Senin, 29 April 2013

Due agenti molto speciali ( 2012 )

Una donna col vizio del gioco d'azzardo, moglie di un facoltoso industriale viene trovata morta in uno dei quartieri periferici più malfamati di Parigi. Sul caso si trovano a investigare il capitano Monge, susseguioso aspirante commissario della sezione omicidi sempre molto attento a dire di si a chi gli è superiore in grado e il tenente Diakitè ,della sezione crimini finanziari di Bobigny, figlio nero della banlieue che usa metodi di investigazione un filo meno ortodossi. Le indagini li portano a conoscenza di uno squallido sottobosco di accordi sottobanco tra industria e sindacati e soprattutto vengono a capo di quello che sembrava un caso irrisiolvibile rischiando la loro stessa vita. Non male per due che sembravano abitare su due pianeti diversi, cioè il centro e la periferia di Parigi.
Il successo planetario di Quasi Amici ha sdoganato il talento comico di quell'armadio d'ebano pieno di muscoli che corrisponde al nome di Omar Sy, col rischio sempre più concreto che quel magico personaggio che gli ha regalato la notorietà diventi una specie di scheletro nell'armadio da portarsi nel proseguio della carriera.
L'Ousmane Diakitè di questo film appare infatti come figlio naturale del Driss dell'altro film,uno indurito dai casi della vita però capace sempre di sorridere davanti a tutto,  impegnato in una storia un po' diversa che cerca di contaminare la commedia con la classica struttura del polar francese.
Ne esce fuori un poliziesco all'acqua di rose che rispetta in pieno i canoni del buddy movie americano , quello che si riconosce nei canoni stilistici mostrati da film come 48 ore  o Arma Letale.
Due agenti molto speciali gioca interamente , pregio e limite allo stesso tempo, sulle contrapposizioni dei due protagonisti: uno bianco e uno nero, uno ama il Belmondo di Joss il professionista, l'altro ha come idolo incontrastato Eddie Murphy ( al punto da avere il tema portante della colonna sonora di Beverly Hills Cop come suoneria al telefonino) , uno che aspira a frequentare il salotto buono della società parigina, l'altro che frequenta posti meno raccomandabili e se ne frega beatamente dell'alta società.
Con la progressione del film ci si accorge di quanto il figlio della banlieue sia quello più rigido moralmente, attento a crescere da solo un figlio che si dimostra molto sveglio, mentre quello che dovrebbe essere quello più inserito in codici comportamentali più conformisti sia in realtà protagonista di una vita notturna sregolata e piena di eccessi.
L'alchimia che si crea tra Omar Sy e Laurent Lafitte è comunque buona e proprio per questo il film indugia più sulla descrizione dei suoi protagonisti che sulla vicenda criminosa che li ha visti riuniti.
Anzi l'intreccio poliziesco è piuttosto maltrattato preferendo inserire gags divertenti in una narrazione che per il resto regala poche sorprese.
La cosa che evidentemente interessa ai produttori e realizzatori di questo film è una dose di sano e robusto intrattenimento al costo di prendere  in giro un genere cinematografico sacro in Francia , quale il polar, anzi contaminandolo col classico poliziesco/buddy movie all'americana.
Un film fatto esclusivamente per il pubblico che abiura consapevolmente da qualsiasi ambizione autoriale ma che dimostra come l'industria francese abbia raggiunto un livello di confezione tale che non ha nulla da invidiare al modello hollywoodiano.
Il pubblico ha risposto positivamente: in Francia nonostante a Natale si scontrasse con grossi calibri ha incassato oltre 15 milioni di euro.
Nulla di paragonabile all'exploit dell'anno prima con Quasi Amici ma  non male per essere un prodotto totalmente autoctono.
In questi tempi di crisi poi....

( VOTO : 6 + / 10 )  On the Other Side of the Tracks (2012) on IMDb

Minggu, 28 April 2013

The Gerber syndrome- Il contagio ( 2011 )

La sindrome di Gerber è una malattia virale trasmessa da un misterioso agente patogeno che fa la sua comparsa per la prima volta in Germania nel 2008 : esordisce come una banale influenza , progredisce rapidamente come malattia esantematica e poi esita in tutta una serie di sintomi nervosi legati alla meningite che provoca. Non è sempre mortale ma chi ne è colpito perde la totalità delle sue qualità intellettive e soprattutto diventa violento, un specie di zombie che attacca i suoi simili .
Il film segue il dottor Ricardi che , pedinato da una crew televisiva , assiste una contagiata dalla sindrome e un operatore "sanitario" ( seguito da un'altra troupe televisiva sempre mnell'ambito del progetto di un documentario sulla sindrome), dipendente  della Central Security, un'organizzazione parasanitaria che si occupa del recupero degli infetti e che li porta in una specie di sanatorio a vivere il resto della loro povera vita.
Spesso le crew televisive, sempre al centro dell'azione, diventano parte integrante agli avvenimenti....
E' veramente con vivo piacere che mi accingo a parlare bene di un film horror italiano, il solito prodotto no budget ( si parla di 20 mila euro) girato con la tecnica del mockumentary e che testimonia, ancora una volta, che se c'è un'idea forte alla base si possono bypassare anche i soliti , sempiterni , problemi economici nella realizzazione di qualcosa di artisticamente valido.
Intendiamoci , The Gerber Syndrome-Il contagio non è nulla di eclatante o di particolarmente eccitante, spesso dà l'impressione che il film vada dove lo porta il budget, scegliendo soluzioni "economiche", ma fa enorme piacere trovarsi di fronte a un prodotto professionale, onesto e animato da sincera passione.
E girato veramente con un pugnetto di euro. Già faremmo un grosso passo avanti se il Ministero della Cultura si ricordasse di sovvenzionare giovani cineasti che hanno bisogno veramente di un aiuto concreto per i loro progetti , smettendo di foraggiare produzioni di vecchi dinosauri che non si sa dove buttino i loro soldi ( ogni riferimento ai 7 milioni di euro spesi per il Dracula 3 D è puramente voluto, film classificato come prodotto di interesse culturale nazionale).
Chissà quanti progetti interessanti di giovani cineasti sono morti sul nascere proprio per la mancanza di fondi e di qualcuno che non sovvenzionasse i soliti noti.
Ma stiamo divagando e non rendendo giustizia al film: The Gerber Syndrome-Il contagio racconta con le cadenze del falso documentario la storia di una malattia contagiosa che ha creato psicosi nella popolazione, ha determinato un cambiamento delle forme di aggregazione sociale ( chiusi molti luoghi di divertimento come locali notturni e discoteche) e soprattutto un clima di sospetto reciproco che può esplodere sotto forma di violenza cieca da un momento all'altro.
La regia alterna brillantemente le vicende del dottor Ricardi che assiste a domicilio la figlia di un suo amico e la notte di Luigi una specie di operatore destinato al recupero di infetti che più o meno ha la stessa attrezzatura di un accalappiacani-
Il pregio del film sta nel non scegliere una strada già battuta da moltissimi altri film: se già in passato sono stati narrate storie di contagi e di malattie che hanno sterminato gran parte della popolazione, qui si vede tutto dalla prospettiva di chi assiste il malato in questione ( il dottor Ricardi) e di chi si occupa della loro neutralizzaione. Niente derive zombistiche ma anche un azzardo di discorso sociale ( vedi le riflessioni sulle discoteche e sui luoghi di aggregazione delle giovani leve ) che implica una certa interazione da parte dello spettatore che non subisce passivamente lo spettacolo ma è invitato alla riflessione.
Lo stile documentaristico inoltre permette di far leva su quelle che sarebbero le debolezze di un film normale: parliamo di una recitazione abbastanza rustica che però inserita in un linguaggio cinematografico del genere diventa assai credibile e comunque molto più credibile di un qualsiasi guitto che infarcirebbe di melodramma il suo recitato, l'illuminazione che va e che viene per via delle numerose scene notturne che dà al tutto un impronta molto più realistica e l'intelligente scelta di locations, poche ma buone, in cui anche una Facoltà di Medicina Veterinaria diventa un'ottima controfigura di una struttura sanitaria a uso umano.
Ci sono alcuni evidenti debiti da pagare ( [Rec] in primis ), la limatura di qualche particolare avrebbe giovato ma The Gerber Syndrome-Il contagio  funziona soprattutto perchè è qualcosa di credibile, qualcosa di tangibile che potrebbe succedere anche alla porta accanto.
E proprio per questo determina una certa inquietudine.
Il suo aspetto "povero" paradossalmente diventa uno dei suoi punti di forza proprio perchè rafforza la verosimiglianza della storia raccontata
E fare un prodotto che può essere tranquillamente esportato con un budget così ridotto è veramente qualcosa che ha dello straordinario in un panorama asfittico come quello del cinema italiano.
Onore al regista Maxi Dejoie  e a chi è stato coinvolto in questo progetto , realizzato nel 2011, con un buon bagaglio di presenze nei festival nazionali e internazionali e approdato finalmente in dvd il 23 aprile di quest'anno.
Supportate il cinema italiano. Stavolta ne vale la pena.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

The Gerber Syndrome: il contagio (2011) on IMDb

Sabtu, 27 April 2013

The Host ( 2013 )

In un futuro prossimo ma imprecisato gli alieni , più o meno dei colonizzatori intergalattici, si sostituiscono agli umani prendendone il corpo e annullandone la personalità. Il loro segno di riconoscimento è la pupilla lucente.Dei veri e propri ultracorpi il cui unico scopo e cercare altri umani a cui prendere "in prestito " il corpo.
Melanie ha sperimentato questo "sfratto" ma la sua personalità rimane nel suo corpo assieme al neoinquilino alieno che viene chiamato Wanda ( abbreviazione di wanderer, vagabondo, dai suoi colleghi extraterrestri). Vuole ritrovare il fidanzato e il fratellino e per questo scappa nel deserto per fuggire agli altri alieni che la stanno già cercando per completare il trattamento.Viene trovata da un gruppo di sopravvissuti umani che si sono organizzati per essere autosufficienti , una piccola comunità nascosta in anfratti reconditi a ogni sguardo indiscreto. La sua posizione è difficile , meticcia in mezzo a umani, ma si sa l'amore vince tutto e una futura integrazione è possibile. Bisogna però spiegarlo ai cacciatori di corpi spietati che le stanno dando la caccia...
Ho visto questo film i preda a umori nettamente contrastanti.
Punto a favore: Andrew Niccol. Beh io a quest'uomo sarò sempre grato per aver regalato al globo terracqueo quel gioiello di fantascienza distopica che risponde al nome di Gattaca  e per aver sceneggiato quell'altro film epocale di The Truman Show. Poi la sua carriera , tra alti e bassi, forse non si è confermata a quegli altissimi livelli ma un suo nuovo film di science fiction è sempre da vedere, caso mai ritorni la magia di quei film irripetibili.
Punto a sfavore: Stephanie Meyer. Ora da una che è responsabile di quello scempio che è la saga di Twilight ti aspetti il peggio. E se nella saga del vampiro da asporto c'era una triangolazioone sentimentale tra umani, licantropi e vampiri, qui la triangolazione sentimentale è tra due umani e una mezza aliena.
Quindi sempre amore come il manuale Cencelli del cinema hollywoodiano prescrive, sempre sentimenti usati come corpi contundenti per fracassare le aspettative di avere un buon film e accontentare le platee adolescenziali con la solita storia da romanzetto d'appendice.
In The Host purtroppo la Meyer prevale nettamente su Niccol: trattasi di fantascienza distopica for dummies con generose spruzzate new age che intriga all'inizio ( in fondo molti cinefili appassionati di sci fi sono cresciuti a pane e ultracorpi) ma che poi fa decisamente imbestialire per come getta alle ortiche uno spunto potenzialmente idoneo a ricavarne una grande storia.
E invece no, l'ammmmmore( quello con tante m )  vince su tutto anche quando si sfiora il ridicolo con i due galletti maschi con una cresta alta così che si contendono le grazie dell'aliena meticcia baciandola  in rapida successione per scoprire se è umana o aliena. Oppure solo per vedere l'effetto che fa.
Anche l'impalcatura visiva non è delle migliori: a parte gli imponenti scenari naturali dei canyons e del deserto ( che però hanno una "faccia" ampiamente conosciuti in millemila altre produzioni soprattutto western), il film più che avere un aspetto minimalista , ce l'ha proprio povero con scenografie ridotte all'osso rese asettiche da una fotografia dai toni gelidi. Mentre quando la cinepresa è nella "tana" degli umani il film cromaticamente si accende e non solo per il bel colore biondo del grano che loro coltivano.
Parlando del cast diciamo che è una bella idea usare la bellezza un po' ruspante di Saoirse Ronan contrappuntandola a  quella algida di Diane Kruger perfetta per la parte dell'aliena ultracorpizzata senza troppe espressioni facciali, mentre il resto del cast naviga un po' a vista con un William Hurt filosfeggiante che evacua perle di saggezza a cadenza regolare manco fosse sotto cura con la dolce Euchessina e i due maschietti che si contendono l'aliena Wanda / Melanie che sono i classici manzetti a stelle e strisce che hanno i pettorali più espressivi dell'intero pacchetto di muscoli del volto.
Tirando le somme The Host parte discretamente ma poi si perde per strada banalizzando malamente uno spunto potenzialmente interessante e talvolta oltrepassando la soglia del ridicolo involontario ( vedi la scena del doppio bacio ma anche le parti in cui le voci di Melanie e Wanda si rincorrono non sono il massimo...).
Purtroppo stavolta  la Meyer ha sconfitto Niccol su tutta la linea.

( VOTO : 4,5 / 10 )  The Host (2013) on IMDb

Jumat, 26 April 2013

Le streghe di Salem ( 2012 )

Heidi è una dj radiofonica che conduce un programma musicale rock assieme a Whitey ed Herman.
Un giorno in redazione arriva espressamente per lei un disco in vinile, dentro un cofanetto di legno , da parte di una band locale, i Lords. prontamente ribattezzati The Lords of Salem da Herman.
Porta il disco a casa e lo ascolta assieme a Whitey. Afferma che musica del genere le fa venire il mal di testa ma quel riff ha qualcosa di trascinante.Subito dopo comincia ad avere incubi e visioni ma nonostante questo decide assieme ai colleghi di passare il  disco per radio. Inaspettatamente il disco riscuote parecchio successo tra gli ascoltatori e tutto questo crea la possibilità di organizzare un concerto dei Lords proprio nel teatro di Salem.
Stavolta alla radio arrivano inviti e biglietti omaggio per il concerto ma naturalmente non sarà un concerto come gli altri.....
Alla fine doveva pur succedere: dopo anni in cui il suo bulimico citazionismo aveva infarcito i suoi film , dopo la rilettura postmoderna di quello che è il capostipite degli slasher con relativo seguito ( fatto più per esigenze di pagnotta che per altro), finalmente arriva il teatro personale degli orrori targato Rob Zombie.
Una sinfonia visiva mefistofelica in cui il regista si erge ad autore tentando la strada impervia di creare un nuovo modo di fare horror: una sorta di art horror in cui la cosa più importante è l'atmosfera creata e non gratuite sequenze per far sobbalzare gli astanti sulla sedia.
A Zombie non interessa mettere paura , crea un'atmosfera sulfurea rancida che vuole mettere solo disagio e mette in piazza tutto il campionario ossessivo/compulsivo che ha animato i suoi sogni da metallaro intransigente appassionato di un certo tipo di iconografia.
Le streghe di Salem è un flusso di coscienza a 24 fotogrammi al secondo in cui scorrono incubi disturbanti oltre a un (in)sano amore per la Settima Arte.
Ho letto di Kubrick ( ormai quando si vede un corridoio o un ballo in maschera tutti a citare il maestro), Lynch , Russell e tanti altri: tutto assolutamente vero.
Ci sono le lunghe e lente carrellate del maestro, le scatole cinesi aggrovigliate del grande David, anche il cromatismo aggressivo e la visionarietà apparentemente fuori controllo di Ken Russell senza nominare l'anarchia di Jodorowski o un paio di maestri italiani sicuramente riveriti dal regista come Bava o Fulci citati a piene mani in questa pellicola.
Però si vede soprattutto Polanski: se in precedenza Rob Zombie aveva riletto l'Halloween carpenteriano,un film che da solo aveva creato un nuovo genere, ora ritorna alla radice di tutto, a quel Rosemary's baby che al tramonto degli anni '60 diede un nuovo impulso al genere, facendolo uscire dal ghetto della serie B in cui oramai stava cominciando a marcire e donandogli una patina autoriale che non aveva mai avuto prima.
E ritorna anche a prima, sempre Polanski, perchè vedere quella stupenda creatura di Sheri Moon, nascosta dietro occhiali  e un'acconciatura rasta veramente ingombrante, che deperisce giorno dopo giorno è un salto ancora più indietro , a Repulsion, film in cui un'altra bellissima visione come Catherine Deneuve, imboccava con un biglietto di sola andata la strada verso l'abisso.
Esattamente come fa Sheri Moon  in questo film.
Anche lo stile registico è volutamente vintage: la fotografia che esplora cromatismi desaturati per poi virare improvvisamente al rosso del fuoco nel finale si incastra alla perfezione con lo stile registico di Zombie che sceglie lo stile dei long takes e non del montaggio iperframmentato a prova di antiemetico che sembra il verbo del regista horror moderno.
Le streghe di Salem è un concept di arte visuale che quasi maltratta la storia da narrare: si parla di streghe, di sabba demoniaci nella città di Salem, di un disco maledetto all'interno dei cui solchi ci sono messaggi subliminali.
Oltre che da vedere inoltre c'è molto da ascoltare con una colonna sonora da urlo , Velvet Underground in testa.
Tutti spunti già esplorati da altri in precedenza: eppure da un punto di partenza trito e ritrito come questo, vecchio almeno quanto il cucco, Zombie divaga con la sua macchina da presa , prigioniero di tutte le proprie suggestioni, accarezzando voluttuosamente il corpo perfetto della sua musa e disegnando dei veri e propri tableaux vivants, una successione di immagini dai forti umori pittorici, in cui ammirare tutta la furia primigenia di un artista come Bosch per esempio.
Anche le scelte del cast sono fortemente simboliche: le streghe invecchiate, abbrutite e sdrucite dal tempo sono loro stesse icone di una stagione cinematografica che non c'è più: c'è la Meg Foster di Essi vivono, c'è la Judy Geeson icona cinematografica e televisiva soprattutto anni '70 che ritorna dopo quasi un decennio di assenza dalle scene, c'è la Pat Quinn di The Rocky horror picture show, c'è la Dee Wallace di Cujo, E. T. e de L'ululato.
Le streghe di Salem sono tornate ma non hanno conservato nulla del fascino che può evocare la figura di una fattucchiera: sono vecchie, laide, le loro carni cadenti sono un contrappunto ai loro poteri sovrannaturali.
E quando non arrivano con i loro poteri , ci arrivano direttamente con una padella a fracassare la testa di chi si impiccia un po' troppo.
Altro fattore che a tratti si nota è l'evidente autoironia sull'iconografia metal e su chi prende troppo sul serio la parte del musicista figlio naturale di Satana: l'intervista al blackster all'inizio del film è una presa di fondelli colossale di un certo modo di incarnare la parte del satanista di facciata.
Molti sono rimasti scandalizzati dagli eccessi blasfemi a cui si lascia andare Zombie durante la seconda parte film: sinceramente , essendo abituato a questo tipo di iconografia e dandole la giusta rilevanza , cioè scenica e basta, non mi sono soffermato più di tanto, magari proprio dove  integralisti cristiani scaglieranno i loro anatemi contro il film e contro il suo autore.
Le streghe di Salem alla stessa maniera di Rosemary's baby è un qualcosa che cerca di travalicare il genere e di evadere dal ghetto subculturale in cui l'horror è stato immesso da molti benpensanti.
Un horror d'autore che se ne frega delle dinamiche del genere e delle sue radici politiche: benvenuti nel Luna Park targato Rob Zombie.
Lasciate ogni speranza voi che entrate.

( VOTO : 8 + / 10 ) 

The Lords of Salem (2012) on IMDb

Kamis, 25 April 2013

The Lincoln Lawyer ( 2011 )

Mick Haller è un avvocato che si aggira nei bassifondi della downtown Los Angeles difendendo  delinquentelli di mezza tacca e lavorando per gran parte del suo tempo sul divano posteriore della sua Lincoln ( targata NTGUILTY  cioè non colpevole), guidata da un improbabile autista factotum visto che a lui hanno sequestrato la patente da un po' di tempo. La deontologia professionale non è il suo forte, vuole solo fare quattrini fino a che gli capita il caso della vita. Deve difendere Louis Roulet, rampollo proveniente da una famiglia danarosa che sembra sia stato incastrato in una storiaccia di tentato omicidio e ricatto da una prostituta e da quello che sembra il suo pappone.
Sembra un caso semplice ma la cosa si complica e l'investigatore di cui si serve Mick è ucciso: forse Louis non è quello che sembra e tutto sembra ricollegarsi a un omicidio di parecchi anni prima.
Mick è stato incastrato in un gioco più grande di lui e anche la sua famiglia ( ex moglie e figlia ) è in pericolo....
Per prima cosa credo che un film come The Lincoln Lawyer sia un ottimo veicolo promozionale al servizio del McConaughey attore che da un po' di tempo a questa parte, dopo una lunga parentesi nell'oblio in cui si era dovuto adattare alla pubblicità (un po' come Banderas oggi ma per fortuna sua senza parlare alle galline come sta facendo il divino Antonio per esigenze di pagnotta), è ritornato alla sua statura di quasi divo.
Diciamo divo di seconda fila.
La  figura di Mick Haller, avvocatucolo dei bassifondi , un vero squalo dell'aula di tribunale è perfetta per uno come McConaughey, fisico asciutto come non mai, capello abbastanza unto che rispecchia esattamente la sua personalità unta allo stesso modo e modo di fare da sbruffone.
Ad Haller non interessa minimamente se il suo cliente sia colpevole o innocente, gli interessa solo vincere la partita a scacchi che è iniziata tra lui e il procuratore.
E quando sospetta che è stato in qualche modo incastrato in un gioco più grande di lui reagisce usando tutte le armi che ha a sua disposizione, non esitando minimamente a calpestare la legge che ogni giorno cerca di deformare ai propri fini.
The Lincoln Lawyer è il classico legal thriller o procedural drama che dir si voglia senza barlumi di genio ma senza neanche cadute rovinose: si muove sulla falsariga di Schegge di paura ma se lì l'imputato Edward Norton si mangiava letteralmente l'avvocato Richard Gere anche sotto il profilo prettamente recitativo, qui non succede e McConaughey che , coadiuvato da un cast piuttosto solido e variegato , resta saldamente al centro della scena.
E' una visione piacevole e senza troppe pretese, molto ben confezionata con i twists di sceneggiatura piazzati nei punti giusti e un ritmo sostenuto che non concede pause anche perchè paga decisamente la scelta di non impantanarsi nelle sabbie mobili delle udienze del tribunale, dove cadono parecchi film di questo genere.
Qui nell'aula di tribunale si passa il tempo minimo necessario, c'è poco spazio per le chiacchiere da leguleio e quindi il film procede in maniera agile non sovraccaricandosi di troppe schermaglie da avvocati.
E se è vero che la parola come corpo contundente  ne ferisce più della spada, diciamo che in The Lincoln Lawyer più della parola ferisce la pistola.
A parte McConaughey anche la Tomei è tirata come una corda di violino....

( VOTO : 6,5 / 10 )  The Lincoln Lawyer (2011) on IMDb

Prowl ( 2010 )

Amber vive in una piccola cittadina della provincia americana che da tempo le sta un po' troppo stretta. Cerca di trasferirsi nella grande città, il sogno si chiama Chicago,la Windy City, e pare che il destino le voglia dare una mano. C'è un appartamento che la sta aspettando , però si deve recare sul posto per prenderne possesso altrimenti lo prenderà un altro. Non avendo mezzi di trasporto decide di andarci con il suo gruppo di amici. Col furgoncino di uno di loro partono ma appena fuori della loro cittadina rimangono in panne in mezzo alla strada. Accettano il passaggio di un camionista ma il tragitto non è quello che pensano loro. Sono portati in una specie di fabbrica abbandonata che è popolata di strani esseri. Sanguinari e sembra che ognuno di loro voglia un pezzo dei malcapitati ragazzi.
Per Amber e gli altri comincia una lotta selvaggia per la sopravvivenza....
Prowl comincia come peggio non si potrebbe, cioè come milioni di altri film. Anche se non conoscessimo il genere di film che ci stiamo apprestando a vedere , riconosceremmo subito che è un horror.
Il solito gruppo di adolescentiminkia, o meglio di giovani adulti usciti da un pezzo dall'adolescenza almeno anagraficamente ma cerebralmente regrediti come se potessero rimanere teenagers a vita mantenendo però tutti i vantaggi dell'essere adulti ( tipo sfondarsi il fegato d'alcool), il solito chiacchiericcio insulso sulla sacra triade sesso, sport e rock'n'roll, i soliti frullati di testosterone testicolare da parte di maschietti abituati a pensare solo con quel toro che gli scalpita nelle mutande, pardon boxer, mentre le signorine fanno le ochette.
E naturalmente vengono servite anche montagne di due di picche al nerd di turno ( se è l'unico che porta gli occhiali un motivo ci sarà pure, anche se la mamma sicuramente gli ha spiegato che fare quelle cosacce fa diminuire la vista) che però è l'unico fornito di mezzo di locomozione.
In questo quadro desolante c'è spazio solo per il personaggio di Amber, quella che vuole fuggire perchè il paesino le sta troppo stretto, l'unica che sembra annoiata dalle chiacchiere degli altri, che sembra sopportarli a malapena...però sono suoi amici.
Dopo la mezzoretta canonica in cui succede poco o nulla, il film cambia decisamente registro e finalmente si vede qualcosa che non sia il piattume visto fino ad ora. Niente di memorabile , per carità , ma almeno Prowl raggiunge il suo scopo di intrattenere e lo fa anche decentemente.
Si vede che è fatto tutto un po' al risparmio, le creature fameliche che vogliono fare a tranci i ragazzi ( e diciamocelo, un po' tifiamo per loro perchè quei minchioni non si sopportano) sembrano dei vampiri zombizzati o degli zombi vampirizzati , fate un po' voi e sembrano portati via di peso dalle sessions di 30 giorni di buio.
Anche qui deja vù, quindi ma perlomeno il regista grazie ad alcune scelte visive azzeccate e a uno score musicale decisamente incalzante che riesce a sottolineare con vigoria i momenti clou del film, non manda tutto in vacca ma riesce a confezionare uno spettacolo accettabile.
Tra inseguimenti e fughe verso l'alto, arrampicate scarrafone/style sulle pareti dell'enorme fabbrica  con qualche tremolio della cinepresa di troppo che serve più per nascondere che per mostrare, Prowl nella seconda parte, quella in cui si vedono sangue, fegatini e frattaglie varie, scorre che è una bellezza, anche in virtù di un minutaggio decisamente ridotto ( 80 minuti scarsi).
La rivelazione che cambia tutta la prospettiva del film non disturba più di tanto, così come è positivo che rimanga un alone di mistero su quelle creature, su chi le ha create e sul perchè invece di invadere qualche città piena di sangue fresco di giugulare, si autoconfinino in una fabbrica abbandonata nutrendosi con sacche di plasma.
Certo ci potevano risparmiare la lezione di filosofia spicciola fatta da Veronica a Amber...ma dura poco...
Non me la sento di condannare un prodotto come questo, perchè è fatto con un pugnetto di dollari ma non sfigura accanto a produzioni ben più blasonate e di questo va dato merito al regista che fa di necessità virtù  e usa benissimo la clamorosa location che gli fornisce la produzione, un capolavoro di archeologia industriale trovato da qualche parte della Bulgaria.
Ultima notazione tecnica: ma quanto è bella Ruta Gedmintas e perchè non è la protagonista visto che Cortney Hope di fronte a lei sembra un gatto scorticato o una cozza appena staccata da uno scoglio?

( VOTO : 6 / 10 ) 

Prowl (2010) on IMDb

Selasa, 23 April 2013

Nella casa ( 2012 )

Il professore di letteratura Germain , stanco e annoiato dal suo lavoro, assegna alla classe un tema apparentemente innocuo: chiede ai suoi alunni di mettere per iscritto come abbiano trascorso il fine settimana precedente. In un mare di mediocrità emerge il tema di Claude Garcia che descrive come si sia introdotto nella famiglia del suo amico Rapha a cui sta dando una mano per i compiti di matematica. Il ragazzo ha talento per la scrittura e il professore , forse anche per una forma implicita di voyeurismo o solo per vedere come va a finire , lo incoraggia apertamente. Claude continua in questo che si trasforma in un gioco al massacro fino a che la situazione sfugge di mano a tutti i protagonisti in campo con conseguenze anche pesanti per il proseguire delle rispettive vite.Se la madre di Rapha, pur affascinata dalle attenzioni di Claude riesce a mantenere un equilibrio familiare soddisfacente la stessa cosa non succede a Germain e a sua moglie,proprietaria di una galleria d'arte moderna sull'orlo del fallimento, sempre più presi dal loro nuovo passatempo che ravviva  un matrimonio altrimenti senza scossoni.
Nelle mani di Hitchcock Claude Garcia sarebbe stato semplicemente una finestra che si affaccia sul menage familiare stanco e prigioniero della routine quotidiana della famiglia di Rapha, nelle mani di Allen il film di Ozon sarebbe diventato un piccolo saggio acido di metacinematografia o metateatro per come i personaggi interagiscono concretamente con i protagonisti della vicenda narrata, nelle mani di Chabrol si sarebbe trasformato nell'ennesimo excursus sulla vita nascosta della provincia francese tra troppi vizi privati e poche pubbliche virtù, nelle mani di Fassbinder le fiamme del melodramma avrebbero divampato e letteralmente divorato i vari personaggi.
Nella casa  è un po' tutto questo: non un semplice saggio sul voyeurismo o una vicenda torbida di amori proibiti e giochi poco raccomandabili.
Si parte dal potere di suggestione della pagina scritta ( non tutti possono ambire a essere scrittori e Germain vede in Claude lo scrittore di talento che lui avrebbe voluto essere e invece non è mai diventato, con un libro scritto anni prima che per il suo insuccesso si è trasformato in uno scheletro nell'armadio) e si finisce per parlare di equilibri instabili che vengono messi a nudo da un semplice fattore perturbante: un ragazzo sveglio e che non sembra tirarsi indietro di fronte a nulla.
Nella casa è un oggetto filmico anomalo che si situa tra la commedia e il dramma psicologico con venature dark, scritto in punta di fioretto, in cui una vicenda normalissima nelle mani di un sedicenne curioso e di un professore che cerca qualcosa a cui appassionarsi in una vita che gli regala poche soddisfazioni nella vita privata e professionale, diventa un qualcosa di sottilmente inquietante per come si entri nell'intimità di una casa e la si scompagini dall'interno.
Se la famiglia di Claude è già disastrata per conto suo, visto che vive solo con il padre invalido, quelle di Rapha e di Germain vanno incontro a modificazioni profonde e il film di Ozon, ne esamina le dinamiche che diventano il fulcro di tutto il racconto dentro e fuori delle pagine scritte dal giovane studente.
Tratto da una piece teatrale spagnola, El chico de la ultima fila, Nella casa si affranca quasi del tutto dalla sua  origine con una regia vivace e volitiva , con movimenti di macchina morbidi e sinuosi in cui sembra quasi che la cinepresa accarezzi i vari personaggi in scena.
Fantastica la direzione degli attori con un Luchini strepitoso e una Seigner con cui il tempo è stato decisamente galantuomo. Sono passati molti anni da Frantic e da Luna di fiele e la sua bellezza selvaggia è stata addomesticata dal passare degli anni rendendola ora forse più affascinante e raffinata di prima.
Ma tutto il cast è a livelli strepitosi.
Nella casa è un caleidoscopio in cui fioccano umori e sensazioni, una matassa praticamente inestricabile così come sembra senza uscita il circolo vizioso che si viene a creare tra la casa di Rapha e la vita del professor Germain.
In filigrana si può notare anche un certo , velenoso sarcasmo sugli intellettuali, meglio se gauchisti che hanno sempre un'aria di superiorità e invece non riescono a capire la differenza tra una crosta e un dipinto di un artista di talento ( vedi l'arte improbabile proposta nella galleria della moglie di Germain).
Nella casa è un altro tassello importante nella carriera di un cineasta di talento come Ozon, uno che fin da Swimming pool sembrava saperla già lunga sulle perturbazioni delle dinamiche familiari.
Cinema raffinato e cerebrale ma è come leggere un libro di cui non si riesce a interrompere la lettura  perchè la pagina sucessiva è sempre la migliore.
L'ultimo film di Ozon è esattamente questo: una costante crescita dal primo all'ultimo minuto.

( VOTO : 8 / 10 )  In the House (2012) on IMDb