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Jumat, 27 September 2013

Magic Magic ( 2013 )

Alicia va in vacanza in Cile con sua cugina Sarah. A causa di impegni improvvisi Sarah è costretta ad abbandonare la vacanza ma convince la cugina a proseguire.Alicia con gli amici di Sarah si reca allora in un'isola piuttosto appartata ma qui la situazione peggiora : non riesce a dormire, ha un rapporto controverso con i compagni di viaggio (soprattutto Brink) e tutto precipita quando è sottoposta a una specie di seduta ipnotica da parte di Agustin, appassionato di psicologia ed esoterismo. La visioni aumentano fino a che non riesce a distinguere la realtà dalla fantasia.
La sua psiche già fragile crolla come un castello di carte al vento e di mezzo ci si mettono anche riti sciamanici....
Sebastian Silva, il regista di Magic Magic , è un giovane appena 34enne che ha già un curriculum piuttosto nutrito.Naturalmente da noi è stato distribuita solo una piccola parte del suo lavoro e specificatamente il suo unico film che ha raccolto successo internazionale, quell' Affetti e dispetti ( La nana) che ha fatto girare la testa a più di un critico.
Un film di difficile codificazione per quanto mi riguarda, orgogliosamente transgenere e che lasciava numerosi interrogativi dopo la fine dei titoli di coda.
La stessa cosa succede per questo Magic Magic: un film di catalogazione impossibile perchè non è horror, non è thriller, non è semplicemente un film di genere drammatico, non è il classico film che racconta un percorso di crescita e di formazione, quel coming of age narrato già tante volte al cinema.
Per riassumere e in modo anche superficiale si può dire che racconta una personalità disturbata che arranca per giungere a una normalità agognata disperatamente ma che poi crolla , implode con effetti catastrofici.
In Magic Magic domina incontrastata l'ambiguità perchè se è vero che Alicia ( una Juno Temple sempre più specializzata in ruoli disturbati e disturbanti a cui si immola anima ma soprattutto corpo)  ha bisogno come dell'aria che respira di una seduta da uno psicoterapeuta, uno bravo però, i suoi amici, tutti a lei sconosciuti prima dell'inizio della gita in quanto il suo unico gancio, la cugina, sparisce a tempo di record, non è che brillino per simpatia particolare e hanno un comportamento strano, a volte ingiustificabile.
O forse sono tutti film proiettati nella menta di Alicia.
Sebastian Silva è bravo a calare il film in un'atmosfera da perfetta simulazione di slasher, la classica casa isolata, lontana da tutto e da tutti, con i telefoni che non prendono, ma non viene versata una goccia di sangue, non viene speso neanche un centesimo di dollaro in effettacci speciali riguardanti sangue e frattaglie varie.
Anzi sembra succedere proprio poco in Magic Magic, per la maggior parte degli spettatori sembrerà che non accada proprio nulla.
In realtà c'è uno slittamento continuo della percezione in Alicia, la sua mente è un puzzle impossibile da ricomporre, un mosaico impazzito in cui le tessere compongono figure mostruose.
E poi c'è il fattore curiosità : vedere come si comportano icone del cinema indie / giovane americano come Juno Temple, Emily Browning o Michael Cera (nei panni di Brink, forse il personaggio più ambiguo di tutti a partire da una dubbia identità sessuale, il vero artefice di questo film, anche coproduttore e amico di Sebastian Silva) in un film ambientato nella Patagonia cilena in modo molto suggestivo.
Magic Magic è un film volutamente oscuro in determinati passaggi ( anche il finale lo è) ma non sente l'ansia di fornire spiegoni circostanziati allo spettatore.
Resta tutto indeterminato un po' come se ci trovassimo tutti ad un party nella mente di Alicia.
Nel bel mezzo di un incubo senza fine....

( VOTO : 7 / 10 )

Magic Magic (2013) on IMDb

Senin, 20 Mei 2013

Aftershock ( 2012 )

Gringo, americano thirtysomething in cerca di emozioni, sta trascorrendo qualche giorno di vacanza in Cile assieme ai suoi amici Kylie e Pollo. Una sera in un locale conoscono delle ragazze e decidono di trascorrere tutti assieme una giornata nella bella località balneare di Valparaiso. La sera stanno tutti in discoteca quando un terribile terremoto rade praticamente al suolo la città.Il gruppetto si trova a lottare per la sopravvivenza sia contro la furia degli elementi naturali, sia contro altri nemici ( evasi , gangs o semplicemente altri umani che cercano di proteggere la propria incolumità) che mano mano gli si parano davanti.
E le sirene avvertono del pericolo di un imminente tsunami.
Eli Roth ha una faccia da pirla che più pirlesca non si può e questo film da lui cosceneggiato  in cui si diverte a recitare ( male) ne è testimonianza inoppugnabile. Eppure questo signore ha fatto arrivare la sua longa manus anche in Cile, si è riuscito a procurare un assegnuccio da dieci milioni di dollari , magari non tantissimi per gli standard americani ma andatelo a dire a gente come Zuccon o i Manetti bros che con un budget del genere farebbero letteralmente faville, per far dirigere Aftershock a Nicolas Lopez, un trentenne ( ma che ne dimostra il doppio) con un brillante avvenire dietro le spalle e con una faccia da pirla che rivaleggia con quella di Roth a vedere le foto su imdb.com.
L'ideuzza che sta alla base di Aftershock è semplicissima: girare un disaster movie come se fosse un horror.
Se nei film su catastrofi naturali la riuscita è direttamente proporzionale alla tenuta ansiogena delle scene di massa e relativi effetti speciali che simulano la distruzione totale , in Aftershock è tutto girato in campo più stretto, quasi a voler privatizzare l'apocalisse e renderla tale solo per il gruppetto di personaggi che ne è protagonista e per quello che sta loro intorno a corto raggio. E il tutto viene girato con abbondanza di effetti splatter , cosa che in genere nel disaster movie viene evitata proprio per dargli carattere il più universale possibile.
Il problema di Aftershock è che soffre di tutti quei difetti endemici al nuovo cinema horror americano: si parte con la solita mezz'ora in cui non succede praticamente nulla , anzi sembra di trovarsi a una versione cilena di Una notte da leoni ( c'è anche tale Nicolas Martinez, nella parte di Pollo, che sembra una versione in scala ridotta di Zach Galifianakis in panza e barbona) e vengono introdotti personaggi uno più detestabile dell'altro, si cerca addirittura di dotarli di una parvenza di background, i dialoghi sono sul filo dell'inascoltabilità come se regista e sceneggiatori sapessero che di questa prima parte non interessa a nessuno.
Poi quando parte la mattanza ( e in fondo noi siamo qua per questo ) il film sale di giri mostrando un'apprezzabile fotografia notturna che dona al tutto un aspetto livido ed emaciato in cui risalta il sangue, sembra quasi percepibile l'olezzo di morte in una città praticamente rasa al suolo e letteralmente stracolma di belve ( gangs, evasi dalle prigioni, sciacalli che fanno incetta di merci di ogni genere).
Il ritmo è alacre, morte e mutilazioni sono in bella mostra ( forse pure troppo) e il film procede spedito verso il suo finale spiazzante che per un attimo fa dimenticare le numerose assonanze di questo Aftershock con l'horror di stampo rothiano, vero e proprio deus ex machina di questa operazione.
Gli attori non sono propriamente all'altezza ( addirittura c'è un'algida Andrea Osvart nella parte dell'unica nella compagnia che mostra un briciolo di cervello, certo è un triplo salto mortale partire dal palco di  Sanremo e trovarsi in  un horror cileno) trattati più o meno come carne da macello e poi c'è Eli Roth : sarà un bravo ragazzo , sarà anche simpatico ma credo che quella dell'attore non sia la professione che fa per lui.
Forse neanche quella del regista ma almeno in questo campo qualcosa di decente ha fatto.
Aftershock è stato un disastro al box office americano( nella prima settimana ha raccolto poco più di 40mila dollari ) anche perchè incappato in un divieto per i minori di 17 anni che ha costretto i produttori a tagliarlo per arrivare a una fetta più consistente di pubblico.
Ma in fondo ha una sua sciocca piacevolezza: se si eliminasse la prima mezz'ora sarebbe anche un bel film.
Oddio bello forse no. Ma almeno divertente.

( VOTO : 5,5 / 10 )  Aftershock (2012) on IMDb

Minggu, 17 Februari 2013

No ( 2012 )

Nel 1988 dopo quindici anni di dittatura sanguinosa il regime del generale Augusto Pinochet è praticamente costretto dalla comunità internazionale a indire un referendum per stabilire la propria legittimità a continuare ad esercitare il potere o meno.Si apre la campagna elettorale per il Si ( pro regime) e per il No a cui addirittura viene dato uno spazio quotidiano di 15 minuti sulla tv di Stato, però nel cuore della notte, solo per sancire nominalmente la correttezza del regime nel dare voce ai dissidenti.
La galassia di partiti che compongono il fronte del No decide di affidare la campagna pubblicitaria a un esperto del settore marketing, Renè Saavedra, che mette in gioco l'idea dell'allegria per sconfiggere il regime.
La sua vita e quella dei suoi collaboratori diventa però un incubo: il regime non esita a mettere in campo la strategia del terrore psicologico e reale.
In un clima di costante minaccia la campagna per il No va avanti.
In soli tre film ( Tony Manero, Post Mortem e No), Pablo Larrain, regista cileno classe '76, quindi ancora non venuto al mondo quando accadevano certi fatti fondamentali per la storia del suo Cile, ha dato un quadro corrosivo ma soprattutto esauriente di quello che è accaduto nel suo Paese dall'avvento di Pinochet in poi.
Se nei primi due film prevaleva lo squallore della povertà e la protesta accorata sotto forma di autopsia di Allende e di tutti quei corpi accatastati che sono visione indelebile nella memoria del cinefilo, in No l'aspetto esteriore è più leggero, ma solo apparentemente.
Il Cile comunque si è evoluto nonostante il suo regime, c'è gente che sta bene, che si fa gli affari suoi e che vive con tutte le comodità del caso.
Però la libertà è una chimera, tutto è controllato dall'alto, tutto è razionato , dietro una facciata rassicurante il regime mostra comunque la sua ferocia in un clima artificialmente tranquillizzato, con le coscienze sedate dall'apparente benessere di alcuni.
Il film di Larrain verte sulla campagna elettorale di quel 1988 muovendosi negli spazi angusti della storia del proprio Paese eppure riesce sempre a sorprendere nonostante la fine sia nota.
L'idea della campagna elettorale del fronte del No viene cambiata in corsa dal pubblicitario: invece di sottolineare tutte le brutture di un regime di cui tutti conoscono le metodologie, perchè non concentrare gli sforzi nella visualizzazione di un Paese migliore, libero e senza dittatura?
Perchè non regalare un sogno invece di ricordare una realtà assodata e toccata con mano da milioni di elettori?
No è la storia di come il linguaggio del marketing, della pubblicità entri in quello politico e viceversa, narra il rincorrersi degli strateghi delle due campagne referendarie in un appassionante testa a testa su uno sfondo comunque inquietante perchè il regime non vuole lasciare nulla di intentato per vincere questo referendum che però all'inizio è visto solo come una stupida formalità.
L'errore capitale è quello di sottovalutare l'impatto di una campagna elettorale referendaria condotta con un linguaggio nuovo, mutuato dalle (allora) nuove tecniche di comunicazione.
Dal punto di vista formale No è una perfetta simulazione di film anni '80: aspetto anticato, formato in 4 :3 che è esteticamente di rottura rispetto a tutto quanto venga girato oggi, un sollucchero il dietro le quinte degli spot pubblicitari , la loro costruzione in studio e in esterni.
Tutto questo però non nasconde il terrore che si respira ad ogni momento , l'atmosfera di tensione esacerbata dai mille e mille occhi che sembrano continuamente controllare ogni mossa di chi sta lavorando alla campagna pubblicitaria.
Stavolta il regime è catturato in tutta la sua brutalità non nelle strade ma nelle stanze dei bottoni dove si cerca di manipolare la coscienza di una nazione, uccidendola.
E uccidere le menti è come privare i corpi di vita.
Candidato all'Oscar 2013 come miglior film straniero.

( VOTO : 8 / 10 )  No (2012) on IMDb