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Kamis, 10 Oktober 2013

The Grandmaster ( 2013 )

Storia della gloriosa tradizione del kung fu a Foshian, della lotta per il predominio delle varie scuole di pensiero riguardo a questa arte marziale con protagonista Yip Man, diventato famosissimo anche in occidente per essere stato il maestro di Bruce Lee.
Yip è scelto per succedere a Gong Baosen, colui che era stato capace di unire le scuole di kung fu del nord e del sud della Cina ma viene contrastato da sua figlia Gong Er che lo sfida in un memorabile duello. Ma è anche la storia dell'amore impossibile tra Gong Er e Yip sullo sfondo di avvenimenti storici tellurici come l'invasione giapponese, la Seconda Guerra Mondiale e la rivoluzione maoista. 
Avvenimenti a cui la scuola di Yip Man cerca orgogliosamente di sopravvivere.
The Grandmaster è un progetto travagliatissimo che ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei due anni e oltre di lavorazione. Un film che a un primo montaggio durava oltre quattro ore e che poi successivamente è stato ridotto ai circa 130 minuti della versione finale.
E di questo il risultato finale in parte ne risente perchè il film risulta compresso , quasi criptico in certi passaggi, e ciò è dovuto anche alla grande quantità di personaggi in campo.
La domanda che mi sono fatto approcciandomi a questo film è stata: ma che c'entra uno come Wong Kar Wai con un film di kung fu?
Soprattutto perchè ho ancora negli occhi l'altra biografia romanzato del maestro Yip Man ( Ip Man) che dava molto spazio alle arti marziali ma anche alla storia e a un sentimento di appartenenza patriottico.
Tematiche per quanto mi riguarda del tutto estranee al cinema di Wong Kar Wai.
E infatti...The Grandmaster non è un film incentrato solamente sulle arti marziali anche se contiene una delle più belle scene di combattimento mai viste al cinema, una sequenza sparata in faccia allo spettatore subito, all'inizio, un lunga, lunga lotta sotto la pioggia che cade con i corpi fluttuanti dei protagonisti che sembrano acquisire quasi spessore tridimensionale nelle loro movenze flessuose e decise con una macchina da presa mobilissima ma mai confusionaria che sembra quasi aliena alla concitazione dello scontro fisico ma che plasticamente accarezza corpi e traiettorie in un crescendo di intensità a cui è praticamente impossibile resistere.
Ma nel raccontare ( alla sua maniera ) la vita di Yip,  Wong Kar Wai  divaga e narra quello che più gli preme e non sono certo i duelli. Il maestro sembra molto più interessato a esplicare al meglio la propria idea di cinema che ad aderire agli avvenimenti in un kolossal che , accanto alle indubbie qualità figurative, mai stucchevoli ma pericolosamente vicine alla maniera perchè la regia di Kar Wai non risparmia finezze di ogni tipo coadiuvata da una fotografia magnifica, mostra il meglio di sè quando deve far emergere la relazione tra Gong Er e Yip Man, il classico amore impossibile raccontato come di consueto magnificamente dal regista cinese.
E' qui che emerge potente la grandezza del suo cinema, in quegli sguardi carichi d'amore e di infelicità, tra la speranza e l'amarezza.
Wong Kar Wai sembra quasi disinteressarsi a raccontare la Cina e la storia del '900,a mitizzare la figura di Yip come succedeva nell'altro film. E' preso dalla propria idea di cinema , nel proseguire coerentemente il proprio discorso artistico .
The Grandmaster è un affresco freddo e a tratti autocompiaciuto ma è illuminato da flash di bellezza accecante che guarda il caso coincidono quando viene fuori l'anima lacerata del melò che percorre trasversalmente il film come un sottilissimo fil rouge, quasi invisibile ma di cui si avverte sempre la presenza.
E nei duetti tra Tony Leung e la bellissima Zhang Zy yi ( attori magnifici) sta il meglio di tutto il film.
Dopo la controversa trasferta americana di Un bacio romantico , Wong Kar Wai torna ai suoi fasti con un film magari non all'altezza dei suoi film migliori ma assolutamente degno di nota nell'asfittico panorama cinematografico moderno.
Il problema è che In the mood for love  riusciva a spezzare cuori con un solo sguardo e The Grandmaster non riesce con il suo afflato epico a far dimenticare neanche per un attimo la grandezza di quel film....

( VOTO : 7 / 10 ) 

The Grandmaster (2013) on IMDb

Selasa, 14 Mei 2013

Iron Man 3 ( 2013 )

Tony Stark, vive ormai da recluso di lusso nella sua dimora principesca  a Malibu, una schifezzuola architettonica a picco sul mare, assistito dalla sua ex segretaria, ora sua fidanzata Pepper Potts. Occupa la maggior parte del tempo nel suo laboratorio nel seminterrato a modificare i suoi giocattoli preferiti, le sue armature e ha lasciato il proscenio al suo amico , il colonnello Rhodes che scorrazza in giro per il mondo con la sua armatura di Iron Man ed è stato ribattezzato dal presidente Iron Patriot. A Tony sta bene così, rimane nell'ombra anche perchè ha scoperto di soffrire di attacchi di panico. Ma questa situazione di apparente inattività dura solo fino a quando un nemico che viene dal suo passato comincia a seminare il panico nella popolazione e a toccare i suoi affetti più cari.
E' il temibile Mandarino e naturalmente alla fine della lotta ne dovrà rimanere soltanto uno....
Il primo Iron Man era stato una bella sorpresa, quasi un fulmine a ciel sereno perchè aggiornava con un'ironia contagiosa l'assioma Marvel del supereroe con superproblemi, sembrando quasi un contraltare al primo Spider Man di Raimi, quello in cui Peter Parker doveva abituarsi con effetti comici ai suoi nuovi poteri.
Il secondo film sull'uomo d'acciaio invece con la sua svolta seriosa aveva deluso profondamente un po' tutti.
Che fare allora? Si retrocede Jon Favreau a produttore , lo si conferma nel ruolo di Happy ( che praticamente viene ospedalizzato per tutto il film, sarà un messaggio subliminale?)Si chiama poi uno degli sceneggiatori/registi  più brillanti di Hollywood, tale Shane Black, specializzato in buddy movies e in dialoghi con battute fulminanti al limite ( e talvolta anche oltre ) del genio, gli si mette in mano un assegno da 200 milioni di dollari da spendere in effetti speciali superiori alla media del genere, mentre a tutto il resto pensa lui con la sua verve ironica e dissacrante che arriva a inserire riflessioni piuttosto argute in un prodotto per le masse urlanti e ululanti che si presentano al cinema armate di bibite e popcorn.
Il risultato è che Iron Man 3 soddisfa un po' tutti , chi cerca solo azione ed effetti speciali, ma  anche chi cerca qualcosa di più con le sue suggestioni su maschera e identità al punto di creare uno specchio per le allodole dal vago sapore iconoclasta del mondo Marvel.
E soddisfa anche i produttori visto che ad appena due settimane dalla sua uscita è quasi arrivato al ragguardevole incasso worldwide di un miliardo di dollari.
E' vero che la statura del supereroe si misura attraverso quella del suo antagonista ( e qui siamo messi bene perchè il Mandarino è qualcosa che fa veramente paura, lui e la sua masnada di piccoli terminators) ma qui svetta anche la personalità di un protagonista complesso e tormentato, prigioniero della sua immagine ma soprattutto della sua armatura senza la quale è vulnerabilissimo. E questo sentirsi indifeso, inadeguato a un ruolo da ricoprire lo rende vittima di pericolosi attacchi di panico.
E se Tony Stark vive solo grazie alla sua armatura, perchè non moltiplicarle in una lotta finale che è un tripudio di esplosioni e acciaio luccicante?
Magari questo Iron Man 3 farà storcere ai puristi della saga, forse è troppo attento a dare una botta al cerchio e una alla botte per essere il più "piacione" possibile, probabilmente è anche un po' troppo sbilanciato verso il suo protagonista a scapito di comprimari usati come tappezzeria e di un villain carismatico ma che soccombe un po' troppo facilmente,  ma è uno spettacolo valido, divertente e che può agevolemente coprire la fascia di pubblico che va dai 6 ai 99 anni.
Robert Downey jr poi conferma di aver ritrovato la sua seconda giovinezza artistica: ormai non sbaglia più un colpo ed è diventato uno dei più richiesti in quel di Hollywood perchè il suo nome equivale a incasso sicuro.
Non male per uno che ha passato vari anni sul marciapiede in attesa della chiamata che non arrivava visti i suoi noti problemi di inaffidabilità....
L'altra cosa da notare è che ormai queste produzioni Marvel da quando hanno avuto l'idea della gangbang di The Avengers hanno ormai acquisito un aspetto familiare, sembrano tutti figli della stessa penna , anche se non è così....

( VOTO : 7 / 10 )  Iron Man 3 (2013) on IMDb

Minggu, 30 Desember 2012

Vita di Pi ( 2012 )

Pi Patel è un uomo di mezza età che sta raccontando la storia della sua avventura meravigliosa a uno scrittore in piena crisi da blocco creativo. Racconta di quando naufragò nel viaggio che portava lui e la sua famiglia in Canada dall'India e di come sopravvisse per molto tempo sulla scialuppa di salvataggio assieme al più improbabile dei compagni di viaggio: una tigre del Bengala che si chiama Richard Parker per un curioso scherzo del destino. E il destino di scherzi ne riserverà tanti al giovane Pi e al suo fedele ascoltatore.
(CONTIENE QUALCHE PICCOLO SPOILER)
Più vedevo questo film e più pensavo che ormai Ang Lee di orientale ha poco o nulla. Soprattutto in una storia come questa che poteva partire come un film bollywoodiano e poi trasformarsi in una sorta di Cast Away girato su una scialuppa di salvataggio.
Vita di Pi è Hollywood a 24 carati nell'impianto visivo ( un 3 D misterioso perchè il film lo prioiettano in 2 D visto che tutte le sale attrezzate sono destinate ai nani di Peter Jackson), con una spruzzata più che generosa di new age  e una storia di sofferenza e riscatto che piace tanto sulla West Coast.
Ang Lee si dimostra molto "fubbo" nel miscelare al meglio questi ingredienti e dare in pasto al pubblico un prodotto accattivante e rassicurante al tempo stesso.
Dopo una prima parte in cui sfilano talmente tanti animali in primo piano ( si parte da uno zoo e si passa in rassegna molta della fauna) in cui si può iniziare tranquillamente giocare ad accostare un conoscente a ogni essere vivente inquadrato ( sia mammifero che piumato ) il film procede in modo tutto sommato convenzionale con un racconto in flashback della vita di Pi dalla sua infanzia. Una parte introduttiva con conoscenza anticipata della tigre che serve solo come antipasto alla tempesta perfetta che porterà Pi sulla scialuppa assieme al felino di cui sopra, una zebra , una iena e un orango.
E qui c'è un'altra furberia : se uno pensasse di trovarsi di fronte a una lotta tra il buono Pi e la cattivissima tigre sbaglia . Perchè c'è la iena di mezzo che fa fuori la zebra e l'orango e poi viene a sua volta uccisa dalla tigre che così agli occhi dello spettatore non assume più connotazione totalmente negativa.
Da qui in poi la convivenza tra Pi e questa tigre in CGI che è forse la parte migliore del film. Lotta per la sopravvivenza ma anche quel minimo di complicità da parte di Pi che si trova a catturare animali per nutrire la tigre ed evitarne la morte, lui fervente seguace di molte religioni e del credo vegetariano a tavola.
Il viaggio è la nascita di un rapporto monolaterale perchè se per Pi la tigre diventa una sorta di amico  un po' speciale per la tigre rappresenta poco più che uno spuntino.
Insomma la storia della rana e dello scorpione raccontata da Orson Welles. Richard Parker non potrà mai essere amico di Pi. Due nature troppo diverse.
Infine il dubbio che il film instilla nello spettatore proprio nel finale: storia vera o inventata da una fantasia lanciata al galoppo da oltre 200 giorni di naufragio?
Difficile valutare un film come questo: ha tutto il necessario per essere urticante eppure ha qualcosa che non permette di condannarlo in toto perchè in fondo questa storia di un'amicizia un po' particolare in qualche maniera fa breccia nel cuore dello spettatore.
Tante altre cose no : a partire dalla new age usata come specchietto per le allodole, passando per la tigre in CGI la cui fluidità di movimento a volte è eccezionale, altre volte mostra tutta la sua "virtualità", per arrivare a un cameo oltre le soglie del ridicolo dello "chef" Depardieu.
Ho visto che Vita di Pi è stato definito il nuovo Avatar dai pubblicitari: questa è la testimonianza provata che questi costosissimi creativi, quando studiano gli slogan per lanciare un prodotto , bevono ad alti livelli.
Per accostare questo film ad Avatar ci vogliono pinte di grappa.
Anche perchè il sottotesto di Pi, inatteso, arriva da buon ultimo ed è più profondo del previsto: si riflette sulla potenza anche allegorica che può avere un racconto e sulle tante sfumature che da vita reale lo trasformano in mito da tramandare negli anni.
Il problema fondamentale del film di Ang Lee è che tolta l'impalcatura visiva ( in certi momenti anche un po' pacchiana) del film  rimane ben poco se non fosse per una parte finale che sorprende più per quello che dice che per quello che fa vedere.
Consoliamoci: Vita di Pi aveva tutte le credenziali per essere un tonfo clamoroso e invece Ang Lee dimostra ancora una volta la sua bravura cerchiobottista con un film che contiene momenti di assoluta epicità ( la lotta per la sopravvivenza contro gli elementi naturali ) e altri di un kitsch talmente ingenuo da far sorridere ( il momento delle visioni mistiche o i pesci volanti).
Un film hollywoodiano che cerca di travestirsi da qualcosa d'altro e che sferra il suo colpo di coda quando meno te lo aspetti.
C'è di che accontentarsi.

( VOTO 6 + / 10 ) Life of Pi (2012) on IMDb