Kamis, 14 November 2013

Morituris ( 2011 )

Una famigliola in gita fuori porta nella Roma anni '60-'70 è sterminata interamente  e i cadaveri sono inquadrati da una telecamerina tenuta non si sa da chi. Ai giorni nostri una Mercedes con dentro tre ragazzi romani e due ragazze rumene rimorchiate in una discoteca la sera prima, sta procedendo verso un fantomatico punto di ritrovo in cui si terrà un rave party. In realtà i tre ragazzi stuprano e seviziano le ragazze ma tutti loro devono fronteggiare una forza malefica venuta dal passato, addirittura dall'Antica Roma.
Gladiatori senza volto e dalla forza disumana sono tornati nel luogo in cui furono giustiziati per le loro colpe e non hanno intenzioni molto amichevoli verso le ragazze e i ragazzi di cui sopra....
Girellando per il web ho scoperto che la sinossi originale del film parla di Spartaco e della rivolta dei gladiatori nel 73 a.C.Cinque di loro impazzirono e si resero colpevoli di stupri, razzie e altre violenze nei confronti della popolazione. Per questo furono giustiziati appena fuori delle porte di Roma. E sono proprio loro che tornano dall'aldilà per continuare nelle loro violenze.
Tutte cose che nel film non si vedranno e che non saranno nemmeno nominate.
Morituris è l'esordio al cinema di Raffaele Picchio, un film che ha acquisito enorme risonanza in quanto non gli è stato rilasciato il nulla osta della censura per la proiezione nelle sale. E' per questo che ora circola solo in dvd e ha girato solamente per alcuni festival specializzati ( per la proiezione nei festival cinematografici non è necessario il visto della censura).
E' quindi un film poco visto e di cui si è molto parlato : l'ultimo film che ebbe il discutibile onore di non ottenere l'ok della Commissione di revisione cinematografica fu Totò che visse due volte, il film di Ciprì e Maresco datato 1998.
Ma perchè Morituris non è potuto circolare nelle sale cinematografiche liberamente?
E' stato bloccato perchè ( cit Wikipedia) "La Commissione di revisione cinematografica, visionato il film, esprime, all’unanimità, parere contrario al rilascio di nulla osta per la proiezione in pubblico per motivi di offesa al buon costume, intendendo gli atti di violenza e di perversione sulle donne, motivati dal gusto della sopraffazione e dall’ebbrezza della propria forza rafforzata dal consumo di alcool e droga. Inoltre i “giustizieri” si accaniscono sia sui ragazzi, rei di violenza e sadismo, sia sulle ragazze vittime dei loro carnefici. Infine, negli atti di perversa violenza viene impiegato un topolino come un oggetto sessuale. Pertanto la Commissione ritiene la pellicola un saggio di perversività e sadismo gratuiti".
E tutto questo per quanto mi riguarda è abbastanza inquietante , anche più del film: cioè si ritiene che sia offesa al pubblico costume e al decoro che i mostri che vengono dal passato si accaniscano anche contro le vittime dello stupro o che ci sia una sequenza di uno stupro dopo il consumo di alcol e di droga, o che un topolino venga utilizzato come strumento di tortura ( non oggetto sessuale) ?
Ma questi signori della Commissione hanno mai visto un rape movie? o alcuni horror francesi della penultima ora come Alta tensione ( in cui le protagoniste cantavano una canzone dei Ricchi e Poveri, qui si canta Felicità di Al Bano e Romina Power ), Martyrs ( qui si che siamo a livelli di violenza quasi insostenibili) o Frontiers?
Ha senso , con quello che si vede ormai nei TG, avere una commissione di censura che di fatto castra le ambizioni artistiche di qualcuno per giudizi moralistici tutto sommato affrettati?
Boh, non lo so ma è meglio parlare del film.

Che comincia come tanti, horror con un gruppo di ragazzi che stanno andando da qualche parte , prosegue come un rape movie perchè i tre ragazzotti ,hanno la brillante idea di violentare le due ragazze che stanno con loro ( non proprio due educande, magari se lo chiedevano gentilmente avrebbero ottenuto lo stesso quello che chiedevano) e finisce come un classico film di zombie ( alla francese però, l'ambientazione silvestre e la violenza esibita hanno molto di horror transalpino) in cui i morti che ritornano sono dei gladiatori senza volto ( bella idea) e che iconograficamente fanno la loro porca figura.
Il tutto in 83 minuti che scorrono via velocemente con l'azione che si alterna nel luogo della violenza carnale e in un appartamento della Roma bene in cui una specie di guru, guida dei ragazzi, sta seviziando una giovane donna con acido sulla pelle e con variegati strumenti di tortura , anche a trazione animale ( il famigerato topolino additato dalla commissione di censura come oggetto sessuale).
Dopo averi visto il film che non contiene nulla di così pericoloso per il pubblico costume e per la morale ( in giro si vede e si è visto di molto peggio) mi chiedo se è normale che uno per vedersi un film italianissimo debba per forza rivolgersi all'estero per comprare il dvd.
Morituris non merita tutta la fama che ha guadagnato grazie alla commissione di censura: sarà un film coraggioso perchè fare horror in una nazione arretrata cinematograficamente come la nostra è un'atto di temerarietà, ma  è talmente naif nella realizzazione che fa tenerezza, con una regia che tenta di  nascondere i problemi di budget e il solito onesto lavoro di Stivaletti agli effetti speciali..
Ottima la trovata dei gladiatori e ottima anche l'idea di lasciarli senza volto.
Nella seconda parte non tutto fila liscio ( come fa una normolinea a schiantare un gladiatore grande e grosso come uno yeti riuscendo a fuggire , almeno per un attimo, perchè quello si rialza tranquillamente?) ma del resto non stiamo qui a cercare sottigliezze in un film come questo.
Ma una domanda è rimasta senza risposta: ma chi reggeva la telecamera che inquadra i morti della famigliola del prologo?
Ottimi graficamente i titoli di testa e convince anche il black metal degli Aborym sparato a palla nonostante di parli di disco music e si cantino Al Bano e Romina Power.
Hic sunt (co) leones! 
Abbasso la censura!!!!

( VOTO : 6 / 10 ) 

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Rabu, 13 November 2013

Prisoners ( 2013 )

Keller Dover si trova a fronteggiare quello che è il peggior incubo che possa esistere per un genitore: la scomparsa della propria figlia piccola, Anna, sparita mentre giocava assieme a un'amichetta di poco più grande , Eliza, intorno casa. L'unica traccia è un camper sospetto parcheggiato nei dintorni. Il detective Loki non fatica a trovare il proprietario del camper, Alex Jones, un giovane con molti problemi psichici, e lo arresta ma in assenza di prove del suo coinvolgimento nella scomparsa delle due bambine è costretto a rilasciarlo. Keller, accecato dall'angoscia, visto che i giorni stanno passando e le indagini non stanno andando avanti , rapisce Alex Jones e lo tiene prigioniero in una sua vecchia casa abbandonata da tempo. Lo picchia e lo tortura per farsi dire dove sono le bambine ma il ragazzo non cede.
E le indagini sembrano a un punto morto finchè....
Prisoners è il primo film americano del regista franco canadese Dennis Villeneuve, che si era fatto notare in precedenza per due film ottimi come La donna che canta ( vincitore di numerosi premi nei festival internazionali e nominato all'Oscar come miglior film straniero ) e Polytechinique, racconto del massacro di un gruppo di giovani studentesse del Politecnico di Montreal per mano di un misogino patologico.
Con Prisoners conferma tutto quello che di buono si potesse pensare di lui.
Il suo ultimo film rischia seriamente di essere uno dei film dell'anno: immergendosi nel profondo della provincia americana e sfruttando tutti i topoi del genere thriller, Villeneuve eleva il suo cinema ad una forma quasi metafisica regalando allo spettatore un film profondo e stratificato che scava nel profondo di scrupoli e coscienze.
La regia morbida e sinuosa che quasi si vuole estraniare dalla vicenda con sequenze in campo lungo che sembrano voler prendere distanza da quello che si sta narrando denotando un palese disinteresse per le regole non scritte del genere, la durata che a molti parrà eccessiva ( 150 minuti più o meno, un minutaggio che selezionerà parecchio pubblico), un intrigo disseminato di false piste, divagazioni e notazioni a margine rendono Prisoners un qualcosa di unico nel panorama cinematografico odierno, soprattutto americano.
E non dimentichiamo la nazionalità canadese di Villeneuve: non è americano e si vede per come osserva da entomologo una civiltà fondata sull'uso delle armi e su un concetto abbastanza distorto della giustizia, con una pericolosa tendenza al fai-da-te che arriva a creare dei mostri insospettabili nascosti dentro e dietro padri di famiglia onesti e premurosi.
Ma del resto fino a che punto si può arrivare pur di ritrovare una figlia, una bambina indifesa capitata nelle grinfie di un maniaco pedofilo?
Tutti i personaggi di Prisoners sono prigionieri di qualcosa , sia a livello concreto che a livello metaforico e Villenueve pur disseminando il film di domande che ogni essere umano dovrebbe porsi prima di agire in una determinata maniera, si guarda bene dal rispondere.
A farlo ci penserà la sensibilità di ognuno.
Prisoners ha un aspetto retrò da thriller anni '70 (non sembrano per nulla azzardati i paragoni con due capolavori del genere come Mystic River e Zodiac ) grazie alla fotografia plumbea del grandissimo Deakins e ha dalla sua un cast in stato di grazia in cui emergono i due protagonisti.
Hugh Jackman  tira fuori dal cassetto un'interpretazione magistrale di un padre di famiglia in preda ai suoi demoni e ai sensi di colpa che ha pochi eguali nella sua carriera, mentre Jake Gyllenhaal conferma tutto il suo talento in un personaggio profondo e sfaccettato come pochi, non è il classico detective tutto di un pezzo ma un uomo alle prese con le sue frustrazioni e le sue debolezze.
Prisoners è uno dei thriller più potenti  degli ultimi anni, un qualcosa che non ti lascia nemmeno a distanza dalla visione.
Forse perchè anche al di qua dello schermo siamo un po' tutti prigionieri di qualcosa....

( VOTO : 8,5 / 10 )

  Prisoners (2013) on IMDb

Selasa, 12 November 2013

Machete Kills ( 2013 )

Machete viene reclutato dal presidente degli Stati Uniti in persona per andare a prendere una specie di anarchico messicano che ha un missile puntato sugli USA. Machete si imbarca per la missione e capisce subito che c'è qualcosa di molto diverso sotto. C'è un miliardario che sta approntando una specie di navicella spaziale in cui rifugiarsi , assieme a clienti danarosi, in previsione della futura distruzione della Terra.
Per Machete sarà durissima farcela e salvare la Terra...
Anticipato dal trailer di Machete kills again...in space, eccoci giunti alla seconda puntata della tamarreide cinematografica targata Robert Rodriguez. Se il primo Machete era nato per scherzo sotto forma di trailer ai tempi dell'esperimento Grindhouse/ Planet Terror assieme al compagno di bisboccia di sempre, Quentin Tarantino, questo Machete kills comincia proprio dove era finito l'altro, perfetta simulazione di B movie coi controfiocchi, il tentativo, riuscito, di creare monnezza artistica , talmente artistica da iniziare un trend, una tendenza.
La ricetta è la stessa: body count degno di uno slasher , ampio stravaso ematico anche questo degno del più sanguinolento degli horror, gnocca count degno di una rivista per soli uomini, trama talmente infarcita di nonsenses che diventa presto un gigantesco nonsense essa stessa, attori di grido che si prestano di buon grado in ruoli talmente sopra le righe da essere anche oltre il concetto di caricatura.
Quindi tra poppe mitra, cannoncini fallici, intestini a tracolla di banfiana memoria e maschere che sembrano rubate dal set di Star Wars, Danny Trejo,attore che definire granitico è un eufemismo, ritorna nel ruolo della sua vita: quello del rude messicano che parla a monosillabi ( e quando lo fa è in terza persona, un po' come Balotelli....) e che mostra il suo fascino particolare circondato da donne che rappresentano il sogno erotico per almeno i tre quarti della metà maschile dell'universo.
Ce n'è per tutti i gusti: una Jessica Alba bellissima anche se coperta da capo a piedi, una Michelle Rodriguez più esplosiva che mai che sta diventando sempre più bella ad ogni film che passa ( qui a bottega è una delle più apprezzate) , la biondocrinita Amber Heard che sguazza letteralmente nei panni della miss agente segreto e già che c'è elargisce un po' delle sue grazie a Machete , con Danny Trejo che sentitamente ringrazia Rodriguez, c'è una Sofia Vergara che spara con ogni parte del suo costumino stile Gaultier, per i feticisti c'è anche la presenza di una Lady Gaga inedita, tra il trash del nuovo millennio e la raffinatezza degli anni '50, con netta prevalenza del primo aspetto.
E poi ci sono Cuba Gooding jr, Banderas, Mel Gibson....insomma talmente tante guest stars che Rodriguez più che da regista  deve agire da vigile urbano per smistare tutto questo traffico di stars hollywoodiane.
Tutto questo va naturalmente a scapito della trama volutamente inesistente, un esile canovaccio su cui poggiare tutte le trovate sbilenche tipiche del mondo di Machete.
Che continuano a imperare in questo paradiso artificiale cinefilo creato da Rodriguez e dai suoi compari...
Machete Kills non sarà un capolavoro ma è esattamente quello che ti aspetti: un personaggio icona che attraversa un film umorale, rapsodico, ironico e volutamente sciocco, con quella patina ( artificiale ) da B movie che cerca di renderlo ancora più simpatico.
Piazzare il trailer di Machete kills again ...in space potrà sembrare una mossa poco azzeccata ma consona allo stile di Machete: ci si appresta alla visione con la consapevolezza di assistere a un film che non avrà un finale compiuto ma del resto ci interessa poco come finisce.
Interessa soprattutto il percorso che si fa per arrivarci.
Anche perchè sappiamo sin da subito che Machete è immortale e lo sarà almeno per un altro film.
Addirittura impara a twittare: e che imparerà mai nel prossimo film?
Siamo già tutti in attesa fiduciosa.

( VOTO : 6,5 / 10 )

Machete Kills (2013) on IMDb

Senin, 11 November 2013

The last days on Mars ( 2013 )

E' l'ultimo giorno di missione per l'equipaggio della base Tantalo di stanza su Marte: gli 8 astronauti che compongono la squadra si accingono ai preparativi per la partenza facendo lavoro di routine quando uno degli uomini disattende il comando del superiore ed esce per fare rilievi in un posto non molto lontano dalla base: ha scoperto delle evidenze di vita batterica e non vuole lasciare l'onore della scoperta all'equipaggio che da lì a poco li sostituirà. Arrivato sul posto assieme a un collega, si avventura fuori nei dintorni del modulo di trasporto ma il terreno collassa sotto di lui e cade in una buca profonda. Parte la macchina dei soccorsi ma ci sono poche speranze perchè con quella caduta la tuta spaziale ha sicuramente portato delle lesioni.Sparisce anche la collega lasciata di guardia nel luogo dell'incidente.
Il problema è che , anche se creduti morti , i due tornano alla base e sembra non abbiano intenzioni tanto amichevoli....
Ero molto curioso riguardo all'esordio nel lungometraggio del giovane irlandese Ruairi Robinson , uno che aveva mostrato il suo grande talento in corti come The Silent city, sette minuti di angoscia pura e Blinky TM, 13 minuti di fantascienza distopica premiati al Vimeo Awards ( di cui abbiamo parlato qui ).
The last days on Mars è una coproduzione angloirlandese con un budget piuttosto consistente per gli standard europei ( circa 10 milioni di euro, comunque si è abbastanza lontani dalle produzioni hollywoodiane) che testimonia ancora una volta la vivacità della cinematografia di genere europea con l'Irish Board ( l'ente cinematografico di Stato irlandese ) che ancora una volta è in prima fila a finanziare progetti di genere un po' particolare.
E scatta sempre la solita domanda : perchè loro si e noi no?
E noi teoricamente abbiamo molti più mezzi di loro.
Qui siamo dalle parti della sci fi con forte contaminazioni horror.
Anzi diciamo che è un horror girato come se fosse un film di sci fi.
Presentato alla platea forse sbagliata ( è stato visto per la prima volta al Festival di Cannes dove è passato nell'indifferenza generale, del resto non è un film da festival) l'esordio nel lungometraggio di Ruairi Robinson si mostra come un solido intrattenimento di genere fantascientifico , senza troppi voli pindarici e che non nasconde i suoi legami col passato.
Non si respira aria di novità ma è come un piacevole ripasso di atmosfere già esplorate da altri ( vedi Moon, lo svizzero Cargo, Pandorum ma passando un po' per tutti i film che parlano del Pianeta Rosso o di stazioni spaziali si arriva al capostipite di tutto, l'inarrivato e inarrivabile Alien).
Forse un po' di delusione c'è ma non perchè il film sia brutto, in quanto, chiariamolo subito è una visione molto piacevole che si consuma tutta di un fiato, ma perchè manca la voglia di sperimentare che aveva contraddistinto i corti di Robinson, decisamente più innovativi e originali di questo film.
The last days on Mars svela quasi subito la sua natura orrorifica immersa in un ambientazione sci fi ( natura che non svelo per non spoilerare , ma non bisogna attendere molto per entrare nel "vivo" ) ma si inserisce in un campo piuttosto inflazionato e senza creare troppa suspense.
Procede tutto abbastanza linearmente senza grosse sorprese e questo è forse il limite più evidente di questo film.
E Alien resta una chimera irraggiungibile che riecheggia ad ogni angolo della stazione spaziale.
Solidissimo il cast con protagonista incontrastato un marmoreo Liev Schreiber accanto a cui ci sono tanti volti  ben noti al grosso pubblico come Elias Koteas o Olivia Williams.
Una visione comunque gradevole , senza grosse pretese e  confezionata con cura pur in assenza di effetti speciali roboanti.
Spesso basta e anche avanza.

( VOTO : 6,5 / 10 )

The Last Days on Mars (2013) on IMDb

Minggu, 10 November 2013

Smiley ( 2012 )

Una baby sitter apprende di una curiosa leggenda urbana per cui basta digitare tre volte sulla tastiera del computer la formula I did it for the lulz e compare alle spalle del malcapitato con cui si sta chattando un mostruoso killer che lo uccide seduta stante. Naturalmente la baby sitter vuol provare se funziona questa storia e altrettanto naturalmente mal gliene incoglierà.
Intanto Ashely, ragazza mentalmente disturbata, ha difficoltà ad adattarsi alla vita del campus universitario che non riesce a superare neanche grazie alla sua coinquilina Proxy che è praticamente il suo opposto. Ashely dopo aver visto su internet l'omicidio della baby sitter è ossessionata dalla fobia di essere la prossima vittima , mentre Proxy e i suoi amici neanche le credono perchè tanto è una leggenda urbana partorita dal mondo virtuale di internet. Ma naturalmente le cose prenderanno subito una piega diversa, tragica per l'esattezza.
Non esistono più gli slasher di una volta e se il tentativo di riattualizzare il genere era fatto con tutta la cultura cinematografica di Craven e del suo sceneggiatore Williamson allora ne poteva uscire anche roba come Scream e relativi seguiti ( tutti animati dalla tendenza di non prendersi mai troppo sul serio) se invece un giovanissimo carneade californiano, apprezzato direttore di video su youTube si mette a cercare la ricetta dello slasher 2.0 posso venir fuori aborti cinematografici come Smiley.
Obbrobrio che la distribuzione italiota naturalmente non si è fatto sfuggire, anche se con un annetto di ritardo. E , considerando che questo filmetto anche negli USA non se lo sono filato neanche di striscio, cresce il sospetto di qualche psicopatologia destruente la sostanza grigia cerebrale che ha colpito chi in Italia sceglie le pellicole da distribuire nelle sale.
Smiley vanta per prima cosa uno dei villain più brutti mai visti su grande schermo: certo in un serial killer uno non cerca bellezza particolare , Freddy Krueger docet, ma vedere un killer che ha una chiappa di culo trapiantata in faccia e con delle suture da calzolaio per giunta, , neanche da chirurgo che ha alzato un po' il gomito, è qualcosa di veramente brutto e disturbante.
Ma probabilmente non nel senso auspicato di chi ha fatto il film: qui si arriva al puro disgusto solo per associazioni di idee: faccia -culo- deiezione organica che normalmente esce da lì e l'operazione schifo totale è terminata.
Altro che horror! non è facile prendere sul serio una faccia da culo assassina!!!
Vogliamo poi parlare della protagonista, Ashley? Per carità Caitlin Gerard sarà anche una bella figliola ma recita da cagna maledetta ( vedere una scena in cui deve piangere in cui al cambio di campo le viene bagnato il viso solo per far vedere che sta piangendo, evidentemente da sola non ci riusciva) e poi credo che recitare un personaggio così , di una praticamente caduta dal pero per come non si accorge di nulla di quello che sta succedendo attorno a lei, non sia così difficile.
Eppure lei fallisce miseramente , potenza anche di un regista che non ha la minima cognizione di come costruire una scena decente in cui sia richiesto un minimo di savoir faire recitativo e che non ha la minima idea di come creare suspense.
Cioè siamo ancora allo stadio del ripetersi perseverato delle sequenze buuuu e ancora allo smanettamento dei volumi della colonna sonora per cercare di creare un po' di ansia nello sfortunato che ha deciso di vedere questa robaccia.
Trucchi da miserabili, insomma.
Dicevamo che questo Smiley aspira a riattualizzare il genere slasher: beh, allora non ci siamo proprio. Che cosa ne facciamo di uno slasher in cui gli omicidi sono tutti uguali?
Uno dei concetti base della riuscita dello slasher era proprio la creatività negli omicidi e qui questa cosa viene del tutto dimenticata per fare un film finto ggggiovane  che cerca di gettare una luce inquietante sulla internet generation, quella fatta dai ragazzotti super tecnologizzati che non abbandonano il loro computer portatile nemmeno quando vanno in bagno e magari si puliscono il sedere con un rotolo di carta igienica virtuale effigiato in un tablet.
Insomma 90 minuti della mia vita buttati via in modo indegno, ma me la sono voluta perchè già sapevo che cosa aspettarmi, credo che questo film sia ancora alla ricerca di  uno straccio di recensione positiva worldwide.
E poi, forse mi sarò perso qualcosa e per questo faccio un mea culpa anticipato: ma chi calz...è lulz?
Ah , ecco l'ho trovato: significa divertimento al plurale, forse, gergo internautico, mica pizza e fichi.
Ecco, in Smiley di lulz ne ho trovato ben poco, con la monnezza  raccolta in un oretta e mezzo di proiezione invece ci ho riempito un camion.
Da evitare come la peste bubbonica.

( VOTO : 2 / 10 ) 

Smiley (2012) on IMDb

I mgliori film dai miei anni in poi .... # 7

Ed eccoci arrivati all'ultima puntata di questa serie di post antologici partoriti dalla fervida immaginazione di Frank Manila e che ha contagiato schiere di bloggers. Il contagio delle buone idee.
Un po' mi dispiace che finisca questa serie : ormai era buona consuetudine domenicale , di quando ci si sveglia un po' più tardi ( cosa che a me non succede mai perchè il gallo del mio orologio biologico canta sempre alla stessa ora) e si sta un po' più rilassati con meno ansia da prestazione sui tempi in cui produrre il post.
Rispettando i tempi della platea, anche quelli più rilassati rispetto ai giorni feriali.
Si parte!!!

2007  LA ZONA

Primo anno di questa serie e prima crisi di nervi sfiorata. Tanti bei film quest'anno ma la mia scelta è caduta su questo piccolo film messicano ad alto contenuto di simbologie e metafore, attuale come non mai. Un film assolutamente da vedere. La scelta è stata dura perchè del 2007 sono film molto amati qua a bottega come il western sbilenco Non è un paese per vecchi dei Coen, Into the wild apologo ecologista di Sean Penn, Zodiac di David Fincher , uno di quei thriller che si facevano una volta e che avranno sempre posto nel mio cuore ma anche di piccoli film come Los cronocrimenes, storia di paradossi temporali che mi ha fatto scoprire un cineasta di talento come Nacho Vigalondo, o come XXY di Lucia Puenzo , la storia della scoperta di una sessualità problematica e prorompente.


2008 MR 73-L'ULTIMA MISSIONE

Qui la decisione è stata difficilissima. Alla fine ho optato per il film di Marchal, regista da me amatissimo che declina con grandissima classe il verbo del polar. Daniel Auteuil in una delle innumerevoli parti della sua vita, quella di un poliziotto masticato e risputato da una vita ingrata fatta di rimorsi. Ma è stato duro scegliere tra MR 73 - L'ultima missione e Two Lovers, un film che è riuscito ad emozionarmi come pochi. James Gray si dimostra sempre più regista di talento e lontano dal mainstream. Spero solo che continuino a farlo lavorare perchè si sa che in quel di Hollywood se non incassi non sei nessuno. E James Gray incassa poco anche se è entrato nel cuore dei critici. Il 2008 è l'anno di Gran Torino ( che io ho definito una sorta di greatest hits del grande Clint), di due capolavori come Gomorra di Garrone e La classe di Cantet , punta dell'iceberg di tanto bel cinema europeo di quell'anno ( doveroso citare Lasciami entrare, incursione scandinava nell'horror d'autore e Pa-ra-da di Uberto Pasolini, toccante storia dei bambini che vivono nei dintorni della stazione di Bucarest e di un clown che cerca di recuperarli iniziandoli all'arte circense, storia assolutamente vera e commovente).E' l'anno anche della scoperta di tanto cinema orientale di qualità: impossibile non citare il bulimico caleidoscopio di Love Exposure di Sion Sono, l'incursione nel sociale di un grande regista horror come Kiyoshi Kurosawa che con Tokyo Sonata entra definitivamente nel novero dei
grandi travalicando il concetto di cinema di genere, e il fenomenale thriller coreano The Chaser, qualcosa che fa impallidire tutte le migliori produzioni hollywoodiane.

2009 AIR DOLL

Anche qui scelta durissima tra il film di Koreeda , la storia di una bambola gonfiabile che assume fattezze umane e impara a conoscere il mondo,che alla fine ho premiato  e due film che ho amato molto alla loro uscita, visti entrambi al cinema, e che ancora hanno un posto di rilievo particolare nel mio cuoricino cinefilo:
Il profeta di Audiard, film carcerario potentissimo e  The Wrestler di Aronofsky, con un Rourke forse mai così bravo e così intenso.
In assenza di cinema mainstream di qualità eccelsa tanto spazio a film piccoli fuori ma grandi dentro: L'uomo che verrà di Diritti, Kynodontas di Lanthimos una scoperta veramente shockante, un paio di favolosi film coreani come il leggero Castaway on the moon e il problematico Mother di uno dei big del cinema coreano, Bong Joon Ho e una piccola segnalazione la vorrei spendere anche per Triangle, di Christopher Smith, altro horror che si nutre di paradossi temporali i quali , se non si fosse ancora capito, sono parecchio amati qui nella mia piccola bottega...

2010 COLD FISH

Qui la scelta è stata difficile : Cold Fish è uno dei pochissimi film che hanno preso il voto massimo nel blog, per quanto mi riguarda un capolavoro assoluto di cinismo , ferocia e grande cinema targato Sion Sono. Ma del 2010 è anche Carlos, capolavoro targato Assayas , uno dei primissimi posts di questo blog, anche lui giudicato col massimo dei voti. Del resto sono quasi 6 ore di grande cinema, cosmopolita , che racconta la storia di uno dei terroristi più misteriosi, sanguinari e inafferrabili degli anni '70. Da vedere assolutamente nella versione estesa e non in quella mutilata per il grande schermo.A brevissima distanza due film di vendetta: il crudo I saw the devil opera del funambolico Kim Jee Woon che quest'anno è addirittura sbarcato in America come del resto Chan Wook Park, altro peso massimo del cinema coreano, e l'arty Confessions di Nakashima, film giapponese piuttosto anomalo nella sua costruzione, ma Nakashima già aveva abituato al suo essere trasversale( se non bislacco) anche nel precedente Memories of Matsuko.
Altro film che per un motivo o per l'altro mi è rimasto dentro è Piccole bugie tra amici , con uno dei finali più commoventi (e bastardi allo stesso tempo) visti al cinema in questi ultimi anni. Roba da lacrime vere.

2011 IL CAVALLO DI TORINO

Per chi nono conoscesse il cinema di Bela Tarr, questo film, che poi nelle sue intenzioni è il suo canto del cigno, ha detto che non tornerà più dietro la macchina da presa , è perfetto. Contiene tutta la summa della sua cinematografia in una forma forse più accessibile( termine da prendere con le molle trattandosi di Bela Tarr) e in una durata tutto sommato contenuta per gli standard del regista ungherese: 130 minuti. Il 2011 è anche l'anno in cui ho scoperto un validissimo regista iraniano che guarda molto più ai maestri europei che a quelli del suo Paese: Asghar Farhadi autore di un film bellissimo, Una separazione che si richiama  alla tradizione del grande cinema europeo più di quanto faccia con il cinema iraniano targato Kiarostami o Ghobadi, anche loro passati a forme nuove. E'anche l'anno di Take Shelter di Nichols ( è nata una stella!), di Melancholia , l'apocalisse targata Von  Trier e di Drive di un altro grande danese ( regista , non razza di cane) Refn . E come non nominare cult assoluti come Polisse di Maiwenn o Tutti i nostri desideri di Lloret che una distribuzione italiana incompetente ha fatto uscire nei nostri cinema con i soliti interminabili mesi di ritardo, in pieno 2012?

2012 HOLY MOTORS

Anche qui la stagione del cinema mainstream ha lasciato abbastanza a desiderare, come pure la distribuzione italiana. Tanti film , poi, come un fulmine a ciel sereno arriva l'ultima opera di Leos Carax, Holy Motors e da sola fa riscrivere tutte le classifiche dell'anno perchè si piazza al primo posto senza neanche discutere. Carax è tornato più grande che mai e con lui è tornato il suo attore feticcio, Dennis Lavant, qui più sgradevole e disgustoso che mai. Eppure monumentale. A debita distanza il grande ritorno di Jacques Audiard , Un sapore di ruggine e ossa, con una Cotillard che si immola anima ma soprattutto corpo a questo film, il divertissment metaletterario e metacinematografico Ruby Sparks e il solito , consueto capolavoro di Hirokazu Koreeda, I wish, un film di bambini , di sogni e di treni che passano.

E con questo è tutto. Per il film del 2013 ci rivedremo con la playlist di fine anno...manca poco più di un mese!!

Jumat, 08 November 2013

Before Midnight ( 2013 )

Jesse e Celine sono in vacanza in Grecia presso la casa di uno scrittore che ammira i libri di Jesse. Hanno appena lasciato il figlio di lui all'aeroporto, destinazione Chicago e loro si apprestano a raggiungere la casa al mare del collega di Jesse con le loro figlie gemelle addormentate sul sedile posteriore. Lo scrittore greco ha addirittura pagato loro una notte in albergo per stare di più in intimità , senza le bambine, ma almeno all'inizio non tutto va per il verso giusto. Jesse ventila la possibilità di andare a stare più vicino al figlio in America e Celine va su tutte le furie....
E' la fine del loro amore?
Terzo capitolo della trilogia cominciata con Prima dell'alba e continuata con Prima del tramonto. Ora i distributori italiani dopo ben 18 anni hanno deciso di mantenere il titolo originale tanto per confondere gli utenti di cinema più boccaloni, quasi tranciando il cordone ombelicale con i due film precedenti, grande successo di critica ma anche film rimasti nella nicchia del cuore dei cinefili più accaniti, anche nel mio.
La prima domanda che uno si pone di fronte a questo terzo capitolo riguarda i cambiamenti avuti dai personaggi: quanto sono cambiati in questi anni?
Diciamo subito che sono cresciuti allo stesso modo in cui si cresce da quando si hanno poco più di  vent'anni a quando si superano i quaranta. Più consapevoli, più problematici, più cinici per certi versi ma anche più disincantati verso quelli che lo circonda. Prima guardavano tutto con occhi stupiti, meravigliati, ora hanno l'esperienza del vissuto.
E' questo il pregio maggiore del film: essendo scritto a sei mani dal regista Linklater , da Hawke e da Julie Delpy ha il vantaggio di raccontare un vissuto, non mi stupirei che alcune delle vicende raccontate nel film siano vere.
Il problema sorge quando si tratta di portare questo vissuto in scena: innanzitutto fa strano vedere Hawke molto più truccato della Delpy che ha ancora un volto magnificamente fresco e giovane. Hawke ha una faccia che si sta incartapecorendo,  una carta geografica percorsa da rughe numerose ( già notate ne La notte del giudizio) che il trucco e il parrucco cercano pietosamente di nascondere.
Ethan Hawke ha più cerone in faccia di un attore teatrale e vederlo non fa una bellissima impressione soprattutto all'inizio. Poi si fa un po' di abitudine alla sua maschera , ma le sequenze del viaggio in macchina con lui e la Delpy in primo piano sono veramente impietose.
Altro problema: la spontaneità. 18 anni fa in Prima dell'alba  Hawke e la Delpy erano attori giovani e belli con un'esperienza alquanto limitata, sicuramente inferiore a quella che possono vantare adesso. Il loro essere spontanei era la cosa migliore del film ( anche del secondo) , una specie di valore aggiunto.
Oggi sono attori che hanno superato i quaranta , che hanno lavorato molto e hanno acquisito grande esperienza e anche quella tecnica che magari prima non avevano.
Ed è proprio il possedere una tecnica ormai consolidata è una sorta di intralcio in un film in cui si parla con la stessa indifferenza di massimi sistemi e minimi comuni denominatori. La spontaneità del primo film ( ma anche del secondo) è persa in favore di una ricostruzione di intimità tra i due personaggi che risulta artefatta, una simulazione che vorrebbe essere più vera del vero e si scontra con una gestualità innaturale, a tratti forzata.
Jesse e Celine non sembrano una coppia ma due buoni amici, come sono nella realtà. E forse questa frequentazione tra i due quasi ventennale ( perchè i due anche nella vita reale sono ottimi amici ) fa avere loro una certa difficoltà a interpretare una coppia consolidata.
Il loro affiatamento è indubbio e a prova di bomba: ma è quello di due amici di lunga data  e non di due amanti, non c'è quella complicità, quel trasporto, quella scintilla nello sguardo che ci si attenderebbe da due che si amano.
Before Midnight parte come un idillio, prosegue come una resa dei conti perseverata e termina con un barlume di ottimismo , una specie di scherzo .
Tutto ben condotto, recitato come abbiamo detto ( bene ma in un film come questo conta più l'emozione che la tecnica , mentre qui prevale la seconda), con Linklater che si conferma il più europeo tra i registi americani.
Ma non ha più la magia del breve incontro che contraddistingueva le due precedenti pellicole.
L'aspirazione è arrivare a Rohmer e alla sua impareggiabile leggerezza, il risultato è paragonabile ad un Arcand di seconda fascia con le parole usate come corpi contundenti.
Sinceramente mi ha stupito il successo presso la critica di questo film che ho trovato passabile e nulla più, sicuramente lontano dalla qualità dei primi due capitoli di questa trilogia: sarà forse una questione generazionale ma secondo me è soprattutto una questione di memoria corta .
Perchè Rohmer queste cose le ha raccontate tutte e meglio nel corso della sua inimitabile carriera con il suo stile semplice e raffinato allo stesso tempo.
E purtoppo Linklater non sarà mai Rohmer.
Arrivederci tra nove anni.

( VOTO : 6 - / 10 ) 

Before Midnight (2013) on IMDb