Minggu, 07 Juli 2013

Niente da dichiarare ? ( 2010 )

A causa dell'apertura delle frontiere europee del 1993, due doganieri, uno francese e l'altro belga sono costretti a lavorare gomito a gomito. I due non si sopportano e non fanno nulla per nasconderlo ma la situazione si complica quando uno dei due inizia una relazione con la sorella dell'altro che farebbe un vero e proprio macello se sapesse....
Dopo il successo stratosferico di Giù al Nord( oltre 20 milioni di biglietti staccati per un incasso di circa 140 milioni di euro al cambio odierno) Dany Boon ritorna con i suoi conflitti geografici nazionalpopolari con questo  nuovo (relativo) successo al botteghino che però si è assestato su cifre nettamente inferiori a quelle del film precedente( intorno ai 55 milioni che sono sempre un risultato stratosferico ma se confrontati all'incasso dell'altro...).
Stavolta il film è ambientato negli anni '90 per giustificare "storicamente" la lotta senza quartiere  tra un gendarme belga ultranazionalista e un collega francese che si vengono a trovare sui due lati di una dogana che non esiste più.
Però il razzismo verso i "mangialumache " francesi è vivo e vegeto.
Niente da dichiarare, è bene precisarlo subito, non è un gran film. Si avvale della ricetta vincente che aveva permesso a Giù al Nord di raccogliere insperati incassi, cercando solo di cambiare qualche particolare. Se prima la lotta era tra abitanti del sud e del nord della Francia ora è tra francesi e belgi che stanno ancora più a nord.
Però, pur non essendo un gran film permette lo stesso di passare un paio d'ore in relax e senza vergognarsi troppo di quello che si è appena visto.
Dato il successo del precedente film la produzione ha badato poco a spese e la confezione ne ha beneficiato: è ben ambientato, realizzato con una discreta cura , è recitato bene ( cosa non scontata in questo tipo di film), non è volgare e pur basandosi su un modello di comicità non particolarmente sofisticato strappa la risata in più di un'occasione.
Il protagonista assoluto è il folle gendarme belga interpretato dal favoloso Benoit Poelvoorde che ha una fisicità quasi da comica di un film muto, mentre il  Dany Boon regista ha l'intelligenza di porre il Dany Boon attore al totale servizio della verve dell'altro.
E non bisogna dimenticare il folto stuolo di caratteristi che circonda i due attori principali. Facce giuste nei posti e nei ruoli giusti.
Niente da dichiarare è un film che dovrebbe essere studiato per bene dai filmakers italiani e non per realizzarne una copia carbone come già successo col film precedente di Boon.
Dovrebbe essere studiato perchè un film di media caratura come questo testimonia l'enorme distanza che c'è tra il cinema di consumo francese e quello italiano e soprattutto dice che si può far ridere la gente con un prodotto non volgare e non realizzato con i piedi come di solito succede dalle nostre parti.
Dany Boon non è un gran regista ma il film dal punto di vista tecnico è inappuntabile.
Perchè il nostro cinema di cassetta , pur potendosi avvalere di manovalanza di qualità, soffre di realizzazioni tecniche così mediocri?
Forse la risposta sta nel pensiero dei produttori che credono di avere a che fare con un pubblico di minus habens , per cui uno strafalcione in più o uno in meno chi vuoi che se ne accorga, bisogna fare tutto in velocità e in massima economia per aumentare a dismisura i profitti.
E se noi, il pubblico bue, continuiamo a regalare a film così mal realizzati la vetta del box office, perchè dovrebbero lavorare con più cura?

( VOTO : 6 / 10 ) 


Nothing to Declare (2010) on IMDb

Sabtu, 06 Juli 2013

Suicide Club ( 2001 )

Tokyo: alla stazione della metropolitana di Shinjuku 54 studentesse vestite con la classica divisa scolastica si prendono per mano e si gettano sotto il treno che arriva. E l'ondata di suicidi non si arresta qui ma coinvolge anche altre scuole del paese. La polizia indaga e scopre che su ogni scena del delitto c'è un sacchetto contenente della carne umana fatta a quadretti e cucita assieme. Un hacker inoltre fa scoprire alla polizia un sito web che conta le vittime dei suicidi ancor prima che accadano.
Il suicidio come moda dilagante, il suicidio di massa come congiunzione di corpi votati a riappropriarsi definitivamente del proprio libero arbitrio. Il suicidio come atto estremo per avere audience e popolarità almeno per un secondo. Molto meno dei 15 minuti di warholiana memoria.
Il film di Shion Sono(altri riportano il titolo Suicide Circle ed è forse  un titolo che calza meglio alle tematiche del film) non è un'esaltazione del suicidio, nè un apologo sullo stesso.
E'una riflessione profonda sullo stato d'alienazione che corrode da dentro i giapponesi ed è la certificazione di quanto siano distanti gli adulti dai giovani.
E'catalogato come horror ma in realtà come un serpente nell'atto di perdere le exuvie cambia pelle ogni volta, cambia protagonista, muta di genere sollecitando di continuo la rielaborazione di tutta la materia trattata da parte dello spettatore .
Si comincia con un tremendo suicidio di 54 studentesse sotto un treno in corsa della metropolitana di Tokyo, si continua con altri suicidi inspiegabili e con lo scoppio di una vera e propria epidemia di suicidi. A questo punto sembra che ci troviamo di fronte a un nipotino di Ringu e invece il film cambia un'altra volta per diventare un horror in cui è presente il deus ex machina ma si sottace sul perchè dello scatenare di una siffatta epidemia, sconfina poi nella metafisica assoluta in un finale aperto a qualsiasi tipo di intepretazione.
Forse sappiamo chi è stato (il Charles Manson dell'era della comunicazione come urla lui stesso in lustrini e pailettes), forse conosciamo il mezzo, ma non veniamo a conoscenza della questione fondamentale.
Perche?
Non è un film di fantasmi giapponesi, nè di video maledetti. Più che al cinema di Hideo Nakata qui siamo dalle parti del Kairo di Kiyoshi Kurosawa (che però presuppone una presenza soprannaturale) o di certi eccessi splatter di Takashi Miike, mentre lo sguardo che Shion Sono posa sui giovani del film è ancora più inquieto di quello di Kinji Fukasaku in Battle Royale.
La differenza è che i protagonisti di Suicide Club decidono autonomamente di morire senza alcuna imposizione esterna. 

A Shion Sono piace colpire basso con  numerose scene splatter fatte in maniera piuttosto artigianale ma discretamente efficace (commentate da musiche allegrotte che donano al tutto un effetto straniante), ma gli piace anche affabulare con una visionarietà di primo ordine mediante la quale si pone un gradino sopra il semplice contenitore di immagini sanguinolente.
Questo è un film che è horror in superficie ma spaventa molto più per quello che nasconde dentro. Perchè scatta l'emulazione di gesti eclatanti(che non siano solo il suicidio)?
Perchè c'è quasi la necessità fisica di ognuno di emergere  dalla massa anche perdendo il bene più prezioso?
Perchè c'è l'invito a riparare la connessione con se stessi e a ripossedere la propria capacità di scelta?
Perchè ci si riprende la propria vita perdendola?
Sono tutte domande che non hanno risposta...e chiamatelo pure horror...

( VOTO : 8 / 10 )  Suicide Club (2001) on IMDb

Jumat, 05 Juli 2013

Il mio piede sinistro ( 1989 )

La storia vera di Christy Brown affetto da paralisi cerebrale che non gli permette di muoversi , nè di parlare. Nonostante questo è trattato con grande affetto dalla sua numerosissima famiglia, di modeste condizioni economiche ma con un cuore grande così. Un bel giorno Christy ruba un gessetto alla sorella e con il suo piede sinistro scrive la parola " MAMMA".Non è un minorato mentale come tutti credevano fino a quel momento, ha solo un modo diverso di esprimersi.Comunica col mondo che lo circonda solo attraverso il suo piede sinistro. Grazie all'aiuto di una dottoressa e a delle terapie riuscirà anche a parlare e intanto verrà fuori il suo straordinario talento di pittore,scrittore e poeta.
Vidi questo film poco dopo la sua uscita e all'epoca non sapevo minimamente chi fosse Daniel Day Lewis o Jim Sheridan ( qui alla sua opera prima) regista che regalato un paio di  film per me molto importanti in quel periodo, dalla bellissima tragedia rurale de Il campo, purtroppo una pellicola che non ha avuto le fortune che probabilmente meritava, al celeberrimo Nel nome del padre, forse il suo più bello.
Ignoravo anche chi fosse Christy Brown per cui non avevo idea di che cosa mi stessi apprestando a vedere.
Eppure quel film allora come ora , rivisto a distanza di tanti anni, mi ha colpito sempre nel profondo.
Credo che non ci sia condanna più grave di quella di non riuscire a comunicare col mondo che ci circonda, una cosa esplorata prima del film di Sheridan da capisaldi della mia filmografia come Anna dei miracoli e ..E Johnny prese il fucile e poi dopo anche da Lo scafandro e la farfalla.
Sentirsi lì in mezzo agli altri , capire quello che dicono gli altri eppure non riuscire a farsi sentire, a far comprendere le proprie esigenze, il proprio anelito di libertà.
Quando arriva la possibilità di comunicare , poi arriva tutto. E la vita di Christy Brown, segnata dalla povertà ma comunque sempre dalla dignità , è la storia di un ragazzino che nella sua sfortuna è stato fortunato perchè mai escluso dagli altri componenti della famiglia, anzi protetto e coccolato più degli altri.
Sheridan avrebbe potuto impostare la storia di Christy Brown sul pietismo usando come maglio perforante la retorica della lacrima facile e invece ne sta ben lontano.
Il mio piede sinistro è la storia di un'evasione dal proprio corpo, più o meno una prigione .
In realtà c'è ben poco da raccontare riguardo Il mio piede sinistro , spaccato di vita irlandese a cavallo della Seconda Guerra Mondiale a volte realistico , a volte incline al fiabesco.
E questo perchè il tutto viene oscurato dall'incredibile performance di Daniel Day Lewis. Vederlo recitarlo in maniera così fisica, eppure da fermo, è qualcosa che fa veramente soffrire. E gli si perdona anche qualche eccesso di gigionismo sfrenato ( tipo la scena del ristorante in cui confessa alla sua dottoressa di amarla e lei gli confessa che a breve sposerà un altro) perchè da solo riempie tutta la scena e lascia traccia di sè anche quando in scena non c'è.
Ed è parimenti bravo l'allora tredicenne  Hugh O' Connor, nella parte di Christy Brown da bambino, che è veramente commovente in una prova di alta acrobazia recitativa in cui sarebbe stato facile scivolare in modo irrimediabile nella caricatura e nel ridicolo , seppur involontario.
Sheridan non lesina neanche particolari sgradevoli su Christy Brown, la sua irascibilità o il suo amore un po' troppo spassionato per il whisky e forse per questo riesce a organizzare un dramma morale solido e credibile che sfugge i dettami dell'agiografia.
Con questo film è nata una stella.Anzi due.
Oscar a Daniel Day Lewis e all'eccellente Brenda Fricker nella parte della madre.

( VOTO : 8 / 10 )


My Left Foot (1989) on IMDb

Kamis, 04 Juli 2013

Blood ( 2012 )

Inghilterra, piccola località situata nel nord est: una dodicenne viene ritrovata brutalmente assassinata. I fratelli, poliziotti Joe e Chrissie si occupano delle indagini ed individuano il colpevole in un disadattato con un passato da maniaco pedofilo e che ora lavora in chiesa. Cercano di farlo confessare in tutti i modi ,anche illegali. Joe, convinto di fare giustizia gli estorce a forza una confessione e preso da un raptus  lo uccide dopo averlo portato su una spiaggia solitaria assieme a Chrissie. 
I due fratelli insabbiano, letteralmente tutto.
Quando però si scopre che colui che hanno ucciso non è il vero colpevole, i sensi di colpa aumenteranno fino a divorare il rapporto tra i due fratelli e anche il padre, ex poliziotto, ora malato di Alzheimer, avrà un ruolo importante in tutta la vicenda.
Ora, se sulla locandina hanno l'ardire di scrivere che questo è il nuovo Mystic river, ho come l'impressione che uno si vada a cercare guai di cui non ha bisogno: cioè parliamo di uno dei migliori Eastwood, mica pizza e fichi. E si crea un'aspettativa che andrà irrimediabilmente delusa perchè questo thriller di Nick Murphy,seppur volenteroso,  non ha nulla a che spartire con il film succitato ( a sproposito).
Altra considerazione: i due poliziotti sono fratelli? Via, ma vogliamo almeno cercare un minimo di verosimiglianza antropometrica? Quando ho capito che i due protagonisti nel film recitavano la parte di due fratelli mi è sembrato di trovarmi di fronte a I gemelli , ma quelli di Reitman, Schwarzenegger e De Vito.
Qui non siamo proprio a quei livelli ma quasi: abbiamo un Bettany alto( più di 1 e 90), biondo , allampanato e un Stephen Graham, alto poco più di De Vito( imdb.com gli regala un generosissimo 1 e 66), moro, tarchiatissimo.
Insomma due gocce d'acqua.
Vogliamo poi parlare di quella storia in cui i poliziotti quando sono in servizio non possono bere? beh i due protagonisti quando sono in servizio sono sempre oltre le soglie dell'ubriachezza molesta che è poi una delle principali ragioni in cui si vanno a cacciare nei guai: la mancanza di lucidità dovuta a un mix micidiale di distorto senso della giustizia, problemi familiari e fumi dell'alcool.
Il film di Nick Murphy, alla sua opera seconda al cinema dopo 1921- Il mistero di Rookford arrivato a sua volta dopo un'importante gavetta televisiva, si segnala sia per una convincente ambientazione ben fotografata da George Richmond , sia per un livello recitativo piuttosto alto.
Il problema è che lo script è lacunoso, non sembra manifestare nessun interesse per l'indagine ( che dovrebbe essere il punto forte di un film come questo) per concentrarsi sul rapporto tra i due fratelli, sui loro problemi relazionali anche con chi sta loro vicino e soprattutto cerca di approfondire , non riuscendoci, il loro rapporto con l'ingombrante padre, anche lui poliziotto e ora avviato alla fase autunnale della sua vita complicata dall'Alzheimer.
L'impianto del film, basato più sui dialoghi che sull'azione, ne risente e in più di un'occasione , nostante la durata non eccessiva, affiora una punta di noia.
Anche perchè di discorsi tra fratelli coltelli, di difesa della famiglia come entità unica inattaccabile, di figli su cui si proietta l'ombra paterna visto che è stato un poliziotto molto migliore di quanto loro saranno mai  e di lento lavorio sulle psicologie dato dai sensi di colpa sono lastricate le vie del cinema di praticamente tutto il globo terracqueo.
Il sangue nominato dal titolo non si vede perchè Blood è un film sulle cicatrici interiori,quelle provocate da delitti e castighi autoinflitti..
E quelle all'esterno non sanguinano.

( VOTO : 5,5 / 10 ) 


Blood (2012) on IMDb

Rabu, 03 Juli 2013

Secret Sunshine ( 2007 )

Shin ae, insegnante di pianoforte, ha appena perso il marito in un incidente stradale. Decide allora di trasferirsi col figlioletto da Seul a Miryang , paese natale del marito e ripartire da zero per rifarsi una nuova vita aprendo una scuola di musica. Durante il viaggio la macchina si rompe e conosce un meccanico con cui scatta qualcosa che però muore praticamente sul nascere per la troppa timidezza di entrambi . Il destino però non ha finito con Shin ae sottoponendola a una prova ancora più dura della perdita del marito....
Secret Sunshine è un film sull'assenza.
Comincia sul bordo di una strada con una donna piccola e puntuta, che sta chiamando un carro attrezzi per far ripartire la macchina in cui c'è suo figlio, il piccolo Jun, capello corvino con un curioso ciuffo rosso come un vezzo a spezzare l'uniformità del suo crine. Si sta trasferendo a Miryang(in coreano sole segreto,indicato dal titolo internazionale) città d'origine del marito perso a causa di un incidente( Prima Assenza). 
Lei in mancanza di altre prospettive vuole ripartire da zero con suo figlio e viene aiutata proprio dal meccanico che le ha riparato la macchina e che continua a seguirne i passi all'inizio in un impeto da buon samaritano e poi perchè innamorato  nemmeno troppo celatamente di lei.
Il destino è in agguato perchè un bruto ( una specie di autista di scuolabus) rapisce e uccide il piccolo Jun.(Seconda Assenza).
Esemplare la sequenza del piccolo in mezzo a un campo incolto. La cinepresa sta a debita distanza proprio per evitare un'empatizzazione ancora più violenta. Vediamo solo la madre che prima scivola, si rialza e poi  il dolore che come una rasoiata fende il suo volto.  
Al funerale la suocera le rimprovera il fatto che non è riuscita nemmeno a trovare le lacrime per piangere suo figlio (Terza Assenza). 
Shin ae cerca conforto nella religione, comincia a frequentare una chiesa cristiana diventando credente fervida e appassionata. E il meccanico con lei, sempre a debita distanza. La donna al fine di elaborare il suo lutto cerca il Dio a cui non ha mai creduto e pensa di averlo finalmente trovato.
Vuole esprimere il perdono all'assassino di suo figlio ma quando parla con lui in prigione si trova come davanti a uno specchio che le proietta una seconda immagine di se stessa. Anche l'assassino ha cercato conforto nella fede e ha già trovato il perdono nello stesso Dio invocato da Shin ae rendendo il gesto della giovane donna praticamente pleonastico.
Da qui la fede si incrina e ritorna il pensiero che non può esistere un Dio che permette abomini simili (Quarta Assenza).
Shin ae perde il lume della ragione, cerca di allontanare da sè il meccanico che la segue sempre da vicino e che lei non riesce ad amare proprio perchè il suo cuore inaridito non può albergare sentimenti di passione d'amore.
La follia prende il sopravvento allorchè manca la ragione (Quinta Assenza). 
Poi la conclusione inaspettatamente tronca legata alla sensibilità di chi guarda come era già sucesso in altre opere del grande Lee Chang Dong.
Secret Sunshine è un film stratificato che comincia come una commedia, vira  inaspettatamente verso il dramma per poi arrivare quasi alla satira e sfiorare di nuovo il dramma, d'amore questa volta. 
Il cinema del regista coreano è fatto di sequenze ariose a cui si contrappuntano i piccoli gesti quotidiani che bene riescono a definire l'humus sociale di una nazione in forte espansione come la Corea.
Se proprio vogliamo muovere un appunto a questo film è che sembra sovradimensionato ( siamo oltre i 140 minuti) anche perchè si sofferma un pò troppo sulla caratterizzazione del gruppo di preghiera sia in chiesa ( con canti pressochè interminabili) sia in casa quando vogliono sostenere a tutti i costi Shin ae.

E'evidente un intento satirico in tutto questo in quanto gli esponenti di questa piccola chiesa vengono visti tutti come piccoli soldatini in attesa di un ordine dall'alto, burattini ben lontani dall'essere depositari della parola di Dio. 
Al massimo possono agire da megafoni impropri perchè non dotati di pensiero autonomo, quello che il regista vuole evidenziare è il vuoto pneumatico che si nasconde dentro di loro.
La pietra angolare del film è naturalmente il personaggio di Shin ae( una favolosa Jeon Do yeon,vista anche nel recente The Housemaid) donna vittima di tragedie continue che intaccano la sua sanità mentale.
Il regista però rende quasi impossibile identificarsi in lei, meccanismo che scatta allorchè vediamo vittime di disegni del destino così maligni. Non è così attraente, anzi è un pò sciatta, non particolarmente simpatica e vedere come tratta il meccanico  la rende ancora più antipatica di quello che è. Come in tutti i paesi di provincia fa fatica a entrare nelle grazie altrui, addirittura la considerano già un pò strana prima di tutto quello che le accade.
Il suo dolore lancinante che le lacera anche il corpo è la cifra stilistica di un film che scava nella psicologia di una donna provata dai lutti peggiori che la vita le può riservare.
Credo che non ci sia cosa più atroce che seppellire il proprio figlio.E lei poco prima aveva sepolto anche suo marito.
All'inizio dicevo che Secret Sunshine è un film sull'assenza(degli affetti familiari,della fede e quella di Dio,della ragione).
E'però anche una pellicola che parla dell'impossibilità di elaborare un lutto.
La cinepresa sta a debita distanza:non freddezza ma solo volontà di trattare in modo diverso, rispettoso una materia narrativa così incandescente.
Un altro grande film di Lee Chang Dong.

( VOTO : 8+ / 10 ) 


  Secret Sunshine (2007) on IMDb

Selasa, 02 Juli 2013

Stupidario veterinario # 2

Ci sono quelle giornate che partono un po' così...male , maluccio anche perchè la notte ha portato con sè ben poco sonno e riposo sulle ali di pensieri e di preoccupazioni. Avevo un appuntamento importante per risolvere una questione di lavoro un po' stantia, avete presente? una specie di buco che si ingoia via parte dei tuoi sudatissimi guadagni e che proprio per questo è importante da chiudere.
Quindi preoccupazione perchè il passo è importante, agitazione , molta più agitazione di quanto per esempio viva una sessione chirurgica. Dovete sapere che io sono un bradipo piuttosto apprensivo un po' in tutto, anche nel lavoro. Soprattutto in una parte del mio lavoro come la chirurgia in cui la pecisione deve essere massima. Perchè anche se mi occupo di animali, la loro vita per me è sacra almeno quanto quella degli umani , non conta di meno.
Da dove eravamo partiti? Ah si da una giornata partita un po' così......poi improvvisamente , proprio mentre stai accogliendo un cliente per una visita, todo cambia perchè getti un'occhiata fuori della porta dell'ambulatorio e vedi una cosetta piccola, piccolissima, con talmente tante macchie addosso che sembra uno scarabocchio.
Fa il giro largo perchè come tutti gli animali sente puzza di veterinario ( l'odore della paura e non sto parlando de La pallottola spuntata, loro hanno un olfatto davvero molto più sensibile del nostro, vivono in un universo di odori a noi precluso), zampetta veloce e si va a nascondere dietro un bidone dell'immondizia.
Vado fuori per cercare di recuperare l'esserino,sperando di non doverlo inseguire perchè essendo bradipo non sono molto adatto agli inseguimenti. Questione di struttura fisica e mentale, al massimo come dice Wikipedia posso percorrere 240 metri all'ora.
Invece quel ciuffo di peli con qualche ossetto dentro sta rannicchiato e quando vede che mi sto avvicinando quasi mi viene incontro.
Eccola qui ! Ma quant è bella in una scala da 1 a 10? Mille ? Milleecinquencento?
Naturalmente l'ho accolta subito nell'ambulatorio e l'ho sottoposta allo sguardo indagatore dell'altra gatta: ho una gatta a tre ruote motrici, dolcissima, affezionatissima che vive già con me al lavoro.
Ebbene Minnie ( le hanno messo un nome da topo, ironia della sorte)  prima ha guardato la piccola, le ha dato un'annusata veloce e poi ha guardato me con uno di quei classici sguardi del tipo " E mo' chi caz è questa?"
Dicevamo che è femminuccia e ho deciso di tenerla con me , anche perchè mi piangeva il cuore lasciarla li' fuori da sola praticamente condannandola a una vita più breve di quella dei suoi colleghi felini sull'Appia . Da me non ci sarà l'Appia ma c'è sempre la Tiburtina che purtroppo miete numerose vittime tra i quadrupedi....
Unica cosa le devo mettere un nome: non sono molto bravo ad affibbiare nomi quindi ho deciso di fare un sondaggio tra quei due o tre che leggono questo blog.Perchè non mi date un'idea per il nome a questa delizia?
Dopo che l'ho portata dentro l'ho fatta accomodare davanti a una ciotola di croccantini e a dell'acqua che mi pare ha molto gradito.
E' un po' denutrita e ha anche un po' di raffreddore.
Prima scena da ricordare è il suo incontro con il pinscher nano di un cliente: trovatasi di fronte a questo gigante ( per lei sono tutti giganti) si è gonfiata tutta, ha cominciato a soffiare come un soffione boracifero e ha assunto la forma di un riccio di mare con tutti i peli dritti sparati contro la forza di gravità.

Et voilà! Seconda sorpresa! Sono arrivati i nuovi biglietti da visita. Nuovo design, la foto di un cucciolo( e voi sapete di che animale è, vero?) e già che ci stiamo anche una botta di virtualità che entra decisamente nella realtà.
Oops! si legge qualcosa? non vorrei che mi accusassero di pubblicità non legale.
Ho deciso di intitolare questa serie di posts " Stupidario Veterinario" ma oggi non sono stato molto sul comico , ragione per cui questi posts sono nati, cioè per ridersi un po' addosso.
Per chiudere questo post allora prendo a prestito il racconto di quello che è successo a un altro collega siculo, raccontato con le sue parole: ogni volta che lo rileggo mi salgono le lacrime agli occhi per il troppo ridere.
"Qualche tempo fa, nell'ambulatorio dove facevo pratica, entra la classica famigliola madre padre e bambino con jack russel al seguito, tutti in evidente sovrappeso, bassi di statura lui con pochi capelli alla lino banfi, lei con capelli rosso fuoco. Essendo estate avevano tutti una tenuta da mare, quindi zoccoli del dottor Scholls, canottiera d'ordinanza con tanto di lembo di panza che dava quel tocco di vedo non vedo per i maschietti, la signora in due pezzi (me ce ne volevano almeno 5 per nascondere bene tutto) e pareo a coprire il voluminoso addome tanto da sembrare in tenuta premaman. Dopo i normali convenevoli tra i proprietari e i medici, si passa alla visita del cane (un maschietto di 3 anni). Il proprietario comincia a chiedere se il cane si deve accoppiare perchè lo vede spesso montare giochi, gambe, cuscini, pantofole e tutto ciò che gli capita a tiro. Poi la conversazione comincia a degenerare davanti a moglie e bambino, il padrone gonfiandosi in petto comincia a dire "Picchì stu cani è comu u so patruni, pensa sempri a futturi, dutturi avissi a vidiri...avi na minchia chi è quantu u me brazzu...comu a mia picciriddu ma cu na minchia tanta...VERU GGIOIA - in direzione della moglie-" Senza parole, il medico con abilità sopraffina, glissa sull'argomento, tornando alla visita facendo finta che nulla fosse stato detto..."

(Traduzione per i non poliglotti, anche se perde un po senza il folklore dialettale: " Perchè questo cane è come il suo padrone, pensa sempre a copulare, dottore dovrebbe vedere il pene del cane, ha la dimensione del mia braccio..proprio come me, di dimensioni ridotte ma con un gran pene...vero cara?!")

Allora mi aiutate a decidere il nome di quella piccola delizia che entra giusta giusta nel palmo della mia mano?

Senin, 01 Juli 2013

Hatchet III ( 2012 )

Dopo una lotta all'ultimo sangue con Victor Crowley ,c il mostro sfigurato , killer inarrestabile dei primi due capitoli, Marybeth riesce abbastanza casualmente a  dividerlo a metà con una motosega, Quando una squadra di soccorso allertata dalla polizia che ha appena arrestato l'unica sopravvissuta presentatasi armata alla stazione, scopre tutta la mattanza avvenuta nella palude, comincia a recuperare i  cadaveri e anche quello squartato di Crowley. Che, nonostante la sua particolare condizione anatomica ( spaccato totalmente in due) non è tanto morto e ricomincia da dove aveva lasciato. 
In aggiunta stavolta c'è una pure una squadra della SWAT trattata più o meno come carne da macello. Marybeth avrà il suo rendez vous con Victor....
La saga di Hatchet l'ho sentita molto nominare ma prima di questo film non avevo mai visto nulla. Magari non è correttissimo cominciare a vedere una serie di pellicole incentrate sullo stesso mostro dal terzo e ultimo capitolo ma avendo letto che la trama di questa sagra del mostro coi bubboni , non ha come punto di forza quello della solidità della narrazione, sono andato avanti senza problemi.
Hatchet III è una di quelle realizzazioni a basso costo ma ad alto, altissimo stravaso ematico che farà storcere la bocca ai puristi di cinema.
Eppure nonostante l'evidente rusticità degli effetti e una sceneggiatura che non privilegia esattamente la cura dei personaggi e dei dialoghi ( a dir la verità non si preoccupa neanche di imbastire una storia credibile ), è un  qualcosa che divertirà parecchio i fans del sangue e della frattaglie sparse per ogni dove.
Trattasi di slasher old style in cui il protagonista è una specie di mostro invincibile il cui design sembra provenire direttamente dal mondo di The Toxic Avenger della Troma, che si diverte a bonificare la palude in cui si trova da ogni forma di essere vivente bipede.
L'arma più usata è più bianca che non si può: la forza delle braccia con cui si diverte a estirpare teste e arti altrui in un delirio grandguignolesco che comunque ha sempre un retrogusto abbastanza ironico.
Pieno come molti altri esponenti del genere di personaggi che fanno minchiate in serie, si segnala per una serie di omicidi non molto fantasiosi ma decisamente sanguinolenti e per l'uso creativo di un defibrillatore.
Tecnicamente Hatchet III rappresenta l'esordio di BJ McDonnell ma lui non è un esordiente come un altro: diplomato in cinema è uno degli operatori steadycam più richiesti ( qualche nome? Into Darkness : Star Trek, Jack Reacher, Project X, La leggenda del cacciatore di vampiri, più una vagonata di episodi di serie televisive come The Walking Dead, CSI, Heroes o Ghost Whisperer), quindi non è un raccomandato mandato allo sbaraglio che sa a malapena come manovrare una cinepresa.
Anzi tutto il contrario: è un drago dal punto di vista tecnico e se Hatchet III resiste all'usura dei minuti lo si deve soprattutto ai guizzi che il nostro ci riserva in sede di regia e di movimenti di macchina .
Se il primo piano in molti omicidi non permette molta creatività, essendo necessario dare in pasto al pubblico lo stravaso ematico ad alta pressione, quello che convince della regia di BJ McDonnell è la capacità di costruire tensione in un film che normalmente non ne dovrebbe avere a causa del suo meccanismo che risponde agli standard del genere.
Eppure quelle paludi , il buio lacerato dalle luci dei fucili che lo fendono come traccianti riescono a creare un clima ansiogeno anche nei momenti di (relativa) tranquillità del film.
Buona la prova di Danielle Harris nella parte di Marybeth, in canotta dalla prima all'ultima sequenza di film, si rivede dopo tanto tempo un redivivo Zach Galligan e c'è un gustosissimo cameo di Sid Haig in una sequenza "comica" posta strategicamente a intervallare la mattanza.
Magia del cinema: credevo che Kane Hodder , l'attore che si nasconde sotto i bubboni di Victor Crowley, fosse antropometricamente gigantesco.
E' invece è "solo" 1,92 d'altezza.
Quello che lo rende veramente imponente è che è anche largo un paio di metri.
Solo muscoli, nonostante le primavere siano 58....
Visto che il film si segnala per l'elevato contenuto di sangue, frattaglie e coratelle sparse per ogni dove se ne sconsiglia la visione a chi non fosse abituato a certi canoni estetici.
Per tutti gli altri Hatchet III è una goduria di extralusso da spararsi in un' afosa serata estiva.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 


Hatchet III (2013) on IMDb