Jumat, 28 Juni 2013

The Battery ( 2012 )

Due giocatori di baseball, differenti in tutto e per tutto, Mickey e Ben si aggirano per la profonda provincia americana infestata di zombies. Sopravvivono alla giornata spostandosi continuamente e difendendosi da chi li minaccia ( solo Ben, perchè Mickey si rifiuta di uccidere zombies). Tra lunghe passeggiate, soste a lanciarsi la palla da baseball, sessioni di pesca e pasti frugali con cibo in scatola la loro vita trascorre senza scossoni finchè tramite un casuale contatto radiofonico vengono a sapere di un posto dove ci sono altri sopravvissuti....
Potenza del destino: proprio mentre gli schermi cinematografici sono invasi dalle masse di zombies di World War Z, sul mio schermo personale appare questo The Battery,pellicola  con un discreto successo nel giro di molti festival specializzati, che se possibile incarna tutto il contrario della grandeur dell'ultimo film bradpittesco.
Girato con 6000 dollari- leggansi seimila- ma fatto tutto con assoluto e dignitosissimo professionismo ( anzi spiegatemi perchè The Battery riesce a essere assolutamente presentabilissimo dal punto di vista cinematografico mentre Dario Argento con 7  milioni e mezzo di euro confeziona una schifezza ultradilettantesca ) l'opera prima di Jeremy Gardner, protagonista nella parte di Ben e sceneggiatore, si segnala per la sua attitudine vintage, un po' sbracata, con due protagonisti che anche fisicamente con le loro panzette in bella vista e i loro pettorali scolpiti dagli hot dogs, incarnano alla perfezione la normalità che rifugge qualsiasi stereotipo accostabile al classico eroe hollywoodiano.
Non hanno neanche la statura dell'antieroe: sono cazzoncelli che sembrano in gita premio eppure non è così. Ben si occupa dell'uccisione degli zombies quando vengono attaccati, si procaccia il cibo fresco, chiede spesso all'amico di giocare a baseball, Mickey è sempre attaccato a delle cuffie che sparano musica come a volersi isolare dal mondo in cui vive e forse anche dalla compagnia di Ben che la casualità gli ha assegnato.
C'è spazio anche per l'ironia nerd, sbracatissima, quando Ben per far finalmente decidere Mickey a imbracciare la mazza da baseball per uccidere zombies gliene porta uno in camera mentre sta domerndo chiudendolo nella stanza assieme a lui oppure quando una zombie con dei bei pettorali degnissima per partecipare a un concorso Miss maglietta bagnata cerca di attaccare Mickey chiuso all'interno della macchina e lui invece di cercare di cacciarla, eccitato da quello che intravede, si spoglia e si tocca esponendosi al ludibrio da parte dell'amico che arriva in suo soccorso.
A una prima parte on the road costellata di bellissime locations a costo zero in cui la natura lussureggiante la fa da padrona, segue una seconda parte in cui i due si ritrovano prigionieri nella loro auto circondata da una masnada di creature ululanti.
Il tono del film cambia, lo stile anche passando dalle lunghe panoramiche silenziose quasi a volersi nutrire dei suoni della natura al piano sequenza che riesce a trovare profondità pur se confinato, asfissiato , in una Volvo station wagon.
The Battery è un horror/apocalittico a conduzione "familiare" (a leggere i nomi nei credits la troupe deve essere stata veramente ridotta) che, dato il budget risibile lavora sulle suggestioni e sulle atmosfere togliendo tutto il superfluo . Perchè si può fare un film con zombies senza troppo sangue e frattaglie e senza troppe creature riuscendo lo stesso a essere credibili e a dando alle stampe un prodotto valido.
In questo, il film di Gardner è molto romeriano perchè torna alle radici del genere: l'orrore non sarà dato dalla moltiplicazione degli zombies ma dall'atmosfera ansiogena che si riesce a creare.
Ecco ora pensate di inserire in un film di questo genere dall'estetica povera, dalla fotografia un po' sgranata e dall'atitudine un po' hippy, due personaggi che potrebbero essere presi benissimo dal campionario di umanità debosciata presente in  Clerks di Kevin Smith.
Ora forse non avrete un quadro preciso di cosa è The Battery ma ci andrete molto vicino.
Da segnalare una colonna sonora bella e usata benissimo.

( VOTO : 7 / 10 ) 


The Battery (2012) on IMDb

Kamis, 27 Juni 2013

Orphan ( 2009 )

Kate e John stanno cercando di ricostruire faticosamente il loro matrimonio messo a dura prova da un aborto doloroso e da altre vicissitudini che partono dall'alcolismo di lei e da un tradimento da parte di lui.Vorrebbero avere un' altra figlia ma ormai lei è isterectomizzata per cui decidono di adottarne uno e la scelta ricade su Esther, nove anni, bei modi e una storia dolorosa alle spalle. Cominciano subito i problemi perchè i figli naturali della coppia le sono apertamente ostili e dopo un po' anche Kate si accorge della vera natura di Esther, crudele e manipolatrice. Avvengono strani incidenti e al centro c'è sempre Esther. C'è qualcosa che non va in lei e Kate si mette in testa di scoprire cosa anche a costo del suo matrimonio che oramai sta andando a rotoli....
In principio fu L'innocenza del diavolo , pellicola in cui un visetto che era stato considerato angelico da milioni e milioni di fans si trasformava nel volto di uno spietato assassino bambino. Quel volto apparteneva a Macaulay Culkin, star di parecchio cinema per bambini o per famiglie di inizi anni '90.
I riferimenti di Orphan a tale pellicola sono abbastanza palesi ma qui c'è differenza che l'attrice che interpreta Esther, Isabelle Fuhrman appare subito inquietante con la sua aria vintage e i suoi vestiti clamorosamente fuori moda.
Quindi sotto questo profilo sappiamo subito che cosa aspettarci e del resto il regista Jaume Collet Serra, un passato glorioso a girare spot televisivi, non punta sull'effetto sorpresa. Anzi, fa vedere subito di che pasta è fatta Esther e di come prevarica i fratellastri a cui mostra subito il suo volto feroce.
Il problema sono gli adulti che capiscono poco e tardi quello che sta succedendo: Kate quando ha sentore di qualcosa si impegna in uno scontro frontale col piccolo demonio, mentre John è come soggiogato dalla bambina e la sua dabbenaggine deciderà il suo destino.
Orphan è girato con uno stile senza troppi compromessi: procede per accumulo di situazioni , tira sciabolate piuttosto che lavorare di fioretto su paure e suggestioni, lascia poco o nulla all'immaginazione.
Sembra un thriller dalle venature horror piuttosto canonico ma tutti i trucchi che il regista usa per amplificare la suspense ( musiche, cigolii e gli altri rumori strani che possono popolare una casa di notte) rappresentano il diapason a cui accordare la benevolenza di uno spettatore che non sta vedendo nulla di nuovo ma quello che sta vedendo gli piace e lo appassiona.
In più c'è un colpo di scena finale che è una bella sorpresa, twist che naturalmente non starò qui a svelare.
La regia di Jaume Collet Serra è talmente brillante che permette di sorvolare  evidenti cadute di sceneggiatura: per esempio non convince l'effetto bomba atomica che ha avuto su John e Kate l'aborto della terza figlia ( la terza, non la prima!) , è piuttosto lacunosa la descrizione delle dinamiche tra i due adulti della vicenda e poi meglio sorvolare anche su alcune battute (che sembrano scritte per Stephen Seagal) che vengono pronunciate nella lotta all'ultimo sangue che caratterizza il finale.
Pure se è ambientato in un inverno freddissimo e nevosissimo è uno di quei thriller horror  che possono allietare l'afa di questa stagione.
Nulla di strabiliante ma degnissimo di una visione a neuroni spenti.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 


Orphan (2009) on IMDb

Rabu, 26 Juni 2013

Killer in viaggio ( 2012 )

Tina ha una madre terribile che cerca di intromettersi in tutto quello che fa castrandone ogni ambizione , ha un terribile senso di colpa per la morte del suo cane avvenuta in circostanze grottesche e ha un ragazzo, Chris, non precisamente un Adone, che l'ha finalmente convinta a fare un giro in roulotte alla ricerca di angoli di Inghilterra curiosi e dimenticati. Ma la vacanza da idillio presto si trasforma in un viaggio nell'incubo. Chris fa venir fuori il suo lato malato e Tina lo asseconda in un percorso che pullula di cadaveri....
Chris e Tina, a cui danno vita i bravissimi Chris Oram e Alice Lowe anche autori di soggetto e sceneggiatura, sono rappresentanti della società più mediocri che medi e proprio per questo nella loro graduale trasformazione in spietati serial killer ( ma c'è una battuta in cui lui dice che comunque non è nuovo a omicidi & affini ) riescono a far esondare dallo schermo un misto di sorrisi e inquietudine.
Il sorriso scaturisce da come è girato il film , comprese le esplosioni inconsulte di violenza assassina ( all'inizio non intenzionale ma poi, come spesso succede, ci prendono quasi gusto), che sono incastonate spesso in sequenze di tenore abbastanza leggero e che poi improvvisamente si trasformano in qualcosa d'altro.
L'inquietudine nasce proprio dalla loro mediocrità conclamata, sono i classici tipi della porta accanto con un physique du role più da tappezzeria che da serial killer.
Eppure scoprono una passione malsana in quello che fanno, che serve ad eccitarli un po' in tutti i sensi.
La storia di questi due serial killer on the road però procede su binari abbastanza standardizzati , le dinamiche della coppia Chris / Tina sono piuttosto prevedibili come l'esclation di pazzia che li porterà a gesti sempre più eclatanti.
In qualche maniera lo stile sbilenco e transgenere di Ben Wheatley ( autore di un piccolo cult molto apprezzato qui a bottega intitolato Kill List di cui potete leggere qua ) sembra quasi addomesticato e ci si chiede quanto la longa manus di Edgar Wright, il deus ex machina di autentici cult da idolatrare senza compromessi come Shaun of the dead e Hot Fuzz,  in questo progetto abbia influenzato, più o meno concretamente, lo stile altrove aggressivo e senza compromessi di Wheatley, la cui virulenza  ai limiti dell'horror ( in certi frangenti anche oltre) è stata ricondotta verso lidi più adatti al grosso pubblico.
Se il road movie è il genere frammentario per eccellenza legato alla sua struttura episodica, in Killer in viaggio questa parcellizzazione del plot è amplificata ai massimi termini dando l'impressione di trovarsi di fronte ai vari episodi di una sit com un po' particolare. Di quelle che fanno ridere a denti stretti, anzi strettissimi.
Detto questo ci si diverte e si resta ammirati dalla bravura di Chris Oram e di Alice Lowe che fanno della loro assoluta normalità ( sapete? calvizie incipiente, panzetta, forme non proprio da pin up) il loro punto di forza.
Sono personaggi che all'inizio quasi si adorano perchè hanno i difetti della gente comune, di quella che non fa cinema, poi man mano che passano i minuti il processo di identificazione viene meno perchè sono degli psicopatici arrivati oltre l'ultima Thule della pazzia.
Ecco perchè Killer in viaggio ( titolo italiano come al solito spoileroso e troppo indicativo di quello che succederà, al contrario dell'originale Sightseers) è il classico film che fa sorridere ma allo stesso tempo mette anche un po' paura......
D'ora in poi guarderò diversamente chi va in giro in roulotte....

( VOTO : 7 / 10 ) 

  Sightseers (2012) on IMDb

Selasa, 25 Juni 2013

Dream Team ( 2012 )

Orbera è stato un calciatore di successo nella nazionale francese: ora è un'opinionista televisivo con la vita discretamente distrutta dall'abuso di alcool. Perde il lavoro in televisione perchè picchia selvaggiamente in diretta un giornalista e per questo rischia anche di non vedere più l'amata figlioletta. Gli viene data una via d'uscita: disintossicarsi e trovare un lavoro fisso. Miracolosamente ( ma neanche tanto) l'ancora di salvezza gli viene fornita da una squadra bretone di dilettanti che parteciperà alla Coppa di Francia. La sfida è importante economicamente per salvare il locale conservificio ma con una squadra composta da pescatori non si può fare molta strada. Orbera allora convincerà un gruppo di suoi ex colleghi, sul marciapiede per vari motivi, un po' come lui, a giocare nella sua squadra. Giusto tre mesi, il tempo necessario per arrivare al primo turno della Coppa di Francia.
Come al solito i francesi ci surclassano sul terreno preferito ( oramai pare l'unico) del cinema italiota: la commedia. Sportiva per giunta, quindi guardando anche oltreoceano e non avendo paura di confrontarsi con un genere americano per eccellenza.
Prendono un regista serio come Dahan ( al suo attivo La vie en rose e anche un prossimo biopic su Grace Kelly), un cast all star con tutti personaggi molto noti al pubblico d'oltralpe tra cinema e televisione e imbastiscono una storiella corale fatta giusto per intrattenere, senza alcuna pretesa ma che ottiene facilmente il suo scopo.
La galleria di calciatori sul marciapiede recuperati da Orbera già da sola vale il prezzo del biglietto e non è la cosa migliore del film: c'è lo psicopatico fobico malato di playstation che però si consola con un gioco anni '80 dell'Atari, c'è un portiere con velleità da attaccante che sembra un misto tra Maradona ( per via di un certo vizietto ) e Che Guevara, c'è lo stopper cattivone che spezza gambe agli avversari, c'è l'ex calciatore afflitto da problemi cardiaci (Omar Sy  ricalca fisicamente Thuram e anche la sua storia) e c'è l'ex bomber con velleità attoriali ma che è poco più di un guitto incapace di recitare una battuta che è una.
Accanto a loro il vero asso nella manica della pellicola: l'impagabile popolazione locale che fornisce l'ossatura panzuta e sbevazzona alla squadra e che garantisce il giusto contrasto con tutte queste stars metropolitane.
La vicenda è poco più di un pretesto, le gags si affidano più a una comicità fisica che alla bontà della battute ( che in realtà sono abbastanza sporadiche, si punta più al paradosso ) l'impressione è che ognuna delle celebrità convocate per questo progetto pensi più a recitare il proprio spartito che a interagire con gli altri.
Lo schema del film è risaputo: un po' commedia sociale alla Loach, un po' commedia sportiva, un po' farsa che gioca con la crisi economica, un po' gioco di contrasti tra ricconi con la puzza sotto il naso e pescatori bretoni un po' indietro anche dal punto di vista tecnologico ( cosa peraltro sottolineata dal titolo originale Les Seigneurs) .
Il risultato è di quelli dimenticabili ma intrattiene a dovere, si passa un'ora e mezza a pensare di stare a vedere un'enorme cazzata ma si continua a vederla per appurare come va a finre.
Il classico film che sotto sotto piace ma che in pubblico fa figo dire che è una schifezza.
E qui ritorniamo al confronto con la commedia italiota: perchè i francesi riescono a creare un progetto di questo tipo che non naufraga dal punto di vista qualitativo, confezionato più che decentemente mentre da noi analoghi progetti naufragano in una mesta fiera del "bbona la prima", tagliati tecnicamente con l'accetta ?
Il film naturalmente è stato un successo ai botteghini francesi e questo gli ha permesso di varcare i patri confini.
Belli i titoli di coda con figurine dei protagonisti ( anche del cast tecnico e creativo) attaccati su un album.
Che dire? Stupidino ma intrattiene , impossibile parlarne troppo male...

( VOTO : 5,5  / 10 )


Les seigneurs (2012) on IMDb

Senin, 24 Juni 2013

Il garzone del macellaio ( aka The butcher boy, 1997)

Francie Brady assieme al suo migliore amico Joe sta vivendo un'infanzia di alti e bassi , tra le fantasie normali da ragazzini e una realtà sempre più difficile da vivere con padre è un musicista fallito, per giunta alcolizzato e violento oltre a una  madre con diversi problemi di natura psichiatrica. Quando la madre si suicida e Joe parte per una scuola di navigazione, Francie si ritrova solo e comincia a pensare che l'acida Mrs Nugent sia la causa di tutti i suoi mali. Tra un'apparizione della Madonna e l'altra ( Madonna che ha le fattezze di Sinead O'Connor) comincia  a fare il giro di istituti religiosi, riformatori e scuole di correzione perchè il suo comportamento sociale sta diventando sempre più bizzarro e pericoloso.
Anche perchè tutti pensano che la follia sia un male ereditario....
E' perlomeno curioso che un regista affermato anche presso il grosso pubblico come Neil Jordan abbia tutti questi problemi con la distribuzione nostrana che puntualmente maltratta i suoi film irlandesi a minor budget dopo che ha incassato soldi su soldi con molti suoi film hollywoodiani .E'addirittura delittuoso ignorare del tutto un film come questo che si è addirittura portato a casa un Orso d'Argento a Berlino. Mica pizza e fichi.
Il garzone del macellaio  probabilmente è anche uno dei suoi film migliori perchè racchiude in sè molti temi cari alla poetica jordaniana.COn il suo solito stile sbilenco a sfiorare tangenzialmente molti generi il film del regista irlandese descrive con grande creatività  un mondo in cui la favola cerca di entrare a colpi di maglio nella realtà (vedi gli alieni con testa d'insetto, l'apparizione della Madonna, l'esplosione di una bomba atomica), in cui gli adulti con la loro fissità di sguardo e di comportamenti si contrappongono ai ragazzini che con la loro fantasia riescono a smuovere montagne, un mondo in cui la vita paesana scorre sempre al medesimo ritmo con i soli scossoni dati da ragazzini ribelli allergici alle regole, un mondo in cui il cattolicesimo di facciata che lo contraddistingue copre le magagne e gli scricchiolii delle varie unioni familiari.
La figura di Francie Brady si erge maestosa:  è un ragazzino che ha una madre con seri problemi psichiatrici e un padre che si fracassa il fegato al pub. E quando il babbo torna a casa per Francie sono botte da orbi perchè queste sbornie non sono rassicuranti come quelle che di solito si vedono nei film irlandesi. Francie ha un amico,o meglio un fratello di sangue, Joe con cui inventa storie oltre il limite dell'assurdità. La madre si suicida e lui che già manifesta problemi comportamentali viene inviato in un convento a "maturare". Ma il parroco è un pò troppo lungo di mani e lui torna a casa appena in tempo per essere spedito in una specie di manicomio perchè ritengono il problema della follia ereditario. Continua a scappare ma il suo destino è quello dell'istituto di cura.
Il film di Jordan ha diverse anime e riesce a far convivere generi a prima vista antitetici. C'è un uso discretamente orginale della voce fuori campo che mantiene sempre un tono che va dall'ironia acida al sarcasmo feroce anche quando sullo schermo non vengono mostrate cose piacevoli.
Addirittura c'è una parte quasi splatter dedicata alla vendetta di Francie contro la signora Nugent che lui ha visto sempre come causa dei propri mali. Se per molti questo film poteva diventare il classico percorso formativo di un ragazzino sul limitare dell'adolescenza, nelle mani di Jordan questo diventa un nero romanzo di (de) formazione.

Sarà che il mondo ce l'ha con Francie però lui indubbiamente se le va a cercare e compie atti che gettano dubbi inquietanti sulla sua sanità mentale. 
La storia di Francie,tratta da un romanzo di Patrick Mc Cabe( che ha anche cosceneggiato)  è un pò la radice marcia da cui è nato un film come Breakfast on Pluto che ha un pò lo stesso stile di questo ma molta meno amarezza.
Un pò storia d'amicizia, un pò ritratto di un Irlanda non così turistica prigioniera dei suoi rituali atavici, un pò esplorazione mistica new age(con tanto di apparizione di Madonna canterina che ha le fattezze di Sinead O'Connor), Il garzone del macellaio è un film pienamente neiljordanesco dalla prima all'ultima sequenza.
Sempre in bilico tra dramma e commedia è la storia di un ragazzino qualunque cresciuto troppo in fretta e senza alcun principio morale e religioso.
In barba alla finta unione della sua famiglia e in barba al cattolicesimo integralista da sempre sua dottrina.
Una tragedia che si veste da black comedy. 

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

The Butcher Boy (1997) on IMDb

Minggu, 23 Juni 2013

Viva la libertà ( 2013 )

Il segretario del principale partito di sinistra, Enrico Olivieri, è colto da una crisi depressiva dal momento in cui i sondaggi lo vedono in caduta libera. Decide di fuggire di notte in Francia, a Parigi , da una sua vecchia fiamma , Danielle, ora sposata con un regista di grido e con un figlia, Helene, di 12 anni. Cerca di ritrovare se stesso o solo abbandonarsi al ricordo dell'amore più grande della sua vita, chissà...
In Italia intanto sua moglie Anna e Bottini, il suo principale collaboratore politico, decidono di "sostituirlo" pro tempore con Ernani, suo fratello gemello, fisicamente identico ma in realtà antitetico a lui in tutto e per tutto. Ernani, ex professore di filosofia che sta soggiornando in un ospedale psichiatrico, è uno spirito libero e comincia a introdurre nelle sue interviste discorsi rivoluzionari: l'arte, la bellezza, la poesia.
I potenziali elettori apprezzano e i sondaggi per le elezioni che si terranno a breve sono favorevolissimi.
Che fare? Continuare con Ernani o far ritornare Enrico?
Viva la libertà, tratto dal romanzo Il trono vuoto scritto dallo stesso regista, Roberto Andò, tratta un tema già  toccato varie volte al cinema: la follia la potere.
E lo fa delicatamente , senza troppi scossoni, in modo raffinato e rarefatto allo stesso tempo, concentrandosi soprattutto sulle debolezze umane che si nascondono dietro agli uomini di potere.
In un clima di antipolitica come quello che stiamo vivendo in questi ultimi anni , fa quasi tenerezza vedere dei politici così deboli, prigionieri del loro ruolo pubblico e dell'immagine che si sono autocuciti addosso.
Immagine che nel caso di Enrico si sta fortemente deteriorando , frutto delle solite sempiterne indecisioni di un partito molto più a suo agio all'opposizione che al governo, a causa delle proprie divisioni interne.
Naturalmente il riferimento al principale partito del centrosinistra è ben evidente, è praticamente sbattuto in faccia allo spettatore.
Ecco perchè uno che parla diverso dagli altri come Ernani rappresenta una speranza, in realtà è più un'utopia che qualcosa di concreto, perchè la gente vuol avere speranza e fiducia nel futuro, non vuole abbandonarsi al pessimismo e alla disperazione.
Vagamente surreale, Viva la libertà, riesce a mantenere un'invidiabile leggerezza pur parlando di argomenti importanti: cinema di doppelganger, risolto forse in maniera un po' troppo favolistica , che si regge sulle interpretazioni di un cast spendibile a livello internazionale , un po' come il film, raro esempio di cinema italiano che può essere esportato con una qualche speranza di successo.
In primo piano c'è naturalmente Toni Servillo( nel doppio ruolo di Enrico/Ernani) : attore dotato di tecnica sopraffina ma che a furia di sentirsi dire che è bravo sta cominciando ad esagerare con gli arzigogoli che inserisce nel suo modo di recitare.
Sembra quasi che a ogni sequenza ammicchi allo spettatore dicendogli " Guarda come sono bravo , che cosa sono capace di fare". Comincia a starmi un po' sui cosiddetti per questa sua arroganza recitativa.Però è schifosamente bravo.
Non colpisce a sufficienza Valeria Bruni Tedeschi ( Danielle), poverina penalizzata da una voce che è una vera e propria croce e incapace di recitare in modo leggero e spensierato( veramente brutta per come è forzata la sequenza in cui canta in macchina con Servillo, in generale non sembra esserci l'alchimia giusta tra loro due).
A conti fatti il migliore risulta Mastandrea, nella parte dell'incolore Bottini, oramai specializzato nel recitare parti sotto le righe,bravissimo a modulare la sua verve , quasi mettendole la sordina.
Viva la libertà racconta anche di un parallelo tra cinema e politica ( vedere lo stralcio di intervista a Fellini) oltre a giocare con una realtà difficile da raccontare senza incupirsi.
E' una favola in cui finalmente la pazzia  , nel senso buono del termine, va al potere.
Si può vivere benissimo senza farmaci per controllare il proprio umore e proprio grazie a questo sparare pillole di saggezza a getto continuo.
Viva la follia!

( VOTO : 7 / 10 ) 

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Sabtu, 22 Juni 2013

Fast & Furious 5 ( 2011 )

Dom Toretto, arrestato al termine del capitolo precedente, evade in modo rocamblesco durante un trasferimento da una prigione all'altra. Lo aiuta Brian assieme a Mia, sorella di Dom.Vanno a vivere a Rio de Janeiro per sfuggire alla polizia americana ma anche lì trovano il modo di ficcarsi nei guai. Rubano delle auto a Reyes,un potente boss del narcotraffico che fa di tutto per riaverle indietro ( una contiene un chip con tutti i luoghi di consegna della droga) e intanto entra in scena l'agente della DEA Hobbs che è sulle tracce della banda che dal canto suo ha deciso di fare una megarapina ai danni del succitato Reyes. Svicolando tra narcos e poliziotti, dando luogo anche a un improbabile alleanza, la rapina verrà organizzata nei minimi particolari....
C'era una volta una specie di tamarro di quartiere, pelato, con il collo alla Tyson e quell'espressione un po' così, con un cognome motoristico ( anche se non molto fast...) che era diventato famoso con un filmetto girato con due soldi ( come si chiamava?...ah si The Fast & The Furious nel 2001) e che poi dopo tutta una serie di film tamarri o peggio del succitato, aveva deciso di sputare nel piatto in cui aveva sempre mangiato e voler diventare un grande attore cimentandosi nella commedia e recitando addirittura per  Lumet ( una prova sorprendente e non sapete quanta fatica faccio a dirlo...).
Ma il pubblico non capì, gli incassi latitarono e il dimenticatoio ingoiò presto il malcapitato attore dal collo taurino e la crapa pelata.
Poi un produttore lungimirante pensò di recuperare tutte le "parti originali" del progetto iniziale e il successo di nuovo arrise al nostro eroe.
Scommettiamo che ora anche se gli proponessero un Fast & Furious ambientato tra la Luna e Marte accetterebbe a occhi chiusi? Anche se fosse fantascienza?
A dire la verità in Fast & Furious 5 non siamo troppo lontani dai viaggi interplanetari: potevano stupirci con effetti speciali e ce l'hanno proprio fatta perchè loro sono fantascienza non scienza.
L'acceleratore è pigiato a palla , quasi ci avessero messo un mattone sopra per far andare il film sempre a tavoletta e oltre, l'elenco di macchine mostrato è degno di una fiera dell'automobile ( e sono tutte bellissime!), anche il livello delle maestranze femminili è salito di parecchio , giusto per alimentare il dualismo donne & motori ma senza troppi dolori perchè nonostante gli incidenti a cui vanno incontro i nostri eroi non si fanno nemmeno un graffio, e oltre agli onnipresenti inseguimenti ( con addirittura una cassaforte di varie tonnellate portata tranquillamente a spasso per le strade di Rio) , ci sono anche molte sequenze di action pura in cui le macchine sono ferme e invece di far cantare i motori sono i mitragliatori automatici a intonare la loro ritmica melodia di piombo.
Insomma Fast & Furious 5 è il film del consolidamento del brand e della certezza della direzione da seguire: si va verso l'iperbole badando solo allo spettacolo e chissenfrega se quello che si vede è fantascienza.
Il pubblico ha gradito molto: del resto uno come Vin Diesel al cinema è fatto per spaccare culi e non per recitare Shakespeare. E vuoi mettere la new entry di un altro spaccatore di culi professionista come The Rock? Sembra il fratello deperito di quello visto nel sesto capitolo ( letteralmente debordante, così gonfio che la maglietta che indossava sembrava un tatuaggio non un capo di vestiario) ma lo stesso a suo confronto uno come Vin Diesel sembra rachitico.
La loro lunga , omerica , scazzottata piazzata a metà film è uno dei punti clou della pellicola.
Ah, un'altra cosa: la famiglia.
Fast & Furious 5 è il film del consolidamento del nucleo familiare: che bella questa famigliola!

(VOTO : 7+ / 10 )

  Fast Five (2011) on IMDb