Jumat, 15 Maret 2013

The Neighbors ( 2012 )

E' una serata piovosa e Yeo Seon, studentessa delle scuole medie aspetta di essere ripresa a scuola da Gyung Hee compagna del padre con cui ha qualche difficoltà nel relazionarsi. Aspetta  un po' e poi si avvia verso casa. Non ci arriverà mai , il suo corpo sarà ritrovato dieci giorni dopo decapitato in una valigia rossa. Ma Gyung Hee la vedrà tornare a casa tutte le sere e non avrà mai il coraggio di dirlo a nessuno. Nello stesso gigantesco palazzo abita anche una coetanea di Yeo Seon che le somiglia come una goccia d'acqua;  è lei il nuovo bersaglio del serial killer, Seung Hyuk, che è ancora in libertà ed abita nello stesso complesso residenziale.
Seung Hyuk attira su di sè diversi sospetti ma per una ragione o per l'altra non c'è nessuno che si decida a denunciarlo alla polizia. C'è l'uomo che gli ha venduto le valigie che ha paura di perdere il cliente, il ragazzo che consegna le pizze che non vuole perdere il lavoro, il portiere dello stabile che non vuole attirare la polizia in quanto è in libertà provvisoria e sta finendo di pagare il suo conto con la giustizia, c'è il piccolo boss della mala che picchia il serial killer perchè gli ruba sempre il parcheggio ( che poi è quello per gli invalidi).E lui continua ad agire praticamente indisturbato, anzi mette nel mirino altre vittime oltre a Yeo Seon e le porta nel suo antro.
Ho già ripetuto allo sfinimento nel pieno possesso delle mie pochissime facoltà mentali che in Corea del Sud al momento si girano i migliori thriller di tutto il globo terracqueo.
Se poi si parla di serial killer, allora non ce n'è proprio per nessuno: la superiorità è schiacciante, con buona pace di Hollywood and company.
Quando mi sono avvicinato a The Neighbors credevo di trovarmi di fronte a un thriller efferato con un serial killer di bambini ( la violenza sui minori è altro tema molto comune nel cinema coreano)  e mentre leggevo la sinossi la palpebra mi si è sollevata per il fremito dell'attesa.
Addirittura i primi minuti facevano pensare a una ghost story: nella mente di Gyung Hee la figliastra continua a tornare a casa e lo fa per tutti i dieci giorni che separano la sua scomparsa dal ritrovamento del suo corpo.
Quindi sembra che venga tutto incanalato verso l'horror.
E invece no. Non è neanche una ghost story, o meglio i fantasmi sono solo una delle componenti.
The Neighbors è qualcosa d'altro che con perfida ironia parla di difficoltà di relazione, di apparenze che ingannano , di fantasmi che vengono generati dal senso di colpa.
Una creatura filmica strana, mutevole che mi ha riportato alla mente un film peculiare nella filmografia hitchcockiana come La congiura degli innocenti in cui tutti i presunti innocenti protagonisti avevano  qualcosa da nascondere.
Anche qui è così: ognuno ha il proprio scheletro nell'armadio e il serial killer ha via libera proprio perchè tutti i suoi vicini per un motivo o per l'altro alla fine lo lasciano fare, pur sospettando fortemente di lui.
La cosa migliore di The Neighbors è la caratterizzazione minuziosa dei vari personaggi ( il cast è formato da all stars del cinema coreano e devo dire che fa un lavoro strepitoso) che si dividono equamente la scena: non c'è un protagonista assoluto , la regia vivacemente segue  le varie sottotrame che si susseguono a gran ritmo per tutto il tempo dando al tutto una leggerezza inusuale per questo tipo di film, inserendo azzeccati colpi di scena nei momenti giusti.
Ci sono efferatezze ma anche ironia che arriva a stemperare il tutto.
Ma vivere in un complesso residenziale del genere non sembra così salubre.
E il vicino di casa  meno simpatico acquisterà quel non so che di sospetto.....

( VOTO : 7 / 10 ) 

The Neighbors (2012) on IMDb

Kamis, 14 Maret 2013

La cuoca del presidente ( 2012 )

La fama di Hortense Laborie, chef che vive e lavora nella regione del Perigord, arriva alle orecchie del presidente che tramite i suoi collaboratori la convince ad accettare l'incarico di sua cuoca personale .
Hortense nelle segrete delle cucine dell'Eliseo trova una squadra di chefs che le manifesta aperta ostilità e dovrà faticare per imporre la sua cucina fatta di antichi sapori allo stile  greve e anche un po' presuntuoso di quella dell'Eliseo. Per un po' Hortense riesce a sopportare la pressione, aggira anche i divieti medici per la salute del presidente ma alla fine, impossibilitata a cucinare con il cuore e con l'anima come vorrebbe, schiacciata da burocrazie e ragioni di Stato, scrive la sua lettera di dimissioni irrevocabili.
Il tutto raccontato di malavoglia anni dopo durante un esilio volontario in una base francese antartica.  La sua vita e carriera future saranno lontane dalla Francia. Il sogno è la Nuova Zelanda, terra vergine e di grandi opportunità.
I nomi e le fisionomie sono cambiate ma la storia raccontata nel film dell'esperto Christian Vincent è quella della cuoca Danièle Mazet Delpeuch, cuoca del Perigod che cucinò all'Eliseo per Mitterand in persona dal 1988 al 1990.
Tra i sentimenti sinceri del presente in una piccola comunità di un'isola dispersa nell'Atlantico e il racconto di un passato glorioso ma carico dell'amarezza di non aver potuto espletare al meglio il proprio compito, La cuoca del presidente è la storia di una donna ostinata che cerca di farsi strada in un mondo rigorosamente al maschile facendo letteralmente lo slalom tra veti incrociati, gelosie reciproche e burocrazie castranti.
La sua cucina fondata sui frutti migliori della terra, sulle carni più prelibate, sui prodotti più naturali disponibili è in aperto contrasto con la catena di montaggio impersonale e anche un po' arrogante che si trova nelle cucine dell'Eliseo. Ma la lotta è senza esclusione di colpi e reggere alla pressione per Hortense è difficilissimo. E dopo un po' di tempo diventa impossibile. Vincono gli altri.
Come ho già ammesso qualche tempo fa , qui sul nostro ramo d'albero siamo stati colpiti e affondati dalla sindrome di Masterchef  e questo film può essere visto come una sorta di coadiuvante terapeutico.
Il protagonista indiscusso è il cibo , i piatti di Hortense prendono facilmente il centro della scena in un racconto del dietro le quinte delle stanze del potere che ha il difetto forse di essere un po' troppo tenue e impersonale. Manca l'emozione, quel fremito da cui nasce il bel cinema, quello stesso fremito che faceva diventare un piccolo capolavoro un film come Il pranzo di Babette.
Qui nonostante la confezione abbastanza lussuosa siamo solo dalle parti della compilazione, La cuoca del presidente è un involucro assai accattivante che racchiude poco più di  una sfilata di ricette d'alta cucina tipicamente francese. E forse per questo può risultare alieno a spettatori come noi abituati ad altri ingredienti e a un altro modo di intendere alta cucina.
Tra la ricetta del guanciale della bella Aurora e il manzo dei marinai del Rodano va in scena uno spettacolo che dovrebbe essere indirizzato soprattutto a soddisfare le papille gustative e le cellule olfattive dello spettatore.
Ma purtroppo è solo cinema, non ci sono nè odori nè sapori.
La cuoca del presidente è un film senza troppe ambizioni, recitato da una Catherine Frot che si dimostra sempre esemplare nelle sue interpretazioni, che si indirizza soprattutto al pubblico francese per il suo racconto delle stanze del potere visto da una prospettiva nuova, quella di una donna energica che se ne frega di protocolli e gerarchie, di etichette e costi di gestione.
Vedibile in assoluto relax, certo, ma ampiamente perdibile.

(  VOTO : 5,5 / 10 )

Haute Cuisine (2012) on IMDb

Rabu, 13 Maret 2013

Antiviral ( 2012 )

In un futuro non troppo lontano e comunque abbastanza vicino da incutere timore, le multinazionali del farmaco hanno cominciato a isolare i virus responsabili delle malattie che colpiscono le stars più famose dello show biz, solo per accontentare il feticismo fuori controllo dei fans che chiedono di farsi infettare dagli stessi agenti patogeni che hanno infettato i loro idoli. Syd March lavora per una di queste multinazionali  e per arrotondare lo stipendio  si inietta lui stesso questi virus per poi rivenderli al mercato clandestino. Tutto bene, si fa per dire perchè Syd è sempre malaticcio a causa della sua attività di trasporto antigeni, fino a quando si inietta il siero della famosissima Hannah Geist colpita da una malattia misteriosa. Quando la diva viene a morte in circostanze misteriose dopo una breve agonia Syd diventa il bersaglio di misteriosi collezionisti e oggetto di studio da parte di una grossa ditta farmaceutica. E dovrà anche collaborare con loro per riuscire a trovare una cura alla malattia con cui si è autocontagiato in quanto i sintomi diventano ogni giorno più gravi.
Incomincia una lotta contro il tempo dall'esito affatto scontato.
Brandon Cronenberg ha 28 anni, è figlio di un certo David Cronenberg che ha scritto brani di storia del cinema con i suoi film di carne mutata e mutante in un passato relativamente recente e assai glorioso.
Ebbene David , il padre , a 28 anni era ancora ben lontano dall'elaborare lo stile che lo avrebbe reso famoso. Lavorava alla televisione canadese , l'unico lavoro che forse conteneva i prodromi di quello che avrebbe fatto in futuro era un mediometraggio, intitolato Stereo del 1969 ( David all'epoca era 26enne) , che in poco più di 60 minuti riusciva a trasmettere una sensazione di disagio ben palpabile parlando di sessualità e comunicazione telepatica in un futuro non troppo lontano.
Come atmosfere Antiviral mi ha ricordato parecchio quel mediometraggio e ha spazzato via totalmente tutte le mie perplessità su Brandon Cronenberg. Diciamo la verità: appena abbiamo avuto la notizia che Brandon , figlio di David Cronenberg avrebbe debuttato alla regia , abbiamo pensato tutti al solito figlio di papà che si trova tutte le porte aperte a causa del cognome pesante.
Insomma il solito pensiero da italianuccio abituato alla dietrologia: e invece , come già successo con Duncan " non chiamatemi più figlio di David Bowie" Jones , altro figlio d'arte baciato da indiscutibile talento, siamo costretti a riporre nel cassetto tutti gli strali del pregiudizio di cui ci eravamo armati.
Antiviral non è un film facile da metabolizzare e troverà più di un detrattore non abituato a un'idea estetica così estrema, a una regia così dilatata e a un'idea di base così weird da risultare originale e vincente.
Se è vero che si coglie la vicinanza di tematiche e una certa ansia di confrontarsi col cinema di cotanto genitore , è anche vero che la sensibilità di Brandon è ben diversa da quella del padre alla sua età e quindi è evidente che sia stato "educato" dalla progressione artistica di Cronenberg padre.
Antiviral però non sarebbe così particolare e memorabile se non ci fosse stato un protagonista come Caleb Landry Jones , uno strumento perfettamente deformabile nelle mani del suo regista capace di una metamorfosi fisica impressionante nell'arco della sua odissea microbiologica alla ricerca di una via di salvezza. Il suo aspetto efebico, slavato e stralunato , il suo sguardo perso perennemente nel vuoto, il termometro sempre a misurare una temperatura corporea abituata a fare i capricci sono fattori determinanti per la riuscita di questo incubo in cui il bianco domina incontrastato.
Il candore abbagliante delle scenografie dovrebbe essere sinonimo di pulizia, di asepsi e invece sottintende una nuova apocalisse mondiale. Quella virologica.
Oramai le guerre si combattono all'interno dei corpi in un mondo portato al collasso dal feticismo esasperato. Non più armi da fuoco ma aghi , prelievi ematici, stravasi di sangue nerastro , la morte che arriva nel silenzio assoluto.
Altra cosa da ricordare è quella specie di condivisione del letto di morte che Syd ha con la diva Hannah Geist: lei è l'oggetto della venerazione di milioni di fans e lui sta vivendo in una condizione che sarebbe invidiata da tutti coloro che idolatrano questa figura talmente idealizzata da risultare quasi irreale.
Eppure per lui è un incubo perchè dilaniato dalla morte che minuto dopo minuto si impadronisce sempre di più della dea al cui culto si è votato come milioni di altri appassionati. E lui è impossibilitato a cambiare il corso degli eventi. O forse si.
E qui ritorna la poetica della carne mutata tanto cara al padre in un finale tutto da vedere e "assaporare".
Antiviral è un film  freddo come il ghiaccio ma è solo apparenza.
Ha il fuoco che arde dentro.
E' tutta questione di lunghezza d'onda. Se si riesce a porsi su quella giusta Antiviral può ambire a essere uno dei film dell'anno.
Comunque sia è una visione impressionante. Un incubo a occhi aperti.
Letteralmente.

( VOTO : 8 / 10 )  Antiviral (2012) on IMDb

Selasa, 12 Maret 2013

Non aprite quella porta 3 D ( 2013 )

Heather appena prima di andare a festeggiare Halloween a New Orleans scopre di aver ereditato una casa da una nonna che non sapeva neanche di avere e contestualmente scopre di essere stata adottata dai suoi genitori. Passato il primo attimo di smarrimento con il fidanzato e un paio di amici decide di andare in Texas a vedere questa casa ereditata, un palazzo vuoto e spettrale all'apparenza disabitato da anni. Lì fanno conoscenza con il sindaco del paese che dimostra una certa ostilità. Scoprono ben presto a loro spese che la casa non è disabitata come sembra e si scontreranno con Leatherface, serial killer armato di motosega che indossa una maschera fatta di pelle umana. In realtà è il cugino di Heather e i legami di sangue conteranno pur qualcosa....
C'era bisogno di un nuovo capitolo che riprendesse le fila del primo, mitico, inimitabile film di Hooper? Un film che addirittura si permette di citare a profusione l'originale cominciando dove finiva l'altro?
La risposta è sicuramente no ma ci sono due possibili obiezioni da fare: la prima è che l'orrido remake targato Marcus Nispel del 2003 incassò uno sproposito di milioni ( circa 100, più o meno 10 volte le spese di produzione) e quindi perchè non tentare di nuovo il colpaccio, la seconda è perchè non fare un sequel aggiornato alla nuova tecnologia del 3 D che a qualcuno piace tanto?
Per quanto mi riguarda due obiezioni respinte ma naturalmente decide chi mette i soldi, noi abbiamo la fortuna ( o la sfortuna a seconda dei casi ) di stare dall 'altra parte della barricata.
Allora come è questo Non aprite quella porta 3 D? Francamente è meno peggio di quello che mi aspettassi, diciamo che si pone a un livello superiore rispetto ai vari remakes comparsi negli anni ma naturalmente siamo ad anni luce di distanza dal film di Hooper a cui cerca di richiamarsi più degli altri.
E' un film che complessivamente sa di poco: non c'è tutto il delirio splatter che uno si aspetta, ci sono le solite minchionerie da teenagers in vacanza che fanno tanto horror americano, c'è un certo gusto filologico nel recuperare le atmosfere dell'originale fatto testimoniato anche dal prologo anni '70 ( una delle cose migliori del film) e dai camei di vecchie glorie di cui la pellicola è letteralmente disseminata.
Ma è tutto abbastanza annacquato e anche l'uso del 3 D non aiuta di certo , è assolutamente pleonastico.
Dal punto di vista registico ci sono alcune belle sequenze ( vedi quella del poliziotto che va ad ispezionare l'antro di Leatherface armato di pistola, torcia e telefonino per riprendere tutto) ma il copione non brilla per originalità così come anche gli omicidi perpetrati ( alla fine il body count , escludendo il prologo, non è così alto per essere uno slasher) non sono così "creativi" come ci si aspetterebbe.
Nella seconda parte abbiamo a che fare a un ribaltamento dei ruoli per certi versi inaspettato: il vero cattivo non è Leatherface ma il male è incarnato da quelli che dovrebbero essere i rappresentanti della legge e dell'ordine in città che si affannano a cercare di nascondere gli errori del passato.
Un tentativo di umanizzazione un po' goffo, tagliato con l'accetta e introdotto da una sequenza abbastanza scult: Heather, la protagonista, sta aspettando solo di essere fatta a fettine sottili sottili dalla motosega di Leatherface e per evitare tutto questo in un crescendo rossiniano di emozioni tra schizzi di sangue e sguardi penetranti gli urla " Sono tua cu(ggg)gina!!!
E quello si ferma. sembra una sequenza tratta da un Beautiful o un Centrovetrine qualsiasi: avete presente quelle scene in cui i personaggi si guardano nelle palle degli occhi per momenti interminabili e poi dicono la loro battuta, il più delle volte ad alto tasso di ridicolo involontario?
Succede esattamente questo: lui vissuto sempre solo e tagliato fuori dal mondo circostante che probabilmente non sa neanche che cosa è un cu(ggg)ino spegne la motosega e si mette ad affettare solo gli altri cattivi.
Però effettivamente se affettava la cuginetta mi alzavo e me ne andavo, per protesta, non si può maltrattare così cotanta bellezza.
Una nota su Alexandra Daddario: una vera e propria dea scesa in terra , in quegli occhi annegherei ben volentieri. Nella sequenza in cui Leatherface la vuole affettare i miei occhi erano solo per il suo decolletè veramente generoso, altro che motosega e rumoracci di urla e affettamenti vari, si sperava in un crollo improvviso della camicetta che invece era bastardamente fissata proprio nei punti giusti.
Finale aperto a un possibile seguito.
Voglio sperare che Non aprite quella porta 3 D faccia venire voglia ai suoi fans di rispolverare l'origine di tutto, cioè l'inarrivabile film di Hooper.
Allora almeno sarà servito a qualcosa ....

( VOTO : 5 / 10 )  Texas Chainsaw 3D (2013) on IMDb

Senin, 11 Maret 2013

Il lato positivo ( 2012 )

Pat è appena uscito da un centro di riabilitazione mentale del Maryland , su iniziativa della madre ( e di nascosto dal padre)   : Pat è bipolare, rifiuta le terapie ed è convinto che riuscirà in poco tempo a riconciliarsi con la moglie che lasciandolo per un altro aveva determinato il suo collasso mentale che lo aveva spedito all'ospedale psichiatrico. In realtà non è così perchè la moglie non ne vuole sapere niente di lui e addirittura lo ha fatto oggetto di un ordinamento restrittivo per non farlo avvicinare a lei. Tornare alla vita e alle normali relazioni familiari non è semplice per Pat ma un giorno conosce Tiffany, donna con un passato traumatico come il suo e forse più sbalestrata di lui. Lei si offre di fare la postina del cuore per lui e portare una lettera di Pat alla moglie. In cambio vuole solo che Pat partecipi con lei a una gara di ballo.
Il patto va bene a entrambi e comincia una relazione piuttosto burrascosa, legata agli up and downs del loro stato mentale.
Attorno a loro i familiari cercano di aiutarli ma sarà solo grazie alle proprie forze che i due usciranno fuori dall'empasse in cui sono scivolati nella loro vita.
Basta vedere il lato positivo e non inciampare nell'orlo argenteo delle nuvole.
Il lato positivo ( traduzione a senso dell'originale Silver Linings Playbook che ha una carica molto più evocativa ) è un lavoro di sinergie: una confezione raffinata che diventa un veicolo inarrestabile per delle performances eccellenti dal punto di vista attoriale. Impossibile non empatizzare questi personaggi: la tenerezza di Pat per cui è tutto bianco o nero o il caratterino tutto pepe di Tiffany sono elementi che fanno breccia anche nello spettatore più smaliziato. Bradley Cooper e Jennifer Lawrence fanno un ottimo lavoro e sono contornati da un cast di supporto semplicemente straordinario con un De Niro che erano anni e anni che non era a questo livello e una Jackie Weaver che sembra nata per questi ruoli da mamma un po' speciale.
Vogliamo poi parlare della brillante scelta di casting che fa recitare Julia Stiles nella parte della sorella di Tiffany? Ma quanto si assomigliano quelle due? Sorelle separate alla nascita?
Il lato positivo dopo un inizio dalla parti di Qualcuno volò sul nido del cuculo si trasforma in una commedia sentimentale con molti crampi, nervosi stavolta.
Una commedia sentimentale 2.0 , un evoluzione del genere in cui i vari ingredienti vengono mixati sapientemente da una sceneggiatura che alterna momenti di irresistibile comicità ad altri in cui la tensione emotiva regna sovrana.
Dicevo un nuovo modo per fare la commedia sentimentale in cui l'amore tra i due scoppia nel momento meno atteso ( o comunque se è già amore si rimane sempre col dubbio fino alla fine), in cui le smancerie sono bandite per descrivere due personaggi oltre la crisi di nervi e che faticosamente cercano di uscirne fuori per una nuova vita. Una vita normale, come quella di milioni di altre coppie.
Il lato positivo è soprattutto la narrazione del percorso che fanno Pat e Tiffany alla ricerca di una normalità tanto agognata all'interno di un guscio familiare che li protegga da tutto e da tutti.
Film di rapporti non sempre risolti, forse anche sgangherati e usurati dalla mancanza di conoscenza reciproca ( il rapporto tra Pat e il padre), racconta dei coni d'ombra che possono nascondersi in ognuno di noi.
Pat e Tiffany di questi coni d'ombra ne hanno parecchi ma hanno l'esigenza fisica di sventolarli come bandiere di fronte al mondo esterno. Solo per avere meno peso dentro, per sentirsi sulla stessa lunghezza  d'onda di chi li circonda,per potersi  finalmente godere una normalissima riunione di famiglia tra chiacchiere, partite a carte e  lezioni improvvisate di cucina.
Ogni tanto c'è bisogno di pellicole come Il lato positivo in cui anche volendo ( e forse non vuoi ) non riesci a distinguere la sincerità dalla furbizia:  è un film terapeutico da assumere a dosaggi elevati.
Fa stare meglio.

( VOTO : 8 / 10 )  Silver Linings Playbook (2012) on IMDb

Minggu, 10 Maret 2013

Upside Down ( 2012 )

Adam ed Eden ( e già partiamo male, malissimo) vivono su due pianeti gemelli che sono uno l'immagine speculare dell'altro: il problema è che uno dei due è diventato una specie di paese di Bengodi mentre l'altro è precipitato nella povertà. I contatti tra i due pianeti e tra i rispettivi abitanti sono vietati ed è per questo che l'amore di Adam e di Eden è stroncato sul nascere con la violenza. Entrambi credono che l'altro/a è morto/a fino a che Adam viene assunto dalla Transworld, società che opera a cavallo tra i due mondi, per il brevetto di una crema ringiovanente che ha effetti miracolosi.Adam incontra di nuovo Eden e in barba a tutti i divieti e alla forza di gravità la incontra : il problema è che lei, affetta da amnesia, non ha la più pallida idea di chi lui sia.
Gli incontri si fanno sempre più fitti così come sempre più spericolate diventano le fughe di Adam per ritornare al suo mondo down.
Riusciranno a coronare il loro sogno d'amore?
Ho letto meraviglie quasi ovunque dell'intelaiatura visiva di questo film:, vero, verissimo, Upside Down visivamente è qualcosa di originale ma si scandalizza qualcuno se io dicessi che un po' va bene ma dopo una mezzoretta ho cominciato ad accusare un leggero fastidio per il cromatismo che andava solo dal blu al grigio e per un inizio di torcicollo?
Sinceramente, le scene in cui si vedono i due mondi rivoltati e contrapposti nella stessa inquadratura su grande schermo sono d'impatto ma  mi hanno dato un po' fastidio. Ma questo è poco in confronto al resto.
Ora caro Juan Diego Solanas, che la prossima volta che ti sento nominare sarà la seconda, figlio di Fernando Solanas e quindi già fai sentire un minimo olezzo di raccomandato, insomma, benedetto figliolo ti danno 60 milioni cash e tu ci puoi fare un capolavoro di fantascienza distopica che a confronto Orwell 1984  sembrerà un filmetto per pettinatori di bambole, e tu invece che fai? Mi riscrivi un Romeo e Giulietta de' noantri, una storiella sentimentale talmente sdolcinata che serve un'overdose di insulina per metabolizzarla e  in cui due ragazzi appartenenti a mondi diversi devono fare letteralmente i salti mortali per amarsi?
E ci spendi 60 milioni?
Questo per dire che più andavo avanti a vedere il film e più non credevo ai miei occhi: si va bene la metafora della parte nord e sud del mondo con i ricchi che continuano ad accumulare opulenza grazie al lavoro dei poveri, va bene il clima da segregazione della razza che fa tanto apartheid come in Metropolis di Fritz Lang ( credo ancora capolavoro insuperato della fantascienza distopica), vanno bene tutte le metafore inserite per organizzare un discorso politico che ai registi argentini queste cose vengono bene visto la loro sanguinosa storia recente, ma alla fine quello che ti rimane dentro di  Upside Down è che questo film è di un insulso patologico.
Tutto si riduce alla storiella d'amore con la solita filosofia dell'amor vincit omnia.
Ah l'ammmore!
E se Kirsten Dunst con quella cascata di capelli biondi e quei denti che fanno riflesso per quanto sono brillanti ha qualcosa di trascendente, dea abbagliante che illumina il mondo in cui dimora, ho qualche problema con Jim Sturgess.
Ora sarà anche un bel ragazzetto, sarà anche bravo ma ogni volta che lo vedo quest'uomo mi mette l'ansia addosso. Non lo so, mi sembra l'agonia fatta uomo, un qualcosa che va oltre il concetto di nerd e di sfiga cosmica, uno di quei tipi che se incrocia la propria strada con un gatto nero, beh è il gatto nero che si toccherebbe i gioielli di famiglia.
Cosa devo dire altro per sottolineare che questo film mi ha irritato profondamente ?
Prendo a prestito parole e metrica di valutazione di esimi colleghi bloggers:
se fossi Mr Ford credo che comprerei una fabbrica di bottiglie e mi slogherei una spalla a furia di bottigliare questo film.
Se fossi Cannibal Kid la mia recensione double face sarebbe mono face e sarebbe rigorosamente down.
Se fossi Lucia de Il giorno degli zombi direi che quando lo schifo è troppo e le parole non bastano c'è solo lammerda ( scusa se prendo a prestito il copyright).
Se fossi Roby Dick getterei questo film nelle segrete più profonde dell'Ade e butterei via la chiave.
Se fossi Frank Manila lo metterei nei film spiccissimi e gli precluderei anche il contatto con qualche Mitico.
Se fossi Lorant lo metterei nella label Trashissimi di merda.
Se fossi Arwen Lynch lo metterei nei perdibilissimi.
Se fossi Babol non lo guarderei neanche on demand, figuriamoci recensirlo.
Se fossi Poison preferirei starmene a casa con settekilidigatto a ronfarmi addosso che sarebbe sicuramente più piacevole.
Se fossi  Beatrix Kiddo farei a fette con la katana chi ha deciso di rendere questo film un polpettone d'ammmore.
S'i fosse fuoco arderei 'l mondo sia up che down.
Ma sono semplicemente un bradipo: l'unica cosa che posso fare e con i miei tempi è scagliarti giù dal mio ramo d'albero il più velocemente possibile.
Candidato da subito alla playlist dei peggiori dell'anno.

( VOTO :  3,5 / 10 ) Upside Down (2012) on IMDb

Jumat, 08 Maret 2013

Ubaldo Terzani Horror Show ( 2010 )

Alessio Rinaldi, giovane regista venticinquenne di talento ma considerato dal suo produttore ancora inadeguato come sceneggiatore viene da lui inviato a Torino per scrivere la sceneggiatura del suo film assieme a un famoso scrittore horror, Ubaldo Terzani. Non lo conosce ma Alessio compra  tutti i suoi libri e se li divora letteralmente venendone come soggiogato.Intanto comincia ad avere degli strani incubi.Tra il maestro Terzani e l'allievo Rinaldi presto si instaura uno strano rapporto in cui l'esperto scrittore progressivamente fagocita la personalità tremebonda del giovane regista il quale, dal canto suo, molto presto si accorgerà del perchè i romanzi di Ubaldo Terzani sono così realistici. E scoprirlo non sarà per niente piacevole.
Intanto a Torino sbarca anche Sara, ragazza di Alessio, invitata da Ubaldo in persona.
Se una cosa non difetta a Gabriele Albanesi , beh quella è l'ambizione. Dopo un esordio coraggioso ma semiamatoriale falcidiato dai sempiterni problemi di budget riguardanti tutto il cinema italico di genere che non sia la commedia, Il bosco fuori, rivisitazione dello slasher anni '70 e '80 con evidenti debiti di ispirazione a Hooper, Craven e Raimi, Albanesi stavolta cerca di creare, incoraggiato da un budget più alto ( ma non troppo imdb.com parla di 100 mila euro ), un qualcosa di più raffinato che prescinda, ma  non totalmente, dalla componente grandguignolesca tipica di molte pellicole horror e soprattutto qualcosa di totalmente differente dal suo esordio, comuque di un certo successo soprattutto a livello internazionale ( Giappone e USA ).
Ubaldo Terzani Horror Show parla di metalinguaggio , concetto esplorato a più livelli e riferibile sia al mondo letterario che a quello cinematografico ondeggiando continuamente tra  Misery non deve morire , La metà oscura e  Il seme della follia.
Il tutto è filtrato da una sincera volontà di celebrare i maestri del genere italiano da Bava ( Ubaldo Terzano è stato un suo storico operatore e direttore della fotografia), passando per Dario Argento per arrivare al destinatario principale del suo omaggio deferente, quel Lucio Fulci , amato dopo la morte ben di più di quanto fosse in vita e in attività, il cui Un gatto nel cervello viene anche mostrato in una televisione durante il film.
Anzi a volte questa sincera volontà di omaggiare va ben oltre risultando anche un po' troppo "pesante" a causa dei particolari d'arredo come  locandine di film  ad hoc appese da tutte le parti, le magliette del protagonista , brevi apparizioni di personaggi a loro modo storici nel nostro cinema di genere, nonchè il personaggio del produttore che  fisicamente ricorda molto da vicino Fulci.
Eppure Albanesi cerca di andare oltre con un prodotto molto più professionale , una fotografia migliore che non andava e veniva come nel suo esordio, che però stavolta ha il difetto di essere un po' troppo patinata e paratelevisiva, una strutturazione più complessa della storia narrata del film , sospesa tra incubo e realtà. La tensione si accumula gradualmente anche se si capisce subito dove il film andrà a parare, però devo dire che Paolo Sassanelli nella parte di Ubaldo Terzani riesce efficacemente a disegnare un personaggio mefistofelico non caricaturale che deraglia solamente nel finale splatter.
Dall'altra parte se Giuseppe Soleri non appare così convincente nella parte di Alessio Rinaldi, la recitazione di Laura Gigante nella parte della fidanzata del giovane regista assume connotati decisamente imbarazzanti.
Ha un indubbio sex appeal ma ha espressività zero nel recitare le sue , per fortuna non numerose, battute.
E anche qualche altro personaggio secondario ha un livello recitativo al di sotto del minimo sindacale.
Il finale splatter a cui si accennava prima sembra un capitolo a parte: diverso lo stile registico, viene messo in primo piano il lavoro, sempre professionale , del team di Sergio Stivaletti, sembra quasi un corto indipendente inserito alla fine del film. Ma è funzionale a quanto visto in precedenza.
Non so se pellicole ambiziose anche se non del tutto riuscite come Ubaldo Terzani Horror Show possano rappresentare la rinascita del cinema di genere in Italia ( esplicativi i primi minuti del film in cui si traccia, fuori dai denti, una situazione abbastanza esaustiva , del panorama cinematografico indipendente italiano, tutto deve essere televisionabile per dirla con le parole di uno dei personaggi) ma onore al coraggio e all'ambizione di Gabriele Albanesi che non si fa abbattere dalla filosofia del vorrei ma non posso e realizza un film ben lungi dall'essere perfetto, a tratti sofferente di una confezione paratelevisiva un po' troppo fastidiosa, recitato non sempre benissimo ma che comunque cerca di andare oltre .
E solo per questo andrebbe premiato.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Ubaldo Terzani Horror Show (2010) on IMDb