Una coppia di turisti, con lei in avanzato stato di gravidanza, in vacanza in una località di mare decide di noleggiare una barca per visitare un'isola a circa quattro ore dalla costa e passare una giornata un po' diversa dal solito. Arrivati all'isola notano che le spiagge , le strade e tutte le attività commerciali ( negozi, bar e addirittura un albergo) sono totalmente vuote se si fa eccezione di un gruppo di bambini che tuttavia non sembra essere molto comunicativo. Inoltre nella coppia lui parla qualche parola di spagnolo mentre lei assolutamente no e questo aumenta il suo senso di spaesamento.Quando vedono una ragazzina far fuori a bastonate un vecchio locale allora tutto diventa chiaro.I bambini hanno fatto piazza pulita degli adulti e ora sono alla loro caccia. Come fuggire? Ma come si può uccidere un bambino?
Come out and play di Makinov più che un remake è uan perfetta simulazione dell'originale Ma come si può uccidere un bambino? dello spagnolo Narciso Ibanes Serrador che fu uno dei primi film spagnoli rilasciati sul mercato internazionale dopo la fine della dittatura franchista.
Stessi titoli di testa, stessa fotografia anni '70, stessa fisionomia degli attori protagonisti che cambiano solo di nome ( Tom and Evelyn nell'originale, Francis e Beth nel remake).Qualche dubbio sulla collocazione temporale perchè se nell'originale era normale che si comunicasse via radio, al giorno d'oggi non è così normale non avere cellulari o roba del genere, però effettivamente in un film piuttosto spoglio sotto il profilo delle scenografie è difficile stabilire in che anno sia ambientato.
Una differenza fondamentale è il prologo che nel film originale è piuttosto lungo e articolato mentre nel film di Makinov si passa subito , per così dire, all'azione.
In Ma come si può uccidere un bambino? nell'incipit ci sono richiami storici ai soprusi subiti dai bambini durante guerre e genocidi di massa avvenuti un po' in tutto il mondo , cosa che al giorno d'oggi appare anche un po' didascalica ma che ha una sua stringente efficacia nel mostrare immagini vere shockanti tratte da documentari dell'epoca.
Makinov nel suo remake si disinteressa del lato sociale ( cosa che aveva un certo peso in un film rilasciato appena dopo la fine di una dittatura sanguinaria come quella franchista) per interessarsi solo alla macchina dello spavento , asciugando il minutaggio del film di circa una ventina di minuti, mentre per il resto riprende quasi filologicamente, inquadratura per inquadratura la pellicola originale.
Che , guardata con gli occhi di oggi è ancora discretamente spaventosa: in tempi di bambini in cui si è reincarnato il maligno ( Il presagio) o posseduti ( L'esorcista), Ma come si può uccidere un bambino? appare in tutta la sua disturbante efficacia per come usa la normalità come base per l'orrore, scardinandola senza dare spiegazioni di sorta come accadeva nei film succitati: che cosa c'è di più puro e innocente di un bambino apparentemente tranquillo? E davvero non si può uccidere un bambino, oppure per salvarsi la vita possiamo venir meno a questo principio che sembra sacrosanto?
Un po' come succedeva nel capolavoro Il villaggio dei dannati di Wolf Rilla ( e relativo remake carpenteriano) in cui i bambini però avevano dei poteri straordinari, erano tutti biondi belli e inquietanti, oltre che letali,avevano le sembianze di una razza superiore da subito.
La differenza sta nel fatto che l'orrore sia nel film di Ibanez Serrador che in quello di Makinov è centellinato e comunque i bambini all'esterno non sembrano mostrare nulla di anomalo , si comportano in maniera in apparenza normale, non parlano e non sono apertamente ostili ai due protagonisti.
Però poi cominciano a dare la caccia ai due intrusi adulti.
Il finale è abbastanza romeriano: perdura l'assenza di spiegoni finali trituranti e c'è quel quid apocalittico caratteristico di molti film del maestro americano.
Se Ma come si può uccidere un bambino? seppur inquietante come pochi appare come figlio naturale del suo tempo, Come out and play è un oggetto filmico al di fuori del tempo per il suo stile vintage , in un tempo di horror plastificato è un ritorno al passato e a un certo modo di creare suspense legato all'assenza degli effetti speciali e della computer grafica che in post produzione è in grado di aggiustare tutto.
E anche quando troviamo esempi di pellicole che usano i bambini come fattore orrorifico ( vedi i bambini dell'ottimo The children) la pellicola di Makinov mostra ancora meglio tutta la propria stravaganza anacronistica.
Altro fattore importante è l'uso della luce: qui è tutto fatto alla luce del sole, il buio che spesso è usato come espediente per fare paura è del tutto assente, anche le case bianche contribuiscono a creare dissonanza con quello che accade.
Qualche altra parola su questo Makinov. dice di essere originario della Bielorussia, sembra risiedere in Messico, si presenta su youtube con dei proclami deliranti in cui appare incappucciato di rosso come un compagno di Baal, fa girare il suo film per tutti i festival specializzati in cui annuncia anche la sua presenza che poi viene regolarmente annullata ( oppure può darsi che c'è lo stesso, tanto chi lo riconosce senza cappuccio?).
A parte che un tipo simile lo vorresti abbracciare stretto al collo o accarezzare con una mazza chiodata, ancora non si capisce se questo è un furbastro che se la tira oppure se ha il talento per sfondare.
Per adesso è partito bene, ma questo era solo un remake.
Vediamo se riesce a tirar fuori farina dal suo sacco.
( VOTO : 6,5 / 10 un punto in meno perchè è un remake // 7, 5 / 10 )
Minggu, 14 April 2013
Sabtu, 13 April 2013
Jimmy Bobo- Bullet to the head ( 2012 )
Jimmy Bobo è un sicario professionista di New Orleans abituato a vivere nell'ombra per portare a termine i suoi remunerativi lavoretti ad alto tasso di piombo caldo assieme a un socio d'affari. Quando qualcuno glielo ammazza capisce che è il momento di allearsi con quel poliziotto asiatico di Washington che lo tampina e che con lui condivide il fatto che gli hanno ammazzato il collega di lavoro. In più a Jimmy Bobo toccano l'unica cosa a cui tiene veramente in tutta la sua vita: sua figlia.
E lui scatena l'inferno.
Come si evince dalla sinossi niente inutili sofismi o voli pindarici: un canovaccio usato, forse anche abusato, ai limiti della consunzione su cui il direttore d'orchestra Walter Hill lavora con la sua bacchetta ( quasi) magica per musicare una sinfonia rosso sangue in crescendo dal primo all'ultimo minuto.
Se nei mani di un regista normale un canovaccio come questo può diventare al massimo un film "normale", medio se non mediocre, nelle mani di uno come il vecchio Walter state sicuri che diventerà una fuoriserie.
E così è.
Jimmy Bobo-Bullet to the head è il classico film visto e stravisto migliaia di volte però è una di quelle opere che è assolutamente godurioso riguardarsi fosse anche per l'ultima volta.
E' il classico film girato come il dio del cinema action comanda: sequenze ariose e terribilmente vere, non di quella artificiosità plasticosa che caratterizza l'action di questi tempi. Qui gli attori interagiscono tra di loro e non con fondali neutri, le coreografie sono fatte dal vero e non ricostruite in postproduzione davanti a un computer. E' un piacere vedere un action come questo che sembra figlio di un altro tempo assai rimpianto.
Ed è lo stesso rimpianto con cui vediamo tornare all'opera dopo tanti anni un maestro come Walter Hill tenuto vergognosamente lontano da un set cinematografico per dieci anni.
Che cosa ci avrebbe potuto regalare in questo decennio uno come Walter che, anche se ha passato la settantina, dirige ancora con la verve di un ragazzino?
Lo schema che usa è lo stesso usato in tanto cinema poliziesco che sconfina nel buddy movie, ricetta da lui messa a punto in perle incastonate nella memoria del cinefilo come 48 ore ( e relativo seguito ) o Danko.
In più di un'occasione si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un remake apocrifo di Danko in cui però l'alieno non è il russo trapiantato in quella strana nazione che sono gli Stati Uniti, ma lo stesso Jimmy Bobo, tipo di poche parole e molti fatti , un buonuomo ( anzi un Bonomo che è il suo nome del film, ditemi da dove avete tirato fuori Jimmy Bobo) assolutamente delizioso nel suo anacronismo conclamato.
Così come fanno sorridere le battute di Jimmy sul suo socio asiatico che non si segnalano per eleganza in tempi politically correct come questi.
E il film è tutto un fiorire di queste battute acide e fulminanti,quando non razziste.
Jimmy Bobo - Bullet to the Head è una pellicola che certifica il ritorno all'azione dei vecchi dinosauri che mordono ancora e non ci stanno a fare la figura delle balene spiaggiate che si sono fatte rivedere solo per misere esigenze di pagnotta.
Vecchi dinosauri combattivi sia dietro che davanti la macchina da presa perchè Stallone con i suoi muscoli vecchi ma ancora gonfi e quell'espressione un po' così di chi si è fatto overdosi di botox per una vita, è assolutamente irresistibile.
Non sarà mai stato un grande attore ma funziona egregiamente in un film dove deve parlare poco e menare le mani o sparare tanto ( vogliamo parlare di come tratti la testa di Christian Slater alla stessa stregua di un cocomero da poligono di tiro?), in cui i confini tra i buoni e i cattivi sono impercettibili come non mai , in cui la musica è scritta dalle traiettorie curvilinee delle pallottole che fischiano per ogni dove.
Se la statura dei protagonisti si misura con quella degli antagonisti direi che qui siamo messi abbastanza bene perchè l'avversario di Jimmy Bobo Stallone è Jason Momoa, bello e con imponente massa di muscoli al seguito che per una volta si trova a suo agio anche nelle parti in cui deve anche recitare e non solo gonfiare i bicipiti. Son convinto che ne risentiremo parlare, basta che abbia l'agente giusto.
E adesso senza indugi: scaraventarsi al cinema a godere suinamente senza vergogna di ( e con) questo film.
( VOTO : 7,5 / 10 )
E lui scatena l'inferno.
Come si evince dalla sinossi niente inutili sofismi o voli pindarici: un canovaccio usato, forse anche abusato, ai limiti della consunzione su cui il direttore d'orchestra Walter Hill lavora con la sua bacchetta ( quasi) magica per musicare una sinfonia rosso sangue in crescendo dal primo all'ultimo minuto.
Se nei mani di un regista normale un canovaccio come questo può diventare al massimo un film "normale", medio se non mediocre, nelle mani di uno come il vecchio Walter state sicuri che diventerà una fuoriserie.
E così è.
Jimmy Bobo-Bullet to the head è il classico film visto e stravisto migliaia di volte però è una di quelle opere che è assolutamente godurioso riguardarsi fosse anche per l'ultima volta.
E' il classico film girato come il dio del cinema action comanda: sequenze ariose e terribilmente vere, non di quella artificiosità plasticosa che caratterizza l'action di questi tempi. Qui gli attori interagiscono tra di loro e non con fondali neutri, le coreografie sono fatte dal vero e non ricostruite in postproduzione davanti a un computer. E' un piacere vedere un action come questo che sembra figlio di un altro tempo assai rimpianto.
Ed è lo stesso rimpianto con cui vediamo tornare all'opera dopo tanti anni un maestro come Walter Hill tenuto vergognosamente lontano da un set cinematografico per dieci anni.
Che cosa ci avrebbe potuto regalare in questo decennio uno come Walter che, anche se ha passato la settantina, dirige ancora con la verve di un ragazzino?
Lo schema che usa è lo stesso usato in tanto cinema poliziesco che sconfina nel buddy movie, ricetta da lui messa a punto in perle incastonate nella memoria del cinefilo come 48 ore ( e relativo seguito ) o Danko.
In più di un'occasione si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un remake apocrifo di Danko in cui però l'alieno non è il russo trapiantato in quella strana nazione che sono gli Stati Uniti, ma lo stesso Jimmy Bobo, tipo di poche parole e molti fatti , un buonuomo ( anzi un Bonomo che è il suo nome del film, ditemi da dove avete tirato fuori Jimmy Bobo) assolutamente delizioso nel suo anacronismo conclamato.
Così come fanno sorridere le battute di Jimmy sul suo socio asiatico che non si segnalano per eleganza in tempi politically correct come questi.
E il film è tutto un fiorire di queste battute acide e fulminanti,quando non razziste.
Jimmy Bobo - Bullet to the Head è una pellicola che certifica il ritorno all'azione dei vecchi dinosauri che mordono ancora e non ci stanno a fare la figura delle balene spiaggiate che si sono fatte rivedere solo per misere esigenze di pagnotta.
Vecchi dinosauri combattivi sia dietro che davanti la macchina da presa perchè Stallone con i suoi muscoli vecchi ma ancora gonfi e quell'espressione un po' così di chi si è fatto overdosi di botox per una vita, è assolutamente irresistibile.
Non sarà mai stato un grande attore ma funziona egregiamente in un film dove deve parlare poco e menare le mani o sparare tanto ( vogliamo parlare di come tratti la testa di Christian Slater alla stessa stregua di un cocomero da poligono di tiro?), in cui i confini tra i buoni e i cattivi sono impercettibili come non mai , in cui la musica è scritta dalle traiettorie curvilinee delle pallottole che fischiano per ogni dove.
Se la statura dei protagonisti si misura con quella degli antagonisti direi che qui siamo messi abbastanza bene perchè l'avversario di Jimmy Bobo Stallone è Jason Momoa, bello e con imponente massa di muscoli al seguito che per una volta si trova a suo agio anche nelle parti in cui deve anche recitare e non solo gonfiare i bicipiti. Son convinto che ne risentiremo parlare, basta che abbia l'agente giusto.
E adesso senza indugi: scaraventarsi al cinema a godere suinamente senza vergogna di ( e con) questo film.
( VOTO : 7,5 / 10 )
Jumat, 12 April 2013
Beyond ( 2010 )
Leena sta festeggiando assieme a suo marito e alle loro figlie il giorno di Santa Lucia. Una telefonata a casa avverte che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni all'ospedale e ha espresso il desiderio di rivederla un'ultima volta. Se per Leena questo vuol dire profonda crisi perchè ha passato gran parte della sua vita a cancellare con grande pervicacia il suo passato, il marito prende l'iniziativa di portarla dalla madre.E intanto affiorano i ricordi di infanzia di Leena, lei figlia di immigrati finlandesi in Svezia ( integrazione difficile sia linguistica che sociale) , costretta suo malgrado a tutelare un fratellino più piccolo ed evitare che i genitori , vittime della dipendenza da alcool , facciano più danni di quelli che fanno già.
Fino a quel brutto giorno in cui i servizi sociali portano via lei e il fratellino per affidarli a una struttura protetta. Intanto oltre al riaffiorare di questi ricordi, Leena si confronta al capezzale con la vecchia madre morente in un crescendo di dolore....
Beyond rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa di Pernilla August, già attrice bergmaniana, già ex moglie del più famoso ( o famigerato a seconda dei punti di vista ) Bille August e con questo film ha vinto ha vinto il Premio Settimana Internazionale della critica al festival di Venezia del 2010.
Un premio che non sorprende non perchè ci troviamo di fronte a un capolavoro, perchè così non è, ma perchè ci troviamo di fronte al classico film da festival specializzato, un drammone a tinte fosche con una struttura fatta con flashback a incastro in cui si fa un ampio excursus della vita di una ragazzina, Leena, a cui hanno rubato troppo presto l'infanzia e lo si alterna alla sua vita di adulta normale medioborghese, mediamente felice, con una bella famiglia, un marito amorevole, senza troppi problemi economici e una riconciliazione mancata con il suo passato doloroso.
Il fulcro del film è tutto qui: se i figli sono pezzi 'e core anche le mamme lo sono e Beyond descrive in modo anche un po' artificioso il travaglio della Leena adulta che quasi non si vuol far contaminare dal ricordo della sua infanzia, lo tratta come un qualcosa da rimouovere totalmente dalla propria vita.
Il film della August naturalmente urla Bergman ad ogni inquadratura ma anche Ibsen nel suo essere caratterizzato da duelli all'ultimo sangue tutti giocati all'interno di quattro mura soffocanti.
La storia che appassiona di più è senza dubbio quella della Leena bambina e del suo essere così responsabile a un'età così verde, colpisce il suo amore per un fratellino meno attrezzato di lei a sopportare le brutture che la vita gli propone e la sua delicatezza nel cercare di nascondere in che brutta situazione entrambi vivano.
E il segreto che la Leena adulta si porta dentro è proprio il rimorso per non essere riuscita a fare di più per quel fratellino tanto amato e da cui è stata divisa a forza.
Naturalmente un film di attori come questo vive sulle performances dei protagonisti e qui sono tutti di ottimo livello: da Noomi Rapace qui al suo ultimo film prima di fare il definitivo salto dell'Oceano Atlantico per andare a Hollywood per girare il secondo capitolo di Sherlock Homes, a Ola Rapace ( marito,ormai ex, di Noomi, stesso nome d'arte, che aggiunge al tutto un tocco di spontaneità in più ), fino alla prova della giovane Tehilla Blad, nella parte della Leena bambina, recitata con grande intensità a trasporto.
Curioso che la giovane Tehilla abbia già nel suo curriculum varie apparizioni nella serie Millennium, quella che ha dato la notorierà a Noomi Rapace, recitando nella parte della giovane Lisbeth Salander...
Beyond non è sicuramente un film imprescindibile ma è notevole il lavoro della August sugli attori e sulle emozioni che scoppiano violente in una parte finale che ha il sapore di una chiusura definitiva col passato senza essere per questo troppo consolatorio.
Perchè talvolta l'amore non riesce a vincere su tutto.
( VOTO : 6,5 / 10 )

Fino a quel brutto giorno in cui i servizi sociali portano via lei e il fratellino per affidarli a una struttura protetta. Intanto oltre al riaffiorare di questi ricordi, Leena si confronta al capezzale con la vecchia madre morente in un crescendo di dolore....
Beyond rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa di Pernilla August, già attrice bergmaniana, già ex moglie del più famoso ( o famigerato a seconda dei punti di vista ) Bille August e con questo film ha vinto ha vinto il Premio Settimana Internazionale della critica al festival di Venezia del 2010.
Un premio che non sorprende non perchè ci troviamo di fronte a un capolavoro, perchè così non è, ma perchè ci troviamo di fronte al classico film da festival specializzato, un drammone a tinte fosche con una struttura fatta con flashback a incastro in cui si fa un ampio excursus della vita di una ragazzina, Leena, a cui hanno rubato troppo presto l'infanzia e lo si alterna alla sua vita di adulta normale medioborghese, mediamente felice, con una bella famiglia, un marito amorevole, senza troppi problemi economici e una riconciliazione mancata con il suo passato doloroso.
Il fulcro del film è tutto qui: se i figli sono pezzi 'e core anche le mamme lo sono e Beyond descrive in modo anche un po' artificioso il travaglio della Leena adulta che quasi non si vuol far contaminare dal ricordo della sua infanzia, lo tratta come un qualcosa da rimouovere totalmente dalla propria vita.
Il film della August naturalmente urla Bergman ad ogni inquadratura ma anche Ibsen nel suo essere caratterizzato da duelli all'ultimo sangue tutti giocati all'interno di quattro mura soffocanti.
La storia che appassiona di più è senza dubbio quella della Leena bambina e del suo essere così responsabile a un'età così verde, colpisce il suo amore per un fratellino meno attrezzato di lei a sopportare le brutture che la vita gli propone e la sua delicatezza nel cercare di nascondere in che brutta situazione entrambi vivano.
E il segreto che la Leena adulta si porta dentro è proprio il rimorso per non essere riuscita a fare di più per quel fratellino tanto amato e da cui è stata divisa a forza.
Naturalmente un film di attori come questo vive sulle performances dei protagonisti e qui sono tutti di ottimo livello: da Noomi Rapace qui al suo ultimo film prima di fare il definitivo salto dell'Oceano Atlantico per andare a Hollywood per girare il secondo capitolo di Sherlock Homes, a Ola Rapace ( marito,ormai ex, di Noomi, stesso nome d'arte, che aggiunge al tutto un tocco di spontaneità in più ), fino alla prova della giovane Tehilla Blad, nella parte della Leena bambina, recitata con grande intensità a trasporto.
Curioso che la giovane Tehilla abbia già nel suo curriculum varie apparizioni nella serie Millennium, quella che ha dato la notorierà a Noomi Rapace, recitando nella parte della giovane Lisbeth Salander...
Beyond non è sicuramente un film imprescindibile ma è notevole il lavoro della August sugli attori e sulle emozioni che scoppiano violente in una parte finale che ha il sapore di una chiusura definitiva col passato senza essere per questo troppo consolatorio.
Perchè talvolta l'amore non riesce a vincere su tutto.
( VOTO : 6,5 / 10 )
Kamis, 11 April 2013
Soul Kitchen ( 2009 )
Zinos è il proprietario di un ristorante bettola ad Amburgo, un postaccio dove tutto quello che serve ha l'invitante aroma di merluzzo fritto. La sua ragazza Nadine però per lavoro si deve trasferire a Shanghai, il risorante non naviga in belle acque anche perchè Zinos a causa di problemi alla schiena non può più cucinare ed è costretto ad assumere uno chef che fa strage del precedente menù ma così facendo fa piazza pulita anche della clientela che arriva a boicottare in massa il locale.Nadine intanto pare che si sia trovata un fidanzato con gli occhi a mandorla e Zinos vuole andare lì per chiarire tutto lasciando il ristorante in gestione al fratello Illias, mariuolo di mezza tacca che ha la brillante idea di tentare di perdere il ristorante in una partita a poker.E se Zinos perde tutto, il destino del ristorante è la demolizione. Che fare? Dove trovare i soldi che servono?
La commedia meticcia secondo Fatih Akin, una carriera fatta di tanti riconoscimenti importanti ma pochi euri di incasso: cinema turco ambientato nel profondo nord europeo, quella plumbea Amburgo già vista in altri film importanti nei decenni passati. Due fratelli di origine greca ,uno con una splendida idea in testa cioè il suo ristorante scalcinato in cui tenta pretestuosamente di fondere la soul music con la cucina( parola grossa per descrivere quello che cucina usando solo la friggitrice), l'altro delinquentello che ha una semilibertà a tempo limitato ammesso che dimostri di avere un lavoro.
Dicevamo del tentativo pretestuoso di fondere la cucina della bettola e la soul music, la musica dell'anima.
Come si può fondere una cucina che ha 40 piatti in menù che hanno tutti lo stesso sapore (come gli dice il cuoco) e una musica come quella soul? Ci vuole un cuoco vero e creativo che casualmente viene trovato: dopo un periodo di sorpresa da parte dei clienti applica le sue nozioni di nouvelle cusine al ristorante, creando piatti belli e sorprendenti, fino alla trovata della torta con l'aiutino afrodisiaco.
Akin non sembra rinunciare alle sue origini ma mostra il suo radicamento nel nord Europa, in un' Amburgo dalla colorazione desaturata che lo ha accolto con malcelata indifferenza.
Inquadra squallide periferie colorandole con musica e pillole di saggezza spicciola, osa aggirarsi dalle parti della battuta greve senza per questo essere sgraziato( si rasenta il collasso dal ridere alla scena dell'"alzabandiera" durante la prima seduta di fisioterapia) , avvince lo spettatore con una molteplicità di suggestioni che non si limitano solo alle numerose risate che strappa il film.
Akin ci accoglie come ospiti nel suo ristorante, ci sediamo al tavolo che ci ha riservato, ci guardiamo intorno e vediamo che il tempo si è fermato, agli anni '70 e '80.
Quasi ci si aspetta di ascoltare in discoteca i vocalizzi di Nina Hagen o vedere da qualche parte il suo volto da bambola.
Soul kitchen è un film che stimola pancia e cervello,è uno di quei film definiti d'autore che però non ne ha la spocchia (o anche la consapevolezza), è un film di personaggi ai confini della macchietta ma che non la oltrepassano mai, decide anche di avere degli snodi narrativi prevedibili ma che non disturbano affatto.
Il pezzo di Istanbul trasferito ad Amburgo rimane orgogliosamente ancorato alla propria identità e alle proprie origini ma si integra perfettamente con chi li ha ospitati.
Favolosa la musica che si ascolta durante Soul Kitchen (non solo soul ma anche tanto rock con le sue belle, pesanti chitarre distorte) così come sono incredibilmente belli i titoli di coda.
Un vero peccato perderseli.....
( VOTO : 7,5 / 10 )
La commedia meticcia secondo Fatih Akin, una carriera fatta di tanti riconoscimenti importanti ma pochi euri di incasso: cinema turco ambientato nel profondo nord europeo, quella plumbea Amburgo già vista in altri film importanti nei decenni passati. Due fratelli di origine greca ,uno con una splendida idea in testa cioè il suo ristorante scalcinato in cui tenta pretestuosamente di fondere la soul music con la cucina( parola grossa per descrivere quello che cucina usando solo la friggitrice), l'altro delinquentello che ha una semilibertà a tempo limitato ammesso che dimostri di avere un lavoro.
Dicevamo del tentativo pretestuoso di fondere la cucina della bettola e la soul music, la musica dell'anima.
Come si può fondere una cucina che ha 40 piatti in menù che hanno tutti lo stesso sapore (come gli dice il cuoco) e una musica come quella soul? Ci vuole un cuoco vero e creativo che casualmente viene trovato: dopo un periodo di sorpresa da parte dei clienti applica le sue nozioni di nouvelle cusine al ristorante, creando piatti belli e sorprendenti, fino alla trovata della torta con l'aiutino afrodisiaco.
Akin non sembra rinunciare alle sue origini ma mostra il suo radicamento nel nord Europa, in un' Amburgo dalla colorazione desaturata che lo ha accolto con malcelata indifferenza.
Inquadra squallide periferie colorandole con musica e pillole di saggezza spicciola, osa aggirarsi dalle parti della battuta greve senza per questo essere sgraziato( si rasenta il collasso dal ridere alla scena dell'"alzabandiera" durante la prima seduta di fisioterapia) , avvince lo spettatore con una molteplicità di suggestioni che non si limitano solo alle numerose risate che strappa il film.
Akin ci accoglie come ospiti nel suo ristorante, ci sediamo al tavolo che ci ha riservato, ci guardiamo intorno e vediamo che il tempo si è fermato, agli anni '70 e '80.
Quasi ci si aspetta di ascoltare in discoteca i vocalizzi di Nina Hagen o vedere da qualche parte il suo volto da bambola.
Soul kitchen è un film che stimola pancia e cervello,è uno di quei film definiti d'autore che però non ne ha la spocchia (o anche la consapevolezza), è un film di personaggi ai confini della macchietta ma che non la oltrepassano mai, decide anche di avere degli snodi narrativi prevedibili ma che non disturbano affatto.
Il pezzo di Istanbul trasferito ad Amburgo rimane orgogliosamente ancorato alla propria identità e alle proprie origini ma si integra perfettamente con chi li ha ospitati.
Favolosa la musica che si ascolta durante Soul Kitchen (non solo soul ma anche tanto rock con le sue belle, pesanti chitarre distorte) così come sono incredibilmente belli i titoli di coda.
Un vero peccato perderseli.....
( VOTO : 7,5 / 10 )
Rabu, 10 April 2013
Dracula 3 D ( 2012 )
Johnathan Harker si trasferisce in Transilvania perchè deve catalogare tutti i volumi presenti nella biblioteca del conte Dracula. Dopo poco tempo lo segue la moglie Mina che con l'occasione rivede la sua grande amica Lucy. Mina trova un paese sconvolto da morti misteriose e ha modo di constatare il fascino malsano e misterioso del conte Dracula che per una notte la ospita nel suo castello.Intanto del marito non c'è nessuna traccia, Lucy muore improvvisamente dopo un breve malessere e in paese arriva Van Helsing, una vita votata all'inseguimento del conte, che cerca di risolvere a modo suo i problemi che ha con Dracula.
Intanto Mina è soggiogata dal conte....
Sui titoli di coda ho letto che tutta la troupe ha bevuto acqua Lauretana ( scusate lo spot involontario): è la prima volta che leggo che c'è una sponsorizzazione pure sull'acqua che beve una crew cinematografica, interessa a qualcuno? Credo di no, ma soprattutto quell'acqua l'ha bevuta pure il signor Argento?perchè a vedere il suo ultimo capo d'opera sembra che abbia bevuto tutti corretti grappa o pinte di latte di suocera.
Passando ai titoli di testa viene sparata subito la dicitura che Dracula 3 D è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale. Ah si? e da chi era formata la commissione che ha stabilito questa cosa?da Topolino, Pippo, il commissario Basettoni e l'ispettore Manetta?
Decisamente la cosa più horror di tutto il film!
Sparare su Dracula 3 D è come tirare sul pianista dei film western o come sparare sulla Croce Rossa ma vogliamo astenerci da questo esercizio retorico che CE piace tanto?
No, no , no!
Cominciamo dal manifesto del film: ma solo a me sembra più una locandina di una nuova versione di King Kong che non una pellicola incentrata sulle mitiche gesta del conte?
Devo dire che all'inizio ci speravo anche: la fotografia di Luciano Tovoli azzarda un cromatismo che ricorda tanto i tempi gloriosi di Mario Bava e dei suoi horror girati con zero soldi e tanti colpi di genio nell'ideare soluzioni visive vincenti, ma la luna di miele col nuovo Argento dura poco, pochissimo.
Dura fino alla scena di sesso tra Tanja ( a proposito ben lieto di conoscerti Miriam Giovannelli, fisicamente tanta roba anche se il fatto che vieni doppiata non depone certo a favore delle tue "doti" attoriali che cerchi di tenere ben nascoste facendoti vedere spesso vestita solo di un paio di gocce di Chanel N°5 e usando le tue tette 3d da quarta abbondante come arma stereoscopica di distrazione di massa) e un contadino adultero ma che sembra molto ben dotato.
Ecco qui già sorgono i primi dubbi: se Battiato negli anni '80 giocava con gli amici a raccogliere ortiche, a metà degli anni '90 noi si giocava a organizzare serate per risollevare le sorti del cinema italiano, rigorosamente per soli uomini ( denominate " serate tutte mazze") in cui ci si faceva una cultura di uno dei migliori autori del nuovo cinema italiano: Mario Salieri , autore di pietre miliari quali Adolescenza perversa e Concetta Licata. Nel '94 fu la volta del suo Dracula versione riveduta e scorretta.
Ecco posso dire che le scene non porno del Dracula di Salieri hanno più o meno la stessa qualità della versione di Dario Argento?
E meno male che avevo modo di udire Claudio Simonetti in un'intervista radiofonica magnificare le doti di questo nuovo lavoro del grande Dario,affermando che era ritornato ai fasti registici di una volta.
E io quasi a crederci..... A Cla' ...ma vaffanculo!
La cosa che mi lascia basito di questo film , che riesce a buttare via locations azzeccate e che ha un'aria spoglia perchè gli interni sono tutti molto più spartani di quello che ci si aspetta( a confronto i vecchi film della Hammer sembrano megaproduzioni almeno per quanto riguarda gli arredi interni), è che è costato la bellezza di 7 milioni di euri. E come li avete usati?
Ma perchè gli americani riescono a fare film con poche migliaia di dollari e sembrano girati in modo più professionale di questo?
Non sono stati spesi certo per le secchiate di sangue a casaccio o per gli attori: a parte un Rutger Hauer supereroistico in gita premio, un'Asia Argento imbarazzante come al solito ( a proposito di imbarazzo, ma possibile che giri scene di nudo col padre senza alcun problema?) e un Kretschmann che dà vita a un Dracula tanto piacione quanto insipido cosa dire degli altri comprimari che sembrano davvero usciti da un porno anni '90? vogliamo parlare di tale Unax Ugalde, nella parte di Harker , che sembrerà il fratello di Cavani a tutti i volgari pallonari che si dilettano anche nell'essere fini dicitori di cinema? E il livello recitativo è lo stesso di Cavani, quindi siamo al livello scarpini rubati a una campo di calcio....
Ed è meglio non soffermarci sul lupo mannaro in cui si trasforma il conte ( ma siamo a Dracula o a Twilight?) oppure sulla famigerata scena della mantide che ancora mi chiedo cosa cacchio c'entri col resto del film.
O forse era per dare una punta di visionarietà al tutto....
Insomma i difetti endemici del cinema di Argento ci sono tutti e chi sperava di trovarsi di fronte a un ritorno dell'autore romano ai fasti del passato rimarrà ampiamente deluso.
Se poi uno confronta questo Dracula con le numerose versioni fatte nel passato, beh c'è solo da intristirsi, questo si situa proprio nelle retrovie.
Solo un'altra e poi finisco: Kretschamann si appresta a interpretare una nuova serie tv che si intitolerà Dracula e sapete nella parte di chi? In quella di Van Helsing.
Forse perchè gli piace vincere facile....
( VOTO : 2 / 10 )
Intanto Mina è soggiogata dal conte....
Sui titoli di coda ho letto che tutta la troupe ha bevuto acqua Lauretana ( scusate lo spot involontario): è la prima volta che leggo che c'è una sponsorizzazione pure sull'acqua che beve una crew cinematografica, interessa a qualcuno? Credo di no, ma soprattutto quell'acqua l'ha bevuta pure il signor Argento?perchè a vedere il suo ultimo capo d'opera sembra che abbia bevuto tutti corretti grappa o pinte di latte di suocera.
Passando ai titoli di testa viene sparata subito la dicitura che Dracula 3 D è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale. Ah si? e da chi era formata la commissione che ha stabilito questa cosa?da Topolino, Pippo, il commissario Basettoni e l'ispettore Manetta?
Decisamente la cosa più horror di tutto il film!
Sparare su Dracula 3 D è come tirare sul pianista dei film western o come sparare sulla Croce Rossa ma vogliamo astenerci da questo esercizio retorico che CE piace tanto?
No, no , no!
Cominciamo dal manifesto del film: ma solo a me sembra più una locandina di una nuova versione di King Kong che non una pellicola incentrata sulle mitiche gesta del conte?
Devo dire che all'inizio ci speravo anche: la fotografia di Luciano Tovoli azzarda un cromatismo che ricorda tanto i tempi gloriosi di Mario Bava e dei suoi horror girati con zero soldi e tanti colpi di genio nell'ideare soluzioni visive vincenti, ma la luna di miele col nuovo Argento dura poco, pochissimo.
Dura fino alla scena di sesso tra Tanja ( a proposito ben lieto di conoscerti Miriam Giovannelli, fisicamente tanta roba anche se il fatto che vieni doppiata non depone certo a favore delle tue "doti" attoriali che cerchi di tenere ben nascoste facendoti vedere spesso vestita solo di un paio di gocce di Chanel N°5 e usando le tue tette 3d da quarta abbondante come arma stereoscopica di distrazione di massa) e un contadino adultero ma che sembra molto ben dotato.
Ecco qui già sorgono i primi dubbi: se Battiato negli anni '80 giocava con gli amici a raccogliere ortiche, a metà degli anni '90 noi si giocava a organizzare serate per risollevare le sorti del cinema italiano, rigorosamente per soli uomini ( denominate " serate tutte mazze") in cui ci si faceva una cultura di uno dei migliori autori del nuovo cinema italiano: Mario Salieri , autore di pietre miliari quali Adolescenza perversa e Concetta Licata. Nel '94 fu la volta del suo Dracula versione riveduta e scorretta.
Ecco posso dire che le scene non porno del Dracula di Salieri hanno più o meno la stessa qualità della versione di Dario Argento?
E meno male che avevo modo di udire Claudio Simonetti in un'intervista radiofonica magnificare le doti di questo nuovo lavoro del grande Dario,affermando che era ritornato ai fasti registici di una volta.
E io quasi a crederci..... A Cla' ...ma vaffanculo!
La cosa che mi lascia basito di questo film , che riesce a buttare via locations azzeccate e che ha un'aria spoglia perchè gli interni sono tutti molto più spartani di quello che ci si aspetta( a confronto i vecchi film della Hammer sembrano megaproduzioni almeno per quanto riguarda gli arredi interni), è che è costato la bellezza di 7 milioni di euri. E come li avete usati?
Ma perchè gli americani riescono a fare film con poche migliaia di dollari e sembrano girati in modo più professionale di questo?
Non sono stati spesi certo per le secchiate di sangue a casaccio o per gli attori: a parte un Rutger Hauer supereroistico in gita premio, un'Asia Argento imbarazzante come al solito ( a proposito di imbarazzo, ma possibile che giri scene di nudo col padre senza alcun problema?) e un Kretschmann che dà vita a un Dracula tanto piacione quanto insipido cosa dire degli altri comprimari che sembrano davvero usciti da un porno anni '90? vogliamo parlare di tale Unax Ugalde, nella parte di Harker , che sembrerà il fratello di Cavani a tutti i volgari pallonari che si dilettano anche nell'essere fini dicitori di cinema? E il livello recitativo è lo stesso di Cavani, quindi siamo al livello scarpini rubati a una campo di calcio....
Ed è meglio non soffermarci sul lupo mannaro in cui si trasforma il conte ( ma siamo a Dracula o a Twilight?) oppure sulla famigerata scena della mantide che ancora mi chiedo cosa cacchio c'entri col resto del film.
O forse era per dare una punta di visionarietà al tutto....
Insomma i difetti endemici del cinema di Argento ci sono tutti e chi sperava di trovarsi di fronte a un ritorno dell'autore romano ai fasti del passato rimarrà ampiamente deluso.
Se poi uno confronta questo Dracula con le numerose versioni fatte nel passato, beh c'è solo da intristirsi, questo si situa proprio nelle retrovie.
Solo un'altra e poi finisco: Kretschamann si appresta a interpretare una nuova serie tv che si intitolerà Dracula e sapete nella parte di chi? In quella di Van Helsing.
Forse perchè gli piace vincere facile....
( VOTO : 2 / 10 )
Selasa, 09 April 2013
Jolly Killer ( aka Slaughter High, 1986 )
Marty Rentzen, ultranerd liceale è vittima degli scherzi pesantissimi dei suoi compagni di scuola. Nel giorno del suo compleanno, che cade guarda caso il primo d'aprile viene invitato da Carol, la più bella della scuola, nello spogliatoio delle donne per fare sesso. In realtà è uno scherzo crudele in cui lui finisce addirittura a testa in giù nel water. Un altro scherzo ai suoi danni fatto nell'aula di chimica però finisce decisamente peggio con Marty che rimane orribilmente sfigurato dall'acido nitrico.Dieci anni dopo, sempre il primo d'aprile, i liceali che fecero quell'atroce scherzo sono invitati a una festa che si terrà nella loro vecchia scuola, abbandonata da cinque anni e che sta per essere demolita. Arrivano alla spicciolata ma non sanno di essere arrivati alla festa sbagliata. Uno a uno cadranno sotto i colpi di un killer che indossa la maschera di un joker....
Il film dell'esordiente trio registico Dugdale, Ezra e Litten è un coacervo di sfiga e di colpi di culo pazzeschi, produttivamente parlando .
Trattasi di tardo slasher realizzato pare nell'84 ma poi rimasto per un paio d'anni misteriosamente nel cassetto e fatto uscire quasi in concomitanza con April Fool's Day di Fred Walton e visto che non ci facciamo mancare niente dell'86 è anche The April Fool di William Fruet. E tutta questa concentrazione di titoli in concomitanza del primo d'aprile contribuirà a far cambiare il titolo a un film che in origine doveva richiamarsi anche lui al pesce d'aprile, prima in Jolly Killer mentre negli USA giusto per semplificare le cose è noto anche come Slaughter High ( e infatti su imdb.com si chiama così).
Sulla locandina c'è scritto "dagli autori di Venerdì 13" ma sembra una bufala bella e buona...
Il film all'epoca poi ebbe anche una certa risonanza del tutto involontaria per la notizia della morte, ufficialmente per suicidio, nel novembre 86 appena dopo che il film uscì nelle sale, dell'appena ventottenne Simon Scuddamore che recitò nella parte di Marty nell'unico film a cui abbia mai partecipato.
Jolly Killer è misteriosamente oggetto di culto tra gli aficionados soprattutto statunitensi del genere.
Il che è abbastanza incomprensibile perchè è uno slasher fuori tempo massimo ( genere allora già soppiantato da altri tipi di horror, vedi la saga di Nightmare on Elm Street) e che nel suo orticello non brilla neanche particolarmente.
Dopo un incipit molto lungo,anche troppo, in cui si articolano gli scherzi crudeli a Marty, il film si sposta nello scenario efficace della scuola abbandonata giusto per far cominciare la mattanza dei vari ex liceali che non fanno pena neanche un po' per quanto sono insopportabili.
Le uniche cose che riescono a dare un po' di sale al film sono la fantasia che è utilizzata nell'ideazione degli omicidi ( ce ne sono alcuni che sono veramente sfiziosi) e una certa perizia negli effetti speciali che del resto erano il lavoro dei tre registi all'opera.
Che poi dovrebbe essere una regia a sei mani e in pratica sembra un filmetto girato da un regista con le mani legate dietro alla schiena per il livello che viene mostrato.
Le maestranze attoriali si segnalano per una cagneria molto maggiore del preventivato ( a proposito la Munro che aveva circa 35 anni quando fu girato è visibilmente fuori parte quando le fanno fare la sedicenne, così come sono fuori parte i suoi compagni di scuola quando devono fare i trentenni) e anche la fotografia non aiuta di certo per quella patinatura che dà al tutto un aspetto paratelevisivo.
Inoltre durante il film ci sono le solite azioni ad minchiam che rendono poco credibile il tutto come quella della ragazza che , sporca di sangue di una delle vittime, da sola va in giro per la scuola a cercare una vasca da bagno e una volta trovata ,senza problemi si spoglia e si mette in ammollo, appena prima di fare una fine trucidissima( e scusate il piccolo spoiler!).
Visto con gli occhi di oggi Jolly Killer appare irrimediabilmente datato , una pellicola che appariva già vecchia alla sua uscita e contenente tutte le caratteristiche più deteriori del genere amplificate da una povertà realizzativa un po' troppo a vista.
Di sangue però se ne vede abbastanza....
(VOTO : 4,5 / 10 )
Il film dell'esordiente trio registico Dugdale, Ezra e Litten è un coacervo di sfiga e di colpi di culo pazzeschi, produttivamente parlando .
Trattasi di tardo slasher realizzato pare nell'84 ma poi rimasto per un paio d'anni misteriosamente nel cassetto e fatto uscire quasi in concomitanza con April Fool's Day di Fred Walton e visto che non ci facciamo mancare niente dell'86 è anche The April Fool di William Fruet. E tutta questa concentrazione di titoli in concomitanza del primo d'aprile contribuirà a far cambiare il titolo a un film che in origine doveva richiamarsi anche lui al pesce d'aprile, prima in Jolly Killer mentre negli USA giusto per semplificare le cose è noto anche come Slaughter High ( e infatti su imdb.com si chiama così).
Sulla locandina c'è scritto "dagli autori di Venerdì 13" ma sembra una bufala bella e buona...
Il film all'epoca poi ebbe anche una certa risonanza del tutto involontaria per la notizia della morte, ufficialmente per suicidio, nel novembre 86 appena dopo che il film uscì nelle sale, dell'appena ventottenne Simon Scuddamore che recitò nella parte di Marty nell'unico film a cui abbia mai partecipato.
Jolly Killer è misteriosamente oggetto di culto tra gli aficionados soprattutto statunitensi del genere.
Il che è abbastanza incomprensibile perchè è uno slasher fuori tempo massimo ( genere allora già soppiantato da altri tipi di horror, vedi la saga di Nightmare on Elm Street) e che nel suo orticello non brilla neanche particolarmente.
Dopo un incipit molto lungo,anche troppo, in cui si articolano gli scherzi crudeli a Marty, il film si sposta nello scenario efficace della scuola abbandonata giusto per far cominciare la mattanza dei vari ex liceali che non fanno pena neanche un po' per quanto sono insopportabili.
Le uniche cose che riescono a dare un po' di sale al film sono la fantasia che è utilizzata nell'ideazione degli omicidi ( ce ne sono alcuni che sono veramente sfiziosi) e una certa perizia negli effetti speciali che del resto erano il lavoro dei tre registi all'opera.
Che poi dovrebbe essere una regia a sei mani e in pratica sembra un filmetto girato da un regista con le mani legate dietro alla schiena per il livello che viene mostrato.
Le maestranze attoriali si segnalano per una cagneria molto maggiore del preventivato ( a proposito la Munro che aveva circa 35 anni quando fu girato è visibilmente fuori parte quando le fanno fare la sedicenne, così come sono fuori parte i suoi compagni di scuola quando devono fare i trentenni) e anche la fotografia non aiuta di certo per quella patinatura che dà al tutto un aspetto paratelevisivo.
Inoltre durante il film ci sono le solite azioni ad minchiam che rendono poco credibile il tutto come quella della ragazza che , sporca di sangue di una delle vittime, da sola va in giro per la scuola a cercare una vasca da bagno e una volta trovata ,senza problemi si spoglia e si mette in ammollo, appena prima di fare una fine trucidissima( e scusate il piccolo spoiler!).
Visto con gli occhi di oggi Jolly Killer appare irrimediabilmente datato , una pellicola che appariva già vecchia alla sua uscita e contenente tutte le caratteristiche più deteriori del genere amplificate da una povertà realizzativa un po' troppo a vista.
Di sangue però se ne vede abbastanza....
(VOTO : 4,5 / 10 )
Senin, 08 April 2013
Reality ( 2012 )
Luciano è felicemente sposato con Maria, ha tre figli, una pescheria e si esibisce a matrimoni di parenti e amici facendo imitazioni e macchiette che riscuotono molto successo. Per arrotondare fa anche delle piccole truffe con un robottino da cucina. Un giorno, in un centro commerciale, più che altro per far contenta la figlia più piccola, riesce a ottenere un provino per partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello.Lo chiamano anche a Cinecittà per una fase successiva della selezione ma poi i responsabili del programma non si fanno più sentire. Ma Luciano è sicuro che è stato preso: si innesca una spirale ossessivo compulsiva in cui crede che tutto quello che gli stia accadendo è una prova ulteriore a cui viene sottoposto per poter entrare nel programma. Vende la pescheria, regala di tutto ai poveri si riduce praticamente sul lastrico. Intanto il programma è iniziato senza di lui e la sua vita sta andando sempre di più in rovina.
Non era facile dare un seguito a un capolavoro come Gomorra , non avrebbe avuto senso fare un Gomorra 2 perchè quel film è stata un'esperienza unica e inarrivabile , eppure Garrone romano di nascita ma ormai immerso completamente nella napoletanità verace ci è riuscito con Reality , film dai toni meno apocalittici del suo predecessore ma ugualmente permeato di un'amarezza cosmica impossibile da mandare via dopo la visione.
La storia di Luciano il pescivendolo che voleva diventare una star televisiva è il paradigma del cambiamento delle aspirazioni dell'italiano medio.Prima il sogno dei genitori per il proprio figlio era quello di farli studiare, di dargli quel famigerato pezzo di carta da appendere alla parete, ora siamo arrivati al tentativo di prendere la scorciatoia del successo tramite la tv, cosa neanche tanto peregrina in una civiltà telecratica e non meritocratica come è diventata la nostra che riempie i palinsesti di (ir)reality shows e di (no) talent games buoni giusto per creare delle meteore luminose che attraversano il cielo giusto per lo spazio di un mattino.
E se magari per i talent una qualche capacità è richiesta per la tv spazzatura del Grande Fratello è necessario non averne nessuna perchè bisogna essere solo dei burattini plastificati da esporre come trofei davanti all'occhio meccanico della telecamera, giusto per soddisfare le mire voyeuristiche degli appassionati.
Reality è la storia della psicosi ossessiva di un povero mortale che non riesce a sfuggire al canto della sirena di quell'allucinazione collettiva che è il successo televisivo, è una sorta di The Truman Show all'incontrario, perchè Luciano crede, a torto, di essere tampinato giorno e notte da una telecamera e modifica compulsivamente il proprio stile di vita proprio perchè così facendo crede di compiacere i responsabili del programma che secondo lui lo stanno sottoponendo a una sorta di ultimo provino ( permanente) prima di chiamarlo.
Arriva a costrurisi una specie di confessionale in casa e addirittura crede che un grillo lo stia controllando per conto dei curatori del programma, quasi vivendo in una realtà parallela dentro le quattro mura domestiche.
Da sottolineare la componente visiva : Reality è un film bellissimo da vedere, con colori accesi dalle tonalità pop valorizzati dalla bellissima fotografia di Marco Onorato, con la cinepresa che indugia sulle vestigia antiche ( le piazzette ormai in rovina) da contrapporre all'opulenza del nuovo che avanza ( i centri commerciali ma anche i giardini dei ristoranti in cui si celebrano matrimoni, dei pezzetti di paradiso terrestre incastonati in un contesto degradato).
Un film circolare che si apre con una lunga sequenza sul cielo terso di Napoli e finisce guardando la notte stellata sopra quel brandello di irrealtà plastificata che è la casa del Grande Fratello.
Garrone dall'alto di uno stile di regia abbacinante sceglie di stare a distanza dal suo protagonista che miracolosamente non diventa una macchietta come una delle maschere dietro cui si cela a inizio film, lo immerge in un mondo popolato da personaggi vagamente boteriani e lo descrive minuziosamente come farebbe un entomologo con i suoi insetti.
Fa enorme piacere parlare bene del cinema italiano ma qui siamo a un livello ancora superiore: un film come Reality, opera di un regista già pronto per sedere permanentemente nell'empireo dei grandi autori del cinema italiano e internazionale, è la testimonianza concreta che possiamo ancora essere terra di grande cinema.
Da una parte rende orgogliosi di essere italiani , dall'altra parte sorgono ancora più dubbi sul fatto che un autore come Garrone , unico nel nostro panorama cinematografico, sia la classica rondine che non fa primavera, costretta a migrare per poter esprimere al meglio la propria arte.
E dover realizzare Reality grazie alla compartecipazione di capitali francesi, vederlo più apprezzato all'estero che in Italia, impone una riflessione seria.
Se Dracula 3D di Dario Argento ( di cui prima o poi parleremo) è opera di interesse culturale nazionale, Reality allora che cosa è?
( VOTO : 8,5 / 10 )
Non era facile dare un seguito a un capolavoro come Gomorra , non avrebbe avuto senso fare un Gomorra 2 perchè quel film è stata un'esperienza unica e inarrivabile , eppure Garrone romano di nascita ma ormai immerso completamente nella napoletanità verace ci è riuscito con Reality , film dai toni meno apocalittici del suo predecessore ma ugualmente permeato di un'amarezza cosmica impossibile da mandare via dopo la visione.
La storia di Luciano il pescivendolo che voleva diventare una star televisiva è il paradigma del cambiamento delle aspirazioni dell'italiano medio.Prima il sogno dei genitori per il proprio figlio era quello di farli studiare, di dargli quel famigerato pezzo di carta da appendere alla parete, ora siamo arrivati al tentativo di prendere la scorciatoia del successo tramite la tv, cosa neanche tanto peregrina in una civiltà telecratica e non meritocratica come è diventata la nostra che riempie i palinsesti di (ir)reality shows e di (no) talent games buoni giusto per creare delle meteore luminose che attraversano il cielo giusto per lo spazio di un mattino.
E se magari per i talent una qualche capacità è richiesta per la tv spazzatura del Grande Fratello è necessario non averne nessuna perchè bisogna essere solo dei burattini plastificati da esporre come trofei davanti all'occhio meccanico della telecamera, giusto per soddisfare le mire voyeuristiche degli appassionati.
Reality è la storia della psicosi ossessiva di un povero mortale che non riesce a sfuggire al canto della sirena di quell'allucinazione collettiva che è il successo televisivo, è una sorta di The Truman Show all'incontrario, perchè Luciano crede, a torto, di essere tampinato giorno e notte da una telecamera e modifica compulsivamente il proprio stile di vita proprio perchè così facendo crede di compiacere i responsabili del programma che secondo lui lo stanno sottoponendo a una sorta di ultimo provino ( permanente) prima di chiamarlo.
Arriva a costrurisi una specie di confessionale in casa e addirittura crede che un grillo lo stia controllando per conto dei curatori del programma, quasi vivendo in una realtà parallela dentro le quattro mura domestiche.
Da sottolineare la componente visiva : Reality è un film bellissimo da vedere, con colori accesi dalle tonalità pop valorizzati dalla bellissima fotografia di Marco Onorato, con la cinepresa che indugia sulle vestigia antiche ( le piazzette ormai in rovina) da contrapporre all'opulenza del nuovo che avanza ( i centri commerciali ma anche i giardini dei ristoranti in cui si celebrano matrimoni, dei pezzetti di paradiso terrestre incastonati in un contesto degradato).
Un film circolare che si apre con una lunga sequenza sul cielo terso di Napoli e finisce guardando la notte stellata sopra quel brandello di irrealtà plastificata che è la casa del Grande Fratello.
Garrone dall'alto di uno stile di regia abbacinante sceglie di stare a distanza dal suo protagonista che miracolosamente non diventa una macchietta come una delle maschere dietro cui si cela a inizio film, lo immerge in un mondo popolato da personaggi vagamente boteriani e lo descrive minuziosamente come farebbe un entomologo con i suoi insetti.
Fa enorme piacere parlare bene del cinema italiano ma qui siamo a un livello ancora superiore: un film come Reality, opera di un regista già pronto per sedere permanentemente nell'empireo dei grandi autori del cinema italiano e internazionale, è la testimonianza concreta che possiamo ancora essere terra di grande cinema.
Da una parte rende orgogliosi di essere italiani , dall'altra parte sorgono ancora più dubbi sul fatto che un autore come Garrone , unico nel nostro panorama cinematografico, sia la classica rondine che non fa primavera, costretta a migrare per poter esprimere al meglio la propria arte.
E dover realizzare Reality grazie alla compartecipazione di capitali francesi, vederlo più apprezzato all'estero che in Italia, impone una riflessione seria.
Se Dracula 3D di Dario Argento ( di cui prima o poi parleremo) è opera di interesse culturale nazionale, Reality allora che cosa è?
( VOTO : 8,5 / 10 )
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