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Selasa, 07 Mei 2013

La proie ( 2011 )

A Franck Adrien, autore di un colpo milionario in banca , mancano pochi mesi per scontare tutta la sua pena e ritornare a casa da moglie e figlia. Ma soprattutto a riprendersi quel bottino accuratamente nascosto che gli sta creando molti problemi in prigione a causa degli ex complici che lo vorrebbero far fuori.
Inoltre si trova a difendere il suo compagno di cella, Jean Luois Maurel, accusato di pedofilia e sedicente vittima di un errore giudiziario, dalla violenza degli altri detenuti.
Anzi quando Maurel esce di prigione gli promette di badare lui a sua moglie e a sua figlia.
Dopo la visita ricevuta in carcere da parte di un ex poliziotto, Franck scopre che gli altri detenuti avevano ragione sul suo compagno di cella che sotto l'apparenza di un uomo mite e rassicurante è in realtà è un serial killer di giovani donne.
Fugge dal carcere per fermarlo e si accorge che l'altro sta facendo in modo che Franck sia accusato di tutti i crimini che intanto il serial Maurel sta commettendo.
Per Franck inizia una corsa ( letterale) contro il tempo.
Ogni tanto fa bene vedere un film come La proie, anzi se ne sente quasi il bisogno fisico.
Un thriller action di altri tempi, un polar come piace tanto chiamarlo ai francesi,  in cui i personaggi sono tagliati in maniera decisa e funzionale all'intreccio che è l'unica cosa che conta. Conta il meccanismo, l'intrigo , gli attori sono semplicemente uno strumento nelle mani del regista.
Non che non siano bravi perchè Dupontel nella parte di Franck è una roccia per come è granitico e la Taglioni si applica con bravura al personaggio di un poliziotto senza troppi fronzoli, anzi deve "mortificare" il suo immane sex appeal per essere credibile negli abiti mascolini che gli sono toccati in sorte.
Però nel film di Valette non ci sono derive divistiche, è solo adrenalina pura applicata.
Ognuno dei protagonisti ha un problema da risolvere: Franck fugge per dimostrare la sua innocenza, Maurel si dimostra un personaggio machiavellico per come manipola i suoi interlocutori e comunque deve combattere contro la sua psiche deviata, la poliziotta che si occupa della faccenda deve lottare contro il maschilismo delle alte sfere che vorrebbe sfilarle il caso.
La proie è come una macchina lanciata in discesa e che guadagna velocità a ogni metro che percorre: avvenimenti e colpi di scena a grappolo, scene action in cui si avverte qualche "licenza poetica" di stampo hollywoodiano, una naturale empatia verso un personaggio come quello di Franck che sta lottando per la sua famiglia.
Empatia che suona un po' strana per uno che ha rapinato banche e che non si è fatto scrupolo di ridipingere una parete della prigione usando la faccia di un suo collega detenuto.
Numerose scene di inseguimento girate come il dio del cinema comanda fanno da cornice a un film in cui il confine tra il bene e il male è quantomai sfumato.
Anzi il male assoluto ha una faccia che più rassicurante non si può, il personaggio di Maurel con la sua volontà distorta di creare una famiglia perfetta mette veramente paura.
La proie è il classico film senza tanti messaggi, metafore o sottotesti da andare a scoprire col lanternino: sono 100 minuti di divertimento assicurato.
Garantito.

( VOTO : 7+ / 10 )

The Prey (2011) on IMDb

Sabtu, 04 Mei 2013

Il cecchino ( 2012 )

Parigi , esterno giorno: il commissario Mattei e la sua squadra hanno teso una trappola a una banda di temibili rapinatori di banche. Li aspettano al varco dopo l'ennesimo colpo ma proprio mentre il cerchio si sta chiudendo, un cecchino comincia a decimare poliziotti permettendo la fuga dei malviventi. Uno dei banditi è ferito e la banda , dopo aver recuperato il cecchino dalla sua posizione , fugge nelle campagne rimandando la spartizione del bottino. Intanto portano il ferito da un medico che esercita la professione clandestinamente per fargli estrarre la pallottola che ha ancora in corpo. Mattei dal canto suo non se ne sta con le mani in mano: ha organizzato una gigantesca caccia all'uomo, trova il cecchino, facendolo arrestare e scopre che ha a che fare con la morte di suo figlio nello scenario di guerra dell'Afghanistan. Intanto proseguono le indagini per trovare gli altri componenti della banda....
Michele Placido ha affermato che Il cecchino è il suo Romanzo criminale francese. Frase piuttosto temeraria, semplicistica e probabilmente dettata da esigenze di sintesi per il battage pubblicitario perchè non è propriamente così.
Diciamo che Il cecchino è una rilettura di genere ( il polar in questo caso ) che ha al massimo qualche intarsio proveniente dallo stile di Romanzo criminale.
Del resto Placido si è trovato di fronte a un pacchetto già preparato con sceneggiatura e i tre protagonisti già pronti all'uso ( tre pesi massimi del cinema francese come Auteuil, Kassovitz e il feticcio dardenniano Gourmet qui in una parte decisamente inedita per lui).
E quindi ha messo al servizio di questa produzione su commissione tutto il suo savoir faire  nel cinema action. E il risultato almeno dal punto di vista registico è abbastanza apprezzabile.
Anzi fa piacere trovare un regista italiano dietro una produzione curata come questa perchè vuol dire che qualcuna delle nostre maestranze tecniche ha ancora un buon nome a livello internazionale( a Placido aggiungerei anche l'ottimo lavoro alla fotografia di Arnaldo Catinari che ci regala una Parigi livida, grigiastra, ben lungi dall'immaginario da cartolina che la capitale francese si porta dietro).
Se dal punto di vista delle sequenze action c'è poco o nulla da dire perchè Placido dirige dimostrando di aver ben presente il modello americano in quanto a dinamismo e spettacolarità anche se si avverte ancora un po' di scarto con le megaproduzioni hollywoodiane( questione di investimenti) , Il cecchino durante il suo svolgimento soffre di alcune sbavature frutto di una sceneggiatura indecisa su quale strada intraprendere.
 La costruzione dei personaggi è abbastanza stentata: se il Mattei di Auteuil è un personaggio centrato, il cecchino interpretato da Kassovitz non è fuggente come imporrebbe il ruolo e anche il personaggio di Gourmet sembra decisamente sovvraccarico, responsabile di un cambio repentino nella direzione che il copione prende( era proprio necessario inserire una parentesi torture porn con annesso salvataggio di vittima del bruto?)
Argentero versione baffuta nella parte del bandito ferito ha poi un suo perchè , mentre sfugge del tutto il motivo della presenza della classica pupa del gangster Violante Placido ( o forse una ragione c'è...ma suvvia non vogliamo essere cattivi) in un personaggio artefatto , inutilmente melodrammatico e soprattutto assolutamente superfluo per la costruzione del climax drammaturgico del film.
Il cecchino parte benissimo come un polar di quelli cazzuti, energici, con quelle tinte noir che fanno impazzire gli amanti del genere ma poi sembra perdere per strada la sua direzione  mettendo tanta carne al fuoco, forse pure troppa.
C'è spazio per uno psicopatico serial killer da torture porn, per parlare di scenari di guerra mediorientali, di quanto marcio c'è sotto, c'è anche il tempo per un confronto tra Auteuil e Kassovitz, i due poli opposti  in questa pellicola, in cui i confini tra il bene e il male non sembrano poi così netti, anzi vengono sfumati in una bella dose d'ambiguità.
Stuzzicante il cameo che si ritaglia Placido davanti alla macchina da presa, un cameo ulterormente impreziosito dalla presenza di Fanny Ardant che dimostra classe innata anche quando ha a che fare con armi che mal si addicono alle sue manine gentili.
Altro pregio del film è al sua durata tenuta saggiamente sotto i 90 minuti: tutto questo permette di avere un ritmo piuttosto elevato che non premette troppi voli pindarici o distrazioni da parte degli spettatori.
Il cecchino ha un po' l'acre sapore dell'occasione sprecata ma di questi tempi grami bisogna anche sapersi accontentare di quello che passa il convento.
E non è poco.

( VOTO : 6 + / 10 )  

The Lookout (2012) on IMDb