Tampilkan postingan dengan label dramedy. Tampilkan semua postingan
Tampilkan postingan dengan label dramedy. Tampilkan semua postingan

Jumat, 15 November 2013

Oh boy - Un caffè a Berlino ( 2012 )

Niko è alla disperata ricerca di un caffè. La giornata non è cominciata nel migliore dei modi e lui ha bisogno sempre più di quel dannato caffè: la sua ragazza lo ha lasciato, il colloquio con lo psicologo per riavere la patente sequestrata per guida in stato di ebbrezza non è andato bene, il bancomat gli ha sequestrato la sua carta di credito, il padre ha scoperto che sono due anni che ha mollato l'università e quindi gli ha appena tagliato i viveri congelandogli il conto in banca, fa strani incontri tra cui un misterioso vicino di casa "leggermente" fuori di testa, va in giro con un suo amico per Berlino, ritrova una sua ex compagna di scuola che lo invita a uno spettacolo teatrale ( e va a finire male nonostante le migliori intenzioni), la giornata finisce degnamente in un bar in cui conosce un vecchio che filosofeggia davanti al bancone e che schianta subito sul marciapiede appena dopo il bicchiere della staffa. Lo accompagna in ospedale dove trascorre tutta la notte ancora senza quel benedetto caffè.
Forse la mattina successiva ....
Oh boy- Un caffè a Berlino è un film che ha vinto un numero consistente ai German Film Awards ( tutti i più importanti) e anche in giro in Europa per festival specializzati.
Sull'onda di questo entusiasmo è arrivato, stranamente , anche nelle sale in Italia.
Che dire? Forse troppa grazia per un filmetto leggero e moderatamente divertente come questo, un saggio di fine corso che ha acquisito risonanza forse immeritata a causa di presunti punti di contatto con la Nouvelle Vague.
Cosa che in realtà non si coglie così agevolmente: è vero che Nico, il protagonista ( un ottimo Tom Schilling) , ha un po' gli stessi occhi che aveva la piccola Zazie in Zazie nel metrò di Louis Malle ( opera che ha precorso i tempi della Nouvelle Vague), è vero anche che come quello è una sorta di road movie da fermo in cui Berlino ( lì era Parigi) viene srotolata lentamente davanti agli occhi di uno spettatore che non ne conosce gli anfratti più nascosti che la cinepresa esplora con una certa voluttà.
Ma poi le analogie si fermano: l'odissea tragicomica di Nico alla ricerca del caffè ha molto di teatrale e poco di Nouvelle Vague anche se bisogna riconoscere che questo film a prima vista ha ben poco di teutonico, ha una leggerezza più tipica di altro cinema europeo, compreso un certo vezzo un po' snob di girare tutto in un brillantissimo bianco e nero per ricoprire il tutto di una patina autoriale che in realtà il film non sembra avere.
Oh boy - Un caffè a Berlino è un film rapsodico che vive di piccoli flash accecanti in cui ogni volta viene messa in risalto l'inadeguatezza di Nico al mondo che lo circonda, il suo essere sempre in ritardo agli appuntamenti con le scelte importanti della vita e un destino beffardo gli si mette continuamente di traverso solo per ricordargli tutto questo, il suo essere nel guado tra essere un giovane perdigiorno e essere un adulto inserito nel tessuto sociale, guado che col passare dei minuti diventa guano, sabbie mobili senza fondo in cui Nico affonda sempre più.
Tutto questo è raccontato con ostentata leggerezza ma a leggere tra le righe la vita di Nico è un disastro e il film dell'esordiente nel lungometraggio Jan Ole Gerster si contrappone ai classici coming of age movies americani o anglosassoni in genere.
Se lì il viaggio di formazione volenti o nolenti era sempre completato, più o meno, in Oh boy- Un caffè a Berlino non è neanche all'inizio.
Anzi è un percorso che va dritto dritto all'autodistruzione se Nico non fa qualcosa.
Un qualcosa che forse vedremo in un prossimo film.
O forse non vedremo mai: lui intanto finalmente riesce a sorseggiare il suo caffè.....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

  Oh Boy (2012) on IMDb

Selasa, 20 Agustus 2013

Bianca come il latte, rossa come il sangue ( 2013 )

Leo è un sedicenne che vive la sua adolescenza come fanno tanti altri: voglia di studiare poca, passione per il calcetto tanta ma soprattutto un amore viscerale per la bella e misteriosa ragazza del quarto, Beatrice. Si confida con la sua migliore amica , Silvia, tenta di conoscerla ma per la sua timidezza ogni tentativo va a vuoto. Quando finalmente, più per caso che per volontà, riesce a conoscerla , scopre il segreto di Beatrice: sta lottando contro una forma gravissima di leucemia. Comincia a frequentare la sua casa, a metterla al corrente dei suoi pensieri coadiuvato dalla sempre presente Silvia, da un rapporto di amicizia un po' sui generis con un giovane professore di italiano che gli elargisce pillole di saggezza tra un cazzotto e l'altro ( dato alla palestra di pugilato che frequentano entrambi) e da due genitori che non capiscono quello che fa il figlio ma si adeguano, cercando sempre di assecondarlo.
La lotta contro la malattia è disperata così come il bisogno di crescere di Leo. 
Le prove a cui lo sta sottoponendo la vita sono appena cominciate.
Avevo cominciato a vedere questo film per inerzia, quasi svogliatamente e la prima parte , vagamente mocciana, con una descrizione abbastanza standardizzata degli adolescenti di oggi non invogliava di certo alla prosecuzione della visione. E poi quella voce off, ne ho un po' le tasche piene di voci off che cercano di spiegare tutto , ma proprio tutto di quello che si sta vedendo, come se dovessero prendere per mano uno spettatore scemo per guidarlo attraverso il film senza azionare gli informi ammassi neuronali di cui è dotato.
Poi da Moccia siamo passati al primo Muccino, quello ancora spontaneo e verace di Come te nessuno mai e allora l'occhietto impigrito ha sollevato leggermente la palpebra.
In fondo Scicchitano non ha quell'insopportabile patata in bocca che aveva Muccino jr e funziona nel ruolo di Leo, ragazzetto bello e simpatico che dà retta solo ai suoi ormoni che tracimano letteralmente.
Poi ancora un cambio di tono: la lotta contro la malattia di Beatrice e qui viene fuori la sensibilità di un regista come Campiotti che riesce a curare una componente visiva di tutto rispetto, colorata e squillante nella prima parte e poi progressivamente svuotandola delle tonalità pastello per accondiscendere al pallore provocato dalla malattia di Beatrice.
Le lacrime convivono con i sorrisi senza forzare con prepotenza gli sbocchi dei dotti lacrimali, le parole si fanno più rade perchè in una situazione del genere non c'è nulla che si possa dire ( e neanche fare), una nube nera si addensa sulla crescita di Leo che aveva appena trovato l'amore e quasi se l'era lasciato sfuggire di mano per una crudele beffa del destino.
L'amore è però un sentimento assai misterioso e che arriva attraverso vie inaspettate.
Bianca come il latte, rossa come il sangue, dietro il titolo emo da horror adolescenziale, nasconde una sensibilità inattesa toccando con leggerezza vari temi a prima vista antitetici tra di loro come la difficoltà di crescere, le pene di amore , i fraintendimenti che ci possono essere tra genitori e figli e una malattia che può stroncare una giovane vita che si sta apprestando a vivere la parte più bella di una vita.
Niente retorica fine a se stessa, niente lacrime strappate a forza, solo uno sguardo comprensivo e complice rivolto verso questo gruppetto di giovani alle prese con la difficoltà che la vita frappone bastardamente sulla loro strada.
Campiotti riesce a muoversi equilibratamente attraverso tutte queste tematiche realizzando un prodotto più che dignitoso, convincente e che avrebbe meritato maggior fortuna.
Un po' troppo stile " Attimo fuggente" il prof di italiano recitato da Argentero e qualche perplessità sugli accenti esibiti dai vari attori: alcuni troppo improbabili per essere veri.
Ma son quisquilie per un film che riesce comunque a sorprendere e che riesce a far sopportare anche il fastidioso ronzio prodotto dai Modà nella colonna sonora.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Bianca come il latte, rossa come il sangue (2013) on IMDb