Senin, 07 Januari 2013

Nicolas Cage day - Cuore selvaggio ( 1990 )

Sailor Ripley, delinquentello in libertà vigilata si innamora di Lula PaceIl , resa folle da uno stupro avvenuto in adolescenza. Cercano di fuggire in Texas dove Sailor spera di sfuggire ai suoi problemi con la giustizia ma vengono inseguiti da due killer inviati dalla madre di Lula che li ha avuti come amanti. E tutto questo perchè è stata rifiutata da Sailor.La loro fuga di motel in  motel si fa sempre più affannosa. I soldi finiscono presto.
Il fuoco cammina con Sailor e Lula. Il fuoco li arde da dentro:la passione che hanno l'uno dell'altra, il respirare l'una l'aria dell'altro, il condividere lo stesso spazio vitale.
La loro è una storia d'amore totale e annichilente,di quelle che ti lasciano senza fiato, una di quelle storie larger than life. L'amore che si trasforma in unico motivo per cui cominciare e vivere la giornata.
Sailor e Lula fuggono, hanno in tasca una manciata di dollari, una decappottabile sotto al sedere e un biglietto sola andata per il Texas: hanno bisogno di spazio per vivere il loro intenso rapporto, di lontananza dalle loro radici ( quelle di lei sotto forma di madre despota che assolda non uno ma addirittura due killer per prenderli) e dai propri problemi (quelli di lui che ha già passato un discreto numero di mesi in galera per aver ucciso a mani nude un uomo a causa di Lula ). 
Una fuga in cui lo sfondo è importante come quello che c'è in primo piano. E lo sfondo è l'America sabbiosa e polverosa, quella per cui il tempo non sembra passare mai, incastrata in una dimensione altra che vive a una velocità diversa da quella del resto del mondo. Le ossessioni di Lynch che poi deflagreranno nei film successivi (e che già avevamo visto in embrione nel precedente Blue Velvet anche se è necessario tenere in considerazione la totale anarchia visiva e narrativa di Eraserhead) ci sono tutte, come rapide pennellate di un impressionista , improvvisi flash che lacerano come rasoiate lo schermo in tutta la loro furia cromatica e in tutta la loro violenza espressiva.
Così come la sua rilettura di tanti generi diversi, dal road movie pulp (di ironia sguaiata quel cane che si porta via la mano del cassiere per andarla a nasconderla chissà dove) alla struggente storia d'amore. 
Ma è tutto perfettamente incastonato come possono esserlo le pietre preziose in una narrazione lineare ( pur nella sua stratificazione a mio parere questo è il film più intellegibile di Lynch) come  le strade che finiscono all'orizzonte in questa parte dimenticata d'America. Il fuoco è l'elemento primigenio che illumina con le sue tonalità sature questo film che tanto impressionò Bertolucci a tal punto da conferirgli una sorprendente Palma d'Oro in quel di Cannes.
E sinceramente mi pare comprensibile tutto questo entusiasmo da parte del maestro riminese perchè nel film di Lynch è ben evidenziata la carnalità istintiva di alcuni film del regista italiano. La storia d'amore e di passione tra Sailor e Lula è soprattutto una storia di desiderio mai sopito l'uno per il corpo dell'altra e viceversa, un delirio di feromoni che rendono i loro incontri sessuali l'unico modo per liberare l'elettricità che c'è tra di loro.
Cage col suo ciuffo ( ancora vero )  e la Dern fasciata in un corpetto mozzafiato di pelle nero, gonne corte e calze trasparenti con ghirigori sono strumenti perfetti per declinare l'erotismo nel modo voluto da Lynch che dirige un film volutamente sopra le righe con personaggi grotteschi e surreali (la Rossellini nei panni della "strega" Perdita, la Ladd che intepreta la madre di Lula, oppure Willem Dafoe nella parti di un sordido bandito, la fatina vestita di rosa nel finale fiabesco, oppure anche apparizioni di pochi secondi come il nano alla stazione) che incrociano le loro esistenze con quelle di Sailor e Lula, amanti maledetti di fine millennio.
Probabilmente Cage non è stato più così bravo, addirittura irresistibile quando canta Love me tender alla sua amata sui titoli di coda.
Colonna sonora da collezione.

( VOTO : 9 / 10 )  Wild at Heart (1990) on IMDb

Questo post fa parte di una serie di recensioni di film con Nicolas Cage ad opera di illustrissimi colleghi blogger  , un piccolo regalo di cui lui naturalmente non sospetterà neanche l'esistenza  in occasione del suo 4..ehm esimo compleanno. Che ve lo dico a fare? Intervenite numerosi, siore e siori , leggete tutte le recensioni e spandete il verbo del Nicolas cage day . E soprattutto commentate!
Qui i links delle altre recensioni:
Affari nostri
Cipolla pensierosa
Combinazione casuale
HO VOGLIA DI CINEMA
Il Cinema Spiccio
La fabbrica dei sogni
Le recensioni di Robydick
Life Functions Terminated
MIDIAN
Pensieri cannibali
Viaggiando ( meno )
WhiteRussian

Minggu, 06 Januari 2013

John dies at the end ( 2012 )

David Wong è seduto a un tavolo di un ristorante cinese e sta raccontando al losco giornalista Arnie Blondestone quello che gli è accaduto negli ultimi tempi. E' una specie di sensitivo molto particolare e ha molto da dire riguardo alla morte( forse più corretto dire alle morti perchè sono più di una ) del suo amico John che continua a ritornare in vita sotto diverse forme.C'è una nuova droga che si sta diffondendo tra i giovani e che promette esperienze extracorporee incredibili attraverso il tempo e lo spazio.  L'unico piccolo effetto collaterale di questa Salsa di Soia ( questo il nomignolo in gergo) per chi la prova dal pusher che si chiama Robert Marley (!)  è che non si ritorna più umani. John ( che ha provato questa droga ) e Dave due perdigiorno patentati sembrano proprio gli unici che possano salvare l'umanità da questo nuovo attacco mortale.
Riusciranno nell'impresa? A vederli sembra proprio di no.
Don Coscarelli ormai sembra fatto solo per dirigere cult: a 10 anni da Bubba Ho-tep ( il re è qui ) torna al cinema con un film che ha le stimmate per essere un nuovo cult.
John dies at the end è uno degli horror più bizzarri e spiazzanti degli ultimi anni, un caleidoscopio stimolante che scava a fondo nelle ossessioni del cinefilo citando in continuazione cinema altrui ma rielaborandolo in una ricetta nuova e assai originale.
E' come se Coscarelli mettesse tutto in un gigantesco frullatore per servire al pubblico un qualcosa di mai visto.
Viaggi nel tempo, dimensioni parallele, mostri tentacolati , insetti giganteschi ripugnanti, zombie o qualcosa di simile, cani che parlano e guidano automobili, hot dogs che diventano telefonini, poliziotti che non sembrano così rassicuranti visto che la loro sagoma non si riflette nello specchio e tante altre trovate che rendono il film una ricognizione selvaggia su tutto lo scibile  ( o quasi ) horror del passato, frammentata in una narrazione rapsodica che si disperde in mille rivoli.
Non è il classico horror usa-e-getta, qualcosa da guardare di sottecchi stando attenti più a non scheggiarsi i denti col popcorn che a quello che si vede sullo schermo.
E' un film che richiede attenzione e sorprende a ogni inquadratura con il suo immaginario sbilenco tradotto in una visionarietà pantagruelica e debordante ma che appare adattissima al contesto su cui si adagia.
Se all'inizio per come ci vengono introdotti i protagonisti ci sembra di trovarci quasi di fronte a una parodia del teen horror poi si viene catapultati in un mondo lovecraftiano in cui i mostri regnano sovrani.
Ma poi si cambia ancora registro in un continuo andirivieni nel tempo ( Dave riesce a tornare indietro nel tempo fino a rendere difettosa una pallottola che gli viene sparata da un poliziotto , proiettile che quindi non lo uccide) e in un crescendo di citazioni il film procede random tra una suggestione e l'altra.
Sfilano disordinatamente  i deliri di carne e i pasti nudi del primo Cronenberg, il monolito nero e le maschere alla Eyes Wide Shut ( citato espressamente in un dialogo) di Kubrick, i vari semi della follia cosparsi dal Carpenter più tortuoso e creativo ,  la follia anarchica ed ipnotica del cinema di Lynch, le dimensioni parallele di Donnie Darko, gli universi onirici sfalsati di Inception narrati alla maniera di Memento avanti e indietro nel tempo,  fino ad  arrivare a una sfera nera che inghiotte tutto che non sai se è uno dei Rover della mitica serie tv Il prigioniero o semplicemente una citazione molto più moderna di un manga giapponese da cui sono stati tratti due film intitolati Gantz e Gantz: Perfect answer.
Il finale ? Un altro gigantesco punto interrogativo che ha il sapore dello sberleffo che si fa strada attraverso i titoli di coda.
Prodotto tra gli altri da Paul Giamatti che recita nella parte di Arnie Blondestone.
Chissà se un giorno vedrà la luce qui in Italia.

( VOTO : 8 / 10 )  John Dies at the End (2012) on IMDb

Jumat, 04 Januari 2013

You don't know Jack ( 2010 )

Anni '90 , Michigan. il medico in pensione Jack Kevorkian aiutato dalla sorella Margo e dall'ex allievo Neill diventa l'ultima speranza per malati incurabili lasciati al loro destino doloroso dalle istituzioni e dalla medicina ufficiale. Muovendosi tra le pieghe della legge, ma ugualmente subirà molte traversie legali, pratica il suicidio assistito su esplicita richiesta el diretto interessato allo stato terminale di malattia e nel pieno possesso delle sue facoltà mentali.
Presto verrà soprannominato  dottor Morte.
E questa è semplicemente un'opera televisiva?
Perchè se è solo televisione allora che qualcuno mi dia un pizzicotto per capire che non sto sognando.Abituato al livello sconfortante di tanta fiction televisiva odierna, italiota e non, un film come questo è ossigeno puro.
E perchè un'opera come questa,cinematografica fino al midollo, non è transitata nelle sale cinematografiche?
Credo che la risposta non sia nella sua qualità, indiscutibile, ma sia nella tematica trattata probabilmente poco spendibile sul grande schermo perchè troppio scomoda.
L'eutanasia, il suicidio assistito o come diavolo si voglia chiamare, l'attività in cui il dottor Jack Kevorkian  si è adoperato per oltre un centinaio di volte.Tutto questo gli è valsa una lunga battaglia giudiziaria culminata anche con una condanna e con 8 anni trascorsi in prigione. Un tema spinoso, da far tremare le vene ai polsi, un tema di civiltà su cui si possono instaurare discussioni di durata infinita perchè ognuno comunque rimarrebbe del proprio parere.
Se ci vogliamo solo fermare alla confezione del film non possiamo far altro che restare ammirati: una fotografia plumbea, quasi in bianco e nero ci accompagna nella trattazione quasi asettica delle tesi del dottor Kevorkian intepretato  da uno straordinario Al Pacino che ci lascia a bocca aperta perchè è da tanto, troppo tempo che non lo ricordavamo così bravo. Così come siamo piacevolmente stupiti dalle prove di John Goodman (lontano dagli eccessi coeniani) e di Brenda Vaccaro che è una spalla più che adeguata alla prova monstre di Pacino.
Anche Levinson sembra tornare agli antichi fasti con una regia ferma, precisa che cerca di tenere lontano il più possibile il ricatto emotivo che è sempre dietro l'angolo quando si tratta un argomento ostico come quello dell'eutanasia.
You don't know Jack è un film di straordinaria tensione emotiva, un'opera importante che in più di un'occasione mi ha riportato alla mente un altro bellissimo film di impegno civile, quell'Insider di Michael Mann in cui la battaglia civile affrontata era decisamente meno scomoda da trattare perchè comunque le lobbies del fumo con i loro fiumi di denaro potevano poco contro lo sdegno dell'opinione pubblica.
Se dal punto di vista formale il film impressiona molto positivamente dal punto di vista sostanziale è un'opera che pone interrogativi non semplici a cui rispondere.Tra le righe si può rintracciare una sorta di ammirazione per un uomo che praticamente da solo combatte contro il sistema giudiziario americano e contro l'opinione pubblica bigotta e perbenista che in America è dominante.
Un uomo che non fa una battaglia a favore dell'eutanasia, è bene ricordarlo, ma conduce una battaglia civile sul principio dell'autodeterminazione, sulla possibilità di scegliere il proprio destino una volta arrivati a uno stadio terminale di malattia. Nella sua visione il dottor Kevorkian ritiene di essere uno dei pochi a rispettare fino in fondo il giuramento di Ippocrate. 
E'un discorso non semplice da affrontare, pieno di insidie a cui la chiusura mentale degli strenui difensori della vita a tutti i costi non giova. Diciamo che ha molte attinenze con il dibattito sull'aborto ma qui c'è di mezzo il mancato riconoscimento della volontà del diretto interessato, c'è una rivendicazione a decidere privatamente su una materia strettamente personale.
Ben vengano film come questo che stimolano riflessioni, che facciano conoscere altri punti di vista non omologati alla massa.
E ben vengano personaggi come Jack Kevorkian che  dedicano la loro vita a una battaglia di civiltà.
Ripeto non l'eutanasia ma il principio di autodeterminazione.

( VOTO : 8 / 10 )  You Don't Know Jack (2010) on IMDb

Kamis, 03 Januari 2013

London to Brighton ( 2006 )

Sono le 3 e 07 del mattino in una toilette pubblica di una stazione di Londra dove si sono rifugiate la giovanissima Joanne, dodicenne con i vestiti strappati e Kelly, adulta ma col viso sfigurato da un occhio vistosamente tumefatto. Kelly dice alla ragazzina che va a procurarsi soldi per il viaggio in treno. Torna e partono per Brighton dove c'è un'amica di Kelly. Intanto si scopre che Kelly è una prostituta, che un boss della mala locale sta cercando entrambe  e il suo protettore è pronto a consegnarla assieme alla ragazzina su un piatto d'argento.
Bisogna andare a recuperare le due donne a Brighton.
London to Brighton è lo stupefacente esordio nel lungometraggio di quel piccolo genietto del cinema inglese che si chiama Paul Andrew Williams, responsabile già dello script di uno degli horror più inquietanti degli ultimi anni , The children oltre a robetta non proprio per educande come The Cottage e Cherry Tree lane.
In questo caso la sua attenzione si rivolge a un genere più pulp che horror( un qualcosa di molto meno ibrido di The Cottage per esempio dove le due anime avevano importanza praticamente paritaria )  con la descrizione circostanziata di un sottobosco sociale inglese che fa rabbrividire, un inferno in terra in cui le dodicenni come Joanne sono costrette a fare l'elemosina e anche a prostituirsi di fronte al potente danaroso di turno.
Il personaggio cardine attorno a cui ruota tutto il film non è però quello della ragazzina come sarebbe stato normale nelle mani di un regista ordinario, ma è quello di Kelly, la prostituta che in un rigurgito di coscienza cerca di tirare fuori la ragazzina dal guaio in cui l'ha ficcata.
Ora di puttane dal cuore d'oro sono lastricate molte vie di cinema ma qui il personaggio di Kelly è più profondo dello schema a cui superficialmente può essere ricondotto. Probabilmente si rivede nella ragazzina, Joanne è la figlia che non ha mai avuto e quindi cerca di impedire che acceda al mondo dei grandi dalla parte sbagliata , come ha fatto lei anni prima. Non è alla ricerca di catarsi ( e l'ultima sequenza del film è abbastanza esplicativa) ma vuole rimediare a uno sbaglio che stava facendo.
Altra cosa che stupisce del film è che pur avendo la patina del revenge movie ( il boss cerca le due ragazze per vendicarsi ) sotto c'è una storia di un rapporto paterno filiale mai sbocciato, uan storia di prevaricazioni e di infelicità. Del resto con un padre come quello è molto difficile coltivare un rapporto che sia degno di questo nome.
Ottima la regia di Paul Andrew Williams che invece di imboccare una strada comoda e conformista, sceglie la frammentazione dell'unità di tempo raccontando poco per volta che cosa sta succedendo.
Sapremo nel corso del film perchè Kelly e Joanne stanno fuggendo e da chi in un alternarsi di presente e passato quasi senza soluzione di continuità.
Una scelta stilistica raffinata e creativa che permette di tenere altissima la tensione per tutto il film.
Implacabile lo sguardo di Williams su tutto lo sfacelo che si respira nella downtown London che quasi contrasta con l'aria frizzantina di mare della luminosa Brighton sulla cui spiaggia Joanne nutre letteralmente il suo spirito ( mentre Kelly in angoli di strada nascosti a sguardi indiscreti continua a fare il suo lavoro esattamente come fosse a Londra, per lei non cambia assolutamente nulla).
I tentacoli del male arrivano purtroppo ovunque.
Per rendere meglio l'idea  riguardo questo piccolo grande film direi che una storia del genere non sarebbe dispiaciuta a Ken Loach e a quello che idealmente è considerato il suo erede, Shane Meadows.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

London to Brighton (2006) on IMDb

Colpi di fulmine ( 2012 )

Due episodi : nel primo un neuropsichiatra che ha qualche problemino con la finanza si nasconde in un paesino del Trentino travestendosi da prete. Salvato da annegamento da una ragazza del posto scopre che poi si tratta del maresciallo dei carabinieri che comanda la locale stazione e , nell'attesa che la sua situazione giudiziaria si sistemi, si dà da fare per impedire che lei si sposi con il già adulterino sindaco del paese.
Nel secondo episodio un amabasciatore della Santa Sede si innamora di una coattissima pescivendola( anzi pesciarola)  del mercato. Chiede al suo autista di fargli da insegnante di dialetto e atteggiamenti coatti solo per far colpo su di lei.
Quest'anno il film di Capodanno è stato un cinepanettone,scelto giusto per non essere il solito musone snob  che vede sempre cinema strano che piace solo a tipi strani.
Giuro, mi sono applicato il più possibile, sono stato attento come se stessi vedendo l'ultimo di Carax o l'ultimo di Tsukamoto ma sinceramente dopo un po' la mente mi è partita tangenzialmente per pensare ad altro.
Inerente a quello che stavo vedendo, sia chiaro.
Colpi di fulmine è il Ritorno al futuro del cinepanettone: se questo tipo di cinema è lo specchio dei tempi grami che viviamo allora in era di sobrietà montiana sono stati aboliti i rutti, eliminata l'apoteosi della scorreggia , via anche  tette e fette di culo oltre a un buon numero di parolacce.
Tutto bene quindi? Eeeeehhh non esattamente.
Se si vuole prendere per il naso uno spettatore che non ha mai visto un film nell'ultimo ventennio può darsi anche che un film a episodi del genere riesca nel suo intento che è quello di  rispolverare la gloriosa tradizione della commedia all'italiana cercando di allontanarsi dalla volgarità cinepanettonesca. Per uno spettatore che magari un paio di film li ha visti in vita sua, beh allora non ci siamo proprio perchè qui siamo al riciclo puro di gags e di situazioni. Non siamo però alla cagneria pura degli anni scorsi. Si avverte lo sforzo di fare qualcosa di diverso.
Il laico che si traveste da prete in particolari contesti con tutti gli equivoci che ne seguono è un espediente vecchio come il cucco : qui Christian De Sica è lasciato abbastanza a briglia sciolta ( e lui devo dire che è bravo oltre a somigliare sempre di più a suo padre) si lancia in citazioni tra Sister Act e gags degno del suo Don Buro di Vacanze in America di ottantiana memoria, recita su un canovaccio visto, rivisto e stravisto. E poco possono i comprimari e la perpetua lucana Arisa ( che ha difficoltà anche a parlare in italiano ma in inglese parla e canta benissimo) che non ha la statura dei grandi caratteristi del passato.
Il suo è un episodio senza sussulti.
Il secondo episodio vede in campo la comicità un po' stralunata del duo Lillo e Greg in una vicenda che potrà risultare piacevole per chi vuole fare un ripasso di lessico romanesco coatto. Anche qui un riciclo a vista di idee stracotte ( ci troviamo di fronte a un Cyrano all'incontrario) su una cornice romana falsa come quella del film di Woody Allen.
Ormai trovare coatti di questa risma non è così facile e non stanno certo tutti al mercato del pesce.
Però le lezioni di lessico romanesco e di savoir faire coatto sono divertenti.
Certo per chi abita oltre il Po la comicità è disinnescata.
Piuttosto il secondo episodio sembra quasi una parodia del cinepanettone in forma di commedia degli equivoci, quasi un'eutanasia a favore di telecamera di quel cinema cafone fatto con i piedi che ha "allietato" i Natali di più di una generazione.
Dal punto di vista tecnico sembra esserci un pochino più cura nella realizzazione ma siamo ancora lontani dalla confezione della commedia hollywoodiana o anche francese , giusto per non andare troppo lontano.
Non siamo più alla fiera del "bbona la prima" ma stupisce ancora che uno che sta nel cinema da tanti anni come Neri Parenti confezioni così grossolanamente i suoi film.
Come giudicare questa incursione a cinepanettonlandia? Impossibile.
Qualche risata anche non volendo ci esce ( ma la provenienza geografica aiuta) ma il bvadipo cinefilo che scalpita dentvo di me inovvidisce a questo tipo di cinema.
Un po' meno che gli altri anni, però.

( VOTO :  S.V. ) 

Lightning Strike (2012) on IMDb

Selasa, 01 Januari 2013

Vintage horror - Maniac ( 1980 )

Con questo film inauguriamo una piccola rubrica ( etichetta Vintage horror)  con cadenza all'incirca settimanale che tratterà di film horror vintage. Si parte con questa piccola perla , un cult firmato William Lustig .
Frank Zito di giorno è un uomo meno che ordinario, perfettamente mimetizzato tra i milioni di abitanti della Grande Mela. Di notte invece è un maniaco omicida, totalmente pazzo, che utilizza souvenir carnei prelevati dalle sue vittime per adornare i manichini che popolano la sua casa, una specie di museo degli orrori in cui lui, ossessionato dal ricordo della madre, vede riuniti tutti i suoi fantasmi che sono al centro di una serie di monologhi agghiaccianti. La conoscenza con una fotografa cambia la sua percezione. O forse no.
Maniac è un piccola leggenda dell'underground cinematografico  firmata da un regista di nicchia come William Lustig, ma il successo di tutta l'operazione è senza dubbio dovuto all'aderenza oserei dire quasi parossistica di Joe Spinell , una specie di Danny Trejo ante litteram, baffoni, fisico grosso e piuttosto sgraziato, che rende perfettamente l'idea di che cosa si agiti dentro la sua testa bacata.
Maniac è un piccolo capolavoro di regia tra zoom, carrellate e lenti deformanti , Lustig  dilata alcune sequenze fino all'inverosimile creando un clima di attesa spasmodica quasi insostenibile: valga per tutti la sequenza dell'omicidio della coppia che si era andata ad appartare ( con il killer che appare dal nulla quando, illuminato dai fari della macchina, salta sul cofano e con una doppietta fa saltare prima la testa a lui, in primissimo piano, e poi allo spettatore viene fatto letteralmente  "assaggiare" il terrore di lei ricoperta di sangue e materia cerebrale  prima dell'esito scontato che avviene fuori campo) oppure anche la lunghissima, tesissima sequenza dell'omicidio nei bagni della metropolitana, caratterizzata da una serie di stop 'n' go che metterebbero a dura prova le coronarie dello spettatore più smaliziato.
Il film di Lustig narra le gesta di un misogino pazzo assassino, sconvolto da un complesso di Edipo grosso così, che semina il terrore nella notte newyorkese  senza però entrare in derive psicanalitiche che non gli competono.E' uno slasher affilato e cattivissimo, ultragore grazie al sensazionale lavoro di Tom Savini ( che si ritaglia la parte dell'uomo trucidato nell'auto assieme alla sua ragazza)  agli effetti speciali che sono di grande realismo ancora oggi a più di trenta anni dalla realizzazione.
Maniac ha dei punti di riferimento ben evidenti che sono il thriller italiano  anni '70 e anche un piccolo film uscito l'anno prima di un cineasta allora sconosciuto( come Lustig proveniente dal porno)  che poi si farà le ossa: tale Abel Ferrara con il suo The Driller Killer in cui un artista faceva fuori con un trapano i malcapitati con cui veniva a contatto.
Come quello il Frank Zito di questo film ha i suoi fantasmi da tenere a bada e nel film di Lustig hanno la forma di manichini addobbati con parti anatomiche di vittime ( gli scalpi) che in un delirio onirico si animano e si ribellano al loro creatore smembrandolo e decapitandolo.
Qui non c'è indagine poliziesca, c'è solo un killer che adesca e uccide vittime lasciando la polizia a brancolare nel buio come si suol dire.
Maniac è un nuovo punto di partenza del film sui serial killer: un film ambientato nel ventre marcio di una metropoli in cui non c'è nessuna pretesa di analisi sociologica ,ma solo una specie di condivisione della pazzia di Frank Zito ( ripeto un Joe Spinell monumentale) che viene immortalata senza alcuna ritrosia.
Ancora oggi è un film per stomaci forti, altro che i teen horror che infestano gli schermi dei nostri tempi....
E'stato appena realizzato un remake sceneggiato tra gli altri da Alexandre Aja e con protagonista Elijah Wood.

( VOTO : 8 / 10)

Maniac (1980) on IMDb

Phase 7 ( 2011 )

Il giovane Coco e la moglie al settimo mese di gravidanza Pipi stanno facendo scorte in un supermercato a Buenos Aires. Mentre stanno pagando si scatena la ressa nel negozio per accaparrarsi generi di prima necessità. Una volta tornati a casa il telegiornale in edizione straordinaria diffonde la notizia di uno strano virus che sta mietendo migliaia di vittime per ogni dove nel mondo. Il loro condominio viene messo in quarantena e isolato dalle autorità sanitarie. Tra i vari condomini , però , cresce il clima di sospetto a causa della malattia fino ad arrivare a una vera e propria lotta per la sopravvivenza tutti contro tutti. E la situazione fuori tende a peggiorare ogni ora di più.
Raccontato in questi termini Phase 7 dell'esordiente alla regia Nicolàs Goldbart ( ma lunga esperienza nell'editing dei film) sembra quasi uno zombie movie argentino alla Romero o un horror che mutua lo spunto iniziale di [Rec]. Il che è anche parzialmente vero ma diciamo che qui di horror o di science fiction ce n'è in dosi veramente minime. E' chiaro che la tematica del contagio e l'apocalisse che sta mietendo milioni di vittime ( un metodo per controllare la sovrappopolazione mondiale?) sono tenuti sullo sfondo.
Phase 7 esamina più le varie dinamiche che si instaurano tra i vari personaggi in campo che reagiscono ognuno a loro modo alla prigionia forzata che devono subire all'interno delle loro case. In questo assomiglia di più a un ibrido tra il piccolo cult Rammbock : Berlin undead e quel capolavoro di ferocia di La comunidad di Alex de la Iglesia. Ha un po' più di ironia sbracata rispetto al primo (  la caratterizzazione dei vari personaggi o anche altri momenti che inducono al sorriso come la sequenza della visita dei condomini da parte di un medico inviato dall'autorità sanitaria che a prima vista sembra molto più malato di loro ) ma è tutto più trattenuto rispetto al grottesco sparso a piene mani dal film spagnolo.
Durante la visione si pensa a quanto possano essere selvagge certe riunioni di condominio, magari questo film  può risultare utile come preparazione psicologica, e a quanto può essere reale un personaggio come Coco che si diverte a scimmiottare Travis Bickle davanti allo specchio, sfoggia tutta una serie di magliettine da urlo ( dai SOD ai Misfits fino ad arrivare a una maglietta con scritto Shoot first! perfettamente in tema con quello che sta succedendo nel condominio) e che è trascinato continuamente da altri, segnatamente la moglie e il paranoico armato di tutto punto che abita al piano superiore, Horacio, in azioni che lui si guarderebbe bene dal fare.
E' il classico fancazzista che cerca di farsi scivolare tutto addosso dominato da una moglie che si avvale della sua posizione di superiorità data la gravidanza avanzata.
Phase 7 è un film dal budget risicato che si muove tra dramma e commedia pur concedendosi un paio di momenti veramente ultragore ( tipo una testa che salta in primissimo piano a causa di una fucilata )
Siamo naturalmente lontanissimi dal trovarci di fronte a un titolo di riferimento per il genere ma è abbastanza godibile per una visione molto relaxata.
Finale praticamente ricalcato su quello de Il demone sotto la pelle di Cronenberg.
Ultima cosa, last but not least: AUGURI A TUTTI PER UN 2013 GRANDIOSO.

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Phase 7 (2011) on IMDb