccelso, riesca mano mano a mettere mattoni sulla sua storia per renderla credibile agli occhi dei più.
Le bugie hanno le gambe corte e il castello di carte alla fine diventa un po' troppo complesso per non crollare ma non succede quanto uno ci si attende.
Anzi vien fuori l'orrore che si può celare dietro a un mistero di questo tipo.
E non posso dire altro.
Interessante la tecnica spuria con cui è costruito questo documentario: accanto alle interviste realizzate con i veri protagonisti della storia ci sono scene di raccordo girate per confezionare meglio il tutto e ci sono attori che interpretano personaggi che hanno avuto un ruolo nella vicenda, come ad esempio l'investigatore Charlie Parker alle prese con scene puramente fiction che riproducono la realtà dei fatti.
Inoltre c'è l'esordiente Adam O'Brian che recita la parte di Frederic Bourdin.
Presentato con successo al Sundance e vincitore di numerosi premi in festival  internazionali, The Imposter è un qualcosa di anomalo nel panorama cinematografico.
Un documentario ibrido appassionante come un thriller , confezionato con grandissima cura e con un montaggio che garantisce un ritmo molto sostenuto.
Tutto ciò inevitabilmente calamita l'attenzione dello spettatore.
Altra cosa che colpisce  in questo film che racconta  una storia ancora piena di lati oscuri è che il regista non assume nessun punto di vista, osservando tutto come fosse un entomologo alle prese con la sua teca piena di insetti.
E riesce a descrivere compiutamente una personalità patologica come quella di Bourdin, furfante matricolato ma che sorprende grazie a improvvisi lampi di genialità estemporanea.
Visione caldamente consigliata.

( VOTO : 7+ / 10 ) 

The Imposter (2012) on IMDb

Minggu, 22 September 2013

The Dyatlov pass incident ( 2013 )

Un gruppo di studenti americani, coadiuvato da un addetto alle immagini e una microfonista, parte per la Russia per cercare di scoprire che cosa si nasconde dietro il mistero dell'incidente al passo Dyatlov, avvenuto nel febbraio del 1959 in cui nove giovani russi persero la vita in circostanze ancora misteriose. Cercano di rifare lo stesso percorso nonostante i ripetuti avvertimenti e consigli a non continuare, documentandolo con una telecamera.
E naturalmente la cosa sfuggirà loro di mano, sia per le avverse condizioni metereologiche, sia per qualcosa che alcuni di loro scoprono. 
Ma mal gliene incoglierà...
Dico sempre che sono stufo dei mockumentaries horror però ogni volta che ne esce uno , sono lì in prima fila a vederlo, forse per un lieve istinto masochistico che ogni tanto mi spinge ad autofustigarmi, cinematograficamente parlando.
Ma qui sono ampiamente giustificato: c'è un tipetto tosto come Renny Harlin alla regia, uno caduto un po' nel dimenticatoio ma che se gli date una cinepresa in mano può sempre cavarne qualcosa di buono ma soprattutto c'è una storia vera ( quella dell'incidente al passo Dyatlov, una storia raccontata nei particolari in una succosissima pagina di Wikipedia, per i pigroni potete leggerla qui ) ancora gravida di mistero che ha il potenziale di tenerti incollato alla poltrona.
The Dyatlov pass incident non è un mockumentary puro , anzi è abbastanza spurio nel mescolare le varie tecniche e soprattutto evita quel fastidioso effetto mal di mare che in genere viene provocato dalle immagini girate da una telecamera tremolante.
Serve subito su un piatto d'argento un pugno di personaggi non particolarmente simpatico che ha dal primo minuto il physique du role della carne da macello e per quanto riguarda le riprese in esterni, in Russia, si avvale di locations veramente splendide.
Ha il solito problema manifestato dalla maggior parte dei film appartenenti al genere mockumentary: per un' ora non succede praticamente nulla, ci sono chiacchiere e pruriti vari, qualche piccola solecitazione per aumentare , ma di poco, l'inquietudine, non si riesce a memorizzare neanche il nome di tutti i personaggi, almeno io non sono riuscito a farlo e questo per dire che a Renny Harlin non interessava più di tanto far affezionare lo spettatore a questi personaggi, i classici sborroncelli americani che si sentono superiori e in grado di risolvere tutti i problemi, anche un mistero che resiste da oltre 50 anni.
Dopo la prima ora di acclimatamento , si fa per dire, finalmente The Dyatlov pass incident decolla e fa una specie di decollo verticale come un aereo ultramoderno.
Il livello di tensione si alza di parecchio, la vicenda prende una piega inaspettata tra sci fi e complottismo vintage da guerra fredda, il ritmo aumenta in modo vertiginoso e Harlin  muove la sua cinepresa nel buio e in corridoi strettissimi come se non avesse mai fatto altro nella sua vita, marcando la differenza tra la regia di uno che sa fare cinema come lui e i carneadi che spesso si trovano dietro operazioni fallimentari artisticamente come The Chernobyl diaries.
Un certo parallelismo si potrebbe anche fare tra i due film ma è proprio Harlin a marcare la differenza : nonostante abbia poco budget e abbia la necessita più di nascondere che di mostrare proprio per l'esiguità dei fondi a disposizione. Se la parte finale di The Chernobyl diaries era un'accozzaglia senza senso di sequenze in cui si capiva poco o nulla  in The Dyatlov pass incident è tutto molto chiaro , non ci si perde proprio nulla.
Un po' come succedeva in The Descent, film che mi è tornato in mente durante la visione,  poteva essere stato girato anche nel salotto di casa Marshall, eppure in grado di far tremare le vene dentro ai polsi.
Ho dovuto fare i salti mortali  per evitare fastidiosi spoiler ma l'ultima mezz'ora di The Dyatlov pass incident è veramente un bel vedere.
Peccato per un'introduzione troppo lunga che potrebbe scoraggiare qualcuno.
Ma poi l'attesa viene ben ripagata....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Devil's Pass (2013) on IMDb

Minggu, 11 Agustus 2013

ESP 2 - Fenomeni paranormali ( 2013 )

Alex Wright studente di cinema e recensore in un videoblog mentre sta realizzando il suo primo film horror (una vagonata di luoghi comuni del teen horror,  una roba che a confronto Ed Wood pare Kubrick) va in fissa col fatto che il  film Grave Encounters , cioè il primo ESP, abbia avuto così successo su internet con oltre venti milioni di visualizzazioni. Più che altro una questione di dinvidia visto che a lui non se lo calcola nessuno o quasi.
E , investigando di qua e di là scopre che tutti i membri della troupe originaria sono spariti. Occorre quindi fare un film per dimostrare che gli avvenimenti del primo capitolo erano veri e per questo assieme a un gruppo di amici della sua crew cinematografica trova l'ospedale psichiatrico che aveva causato tanti guai nel primo film e lo cominciano ad esplorare in notturna proprio come succedeva in ESP.
Indovinate che scoprono? Che il posto è stregato, abitato da tanti fantasmini dalla bocca larga e che per non farli fuggire l'ospedale è capace di cambiare le proprie geometrie? 
Indovinato!
E indovinate chi vi trovano che ci ha vissuto per dieci anni pasteggiando a pantegane e bevendo acqua da una tazza del cesso? Si proprio lui...Lance Preston! 
Indovinato di nuovo!
Che dire di questo ESP 2_ Fenomeni paranormali che non sia stato già detto riguardo al primo film di questa serie ?
Poco o nulla: più che un sequel è il solito remake accessoriato ( perchè il primo film aveva permesso di raccogliere guadagni abbastanza lauti più che altro perchè era costato veramente poco, un milioncino di dollari tondo tondo) che non si sposta di un millimetro dal solco lasciato dal precedente.
In più ha l'aggravante della presunzione ( vedi il discorsetto sulla qualità degli horror, da che pulpito viene la predica ) e della perseveranza nell'errore.
Stavolta i minacciosi The Vicious Brothers si astengono dalla regia ma rimangono come sceneggiatori, oltre a riservarsi un rapido cameo e affidano la macchina da presa all'esordiente John Poliquin che , come detto prima, è solo un esecutore di uno spartito altrui.
Le uniche buone idee che c'erano nel precedente sono teletrasportate in questo film compreso anche un prefinale alla The Descent con tanto di uscita con sorpresa dall'ospedale psichiatrico( veramente non è simile ma il paragone rende abbastanza l'idea, chi vedrà capirà ) pellicola di superculto a cui questo filmetto de paura non è degno neanche di allacciare le stringhe delle scarpe.
Una parziale differenza rispetto al primo capitolo è che stavolta l'orrore è più mostrato che suggerito : sicuramente una questione di budget che ha permesso di accedere a delle forme cinematografiche molto più evolute e più standardizzate del solito found footage.
E se è vero che tutto questo permette di non morire di mal di mare a causa della telecamera che sembra maneggiato da un malato terminale di Parkinson ( diciamo che più passano i minuti e più la forma è "normalizzata" ), è anche vero che ci si rende conto molto meglio dell'estrema povertà tutta l'operazione, un volgare raschiamento del barile fin dove non si era riusciti ad arrivare col primo ESP.
La paura latita, la prevedibilità regna perchè si rivede praticamente tutto quello mostrato nel primo film con maggiore dovizia di particolari, la visione arranca anche in una di quelle superafose estate estive che sembra adattissima alla visione a neuroni spenti di un horror senza tante pretese.
Il problema è che ESP 2- Fenomeni paranormali le pretese le ha.
Ma è assolutamente da evitare.

( VOTO  : 4 / 10 ) 


Grave Encounters 2 (2012) on IMDb

Kamis, 08 Agustus 2013

ESP- Fenomeni paranormali ( 2011 )

Jerry Hartfeld, produttore televisivo, mostra durante un'intervista una videocassetta che è arrivata alla sua casa di produzione. Contiene tutto il materiale raccolto per una puntata di uno show televisivo, Grave Encounters, mai trasmessa in tv , in cui una piccola crew , capeggiata dal conduttore Lance Preston, indaga sugli strani avvenimenti accaduti all'ospedale psichiatrico di Collingwood in quel di Ryerson Valley nel Maryland. La struttura è chiusa da 50 anni e loro cercano prove di fantasmi che risiedano in essa. Si fanno chiudere una notte dentro le mura fatiscenti dell'ex manicomio con la promessa di essere liberati alle 6 del mattino dopo. Ma il tempo sembra non passare mai, letteralmente, non si fa mai giorno nonostante passino decine di ore e qualsiasi tentativo di fuga dal manicomio si rivela infruttuoso. L'edificio sembra cambiare continuamente geometria per non farli fuggire....
ESP- Fenomeni paranormali è l'ennesimo prodotto no-budget girato da due registi al loro esordio che si fanno chiamare minacciosamente The Vicious Borthers, realizzato con la tecnica del found footage e che si muove sulla falsariga dei capostipiti del genere( non tanto Deodato, quanto The Blair witch project).
Non nutrivo grosse aspettative ma l'ho recuperato fondamentalmente per un paio di motivi: l'ambientazione in un ospedale psichiatrico abbandonato, non precisamente una botta di originalità ma mi ha riportato alla memoria i miei primi spaventi videoludici di Silent Hill ( parliamo della prima Playstation) e soprattutto il cultissimo Session 9, di Brad Anderson.Il secondo motivo è che i questi giorni è uscito nella sale cinematografiche nostrane il sequel di questo film e quindi prima di recuperare il nuovo volevo essere preparato sul vecchio, si fa per dire.
 ESP - Fenomeni paranormali non ha nulla delle gloriose reminiscenze  di cui sopra. Pur avendo a sua favore una  location ottima, la sfrutta solo parzialmente e poi soprattutto è un film che non regala alcun tipo di spavento.
Niente buu - sequences, giusto qualche trucchetto da filmetto de paura for dummies ( i capelli che si muovono, oppure il cameraman che viene spinto per le scale, un paio di fantasmini che sembrano passare lì per caso) e tutte le consuete,  seriali amenità da film girato con la tecnica del found footage che non sto qui a ripetere.
Altro motivo di interesse poteva essere il confronto tra la trasmissione televisiva che viene satireggiata senza pietà nel film ( in cui nonostante la troupe sfoggi un'attrezzatura da agenzia spaziale, tutto viene ricondotto a un insano scetticismo e a qualche aggiustamento per favorire lo spettacolo da dare al pubblico, tipo il falso medium) e un'analoga trasmissione che ho avuto modo di vedere sulla pay-tv italiana, credo che si intitolasse Cacciatori di fantasmi che ispeziona le locations più misteriose e maledette sparse per la penisola italiana.
Ho trovato le analogie abbastanza inquietanti ( attrezzature, telecamere con visione notturna che percepiscono delle ombre, il freddo che dicono di provare i protagonisti dello show televisivo allorchè entrano in certe sale, la presenza di un medium), tutte cose insomma che mi hanno fatto rileggere in negativo una trasmissione potenzialmente interessante per i miei gusti.
Tornando al film l'unica cosa degna di interesse è il discorso sul cambiamento di geometrie dell'ospedale psichiatrico che si trasforma man mano in un labirinto senza uscita ( già visto in Rose Red di Stephen King) e lo scorrere anomalo del tempo, in una sorta di dimensione alternativa in cui passano decine di ore eppure non si fa mai giorno.
Le uniche cose che regalano un po' di inquietudine a chi guarda.
Tutto il resto è noia e per il secondo ormai mi aspetto il peggio....

( VOTO : 4,5 / 10 )


Grave Encounters (2011) on IMDb