Selasa, 14 Mei 2013

Iron Man 3 ( 2013 )

Tony Stark, vive ormai da recluso di lusso nella sua dimora principesca  a Malibu, una schifezzuola architettonica a picco sul mare, assistito dalla sua ex segretaria, ora sua fidanzata Pepper Potts. Occupa la maggior parte del tempo nel suo laboratorio nel seminterrato a modificare i suoi giocattoli preferiti, le sue armature e ha lasciato il proscenio al suo amico , il colonnello Rhodes che scorrazza in giro per il mondo con la sua armatura di Iron Man ed è stato ribattezzato dal presidente Iron Patriot. A Tony sta bene così, rimane nell'ombra anche perchè ha scoperto di soffrire di attacchi di panico. Ma questa situazione di apparente inattività dura solo fino a quando un nemico che viene dal suo passato comincia a seminare il panico nella popolazione e a toccare i suoi affetti più cari.
E' il temibile Mandarino e naturalmente alla fine della lotta ne dovrà rimanere soltanto uno....
Il primo Iron Man era stato una bella sorpresa, quasi un fulmine a ciel sereno perchè aggiornava con un'ironia contagiosa l'assioma Marvel del supereroe con superproblemi, sembrando quasi un contraltare al primo Spider Man di Raimi, quello in cui Peter Parker doveva abituarsi con effetti comici ai suoi nuovi poteri.
Il secondo film sull'uomo d'acciaio invece con la sua svolta seriosa aveva deluso profondamente un po' tutti.
Che fare allora? Si retrocede Jon Favreau a produttore , lo si conferma nel ruolo di Happy ( che praticamente viene ospedalizzato per tutto il film, sarà un messaggio subliminale?)Si chiama poi uno degli sceneggiatori/registi  più brillanti di Hollywood, tale Shane Black, specializzato in buddy movies e in dialoghi con battute fulminanti al limite ( e talvolta anche oltre ) del genio, gli si mette in mano un assegno da 200 milioni di dollari da spendere in effetti speciali superiori alla media del genere, mentre a tutto il resto pensa lui con la sua verve ironica e dissacrante che arriva a inserire riflessioni piuttosto argute in un prodotto per le masse urlanti e ululanti che si presentano al cinema armate di bibite e popcorn.
Il risultato è che Iron Man 3 soddisfa un po' tutti , chi cerca solo azione ed effetti speciali, ma  anche chi cerca qualcosa di più con le sue suggestioni su maschera e identità al punto di creare uno specchio per le allodole dal vago sapore iconoclasta del mondo Marvel.
E soddisfa anche i produttori visto che ad appena due settimane dalla sua uscita è quasi arrivato al ragguardevole incasso worldwide di un miliardo di dollari.
E' vero che la statura del supereroe si misura attraverso quella del suo antagonista ( e qui siamo messi bene perchè il Mandarino è qualcosa che fa veramente paura, lui e la sua masnada di piccoli terminators) ma qui svetta anche la personalità di un protagonista complesso e tormentato, prigioniero della sua immagine ma soprattutto della sua armatura senza la quale è vulnerabilissimo. E questo sentirsi indifeso, inadeguato a un ruolo da ricoprire lo rende vittima di pericolosi attacchi di panico.
E se Tony Stark vive solo grazie alla sua armatura, perchè non moltiplicarle in una lotta finale che è un tripudio di esplosioni e acciaio luccicante?
Magari questo Iron Man 3 farà storcere ai puristi della saga, forse è troppo attento a dare una botta al cerchio e una alla botte per essere il più "piacione" possibile, probabilmente è anche un po' troppo sbilanciato verso il suo protagonista a scapito di comprimari usati come tappezzeria e di un villain carismatico ma che soccombe un po' troppo facilmente,  ma è uno spettacolo valido, divertente e che può agevolemente coprire la fascia di pubblico che va dai 6 ai 99 anni.
Robert Downey jr poi conferma di aver ritrovato la sua seconda giovinezza artistica: ormai non sbaglia più un colpo ed è diventato uno dei più richiesti in quel di Hollywood perchè il suo nome equivale a incasso sicuro.
Non male per uno che ha passato vari anni sul marciapiede in attesa della chiamata che non arrivava visti i suoi noti problemi di inaffidabilità....
L'altra cosa da notare è che ormai queste produzioni Marvel da quando hanno avuto l'idea della gangbang di The Avengers hanno ormai acquisito un aspetto familiare, sembrano tutti figli della stessa penna , anche se non è così....

( VOTO : 7 / 10 )  Iron Man 3 (2013) on IMDb

Senin, 13 Mei 2013

Fire with Fire ( 2012 )

Jeremy, vigile del fuoco con una vita normalissima , è il testimone dell'omicidio a sangue freddo di un negoziante e di suo figlio ad opera della gang di un pazzo scatenato neonazista e sociopatico di nome Hagan. Decide di testimoniare ma questo vuol dire entrare nel programma protezione testimoni che equivale a cancellare tutta la sua vita precedente,a trasferirsi da Long Beach in California a New Orleans ed essere sotto costante sorveglianza da parte degli agenti federali. Ma Hagan lo trova lo stesso e tenta di uccidere lui e Talia, il federale , tiratore scelto con cui ha iniziato una storia sentimentale. Jeremy allora decide di scomparire sul serio, fugge anche dalla protezione dei federali perchè da "fantasma" può fare molto più male ad Hagan.
La lotta sarà naturalmente all'ultimo sangue.
Per prima cosa un plauso a chi ha voluto distribuire in sala questo filmone condannandolo a un sicuro insuccesso. Ma se negli USA è uscito straight to video circa un annetto fa, ma un motivo ci sarà o no?
E' un film con un budget di 27 milioni di dollari, con un cast attoriale piuttosto variegato e noto ( poi per la maggior parte è buttato via in malo modo ma questo è un altro paio di maniche) e un regista con una carriera spesa in televisione , mentre al cinema si è occupato nella coordinazione degli stunts o nella direzione delle seconde unità.
Ora con un regista del genere uno si aspetta un action rutilante, tamarro quanto basta e che non lascia un attimo di tregua neanche per respirare.
E invece partono quasi subito gli sbadigli per un prodotto confezionato con cura ma in modo anonimo perchè uguale a decine di migliaia di altri prodotti dello stesso genere e che si perde in chiacchiere inutili specchio delle sua ambizioni mal celate.
Fa macchia un villain talmente sovraccarico da essere una caricatura come Vincent D'Onofrio  nella parte di Hagan con una svastica rossa tatuata sul petto, mentre uno dei suoi sgherri ce l'ha addirittura tatuata in fronte ( su , ma dove vivete? uno fa apologia di reato con la fronte?), è delittuoso usare così poco uno che ha la faccia di Vinnie Jones, è trasparente per quanto anodino Josh Duhamel , uno che è arrivato tardi quando hanno distribuito il carisma, è sprecata per la parte della poliziotta innamorata Rosario Dawson che mette in mostra le sue labbrucce gonfiate a 2,2 atmosfere, fa macchissima il tenente della polizia da salotto interpretato da un Bruce Willis al minimo sindacale delle espressioni ( intendo più del solito).
Fire with fire è un action di nome ma non troppo di fatto, banale all'inverosimile e che scivola via lentamente nella noia e nell'indifferenza.
Unica nota positiva è una sequenza in cui si utilizza una sorta di soggettiva dei proiettili che fischiano numerosi in un'imboscata al povero , si fa per dire, Jeremy.
Il film pecca proprio in quelli che dovrebbero essere i suoi punti di forza e cioè le sequenze action ( banali e senza nerbo a parte quella appena nominata ) e la regia che non riesce a dare un ritmo accettabile al film, riducendo il tutto a un polpettone abbastanza soporifero.
E poi basta con queste storie d'ammmore appiccicate a caso come post it  sul frigorifero!
Un'ultima cosa: da non credere il manifesto del film che mette in primo piano un Bruce Willis che ha una parte assolutamente marginale.
Cosa non si fa per attirare qualche allocco in più al cinema!

( VOTO : 4,5 / 10 ) Fire with Fire (2012) on IMDb

Minggu, 12 Mei 2013

Contre toi ( aka In your hands , 2010 )

Anna,ginecologa in carriera, torna  a casa un po' trafelata e comincia a fare un giro di telefonate in cui dice di essere tornata da una breve vacanza. Si scopre subito che non è così. Anna è stata rapita da Yann, un giovane che l'ha accusata senza mezzi termini di aver ucciso sua  moglie per un intervento chirurgico sbagliato.Va alla polizia e comincia a raccontare quello che le è successo ma poi in preda a chissà cosa rinuncia e torna a casa. Ma non è finita qui. In un continuo gioco di flashback vedremo dipanarsi la vicenda di Anna e del suo rapitore.
Con annesso colpo di scena finale.
Kristin Scott Thomas è attrice inglese che però da anni ha deciso di trasferirsi in Francia. Questo le ha permesso di avere in pratica una doppia carriera: da una parte i film recitati in inglese che hanno più potenziale commerciale e le permettono di conservare la sua notorietà internazionale, dall'altra parte c'è tutta una serie di partecipazioni a piccoli film francesi che raramente vengono visti all'estero e che mettono in mostra un accento francese perfetto, la sua bravura nel dipingere personaggi scossi da emozioni forti e il suo immutato sex appeal nonostante abbia passato le 50 primavere.
Ed è bellissima anche in  questa pellicola della giovane Lola Doillon (anche sceneggiatrice), figlia del regista Jacques Doillon e della montatrice Noelle Boisson , nonchè moglie di Cedric Kalpisch, astro luminoso del nuovo firmamento registico francese.
Insomma una predestinata.
Contre toi ( titolo internazionale In your hands , per una volta più centrato dell'originale in quanto i due personaggi si affidano entrambi all'altro nelle due parti distinte che compongono il film) narra una storia  incentrata sul rapporto che si viene a instaurare tra la rapita e il rapitore. Esplora le varie sfaccettature della cosiddetta sindrome di Stoccolma in un rapporto fatto di prevaricazioni, crudeltà assortite ma che poi si trasforma in una comprensione crescente tra due individui masticati e poi risputati dalla vita.
Un uomo e una donna soli, a condurre una  vita arida segnata dal senso di perdita  e dalla solitudine.
Il loro rapporto evolve lentamente ma costantemente all'interno di quattro mura spoglie in un gioco delle parti in cui i ruoli poi fatalmente si ribaltano.
Kristin Scott Thomas pur sgualcita e vestita malissimo espone abbondantemente il suo sex appeal luminosissimo e il suo sguardo evocativo capace di disegnare una gamma emotiva ampissima.
Suo contraltare è l'altro protagonista , il bravo Pio Marmai che colora un personaggio tanto vigoroso fisicamente quanto fragile psichicamente. Esattamente tutto il contrario del personaggio di Anna, uno scricciolo con un carattere indomito.
Contre toi non si ferma solo a questo ma cerca di esplorare anche il dopo di una relazione ispida, difficile , fatta di attrazioni e respingimenti.
E il finale a sorpresa si inserisce alla perfezione in un rapporto difficile proprio per la psicologia contorta e provata dei due protagonisti.
Alla fine si resta anche con un bel carico di farfalle nello stomaco e ci si chiede: ma perchè ci si deve continuare comunque a far male?
La risposta dovrebbe essere in quello sguardo di Anna, perso in un punto indeterminato e che lascia comunque molti sottintesi.
Film d'apertura al Torino Film Festival del 2010.

( VOTO : 7 / 10 )  In Your Hands (2010) on IMDb

Sabtu, 11 Mei 2013

La casa ( 2013 )

Mia, giovane tossicodipendente che sta uscendo dall'abisso della droga, chiede al fratello David , alla ragazza di lui Natalie e a un paio di amici di lunga data come Eric e Olivia di raggiungerla al vecchio cottage di famiglia , una costruzione abbastanza spettrale dispersa in un bosco all'apparenza impenetrabile, per scacciare definitvamente i fantasmi della droga e superare il lutto per la perdita della madre.
I ragazzi scoprono che il cottage , abbandonato da anni è pieno di carcasse di animali , Eric scopre uno strano libro di cui comincia a leggere qualche passo ad alta voce. Lui non sa che cosa ha appena scatenato.
Ma se ne accorgerà ben presto assieme agli altri.....
Difficile per uno come me,  fan irriducibile del brand Evil Dead, approcciarsi a questo nuovo film in maniera neutra, cioè senza pregiudizi e senza isterie particolari. Difficile ma non impossibile.
A scanso di equivoci La casa di Fede Alvarez è un ottimo prodotto di genere. Ma il problema è che c'è l'altro e questo film non ha nessuna possibilità di scalzarlo dalla mia scala degli affetti cinematografici.
Un ottimo surrogato, quello si, che, appena tornato a casa mi ha fatto subito venir voglia di andare a vedere l'altro e di reinnamorarmene di nuovo.
Ecco, se solo a un decimo dei giovincelli presenti in sala a gioire per tutti gli eccessi visivi e sostanziali di questo remake ( o reboot? boh!) venisse la voglia di andarsi a rivedere l'originale, allora La casa del 2013 avrà raggiunto un importante obiettivo. Far conoscere alle nuove generazioni uno dei capisaldi del genere horror con cui sono cresciuti i loro padri .
Naturalmente tra i due film ci sono pochi paragoni da fare: se il film di Raimi era fatto con un pugnetto di dollari , il remake conta su un budget di circa 17 milioni di dollari che non sono nulla per gli standard del blockbuster hollywoodiano ma che permettono diverse cosette che il 22enne  Raimi all'epoca non aveva potuto permettersi.
L'idea che ho del film di Alvarez è che sia ostentamente vintage anche se è chiaro che ha assimilato la lezione di tutto lo scibile horror venuto dopo l'Evil Dead dell''81.
E se il film di Raimi rappresentava un film di rottura rispetto a tutto il passato proiettandosi verso un nuovo modo di fare horror, quello di Alvarez , pur rappresentando un qualcosa di estremamente diverso rispetto ai canoni estetici odierni, non rappresenta, non può rappresentare una rottura così netta rispetto a quello che si vede sugli schermi odierni. E invece di proiettarsi al futuro si proietta verso un passato glorioso.
Alvarez usa gli stessi ingredienti, inserisce piccoli particolari notati dai puristi della saga come per ingraziarseli e farli sentire importanti perchè molti ( e segnatamente i più giovani ) non li noteranno, rifinisce tutto molto meglio e aggiorna in qualche punto la scarna ossatura della sceneggiatura originale dell'altro film, dotando alcuni personaggi di un background che a conti fatti risulta superfluo, perchè tanto, inutile starci a girare intorno, l'unica cosa che conta è la mattanza che è di lì' a venire.
E sotto questo profilo il film non delude, anzi: in un crescendo di stravasi di sangue e di altri non ben identificati liquami corporei, La casa di Alvarez stimola le sinapsi giuste e regala la sua bella dose di divertimento oltre che a un pugno di sequenze veramente di alto livello.
Il problema è che manca l'effetto sorpresa e che mancano quei sobbalzi anche un po' bastardi che il primo film regalava in grande quantità.
C'è , come dire, meno complicità tra autore e spettatore.
Gli effetti speciali sono tutti rivolti al passato e risaltano per la loro artigianalità in tempi in cui la computer grafica la fa da padrona nel genere.
Raimi ha affermato in un'intervista di essere stato presente costantemente sul set ( in veste di produttore) , di aver lasciato totale libertà creativa ad Alvarez e al suo team, ma credo che vedendo il tutto dalla prospettiva del giovane regista uruguayano, non deve essere stato facile metabolizzare la presenza quotidiana del creatore di questa saga, appollaiato come un avvoltoio su una spalla.
In definitiva La casa del 2013 è una versione extralusso de La casa del 1981, un riaggiornamento che non tradisce lo spirito dell'originale, anzi.
Il nuovo vintage horror.

( VOTO : 7+ / 10 )  Evil Dead (2013) on IMDb

Jumat, 10 Mei 2013

Tyrannosaur ( 2011)

Joseph è un vedovo che si sta autodistruggendo velocemente e consapevolmente. E' vedovo di un tiranno sauro, come aveva soprannominato "amorevolmente " la moglie  diabetica, dotata di fisico imponente e che quando camminava faceva tremare le pareti della loro casa modesta ma pulita. Ma lui quel tirannosauro lo amava e nonostante siano passati cinque anni dalla sua morte ancora non si è ripreso. Conosce casualmente Hannah, volontaria in un charity shop. Lei è abituata a soccorrere reietti come Joseph e illusa di poter risolvere tutto pregando, ha uno strano trasporto per quell'uomo ispido e scontroso evidentemente bisognoso d'aiuto. E lo fa anche per fuggire a un matrimonio infelice, costellato di incomprensioni e violenze.
Hannah ha bisogno di Joseph forse più di quanto lui abbia bisogno di lei. Si incontrano, le loro solitudini cozzano fragorosamente fino a fondersi ma un terribile segreto avrà ripercussioni gravi sulle vite di entrambi.
Tyrannosaur è l'esordio sulla lunga distanza dietro la macchina da presa di Paddy Considine attore per  Sheridan, Winterbottom ma soprattutto noto per il suo sodalizio artistico con Shane Meadows, l'esponente di punta del nuovo cinema sociale inglese.
Nonostante alcuni riferimenti evidenti al cinema di Meadows ma soprattutto a quello del Loach più arrabbiato e virulento, Tyrannosaur si presenta più come un intenso dramma personale che come film di denuncia sociale.
Se è vero che il protagonista Joseph ( un Mullan magnetico, enorme nella sua bravura e nel rendere sgradevole il suo personaggio) rimanda subito al Joe del loachiano My name si Joe, il film poi prende in modo del tutto inaspettato un'altra strada.
Joseph è un personaggio che è sgradevolissimo fin da subito: uccide il suo cane a calci e poi pentendosi, ma forse è solo perchè si sono dissipati i fumi dell'alcool, lo seppellisce amorevolmente, ma proprio per questo è impossibile far scattare un'empatia seppur minima per una bestia del genere, che affoga la sua infelicità nel fondo di un boccale di birra.
Empatia che invece scatena il personaggio di Hannah ( Olivia Colman è magnifica), una donna che suscita quasi tenerezza per il suo candore conclamato e per quello spirito da buona samaritana che tracima in parecchie occasioni.
Forse una valvola di sfogo per fuggire alla follia del marito, un Eddie Marsan bene in parte con quello sguardo che non sai mai come prendere, che mette ancora più paura perchè ostentamente medio, forse anche più mediocre che medio.
Hannah e Joseph non si sono mai incontrati e forse non hanno nulla da spartire insieme.
Eppure si incontrano, in qualche modo si annusano e decidono di trovare conforto l'uno nell'altra.
Non è amore, è qualcosa d'altro ma che potrebbe un giorno trasformarsi in un sentimento ancora più completo, appagante e profondo.
Tyrannosaur è un film bello e terribile, denso di dolore e di emozioni, un film che lacera l'animo e che si ferma lì di traverso nello stomaco (altro che farfalle!) senza voler minimamente accennare ad andarsene.
Dal punto di vista stilistico Paddy Considine sceglie una strada diversa da quella presa dal nuovo cinema sociale inglese: niente cinema veritè, niente camera a mano ma un qualcosa di estremamente levigato e rifinito, un linguaggio cinematografico raffinato in cui sequenze di grande respiro  nascondono al loro interno stilettate improvvise di violenza fisica e psicologica proprio quando meno te lo aspetti.
Il tirannosauro condiziona la vita di Joseph anche quando non c'è più: ma forse il vero tirannosauro che quando cammina fa tremare tutto quello che incontra è proprio Joseph capace solo di rompere tutto quello che incontra come il classico elefante , pardon tirannosauro, nella cristalleria.
Ci voleva Hannah per farlo fermare, per farlo tornare a una vita normalizzata.
La stessa che lei per un po' non avrà più in un finale laconico, perennemente in bilico tra una lacrima e un sorriso.
Paddy Considine dimostra il giusto mix di talento ed esperienza: un regista, oltre che un attore, da tenere d'occhio.


( VOTO : 8 / 10 )  Tyrannosaur (2011) on IMDb

Kamis, 09 Mei 2013

Upstream color ( 2013 )

Kris che lavora in una specie di galleria d'arte è stata drogata da un ladro che usa sostanze provenienti da piante e le fa ingerire capsule con delle larve al loro interno che hanno la capacità di rendere totalmente senza volontà chi le prende. Il ladro svuota i conti di Kris che si ritrova a combattere con la larva che le sta colonizzando il corpo finchè si presenta di fronte a un tizio che operandola e sostituendo parte del suo corpo con quella di un maiale riesce a guarirla. Kris, comunque intrappolata in un qualcosa che non capisce, incontra casualmente Jeff, una specie di broker che lavora nell'ombra e che è affetto dallo stesso male di vivere di cui soffre lei. Scoprono che insieme possono ricostruire i frammenti della loro vita ma devono ritornare dall'uomo che alleva maiali. Kris non è la sola passata nella sala chirurgica improvvisata dell'uomo. Bisogna contattare gli altri....
Upstream color è l'opera seconda di Shane Carruth a quasi dieci anni di distanza da quell'esordio intitolato Primer, film di viaggi nel tempo che aveva raccolto diversi premi nei festival specializzati e aveva fatto girare parecchie teste ( compresa la mia, a suo tempo ne avevamo parlato qui).
Upstream color è qualcosa di diverso ma continua nello stile parecchio originale del suo autore che si è occupato di tutto nel film: regia, recitazione (nella parte del coprotagonista Jeff), musiche , montaggio,fotografia e ha fatto pure l'operatore di macchina.
Se Primer era una sorta di muro di parole in continua evoluzione, questa sua opera seconda ha rinunciato quasi del tutto alla parola per affidarsi all'immagine.Il tutto viene destrutturato come la vita di Kris in un qualcosa di veramente particolare , quasi da accostare alla cosmogonia rappresentata visivamente da The tree of life di Malick. Spiegazioni ce ne sono poche, gli avvenimenti fluiscono lentamente mediante piccoli ma continui slittamenti e si viene quasi rapiti da questo flusso di sequenze in cui appare importante non quello che si vuole raccontare ma come lo si voglia raccontare.
Upstream color è una sorta di art sci -fi che del resto si presentava già misterioso dalla sinossi ufficiale presentata ai vari festival a cui ha partecipato:" un uomo e una donna sono indissolubilmente legati al ciclo vitale di una creatura senza età che li priva della loro identità e li costringe a rimettere insieme i frammenti delle loro vite distrutte".
E questo la dice lunga su un film difficile a cui approcciarsi per il suo incedere labirintico che negli USA è stato accolto tra gli applausi a scena aperta della critica mentre in Europa , alla Berlinale di quest'anno, è stato sbertucciato sonoramente.
Dove è la verità? Non lo so perchè davvero si resta interdetti durante ma soprattutto dopo la visione, si continua a pensare a questo film e a cercare interpretazioni per quello che si è appena visto.
Molti lo bolleranno come l'ennesima pretenziosa pellicola pseudoautoriale, altri saranno rapiti da un concept tanto assurdo quanto affascinante.
Io sono tra questi ultimi: il potere di suggestione del film è elevatissimo, un'opera da vedere e da ascoltare perchè il comparto sonoro, veramente di primissimo livello per essere un film dal budget ridicolo come questo (ho letto che è costato 7 mila dollari esattamente come Primer) sottolinea e aggiunge valore al flusso di immagini che scorre sullo schermo.
Shane Carruth destruttura il tempo e la vicenda che racconta poi riassemblandola usando un linguaggio cinematografico criptico e lasciando molto spazio alla libera interpretazione dello spettatore , non trattato come un semplice fruitore passivo di quello che passa sullo schermo, ma come parte attiva nel processo di ricomposizione di questo complicato puzzle spazio/temporale.
Upstream color è una delle poche cose veramente originali che è capitato di vedere ultimamente. A parte l'influsso dell'ultimo Malick( ma in filigrana si legge anche Cronenberg e Lynch) l'ultimo film di Carruth somiglia solo a se stesso.
Sarà un film per pochi in cui non tutto è chiaro alla prima visione ( ma neanche alla seconda) , elitario e forse anche un po' spocchioso nel suo essere ermetico, ma ad avercene....

( VOTO : 7,5 / 10 )  Upstream Color (2013) on IMDb

Rabu, 08 Mei 2013

Hansel e Gretel - Cacciatori di streghe ( 2013 )

Due fratelli, un maschietto di nome Hansel e una femminuccia di nome Gretel , si perdono nel bosco finchè trovano una casa fatta di marzapane. Cominciano a mangiarne l'esterno e vengono subito invitati a entrare da una placida vecchina che in realtà è una strega che li imprigiona e li mette all'ingrasso per mangiarseli. I due bambini riescono a evitare il pentolone , anzi quella che finisce arrosto nel forno è la strega. Anni dopo li ritroviamo cresciuti, armati di tutto punto e di professione fanno i cacciatori di streghe. La loro missione è liberare un villaggio in cui sono spariti molti bambini da una terribile fattucchiera che però è legata al loro passato. E si ritrovano anche nel bel mezzo di un bel sabba stregonesco organizzato per cuocere nella pentola i bambini rapiti dal villaggio.
Naturalmente sarà una lotta senza esclusione di colpi.
Ho sempre pensato che l'immaginario gothic dark di molte fiabe dei Grimm avesse un bel potenziale cinematografico e quindi ho sempre accolto con favore gli adattamenti  per il grande schermo delle loro opere.
Ed ero molto curioso riguardo questa "rilettura" apocrifa della loro fiaba anche perchè in cabina di regia c'era un tale Tommy Wirkola che in quanto a capacità con la macchina da presa mi aveva favorevolmente impressionato con il suo precedente film Dead Snow, una storia delirante di nazizombies che fanno una strage sulle montagne innevate della Norvegia.
Volevo soprattutto vedere come sarebbe stato addomesticato lo stile aggressivo e tipicamente da regista horror splatter in occasione di un prodotto da 50 milioni di dollari finanziati in gran parte da Hollywood che si sa , perdona poco se non incassi il dovuto.
La buona notizia è che lo stile di Wirkola è rimasto in gran parte immodificato, a costo di incappare in qualche divieto . E qui permettetemi una piccola divagazione:dimostriamo ancora una volta quanto siamo indietro perchè  da noi il film è senza nessun divieto con il risultato di attirare al cinema intere famiglie con bambini di cinque -sei anni che si sono ritrovati di fronte a uno spettacolo in larga parte inadatto ai più piccoli, mentre negli altri Paesi il divieto è scattato per ragazzi sotto i 13-16 anni a seconda della legislazione.
La cattiva notizia è che in Hansel e Gretel - Cacciatori di streghe oltre ai combattimenti proposti in tutte le salse, da duelli all'arma bianca, a scontri a fuoco o a botte a mani nude, c'è poco o nulla.
Hansel e Gretel sono personaggi assolutamente monodimensionali, una riproduzione in scala ridotta di supereroi hollywoodiani da fumetto, di quelli che vanno tanto di moda in questi ultimi anni.
Il loro armamentario è piuttosto stravagante nel design, così come i loro costumi ma questo è dovuto all'ambientazione in un'epoca indefinita, una sorta di Medioevo passato ma allo stesso tempo venturo in cui le  armi usate dai due molto più moderne di quello che le circonda.
La trovata che sta alla base di questo film è che , nonostante sia una produzione dal budget ultramilionario, gli si è voluto dare un look da B- movie senza tanti compromessi con momenti horror e splatter come se piovesse ed effetti speciali piuttosto rustici e che in certe occasioni mostrano tutta la loro artigianalità.
Il problema è che sembra che Wirkola si sia interessato parecchio all'aspetto visivo di tutta l'operazione e molto meno a tutto il resto dando in pasto agli spettatori un film che non sarà certo ricordato per i dialoghi ( alcuni vorrebbero essere della battute fulminanti ma non riescono proprio) o per le finezze nella scrittura dei personaggi, tutti intagliati con l'accetta, o nella stesura della sceneggiatura che è veramente di una povertà allucinante.
Bello il look di alcune delle numerosissime streghe presenti nel sabba mentre la supercattiva Famke Janssen( che ha fatto veramente un patto col diavolo per come è tirata fisicamente) è molto più inquietante in versione  nature che truccata da strega.
Flop negli USA dove è stato massacrato dalla critica,  in Europa invece sta incassando benissimo.
Il sequel suggerito dal finale appare inevitabile.
Sperando che sia meglio di questo.

( VOTO : 5 / 10 )  Hansel & Gretel: Witch Hunters (2013) on IMDb