Senin, 07 Oktober 2013

District 9 ( 2009 )

Son passati circa trenta anni da quando i primi alieni sbarcarono sulla Terra e di integrazione neanche a parlarne. Sono confinati in una specie di zona franca, il District 9 del titolo, in condizioni pietose , tenuti praticamente prigionieri. Però c'è chi vuole sfruttare commercialmente la loro tecnologia per fabbricare armi ma ha necessità di materiale genetico alieno per completare le loro ricerche. E la tensione tra umani e alieni salirà di molto quando un uomo viene infettato da uno strano virus che può essere curato solo dagli alieni....
Se fosse un rap si intitolerebbe ...Ghettizza l'alieno. Solo per vedere l'effetto che fa.
Il genere verso cui questo District 9 è fortemente debitore è senza dubbio quello della fantascienza politica degli anni 50. Quella in cui vedevi le creature mostruose,quella in cui a volte non le vedevi ma loro si sostituivano a te, quella che sullo schermo faceva vedere ben altre cose da quelle che intendeva.
E che educava alla paura del diverso. 
Anche qui è così, ma la lettura è molto più facile, oserei dire quasi banale, dissonante con un film che può essere tacciato di tutto tranne che di banalizzare quello che narra.
L'equazione diverso=alieno è sempre verificata e non importa se l'alieno son quasi 30 anni che si è uniformato ai (peggiori) costumi terrestri. E se andassimo a sostituire alla parola alieno, la parola immigrato ,l'equazione di cui sopra sarebbe ugualmente sempre verificata.
Ecco perchè guardi il film e pensi che alla fine quello che stai vedendo non è poi così fantascientifico ma affonda profondamente le radici nella realtà quotidiana. Gli alieni quasi come un cancro da estirpare, da asportare comunque e perlomeno da spostare lontano dalla città. L'alieno è  un diverso,crea disordine, crea problemi di ordine pubblico, crea delinquenza. E poi non sono neache tanto belli da vedere.
Chiamati dagli umani dispregiativamente gamberoni sono in realtà un incrocio tra un Mostro della laguna nera (Jack Arnold docet) e un Predator.
All'inizio si guardano più che altro con repulsione poi gradualmente si empatizza la loro condizione,anche per via di certi snodi narrativi che hanno tutta l'aria di essere un po'furbetti.
La storia è quella di un oscuro funzionario raccomandato, posto al comando delle operazioni disgombero degli alieni dal distretto del titolo, sorta di ghetto/slum/bidonville alla periferia di Johannesburg.
Il problema è che viene contaminato da un escreto alieno e comincia una trasformazione graduale in "gamberone".E il film narra le peripezie di questo novello Brundle/mosca che cerca di recuperare la sua essenza, il suo genoma umano. Ma soprattutto il fenotipo umano.
Il film di Blomkamp è mascherato da mockumentary, molta telecamera a spalla, un contatto stretto e perseverato con l'ambiente arido, brullo e polveroso che fa da sfondo.

Assomiglia a moltissimi altri film che cita intelligentemente e forse proprio per questo reiterato gioco di citazioni (non solo in ambito cinematografico) vien fuori un prodotto originale, un divertissment molto più raffinato di quello che sembra,riesce a stimolare il cinefilo che si divertirà a riconoscere più citazioni possibili e allo stesso tempo è travestito da popcorn movie con tutto il suo sferragliare, sparare ecc ecc che fa tanta presa sul pubblico medio.
Ma ciò non toglie che il film in questione pur assomigliando a tante altre pellicole propone soluzioni nuove in modo convincente.
Ecco quindi che sfilano a frotte le citazioni di Indipendence dayTransformersRobocopLa mosca, La cosa di Carpenter, addirittura si arriva a citare anche lo spot di un automobile(a dir la verità girato sempre da Blomkamp) senza dimenticare i particolari succitati sugli alieni e sul loro aspetto.
Tutte queste suggestioni sono però manipolate con creatività e assemblate a dare vita a un film che vive di luce propria.
E  se si guardano bene questi gamberoni alieni, dopo un paio di ore di film sono molto più umani di quelli che umani dovrebbero esserlo in partenza....

( VOTO : 7,5 / 10 ) 

District 9 (2009) on IMDb

Minggu, 06 Oktober 2013

Un piano perfetto ( 2012 )

La famiglia Lefebvre è caratterizzata da una singolare "maledizione": il primo matrimonio che ogni membro della famiglia contrae è miseramente destinato al fallimento. Il problema è che Isabelle Lefebvre ama alla follia il suo compagno con cui convive da tempo e non vorrebbe che le nozze, programmate a breve , obbediscano alla regola della famiglia.Architetta allora un  matrimonio di comodo in Danimarca ma il prescelto non si fa trovare all'appuntamento. Allora tampina Jean Yves il suo vicino di posto conosciuto in aereo arrivando addirittura a seguirlo in Kenia per contrarre un matrimonio (finto) aggirando così il sortilegio.
Ma il matrimonio che contrae, pur essendo una cerimonia in stile Masai è vero e quindi bisogna convincere Jean Yves a firmare le carte del divorzio. 
Come fare? 
Anche perchè il malcapitato ha un debole per Isabelle e sembra non avere nessuna intenzione di concedere il divorzio....
Un piano perfetto si immette senza particolare meriti  ma anche senza particolari infamie nel calderone delle commedie sentimentali francesi che da quando in Italia è uscito Quasi amici, sembrano riscuotere molto successo nella distribuzione italiana, hai visto mai che ripetessero il colpaccio.
Però come pretendere il colpaccio da un film uscito esattamente un anno fa in Francia ( alla fine d'ottobre del 2012 per la precisione) e che anche nei patri confini non ha riscosso il successo auspicato?
Hai voglia a mettere nella locandina il richiamo " dai produttori di Quasi amici" ( a proposito curioso che nella locandina francese il richiamo sia a Il truffacuori, commedia sentimentale di successo, non planetario come Quasi amici diretta dallo stesso regista di Un piano perfetto ) da usare come passpertout per attirare con l'allocco di turno....
Veniamo al film: da una parte il talento comico più in vista della commedia francese, Dany Boon, che fa il suo solito lavoro senza strafare, anzi con un po' meno verve del solito, dall'altra il tentativo di riciclare una bellezza algida come Diane Kruger in parti brillanti in cui evidentemente non è abituata.
Un film come questo dovrebbe basarsi sull'alchimia tra i due protagonisti ( in fondo racconta la sempiterna storia della bella e del bestio, in cui la prima cerca di fracassare in tutti i modi gli zebedei al secondo , dotato di capacità di sopportazione epica) e su un gruppo di caratteristi comprimari che assicuri il versante umoristico per far ridere.
Questo film non ha nessuno dei due: praticamente impossibile credere alla favola che una tipa come Isabelle, dentista di successo che convive con bellissimo collega,  faccia il salto nel buio con Jean Yves, grigio redattore di guide turistiche  e mancano quasi del tutto le situazioni che strappino risate a scena aperta.
Al massimo si sorride un paio di volte in un film che si avvale di locations cartolinesche, dall'Africa alla Russia, forse sempre per abbindolare l'allocco di turno di cui sopra.
E anche il coro di comprimari è drasticamente ridotto all'osso, ci sono sempre la Kruger e Boon in scena.
Alla fine la cosa più divertente sono i ciak sbagliati alla fine del film e con questo ho detto praticamente tutto di una produzione ad alto budget ( e si vede dallo sfoggio di locations perfettamente riconoscibili) a cui però manca quella magia che permetta di parlarne meglio.
In fondo ci troviamo di fronte a una storia raccontata millemila volte con un finale che è noto fin dall'inizio, fin dall'incontro tra i due protagonisti.
Del resto le regole del genere vogliono così.
Degno al massimo di una visione disimpegnata, siamo sempre a un livello di confezionamento superiore rispetto agli analoghi prodotti italiani....

( VOTO : 5,5 / 10 )   

Un plan parfait (2012) on IMDb

Sabtu, 05 Oktober 2013

I migliori film dai miei anni in poi.... # 3

Terza puntata di questa piccola serie di posts dedicati alle mie memorie cinematografiche ma soprattutto alla stesura di qualcosa che odio fare, cioè stilare classifiche. Non un odio fine a se stesso ma tanti film li vedo come miei figliocci a cui sono molto affezionato e non vorrei mai scegliere tra di loro. Ma stavolta mi sono imposto di non dare nemmeno un pari merito...Eccoci arrivati al ......

1982  FANNY E ALEXANDER

Se non ho subito una crisi di nervi per scegliere il film di quest'anno poco ci è mancato. Ma Fanny e Alexander non si tocca. Visto sia nella versione televisiva da sei ore che in quella cinematografica necessariamente incompleta ma che riesce lo stesso a essere imprescindibile. E' l'anno della vittoria del Mondiale di calcio di Spagna, è l'anno di un 5 luglio in cui nell'intervallo della partita Italia Brasile mi faccio accompagnare di corsa da mio padre al negozio di dischi per comprare Rockmantico di Alberto Camerini, è l'anno di tanti film per me memorabili e per motivi diversi.
Film mitici e inarrivabili come Victor Victoria di Blake Edwards, di risate a crepapelle sempre al cinema con Amici miei atto II , un film che conosco a memoria e che mi ha accompagnato da allora fino ad ora, di una commedia a cui sono molto affezionato che è Tootsie ( ma quanto era bella Jessica Lange? innamorato
all'istante di lei) ma è anche l'anno in cui ne compio 14 e quindi provo l'ebbrezza di vedere un paio di film vietati ai minori di 14 anni come Poltergeist , il primo in assoluto dopo aver raggiunto l'età legale ma anche Porky's, un altro caposaldo della mia adolescenza cinematografica...come si fa a dimenticare gente come Pipino, Pilone o Imene Perenne?

1983 UNA POLTRONA PER DUE

Per quest'anno scegliere è stato decisamente più facile alla fine in ballottaggio era rimasto solo il film di John Landis e Il ritorno dello Jedi, visto al cinema e che rappresenta ancora un ricordo indelebile di cinema al cinema. Ho preferito il film di Landis perchè è  una commedia dal meccanismo perfetto,mediamente immorale, qualcosa di molto diverso dalla solita commedia natalizia preconfezionata in cui tutti devono essere più buoni. Nel film di Landis più si è cattivi e vendicativi e meglio si sta...
Citazione d'obbligo per Furyo di Nagisa Oshima un film che ebbe vasta risonanza anche da noi...sarà per la presenza di David Bowie, allora veramente sulla cresta dell'onda o della colonna sonora di Sakamoto

1984 AMADEUS

Ecco , qui ho dovuto prendere parecchi tranquillanti per riuscire a scegliere e a scrivere il film scelto perchè la mano mi tremava assai...il 1984 è l'anno dell'Heimat di Reitz, serie di 9 film per oltre quindici ore che fanno quasi il paio con le sedici ore di Berlin Alexanderplatz di Rainer Werner Fassbinder con la sola differenza che l'opera di Reitz è nata specificatamente per il cinema. E' l'anno di uno dei più bei film italiani di sempre, C'era una volta in America che purtroppo si è trasformato nell'epitaffio del grandissimo Sergio Leone , il 1984 è anche l'anno, tra gli altri grandi film, di piccoli cult che hanno preso posto molto in alto nelle mie classifiche e sto parlando di un film che ancora mi commuove come Mask-Dietro la Maschera di Peter Bogdanovich e di Bianca di Nanni Moretti, oggetto filmico anomalo e assai difficile da inserire nel percorso del suo autore. Forse è per questo che lo adoro....

1985 RAN

Anche quest'anno grandi film ma la scelta è stata piuttosto semplice perchè il film di Kurosawa ( forse il più
grande regista mai apparso su questo triste pianeta ) è uno dei migliori di sempre nella storia del cinema. La sua rilettura del Re Lear è qualcosa di magnifico , mai visto al cinema ma non solo per contenuti, perchè credo che raramente al cinema si sia vista un'epopea tragica del genere, ma anche per forme. Un tripudio di costumi magnifici, di scene di massa epiche, di battaglie sanguinose e di un uso creativo del sonoro ( o meglio il suo non uso nei momenti più epici) .Il 1985 è anche l'anno di un thriller molto amato qui a bottega come Vivere e morire a Los Angeles e de L'anno del dragone, film con cui scopriì Mickey Rourke chiedendomi subito quanti anni avesse e perchè non l'avevo mai visto prima...Dal punto di vista affettivo devo segnalare un filmetto che amo tanto come Dr Creator- Specialista in miracoli con un O'Toole decisamente adorabile e una Virginia Madsen che mi fece innamorare al primo sguardo, Sugar Baby , improbabile storia d'amore tra il bello e la bestia ambientato in gran parte nella metropolitana di Vienna, un mio cultissimo horror come Reanimator e un altro film a cui sono legato per altri motivi che è Ladyhawke : nella chiesa in cui si combatte il duello finale tra buono e cattivo mi ci sono sposato...

1986  LA MOSCA

 Si, lo so è l'anno di Aliens - Scontro finale, un film che dovrebbe stare in tutte le classifiche di genere fantascientifico e non, è anche l'anno di un mio cultissimo personale che sul mio ramo d'albero ha il suo altarino singolo a lui dedicato come Grosso guaio a Chinatown ( a proposito alla prima visione non capiì nulla degli intenti parodistici di Carpenter, è solo alle successive visioni che ho compreso il reale valore di questo film e la sua componente comica), così come è di quell'anno un film come The Stepfather- Il patrigno che è uno degli horror più inquietanti che meglio ricordo di quegli anni.
Ma Cronenberg è Cronenberg e questo film rappresenta un ricordo particolare di cinema al cinema: la testa sulla mia spalla della mia compagna d'università con cui andai a vederlo. Lei non riusciva a reggere quel tipo di spettacolo e praticamente si è sempre coperta gli occhi...Inutile sottolineare che non le fosse piaciuto....

1987 GLI INTOCCABILI

 Del 1987 è anche Full Metal Jacket, forse il film definitivo sul Vietnam, un apologo antimilitarista in cui i
sobborghi di Londra diventano un ottima controfigura dello sfacelo vietnamita, un qualcosa di mai visto e forse inarrivabile ma il cuore mi fa votare per il film di De Palma, un'elegante gangster movie citazionista in cui non si può fare a meno di adorare quei personaggi...persino l'Al Capone di De Niro che urla a Costner " Sei soltanto chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo...".
Altro film che mi preme citare e che uscì quell'anno ( ma io lo visionai dopo in dvd ) è Arrivederci ragazzi di Louis Malle, forse la pellicola migliore di un regista che non fu mai considerato come avrebbe meritato uno dei precursori della Nouvelle Vague ( qualcuno ha visto il delizioso Zazie nel metro?). Commozione pura, uno dei finali più belli mai visti in un film....

1988  ROMUALD E JULIETTE

Ultimo anno che tratto in questo post e crisi esistenziale sfiorata: la testa e l'estetica cinematografica mi dicono che il primo in classifica doveva essere il Decalogo di Kieslowski, un qualcosa che dovrebbe appartenere alla top playlist di qualsiasi cinefilo degno di questo nome,  ma il mio cuore palpita per questa piccola commedia di Coline Serreau ( quella del successo planetario di Tre uomini e una culla) in cui Daniel Auteuil, mio idolo assoluto forse anche per questo film, tra gli altri , recita la parte di un capitano di industria che trova protezione ( lo hanno incastrato e ridotto sul lastrico)  nella casa di una sua dipendente, una donna delle pulizie non bella e neanche affascinante che ha una vita ancora  più incasinata della sua con cinque figli nati da cinque matrimoni diversi. Anche qui il meccanismo è perfetto e la storia ti entra dritta dritta al cuore. Amo questo genere di film. Altra pellicola che non posso esimermi di citare è Un pesce di nome Wanda, una delle commedie più esplosive mai viste. Al cinema ne persi la metà per il troppo ridere e ho detto tutto...

E anche per questa volta ce l'abbiamo fatta. Alla domenica prossima!!!!


Jumat, 04 Oktober 2013

L'isola del dottor Moreau ( 1977)

1912: Braddock , assieme a un altro compagno di sventura, unici sopravvissuti di un naufragio, dopo 17 giorni alla deriva approda a una piccola isola dispersa nell'immensità dell'Oceano Pacifico. Nell'isola tiene i suoi esperimenti uno scienziato, il dottor Moreau, genetista ossessionato dalle infinite variabili della genetica e della microbiologia.Il compagno di Braddock muore dopo poco tempo, mentre lui viene accolto dal dottore e dal suo collaboratore. Addirittura viene informato sul tipo di sperimentazioni che stanno facendo: un siero che trasforma gli animali dell'isola in esseri umani riprogrammandone il codice genetico. Ma nel siero c'è qualcosa che non va e nell'isola c'è ormai una comunità di mostruosi ibridi che tuttavia risponde alle leggi arbitrarie promulgate da Moreau che le fa rispettare tramite la violenza e la paura.
Verrà però il tempo della ribellione....
Precisiamo subito che non si tratta di un grandissimo film però è una di quelle pellicole a cui ci voglio un sacco di bene e che con piacere ogni tanto riguardo solo per il gusto di scivolare nei ricordi.
Per me L'isola del dottor Moreau è il ricordo di un bellissimo libro letto quando ero poco più che bambino, scritto da H.G. Wells che a quell'epoca era il mio fornitore abituale, un vero e proprio pusher, di sogni e incubi visto che a quell'età al limitare tra l'infanzia e l'adolescenza ho divorato praticamente la sua opera omnia assieme ad altri esempi di letterature considerata magari "bassa" ma di indubbio impatto per quanto mi riguarda come Conan Doyle e Agatha Christie.
Che poi, anche rileggendola con l'esperienza di oggi, tanto "bassa " non mi pare. Sono romanzi fluidi, scorrevoli ma che sono scritti con grande gusto e tecnica. Se poi appartenere a una letteratura considerata abbastanza di retrovia nei circoli letterari più snob è il prezzo da pagare, beh lo pago ben volentieri e mi rituffo nella lettura.
Altro motivo per cui a questo film ci voglio un sacco di bene è perchè è associato a uno dei miei primi ricordi cinematografici. Mio padre aveva cominciato a portarmi con sè al cinema, lui era appassionatissimo e questa sua passione mi ha contagiato sin da piccolo , e mi portò a vedere questo film.
Era la stessa stagione in cui uscì un altro caposaldo dei miei ricordi cinematografici d'infanzia, L'orca assassina.
Quindi qualcosa di memorabile a prescindere.
All'epoca uscì entusiasta e tutto questo entusiasmo si tramutò in una molla per procurarmi i romanzi di Wells che ancora non conoscevo.
Rivisto con gli occhi di oggi come dicevo prima non è un gran film: il film diretto da un mestierante specializzato in sequels come Don Taylor sconta il peso degli anni , ha una regia un po' piatta che in più di una parte si adegua a standard televisivi, gli effetti speciali sono un po' troppo artigianali e anche il trucco Il pianeta delle scimmie) ma curiosamente si anticipa anche la maschera da licantropo che poi farà furore in uno dei capolavori di Landis come Un lupo mannaro americano a Londra.
degli animali lascia intravedere un po' troppe caratteristiche umane ( sembra quasi di trovarsi a una session di trucco de
La prima parte però resta notevole : l'atmosfera è inquietante fin quando è celato il mistero che si nasconde nell'isola, quelle urla bestiali che lacerano l'aria fanno ancora la loro porca figura così come non si può dire nulla di un cast ultraprofessionale che magari ha fatto di meglio nella carriera, ma qui assolutamente all'altezza con la leggenda Burt Lancaster nella parte del dottor Moreau e un divo allora sulla cresta dell'onda come Michael York senza dimenticare un comprimario di lusso come Nigel Davenport e la bellissima Barbara Carrera.
Spettacolari le sequenze con gli animali ( veri) nel finale , scene che rimasero a lungo nei miei occhi da bambino.
Che dire?
Ogni tanto fa bene rituffarsi nei ricordi per provare un po' di sana , vecchia nostalgia.
Ed è sempre un bene non cancellare defiitivamente i ricordi di un bambino....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

  The Island of Dr. Moreau (1977) on IMDb

Kamis, 03 Oktober 2013

Elysium ( 2013 )

Anno 2154: la Terra è diventato un pianeta inquinato e sovraffollato. I più abbienti vivono su Elysium , una specie di metropoli a forma di navicella orbitante dove hanno a disposizione tutto, anche cure mediche che sono sconosciute agli abitanti poveri che continuano a vivere sulla Terra. Max Da Costa ha sempre sognato di andare un giorno su Elysium ma dopo aver fatto il ladro d'auto ed essere stato arrestato ora lavora in condizioni disumane in una fabbrica. Esposto a una dose letale di radiazioni , la sua unica speranza è sfruttare la tecnologia medica di Elysium per rigenerare le sue cellule. Ha solo cinque giorni di vita. Per andare su Elysium si accorda con un malfattore, viene bardato con una specie di esoscheletro e immagazzina nella sua testa le informazioni strategiche rubate a un funzionario. Il mercenario Kruger lo porta allora sulla metropoli orbitante al fine di carpirgli le informazioni contenute nel suo cervello.
E il tempo comincia  a scarseggiare....
Brutta cosa le aspettative: dopo un esordio col botto con il bellissimo District 9, l'ex pubblicitario Neill Blomkamp era atteso al varco con questa sua opera seconda.
E rimanendo nello stesso genere, la sci fi, le aspettative forse erano ancora più alte.
Elysium purtroppo non si è rivelato all'altezza del predecessore deludendo gran parte dell'audience.
E non perchè sia brutto perchè credo che se fosse stato di un regista all'esordio o di qualcun altro che non fosse Blomkamp sarebbe stato valutato con maggior benevolenza.
Ma ha un'estetica mutuata dal precedente e quindi non potendo competere con District 9 è stato bollato da tutti come fallimentare , o quasi.
 Elysium è in realtà un normalissimo film di sci fi, senza infamia e senza lode che non appassiona in modo deciso, nè irrita irrimediabilmente. E' un prodotto medio, ben confezionato anche se non sovrasaturo di effetti speciali come Hollywood spesso impone nelle pellicole di questo genere, con un canovaccio piuttosto semplice che non permette troppe improvvisazioni.
Il problema oltre a quello delle aspettative è anche quello delle aspirazioni: se Blomkamp col suo primo film aveva creato un apologo scintillante su questioni socialmente rilevanti come quelle del razzismo e dell'apartheid, in Elysium ritenta il colpo parlando di mutuo soccorso, di esseri umani che hanno dimenticato di esserlo e di un mondo a due velocità, quella dei ricchi e quella dei poveri che non sono neanche in grado di avere un'assistenza sanitaria degna di questo nome.
Messaggio senz'altro nobile ma inflazionato e che perde l'efficacia in una pellicola che sembra più volte indecisa se prendere una strada decisamente fantascientifica o trasformarsi in un action fracassone con umani bardati come Transformers dei poveri ( o come Robocop mezzi ignudi)  a sferragliare e a combattere fino all'ultimo sangue.
E una Jodie Foster in perfetto stile Simona Ventura, utilizzata poco e male, non risolleva certo le quotazioni di un film più sbagliato che brutto.
Troppo rischioso ripercorrere le strade già battute da District 9, sbagliato forse dare un messaggio nobile molto, anzi troppo intellegibile nascondendolo dietro forme di action tamarra, temeraria la retorica dolciastra con cui viene confezionato il finale tra la classica lacrima e l'ancor più classico sorriso in cui l'etica del sacrificio di uno salva migliaia di vite determinando condizioni di vita migliori per tutti.
Unica consolazione per una certa tipologia di fans ( la parte femminile dell'universo) è che Damon finalmente sembra tornato ad una forma fisica migliore rispetto alle sue ultime uscite cinematografiche.
Elysium scorre via veloce e indolore pur ostinandosi a lasciare messaggi di una certa crudezza riguardanti la stretta attualità.
Forse un po' troppi per un solo , normalissimo film di fantascienza distopica.
Distopia portami via.....

( VOTO : 6 / 10 ) 

Elysium (2013) on IMDb

Rabu, 02 Oktober 2013

The Bling Ring ( 2013 )

Un gruppo di teenagers losangelini piuttosto svegli col computer e con l'idea fissa in testa di imitare le vite degli esponenti del jet set locale individua grazie ad internet gli indirizzi delle loro stars preferite e commette tutta una serie di furti nelle case di queste celebrità raggranellando un discreto gruzzolo. Si parla di circa tre milioni di dollari.
Naturalmente il bel gioco dura poco, sono individuati e catturati.
Il carcere li attende....
Houston abbiamo un problema!
Dopo essermi letteralmente frantumato gli zebedei ridotti a nocciolato di grana finissima con Somewhere, la Coppola con The Bling Ring si conferma ottusa confezionatrice del nulla a 24 fotogrammi al secondo.
Tratto da un articolo di Vanity Fair, e questo la dice già lunga sulla fonte di ispirazione che non è proprio letteratura di prima qualità, la storiaccia di questa banda di ragazzini sprovveduti a caccia di emozioni nelle case dei vip ( e non solo emozioni ma anche cose ben più concrete come gadgets di varia natura e gioielli di valore) diventa una specie di Somewhere 2.0.
Ancora il jet set al centro di tutto, ancora chi anela alla celebrità e chi ne subisce le conseguenze, ancora fumo negli occhi di uno spettatore che quasi è portato a credere che questi teenagers siano quasi in preda a una crisi esistenziale. E invece mancano loro solo dei genitori in grado di dargli sonori scappellotti dietro le orecchie quando serve.
Proprio per questo motivo la storia del Bling Ring ( il nome dato all banda di teppistelli) diventa una sorta di paradigma della storia stessa della piccola Sofia, un passato abortito da attrice nei film del padre, condannata a vita da un nome che le apre tutte le porte e da un talento non esattamente cristallino che le consiglia di stare dietro la macchina da presa e non davanti. Almeno  riesce a mascherarsi meglio.
Altra idea che mi son fatto guardando questo film,. che ho patito quasi alla stessa stregua di Somewhere, è che la piccola Sofia ( piccola un par de'ciufoli, ormai ha passato anche lei i 40 da un pezzo) continui a sputare nel piatto del servizio buono dove ha sempre mangiato.
Critica le gesta dei protagonisti alla stessa maniera con cui osserva, anche un po' schifata, le case di questi vip d'accatto e quei cuscini da divano con la faccia di Paris Hilton, la perfetta esemplificazione del vuoto pneumatico che è al centro del film, sembrano proprio un ottimo posto morbido e accogliente dove piazzare le proprie terga. Senza sottovalutare il piacere di mettere il culo in faccia a quella simpatica ragazza, una metafora finissima ....
Sofia Coppola comunque dà sempre l'impressione di non voler giudicare, assume una posizione pilatesca in cui non sembra parteggiare nè per gli uni e nè per gli altri. Comodo , troppo comodo documentare questi tipici figli degli anni Zero che cercano qualsiasi tipo di scorciatoia per arrivare a frequentare il salotto buono, si fa per dire, frequentato dagli idoli di cartone a cui si ispirano.
The Bling Ring ha la presunzione di voler essere il manifesto della Facebook generation o forse sarebbe meglio dire della Fessbuc generation, ma dietro una facciata modaiola e colorata vengono di nuovo fuori i limiti endemici del cinema di Sofia Coppola che sembra aver smarrito quanto di buono aveva fatto intravedere con i primi film della sua carriera.
Stile fiacco tra la fiction e il semidocumentaristico quasi mai capace di colpire sia a livello visivo che emozionale. Sotto questo profilo Spring breakers di Korine, con delle protagoniste figlie della stessa filosofia esistenzialista,pur con tutti i suoi difetti risultava molto più incisivo.
E anche quella linguetta maliziosa di Emma Watson si perde nel marasma del gruppo di zoccolette a cui appartiene.
La noia affiora in più di un 'occasione assieme al calare impietoso della palpebra.
E se The Bling Ring fosse stato commissionato dai divi da strapazzo che mostra per rinverdire le proprie carriere?
Irritante anche la menata fintosociologica del finale testimonianza di un film che nasce già vecchio e superato dagli eventi....
Aggiungi foto / video...
Carica foto/ video....
A cosa stai pensando?
Che era meglio continuare a farmi un pacchetto di cazzettini miei invece di spendere soldi al cinema ....

( VOTO : 4 / 10 ) 

The Bling Ring (2013) on IMDb

Selasa, 01 Oktober 2013

Doppio gioco ( 2012 )

Belfast 1993 . Collette è una giovane ragazza madre, attivista dell'IRA come i suoi fratelli che fanno parte dell'ala operativa dell'Esercito Repubblicano Irlandese.Quando viene arrestata per aver fatto parte del commando autore di un attentato , abortito, a Londra, l'agente dell' MI 5 Mac riesce a convincerla a collaborare con i Servizi inglesi agitandole sotto il naso la promessa di un futuro migliore per suo figlio.
E'dura per Collette perchè si tratta di tradire i suoi stessi fratelli. 
Ed è ancora più dura perchè c'è qualcuno che fa il doppio gioco, o, come dice il titolo originale ( Shadow Dancer), danza nell'ombra....
I vertici dell'organizzazione e i suoi fratelli sospettano sin da subito di lei....
La questione irlandese è stata trattata millemila volte al cinema in film assolutamente memorabili ( uno per tutti Nel nome del padre di Neil Jordan ma ce ne sarebbero tanti altri da citare, non ultimo per importanza  il recente Hunger di Steve McQueen) ma tante volte anche in produzioni di portata artistica decisamente più modesta.
E' il caso di questo Doppio gioco, altro caso in cui il titolista italiano si è spremuto ben bene le meningi per partorire un titolo da thriller americano di seconda serata per la tv via cavo assolutamente privo di originalità, prodotto che nasce con un buon pedigree visto che è diretto dal documentarista pluridecorato ( anche con un Oscar) James Marsh, ma che non ha la forza decisa di emergere in un panorama cinematografico piuttosto inflazionato per il genere.
Ci sono dei film riguardo la questione irlandese che smuovono cuori e coscienze ( oltre ai film citati l'esempio più eclatante che vien subito in mente è Bloody Sunday di Greengrass che riesce a portare l'indignazione dello spettatore a livelli stratosferici) e altri che preferiscono un approccio più freddo e ragionato come questo Doppio gioco che si inserisce nel filone di film meno passionali e forse anche meno coinvolgenti che preferiscono snocciolare fatti in modo più asettico come ad esempio L'agenda nascosta, uno dei film minori di Loach  a cui questa pellicola diretta da James Marsh si avvicina molto, almeno per atmosfera.
Ci si preferisce concentrare sul versante intimo, sull'apocalisse privata che squassa la vita di Collette, costretta suo malgrado a scegliere tra il futuro di suo figlio e il presente dei suoi fratelli, che ama e da cui è riamata .
Scelta praticamente impossibile che però lei deve fare.
Doppio gioco è praticamente una simulazione di spy story nelle atmosfere piuttosto rarefatte in cui preferisce addentrarsi ma ha dalla sua un ritmo veramente troppo slow per appassionare lo spettatore.
E preferisce concentrarsi sulle ferite, invisibili all'esterno, lasciate da una guerra intestina che non risparmia nessuno, men che meno gli affetti familiari messi clamorosamente sulla linea del fuoco.
E' tutto in funzione di un clamoroso colpo di scena finale che arriva, perchè alla fine c'è la sorpresona, ma è tutto talmente ovattato che non colpisce al cuore ( e al cervello ) come dovrebbe.
Confezione inappuntabile con due protagonisti ben calati nelle loro parti ( lo sguardo ombrato di tristezza della Riseborough non si dimentica tanto facilmente, mentre Clive Owen è molto misurato anche se ha sempre la faccia di uno che si è svegliato appena prima della scena da girare e conserva ancora i segni del cuscino in faccia ma soprattutto sull'acconciatura ) e un paio di momenti vibranti oltre al già succitato finale.
Probabilmente Doppio gioco riflette l'eccessiva ambizione di Marsh di dare al tutto un impronta autoriale decisa : quel che ne viene fuori è un thriller un po' troppo soft, un dramma familiare che si muove attraverso binari consolidati e non proprio da buttare via e una spy story un po' troppo sfilacciata per risultare appassionante.
Insomma un film medio che scivola a tratti nella mediocrità.
Visione sicuramente prescindibile.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Shadow Dancer (2012) on IMDb