Jumat, 22 Maret 2013

La frode ( 2012 )

Robert Miller alla vigilia del suo sessantesimo compleanno è un uomo che ha tutto dalla vita,anche più di tutto perchè oltre a un impero finanziario che sta vendendo per nascondere le sue acrobazie contabili ( ma che volete che siano 400 milioni di dollari spariti nel nulla...), ha una moglie devota che gli chiede giusto un assegno da due milioncini  per le sue attività benefiche, una figlia anche lei nel campo della finanza che Robert mette facilmente a tacere quando lei scopre le crepe nei bilanci dell'impero del padre e per non farsi mancare nulla ha anche una giovane amante con pretese artistiche che gli complica enormemente la vita.
E che è capace di complicargliela anche da morta perchè quando hanno un incidente in auto e lei rimane uccisa, lui inanella un errore dietro l'altro per nascondere la sua presenza a bordo della macchina. Oltre a lottare per non far andare in rovina il suo impero finanziario si trova a fronteggiare anche lo sgualcito detective Bryer che indaga sulla morte dell'amante di Robert.
La frode narra una storiaccia di capitalismo dei giorni nostri aggiornata ai tempi della crisi finanziaria : non si fanno nomi noti alla cronaca ma riecheggia tutto quello che purtroppo abbiamo bene conosciuto dai notiziari.
Una capitalismo deteriore che muove soldi virtuali i quali, però,  hanno effetti concreti sulle vite di chi è ai gradini più bassi della scala sociale , che acquista contorni quasi fantascientifici per noi poveri umani abituati a combattere per i 5 euro quando sentiamo parlare di milioni di dollari trattati come bruscolini dai protagonisti in campo.
E' fantascienza perchè è come se vedessimo scene da un altro pianeta: loro vanno al ristorante e ordinano una cena che costa il doppio di uno stipendio di un impiegato normale, fanno e disfanno quello che vogliono eppure i loro errori ricadono sempre sugli altri, su coloro che non abitano il loro mondo.
La frode è un film che si articola su due livelli: il primo è il racconto della crisi finanziaria e la lotta di Robert Miller per evitare il tracollo di tutto quel castello di carta filigranata che ha costruito, milioni di dollari virtuali che però gli hanno permesso di vivere da nababbo. Il secondo livello del racconto è il tentativo di intrusione da parte del mondo reale in questo pianeta virtuale  sotto forma del detective Bryer, uomo apparentemente sotto la media , sgualcito come i vestiti che indossa e che sotto l'aria alla Colombo ( l'immortale detective interpretato da Peter Falk) nasconde un cuore di tenebra da arrivista senza scrupoli.
Nicholas Jarecki ( ora oltre ai figli  bisogna stare attenti anche ai fratellastri d'arte) al suo esordio nel lungometraggio sceglie di non complicarsi troppo la vita dando al tutto una linearità assoluta, senza troppi sofismi , mettendo in scena un racconto immorale torbido in cui non si salva proprio nessuno.
Non si salva Robert che è disposto a tutto pur di non rimetterci soldi e libertà, la moglie che non esita a ricattarlo, l'amante che si fa mantenere e pretende maggior attenzione, la figlia animata da solidi principi morali che naufragano di fronte alla realtà, il ragazzo che aiuta Robert a fuggire dalla scena dell'incidente che accetta gli sporchi soldi di Robert sotto forma di fondo fiduciario e non si salva neanche il detective Bryer che non esita a infrangere la legge pur di inchiodare i sospettati.
Notevole il lavoro del cast in un film che regala solido intrattenimento scegliendo di non volare troppo alto, con un Gere che letteralmente sguazza nella parte di un Gordon Gekko su scala ridotta e che dimostra ancora una forma invidiabile all'alba dei suoi 64 anni.
Il buon Richard in questi anni non ha mai cambiato fisionomia, gli anni non lo hanno stravolto come successo ad altre stars hollywoodiane e non : l'unica cosa è che ha cambiato colore, da nero corvino è diventato argentato come lo yorkshire della signora del palazzo accanto...

( VOTO : 6,5 / 10 )  Arbitrage (2012) on IMDb

Kamis, 21 Maret 2013

Tutti i santi giorni ( 2012 )

Guido e Antonia sono due thirtysomethings dai caratteri  antitetici che, come per un incantesimo, ma è solo la realtà occupazionale, si ritrovano a vivere una condizione lavorativa dagli orari diametralmente opposti : lui, classicista ha abbandonato le prospettive di una carriera accademica per stare vicino a lei, impiegata in un autonoleggio, che ha il grosso rimpianto di non aver mai tentato di sfondare nel campo della musica. Lui carattere mite, posato, fin  troppo tranquillo e permissivo mentre lei che si sente una PJ Harvey o una Patti Smith mancata è una vera e propria iena punk: permalosa , prepotente e decisamente insofferente di regole e convenzioni.
Lui ogni mattina le legge la biografia di un santo e praticamente sempre ci scappa qualche altra cosa di ben più peccaminoso...
Vorrebbero avere un bambino ma tra lui che non ha spermatozoi centometristi e lei che ha ovuli che faticano a maturare , non riescono neanche con la fecondazione assistita.
Lei va in crisi e arriva ad andare via di casa, lui fa di tutto per ritrovarla ...
Tutti i santi giorni è il tentativo di adattare all'italian way of life tanta commedia sentimentale giovanilistica americana. Il problema è che gli spazi sconfinati degli States sono sostituiti dalla soffocante periferia romana e l'American Dream è rappresentato qui da un mesto stuntman che si chiama futuro senza prospettive e vita delle occasioni mancate. La strada comune che percorrono Guido e Antonia è il boulevard dei broken dreams, dei sogni spezzati, infranti.
Ma dopo aver introdotto una periferia e vicini di casa che fanno della coattitudine ( si dice? se non si dice licenza poetica) la loro filosofia di vita, Virzì che fa? per paura di far pensare troppo il suo pubblico e di rendergli il film indigesto per troppa critica "sociale" ( le virgolette sono d'obbligo, Virzì è sempre stato un divertito osservatore della nostra realtà ma non ha mai affondato le unghie nella denuncia come sotto mentite spoglie faceva il nostro cinema nella magica stagione della commedia all'italiana ) cerca di edulcorare la pillola, lavandola all'acqua di rose in un film che ha la pretesa di descrivere la realtà di tutti i santi giorni ma che in realtà sembra un romanzetto d'appendice in cui quella che vediamo su schermo è solo uno scimmiottamento di vita vissuta.
Il precariato lavorativo che genera il precariato sentimentale in questo film è una rappresentazione in fondo rassicurante, anche troppo, totalmente disgiunta da quello che vediamo intorno a noi quotidianamente.
Come al solito Virzì cerca di non esagerare nel macchiettismo di certa commedia italica ma stavolta gli scappa qualcosa nella caratterizzazione dei personaggi :abbiamo un toscano che sembra avere il cervello non particolarmente fino per accorgersi di quello che lo circonda ( Guido è talmente prigioniero dei suoi studi classici e dei suoi libri che sembra vivere su una nuvoletta), una donna sicula che non vuole che i genitori le scassino la minchia, Antonia, con un desiderio di maternità che è come una droga e simpatica come un gatto che ti ha affondato le unghie nei marroni e dulcis in fundo  una coppia di vicini che sembrano usciti dal peggior reality televisivo, lui col cervello nei bicipiti anabolizzati e lei che sembra un surrogato della Micaela Ramazzotti che in abiti parecchio discinti avevamo conosciuto in Tutta la vita davanti , animato almeno da quel pizzico di cattiveria che sembra mancare a questo ultimo film targato Virzì.
Tutti i santi giorni scorre pigramente in maniera un po' anonima ma non del tutto spiacevole con alcune gags che fanno anche sorridere ( tipo gli incontri col ginecologo del Papa, che deve essere uno bravo oppure le gare tra gli aspiranti papà per arrivare alla stanza di raccolta del seme o anche la gag del maniaco sessuale giapponese che fa delle avances a Guido) ma complessivamente mi sembra un passo indietro nella carriera di Virzì anche rispetto a quel La prima cosa bella tacciato da tutto il globoterracaqueo di fastidioso buonismo.
In Tutti i santi giorni il buonismo c'è tutto ed è anche mascherato in maniera un po' goffa.
Peccato per quel retrogusto amarognolo che non si riesce a sentire neanche dopo aver lasciato sedimentare adeguatamente il film.
Avrebbe decisamente giovato.
Perchè in fondo la realtà che stiamo vivendo è un po' il contrario di quello che vediamo in Tutti i santi giorni: amara e se siamo fortunati si riesce a sentire un retrogusto dolciastro che incita ad andare avanti alla ricerca di tempi migliori....

( VOTO : 5,5 / 10 )  Every Blessed Day (2012) on IMDb

Rabu, 20 Maret 2013

The Bay ( 2012 )

A Chesapeake Bay sono in pieno svolgimento i festeggiamenti per il 4 luglio : il paese è tutto in festa e passano decisamente in secondo piano alcuni avvenimenti inquietanti come un 'imponente moria di pesci nella baia e il ritrovamento di due oceanografi che stavano facendo ricerche nel mare antistante la piccola località turistica, uccisi a quanto pare dall'attacco di uno squalo. Quando durante la festa molti cominciano ad accusare strani sintomi di malessere e con comparsa di pustole su tutto il corpo, il sindaco cerca di minimizzare quanto sta accadendo. Ma la strana epidemia si sparge a velocità impressionante, l'ospedale è pieno, i medici non sanno come trattare questa strana malattia e la gente comincia a morire tra atroci sofferenze. Il tutto raccontato attraverso il reportage di una giornalista dilettante, Donna Thompson, riuscita a sfuggire all'epidemia e soprattutto capace di aggirare, attraverso internet, i divieti di parlare dell'argomento da parte del governo.
Uno come Barry Levinson, regista di questo film,  credo che non abbia bisogno di presentazioni: premiato con l'Oscar e con una miriade di altri riconoscimenti che fanno bella mostra di sè nella sua affollata stanza dei trofei, è un cineasta che a 70 anni suonati sembra che abbia ancora voglia di sperimentare e lo fa in un genere in cui prima d'ora non si era mai cimentato.
E questo è già piuttosto strano se si pensa che l'horror è spesso il punto di partenza di molti registi poi diventati ricchi e famosi : penso al Coppola frutto pregiato della Corman factory di Dementia 13, allo Spielberg di Duel o Lo Squalo, al Cameron di Piranha paura e purtroppo anche al Raimi che ora sta impazzando con film che non hanno più niente a che fare col genere che gli ha dato la gloria.
Se la commedia o il cinema più easy  in genere è il refugium peccatorum di registi e attori  in cerca di incassi, stupisce che uno come Levinson si misuri con un genere con cui non si è mai nemmeno confrontato e che sicuramente gli farà guadagnare molte critiche, coadiuvato nella produzione dall'onnipresente Oren Peli ( e comunque The Bay per quanto mi riguarda da solo vale molto più di tutta la filmografia dell'israeliano) e dagli orridi fratelli Strause , apprezzatissimi tecnici degli effetti speciali che hanno pensato bene di dirigere in prima persona una schifezza come Skyline.
Diciamolo subito: The Bay non racconta nulla di nuovo nel campo del mockumentary e del found footage film che oramai sono generi che probabilmente hanno dato tutto in termini di creatività ( anzi hanno anche scassato abbastanza per via della loro ripetitività) ma quello che narra lo fa fottutamente bene.
Levinson sembra non aver fatto altro nella sua carriera: alternando le fonti di ripresa tra chiamate telefoniche ansiogene, videoriprese della giornalista dilettante che narra tutto praticamente in prima persona, telecamere di servizio degli ospedali e delle macchine della polizia, crea un ritmo elevatissimo che non dà tregua allo spettatore che per 80 minuti è incollato allo schermo da questa apocalisse biologica in atto.
Gli effetti speciali , usati con parsimonia e nei momenti giusti, sono abbastanza vintage ma contribuiscono efficacemente a rendere il clima ancora più teso.
In un clima di tensione che ricorda parecchio robetta come Piranha e Lo squalo , il film procede veloce e affilato come uno stiletto per gli 80 minuti scarsi della sua durata , senza un attimo di pausa o di cedimento.
Anzi l'incipit che di solito in questo genere di film è la parte meno accattivante è una delle cose migliori: Levinson si diverte a fare letteralmente a fettine sottili sottili la perfetta american way of life riproposta in scala ridotta nel paese di 6200 abitanti di Chesapeake Bay: la festa paesana, le corse tra bambini, le gare a chi ingurgita più granchi e tutto il clima gioioso vengono spazzati via dal sospetto prima di un attacco terroristico ( classica fobia americana) e poi dalla consapevolezza sempre più pressante di un apocalisse microbiologica,  mutazioni della natura provocate da attività ecocriminali dell'uomo.
Il messaggio, forse anche un po' stantìo, è sempre il medesimo: i mostri vengono creati da chi manifesta sprezzo per le regole e per chi non ha contezza di che cosa vuol dire avere rispetto per la natura.
Nulla di nuovo quindi ma se siete allergici o avete terrore di crostacei et similia questo film non risolverà i vostri problemi, anzi.
Se invece volete vedere Miss Carapace e soprattutto la fine che fa o se volete un intrattenimento cazzuto per 80 minuti scarsi , allora The Bay è ottimo.
I messaggi vari li lasciamo al cinema più impegnato.

( VOTO : 7 / 10 )  The Bay (2012) on IMDb

Selasa, 19 Maret 2013

Bruce Willis day - L'ultimo boyscout ( 1991 )


Joe Hallenback, un passato glorioso da agente segreto con al suo attivo anche il salvataggio della vita del Presidente, ora è un detective abbastanza male in arnese, sgualcito dalla vita e con una moglie e una figlia che lo hanno abbandonato in cerca di qualcosa di più stabile e che non viva miseramente alla giornata come lui .
Inoltre l'unico incarico che aveva, quello di proteggere la bella spogliarelista Corey, va a ramengo perchè gliela uccidono. Assieme al fidanzato di lei, Jimmy Dix, Joe si mette alle calcagna degli assassini.
Sembra qualcosa di molto più grande di loro ma a furia di inseguimenti, sparatorie ed esplosioni cercheranno di venirne a capo.
Vi ho mai detto che a Brus Uillis ci voglio un sacco di bene? Ecco, a parte i primi due Die Hard mediante i quali l'ho conosciuto bene bene ( prima lo vedevo di sfuggita come barboncino personale di Cybill Sheperd in Moonlighting) in mezzo a tutti i film che ha fatto a inizio anni '90, è stato questo film di Tony Scott che me lo ha fatto amare. E io da quel giorno ci voglio un sacco di bene.
A Bruce Willis fategli fare il cabarettista. Non ha capito nulla della vita. Bruce Willis se voleva campare di rendita invece di investire sui ristoranti insieme ai suoi amiconi Schwarzy e Sly doveva solo girare film come questo  almeno 4-5 volte l'anno. E siccome repetita juvant per più anni.
Vedendo l'ultimo Die Hard forse se ne è accorto ma probabilmente è arrivato fuori tempo massimo.
Lo stesso discorso fatto per Bruce valeva anche per Tony "fratello sfigato di Ridley" Scott.
Invece di pensare alla regia cone meno effetti speciali possibili (della serie La vita è tutto uno spot) si è quasi sempre consegnato mani e piedi legati al montaggio polverizzante dei suoi esimi montatori che come si dice a Hollywood sono pezzi 'e core.
E forse anche pezzi 'e incassi visto il successo.
Con risultati che ben conosciamo e che cerchiamo (naturalmente parlo sempre e solo per me, un pluralia maiestatis che spero perdonerete) di evitare.
Qui perlomeno il buon Tony la mano sinistra ce l'aveva libera e pur dando l'idea di girare scene da un mattatoio organizzato da una setta di pazzi scatenati alle prese con i deliri del sabba del sabato sera , perlomeno evita la gita al pronto soccorso per farsi fare il bolo di Plasil per via endovenosa o  il consumo inutile di Xanax per il mal d'auto appena finito di vedere il film.
E poi ci sono Bruce e il degno compare Wayans: due sagome, uno bianco e uno nero, uno pelato l'altro che lo sta diventando, uno che sa tutto di pistole e armi in genere l'altro che si dimostra molto volenteroso ad imparare, uno cornificato dal suo ex socio in baffo,canotta e panzetta in fuorigioco( e tu , sottospecie di ragioniere prestato al crimine ti permetti di fregare Brus? con quel fisico?), l'altro che si esercita a cornificare almeno la metà della fauna maschile di tutta la città, uno con una figlia che sembra abbia ingoiato un'enciclopedia di parolacce come il padre e l'altro che un figlio non lo vorrebbe mai avere perchè sarebbe un incidente di percorso in una vita stracolma di errori.
Praticamente due gocce d'acqua.
Ah si la storia racconta di un brutto giro di scommesse, di omicidi (ammazzano anche Halle Berry...delittuoso) ,di giocatori che durante la partita proprio mentre stanno giocando si sparano (l'iperbole della violenza sportiva) ,di senatori corrotti e di una banda di mafiosi sanguinari.
Tutta robetta nuova, insomma .
Ma almeno qui ci sono vagonate di ironia, battute veloci e fulminanti che perlomeno ti mettono di buon umore nonostante il frastuono. E il film va avanti che è un piacere, tra un morto e un altro, tra un esplosione e un inseguimento, tra una mattanza e una partita di football, tra una scenetta comica e l'altra. 
E il mafioso, siccome ci sta antipatico lo facciamo saltare in aria con la valigia piena di C 4 (che non è il nuovo modello della Citroen)  assieme ai suoi due dobermann.
Ecco solo per questo inutile canicidio sarei stato tentato di dare il minimo dei voti a questo film.
Ma siccome nessun animale è stato maltrattato non fa nulla.
Perchè dal giorno in cui ho visto L'ultimo boyscout io a Brus Uillis ci ho voluto sempre bene.
Il voto alto è soprattutto per l'affetto.

( VOTO :  8 / 10 )  The Last Boy Scout (1991) on IMDb

Questo post fa parte di un omaggio collettivo da parte di un pugno di valenti bloggers che come me non hanno un cazzo di meglio da fare  a Brus Uillis ( si chiama così per gli amici) ci vogliono un sacco di bene. E glielo facciamo proprio nel giorno in cui compie 5...ehm anni. Però si mantiene bene.
Ecco qui i link per gli altri blog che partecipano all'omaggio collettivo: leggete, leggete, leggete e commentate:
In Central Perk
Il Bollalmanacco del cinema
Aloha los pescadores
La fabbrica dei sogni
Viaggiando ( meno )
Movies Maniac
Combinazione Casuale
TriccoTraccoFobia
Pensieri Cannibali
Thriller 50/50
Cipolla Pensierosa
Il Cinema Spiccio
Ho voglia di cinema
Life Functions Terminated
Midian
White Russian
Cinquecentofilminsieme

Senin, 18 Maret 2013

71 frammenti di una cronologia del caso ( 1994 )

Varie vicende che sembrano non avere nulla a che fare tra di loro in realtà fanno parte di un disegno che le vede fatalmente convergere all'interno di una banca due giorni prima di Natale. Un giovane entra e fa fuoco. Il tutto intervallato da notiziari della televisione austriaca che in modo assolutamente neutro snocciolano news una dietro l'altra.
Frammenti. Solitudine mascherata. Puzzles esistenziali. Tessere di un mosaico che magicamente trovano il loro posto giusto all'interno di un disegno più articolato. Un giochino al computer in cui basta ricomporre una croce. O una partita a Shanghai inquadrata dall'alto per far vedere le mani che tolgono un bastoncino dietro l'altro.
Nel terzo capitolo della cosiddetta trilogia della glaciazione Haneke agisce di sottrazione prosciugando il film di qualsiasi tipo di emozione anche più di quanto abbia fatto nei due film precedenti. Con uno stile di assoluto rigore. Il linguaggio cinematografico è volutamente scarno, la cinepresa come sempre è ferma, la quotidianità è colta attimo per attimo, anche il più insignificante come può essere quello del risveglio, un allenamento a ping pong o una lunga telefonata. Non più  la sola violenza al centro del suo mondo, non più la sola feroce critica all'ipocrisia borghese ma una disamina fredda della penetrazione dei media nella vita quotidiana .
I 71 frammenti di vite disparate in un inverno viennese sono intervallati non a caso da lunghi brani di telegiornale che sembrano scandire il tempo di esistenze che hanno l'aria di non avere un proprio ritmo: il bambino immigrato clandestino vive di piccoli espedienti, il signore anziano che ha problemi con la figlia,  la coppia alla disperata ricerca di un figlio a cui donare il proprio affetto, il poliziotto impegnato nella sua mesta ruotine quotidiana, lo studentello apatico, a prima vista poco occupato dai suoi studi.
I frammenti sono 71 come dice il titolo, 71 scene intervallate da dissolvenze in nero che portano tutte a un finale tragico e inaspettato.
Ma anche in questo caso la scelta di Haneke è radicale: la sua telecamera inquadra altro, si sente solo il rumore degli spari. E la notizia sarà data velocemente in mezzo al telegiornale, tra altre magari anche perdibili. Quello di Haneke è un film che sembra procedere a cerchi concentrici restringendo sempre più il suo campo fino a convergere nel finale in cui la suggestione è l'unica concessione che viene fatta allo spettatore.
I vari spezzoni di telegiornali che vediamo parlano di atti violenti e ingiustificati oltre a cose molto meno significative.
Questo a voler dire che comunque la violenza non ha nessun tipo di giustificazione ma comunque  trova sempre posto all'interno della società moderna.
Una società decisamente videocratica.
Tra quelli di Haneke forse questo è il film più ostico e respingente , ma è una chiusura degnissima della trilogia della glaciazione.

( VOTO :  7,5 / 10 )  71 Fragments of a Chronology of Chance (1994) on IMDb

Minggu, 17 Maret 2013

Benny's video ( 1992 )


Benny è un quattordicenne appassionato di telecamere e video tanto che la sua stanza è occupata per la maggior parte da videocassette che lui guarda in continuazione. Un giorno invita una coetanea a casa, lei gli chiede che cosa è quello strano oggetto metallico e lui le fa vedere come funziona. Parte un colpo e da lì il dramma. Confessa tutto ai genitori e loro si preoccupano solo del futuro del bravo figliolo che si ritrovano in casa. Occorre trovare una soluzione....
Secondo film per il cinema di Haneke e secondo saggio sulla violenza e sull'ipocrisia medioborghese cristallizzata nel suo conformismo a cui non si può rinunciare. Comincia come una specie di snuff movie mostrando l'uccisione di un maiale con una pistola a proiettile captivo (quasi una citazione apocrifa di un corto di Franju girato in un mattatoio, dal vero), prosegue con la certificazione della mania del Benny del titolo (sarà un caso che è lo stesso Arno Frisch, qui adolescente, che  sarà uno dei due psicopatici in guanti bianchi di Funny Games?) che con la sua telecamerina osserva tutto spiando anche i vicini, guarda in continuazione video trash sulla sua tv e ha una stanza occupata in massima parte da videocassette e culmina con un pianosequenza di oltre due minuti in cui Benny e la ragazza giocano con quello strano oggetto. 
Da qui in avanti un continuo gioco al rialzo con l'ipocrisia classista che prende il sopravvento e genera l'orrore.
Rispetto al suo esordio aumentano i bersagli nel mirino ma permane la distanza che pone il cineasta austriaco tra sè e la materia narrativa. L'effetto è volutamente straniante perchè più neutro è il modo di raccontare, più si empatizza quello che avviene.
La cinepresa di  Haneke si limita a documentare fatti, lasciando quasi tutto l'orrore fuoricampo, facendo immaginare più che mostrando chiaramente. Ma la brutalità dell'effetto sullo spettatore è praticamente la stessa anche perchè fatalmente si viene imprigionati in un delirio voyeuristico, lì fermi davanti al proprio schermo, guardando lo schermo nella stanza di Benny che mostra quello che la telecamera del ragazzo sta filmando.
Benny vive nel proprio mondo distorto, solo nella sua stanza con la sua telecamera che media la realtà per lui. Per lui la realtà che lo circonda è sempre in differita registrata su una videocassetta. Riguardo alla sequenza con la pistola mi è venuto il dubbio che per Benny quello che doveva essere un gioco, uno scherzo  si era tramutato non volendo in una tragedia (all'inizio è lui che porge la pistola alla ragazza dandole della vigliacca perchè non spara) in cui ogni tentativo di porvi rimedio era peggio dell'errore precedente causa panico .
Anche il suo atteggiamento da ragazzino arrogante , come uno che ha fatto una cosa che potevano fare solo i grandi, rafforza il mio dubbio.
Uno pensa: è questo l'orrore che ci vuole comunicare Haneke? La risposta è:assolutamente no.
Il vero orrore deve ancora arrivare ed è racchiuso tutto nella apparente (non) reazione dei genitori. L'ipocrisia borghese non viene sgretolata nemmeno da un atto tanto violento: bisogna comunque preservare la facciata e il futuro di Benny.
Il tutto deciso  così su due piedi dopo un breve conciliabolo.

"Perchè lo hai fatto?" domanda il padre
"Che cosa?" risponde Benny come se non capisse di che cosa stesse parlando.
  
Benny uber alles: domina il suo branco è lui il maschio alfa. I suoi genitori sono il paradigma della debolezza della società in cui vivono. Benny è al di sopra: si erge quasi a divinità arrogandosi il diritto di vita o di morte. O meglio la morte per lui non ha significato e l'atto dell'uccisione proprio perchè il concetto di morte è svuotato di qualsiasi valore appare anche esso senza significato.
Un pò come succedeva al Michel Piccoli di Dillinger è morto anche se nel film di Ferreri si partiva da altri presupposti. Haneke continua ad utilizzare  uno stile che risulterà ostico per molti, dilata i tempi senza per questo farsi prendere dall'urgenza di moltiplicare gli avvenimenti. Documenta la realtà e come un anatomopatologo nella sua stanza con piastrelle bianche ne certifica le cause di decadimento e di trapasso.
Spesso nella sua inquadratura tutto è fermo, come ibernato:non un fotogramma ma una natura morta senza colori.

( VOTO : 8 / 10 ) 

Benny's Video (1992) on IMDb

Sabtu, 16 Maret 2013

Der Siebente Kontinent ( 1989 )

Georg e sua moglie Anna vivono la loro vita grigia senza scossoni e non si accorgono di quanto il loro modo di vivere si sia incancrenito fino a quando Eva, la figlia , a scuola, per un disperato bisogno di attenzioni finge di essere cieca. A questo punto decidono di cambiare tutto, vogliono cominciare dal Settimo Continente, vogliono emigrare in Australia. Un poster promette loro mare e spiagge sconfinate. Ritirano tutti i soldi dalla banca, vendono tutto e si preparano a partire...... 
Folgorante esordio di Haneke al cinema con un film che già contiene tutti gli elementi basilari che saranno ripresi e sviluppati poi nei suoi film successivi.
La cosa che stupisce di questa pellicola è che anche se non si conoscesse il regista si riconoscerebbe subito la mano del cineasta austriaco. Uno dei pochi a raggiungere una cifra stilistica estremamente personale (e che lo contraddistingue ancora adesso) già a partire dal suo primo lungometraggio per il grande schermo.
Questo per dire che il suo cinema nasce già maturo, ben consapevole della propria forza concettuale e molto attento all'uso del mezzo espressivo. La cinepresa si limita a documentare la routine quotidiana nell'arco di tre anni di una famiglia medioborghese (padre, madre e figlia) con automobile nuova, villetta di proprietà, un lavoro soddisfacente.
La loro facciata borghese è subito sbandierata ai quattro venti con  la riproposizione di alcuni rituali comuni nella società odierna: la spesa al supermercato, il lavaggio della macchina, la sera in casa prima cenando e poi a guardare la tv quasi non dialogando.
La bimba a un certo momento a scuola finge di essere cieca.
E da lì si assisterà al precipitare degli eventi. Mentre la facciata borghese rimane intatta a uso e consumo degli osservatori esterni, crollano miseramente tutti i pilastri interni.
C'è il collasso con frantumazione di tutti quei status symbols che accompagnano la quotidianità dall'acquario (con la cinepresa che inquadra i pesci fino al loro ultimo anelito di vita) fino al denaro (non si dimentica tanto facilmente la lunga sequenza in cui il denaro viene strappato e buttato nello sciacquone). Il Settimo Continente  è l'immagine ricorrente nel film di una spiaggia con delle rocce che può essere considerata il simbolo di una paradiso edonista, un sogno, un desiderio che chissà quando sarà mai esaudito.O forse non lo sarà mai, è solo una maschera dietro a cui nascondersi.
Haneke con questo sua opera prima non si limita a fare una radiografia in bianco di un interno borghese. Ne compie una vera e propria autopsia piena di dissolvenze in nero.
Il suo è un cinema cimiteriale, emaciato, livido che sceglie di registrare tutto cercando di aumentare la distanza da quello che si filma.
Il regista sembra non esistere.
Esiste solo la cinepresa, ferma che registra l'inquietudine che aumenta gradualmente partendo da piccoli particolari insignificanti.
Tutto quello che lo spettatore vede forse non ha un perchè, forse non ha nemmeno un inizio ma certamente ha una fine.
Se il cineasta austriaco sembra tirarsi indietro come per non farsi contaminare dall'emozione scaturita dalla materia narrativa per lo spettatore è impossibile sottrarsi al processo identificativo: le certezze che magari sono maturate dopo anni e anni possono essere sgretolate in pochi attimi ed è normale che si empatizzi quello che si vede.
Nella prima parte del film si indugia sugli oggetti che accompagnano la quotidianità come per affermare che l'identità del soggetto è solo in mera funzione di quello che possiede.
E una volta perso quello che si possiede( distruggendo tutto volontariamente) l'individuo non ha più ragione di esistere, davanti alla società scompare.
Ma tutto è tenuto fuori campo: tutti i simboli della famiglia borghese vengono distrutti coscientemente.E ben presto si comprende che senza di loro c'è solo il vuoto.
Non è necessario neanche un perchè....  
Più agghiacciante del 99 % degli horror che abbia mai visto.

( VOTO : 8,5 / 10 )

The Seventh Continent (1989) on IMDb