Senin, 22 April 2013

L'ipnotista ( 2012 )

Nella fredda Stoccolma d'inverno, in piena atmosfera natalizia, il commissario Jonna Linna comincia ad indagare su un triplice brutale omicidio. Una intera famiglia massacrata a colpi di coltellaccio da cucina, il padre al lavoro, la madre e la figlia piccola in casa dove c'era anche l'altro figlio ferito gravemente e miracolosamente scampato al massacro. C'è anche un'altra figlia grande da qualche parte della Svezia ma è da tanto tempo che sembra non avere contatti col resto della famiglia.Il ragazzo scampato alla strage però non può essere interrogato, almeno non con i metodi tradizionali così a Linna viene in testa un'idea meravigliosa: interrogarlo tramite ipnosi condotta dal controverso professor Bark che aveva smesso di esercitare la professione per via di uno scandalo che ne aveva spazzato via la reputazione.Cominciano le sedute di ipnosi, qualcosa si comincia a capire della vicenda ma il figlio di Bark è rapito....
Lasse ( Hallstrom) è tornato a casa: in fuga da quei  melodrammi hollywoodiani molto leccati e anche un po' patetici di cui era ormai diventato uno specialista, prigioniero di una sorta di ghetto artistico, una gabbia dalle sbarre dorate visto che i suoi incassi più o meno li ha portati sempre a casa, tornato nella natia Svezia si tuffa nel genere che va tanto di moda ora in Scandinavia, più o meno dal successo della saga Millennium creata su carta dal compianto Stieg Larsson e poi trasposta su piccolo e grande schermo un po' in tutte le salse e addirittura rifatta anche in quel di Hollywood da Fincher.
Non vorrei sbagliare ma in principio fu il romanzo Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg a sdoganare il thriller scandinavo, con relativa trasposizione cinematografica ( un po' zoppicante ma di ambientazione assai suggestiva) di Bille August.
E' indubbio che il thriller scandinavo abbia un passo diverso da quello hollywoodiano e non è un caso che il passo lungo che ha è quasi più adatto al piccolo schermo che non al grande schermo.
L'ipnotista non sfugge a questa considerazione: dopo un incipit virato al rosso sangue in cui Hallstrom dà sfoggio anche di un certo estro visivo, il film si sofferma soprattutto sulla caratterizzazione dei personaggi in campo e non moltissimo sull'indagine che procede abbastanza stancamente. I colpi di scena , pur presenti in buon numero sono diluiti dall'elevato minutaggio ( siamo alle due ore piene, durata rischiosa per un genere in cui si deve mantenere sempre alta la tensione) e ci si sofferma forse troppo sulle crisi personali dei vari protagonisti, soprattutto la figura dell'ipnotista e della moglie che alla perdita del figlio scontano tutta una serie di problemi interni al loro matrimonio che deflagrano improvvisamente.
Altri personaggi sono lasciati un po' in disparte , tipo quello della sorella maggiore , dimostrandosi sostanzialmente inutili alla progressione drammaturgica del racconto.
L'ipnotista può contare su una confezione di lusso con una fotografia e una regia che fanno pensare a una matrice televisiva , di una discreta caratterizzazione dei protagonisti e di un buon livello recitativo, si avvale inoltre di ambientazioni suggestive soprattutto in un finale al calor bianco in cui registicamente Hallstrom si scrolla di dosso il torpore che lo aveva attanagliato nella parte centrale.
Latitano speigazioni e moventi del massacro ( trincerarsi dietro la pazzia è troppo comodo) ma mancano anche quelle svolte sentimentali tanto care agli script hollywoodiani e questo può essere visto solo positivamente.
L'ipnotista è il classico film medio , senza infamia nè lode, che non brilla certo per originalità o per altre doti particolari.
E' un compitino però fatto bene con una bella parte iniziale e una parte finale veramente thrilling ma che nel mezzo mostra inutili digressioni melodrammatiche.
A parte questo non me la sento proprio di condannarlo.
C'è di molto peggio in giro .
Certo, c'è anche di meglio ma talvolta bisogna accontentarsi...
Un'ultima cosa perchè utilizzare il termine ipnotista ( ai confini della lingua italiana ) e non ipnotizzatore?

( VOTO : 6 / 10 )  The Hypnotist (2012) on IMDb

Minggu, 21 April 2013

Jack Nicholson day - Professione: reporter ( 1974 )



David Locke, reporter di una certa fama durante un suo viaggio in Africa si imbatte nel cadavere del trafficante d'armi David Robertson. Nota con una punta di sgomento che sono quasi sosia e decide di sostituirsi a lui, di appropriarsi della sua vita. Rientra in Spagna ed è aiutato da una misteriosa ragazza a fuggire dalla vita di Robertson che si sta rivelando molto più complicata del previsto..
Ma i guai sono appena iniziati.
Due vite ,un solo destino.Come è facile appropriarsi della vita altrui, basta essere in uno sperduto alberghetto africano e falsificare qualche documento.
Il più è fatto? No,perchè appropriarsi della vita altrui vuol dire prendere anche possesso di tutti i buchi neri della vita dell'altro. L'incipit, il reporter (abituato a dire sempre la sua verità) falsifica il suo trapasso,finge la sua morte,quasi si bea a leggerla dai giornali.

E all'inizio non ci viene fornita alcuna spiegazione: Locke è morto, viva Robertson.
Ma forse quest'ultimo  non è quello che sembra, è un trafficante d'armi, abituato a trattare con gente pericolosa, una vita non esattamente comoda da vivere. Figuriamoci sotto mentite spoglie.
In più la moglie di Locke scatena il finimondo per parlare con il falso Robertson (e qui intuiamo forse le ragioni della scelta di Locke,alle prese con una moglie siffatta e con una professione stancamente tollerata)  e con la sua ottusa pervicacia gli scatena dietro una muta di cani feroci.
E, nonostante aiuti terreni o quasi divini il destino si compie....
Antonioni parte da un soggetto che è quasi un giallo, il film comincia come una sorta di spystory in cui il novello Robertson è costretto a spostarsi per l'Europa e per l'Africa, incontrando perfetti sconosciuti, leggendo gli appunti dell'altro su una specie di agendina.
Ma ,come spesso accade, nei film del maestro ferrarese si parte parlando di una cosa e poi in realtà ci si interessa a tuttaltro. Come ne L'avventura all'inizio ci si mobilitava per ritrovare Anna e poi gradualmente questa ricerca scivolava nell'oblio,come in Blow up la ricerca della verità  gradualmente si confondeva con l'immaginazione, come in Zabriskie point si cominciava a parlare delle contestazioni studentesche e poi il racconto si spostava sempre sull'uomo e il suo destino, qui l'intrigo giallo spionistico è solo un punto di inizio di un  viaggio dai contorni metafisici del suo protagonista costretto a vagare ramingo attraverso scenari di indubbia suggestione ma che restano inerti , sullo sfondo , siano esse le architetture curvilinee di Gaudi, siano essi gli scorci di un deserto ciottoloso, siano esse le quattro misere pareti di un albergo africano a zero stelle.
Il viaggio di Locke/Robertson è un viaggio alla ricerca della solitudine, un rifiuto della propria verità giornalistica per abbracciare la verità assoluta, l'anelito a liberarsi di tutti i legami terreni (sia quello con la moglie che quello con la ragazza  che invece riesce praticamente a trovarlo ovunque), un tentativo  utopistico di essere solo  e libero da tutto e da tutti, da tutte le convenzioni sociali, da tutte le relazioni.
La sua fuga è alimentata dal velo di inquietudine di non sapere realmente cosa cercare, dall'incapacità di frugare nelle pieghe del proprio animo alla ricerca di risposte coerenti e definitive.
Sa da cosa fugge, sa forse perchè,ma non sa che cosa cerca. Ed è qui che il destino si compie,
Locke  è costretto a morire una seconda volta. Ma stavolta non lo leggerà sui giornali....

Dal punto di vista stilistico  Professione reporter è forse l'apice della visionarietà di Antonioni.
La sua cinepresa si muove fluidamente eppure indugia in un incredibile  e definitivo pianosequenza finale, il più famoso della storia del cinema anche se anni dopo è stato svelato che c'è qualche ritocco in postprouzione. A volte sembra che il regista ferrarese sia come un bambino alle prese con il suo nuovo giocattolo (vedi la sequenza dalla funivia in cui dall'alto si inquadra Nicholson a braccia aperte sporgersi fuori dal finestrino che per cromatismo ricorda moltissimo la celeberrima sequenza  della spiaggia di Budelli in Deserto rosso ).
Come quasi sempre gli succede  i suoi silenzi valgono molto più delle parole.
Stupisce la misura di Nicholson alle prese con un personaggio stratificato e poi quei lunghi minuti del piano sequenza finale,non è più tempo delle esplosioni di Zabriskie point,finisce tutto nel silenzio....nel nulla.... 

( VOTO : 10 / 10 )  The Passenger (1975) on IMDb

Questo post fa parte di un omaggio collettivo da parte di un gruppo di fancazzisti bloggers  in occasione del 7..ehmesimo compleanno di Jack Nicholson. Potevamo brindare semplicemente a lui e invece abbiamo deciso di ripercorrere molti suoi film. Qui gli altri aderenti alla meritoria iniziativa.
Leggete , leggete , leggete ma soprattutto commentate!

50 / 50 Thriller
Aloha los pescadores
White Russian
Montecristo
The Obsidian Mirror
Cinquecentofilminsieme
Direzione errata
Triccotraccofobia
Combinazione casuale
Movies Maniac
viaggiando ( meno)
Pensieri cannibali
Ho voglia di cinema
Il Bollalmanacco di cinema
Life Functions Terminated
La fabbrica dei sogni
Il Cinema Spiccio
In Central Perk
Director's cult
Cooking Movies
Scrivenny


Absentia ( 2011 )

Periferia di Los Angeles: Tricia sta preparando i documenti per dichiarare morto "in absentia" suo marito Daniel che è sparito misteriosamente sette anni prima senza lasciare tracce.Per sostenerla in un momento emotivamente così difficile arriva a casa sua la sorella Callie , ex tossicodipendente,con cui ha avuto sempre un rapporto difficile. Una volta che ha firmato i documenti necessari per dichiarare morto il marito, Daniel comincia ad apparire come un fantasma in casa . 
Intanto Callie scopre che nel quartiere ci sono state molte persone scomparse in modo inspiegabile e pare che l'epicentro di tutto sia il tunnel pedonale costruito proprio nelle vicinanze della casa di Tricia.
Una zona dominata da strane forze su cui bisogna indagare....
E' bello e soddisfacente quando perlustrando l'underground cinematografico e girando per la rete ti imbatti in piccoli gioielli nascosti di cui non verresti mai a conoscenza. E allora che Dio benedica la blogosfera che grazie ai soliti noti ( Eddy di Direzione Errata, Frank di Combinazione Casuale , psichetechne di Ulteriorità precedente e scusate se ho dimenticato qualcuno) fa venire alla luce queste perle.
Perchè Absentia nel suo genere è una piccola perla, costata pochissimo ( si parla di un budget di 70 mila dollari) e che è tuttavia capace di regalare moltissime soddisfazioni.
Dietro il tutto c'è un giovane regista poco più che trentenne , Mike Flanagan, nome che ho già appuntato sul mio taccuino per seguirlo in futuro.
Per essere un film girato al risparmio c'è veramente tanta roba: mancano quasi del tutto gli effetti speciali ma questo film è la dimostrazione di come il cinema si fa per prima cosa con le idee e secondariamente con il budget che aiuta , altrochè se aiuta, un po' come con il discorso che i soldi non fanno la felicità . Sarà vero ma aiutano parecchio.
Ma come al solito sto divagando: Absentia abiura dall'orrore plastificato e ricco di effetti speciali in favore di un concetto di paura più sottile e insinuante che si fa strada lentamente ma inesorabilmente lungo tutto il film.
Se all'inizio la narrazione si dilunga sulla difficoltà di Tricia a mettere la firma su quei documenti per dichiarare morto il marito scomparso da sette anni ( una firma che equivale a chiudere definitivamente un capitolo doloroso della sua vita, qualcosa che fa rima con rassegnazione di aver perso il compagno della sua vita per sempre) e sul suo rapporto con la sorella molto diversa da lei, anche fisicamente , poi l'orrore arriva toccando corde intime, profonde: le apparizioni fantasmatiche del marito ( boo sequences piuttosto efficaci che regalano brividi nella schiena e sobbalzi sulla poltrona) provocano un maelstrom di sentimenti che va dalla paura alla speranza che deflagra alla massima potenza quando Flanagan all'incirca a metà film  ti piazza il twist di sceneggiatura che non ti aspetti.
Se prima era un tripudio di apparizioni fantasmatiche in puro stile J-horror ( ma qui niente donne con capelli corvini a coprire la faccia, anzi Daniel è piuttosto stempiatello ) , il film cambia improvvisamente tono portandosi su lidi battuti da film come Il sesto senso e relativi epigoni.
Una svolta che arricchisce il film di suggestioni potentissime , in cui esplode il senso di colpa di Tricia che nel frattempo aveva  cercato tra mille difficoltà di rifarsi una vita.
E poi c'è quel tunnel misterioso,.illuminato malamente, mette paura solo a guardarlo eppure Callie quando va a fare jogging lo percorre sempre aumentando la tensione a livelli insostenibili perchè sappiamo benissimo che in quella colata di cemento si nasconde qualcosa di brutto, di veramente brutto.
Se il fine ultimo del genere horror è quello di provocare paura in chi sta fruendo dello spettacolo, Absentia raggiunge perfettamente il suo scopo: fa correre brividi veri lungo la schiena e senza il becco di un effetto speciale a parte qualcosina in computer grafica sempre giocato sul vedo/ non vedo.
Soprattutto non vedo.
Ma fa paura proprio per quello.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Absentia (2011) on IMDb

Jumat, 19 April 2013

Take this waltz ( 2011 )

Margot scrive testi per brochures di attrazioni turistiche mentre il marito Lou è alle prese con la scrittura di un libro di cucina che si occupa solo di pollo. Mentre è al lavoro in una delle sue ricognizioni Margot incontra Daniel con cui si ritrova anche a condividere la stessa fila di sedili nell'aereo che la riporta all'estate afosa di Toronto. Parte il flirt e lei scopre con un punta di sgomento che lui le è venuto ad abitare proprio di fronte casa. E non perde occasione per dichiararle quanto sia attratto da lei.
Il problema è che il sentimento è reciproco ma Michelle è soffocata dall'indecisione e dai sensi di colpa finchè....
Take this waltz è un film che si presenta sin da subito molto attento alle istanze femminili: il personaggio di Margot è caratterizzato in modo quasi affettuoso nel suo curioso porsi tra una moderata felicità e un salto nel buio in cui lei neanche sa che cosa aspettarsi. E' una sorta di moglie bambina e in questo la regista Sarah Polley ( una che a 34 anni ha un curriculum ricchissimo e che quando non recita in brutti film come Splice ci regala dei film come questo di cui stiamo parlando oggi in cui si esime addirittura dal comparire di fronte alla macchina da presa) è brava a smorzare l'erotismo che Michelle Williams sprizza da tutti i pori, nascondendola dietro vestitini freschi e improbabili molto molto da ragazzina o dietro occhialoni non precisamente trendy.
La sua relazione col marito è senza scossoni come il mare in bonaccia tranne che quando hanno la casa invasa dai parenti di lui che sono più numerosi e rumorosi di una squadra di football , riserve e cheerleaders comprese.
E Daniel sta lì, alla casa di fronte , alle prese con i suoi quadri ,con la sua parte da artista tenebroso e incompreso oltre che con un risciò con cui cerca di sbarcare il lunario ( un risciò nel centro di Toronto? Boh!)
La relazione extraconiugale è qualcosa da assaporare con delicatezza e indecisione, ben più importante di un adulterio che è di lì a venire, quasi uno sfogo naturale della vita senza slanci della piccola Margot, così tenera e bisognosa d'affetto.
Ma se una commedia sentimentale racconterebbe solo questa parte della storia con l'amore che come al solito vince tutto, dove tutti sono felici e anche quelli che sono cornuti e mazziati se ne fanno una ragione senza problemi, Take this waltz racconta anche il dopo.
Proprio ispirandosi alla canzone di Leonard Cohen che dà il titolo alla pellicola, la Polley ci stupisce raccontando che in fondo l'amore è qualcosa di ciclico, è un giro di ballo in cui si può ritornare anche al punto di partenza. E tutto questo lo fa in una splendida sequenza in cui con movimenti circolari della macchina da presa ( però ben lontani  da una muccinata qualunque) riassume lo scoppio della passione tra Margot e Daniel e il suo lento, all'inizio impercettibile ma poi inesorabile scivolamento nell'abisso della routine.
Take this waltz è una perfetta commedia sentimentale 2.0, l'amore aggiornato alla relatività ( che fa rima con precarietà) del nuovo millennio,  in cui non c'è nulla di assoluto ma tutto è suscettibile di cambiamento e ripensamento. Michelle Williams è perfetta in una parte in cui si immola anima e (soprattutto) corpo, così come è perfetto Seth Rogen nella parte di Lou, marito adorabile ma con cui decisamente non c'è alchimia. Un po' più ligio allo stereotipo è il terzo vertice del triangolo di protagonisti, Luke Kirby, che comunque se la cava degnamente.
C'è spazio per le battute ( fulminanti  quelle della sorella di Lou), per la tenerezza, per i giochetti erotici attorno a un tavolo , per fughe nel sogno e ritorni improvvisi alla realtà.
Emblematica in questo senso una sequenza bellissima in cui Daniel e Margot stanno in una di quelle giostre da Luna Park , accarezzano il sogno al suono di Video Killed The Radio Star e proprio quando stanno cominciando a viverlo aspettando l'esplosione liberatoria del ritornello, la musica finisce improvvisamente, un addetto sovrappeso rimuove le barre di sicurezza e si ritorna , o meglio si ricade nella realtà....
Altro fattore che rende il film accattivante e originale allo stesso tempo è che tutto il gioco è in mano a Margot: Lou e Daniel praticamente non si confrontano mai, non c'è alcuna lotta tra di loro , se l'amore è veramente un giro di ballo, in questo momento comanda l'unica donna di questo triangolo. E gli uomini non hanno molta voce in capitolo anche se hanno il vizio di non prenderla troppo sul serio, perchè in fondo Margot è come una bambina in cerca di protezione.
Però, chissà, forse neanche questo è il giro di ballo giusto.
O forse Margot a questo giro preferisce ballare da sola.

( VOTO : 7,5 / 10 )  Take This Waltz (2011) on IMDb

Kamis, 18 April 2013

The Wicked ( 2013 )

In un piccolo paese della profonda provincia americana nel Michigan, una ragazzina scompare misteriosamente dalla sua casa e le ricerche non danno alcun risultato. Un gruppo di studenti del locale liceo va in gita presso un laghetto nelle vicinanze e casualmente una ragazza del gruppo trova l'orsacchiotto che apparteneva alla bambina scomparsa. Anche un' altra coppia di teenagers è nelle vicinanze del lago e di una vecchia casa abbandonata che ha un aspetto poco rassicurante. La vecchia magione si chiama Open Hearth e pare che vi abbia soggiornato una strega che torna saltuariamente a farsi viva rapendo bambini per mangiarne le carni e così ringiovanire. Una vera e propria leggenda metropolitana proveniente dall'alba dei tempi ma che diventa troppo reale per i loro gusti.
Cominciano ad avere strane visioni nel bosco, alcuni di loro spariscono e sono tenuti prigionieri da uno strano essere incappucciato...
Sembra proprio che questa strega non sia solo una leggenda metropolitana.
Mi piacciono normalmente i film con delle streghe, sono stato sempre affascinato dalla figura della fattucchiera, un villain che ritengo pieno di potenzialità, misterioso e potente allo stesso tempo.
E quindi mi sono apprestato alla visione di questo film con una certa curiosità: certo il fatto che questo film fosse uno straight to video e il votaccio dato dagli utenti di imdb.com non rappresentava certo un bel biglietto da visita ma ho cercato di non farmi condizionare anche perchè l'utenza di imdb.com è da sempre poco generosa col genere horror.
Ma credo che stavolta non mi sento di condannare la scarsa indulgenza verso una pellicola come questa che rappresenta solo un frullatone di tutto quello che non va negli horror di oggi.
Il solito gruppo di personaggi detestabili dalla prima sequenza, un copione in cui per 45 minuti non succede assolutamente nulla fatta eccezione per la sparizione della ragazzina che ricalca praticamente l'incipit di Intruders di Fresnadillo, la solita ridda di azioni ad minchiam da parte dei protagonisti che non fa altro che accrescere il disamore nei loro confronti e la speranza che la strega li faccia morire lentamente e tra sofferenze atroci, il solito poliziotto imbecille che si accorge di tutto con il classico attimo di ritardo.
I ragazzi protagonisti sono naturalmente tutti figli naturali della A generation ( dove A sta per Arrapati) , visto che soprattutto i maschietti ragionano seguendo l'istinto del toro nelle mutande che hanno e che scalpita per le gentili donzelle ( una manica di vacchette da competizione) che si sono portati al seguito.
In più c'è anche una ragazzina più giovane che vuole zompare addosso al bel manzetto che si è portata in gita nei boschi, praticamente un clone di Justin Bieber(on),  ripetendo come un mantra che lei  non è lesbica.
E' vero che i soldi sono pochini e quindi non dobbiamo pretendere effetti speciali costosissimi, è vero che anche gli attori ( !) son venuti via a poco prezzo e quindi dobbiamo passare sopra alcune evidenti magagne a livello recitativo ma perchè buttare via in malo modo tutta l'impalcatura della leggenda metropolitana?
 La  strega è troppo " a vista" ( secondo me non farla visualizzare avrebbe aumentato il suo potenziale orrorifico) e veramente troppo sbadata, o idiota a seconda della gentilezza d'animo di chi avrà il coraggio di guardare questo filmetto da due soldi, visto che i ragazzi che ha fatto prigionieri per passarli nel tritacarne ( mettendogli una mela in bocca, come fossero delle porchette da banchetto medievale) continuano a scapparle dal suo antro talmente affollato da gente in entrata e in uscita che sembra un porto di mare.
E poi questi superpoteri, insomma, roba da fattucchiera di serie C visto che si fa mettere nel sacco da un gruppo di ragazzotti che non sembrano neanche tanto intelligenti.
The wicked sembra un episodio non riuscito di una qualsiasi serie tv anni '90, afflitto come è da una regia piattamente televisiva e dall'assenza praticamente totale di suspense.
A questo punto molto meglio andarsi a riguardare The Blair Witch Project.
Almeno qualche spavento genuino lo fa provare....

( VOTO : 4 / 10 )  The Wicked (2013) on IMDb

Rabu, 17 April 2013

Una famiglia perfetta (2012 )

Gruppo di famiglia in un interno : tutti riuniti a tavola facendo colazione la mattina della vigilia di Natale: c'è Leone, col suo sguardo torvo e il fare un po' dispotico, i due figli grandi Pietro e Luna, la moglie Carmen, la madre Rosa, il figlio più piccolo che è mandato dalla madre Carmen a cambiarsi il maglione per indossarne uno rosso, più adatto allo spirito natalizio. Si parla del più e del meno quando improvvisamente Leone comincia a dire strane cose del bambino: non gli piace, non gli somiglia, la famiglia è fatta anche di dettagli e quel bambino con gli occhiali e un po' pienotto lui non lo vuole. Sale la tensione e si scopre che coloro che fanno parte della famiglia di Leone sono tutti parte di una compagnia di attori ingaggiata dal misterioso Leone magari per vedere che effetto fa avere una famiglia con cui trascorrere il Natale.
Intanto sta arrivando Fortunato, il capo del gruppo di attori che fa la parte del fratello di Leone. Ha trovato anche un altro bambino per fargli fare la parte del figlio piccolo: nell'ambiente è chiamato il professionista, divo in erba, bello biondo e che costa veramente un mucchio di soldi.
Più si va avanti e più le pagine del copione degli attori si confondono con la vita reale e l'arrivo imprevisto di Alicia nella casa innesca tutta una serie di esilaranti equivoci.
Oggi sono proprio contento che posso parlare bene di una commedia italiana , diretta da Paolo Genovese ( non precisamente un curriculum registico rassicurante visto che comprende roba come i due Immaturi e La Banda dei Babbi Natale) che si è ispirato non so quanto liberamente perchè non ho visto l'originale al film spagnolo Familia, una commedia noir diretta da Fernando Leon de Aranoa ( quello del magnifico I lunedì al sole).
Il casale finemente arredato,circondato da un parco principesco  è  incastonato nella bellezza della campagna umbra e rappresenta  un palcoscenico perfetto su cui vanno in scena diversi personaggi in cerca d'autore,  orgogliosi di essere attori e della funzione della loro professione ma consapevoli che in tempi di crisi bisogna adattarsi a fare di tutto, anche recitare un copione ad uso e consumo di una persona sola, in questo caso Leone.
Perchè la realtà è proprio questa: tutto è finto ed è come una rappresentazione teatrale studiata nei minimi termini  perchè allo spettatore/committente/pagante piace anche improvvisare, cospargere le varie scene di piccoli imprevisti oltre che vere e proprie trappole per delle volpi del paloscenico come quelle che ha ingaggiato.
Si assiste con una leggerissima inquietudine al crollo della facciata perbenista e natalizia che viene picconata da Leone e dalla scoperta che tutto quello che vediamo è solo un copione teatrale .
Proprio per questo Una famiglia perfetta è un film che si presta a molteplici letture , diventando un qualcosa che ha un quoziente intellettivo di molte spanne superiori rispetto a quello messo in mostra dalla commedia italiana moderna: si parla del ruolo dell'attore e della crisi economica, del fatto che non sempre possiamo essere totalmente responsabili delle nostre scelte, si parla di orgoglio e di sgomitamenti tra primedonne ( vedi la decana Rosa che si inventa il coup de theatre perchè si sente trascurata) in un meccanismo ben oliato in cui la vita reale si confonde continuamente con la rappresentazione teatrale.
Va dato atto a Genovese di non aver cercato a tutti i costi la pochade e la risata grassa, tiene al minimo sindacale  il tasso di volgarità, orchestra quasi un Canto di Natale dickensiano perchè è impossibile non pensare a Ebenezer Scrooge quando ci si ferma a scrutare un po' il personaggio di Leone.
Una famiglia perfetta si riserva anche frecce avvelenate verso il tanto sbandierato spirito natalizio che contagia un po' tutti alla fine di ogni anno risultando un film oltre che piacevole anche intelligente nella sua punta di amarezza e nella vena malinconica che sopraggiunge nel finale.
Forse qualche sforbiciata gli avrebbe giovato ma alla fine non si può avere tutto , no? E poi ci si diverte comunque.
Gustosissima la partita a tombola ( anche quella frutto di un copione che però si inceppa sul più bello) e esilaranti le lezioni di immedesimazione per le scene di pianto tenute dal capo attore Fortunato.
Perfetto film natalizio però troppo intelligente per farlo uscire sotto Natale: infatti è uscito alla fine di novembre ed è stato condannato a un incasso modesto in rapporto alle ambizioni.
Ma vale comunque una visione,anche  fuori stagione.

( VOTO : 7+ / 10 ) Una famiglia perfetta (2012) on IMDb

Selasa, 16 April 2013

Come pietra paziente ( 2012 )

Una giovane donna musulmana alla periferia di una città che non viene mai nominata, presumibilmente siamo a Kabul per lo scenario di guerra in cui è ambientata la vicenda, accudisce il marito , molto più anziano di lei , in coma vegetativo a causa di un proiettile che lo ha colpito al collo. Le figlie le ha mandata da una zia che gestisce un bordello mentre lei sta in casa con lui, combattendo con le privazioni che le sottopone la routine quotidiana ( mancanza di soldi, di acqua e di cibo). L'uomo è un involucro apparentemente senza vita e viene trattato da lei come la pietra della pazienza ( la synguè sabour del titolo originale), cioè quella pietra della tradizione afghana a cui affidare i propri segreti più reconditi. Parlando al marito un po' per sfogo e un po' per esorcizzare la solitudine, comincia un lungo percorso di spietata autoanalisi della propria vita, del proprio matrimonio e del rapporto col marito, una progressiva presa di coscienza della propria infelicità acuita anche dagli incontri con un giovane militare che la crede una prostituta ( è lei che glielo ha fatto credere per avere salva la vita) perchè paradossaalmente , pur trattandola da prostituta e pagandola, è l'unica che l'ha fatta sentire importante.
Però un crudele colpo di scena da parte del destino la attende .
E' difficile approcciarsi a un film come questo: Come pietra paziente se volessimo parafrasare il titolo, chiede molta pazienza allo spettatore perchè all'inizio è spigoloso, respingente,straniante nell'uso di una voce narrante sempre all'opera. Ambientato quasi interamente in uno squallido interno è un muro di parole che assale uno spettatore magari non ben disposto per un cinema autoriale di siffatto genere.
In realtà cresce col passare dei minuti allo stesso modo in cui fiorisce la bellezza della protagonista ( la bellissima attrice iraniana Golshifteh Farahani, già vista in About Elly e nel recente Just like a woman) trattenuta, anzi soffocata sotto paramenti pesantissimi e un burqa per andare all'esterno della sua povera casa per procurarsi i farmaci necessari per il marito e il poco altro per vivere.
Come pietra paziente si trasforma presto in un je accuse virulento contro un marito crudele , oltre che molto più vecchio di lei, e allo stesso tempo diventa una descrizione fedele del maschilismo feroce che caratterizza una civiltà androcentrica come quella musulmana.
Inoltre è un film sulla femminilità negata, o meglio sulla sessualità negata su cui lei si sofferma nelle sue numerose dissertazioni sull'argomento ( lei non ha nessuna voce in capitolo riguardo al modo di fare l'amore per esempio e gli incontri col militare giovane e imbranato sono importanti per la propria autostima di donna proprio perchè è lei che comanda il gioco erotico) e in questo appare tutta il suo essere occidentale perchè parlare così di sessualità credo che avrebbe creato più di un problema se il film fosse stato realizzato in un Paese arabo. In realtà è diretto dallo stesso autore del libro da cui è tratto,l'afghano Atiq Rahimi,
cosceneggiato con uno dei re Mida del cinema francese, Jean Claude Carriere, un arzillo ultraottantenne con oltre un centinaio di sceneggiature all'attivo.
Come pietra paziente è un lungo flusso di coscienza, un monologo interiore che col trascorrere dei minuti acquista sempre più audacia parallelamente al sentirsi sempre più donna da parte della protagonista, senza nome( nessun personaggio del film ha nome) e che all'inizio sembra un essere asessuato, totalmente devoto a un marito che sembra morto.
Come detto prima è difficile approcciarsi a un film ristretto in pochi ambienti ( la povera casa della protagonista e la casa della zia quando va a trovare le figlie) e caratterizzato da pochissime azioni di cui la più ricorrente è quella di trincerarsi sotto il burqa per procurarsi il necessario per vivere.
Una volta superato il primo impaccio è però un film che prende, soprattutto nella seconda parte e non è solo per l'audacia sempre più evidente delle confessioni della giovane protagonista.
Magari non adatto al grosso pubblico per quel suo essere autorial /chic ma può regalare parecchie soddisfazioni.

( VOTO : 7 / 10 )  The Patience Stone (2012) on IMDb