Kamis, 17 Januari 2013

Frankenweenie ( 2012 )

Victor Frankenstein è un bambino piuttosto solitario che ha come migliore amico il suo cane Sparky. Quando il suo cagnolino muore  investito da una macchina Victor, ispirato da un esperimento di scienze sulle rane, cerca di riportarlo in vita usando elaborati macchinari da lui assemblati e l' elettricità data dai fulmini.
Sparky ritorna in vita ma l'eco della riuscita dell'esperimento arriva alle orecchie sbagliate. Anche i compagni di Victor vogliono riportare animali in vita nella notte buia e tempestosa in cui si svolge  la Festa Olandese del paese. Gli animali portati in vita sono però mostri senza controllo e terrorizzano gli abitanti della cittadina.
Victor e Sparky avranno molto da fare per evitare il peggio.
Tim Burton ritorna sul luogo del delitto. Quello dei suoi esordi.
Il ricordo di quel delizioso cortometraggio con attori in carni ed ossa è ancora vivo nella mia memoria e attendevo con una certa trepidazione e anche un po' di timore questo lungometraggio animato in stop motion che si ispira al Frankenweenie del 1984.
Trepidazione perchè mi aspettavo decisamente qualcosa di livello superiore rispetto alle ultime cose fatte da Burton ( e devo dire che ci voleva anche poco per fare meglio di Alice in Wonderland e Dark Shadows) e paura perchè riprendere e riciclare qualcosa dal proprio passato per molti può suonare come sinonimo di carenza cronica di idee.
E invece stavolta i detrattori saranno costretti a fare un passo indietro.
Frankenweenie  è una finissima amalgama condensata in modo assolutamente perfetto di citazioni e di suggestioni dal passato di Tim Burton e di un immaginario horror legato alle radici del genere .
Sfilano in delizioso disordine le vie azzimate e i personaggi oltre le righe di Edward Mani di Forbice, un professore di scienze che ha la faccia di Vincent Price e la voce (in originale) di Martin Landau, il bianco e nero che riporta a Ed Wood ( e fare un cartone animato in bianco e nero è scelta decisamente temeraria in un'epoca in cui i bambini vengono suggestionati da suoni e colori sparatissimi), un aquilone a forma di pipistrello che fa tanto Batman, i monster movies anni '50 con una specie di Godzilla che va in giro per la città, il Frankenstein di Whale per il finale nel mulino in fiamme con tutta la città accorsa a dare fuoco al mostro, ma anche La moglie di Frankenstein, sempre di Whale,  per quell'acconciatura così particolare della barboncina e per la scena in cui Sparky viene riportato in vita, dei mostriciattoli che assomigliano tanto ai Gremlins, una galleria di personaggi che pur riprendendo grandi attori del passato ( oltre a Price anche Peter Lorre e Boris Karloff) riporta al classico universo burtoniano che siamo abituati a conoscere.
Frankenweenie ha il sapore di un ritorno al passato ma anche quello di un saluto affettuoso ad amici che non ci sono più e che hanno scritto pagine di cinema fondamentali.
Pur conoscendo per filo e per segno la storia e immaginando subito dove vada a parare è un film che meraviglia ad ogni sequenza e non solo per la perfezione tecnica con cui è realizzato.
C'e amore, nostalgia, in Frankenweenie traspare  autentica passione per quella magnifica arte che è il cinema.
Una passione che il caro vecchio Tim Burton sembrava aver perso nelle sue ultime realizzazioni assieme al  tocco magico che aveva reso indimenticabili le sue cose migliori.
In  tempi di bombardamenti sensoriali audiovisivi uscire con un film in stopmotion e per giunta in bianco e nero può sembrare scelta temeraria dal punto di vista commerciale ( perchè sicuramente una fetta di pubblico viene persa , purtroppo ci sono tantissimi pseudoamanti di cinema che rifiutano l'idea di vedere un film in bianco e nero ) e spocchiosa dal punto di vista artistico.
Ma mi piace credere che stavolta non sia così: Burton ha omaggiato i suoi maestri con grande rispetto e sincerità, quasi con un filo di commozione,  questo arcobaleno di citazioni in bianco e nero appare ancora di più come simbolo di gratitudine per i padri senza i quali non sarebbe esistito il cinema di Tim Burton.
E lo Sparky  che perde i pezzi anche solo scodinzolando è creatura assolutamente adorabile.
Anche se di cartone.

( VOTO :  8 / 10 )

Frankenweenie (2012) on IMDb

Consigli per gli ascolti ( 4 )

MAGO DE OZ :HECHIZOS, POCIMAS Y BRUJERIA ( Warner bros , 2012 ) .Attesissimo, almeno da parte mia il ritorno di uno dei miei gruppi preferiti : i Mago de Oz. I menestrelli spagnoli naturalmente non vengono meno al loro buon nome e ci consegnano oltre 70 minuti di folk metal scatenato tra un riff da osteria, una melodia medievaleggiante e tanto, sano, robusto rock'n'roll.
Una grossa novità è la presenza del nuovo cantante, Zeta, destinato a raccogliere la difficile eredità di Josè Andrea che ha calcato i palchi col Mago de Oz per oltre 15 anni.
In realtà le due voci non sono così lontane, forse quella di Zeta ha una personalità meno spiccata ma per il momento è meglio sospendere il giudizio, diciamo che è un ottimo surrogato, dotato di tecnica e di buona estensione. La cosa che lascia un po' interdetti nei dischi del Mago è lo scarso utilizzo, a parte i cori,  della vocalist Patricia Tapia, dotata di un timbro vocale estremamente interessante, una voce grintosa  che dà ottima prova di sè in uno dei brani più belli dell'album, l'oscura Brujas.
Hechizos, pocimas y brujeria si pone tra la linearità di un disco come La ciudad de los arboles e l'ambizione sfrenata di opere maestose come Gaia II : La voz dormida o Gaia III : Atlantia.
Brani migliori sono Satanael caratterizzata da un bellissimo inizio acustico e poi sostenuta da un riff parecchio incisivo di matrice settantiana, la già nominata Brujas e la title track che cambia parecchie volte pelle durante i suoi 8 minuti e passa.Comunque disco ultraconsigliato. (VOTO : 8 / 10 ).
GOJIRA: L'ENFANT SAUVAGE ( Roadrunner Records, 2012 ) I francesi Gojira, alfieri di un death metal ultratecnico tornano con un disco che sicuramente dividerà le schiere di aficionados e non. Farà  perdere qualche vecchio fan purista della loro proposta musicale senza compromessi ma sicuramente ne farà acquistare di nuovi soprattutto tra i giovani virgulti che stanno educando le loro orecchie a pane e metallo.
La parola d'ordine nel nuovo disco dei Gojira è evoluzione: il sound impercettibilmente si ammorbidisce, acquista una dimensione meno tellurica arrivando a partorire brani come la title track che può ambire anche a passaggi radiofonici per una linea melodica ricercata ma comunque ben intellegibile. Il lavoro delle chitarre è come al solito superbo, il rifferama è raffinatissimo  ma i brani col passare dei minuti tendono ad assomigliarsi perchè sono costruiti tutti un po' tutti alla stessa maniera con una voce che da un semplice growl acquisisce toni declamatori e un andamento sinusoidale in cui parti accelerate si alternano in maniera fin troppo puntuale  a parti più melodiche e a decelerazioni improvvise in stile Fear Factory.
L'enfant sauvage è un monolite di circa 60 minuti che all'inizio affascina per la tecnica assolutamente fuori della norma con cui è suonato ma poi gradualmente perde la sua efficacia e questo è dovuto anche alla sua lunghezza eccessiva. Assunto a piccole dosi è un discone. L'overdose crea effetti collaterali. (VOTO : 6,5 / 10 )
BLUT AUS NORD : 777 COSMOSOPHY ( Debemur Morti, 2012 ) Cosmosophy è il capitolo finale della trilogia 777 e ha un po' il sapore di qualcosa che chiude col passato e si apre a un futuro decisamente diverso. Si respira aria di evoluzione, le chitarre che non davano respiro nei capitoli precedenti della trilogia ( e un po' in tutta la carriera dei balcksters francesi) qui lasciano presagire qualcosa di nuovo. So di usare una parola grossa soprattutto in casa Blut aus Nord ma si sente qua e là qualcosa che possa essere assimilato a una melodia, le voci diventano per un attimo pulite intrecciandosi in cantilene che lasciano a bocca aperta, così come il tappeto di tastiere sul quale sofficemente si adagiano.
Cosmosophy è un passo oltre il black metal, siamo oltre il cyberspazio , in una dimensione alternativa in cui c'è spazio solo per il soffio (dis)vitale  dei Blut Aus Nord che mettono un altro macigno invalicabile tra se stessi e la quasi totalità dei gruppi black del pianeta. Non somigliano a nessuno. Solo a loro stessi.
Eppure questo inatteso afflato "melodico" lascia presagire grossi cambiamenti...Aspettiamo fiduciosi. (VOTO : 8,5 / 10 )   .
A FOREST OF STARS : A SHADOWPLAY FOR YESTERDAYS ( Prophecy Productions, 2012 ) CI  sono dei gruppi che sfuggono a qualsiasi definizione e temo che gli  A Forest of stars rientrino proprio in questa categoria. Questi sette figli della terra d'Albione sono portatori di un verbo musicale estremamente personale fatto di influenze black, massicci riff sabbathiani, sezioni teatraleggianti, generosi inserti folk e di musica celtica che arrivano a intervallarsi anche nello stesso brano.A testimonianza di quanto appena detto si può prendere il brano A Prophet for a Pound of flesh che nei suoi oltre 10 minuti di durata lascia intravedere tutte le diverse anime degli A Forest of Stars. Anche dal punto di vista del look sono molto particolari: sembrano usciti dall'Inghilterra vittoriana e a vedere il loro sito ( bellissimo, tra l'altro , lo potete vedere qui) si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso dal solito, che rifugge la banalità a parte  qualche problemino con le date ( se ho capito bene per questi signori ora non siamo nel 2013 ma nel 1893). I brani , pur lunghi, sono facilmente assimilabili a patto di essere open minded e di riuscire ad accettare senza problemi una proposta musicale così variegata. ( VOTO : 8 / 10 ) .

Rabu, 16 Januari 2013

Eega ( aka Makkhi , 2012 )

Sudeep è un ricco e losco affarista che ottiene qualsiasi donna con lo schiocco delle dita.Si innamora di Bindu, artista di miniature che però proprio in quel momento sta cedendo all'insistenza di una corte di ben due anni da parte del simpatico e  spiantato ( o quasi ) Nani che da tempo la segue dappertutto.
Sudeep pensa bene di eliminare fisicamente il rivale, uccidendolo. Nani si reincarna però in una mosca che comincia a dare il martirio a Sudeep. Si vuole vendicare, riesce a far capire a Bindu chi è e assieme preparano un piano per uccidere Sudeep.
Tra uomo e mosca ne rimarrà soltanto uno. Forse.
Bollywood, dati alla mano, è l'industria cinematografica più fiorente del mondo ma per la peculiarità stilistica che caratterizza quasi tutti i suoi prodotti, i film sfornati in quantità impressionante diventano noti solo a livello locale ( comunque mercato di un certo rilievo) risultando difficilmente esportabili.
Qui a bottega non si è molto appassionati di Bollywood e di uno stile così eccessivo,con film di durata fluviale ( tutti o quasi abbondantemente sopra le due ore), frastornanti con tutti quei canti e quei balli che ogni tanto intervallano la narrazione. Ma dal punto di vista tecnico siamo all'eccellenza pura, qualcosa che non ha nulla da invidiare a Hollywood.
E' il caso di Eega ( termine indiano che significa mosca, come anche l'altro titolo con cui è noto il film ,Makkhi,  doppiato in varie lingue per il solo mercato indiano ), prodotto dall'anima bollywoodiana ma che fa il verso al cinema che sta dall'altra parte dell'oceano.
Commedia, musical, dramma, thriller ( con venature horror in un finale rutilante) si alternano nella narrazione di una storia sui generis di rivalità tra amanti che anelano al cuore della stessa donna.
Solo che quello bello e ricco è odioso, un omicida senza vergogna che adora le donne oggetto, quello simpatico è una mosca, un po' particolare, ma sempre di mosca si tratta.
E qui occorre sottolineare il lavoro favoloso dei tecnici degli effetti speciali che animano questa mosca ricreata in computer grafica riuscendo a darle connotazioni umane facendole usare massivamente il body language, visto che la faccia della mosca non può avere espressioni assimilabili a un volto umano.
La storia non è nuova, racconta più o meno la vicenda raccontata in Ghost, solo che il bellissimo Patrick Swayze che lì faceva il fantasma qui è sostituito da un insetto che nel suo piccolo riesce a operare grandi stravolgimenti nella vita di Sudeep.
E' la parte più esilarante del film: Nani da mosca aiutato dalle creazioni di Bindu che gli crea una micropalestra personalizzata ( bellissima, come è bellissimo l'appartamento che lei gli arreda con le sue creazioni miniaturizzate) si allena come un novello Rocky per acquisire abilità e la forza che normalmente una mosca non ha  e dopo un periodo di duro allenamento riesce a mettere in crisi la vita del suo rivale molto più di quello che sarebbe mai riuscito a fare da uomo.
Arriva a farlo quasi impazzire perchè riesce a sabotargli, aiutato da Bindu, ogni minuto della sua giornata in modi assolutamente creativi , tutti da vedere  e da gustare col sorriso sulle labbra.
Finale con un memorabile inseguimento della mosca da parte di due passeri appositamente "indemoniati" dall'incantesimo di una specie di sciamano .
Altra cosa interessante è di come si parteggi per un insetto non molto popolare come una mosca in un film come questo, non una mosca da cartoni animati ma proprio un insetto che usa le sue "armi" reali, svolazzando e creando fastidio.
Eega è un film divertentissimo, un tripudio di colori, di sentimenti e di effetti speciali che non fa rimpiangere il tempo trascorso a vederlo.
E quella mosca può piacere anche ai bambini.
Consigliato anche agli allergici a Bollywood.
Film notato grazie alla segnalazione preziosa de Il cinefilante.

( VOTO : 8 / 10 ) 
Eega (2012) on IMDb

Selasa, 15 Januari 2013

Beasts of the Southern Wild ( 2012 )

La piccola Hushpuppy di appena sei anni vive assieme al padre Wink in una comunità nascosta nei dintorni paludosi di New Orleans denominata Bathtub ( vasca da bagno). La mamma non c'è più, vive solo nei sogni della piccola e quando il padre contrae una strana malattia anche la natura sembra ribellarsi. Le temperature salgono,le calotte polari si sciolgono, ci sono inondazioni e vengono liberati dal ghiaccio perenne gli Aurochs, enormi animali mitologici, a metà tra i bisonti e i cinghiali, che vanno a caccia della piccola .
Hushpuppy , sola , parte alla ricerca della madre.
Ci sono dei film piccoli piccoli che sprigionano magia sin dalla prima inquadratura.
E' il caso di questa pellicola girata in 16 mm , esordio nel lungometraggio del giovane Benh Zeitlin che , pur sembrano un moscerino davanti a megaproduzioni girate in 70mm e con budget milionari, sta facendo incetta di premi in tutto il mondo a partire da quello della giuria al Sundance , passando attraverso la vittoria della Camera d'Or a Cannes e arrivando a quattro nominations agli Oscar ( miglior film , miglior regia, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura non originale).
Tutti meritati: è un film assolutamente libero da canoni stilistici preordinati , narra in modo libero l'esistenza di un pezzetto di mondo ignorato dal resto dell'umanità che però persegue orgogliosamente il proprio modo di vivere diverso.
Nouvelle Vague meets Katrina, I suppose.
La storia della piccola Hushpuppy, i suoi occhi, la sua voce, il suo modo di correre a passi piccoli piccoli è qualcosa che rapisce, afferra direttamente il cuore e  lo strappa dal petto.
Il cinema tante volte ha esplorato il coming of age di bambini e adolescenti ma qui ci troviamo di fronte a poesia pura.
L'arrivo degli Aurochs ( l'unico particolare che fa pensare ad un altro film, Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze, altro cineasta che ha fatto della libertà stilistica la sua bandiera) è una metafora straordinaria del termine del processo di crescita della piccola, già messa a dura prova dai casi della vita.
Il cinema vola alto in una sorta di realismo magico in cui la magia è vivere , anzi sopravvivere.
Hushpuppy vive di poco o nulla eppure è felice di tutto quello che ha, raramente frequenta qualcosa di assimilabile a una scuola ( con una maestra che tratta argomenti piuttosto importanti come il riscaldamento globale forse anche fuori portata per alcuni bambini che pendono letteralmente dalle sue labbra, ma non per la piccola protagonista che sente di avere la missione di tramandare il suo sapere agli scienziati del futuro aiutandoli con scritti e disegni, graffiti moderni figli di un mondo senza più caverne), ha un rapporto a volte difficile con un padre estremamente severo ( ma lo fa per il suo bene, per renderla da subito dura e pronta ad affrontare di petto la vita) , esplora un universo fantasmagorico fuori dallo spazio e dal tempo, semplicemente oltre , ricco di suoni e di colori su cui aleggia continuamente lo spettro distruttivo dell'uragano Katrina.
Un mondo parallelo in cui i pochi abitanti vivono in maniera primitiva mangiando pesci , crostacei e polli alla brace in cui crescere vuol dire sbranare un granchio crudo in una sera in cui si è tutti assieme attorno al fuoco.
Una lotta costante per la sopravvivenza contro la brutalità degli elementi naturali che fatalmente fa cozzare questa comunità anomala nascosta nelle paludi con la cosiddetta "civiltà".
Si deve fuggire su barche fatte con materiali di risulta e assemblate in modo "artistico"  che scivolano pigramente sulle acque limacciose.
Hushpuppy ( straordinaria la prova davanti alla cinepresa della piccola Quvenzhanè Wallis)  è cresciuta.
E ci è entrata direttamente nel cuore.

( VOTO : 8,5 / 10 )  Beasts of the Southern Wild (2012) on IMDb

Senin, 14 Januari 2013

Vintage horror - Morti e sepolti ( 1981 )

Potters Bluff nel Rhode Island è una sonnacchiosa cittadina di passaggio sulle rive del mare.Non succede mai nulla fino a che lo sceriffo locale, Daniel Gillis , si trova a fronteggiare un'ondata improvvisa di violenza. Uno sconosciuto viene bruciato vivo e poi ucciso nel suo letto d'ospedale, un'altra persona viene uccisa barbaramente e anche una famiglia composta da marito , moglie e figlio piccolo sparisce misteriosamente.Il tutto per la gioia del becchino locale, Dobbs, uomo dal passato misterioso, felice di ricostruire cadaveri orrendamente sfigurati.
Lo sceriffo scopre le tracce di una strana setta e pare anche che sua moglie Janet sia coinvolta.
Già dalla sequenza del primo omicidio è ben chiaro che c'è qualcosa che non va negli abitanti di Potters Bluff. La vittima viene prima adescata da una bionda procace e poi catturata da un gruppo di indemoniati , infoiati non si sa da che cosa, che prima lo picchiano a sangue  e poi dopo averlo messo dentro una rete da pesca gli danno fuoco cercando di nascondere le tracce del loro tentato omicidio.
Una furia selvaggia poi ripetuta anche nella sparizione della famigliola che da una parte rimanda alla setta pagana di The Wicker man  e dall'altra al gruppo di fantasmi ritornanti di The Fog ( sequenze in notturna che citano espressamente il film di Carpenter)  , quasi contemporaneo a questo film di Gary Sherman.
Morti e sepolti è una piccola produzione "grandi firme" , sceneggiata da Ronald Shussett e Dan O' Bannon ( creatori di Alien e sceneggiatori del Total Recall originale)  e con gli effetti speciali curati da Stan Winston.
In realtà Sherman punta tutto sull'atmosfera e poco sul sangue ( anche se rimane nella memoria una siringa conficcata in un occhio a favore di camera, oltre alla ricostruzione del volto di una defunta da parte del becchino ) e in questo ricorda da molto vicino Carpenter.
Si respira un'atmosfera morbosa, elettrica , gravida di mostruosità che fa molto horror old school.
Una cittadina in cui tutti si conoscono tutti è in realtà un teatrino dove recitano la loro parte le creature ad opera del ricostruttore di cadaveri.
SPOILER SPOILER SPOILER: in realtà sono tutti defunti di morte violenta come si apprende nel proseguio del film che a causa di una sorta di rito voodoo sono tornati in vita e cercano sempre carne fresca non per nutrirsi ma per avere epidermide espiantata da poco  al fine di  riparare le lesioni che sono provocate dal normale processo di autolisi e di decomposizione dei tessuti morti.
A conti fatti è una rilettura dello zombie romeriano che assomiglia parecchio ai ritornanti dei terreni k di Zeder di Avati e a quelli del Pet Sematary del libro di Stephen King, tutti comunque posteriori a questo . film.
Una piccola nota :il titolo italiano in realtà è Morti e sepolti -La reincarnazione: ho evitato di metterlo al completo nel titolo del post perchè uno spoiler bello e buono, inserito a tradimento nel titolo senza avvertenze per l'uso è decisamente antipatico.
FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER FINE DELLO SPOILER
La regia comunque apprezzabile del paratelevisivo Sherman  e la presenza come protagonista di un volto che  ha dato il meglio nelle produzioni televisive, James Farentino, bravo comunque a rendere le perplessità del suo personaggio, un poliziotto di provincia normalissimo che capisce tutto col solito attimo di ritardo, conferisce al prodotto un'aria da puntatone di Ai confini della realtà ma senza l'ironia della serie televisiva.
Anzi il finale in questo senso è molto romeriano: il twist di sceneggiatura è ben nascosto fin praticamente all'ultima sequenza e non è nulla che assomigli a un lieto fine.
Morti e sepolti non è un capolavoro , nè ha la pretesa di esserlo ma non ha perso nulla del suo fascino, anzi funziona egregiamente ( forse anche meglio per l'effetto nostalgia)  anche a distanza di tanti anni.
Potters Bluff non è un bel posto in cui fermarsi.

( VOTO : 7+ / 10 )  Dead & Buried (1981) on IMDb

Minggu, 13 Januari 2013

Cloud Atlas ( 2012 )

Cloud Atlas è un racconto polifonico diviso in sei storie che si alternano tra di loro e che sono contraddistinte da una grande quantità di rimandi interni. Tutto è connesso come dice la frase di lancio del film.
Sei epoche diverse: nel 1839 Adam Ewing salva uno schiavo nero da morte certa e riesce a sopravvivere al tentativo di avvelenamento da parte del malefico dottor Goose.
Nel 1936 giovane musicista gay lavora come copista per famoso compositore e scrive di suo pugno una musica celestiale, l'Atlante delle Nuvole del titolo.
Nel 1972 una giovane reporter indaga sui danni provocati da alcune centrali nucleari , si imbatte nella composizione dell'Atlante delle Nuvole di cui sopra e le vengono fatte rivelazioni importanti dalla versione anziana dell'amante del giovane musicista gay del segmento precedente.
Nel 2012 un editore ricattato dagli scagnozzi di un suo scrittore si fa prestare soldi dal fratello che in cambio lo fa rinchiudere in un ospizio.
Nel 2144 un clone addetto a una "mangeria" scopre il suo triste destino grazie a un gruppo di ribelli contro il "sistema".
Nel 2321 il vecchio Zachry racconta di quando una donna venne a salvare lui e sua nipote dall'attacco di guerrieri cannibali. Il mondo è ridotto a uno stato primitivo, la donna mostra a Zachry di come la dea di cui professano il culto sia stata in realtà una semplice donna mortale.
Benvenuti al Luna Park dei Wachowski bros ( o meglio brother and sister) e di Tom Twyker, registi che si sono buttati a capofitto in quello che rischia di essere il primo kolossal europeo con un budget vicino a quello dell'industria americana.
Cloud Atlas è fatto con capitali tedeschi ( si parla di un budget superiore ai 100 milioni di dollari), realizzato con maestranze europee e divi sia inglesi che americani.
Un film complesso nel suo insieme soprattutto per la grande quantità di rimandi interni che contiene, con i vari attori principali alle prese con più ruoli, perchè le varie storie singolarmente sono di lettura piuttosto facile nel messaggio che vogliono veicolare.
Il problema più grande è approcciarsi al film: dopo una prima ora che di fatto è una sorta di introduzione in cui il consumo di un pacchetto intero di Golia Active plus è stato un indicatore attendibile di quanto il film incitasse all'abbiocco , poi, faticosamente ,si riesce a porsi sulla lunghezza d'onda delle varie storie che sono intervallate tra di loro in modo anche vivace da un montaggio ipervitaminizzato, creando da una parte l'effetto soap opera ma d'altra parte riuscendo a creare una certa suspense nelle varie vicende.
Visivamente l'universo di Cloud Atlas è talmente stratificato da affascinare: dalle atmosfere alla Apocalypto  di un futuro remoto, si passa a un dramma ambientato su una nave, a storie ambientate tra il presente e il passato prossimo fino ad arrivare a un futuro distopico passando attraverso le atmosfere di un noir anni '70 .
Il tutto costruito sul principio sempre valido delle sliding doors che cambiano i destini dell'umanità.
Per quanto riguarda il segmento ambientato nel futuro c'è una sorta di ricalco dell'impalcatura visiva di Matrix ibridata con suggestioni bladerunneriane  e rimandi che vanno da La fuga di Logan fino ad arrivare alla citazione manifesta del Soylent Green di 2022: I sopravvissuti.
Dal punto di vista dei contenuti credo che si rischia di incorrere nello stesso equivoco in cui sono incappati molti illustri analisti di Matrix e del suo universo: diciamo che molti sono andati oltre alle intenzioni di due semplici cinematografari americani che credo ignorassero quanta filosofia fosse nascosta nel loro film.
Anche con Cloud Atlas si rischia lo stesso equivoco: quello che è semplicemente un racconto pantagruelico con generose sfumature New Age , interessante soprattutto per la forma filmica che gli è stata data , rischia di diventare il nuovo The tree of life o il nuovo 2001: Odissea nello spazio per rimanere nell'ambito fantascientifico.
Ma i Wachowski e Twyker non sono all'altezza, nè vogliono esserlo, delle pretese filosofiche malickiane o kubrickiane.
A loro interessa il meccanismo dello spettacolo, la magnificienza visiva che nella loro carriera è sempre andata di pari passo con un certo grado di presunzione.
Cloud Atlas comunque ha una sua armonia : se all'inizio è stato veramente difficile avvicinarsi al film, poi nella seconda parte subentra la fame di sapere come va a finire, se va a finire in qualche maniera.
Sicuramente non ha la statura di un nuovo grande classico del cinema , il risultato è inferiore alle attese ma non è solo un dispendioso sfoggio di trucco, parrucco e dentiere per mascherare al meglio i divi presenti in più ruoli durante il film.
Cloud Atlas mi ha dato l'impressione di un film che al paneesalamismo di tematiche semplici e perfettamente intellegibili ( razzismo, discriminazione, omofobia, poteri forti dell'economia ecc ecc ) abbia voluto aggiungere un generosissimo tocco di nouvelle cousine con l'accostamento ardito di molti sapori diversi.
Ma si sa che il pane e salame non va tanto d'accordo con salse strane da alta cucina.
Cloud Atlas mi è sembrato proprio come un panino al salame aromatizzato con troppi sapori diversi.
Tolte le salse, sgombrati gli eccessi, ci si può anche divertire.
Una piccola nota sul doppiaggio: ma perchè Zachry parla coi verbi all'infinito però quando serve usa benissimo i congiuntivi?

( VOTO : 6,5 / 10 )  Cloud Atlas (2012) on IMDb

The perks of being a wallflower ( aka Noi siamo infinito , 2012 )

Periferia di Pittsburgh, primi anni '90: Charlie, ragazzo timido e introverso vive male i suoi primi giorni da matricola al liceo. Non parla con nessuno, ha colloqui solo con un professore ed è assolutamente solo.
Riesce a fare amicizia con un paio di studenti dell'ultimo anno, Patrick e sua sorella ( o sorellastra ) Sam. Grazie a loro, ma soprattutto grazie alla cannabis che gli viene somministrata a tradimento in un festino stupisce un po' tutti per la profondità delle sue osservazioni e si ritrova al centro di una cerchia di amici comunque tutti più grandi lui.
E si inerpica per un sentimento complicato riguardo Sam, suo sogno sentimentale impossibile eppure così a portata di mano .
Primo bacio, prime relazioni anche indesiderate,le spine di una normale vita da liceale : Charlie finalmente trova il modo di non essere più semplice tappezzeria.
E' finalmente cresciuto anche se talvolta rimanere nell'ombra ha i suoi pregi.
The perks of being a wallflower( vale a dire i pregi di essere tappezzeria, titolo bellissimo che qui da noi sarà tradotto con il molto meno calzante Noi siamo infinito) diretto dal quasi esordiente Stephen Chbosky è tratto da un suo romanzo epistolare omonimo in italiano tradotto col titolo di Ragazzo da parete ( insomma le solite poche idee ma ben confuse) e pubblicato negli USA nel 1999, in Italia nel 2006.
Il libro è composto dalle lettere che un adolescente detto Charlie scrive a una persona anonima e a lui sconosciuta aprendo il suo animo e descrivendo le sottigliezze della sua quotidianità.
Come il libro, il film conserva una struttura quasi episodica in cui con rapide pennellate viene descritto l'ambiente attorno al protagonista e viene dato soprattutto spazio al suo processo di crescita interiore che passa, come di consueto per i film incentrati sul coming of age, per il primo bacio e per la prima esperienza sessuale.
Accanto a queste tematiche abbastanza scontate però il film di Chbosky esplora anche territori più scivolosi come l'omosessualità repressa in un ambiente come quello scolastico che di fatto è omofobo, oppure il bullismo che sfocia in violenza odiosa o anche la diffusione delle droghe leggere tra i teen agers , per non parlare del suicidio che è uno dei pensieri che passa per la testa di Charlie a causa di un pregresso trauma psicologico infantile.
Il "ragazzo da parete" è qualcosa ancor di più patologico di un  nerd: è colui che alle feste sta isolato, appoggiato a una parete quasi confondendosi con la tappezzeria che lo circonda e in questo film è descritto alla perfezione.
E' difficile, pressochè impossibile, dire qualcosa di nuovo sul mondo dei liceali eppure questo film sembra davvero una boccata d'aria fresca, ci fa vedere dei ragazzi assolutamente normali alle prese con il periodo più importante della loro vita, quello che li traghetterà nel mondo degli adulti.
Chbosky conosce a menadito le sue creature( per forza le ha scritte lui!) e le guida con mano sicura grazie a un cast azzeccatissimo che fa dimenticare qualche peccato di gioventù in una regia piuttosto acerba.
Logan Lerman,visto e già dimenticato come Percy Jackson, è bravissimo , ha l'aria di chi vive costantemente su una nuvoletta che non ha contatti col suolo, Emma Watson finalmente è cresciuta dai tempi della piccola Hermione di harrypotteriana memoria ,quindi balla, bacia e va all'università ed è fantastica la prova di Ezra Miller , nella parte di Patrick, che sembra avere l'argento vivo addosso e una contagiosa voglia di vivere orgogliosamente la sua diversità.
Una piccola curiosità : Lerman ha circa un anno più di Miller eppure il primo ha la parte della  matricola, il secondo quella del senior, cioè di chi è l'ultimo anno di liceo.
Due sequenze supercult: la prima uscita dei tre sul pick up di Patrick con Sam che sul cassone si alza in piedi sotto alla galleria sulle note di una canzone che è sconosciuta a tutti e tre ma bellissima ( è Heroes di David Bowie)  e una scatenata scena di ballo sulle note di Come on Eileen dei Dexy's midnight runners, un classico evergreen.

( VOTO : 7,5 / 10 )  The Perks of Being a Wallflower (2012) on IMDb