Rabu, 10 April 2013

Dracula 3 D ( 2012 )

Johnathan Harker si trasferisce in Transilvania perchè deve catalogare tutti i volumi presenti nella biblioteca del conte Dracula. Dopo poco tempo lo segue la moglie Mina che con l'occasione rivede la sua grande amica Lucy. Mina trova un paese sconvolto da morti misteriose e ha modo di constatare il fascino malsano e misterioso del conte Dracula che per una notte la ospita nel suo castello.Intanto del marito non c'è nessuna traccia, Lucy muore improvvisamente dopo un breve malessere e in paese arriva Van Helsing, una vita votata all'inseguimento del conte, che cerca di risolvere a modo suo i problemi che ha con Dracula.
Intanto Mina è soggiogata dal conte....
Sui titoli di coda ho letto che tutta la troupe ha bevuto acqua Lauretana ( scusate lo spot involontario): è la prima volta che leggo che c'è una sponsorizzazione pure sull'acqua che beve una crew cinematografica, interessa a qualcuno? Credo di no, ma soprattutto quell'acqua l'ha bevuta pure il signor Argento?perchè a vedere il suo ultimo capo d'opera sembra che abbia bevuto tutti corretti grappa o pinte di latte di suocera.
Passando ai titoli di testa viene sparata subito la dicitura che Dracula 3 D è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale. Ah si? e da chi era formata la commissione che ha stabilito questa cosa?da Topolino, Pippo, il commissario Basettoni e l'ispettore Manetta?
Decisamente la cosa più horror di tutto il film!
Sparare su Dracula 3 D è come tirare sul pianista dei film western o come sparare sulla Croce Rossa ma vogliamo astenerci da questo esercizio retorico che CE piace tanto?
No, no , no!
Cominciamo dal manifesto del film: ma solo a me sembra più una locandina di una nuova versione di King Kong che non una pellicola incentrata sulle mitiche gesta del conte?
Devo dire che all'inizio ci speravo anche: la fotografia di Luciano Tovoli azzarda un cromatismo che ricorda tanto i tempi gloriosi di Mario Bava e dei suoi horror girati con zero soldi e tanti colpi di genio nell'ideare soluzioni visive vincenti, ma la luna di miele col nuovo Argento dura poco, pochissimo.
Dura fino alla scena di sesso tra Tanja ( a proposito ben lieto di conoscerti Miriam Giovannelli, fisicamente tanta roba anche se il fatto che vieni doppiata non depone certo a favore delle tue "doti" attoriali che cerchi di tenere ben nascoste facendoti vedere spesso vestita solo di un paio di gocce di Chanel N°5 e usando le tue tette 3d  da quarta abbondante come arma stereoscopica di distrazione di massa) e un contadino adultero ma che sembra molto ben dotato.
Ecco qui già sorgono i primi dubbi: se Battiato negli anni '80 giocava con gli amici a raccogliere ortiche, a metà degli anni '90 noi si giocava a organizzare serate per risollevare le sorti del cinema italiano, rigorosamente per soli uomini ( denominate " serate tutte mazze") in cui ci si faceva una cultura di uno dei migliori autori del nuovo cinema italiano: Mario Salieri , autore di pietre miliari quali Adolescenza perversa e Concetta Licata. Nel '94 fu la volta del suo Dracula versione riveduta e scorretta.
Ecco posso dire che le scene non porno del Dracula di Salieri hanno più o meno la stessa qualità della versione di Dario Argento?
E meno male che avevo modo di udire Claudio Simonetti in un'intervista radiofonica magnificare le doti di questo nuovo lavoro del grande Dario,affermando che era ritornato ai fasti registici di una volta.
E io quasi a crederci..... A Cla' ...ma vaffanculo!
La cosa che mi lascia basito di questo film , che riesce a buttare via locations azzeccate e che ha  un'aria spoglia perchè gli interni sono tutti molto più spartani di quello che ci si aspetta( a confronto i vecchi film della Hammer sembrano megaproduzioni almeno per quanto riguarda gli arredi interni), è che è costato la bellezza di 7 milioni di euri. E come li avete usati?
Ma perchè gli americani riescono a fare film con poche migliaia di dollari e sembrano girati in modo più professionale di questo?
Non sono stati spesi certo per le secchiate di sangue a casaccio o per gli attori: a parte un Rutger Hauer supereroistico  in gita premio, un'Asia Argento imbarazzante come al solito ( a proposito di imbarazzo, ma possibile che giri scene di nudo col padre senza alcun problema?) e un Kretschmann che dà vita a un Dracula tanto piacione quanto insipido cosa dire degli altri comprimari che sembrano davvero usciti da un porno anni '90? vogliamo parlare di tale Unax Ugalde, nella parte di Harker , che sembrerà il fratello di Cavani a tutti i volgari pallonari che si dilettano anche nell'essere fini dicitori di cinema? E il livello recitativo è lo stesso di Cavani, quindi siamo al livello scarpini rubati a una campo di calcio....
Ed è meglio non soffermarci sul lupo mannaro in cui si trasforma il conte ( ma siamo a Dracula o a Twilight?) oppure sulla famigerata scena della mantide che ancora mi chiedo cosa cacchio c'entri col resto del film.
O forse era per dare una punta di visionarietà al tutto....
Insomma i difetti endemici del cinema di Argento ci sono tutti e chi sperava di trovarsi di fronte a un ritorno dell'autore romano ai fasti del passato rimarrà ampiamente deluso.
Se poi uno confronta questo Dracula con le numerose versioni fatte nel passato, beh c'è solo da intristirsi, questo si situa proprio nelle retrovie.
Solo un'altra e poi finisco: Kretschamann si appresta a interpretare una nuova serie tv che si intitolerà Dracula e sapete nella parte di chi? In quella di Van Helsing.
Forse perchè gli piace vincere facile....

( VOTO : 2 / 10 )  Dracula (2012) on IMDb



Selasa, 09 April 2013

Jolly Killer ( aka Slaughter High, 1986 )

Marty Rentzen, ultranerd liceale è vittima degli scherzi pesantissimi dei suoi compagni di scuola. Nel giorno del suo compleanno, che cade guarda caso il primo d'aprile viene invitato da Carol, la più bella della scuola, nello spogliatoio delle donne per fare sesso. In realtà è uno scherzo crudele in cui lui finisce addirittura a testa in giù nel water. Un altro scherzo ai suoi danni fatto nell'aula di chimica però finisce decisamente peggio con Marty che rimane orribilmente sfigurato dall'acido nitrico.Dieci anni dopo, sempre il primo d'aprile, i liceali che fecero quell'atroce scherzo sono invitati a una festa che si terrà nella loro vecchia scuola, abbandonata da cinque anni e che sta per essere demolita. Arrivano alla spicciolata ma non sanno di essere arrivati alla festa sbagliata. Uno a uno cadranno sotto i colpi di un killer che indossa la maschera di un joker....
Il film dell'esordiente trio registico Dugdale, Ezra e Litten è un coacervo di sfiga e di colpi di culo pazzeschi, produttivamente parlando .
Trattasi di tardo slasher realizzato pare nell'84 ma poi rimasto per un paio d'anni misteriosamente nel cassetto e fatto uscire quasi in concomitanza con April Fool's Day di Fred Walton  e visto che non ci facciamo mancare niente dell'86 è anche The April Fool di William Fruet. E tutta questa concentrazione di titoli in concomitanza del primo d'aprile contribuirà a far cambiare il titolo a un film che in origine doveva richiamarsi anche lui al pesce d'aprile, prima in Jolly Killer mentre negli USA giusto per semplificare le cose è noto anche come Slaughter High ( e infatti su imdb.com si chiama così).
Sulla locandina c'è scritto "dagli autori di Venerdì 13" ma sembra una bufala bella e buona...
Il film all'epoca poi ebbe anche una certa risonanza del tutto involontaria per la notizia della morte, ufficialmente per suicidio, nel novembre 86 appena dopo che il film uscì nelle sale,  dell'appena ventottenne Simon Scuddamore che recitò nella parte di Marty nell'unico film a cui abbia mai partecipato.
Jolly Killer è misteriosamente oggetto di culto tra gli aficionados soprattutto statunitensi del genere.
Il che è abbastanza incomprensibile perchè è uno slasher fuori tempo massimo ( genere allora già soppiantato da altri tipi di horror, vedi la saga di Nightmare on Elm Street) e che nel suo orticello non brilla neanche particolarmente.
Dopo un incipit molto lungo,anche troppo, in cui si articolano gli scherzi crudeli a Marty, il film si sposta nello scenario efficace della scuola abbandonata giusto per far cominciare la mattanza dei vari ex liceali  che non fanno pena neanche un po' per quanto sono insopportabili.
Le uniche cose che riescono a dare un po' di sale al film sono la fantasia che è utilizzata nell'ideazione degli omicidi ( ce ne sono alcuni che sono veramente sfiziosi) e una certa perizia negli effetti speciali che del resto erano il lavoro dei tre registi all'opera.
Che poi dovrebbe essere una regia a sei mani e in pratica sembra un filmetto girato da un regista con le mani legate dietro alla schiena per il livello che viene mostrato.
Le maestranze attoriali si segnalano per una cagneria molto maggiore del preventivato ( a proposito la Munro  che aveva circa 35 anni quando fu girato è visibilmente fuori parte quando le fanno fare la sedicenne, così come sono fuori parte i suoi compagni di scuola quando devono fare i trentenni)  e anche la fotografia non aiuta di certo per quella patinatura che dà al tutto un aspetto paratelevisivo.
Inoltre durante il film ci sono le solite azioni ad minchiam che rendono poco credibile il tutto come quella della ragazza che , sporca di sangue di una delle vittime, da sola va in giro per la scuola a cercare una vasca da bagno e una volta trovata ,senza problemi si spoglia e si mette in ammollo, appena prima di fare una fine trucidissima( e scusate il piccolo spoiler!).
Visto con gli occhi di oggi Jolly Killer appare irrimediabilmente datato ,  una  pellicola che appariva già vecchia alla sua uscita e contenente tutte le caratteristiche più deteriori del genere amplificate da una povertà realizzativa un po' troppo a vista.
Di sangue però se ne vede abbastanza....

(VOTO : 4,5 / 10 )  Slaughter High (1986) on IMDb

Senin, 08 April 2013

Reality ( 2012 )

Luciano è felicemente sposato con Maria, ha tre figli, una pescheria e si esibisce a matrimoni di parenti e amici facendo imitazioni e macchiette che riscuotono molto successo. Per arrotondare fa anche delle piccole truffe con un robottino da cucina. Un giorno, in un centro commerciale, più che altro per far contenta la figlia più piccola, riesce a ottenere un provino per partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello.Lo chiamano anche a Cinecittà per una fase successiva della selezione ma poi i responsabili del programma non si fanno più sentire. Ma Luciano è sicuro che è stato preso: si innesca una spirale ossessivo compulsiva in cui crede che tutto quello che gli stia accadendo è una prova ulteriore a cui viene sottoposto per poter entrare nel programma. Vende la pescheria, regala di tutto ai poveri si riduce praticamente sul lastrico. Intanto  il programma è iniziato senza di lui e la sua vita sta andando sempre di più in rovina.
Non era facile dare un seguito a un capolavoro come Gomorra , non avrebbe avuto senso fare un Gomorra 2 perchè quel film è stata un'esperienza unica e inarrivabile , eppure Garrone romano di nascita ma ormai immerso completamente nella napoletanità verace ci è riuscito con Reality , film dai toni meno apocalittici del suo predecessore ma ugualmente permeato di un'amarezza cosmica impossibile da mandare via dopo la visione.
La storia di Luciano il pescivendolo che voleva diventare una star televisiva è il paradigma del cambiamento delle aspirazioni dell'italiano medio.Prima il sogno dei genitori per il proprio figlio era quello di farli studiare, di dargli quel famigerato pezzo di carta da appendere alla parete, ora siamo arrivati al tentativo di prendere la scorciatoia del successo tramite la tv, cosa neanche tanto peregrina in una civiltà telecratica e non meritocratica come è diventata la nostra che riempie i palinsesti di (ir)reality shows e di (no) talent games buoni giusto per creare delle meteore luminose che attraversano il cielo giusto per lo spazio di un mattino.
E se magari per i talent una qualche capacità è richiesta per la tv spazzatura del Grande Fratello è necessario non averne nessuna perchè bisogna essere solo dei burattini plastificati da esporre come trofei davanti all'occhio meccanico della telecamera, giusto per soddisfare le mire voyeuristiche degli appassionati.
Reality è la storia della psicosi ossessiva di un povero mortale che non riesce a sfuggire al canto della sirena di quell'allucinazione collettiva che è il successo televisivo, è una sorta di The Truman Show all'incontrario, perchè Luciano crede, a torto, di essere tampinato giorno e notte da una telecamera e modifica compulsivamente il proprio stile di vita proprio perchè così facendo crede di compiacere i responsabili del programma che secondo lui lo stanno sottoponendo a una sorta di ultimo provino ( permanente) prima di chiamarlo.
Arriva a costrurisi una specie di confessionale in casa e addirittura crede che un grillo lo stia controllando per conto dei curatori del programma,  quasi vivendo in una realtà parallela dentro le quattro mura domestiche.
Da sottolineare la componente visiva : Reality è un film bellissimo da vedere, con colori accesi dalle tonalità pop valorizzati dalla bellissima fotografia di Marco Onorato, con la cinepresa che indugia sulle vestigia antiche ( le piazzette ormai in rovina) da contrapporre all'opulenza del nuovo che avanza ( i centri commerciali ma anche i giardini dei ristoranti in cui si celebrano matrimoni, dei pezzetti di paradiso terrestre incastonati in un contesto degradato).
Un film  circolare che si apre con una lunga sequenza sul cielo terso di Napoli e finisce guardando la notte stellata sopra quel brandello di irrealtà plastificata che è la casa del Grande Fratello.
Garrone dall'alto di uno stile di regia abbacinante sceglie di stare a distanza dal suo protagonista che miracolosamente non diventa una macchietta come una delle maschere dietro cui si cela a inizio film, lo immerge in un mondo popolato da personaggi vagamente boteriani e lo descrive minuziosamente come farebbe un entomologo con i suoi insetti.
Fa enorme piacere parlare bene del cinema italiano ma qui siamo a un livello ancora superiore: un film come Reality, opera di un regista già pronto per sedere permanentemente nell'empireo dei grandi autori del cinema italiano e internazionale, è la testimonianza concreta che possiamo ancora essere terra di grande cinema.
Da una parte rende orgogliosi di essere italiani , dall'altra parte sorgono ancora più dubbi sul fatto che un autore come Garrone , unico nel nostro panorama cinematografico, sia la classica rondine che non fa primavera, costretta a migrare per poter esprimere al meglio la propria arte.
E dover realizzare Reality grazie alla compartecipazione di capitali francesi, vederlo più apprezzato all'estero che in Italia, impone una riflessione seria.
Se Dracula 3D di Dario Argento ( di cui prima o poi parleremo) è opera di interesse culturale nazionale, Reality allora che cosa è?

( VOTO : 8,5 / 10 ) 

Reality (2012) on IMDb

Minggu, 07 April 2013

Dorothy Mills ( 2008 )

A Jane Van Dopp, psichiatra, è affidato il caso di Dorothy Mills, giovane babysitter accusata dalla coppia che l'aveva ingaggiata di aver tentato di uccidere il bambino che aveva in custodia. Arrivata nell'isola al largo dell'Irlanda dove abita la ragazza, Jane trova una comunità chiusa e inospitale in cui la figura dominante è quella del pastore che ha inculcato nei suoi seguaci uno strano senso della fede. L'unico che sembra mostrarle un po' di comprensione è il poliziotto ma può ben poco contro l'ostilità neanche tanto velata che caratterizza gli abitanti del luogo.
Jane parla con Dorothy che non ricorda assolutamente nulla di quanto successo e le diagnostica  una forma di grave schizofrenia con presenza di personalità multiple. Vorrebbe portarla sulla terraferma per curarla ma non glielo permettono. Perchè ?
Dorothy Mills si presenta da subito come una sintesi magari anche un po' bizzarra di vari tipi di horror sconfiando anche nel thriller psicologico: si va dalla ghost story  alla possessione del classico bambino indemoniato fino al paganesimo ancestrale di una pellicola culto come The Wicker man, richiamata nell'ambientazione isolana e nella costruzione di un'atmosfera di chiusura totale verso ogni influsso esterno.
Il tutto è gestito con una certa oculatezza dall'esperta Agnes Merlet che riesce a tenere coperto il proprio gioco per tutti i quasi 100 minuti della durata non dicendo nulla di originale in realtà , perchè anche il twist finale della sceneggiatura è un qualcosa che profuma di deja vù, ma riuscendo ad offrire uno spettacolo degnissimo di una visione disimpegnata, confezionato degnamente ( la fotografia valorizza gli scenari naturali di bellezza maestosa) e con due protagoniste femminili assolutamente sopra la media.
Anche il coro di caratteristi che è alle loro spalle ( tra cui Gary Lewis) è formato dalle classiche facce giuste al posto giusto.
Tutto questo non è affatto male per un film girato con due euri, senza effetti speciali e comunque anche se girato con poco finanziato dall'Irish Board e da Euroimages Fund visto che è una coproduzione tra Irlanda e Francia. E qui torniamo al solito discorso del sostegno reale al cinema dato dai vari governi e governanti. Sempre la solita domanda.
Perchè loro si e noi no?
Meglio parlare d'altro.
Dicevamo delle performances delle due attrici protagoniste che sono veramente degne di nota.
Se per Carice Von Houten tutto questo non stupisce perchè già ampiamente conosciuta per bravura e per bellezza ( è veramente magnetica questa donna), si resta meravigliati dalla prova camaleontica dell'allora esordiente Jenn Murray, credibile sia come bambinetta ingenua  che come teppista ubriacona, la quale riesce a modulare la voce in modo eccellente negli incontri con la pischiatra ( decisamente il clou del film)  a tal punto che viene quasi il dubbio che sia doppiata. E pare che non sia così.
Proprio per questo l'unico modo di apprezzarla è vedere il film in lingua originale e non dovrebbe essere un problema visto che non mi risulta che il film sia stato doppiato in italiano.
Dorothy Mills non entrerà mai negli annali del genere perchè forse sconta un po' troppi debiti con il cinema di genere a cui appartiene: si parte da L'esorcista e da The Wicker man , si passa per il kinghiano A volte ritornano e si arriva a Il sesto senso e a The Others in una sintesi abbastanza efficace  tra psichiatria e soprannaturale.
Ma è un degno esponente di genere che non ha scivolate clamorose nel ridicolo involontario come talvolta succede in  generi scivolosi come l'horror o il thriller psicologico tra cui il film della Merlet si posiziona anche con una certa eleganza.
E se si vuole respirare un pittoresco scorcio d'Irlanda tra i meno conosciuti , allora è perfetto.

( VOTO : 6 + / 10 )

Dorothy Mills (2008) on IMDb

Hitchcock ( 2012 )

Appena reduce dal successo di Intrigo internazionale e non essendo dell'idea di girare qualcosa di simile alla pellicola precedente come gli chiede neanche troppo velatamente la Paramount, Alfred Hitchcock è alla ricerca dell'ispirazione per il suo nuovo film. Gli capita tra le mani il romanzo Psycho di Robert Bloch ispirato alle folli gesta del macellaio di Plainfield , Ed Gein.
Ne compra i diritti per farne un film ma gli studios rifiutano di finanziarglielo ritenendolo troppo horror e non in linea con la sua carriera. Ma Hitch vuole fare il film a tutti i costi  e la moglie Alma, figura fondamentale per lui, lo sostiene anche se in parte è distratta dalle adulazioni di uno sceneggiatore marpione che la vuole concupire con la scusa di scrivere assieme una sceneggiatura. 
E addirittura al regista inglese appare più volte Ed Gein in sogno e quindi non può rinunciare al suo progetto. 
Decide di finanziare personalmente il film mettendo a rischio tutto il proprio patrimonio compresa la sua enorme magione con piscina, fa sparire dalle librerie il romanzo di Bloch per non far conoscere in anticipo il finale al pubblico e adotta quella che oggi definiremmo una geniale strategia di marketing per lanciare il film, riuscendo a superare non senza problemi il visto della censura.
Il resto è storia del cinema.
Hitchcock di Sacha Gervasi non è un biopic in senso stretto così come non lo era il Marilyn di Simon Curtis ( di cui abbiamo parlato qui) visto che preferisce concentrarsi su un determinato periodo della vita del grande regista inglese.
Oltre alla descrizione di tutti i retroscena della genesi di Psycho e il dietro le quinte della sua realizzazione c'è molto di più: c'è la descrizione di una personalità complessa fragile e tormentato dietro una facciata sicura e rassicurante, una sintesi di peccato e sensi di colpa, un grande uomo di cinema con le sue manie, fobie e paranoie, oltre naturalmente ai vizi privati da contrapporre alle pubbliche virtù.
E se è vero che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, qui il peso specifico di Alma Reville, moglie e compagna di una vita di sir Alfred , è enorme, pari se non addirittura superiore a quello dell'ingombrante( in tutti i sensi ) consorte.
E' lei che tiene in mano tutto, che organizza il lavoro, senza di lei Hitch è perduto e non a caso la crisi personale subentra quando lei sembra che stia cadendo nelle braccia di un altro.
Allora vengono fuori prepotenti tutte le paranoie e le insicurezze del maestro inglese.
Impossibile parlare di un film come questo senza accennare ai due protagonisti assoluti. Anthony Hopkins finalmente ritorna ai fasti del passato con un'interpretazione straordinaria: non parliamo di mimetismo assoluto perchè  effettivamente anche sotto un trucco e un parrucco( si fa per dire) consistenti non somiglia molto a Hitchcock. Ma è evidente che ne richiama almeno la fisionomia e sarebbe quasi irriconoscibile se ogni tanto non baluginassero quegli occhietti alla Hannibal da sotto tutto quel cerone.
Ma, pure se la somiglianza è piuttosto lontana, impossibile non essere travolti da un personaggio del genere e da un'interpretazione così aderente allo spirito dell'originale. Come non affezionarsi a uno che da fuori la sala cinematografica dirige con una bacchetta invisibile come un provetto direttore d'orchestra le urla di terrore degli spettatori, uno che all'inizio del film abbiamo visto più o meno come un impiegatuccio che ogni mattina timbra il cartellino entrando nei Paramount studios....
Forse la vicinanza di Helen Mirren che dà vita a un Alma Reville straordinaria almeno quanto il marito, ha fatto bene al vecchio Anthony che era da un po' troppo non graffiava come ai bei tempi.
Peccato che  succosi personaggi secondari come la Janet Leigh di Scarlett Johansson, la Vera Miles di una zannutissima Jessica Biel, l'Anthony Perkins di James D'Arcy ( una vera e propria copia sputata del giovane interprete di Norman Bates) o anche quello della segretaria tuttofare interpretata da Toni Collette siano lasciati abbastanza sullo sfondo, ma come si suol dire non si può avere tutto dalla vita, no?
Hitchcock è comunque film apprezzabile sia da chi voglia capire veramente che cosa si nascondesse dietro il maestro della suspense ( anche se le apparizioni in sogno di Ed Gein sono licenza poetica), sia per chi come me apprezza moltissimo i dietro le quinte e gli aneddoti legati alla realizzazione dei film.
Un tocco di metacinematografia senza esagerare  ma solo per dare un tocco di colore in più a questa pellicola.
Per finire direi Amore e Psycho ma sicuramente qualcuno lo avrà pensato e detto prima di me.

( VOTO : 7 / 10 ) 

Hitchcock (2012) on IMDb

Jumat, 05 April 2013

The words ( 2012 )

Il romanziere di successo Clay Hammond sta presentando al pubblico la sua ultima fatica letteraria in un incontro piuttosto affollato: il suo ultimo libro narra la storia di Rory, aspirante scrittore con un romanzo nel cassetto perchè rifiutato da tutte le case editrici che un giorno, nella fodera di una valigia di un robivecchi a Parigi dove è in viaggio di nozze con la sua amata Dora, trova un intero romanzo dattiloscritto che racconta una struggente storia d'amore ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Decide di copiarlo integralmente sul suo computer senza cambiare neanche una virgola e su  pressioni di Dora che ne ha letto qualche brano di nascosto lo presenta al suo capo visto che Rory lavora in una casa editrice. Il romanzo piace e per lui si aprono le porte del successo.
Un brutto giorno però incontra un vecchio in un parco che gli fa capire a scanso di qualsiasi equivoco che quello era il suo romanzo e Rory va in crisi: lo vorrebbe corrompere ma quello rifiuta, vorrebbe confessare tutto davanti al mondo ma tutti lo sconsigliano, va in crisi anche il rapporto con la moglie amatissima...
Ma in realtà Clay Hammond nel suo ultimo romanzo la storia di chi sta raccontando?
E perchè rifiuta la bella stagista che si è praticamente prostrata ai suoi piedi?
Un rigurgito di quella coscienza che uno come lui non sembra mai avere avuto?
Potrei fare una battuta dicendo che per parlare di questo  film mi mancano le parole.
E' una battuta, brutta, ma in fondo è anche un po' vero perchè The words presta il fianco a qualche critica di troppo per la sua struttura  a scatole cinesi in verità un po' troppo arzigogolata e non sorretta da una regia sufficientemente brillante.
I due esordienti Klugman e Sternthal  azzardano un film basato su due voci narranti e su un triplo piano narrativo con nel finale quello slittamento lieve ma perfettamente percettibile di un piano narrativo sull'altro.
Un po' troppa roba tutta assieme.
Ora, non avrei mai detto di parlare male di  un film in cui fosse presente un divo sulla cresta dell'onda come Bradley Cooper, una vecchia cariatide con un passato brillante come Dennis Quaid, un residuato bellico di talento come Jeremy Irons e due gnocche da paura come Zoe Saldana e Olivia Wilde che solo a usarle come tappezzeria di lusso già ti fa aumentare il livello estetico , eppure è così.
Nonostante le premesse The words non appassiona mai e procede stancamente senza troppi scossoni mettendo a dura prova la pazienza di uno spettatore che aspetta per tutto il film un coup de theatre che dovrebbe essere una bomba atomica e invece quando arriva ( se arriva) ha la potenza di un mortaretto.
Il problema di un film che racconta non uno ma ben due libri è che erige un muro di parole invalicabile e poi francamente non si riesce a empatizzare il personaggio di  Rory, aspirante scrittore specialista nel prendere porte in faccia che una volta trovato il successo per vie traverse va in crisi esistenziale nonostante appuri che intorno a lui a nessuno freghi che lui abbia perpetrato un inganno. Se non  importa agli altri ....
E' difficile da dire ma la prova di Bradley Cooper, attore che peraltro ho sempre stimato sia nelle sue interpretazioni  da canaglia che in quelle più profonde ( chi ha detto Il lato positivo?), è al di sotto di ogni aspettativa.
I suoi occhioni blu risplendono ma è totalmente inattendibile nelle scene più drammatiche, per non dire che sfiora quasi il ridicolo quando deve spremere le palpebre per far uscire qualcosa di assimilabile a liquido lacrimale.
A conti fatti il migliore è Jeremy Irons che ancora una volta con la puntualità di un cronografo svizzero prende a calci metaforici nelle pudenda il nuovo di Hollywood che avanza.
Basta , ho speso anche troppe parole per The words un film vittima sacrificale predestinata della sua ambizione smodata.

( VOTO : 5 / 10 ) The Words (2012) on IMDb

Kamis, 04 April 2013

Io sono Li ( 2011 )

Shun Li è una delle tante donne cinesi arrivate in clandestinità in Italia per essere sfruttate come schiave  o quasi per pagare il viaggio della speranza che hanno fatto dalla Cina. Inoltre sogna di far arrivare da lei anche il figlio di 8 anni e per questo deve guadagnare ancora di più,  per ricevere la "notizia".
Da Roma viene mandata a gestire un bar a Chioggia e qui ha difficoltà a capire la lingua e soprattutto il dialetto parlato dagli avventori, quasi tutti pescatori del posto.
Impara presto a conoscere i clienti abituali e stringe un rapporto d'amicizia con Bepi, pescatore croato vedovo di un'italiana, detto "il poeta" per la sua capacità di fare rime. Il paese è piccolo , gli italiani credono che Shun Li sia la solita straniera venuta a sposare un vecchio italiano per l'eredità e la cittadinanza mentre anche la comunità cinese non vede bene questo rapporto tra i due ordinando alla donna di trattare Bepi come un semplice cliente.
Arrivano a minacciare di non far arrivare in Italia suo figlio....
Sono sempre contento di poter parlare bene di un film italiano visto lo stato comatoso in cui è ridotto il nostro cinema. E per una volta non è una commedia genere rifugio per eccellenza in cui vengono convogliati tutti gli sforzi produttivi dell'industria italica del grande schermo da un po' di tempo a questa parte.
Io sono Li è l'esordio nel campo del cinema di fiction dell'apprezzato documentarista Andrea Segre, un film giocato su un tono intimista e delicato in un contesto molto realistico.
Chioggia è afflitta dall'acqua alta come Venezia ma è molto meno poetica, gli abitanti sembrano subire con la mesta rassegnazione della normalità i disagi di dover camminare con degli improbabili stivaloni impermeabili o consumare un caffè al bar praticamente a bagnomaria dal ginocchio in giù. Nulla di coreografico, solo sopportazione che lascia intravedere l'occhio del documentarista .E questa Chioggia uggiosa mostrata generosamente è realtà pura,non resa posticcia dagli artifici della ricostruzione cinematografica.
La bravura di Andrea Segre inoltre è stata quella di creare due protagonisti assolutamente credibili: Li è spaesata ma abbassa la testa e lavora sopportando tutti gli strali avversi che il destino le riserva perchè deve far arrivare suo figlio in Italia ( la "notizia"), Bepi fa amicizia con lei probabilmente perchè essendo di origine straniera come lei capisce lo sradicamento subito dalla donna cinese e stabilisce con lei una sorta di empatia generata dal ricordo dei tempi passati.
Ed è centratissimo anche il coro di personaggi che gravita attorno a loro, un coacervo di umanità e pregiudizio ( il personaggio dell'assessore viscido o del rozzo Devis ) che si trasforma in un sentimento razzista neanche tanto strisciante, anzi più volte conclamato in vari passaggi del film. Un razzismo dettato più che altro dalla chiusura mentale , dall'ignoranza , dalla mancata comprensione della diversità.
Io sono Li parla di un'integrazione possibile eppure improbabile allo stato attuale delle cose perchè la chiusura verso le rispettive differenze è assolutamente speculare, un razzismo bifronte che si muove in entrambe le direzioni , dall'Italia verso la Cina ma anche dalla Cina verso l'Italia .
Si parla di quella solitudine perniciosa che attanaglia il cuore e l'anima, di quel bisogno di sentirsi fratelli a qualcuno anche se ha gli occhi a mandorla ed che è venuto dall'altra parte del mondo.
Un film  recitato meravigliosamente inserito in una cornice  ambientale inconsueta ma che ha il fascino della realtà filmata attraverso l'occhio da entomologo di una macchina da presa curiosa e che si pone sempre alla giusta distanza dai luoghi e dai personaggi che inquadra.
Andrea Segre osa anche con il misterioso e il fiabesco azzardando un lieto fine forse addirittura inaspettato.
Ma è un qualcosa che deve essere pagato a carissimo prezzo.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

Shun Li and the Poet (2011) on IMDb