Rabu, 17 April 2013

Una famiglia perfetta (2012 )

Gruppo di famiglia in un interno : tutti riuniti a tavola facendo colazione la mattina della vigilia di Natale: c'è Leone, col suo sguardo torvo e il fare un po' dispotico, i due figli grandi Pietro e Luna, la moglie Carmen, la madre Rosa, il figlio più piccolo che è mandato dalla madre Carmen a cambiarsi il maglione per indossarne uno rosso, più adatto allo spirito natalizio. Si parla del più e del meno quando improvvisamente Leone comincia a dire strane cose del bambino: non gli piace, non gli somiglia, la famiglia è fatta anche di dettagli e quel bambino con gli occhiali e un po' pienotto lui non lo vuole. Sale la tensione e si scopre che coloro che fanno parte della famiglia di Leone sono tutti parte di una compagnia di attori ingaggiata dal misterioso Leone magari per vedere che effetto fa avere una famiglia con cui trascorrere il Natale.
Intanto sta arrivando Fortunato, il capo del gruppo di attori che fa la parte del fratello di Leone. Ha trovato anche un altro bambino per fargli fare la parte del figlio piccolo: nell'ambiente è chiamato il professionista, divo in erba, bello biondo e che costa veramente un mucchio di soldi.
Più si va avanti e più le pagine del copione degli attori si confondono con la vita reale e l'arrivo imprevisto di Alicia nella casa innesca tutta una serie di esilaranti equivoci.
Oggi sono proprio contento che posso parlare bene di una commedia italiana , diretta da Paolo Genovese ( non precisamente un curriculum registico rassicurante visto che comprende roba come i due Immaturi e La Banda dei Babbi Natale) che si è ispirato non so quanto liberamente perchè non ho visto l'originale al film spagnolo Familia, una commedia noir diretta da Fernando Leon de Aranoa ( quello del magnifico I lunedì al sole).
Il casale finemente arredato,circondato da un parco principesco  è  incastonato nella bellezza della campagna umbra e rappresenta  un palcoscenico perfetto su cui vanno in scena diversi personaggi in cerca d'autore,  orgogliosi di essere attori e della funzione della loro professione ma consapevoli che in tempi di crisi bisogna adattarsi a fare di tutto, anche recitare un copione ad uso e consumo di una persona sola, in questo caso Leone.
Perchè la realtà è proprio questa: tutto è finto ed è come una rappresentazione teatrale studiata nei minimi termini  perchè allo spettatore/committente/pagante piace anche improvvisare, cospargere le varie scene di piccoli imprevisti oltre che vere e proprie trappole per delle volpi del paloscenico come quelle che ha ingaggiato.
Si assiste con una leggerissima inquietudine al crollo della facciata perbenista e natalizia che viene picconata da Leone e dalla scoperta che tutto quello che vediamo è solo un copione teatrale .
Proprio per questo Una famiglia perfetta è un film che si presta a molteplici letture , diventando un qualcosa che ha un quoziente intellettivo di molte spanne superiori rispetto a quello messo in mostra dalla commedia italiana moderna: si parla del ruolo dell'attore e della crisi economica, del fatto che non sempre possiamo essere totalmente responsabili delle nostre scelte, si parla di orgoglio e di sgomitamenti tra primedonne ( vedi la decana Rosa che si inventa il coup de theatre perchè si sente trascurata) in un meccanismo ben oliato in cui la vita reale si confonde continuamente con la rappresentazione teatrale.
Va dato atto a Genovese di non aver cercato a tutti i costi la pochade e la risata grassa, tiene al minimo sindacale  il tasso di volgarità, orchestra quasi un Canto di Natale dickensiano perchè è impossibile non pensare a Ebenezer Scrooge quando ci si ferma a scrutare un po' il personaggio di Leone.
Una famiglia perfetta si riserva anche frecce avvelenate verso il tanto sbandierato spirito natalizio che contagia un po' tutti alla fine di ogni anno risultando un film oltre che piacevole anche intelligente nella sua punta di amarezza e nella vena malinconica che sopraggiunge nel finale.
Forse qualche sforbiciata gli avrebbe giovato ma alla fine non si può avere tutto , no? E poi ci si diverte comunque.
Gustosissima la partita a tombola ( anche quella frutto di un copione che però si inceppa sul più bello) e esilaranti le lezioni di immedesimazione per le scene di pianto tenute dal capo attore Fortunato.
Perfetto film natalizio però troppo intelligente per farlo uscire sotto Natale: infatti è uscito alla fine di novembre ed è stato condannato a un incasso modesto in rapporto alle ambizioni.
Ma vale comunque una visione,anche  fuori stagione.

( VOTO : 7+ / 10 ) Una famiglia perfetta (2012) on IMDb

Selasa, 16 April 2013

Come pietra paziente ( 2012 )

Una giovane donna musulmana alla periferia di una città che non viene mai nominata, presumibilmente siamo a Kabul per lo scenario di guerra in cui è ambientata la vicenda, accudisce il marito , molto più anziano di lei , in coma vegetativo a causa di un proiettile che lo ha colpito al collo. Le figlie le ha mandata da una zia che gestisce un bordello mentre lei sta in casa con lui, combattendo con le privazioni che le sottopone la routine quotidiana ( mancanza di soldi, di acqua e di cibo). L'uomo è un involucro apparentemente senza vita e viene trattato da lei come la pietra della pazienza ( la synguè sabour del titolo originale), cioè quella pietra della tradizione afghana a cui affidare i propri segreti più reconditi. Parlando al marito un po' per sfogo e un po' per esorcizzare la solitudine, comincia un lungo percorso di spietata autoanalisi della propria vita, del proprio matrimonio e del rapporto col marito, una progressiva presa di coscienza della propria infelicità acuita anche dagli incontri con un giovane militare che la crede una prostituta ( è lei che glielo ha fatto credere per avere salva la vita) perchè paradossaalmente , pur trattandola da prostituta e pagandola, è l'unica che l'ha fatta sentire importante.
Però un crudele colpo di scena da parte del destino la attende .
E' difficile approcciarsi a un film come questo: Come pietra paziente se volessimo parafrasare il titolo, chiede molta pazienza allo spettatore perchè all'inizio è spigoloso, respingente,straniante nell'uso di una voce narrante sempre all'opera. Ambientato quasi interamente in uno squallido interno è un muro di parole che assale uno spettatore magari non ben disposto per un cinema autoriale di siffatto genere.
In realtà cresce col passare dei minuti allo stesso modo in cui fiorisce la bellezza della protagonista ( la bellissima attrice iraniana Golshifteh Farahani, già vista in About Elly e nel recente Just like a woman) trattenuta, anzi soffocata sotto paramenti pesantissimi e un burqa per andare all'esterno della sua povera casa per procurarsi i farmaci necessari per il marito e il poco altro per vivere.
Come pietra paziente si trasforma presto in un je accuse virulento contro un marito crudele , oltre che molto più vecchio di lei, e allo stesso tempo diventa una descrizione fedele del maschilismo feroce che caratterizza una civiltà androcentrica come quella musulmana.
Inoltre è un film sulla femminilità negata, o meglio sulla sessualità negata su cui lei si sofferma nelle sue numerose dissertazioni sull'argomento ( lei non ha nessuna voce in capitolo riguardo al modo di fare l'amore per esempio e gli incontri col militare giovane e imbranato sono importanti per la propria autostima di donna proprio perchè è lei che comanda il gioco erotico) e in questo appare tutta il suo essere occidentale perchè parlare così di sessualità credo che avrebbe creato più di un problema se il film fosse stato realizzato in un Paese arabo. In realtà è diretto dallo stesso autore del libro da cui è tratto,l'afghano Atiq Rahimi,
cosceneggiato con uno dei re Mida del cinema francese, Jean Claude Carriere, un arzillo ultraottantenne con oltre un centinaio di sceneggiature all'attivo.
Come pietra paziente è un lungo flusso di coscienza, un monologo interiore che col trascorrere dei minuti acquista sempre più audacia parallelamente al sentirsi sempre più donna da parte della protagonista, senza nome( nessun personaggio del film ha nome) e che all'inizio sembra un essere asessuato, totalmente devoto a un marito che sembra morto.
Come detto prima è difficile approcciarsi a un film ristretto in pochi ambienti ( la povera casa della protagonista e la casa della zia quando va a trovare le figlie) e caratterizzato da pochissime azioni di cui la più ricorrente è quella di trincerarsi sotto il burqa per procurarsi il necessario per vivere.
Una volta superato il primo impaccio è però un film che prende, soprattutto nella seconda parte e non è solo per l'audacia sempre più evidente delle confessioni della giovane protagonista.
Magari non adatto al grosso pubblico per quel suo essere autorial /chic ma può regalare parecchie soddisfazioni.

( VOTO : 7 / 10 )  The Patience Stone (2012) on IMDb

Senin, 15 April 2013

Il sospetto ( 2012 )

Lucas è un insegnante che ha perso il lavoro a causa dei tagli alla scuola e che è occupato temporaneamente in un asilo di un piccolo centro di provincia. E' separato, conduce una vita solitaria ma abbastanza normale e sta lottando legalmente con la moglie per avere più tempo da passare con l'amato figlio Marcus.Un brutto giorno , Klara , la figlia del suo migliore amico , bambina molto legata a lui perchè in famiglia l'ambiente non è dei più salutari a causa dei litigi continui tra genitori , racconta a una delle maestre una piccola bugia riguardante Lucas. La piccola menzogna si trasforma in un sospetto e poi in una comprovata colpevolezza agli occhi della piccola comunità in quanto mette in moto la macchina della giustizia.
Anche se così non è.
Tutto questo si traduce in aperto ostracismo verso Lucas che deve lottare per dimostrare la sua innocenza con al fianco il figlio e i pochi amici che continuano a credere in lui.
Il sospetto è un film che ti fa correre i brividi lungo la schiena. Brividi veri.
E riesce a sopravvivere anche al tentativo di "castrazione" da parte del titolista italiano che fa perdere all'originale Jagten ( che significa caccia) tutta la sua valenza simbolica e antropologica. Un po' come se Il cacciatore di Cimino ( in originale The Deer Hunter, il cacciatore di cervi) si fosse intitolato " L'inferno del Vietnam". Un titolo che c'entra con quello che viene raccontato ma è fortemente limitativo.
Il sospetto è un titolo che coglie solo uno dei molteplici aspetti della pellicola danese: è vero che è forse il primo film che tratta un crimine odioso come la pedofilia dalla prospettiva di un adulto innocente ma lo sguardo acido della cinepresa di Vinterberg ( che dopo l'esordio col botto di Festen sembra ritornare sul luogo del delitto, quello della comunità chiusa oltre che ipocrita e degli abusi sessuali) non si sofferma solo su questo.
Con poche pennellate degne di un impressionista ci dipinge una comunità apparentemente tranquilla in cui un uomo mite come Lucas cerca di mimetizzarsi tra gli altri riuscendoci malamente. E' gentile, premuroso coi bambini, uno dei pochi a non commettere eccessi alcolici, l'unico divorziato , ha sempre una parola di conforto per la piccola Klara testimone involontaria di un clima di violenza malcelata in casa sua , costretta suo malgrado a subire le conseguenze dei litigi dei suoi genitori che arrivano anche a dimenticarsela a scuola.
A lei piace Lucas e quando può scappa da lui non fosse altro per uscire a passeggio con lui e la cagnetta Fenny. Ma involontariamente, per una piccola ripicca infantile gli rovina la vita.
Eppure Lucas pur di non accusare Klara accetta stoicamente le violenze subite, anche in un'occasione come questa è l'unico a cui sembra stare a cuore quella bambina che gli sta facendo del male, del male vero.
L'empatia che si prova per il personaggio di Lucas è totale: in tempi in cui si deve stare attenti anche a fare un sorriso a un bambino per strada perchè potrebbe essere preso per qualcosa d'altro, un personaggio come quello creato nel film di Vinterberg che ha anche qualcosa di trascendente per come rifiuta le logiche umane per affidarsi al suo senso di giustizia, è un bagliore di luce nella tenebra.
Grande merito va a Mads Mikkelsen , attore magnifico grazie al quale un perfetto uomo medio se non mediocre come Lucas , diventa un personaggio memorabile.
Lo spettatore aspetta per tutto il film che venga ribaltato da parte di Lucas l'assioma che i bambini dicono sempre la verità, eppure non succede, non viene concessa la soddisfazione che il mite protagonista si faccia scudo della piccola Klara. sbugiardandola. La stessa Klara che viene usata dai suoi genitori come paravento per nascondere tutti i loro problemi familiari.
Vinterberg non concede questa soddisfazione  ma in  un crescendo di gesti inconsulti può accadere che per una volta Lucas perda il controllo ( la scena del supermercato) o che trovi il coraggio per mettere di fronte alla propria ipocrisia la comunità riunita come se niente fosse successo nella chiesa del paese durante la notte di Natale.
Inoltre è molto bello il rapporto delineato tra Lucas e Marcus, padre e figlio separati dalla vita e della burocrazia legata al divorzio, che hanno bisogno di stare uno accanto all'altro. Un rapporto all'inizio spigoloso ma poi improntato al calore umano e a un'emotività che forse sono strane da trovare in un film di provenienza scandinava.
Marcus pur non avendo vissuto con lui per un lungo periodo è uno dei pochi che non ha alcun dubbio sul comportamento del padre,accanto al quale vuole completare il proprio percorso di crescita, rappresentato dalla prima battuta di caccia al cervo con il suo fucile, regalatogli da Lucas, lo stesso fucile che suo padre  aveva regalato a lui.
Eppure anche in questo finale così apparentemente riconciliato c'è spazio per una chiusura inquietante che riapre un po' tutte le questioni che sembravano risolte.
Vinterberg a livello estetico sembra aver abbandonato le velleità puriste del Dogma 95 : quindi niente camera a mano, niente montaggio nervoso anche nelle fasi più concitate di questo thriller morale che a tratti sfocia nell'horror, una fotografia calda e avvolgente ( ad opera di Charlotte Bruus Christensen) che privilegia l'illuminazione naturale anche nelle numerose scene in interni non particolarmente luminosi.
Il sospetto è il film adatto a tutti quelli che hanno il vizio di giudicare troppo in fretta e in modo assoluto. Per tutti quelli che vedono solo bianco o nero.
Perchè in mezzo ci sono tante sfumature di grigio.
Basta saperle cogliere.

( VOTO : 8 + / 10 ) The Hunt (2012) on IMDb

Minggu, 14 April 2013

Come out and play ( 2012 ) / Ma come si può uccidere un bambino? ( 1976)

Una coppia di turisti,  con lei in avanzato stato di gravidanza, in vacanza in una località di mare decide di noleggiare una barca per visitare un'isola a circa quattro ore dalla costa e passare una giornata un po' diversa dal solito. Arrivati all'isola notano che le spiagge , le strade e tutte le attività commerciali ( negozi, bar e addirittura un albergo) sono totalmente vuote se si fa eccezione di un gruppo di bambini che tuttavia non sembra essere molto comunicativo. Inoltre nella coppia lui parla qualche parola di spagnolo mentre lei assolutamente no e questo aumenta il suo senso di spaesamento.Quando vedono una ragazzina far fuori a bastonate un vecchio locale allora tutto diventa chiaro.I bambini hanno fatto piazza pulita degli adulti e ora sono alla loro caccia. Come fuggire? Ma come si può uccidere un bambino?
Come out and play di Makinov più che un remake è uan perfetta simulazione dell'originale Ma come si può uccidere un bambino? dello spagnolo Narciso Ibanes Serrador che fu uno dei primi film spagnoli rilasciati sul mercato internazionale dopo la fine della dittatura franchista.
Stessi titoli di testa, stessa fotografia anni '70, stessa fisionomia degli attori protagonisti  che cambiano solo di nome ( Tom and Evelyn nell'originale, Francis e Beth nel remake).Qualche dubbio sulla collocazione temporale perchè se nell'originale era normale che si comunicasse via radio, al giorno d'oggi non è così normale non avere cellulari o roba del genere, però effettivamente in un film piuttosto spoglio sotto il profilo delle scenografie è difficile stabilire in che anno sia ambientato.
Una differenza fondamentale è il prologo che nel film originale è piuttosto lungo e articolato mentre nel film di Makinov si passa subito , per così dire, all'azione.
In Ma come si può uccidere un bambino? nell'incipit ci sono richiami storici ai soprusi subiti dai bambini durante guerre e genocidi di massa avvenuti un po' in tutto il mondo , cosa che al giorno d'oggi appare anche un po' didascalica ma che ha una sua stringente efficacia nel mostrare immagini vere shockanti tratte da documentari dell'epoca.
Makinov nel suo remake si disinteressa del lato sociale ( cosa che aveva un certo peso in un film rilasciato appena dopo la fine di una dittatura sanguinaria come quella franchista) per interessarsi solo alla macchina dello spavento , asciugando il minutaggio del film di circa una ventina di minuti, mentre per il resto riprende quasi filologicamente, inquadratura per inquadratura la pellicola originale.
Che , guardata con gli occhi di oggi è ancora discretamente spaventosa: in tempi di bambini in cui si è reincarnato il maligno ( Il presagio) o posseduti ( L'esorcista), Ma come si può uccidere un bambino? appare in tutta la sua disturbante efficacia per come usa la normalità come base per l'orrore, scardinandola senza dare spiegazioni di sorta come accadeva nei film succitati: che cosa c'è di più puro e innocente di un bambino apparentemente tranquillo? E davvero non si può uccidere un bambino, oppure per salvarsi la vita possiamo venir meno a questo principio che sembra sacrosanto?
Un po' come succedeva nel capolavoro Il villaggio dei dannati di Wolf Rilla ( e relativo remake carpenteriano) in cui i bambini però avevano dei poteri straordinari, erano tutti biondi belli e inquietanti, oltre che letali,avevano le sembianze di una razza superiore da subito.
La differenza sta nel fatto che l'orrore sia nel film di Ibanez Serrador che in quello di Makinov è centellinato e comunque i bambini all'esterno non sembrano mostrare nulla di anomalo , si comportano in maniera in apparenza normale, non parlano e non sono apertamente ostili ai due protagonisti.
Però poi cominciano a dare la caccia ai due intrusi adulti.
Il finale è abbastanza romeriano: perdura l'assenza di spiegoni finali trituranti e c'è quel quid apocalittico caratteristico di molti film del maestro americano.
Se Ma come si può uccidere un bambino? seppur inquietante come pochi appare come figlio naturale del suo tempo, Come out and play  è un oggetto filmico al di fuori del tempo per il suo stile vintage , in un tempo di horror plastificato è un ritorno al passato e a un certo modo di creare suspense legato  all'assenza degli effetti speciali e della computer grafica che in post produzione è in grado di aggiustare tutto.
E anche quando troviamo esempi di pellicole che usano i bambini come fattore orrorifico ( vedi i bambini dell'ottimo The children) la pellicola di Makinov mostra ancora meglio tutta la propria stravaganza anacronistica.
Altro fattore importante è l'uso della luce: qui è tutto fatto alla luce del sole, il buio che spesso è usato come espediente per fare paura è del tutto assente, anche le case bianche contribuiscono a creare dissonanza con quello che accade.
Qualche altra parola su questo Makinov. dice di essere originario della Bielorussia, sembra risiedere in Messico, si presenta su youtube con dei proclami deliranti in cui appare incappucciato di rosso come un compagno di Baal, fa girare il suo film per tutti i festival specializzati in cui annuncia anche la sua presenza che poi viene regolarmente annullata ( oppure può darsi che c'è lo stesso, tanto chi lo riconosce senza cappuccio?).
A parte che un tipo simile lo vorresti abbracciare stretto al collo o accarezzare con una mazza chiodata, ancora non si capisce se questo è un furbastro che se la tira oppure se ha il talento per sfondare.
Per adesso è partito bene, ma questo era solo un remake.
Vediamo se riesce a tirar fuori farina dal suo sacco.

( VOTO : 6,5 / 10  un punto in meno perchè è un remake // 7, 5 / 10 )

Sabtu, 13 April 2013

Jimmy Bobo- Bullet to the head ( 2012 )

Jimmy Bobo è un sicario professionista di New Orleans abituato a vivere nell'ombra per portare a termine i suoi remunerativi lavoretti ad alto tasso di piombo caldo assieme a un socio d'affari. Quando qualcuno glielo ammazza capisce che è il momento di allearsi con quel poliziotto asiatico di Washington che lo tampina e  che con lui condivide il fatto che gli hanno ammazzato il collega di lavoro. In più a Jimmy Bobo toccano l'unica cosa a cui tiene veramente in tutta la sua vita: sua figlia.
E lui scatena l'inferno.
Come si evince dalla sinossi niente inutili sofismi  o voli pindarici: un canovaccio usato, forse anche abusato, ai limiti della consunzione su cui il direttore d'orchestra Walter Hill lavora con la sua bacchetta ( quasi) magica per musicare una sinfonia rosso sangue in crescendo dal primo all'ultimo minuto.
Se nei mani di un regista normale un canovaccio come questo può diventare al massimo un film "normale", medio se non mediocre, nelle mani di uno come il vecchio Walter state sicuri che diventerà una fuoriserie.
E così è.
Jimmy Bobo-Bullet to the head è il classico film visto e stravisto migliaia di volte però è una di quelle opere che è assolutamente godurioso riguardarsi fosse anche per l'ultima volta.
E' il classico film girato come il dio del cinema action comanda: sequenze ariose e terribilmente vere, non di quella artificiosità plasticosa che caratterizza l'action di questi tempi. Qui gli attori interagiscono tra di loro e non con fondali neutri, le coreografie sono fatte dal vero e non ricostruite in postproduzione davanti a un computer. E' un piacere vedere un action come questo che sembra figlio di un altro tempo assai rimpianto.
Ed è lo stesso rimpianto con cui  vediamo tornare all'opera dopo tanti anni un maestro come Walter Hill tenuto vergognosamente lontano da un set cinematografico per dieci anni.
Che cosa ci avrebbe potuto regalare in questo decennio uno come Walter  che, anche se ha passato la settantina, dirige ancora con la verve di un ragazzino?
Lo schema che usa è lo stesso usato in tanto cinema poliziesco che sconfina nel buddy movie, ricetta da lui messa a punto in perle incastonate nella memoria del cinefilo come 48 ore ( e relativo seguito ) o Danko.
In più di un'occasione si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un remake apocrifo di Danko in cui però l'alieno non è il russo trapiantato in quella strana nazione che sono gli Stati Uniti, ma lo stesso Jimmy Bobo, tipo di poche parole e molti fatti , un buonuomo ( anzi un Bonomo che è il suo nome del film, ditemi da dove avete tirato fuori Jimmy Bobo) assolutamente delizioso nel suo anacronismo conclamato.
Così come fanno sorridere le battute di Jimmy sul suo socio asiatico che non si segnalano per eleganza in tempi politically correct come questi.
E il film è tutto un fiorire di queste battute acide e fulminanti,quando non razziste.
Jimmy Bobo - Bullet to the Head è una pellicola che certifica il ritorno all'azione dei vecchi dinosauri che mordono ancora e non ci stanno a fare la figura delle balene spiaggiate che si sono fatte rivedere solo per misere esigenze di pagnotta.
Vecchi dinosauri combattivi sia dietro che davanti la macchina da presa perchè Stallone con i suoi muscoli vecchi ma ancora gonfi e quell'espressione un po' così di chi si è fatto overdosi di botox per una vita, è assolutamente irresistibile.
Non sarà mai stato un grande attore ma funziona egregiamente in un film dove deve parlare poco e menare le mani o sparare tanto ( vogliamo parlare di come tratti la testa di Christian Slater alla stessa stregua di  un cocomero da poligono di tiro?), in cui i confini tra i buoni e i cattivi sono impercettibili come non mai , in cui la musica è scritta dalle traiettorie curvilinee delle pallottole che fischiano per ogni dove.
Se la statura dei protagonisti si misura con quella degli antagonisti direi che qui siamo messi abbastanza bene perchè l'avversario di Jimmy Bobo Stallone è Jason Momoa, bello e con  imponente massa di muscoli al seguito che per una volta si trova a suo agio anche nelle parti in cui deve anche recitare e non solo gonfiare i bicipiti. Son convinto che ne risentiremo parlare, basta che abbia l'agente giusto.
E adesso senza indugi: scaraventarsi al cinema a godere suinamente senza vergogna di ( e con) questo film.

( VOTO : 7,5 / 10 )

Bullet to the Head (2012) on IMDb

Jumat, 12 April 2013

Beyond ( 2010 )

Leena sta festeggiando assieme a suo marito e alle loro figlie il giorno di Santa Lucia. Una telefonata a casa avverte che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni all'ospedale e ha espresso il desiderio di rivederla un'ultima volta. Se per Leena questo vuol dire profonda crisi perchè ha passato gran parte della sua vita a cancellare con grande pervicacia il suo passato, il marito prende l'iniziativa di portarla dalla madre.E intanto affiorano i ricordi di infanzia di Leena, lei figlia di immigrati finlandesi in Svezia ( integrazione difficile sia linguistica che sociale) , costretta suo malgrado a tutelare un fratellino più piccolo ed evitare che i genitori , vittime della dipendenza da alcool , facciano più danni di quelli che fanno già.
Fino a quel brutto giorno in cui i servizi sociali portano via lei e il fratellino per affidarli a una struttura protetta. Intanto oltre al riaffiorare di questi ricordi, Leena si confronta al capezzale con la vecchia madre morente in un crescendo di dolore....
Beyond rappresenta l'esordio dietro la macchina da presa di Pernilla August, già attrice bergmaniana, già ex moglie del più famoso ( o famigerato a seconda dei punti di vista ) Bille August e con questo film ha vinto ha vinto il Premio Settimana Internazionale della critica al festival di Venezia del 2010.
Un premio che non sorprende non perchè ci troviamo di fronte a un capolavoro, perchè così non è, ma perchè ci troviamo di fronte al classico film da festival specializzato, un drammone a tinte fosche con una struttura fatta con flashback a incastro in cui si fa un ampio excursus della vita di una ragazzina, Leena, a cui hanno rubato troppo presto l'infanzia e lo si alterna alla sua vita di adulta normale medioborghese, mediamente felice, con una bella famiglia, un marito amorevole, senza troppi problemi economici e una riconciliazione mancata con il suo passato doloroso.
Il fulcro del film è tutto qui: se i figli sono pezzi 'e core anche le mamme lo sono e Beyond descrive in modo anche un po' artificioso il travaglio della Leena adulta che quasi non si vuol far contaminare dal ricordo della sua infanzia, lo tratta come un qualcosa da rimouovere totalmente dalla propria vita.
Il film della August naturalmente urla Bergman ad ogni inquadratura ma anche Ibsen nel suo essere caratterizzato da duelli all'ultimo sangue tutti giocati all'interno di quattro mura soffocanti.
La storia che appassiona di più è senza dubbio quella della Leena bambina e del suo essere così responsabile a un'età così verde, colpisce il suo amore per un fratellino meno attrezzato di lei a sopportare le brutture che la vita gli propone e la sua delicatezza nel cercare di nascondere in che brutta situazione entrambi vivano.
E il segreto che la Leena adulta si porta dentro è proprio il rimorso per non essere riuscita a fare di più per quel fratellino tanto amato e da cui è stata divisa a forza.
Naturalmente un film di attori come questo vive sulle performances dei protagonisti e qui sono tutti di ottimo livello: da Noomi Rapace qui al suo ultimo film prima di fare il definitivo salto dell'Oceano Atlantico per andare a Hollywood per girare il secondo capitolo di Sherlock Homes, a Ola Rapace ( marito,ormai ex,  di Noomi, stesso nome d'arte, che aggiunge al tutto un tocco di spontaneità in più ), fino alla prova della giovane Tehilla Blad, nella parte della Leena bambina, recitata con grande intensità a trasporto.
Curioso che la giovane Tehilla abbia già nel suo curriculum varie apparizioni nella serie Millennium, quella che ha dato la notorierà a Noomi Rapace, recitando nella parte della giovane Lisbeth Salander...
Beyond non è sicuramente un film imprescindibile ma è notevole il lavoro della August sugli attori e sulle emozioni che scoppiano violente in una parte finale che ha il sapore di una chiusura definitiva col passato senza essere per questo troppo consolatorio.
Perchè talvolta l'amore non riesce a vincere su tutto.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

Beyond (2010) on IMDb



Kamis, 11 April 2013

Soul Kitchen ( 2009 )

Zinos è il proprietario di un ristorante bettola ad Amburgo, un postaccio dove tutto quello che serve ha l'invitante aroma di merluzzo fritto. La sua ragazza Nadine però per lavoro si deve trasferire a Shanghai, il risorante non naviga in belle acque anche perchè Zinos a causa di problemi alla schiena non può più cucinare ed è costretto ad assumere uno chef che fa strage del precedente menù ma così facendo fa piazza pulita anche della clientela che arriva a boicottare in massa il locale.Nadine intanto pare che si sia trovata un fidanzato con gli occhi a mandorla e Zinos vuole andare lì per chiarire tutto lasciando il ristorante in gestione al fratello Illias, mariuolo di mezza tacca che ha la brillante idea di tentare di perdere il ristorante in una partita a poker.E se Zinos perde tutto, il destino del ristorante è la demolizione. Che fare? Dove trovare i soldi che servono?
La commedia meticcia secondo Fatih Akin, una carriera fatta di tanti riconoscimenti importanti ma pochi euri di incasso: cinema turco ambientato nel profondo nord europeo, quella plumbea Amburgo già vista in altri film importanti nei decenni passati. Due fratelli di origine greca  ,uno con una splendida idea in testa cioè il suo ristorante scalcinato in cui tenta pretestuosamente di fondere la soul music con la cucina( parola grossa per descrivere quello che cucina usando solo la friggitrice), l'altro delinquentello che ha  una semilibertà a tempo limitato ammesso che dimostri di avere un lavoro.

Dicevamo del tentativo pretestuoso di fondere la cucina della bettola e la soul music, la musica dell'anima.
Come si può fondere una cucina che ha 40 piatti in menù che hanno tutti lo stesso sapore (come gli dice il cuoco) e una musica come quella soul? Ci vuole un cuoco vero e creativo che casualmente viene trovato: dopo un periodo di sorpresa da parte dei clienti  applica le sue nozioni di nouvelle cusine al ristorante, creando piatti belli e sorprendenti, fino alla trovata della torta con l'aiutino afrodisiaco.
Akin non sembra rinunciare alle sue origini ma mostra il suo radicamento nel nord Europa, in un' Amburgo dalla colorazione desaturata che lo ha accolto con malcelata indifferenza.


Inquadra  squallide periferie colorandole con musica e pillole di saggezza spicciola, osa aggirarsi dalle parti della battuta greve senza per questo essere sgraziato( si rasenta il collasso dal ridere alla scena dell'"alzabandiera" durante la prima seduta di fisioterapia) , avvince lo spettatore con una molteplicità di suggestioni che non si limitano solo alle numerose risate che strappa il film.
Akin ci accoglie come ospiti nel suo ristorante, ci sediamo al  tavolo che ci ha riservato, ci guardiamo intorno e vediamo che il tempo si è fermato, agli anni '70 e '80.

Quasi ci si aspetta di ascoltare in discoteca i vocalizzi di Nina Hagen o vedere da qualche parte il suo volto da bambola.
Soul kitchen  è un film che stimola pancia e cervello,è uno di quei film definiti d'autore che però non ne ha la spocchia (o anche la consapevolezza), è un film di  personaggi ai confini della macchietta ma che non la oltrepassano mai, decide anche di avere degli snodi narrativi prevedibili ma che non disturbano affatto.

Il pezzo di Istanbul trasferito ad Amburgo rimane orgogliosamente ancorato alla propria identità e alle proprie origini ma si integra perfettamente con chi li ha ospitati.

Favolosa la musica che si ascolta durante Soul Kitchen (non solo soul ma anche tanto rock con le sue belle, pesanti chitarre distorte) così come sono incredibilmente belli i titoli di coda.
Un vero peccato perderseli.....

( VOTO : 7,5 / 10 )  Soul Kitchen (2009) on IMDb