Selasa, 16 Juli 2013

Pacific Rim ( 2013 )

Il mondo è sotto attacco. Gigantesche creature che sorgono dal mare, i Kaiju, stanno mettendo a ferro e fuoco le terre emerse e hanno scatenato una guerra totale. L'uomo risponde con dei giganteschi robot, , gli Jaeger, guidati ognuno da due piloti in connessione interneurale ma nelle battaglie ne vengono persi più di quanto si riesca a costruirne. Si prova a costruire allora delle gigantesche muraglie per arginare la potenza dei Kaiju ma servono a ben poco.Si deve distruggere il sito da dove provengono i mostri e per questo vengono richiamati alla battaglia gli ultimi Jaeger rimasti, tra cui uno particolarmente obsoleto che sarà guidato da Raleigh che ha perso cinque anni prima il fratello durante una lotta con un Kaiju all'interno del loro robot, e da Mako, che non ha alcuna esperienza. Naturalmente la battaglia sarà totale e definitiva.
Urca! Da dove comincio?
Cominciamo ringraziando prostrati a faccia in terra Guillermo del Toro per averci regalato il film che stavamo sognando a occhi aperti da quando seguivamo il ragazzo che correva laggiù perchè il suo nome era Jeeg e nel petto gli batteva un cuore d'acciaio?
Oppure per aver portato alla stazione della mia memoria una fila interminabile di vagoni di ricordi legati all'oratorio, a quella minuscola sala cinematografica dietro la chiesa in cui dopo la messa domenicale delle 9 e 30 feci la conoscenza con il professor Honda e parecchi film del suo Godzilla?
Volendo, posso ringrazire il grande Benicio anche perchè , portando i bradipini al cinema , mi ha reso partecipe di una sorta di passaggio generazionale del mio immaginario di quando avevo la loro età e la mia giornata era popolata di robot di tutte le risme e se è vero che i figli si sono esaltati per queste mazzate tra robot giganti, il padre non è stato da meno, anzi forse era quello più entusiasta di tutti.
Perchè siamo entrati al cinema , ci siamo muniti di occhialoni con sovrapprezzo per vedere robot massicci e inkazzati che prendevano a mazzate giganteschi mostri marini e Guillermo del Toro ci ha dato tutto quello che volevamo e anche in gran quantità.
Battaglie interminabili girate come il dio del cinema comanda, Kaiju presi a colpi di petroliera, mostri veramente alti come palazzi e Del Toro piazza la cinepresa là in mezzo, tu stai comodamente seduto in sala con i tuoi occhialoni ben calcati sul naso eppure ti sembra di stare là al centro della battaglia, quasi ti viene da schivare i detriti che sembrano venirti addosso o gli schizzi d'acqua che si alzano per ogni dove ( a proposito non sono un grande fan della tecnologia 3 D, ma qui ha un senso, fa acquisire a tutto un contorno ancora più preciso e ti fa gustare le risse tra Jaeger e Kaiju come meglio non si potrebbe).
Ma non siamo di fronte a un episodio di Transformers della premiata ( si fa per dire )  ditta  Maicolbei e company.
Anzi io di film coi Transformers ne ho sopportato a malapena uno, il primo, per gli altri avrei volentieri organizzato un rogo pubblico in piazza per bruciarli in mondovisione.
Perchè Pacific Rim si e i robottoni di Maicolbei no?
La risposta è semplice: perchè dietro Pacific Rim c'è un regista vero, mentre dietro i Transformers c'è solo un impiegatuccio degli studios, ahinoi miliardario, che , dopo aver timbrato il cartellino, continua a sfregiare l'arte cinematografica per puro amore di pecunia.
Del Toro invece è uno di noi, ci porta a spasso per il suo immaginario personale che coincide magicamente col nostro, ci regala il film che volevano vedere da quando eravamo bambini ( anche se non lo sapevamo), ci regala un sogno a occhi aperti.
E solo per questo dovremmo essergli grati all'infinito.
Pacific Rim dietro e oltre la confezione da blockbuster nasconde passione e gli si perdona un gruppetto di personaggi pericolosamente vicini allo stereotipo e magari quel filino, anche qui si fa per dire, di retorica che lo percorre trasversalmente (con l'apoteosi toccata durante  il discorso alla Indipendence Day di Stacker).
E gli si perdona quasi tutto proprio perchè alla fine noi siamo venuti al cinema per vedere robot giganti fare a mazzate contro mostri marini: e siamo stati abbondantemente serviti in questo.
In più ci sono alcune punte di esaltazione massime allorchè un Kaiju viene preso a colpi di petroliera oppure quando , in tempi di armi supermoderne, lo Jaeger tira fuori un bello spadone con cui affettare il nemico ( una specie di San Giorgio contro il drago, con tutto il cinema a mormorare la sua approvazione).
Dopo due ore e dieci di massacro audiovisivo esci con la pupilla che rotea, una gocciolina che fa capolino alla base del naso, la testa che gira leggermente ma è una sensazione bellissima.
E se qualcuno vi parla di tre imbecilli ( uno grande e altri due piccoli) che nell'atrio della multisala stavano mimando all'unisono il modo di muoversi degli Jaeger...beh eravamo noi.
Voto al film da parte dei bradipini: 10+.


( VOTO : 8 + / 10 ) 


Pacific Rim (2013) on IMDb

Senin, 15 Juli 2013

El cuerpo ( 2012 )

Una guardia notturna viene investita e ridotta in fin di vita mentre sta fuggendo a gambe levate dall'obitorio in cui lavora. Ma che cosa ha provocato questa sua scomposta reazione?
La polizia indaga e scopre che proprio quella notte dalla morgue è scomparso il cadavere di Mayka Villaverde, ricchissima ereditiera morta apparentemente per cause naturali. Viene interrogato il marito, Alex, molto più giovane di lei, messo dalla moglie a capo dell'azienda, e si capisce subito che è implicato nella morte della moglie. Assieme all'amante Carla ha progettato quello che sembra il delitto perfetto ma non è propriamente così. Anche perchè questo cadavere si muove più da morto che da vivo e Alex continua a ritrovare nei posti più impensati e in modo apparentemente casuale indizi probatori della sua colpevolezza. Sembra proprio che la moglie oltre a sapere tutto del suo piano diabolico voglia vendicarsi del fedifrago e della sua amante....
A dispetto delle apparenze El cuerpo, esordio alla regia nel lungometraggio del 38enne Oriol Paulo, già sceneggiatore di un thriller di discreto successo come Con gli occhi dell'assassino, non è un horror accessoriato di fantasmi con una moglie crudele che dall'oltretomba cerca di vendicarsi del marito che l'ha tradita e l'ha uccisa.
Trattasi di thriller dal meccanismo semplice ma d'effetto , dalle evidenti reminiscenze hitchockiane ( il maestro è citato apertamente nella sequenza in cui Alex porta un calice di vino "sospetto" alla moglie appena ritornata da un lungo viaggio) in cui il regista è ben attento a coprire le proprie carte per tenere alta la tensione per tutti i 110 minuti della durata del film.
E ogni volta gioca al rialzo con lo spettatore ignaro che , come Alex, scopre gradualmente tutto ed è sorpreso ogni volta quando tutto sembra coalizzarsi contro il protagonista che continua a reperire, in modo del tutto casuale ( ma alla terza/quarta volta che accade non può essere più una semplice casualità) piccoli particolari che lo riportano alla sua storia con la moglie ma soprattutto indizi che rafforzerebbero i sospetti su di lui.
Ambientato praticamente quasi del tutto in un obitorio durante una notte buia e tempestosa ( location che ha un suo fascino malsano ) , El cuerpo, lascia del tutto le sue pretese autoriali, in favore di un ritmo elevato che non permette mai di annoiarsi.
Agisce per accumulazione e ogni volta che viene aggiunto un qualcosa alla storia con dei flashback a incastro si è resi edotti del background di tutta la storia tra Alex  e Carla, complici nel delitto e in procinto di darsi alla fuga, ma soprattutto del rapporto tra Alex e la moglie Mayka, dittatoriale ma dotata di uno strano senso dell'humour, capace di tenere sempre sulla corda il marito ma ogni volta dimostrando di amarlo.
I numerosi flashback da una parte smorzano il ritmo ma d'altra parte alimentano la tensione che cresce minuto dopo minuto fino all'apoteosi della soluzione finale.
Un colpo di scena che costringe lo spettatore a ripercorrere mentalmente tutto il film proprio perchè un ribaltamento simile di prospettiva era tutto fuorchè atteso.
E anche se a naso sembrerà che non tutto fili per il verso giusto, bisogna dare atto a Oriol Paulo di aver architettato un finale molto elaborato, ai limiti del cervellotico, ma plausibile e tremendamente efficace come coup de theatre.
El cuerpo è un giallo a tinte classiche ma  girato in modo molto moderno e dinamico: confezione inappuntabile, ritmo infallibile e attori che danno il meglio in personaggi molto ben costruiti e stratificati, non delle semplici marionette al servizio del meccanismo della storia narrata.
E' il classico film in cui niente e nessuno sono quello che sembrano.
Ed è questa la sua carta vincente.
Vogliamo poi parlare di uno dei cadaveri meno presenti ma più incombenti mai visti al cinema?

( VOTO : 7 + / 10 ) 


  The Body (2012) on IMDb

Minggu, 14 Juli 2013

Il concerto ( 2009 )

Nella Russia di Breznev, la carriera di Andrei Filipov, brillante direttore d'orchestra viene bruscamente interrotta allorchè si rifiuta di espellere dalla sua orchestra alcuni musicisti ebrei. Ora è ridotto a fare lo sguattero nei corridoi del Bolshoi ma la sua occasione imprevedibilmente arriva. Un fax intercettato per sbaglio invita la prestigiosa orchestra del Bolshoi ad un concerto in una famoso teatro parigino. E' fatta, Andrei, non senza difficoltà , riunisce la sua vecchia orchestra , ormai arrugginita , organizza la trasferta e partono per Parigi.
E trovano un mondo almeno 30 anni avanti a quello in cui stavano vivendo. Nel frattempo contatta anche una famosa violinista per la parte da solista....
Se sembrava grottesca quell'unica battuta pronunciata da Ivan Drago durante Rocky IV, quel "Ti spiezzo in due" entrato nella leggenda dalla parte sbagliata,pensate a un film popolato quasi tutto da russi che parlano in questo modo.
Ecco il doppiaggio di questo film usato come corpo contundente improprio cerca di distruggere quanto di buono Mihailneau riesce a costruire con la sua capacità di affabulazione cinematografica.
Un film dalle varie anime che parte come una commedia degli equivoci (ma qui non c'è lo scambio di una sola persona ma di un'intera orchestra), prosegue quasi come un pittoresco excursus in una Russia popolata di cafoni arricchiti sempre più ricchi e di gente che si fa camminare il cervello per arrivare a fine mese(come la moglie del protagonista Filipov ex direttore d'orchestra ridotto per ragioni politiche a uomo delle pulizie del Bolshoi, che noleggia figuranti per manifestazioni di piazza). 
Quasi sempre in bilico tra commedia e farsa il film scorre leggero e divertente fino alla svolta nei minuti finali: si vira al melodramma, nell'ultima parte assistiamo a un poderoso concerto per violino, lacrima e orchestra.
Il concerto racconta attraverso una lente deformante una Russia ferma all'epoca di Breznev ma allo stesso tempo prigioniera della globalizzazione,la potenza economica di mafiosi arricchiti e lo spirito di inziativa di coloratissimi zingari.
Quasi un mondo a parte, un pianeta di un altra galassia, uno spunto perfetto per descrivere la voglia d'Occidente che ha tutta la scalcagnata truppa raccolta da Andrei Filipov(il momento del reclutamento è uno dei più buffi, ricorda e non poco l'analogo momento visto in The Commitments ,bellissimo film di Alan Parker) animato da ben altre(e alte) intenzioni che poi vengono svelate durante il film.
E'perlomeno curioso il ribaltamento della prospettiva di questi russi che vedono l'occidente sia come il Paese di Bengodi sia come una congrega di sottosviluppati adatti ai propri piccoli commerci (i telefonini cinesi,il caviale) giusto per rinvigorire l'equazione Ebreo=Commerciante.
Accanto a momenti di spiazzante buffoneria il regista rumeno ci regala personaggi pittoreschi alcuni pateticamente prigionieri del passato monocolore virato al rosso (da collassare il momento in cui il vecchio funzionario KGB complice parla con un funzionario del Partito Comunista francese, partito ridotto a macchietta, ricordando con nostalgia elezioni in cui avevano ottenuto il 100 % dei voti dicendo che nessuno avrebbe saputo fare di meglio), altri votati solo al bisogno di fuga, altri ancora mossi solo da sincera amicizia in una mitragliata di buoni sentimenti.
In questo il film del regista rumeno assomiglia a quelle commedie etniche di cui abbiamo avuto ottimi esempi nel passato(vedi Machan) o a film che magnificano l'iniziativa privata (Full Monty) , ci regala la visione di un mondo globalizzato però nel senso sbagliato perchè stracolmo di cialtroni che guardano tutti, nessuno escluso, il proprio tornaconto personale.

Ci si diverte a contrapporre un Occidente letargico vittima della sua opulenza e un Est vero e proprio monumento alla vitalità e alla capacità di inziativa.Si ride, si va avanti con leggerezza invidiabile, ci si affeziona ad alcuni di questi personaggi che comunque mostrano di avere un cuore grosso così.
Così come si ingrossa il cuore dello spettatore sapientemente portato ad empatizzare quello che vede.
Poi gli ultimi venti minuti; il concerto vero e proprio,la svolta melodrammatica.
Ecco qui viene fuori tutta la capacità di Mihailneau di affabulare con semplici movimenti di macchina che raccordano le varie anime del concerto, il primo violino, il direttore d'orchestra, l'orchestra stessa.
Le note alleggiano nel teatro silenzioso, magicamente fluttuano nell'aria a fondere le varie anime e incorniciano i flashback utilizzati per spiegare perchè Andrei Filipov ha rischiato così tanto pur di fare questo concerto parigino.
Un momento di cinema magico, senza tempo in cui le lacrime della sublime Laurent sono quasi uno strumento aggiunto per armonizzare il tutto.
La trasformazione è completata, l'occidentalizzazione è una conseguenza naturale, il mondo sarà finalmente di tutti i colori e non di uno solo. 
Però per favore fate parlare questi russi con un accento un po'più normale.... non sono tutti figli di Ivan Drago.

( VOTO : 8 / 10 ) 


  The Concert (2009) on IMDb

A casa con Jeff ( 2011 )

Jeff è un ragazzone trentenne che vive perennemente nel seminterrato di casa sua a non fare nulla, evitando di uscire per paura del contatto con la gente. La madre , vedova, lo opprime con faccende da fare mentre occasionalmente si trova a contatto col fratello, sposato e con problemi coniugali gravissimi con la moglie, che lo coopta per inseguire la moglie in una folle corsa per la città, temendo di essere da lei tradito.
Jeff  si presta e passerà un'indimenticabile giornata che cambierà le vite di tutti i protagonisti in campo. In meglio.
I fratelli Duplass dopo il colpo grosso realizzato con Cyrus ( film a mio parere troppo timido con la sua brava  verve da cinema indipendente impastoiata da condizionamenti da major, leggasi buonismo eccessivo nel disegno di Cyrus, mondato di tutti i particolari sgradevoli per non renderlo troppo inquietante) continuano nel loro cinema su personaggi al margine.
Come Cyrus anche Jeff è un tipo che non ha tutte le rotelle a posto e parlando di Mark Duplass ( uno dei due fratelli sceneggiatori/registi di questo film) come non citare il personaggio da lui recitato, Kenneth, nel delizioso Safety not Guaranteed?
Tutti personaggi che stanno in un cantuccio a guardare il mondo che li circonda senza che il mondo si accorga di loro.
Difficoltà relazionali, una prospettiva originale attraverso cui guardare le cose, un'anima più candida della media che permette di approcciarsi a quello che sta intorno a loro senza troppi preconcetti.
Pur essendo tre personaggi simili per come sono disegnati e per il background di isolamento loro creato è da rimarcare come reagiscano in modo differente alle sollecitazioni che gli sono date da tutto quello che sta loro intorno.
Cyrus si isola volontariamente assieme alla madre cercando di impedire che chicchessia cerchi di incrinare l'indissolubilità di questo nucleo, anche Kenneth scivola in un isolamento intenzionale guardando con sospetto tutti quelli che incontra perchè ha una missione da compiere che solo lui conosce.
Jeff invece reagisce in modo diverso: cerca di connettersi a ciò che gli sta intorno, cerca di comunicare di diventare un membro in pianta stabile di quella comunità di strani animali che si fanno chiamare uomini.
In questo la figura del fratello scatenato nel tentativo apparentemente impossibile di recuperare il suo matrimonio, è un ottima scuola rappresentando tutti quegli aspetti deteriori che Jeff deve evitare.
Ed è esilarante vedere i due interagire e dimostrarsi due facce della stessa medaglia perchè in molti frangenti quello che sembra non avere tutte le rotelle a posto sembra proprio suo fratello che tra i due dovrebbe essere quello più normale.
A casa con Jeff è la classica commedia indipendente americana, film di attori piuttosto che di sceneggiatura, con una fotografia sicuramente migliore di quella del  prodotto Sundance.
Lo stile invece è quello classico , indy: molti primi piani, molti dialoghi e molta macchina da presa a mano per aggiungere concitazione ad alcune sequenze e per dare al tutto un'aria più realistica.
Come dicevamo è un film d'attori: Jason Segel nella parte di Jeff flette la sua fisicità comica tratteggiando un personaggio tenero e buffo, senza eccessi apatowiani ( a parte un bong gigantesco da cui fuma in una delle prime sequenze), Ed Helms, nella parte del fratello,è più scatenato che in tutti e tre i film della serie Una notte da leoni messi assieme, mentre la Sarandon , nei panni della loro mammina, vedova piuttosto consolabile, si dimostra sempre più icona del cinema indipendente americano in cui appare sempre più spesso, quasi scansando il cinema mainstream.
A casa con Jeff ha forse un finale un po' troppo buonista, troppo incanalato nella sindrome da lieto fine tipica hollywoodiana ma alla fine non dispiace più di tanto.

( VOTO : 6,5 / 10 )


  Jeff, Who Lives at Home (2011) on IMDb

Jumat, 12 Juli 2013

Drag me to hell ( 2009 )

Christine Brown è una solerte impiegata di banca che sta cercando la tanto agognata promozione. La sua è una gara a due con il grigio Stu, meno brillante e più grigio di lei ma che si dimostra sempre inflessibile coi clienti con cui si trova a trattare per prestiti o mutui.Un brutto giorno accade che Christine rifiuti l'ennesima dilazione al mutuo della vecchia signora Ganush nonostante lei arrivi a pregarla in ginocchio. Christine non le dà ascolto e la vecchia signora, un po' fattucchiera, le indirizza un anatema potentissimo. E' la Lamia, una maledizione sotto forma di demone che la perseguiterà sempre e ovunque. E lei ha solo tre giorni per disinnescare il tutto. 
Lo possiamo dire? Beh direi di si... Bentornato Sam! 
Alla fine sei riuscito a staccarti tutte quelle brutte ragnatele di dosso che ti stavano portando alla rovina ( artistica, non certo economica, anzi credo che tu abbia il portafoglio gonfio come non mai).
La notizia è che Sam Raimi torna all'alma mater che lo aveva generato : il cinema dell'orrore che però si è adeguato ai tempi grami che si vivono oggi.
L'horror odierno, come altri generi cinematografici, affonda le sue radici marce nella crisi economica, proprio nella nazione gloriosa della catastrofe dei mutui subprime. La ragazzotta impiegata di banca con neanche tanto celate velleità di vicedirezione in un moto di competizione sfrenata, di culto dell'arrivismo , che fa?
Rifiuta una proroga (solo la terza) al mutuo di una vecchia zingara e questa non trova di meglio che lanciarle una maledizione.
Permalosa.
Ma l'altra,perfetta WASP, se l'è presa con una minoranza etnica. 
Razzismo? Il ritorno di Sam Raimi a dimensioni produttive più contenute permette di scoprire di nuovo il "cuore" del suo cinema che era stato nascosto dietro la megalomnia del brand Spiderman.
Che anzi aveva rischiato proprio di portarselo via.
Qui Raimi ritorna alla vecchia scorrettezza, al suo vecchio cinema fatto di accelerazioni improvvise, movimenti di macchina vertiginosi (ho sempre pensato che una delle sue fonti di ispirazioni principali fosse il primo Dario Argento. Oggi magari i ruoli si sono ribaltati. E'Dario che si vorrebbe ispirare a lui), lotte senza esclusione di colpi in cui i duellanti sembrano fatti di pongo tanto sono resistenti agli assalti (vedere per credere la lunghissima sequenza della lotta in macchina tra la ragazza e la vecchia zingara) .

Raimi gira il suo Poltergeist  con tanto di profanazione di tombe e liquami assortiti dal cimitero.
Ma qui i demoni non vengono da dentro il televisore e non c'è la manina educata di Spielberg ad edulcorare la pillola.
Qui ci sono schizzi di sangue, denti marci e unghie putrefatte, un indimenticabile dentiera da sognarsela la notte, vermi e amenità assortite che provengono direttamente dai primi capitoli del suo Evil Dead.
Il tutto aggiornato all'arrivismo senza scrupoli dei giorni nostri in cui si farebbe di tutto pur di avere una promozione al lavoro o liberarsi di una maledizione.
La Lohman è un discreto bersaglio per gli strali dei demoni: ragazza che può apparire allo stesso tempo sia seducente che ordinaria.
Ben agghindata riesce a far girare il capo ai maschietti.
Basta vestirla in modo anonimo acconciandole i capelli  nel modo sbagliato e avremo di fronte la solita mascellona americana priva di alcun fascino, una di quelle che trovi, non volendo,  alla porta accanto .
Pronta per l'inferno.

( VOTO : 7 / 10 )


  Drag Me to Hell (2009) on IMDb

Kamis, 11 Juli 2013

20 anni di meno ( 2013 )

Alice è una donna in carriera, redattrice della rivista di moda Rebelle: si avvia ai quaranta , è divorziata e ha una figlia tredicenne. Di ritorno da un viaggio in Brasile conosce casualmente un giovane studente di architettura , Balthasar e ,complice lo smarrimento di una chiavetta USB, è costretta a rivederlo suo malgrado in quel di Parigi. Per il ragazzo è un colpo di fulmine, per lei che indossa perennemente una corazza di ghiaccio non è nulla ma coglie l'occasione di usarlo per fare carriera e simula all'inizio una relazione con lui.
Ma si sa come vanno a finire queste cose...non si finge mai fino in fondo e....
Lo spunto di partenza del film è abusato: storia d'amore tra due persone di generazioni completamente diverse, un solco scavato da venti anni di differenza di età.
Solo che nel film di David Moreau ( un glorioso passato nell'horror assieme al sodale Palud) l'assunto viene ribaltato più volte: stavolta è la donna ad essere più grande ma il suo toy boy si rivela molto più adulto del previsto, dietro la sua aria sbarazzina e anche un po' nerd si nasconde un cervello e una dignità fuori del comune, cose che lo fanno sembrare abbastanza al di fuori della sua generazione.
Così come Alice, smessa la sua corazza , dimostra tutte le sue debolezze.
20 anni di meno è un perseverato gioco di specchi in cui le superifici riflettenti figurativamente circondano i due protagonisti: Balthasar ha un padre meno maturo di lui, appassionato di macchine veloci e soprattutto di donne giovani, tanto da arrivare a sposare ( quasi) una coetanea del figlio, Alice ha una sorella, Elisabeth che non sopporta di vederla sola ( come è in realtà lei, proietta nella sorella la propria infelicità cercando di evitargliela) e cerca di mollarla senza vergogna a qualunque uomo appetibile che incontri.
E poi l'ambiente lavorativo di Alice: competitivo al massimo , con un capo che finalmente ha trovato dentro di lei la tigre che andava cercando per dare uno scatto in più alla rivista e intorno un covo di serpi e viperette varie che mette sulla piazza di twitter qualsiasi cosa scabrosa o presunta tale che passi davanti al loro famelico telefonino.
Alice all'inizio sfrutta Balthasar per guadagnare punti e rispetto agli occhi del suo capo ma se nei primi tempi della loro relazione guida lei il giovanotto che pende letteralmente dalle sue labbra col passare del tempo emerge la personalità di lui che infrange il ghiaccio che circonda la bella e algida redattrice.
E il gioco, fatalmente si ribalta.
Alice capisce che il mondo di lustrini e pailettes che la circonda, il culto dell'esteriorità in cui vive tutti i giorni è solo un gigantesco specchietto per le allodole che non le consegnerà mai neanche un barlume di felicità.
Perchè la felicità vera l'ha potuta toccare con mano nelle serate trascorse con quello strano giovanotto con la faccia un po' così, i capelli sparati cotro la forza di gravità e che gira con un aplomb degno di un  milord inglese su uno scooterino rosa griffato Hello Kitty.
20 anni di meno è una commedia sentimentale confezionata superbamente sin dai titoli di testa , in modo molto americano e certifica ancora una volta che i francesi al cinema al momento siano parecchio avanti a noi.
E con due protagonisti così adorabili, circondati da un azzeccato coro di personaggi secondari che danno l'acqua della vita al film, stavolta non disturba neanche quel continuo sfiorare la banalità tenendosene comunque sempre abilmente al di fuori.

( VOTO : 7 / 10 )


  It Boy (2013) on IMDb

Rabu, 10 Juli 2013

Oasis ( 2002 )

Jong du è un poco di buono appena uscito di prigione e riaccolto , senza particolare entusiasmo dalla sua famiglia, anche perchè ha un talneto particolare a mettersi sempre nei guai, piccoli o grandi che siano. Un giorno incontra Gong Ju, figlia disabile di un uomo che ha ucciso in un icidente automobilistico. Lei ha avuto un ictus che le impedisce di muoversi , costringendola su una sedia a rotelle e quando è preda di forti emozioni ha anche molte difficoltà ad esprimersi. Dopo un primo incontro "burrascoso" tra i due nasce una relazione che naturalmente è malvista da tutti....
C'è uno strano tipo,  vestito con una camicia estiva a fiori mentre tutti gli altri sono infagottati in abiti invernali, che scrocca sigarette e un pò di cibo gratis. Lo conosciamo: è Jong Du che è appena uscito di prigione (quando vi è entrato era estate) e cerca di tornare dalla sua famiglia.Che, con i crampi lo accoglie di nuovo e cerca di reinserirlo nuovamente nella società. Del resto è un debole, con un cervello magari meno pronto di altri che ha pagato la colpa per aver ucciso un uomo guidando in stato d'ebbrezza.
Va a trovare la figlia dell'uomo che ha ucciso. Lei è Gong Ju costretta alla quasi totale immobiilità e all'impossibilità quasi completa di comunicare da un ictus che le ha procurato una paralisi spastica che peggiora quando si emoziona. Lei vive da sola in un appartamento spoglio della periferia mentre suo fratello vive nella bella casa assegnata a lei dal Comune. Ogni tanto una vicina si preoccupa di lei , del cibo da portarle.Il fratello fa rimarcare a Gong Ju che paga una bella cifra, ben 200 mila wan al mese per tenerla lì, da sola.
Ironia macabra.
Jong Du e Gong Ju si conoscono loro malgrado e siccome a lui le rotelle non girano tutte nel verso giusto cerca di violentarla in un raptus. Una sequenza quasi insostenibile, di violenza psicologica raramente vista.
Eppure dopo questo raptus ingiustificabile qualcosa sboccia tra i due: lei finalmente è stata  trattata come una persona "normale",ha trovato qualcuno che comunica con lei, che si affeziona a lei, che la porta fuori facendola evadere da quelle quattro mura asfissianti di cartone, addirittura a una festa di compleanno o a mangiare fuori nonostante le difficoltà di far accettare la disabile sia in un ristorante che alla festa.
Una relazione tenera fatta di giochi (l'Oasi  del titolo è un arazzo che lei tiene attaccato alla parete e che la notte è reso pauroso dalle ombre minacciose dei rami dell'albero che ha di fronte alla finestra, lui cerca di distoglierla con dolcezza e con giochi innocenti), di comunicazione (che manca a tutti e due costretti a vivere in un mondo che non ha bisogno delle loro parole visto che non contano nulla), di piccoli divertimenti, di conoscenza reciproca (sapere quale è la stagione preferita dell'altro o il suo cibo preferito) e di sogni perchè a volte Gong Ju può anche alzarsi da quella maledetta sedia a rotelle ed essere una giovane ragazza come le altre (la sequenza dell'autobus, una delle più sorprendenti di tutto il film).
Ma la felicità è destinata a durare solo un attimo, mentre il loro amore diventa anche fisico nel totale rispetto reciproco lui viene arrestato per tentata violenza e lei non riesce a scagionarlo per la sua paralisi che è peggiorata per il nervosismo. 
Lui le farà un ultimo regalo prima di andare in prigione.
Oasis è un film di anime pure condannate a vivere in un mondo che puro non è.
Il loro candore scambiato per anormalità anche dai loro familiari, permette loro di conoscersi e portare avanti un amore nel segno dell'anticonformismo, un sentimento che non può essere capito dagli altri.
La purezza d'animo di Jong Du e di Gong Ju è contrapposta alla presenza castrante della famiglia di lui che comunque cerca di metterlo su una strada per recuperarlo e all'avidità infida di quella di lei che la sfrutta solo per abitare in un posto migliore (portandosela in casa solo quando devono fare la scena di fronte agli assistenti sociali) e che cerca di monetizzare il presunto tentativo di violenza subito.
Il tema della disabilità fisica e mentale è trattato senza moralismo ma con uno sguardo quasi entomologico.
L'unico giudizio che Lee Chang Dong si sente di dare è quello verso i cosiddetti "normali" che sono capaci solo di sfruttare o rifiutare un "diverso" solo perchè magari può urtare la suscettibilità di qualcuno.
Un je accuse perentorio verso la massificazione e il tentativo di pulizia "genetica" di un certo tipo di società in cui sopravvivi solo se sei capace di lottare per i tuoi diritti.
Jong Du e Gong Ju purtroppo non ne hanno la possibilità fisica e/o mentale.

Commoventi i flash onirici in cui si anela a una normalità fatta di piccoli gesti quotidiani o di un semplice camminare fianco a fianco, tenerissimo il modo in cui lui cerca di convincerla che sulla sua parete non ci sono spiriti cattivi che vengono a prenderla di notte.
La regia di Lee Chang Dong vola altissima in una storia d'amore tra disabili raccontata senza ipocrisie e moralismi ,Oasis diventa allo stesso tempo uno spietato spaccato sociale che evidenzia tutte le barriere che sono costretti a valicare coloro ritenuti diversamente abili.
Oasis mette a nudo il pretestuoso complesso di superiorità che hanno i normali verso i disabili, un amore totale per quella vita che spesso noi "abili" disprezziamo, un tentativo di vivere una storia d'amore semplice e libera senza costrizioni esterne.
Nel finale si sconfina anche nel melodramma ma ci si mantiene ben lontani dalla retorica che in queste storie è sempre dietro l'angolo.
La storia d'amore tra Gong Ju e Jong Du (straordinariamente inerpretati da Moon So ri e da Sol Kyung.gu) è anche la narrazione di un anelito di normalità che si esplicita con quelle brevi sequenze oniriche in cui è netta la divaricazione tra realtà da disabili e sogno da normali.
E'la storia di due persone che per incanto si amano anche in un mondo alternativo, un'oasi, dove diventano la Principessa e il Generale.
Sperando di tornare il meno possibile in questa valle di lacrime...

( VOTO : 9,5 / 10 ) 


Oasis (2002) on IMDb