Rabu, 07 Agustus 2013

Spring Breakers ( 2012 )

Quattro studentesse che condividono la stessa stanza all'interno del college, decidono di prendersi una vacanza alla fine del semestre universitario. Unico problemino: non hanno il becco di un dollaro. Decidono allora di procurarsene rapinando un ristorante e fuggire per la meta delle loro vacanze. Dopo qualche serata trascorsa all'insegna della trasgressione con alcool e droga vengono arrestate durante una retata. Interviene in loro favore pagando la cauzione uno spacciatore locale, Alien, che fraternizza con loro e le utilizza in una guerra totale contro una banda rivale con cui ha qualche conto da regolare.
Lo Spring Break è una tradizione consolidata negli USA così come le nostre vacanze di Natale o le ferie di Ferragosto ( per chi se le può permettere).
E' quindi ragione di vagheggiamento di un periodo senza pensieri, all'insegna del divertimento totale in mete il più esotiche possibile.
E il film di Harmony Korine partendo dalla mitizzazione dello Spring Break, sogno di quattro ragazzine in fregola che vogliono solo trasgredire solo per il gusto di farlo, lo demolisce pezzo per pezzo fino ad arrivare alle macerie totali.
E' difficile giudicare un film come questo: da una parte i detrattori si soffermeranno sulle tette e i culi che ballonzolano al rallenty in sequenze interminabili ad uso e consumo del guardoncello di turno, affamato di carne fresca e soda, dall'altra i sostenitori parleranno di un nuovo cult generazionale .
Eh , troppa grazia.
E' vero che Harmony Korine si dimostra un signor regista e questo gli permette di elevarsi senza problemi al di sopra e oltre l'estetica imperante MTV, tutta patinature e arzigogoli, ma da qui a elevare Spring Breakers a cult generazionale ce ne vuole.
E' un film furbetto , ammiccante che promette sesso droga e rock and roll e che concede poco sia di sesso che di rock and roll. Di droga invece ne circola in gran quantità .
Le quattro ochette protagoniste , lolite pruriginose pronte a suscitare scandalo fanno la loro figura ( porca, è il caso di dirlo), in bikini e mitra, ma nei loro eccessi , di tutti i tipi, sovente oltrepassano i limiti della caricatura.
E poi c'è James Franco: disgustoso, ultratamarro , con una bocca metallizzata che è uno schifo solo a vederla, discutibile, la sua voce fuori campo straccia i marroni ma che si fa ammirare in tutta la sua bravura e seppellisce senza problemi le quattro sgallettate.
In  un film in cui tette e culi imperano , Franco emerge e di brutto anche , non so quanto volontariamente.
In fondo le quattro ochette da giardino di cui sopra non risaltano certo per qualità attoriali specifiche, forse solo per il mini bikini che vezzosamente indossano praticamente in ogni occasione.
Anche se siamo al mercato della carne, loro non mostrano un centimetro quadrato di pelle più del dovuto, mentre nei festini in riva alla spiaggia, nelle competizioni Miss maglietta bagnata si  mostra abbondantemente .
Il tutto però assume una paradossale valenza antierotica: non c'è eros in tutto quel bailamme di nudità, c' una logica dell'accumulo che non ha nulla di eccitante.
Anzi è un qualcosa di funereo, la celebrazione di un amore libero che non ha nulla di gioioso.
Spring Breakers è la versione decerebrata di un percorso formativo con un finale alla Scarface ( sagra degli eccessi depalmiana) , un American Graffiti aggiornato al nuovo millennio, Un mercoledì da leoni dilatato artificialmente da droghe e alcool, senza l'alone di mito che circonda quei due film.
Ma lì c'era qualcosa di grosso che aspettava: la guerra. Bisognava crescere subito.
Qui è solo la vita.
La crescita arriva: non per tutte però.

( VOTO : 6 / 10 ) 


Spring Breakers (2012) on IMDb

Selasa, 06 Agustus 2013

Se sposti un posto a tavola ( 2012 )

Marie si sta sposando con l'uomo sbagliato e il suo ex storico , Eric, proprio al pranzo di nozze sta cercando di ricordarglielo in tutte le maniere. Un abbraccio un po' più focoso del dovuto e i segnaposto di un tavolo di invitati cadono tutti a terra mescolandosi tra loro. Può davvero il semplice spostamento di un posto a tavola determinare i destini di quattro coppie legate tra di loro ?
A vedere tutti gli intrecci del destino che si affollano davanti agli occhi di Eric, si direbbe proprio di si.
Forse allora è meglio lasciare tutto al caso.Il tempo è galantuomo e il destino sistemerà tutto. 
Forse.
In primis la domanda da porsi è questa : perchè in questa afosa estate i distributori nostrani tirano fuori questo fondo di magazzino, uscito ad aprile 2012 sul grande schermo in Francia e passato inosservato pure nella madre patria?
La risposta probabilmente sta nel successo che alcune commedie transalpine hanno riscosso nel Belpaese e allora si cerca sempre di battere il ferro finchè è caldo.
A costo di incappare in vere e proprie fregature.
Non sarà una bruttura inenarrabile ma Se sposti un posto a tavola è un film assolutamente inutile e anche un po' irritante.
Inutile perchè non dice nulla di nuovo pur cercando di rimescolare malamente le carte, irritante perchè ammicca in continuazione a un film come Sliding doors cercando di ibridarlo con la nuova commedia sentimentale francese stile L'amore dura tre anni ( a cui si riferisce chiaramente in una sequenza all'inizio, quando Eric conosce Marie durante un viaggio aereo, lei legge il libro da cui è stato tratto il film succitato).
Quindi fondamentalmente abbiamo una sorta di film a episodi in cui vengono caratterizzati , neanche troppo finemente, otto personaggi in cerca di un destino a loro favorevole.
E , guarda il caso. Eric alla fine riesce a imbroccare proprio l'unico giusto per tutti i protagonisti in campo.
Non è una questione di confezione o di scarsa qualità recitativa (anzi, gli attori fanno del loro meglio), è il copione di Se sposti un posto a tavola che fa acqua da tutte le parti presentando situazioni già viste e riviste e proprio per questo stantie a tal punto che riescono ad annoiare anche se il film non arriva neanche a 90 minuti, titoli di testa e di coda compresi.
Il problema è che a furia di strizzare l'occhio ad altre pellicole di successo ( come detto precedentemente Sliding doors ma anche Quattro matrimoni e un funerale,  senza funerale però), il film dimostra di non avere una propria colonna vertebrale buttando tutto sulla commedia degli equivoci di grana grossa e azzardando anche la pochade,senza però averne i tempi.
Non si ride, al massimo si sorride fugacemente e questo è grave per una commedia: da sottolineare però la grazia di Louise Monot, nella parte di Marie, due occhi da cerbiatta che sembrano traccianti che fendono la notte e alla fine risulta simpatico anche Lannick Gautry, sgualcito e arruffato nella parte di Eric che ha un po' l'impronta animalesca del primo Belmondo, senza perà averne il carisma.
La regista Christelle Raynal , al suo esordio nel lungometraggio, viene dal mondo della pubblicità e la cosa si vede . Tutti i vari episodi che compongono il film sono patinati come solo uno spot potrebbe essere.
E non è una gran bella cosa.

( VOTO : 5 / 10 )  


Plan de table (2012) on IMDb

Senin, 05 Agustus 2013

The social network ( 2010 )

La nascita di Facebook dalla mente di un ragazzino di Harvard che , rubacchiando idee e suggestioni a destra e a manca mette a punto una macchina da soldi perfetta e inattaccabile. Ma il passato torna a farsi sentire sotto forma dei due bambocci che gli avevano commissionato un lavoretto. Quel lavoretto che poi Mr Mark Zuckerberg ha trasformato nella fonte del suo successo e della sua ricchezza. Talmente ricco che riesce a mettere a tacere tutto a suon di milioncini di dollari.
Che volete che siano per uno come lui che alla soglia dei 30 anni ragiona ormai solo con numeri a nove cifre?
Mark Zuckerberg è uno stronzo.
O almeno ostenta di esserlo come gli dice l'avvocato nella parte finale del film.
E'un nerd ad Harvard. 
Uno che conduce una vita di nerd.
Cervello superiore alla media dei suoi conoscenti, savoir faire non esattamente allo stesso livello (e si nota subito nei primi minuti di film quando è impegnato in un colloquio serratissimo con la sua ragazza che ci mette pochissimo a diventare sua ex), una pericolosa tendenza ad usare tutto quello che trova a portata di intelletto. Non mangia, non dorme, beve solo e nelle due stanze in cui vive c'è un affollamento di computer superiore a quello di calzini.
E i vari compagni di stanza tra loro invece che comunicare a voce si scrivono mail anche se sono all'interno della stessa stanza.
E'questo avere il computer sempre con sè come una seconda pelle che costituisce lo scarto più evidente tra la realtà di questo genio informatico e tutto quello che lo circonda. Vive attraverso lo schermo del suo computer che si trasforma nei suoi occhi e nelle sue orecchie, una protesi insomma.
La sua è una visione in differita, mediata dagli strumenti che usa. 
Ecco che allora Facebook il social network che ha inventato dopo qualche tentativo su scala più ristretta si tramuta in un anti-social network. Cresce il numero di amici e di contatti nel proprio account e scendono allo stesso tempo le occasioni per incontrare persone vere.
Il social network diventa l'ultimo estremo mezzo di comunicazione: tra gioco, anelito di socialità e sopravvivenza si instaura una relazione matematica tra amici di Facebook e amici reali.
Una relazione di proporzione inversa: le persone che vantano la lista più lunga di amici nel loro account sono anche quelle che hanno meno contatti con la vita reale. Vivono, respirano attraverso lo schermo e la tastiera che diventano il cuore ,il cervello e i polmoni di un utente che preferisce essere nascosto dietro una barriera.

Il film di Fincher è un film che ti assale con un uragano di parole ma la stantia verbosità non abita qui.
La regia nervosa con scelte di montaggio ardite fa quasi dimenticare l'ambientazione claustrofobica e ci regala un ritratto realistico di quello che è successo al giovane Zuckerberg e ai suoi amici.
Ci sono necessari aggiustamenti, sintesi, coni d'ombra come è giusto che sia, oltre al taglio di alcune parti ma la sostanza è immutata.
Questo giovanotto che è molto più intelligente di quello che sembra parte con le pezze al culo e si trova a capo di una società fabbricasoldi che vale appena 25 miliardi di dollari, dollaro più , dollaro meno.
E non ha neanche 30 anni, il signorino.
Magari persi nel ritmo vertiginoso conferito al film non si afferrano tutti gli algoritmi e qualche passaggio tecnico può pure sfuggire ma quello che si capisce basta per dare un taglio inquietante alla materia narrativa tuttora in evoluzione.
Facebook è un fenomeno contemporaneo in continua trasformazione, un network più antisocial che social perchè tra di loro le persone hanno sempre una barriera innalzata e praticamente invalicabile.
Non avrò capito tutto ma almeno una cosa l'ho stabilita:prima o poi cancellerò il mio account su FB...

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


The Social Network (2010) on IMDb

Minggu, 04 Agustus 2013

La notte del giudizio ( 2013 )

Stati Uniti 2022: la situazione socio economica è ritornata invidiabile dopo una pesantissima crisi. La disoccupazione è all' 1 % , tutti sembrano felici e realizzati. Ma c'è un prezzo da pagare a tutto questo: è la notte dello sfogo ( The Purge come nel titolo originale ) in cui ogni atto criminale, anche il più efferato diventa lecito.Quello che succede è che coloro che sono più abbienti si asserragliano in case ben difese e fortificate, per gli altri è guerra selvaggia. James Sandin , che si occupa di sistemi di sicurezza  con cui ha accumulato una discreta fortuna si chiude nella sua lussuosa casa assieme alla sua famiglia per accorgersi a caro prezzo che i suoi sistemi di sicurezza non sono così perfetti dal momento in cui suo figlio fa entrare in casa uno sconosciuto che stava fuggendo e che il ragazzo di sua figlia vuol parlare da uomo a uomo con lui, riguardo la tanto osteggiata relazione con la ragazza.
Per tutti loro sarà la notte più lunga della loro vita.
Il futuro tratteggiato da James DeMonaco , conosciuto più come sceneggiatore che come regista e qui alla sua seconda prova dietro la macchina da presa, ha le stesse forme dell'epoca che stiamo vivendo ma in più sbandiera quell'ipocrisia  che sotto forma di convenzioni sociali, oggi viene malamente nascosta.
La violenza come sfogo ma oltre a questo è istituzionalizzata l'impunità a tutti gli atti violenti, almeno per una notte all'anno. E questo sembra l'oppio da dare al popolo in cambio di un equilibrio sociale invidiabile.
La vita dei Sandin è perfetta; vivono in una specie di Wisteria Lane con tutte le villette nuove, con i prati ben curati e l'odore dell'erba tagliata di fresco. Un qualcosa che sembra tratto dal serial Desperate Housewives anche questo una certificazione a suo modo, magari meno apocalittica, dell'ipocrisia imperante in questo fazzoletto di mondo.
Come dicevamo sarebbe tutto perfetto se non intervenisse il fattore umano: il figlio piccolo che fa entrare un nero fuggiasco a cui dà la caccia un gruppo di giovinastri mascherati e ben vestiti, il ragazzo della figlia che riesce a nascondersi in casa solo per "parlare" ( a suon di pallottole) con quello che forse dovrà essere il suo futuro suocero e che osteggia la sua relazione con la figlia.
Tutto questo manda a farsi benedire il perfetto dispositivo difensivo dei Sandin e comincia la più classica delle home invasions in cui i vari membri della famiglia per riuscire ad avere salva la vita dovranno combattere su più fronti, superare tradimenti inaspettati ( l'ipocrisia  nelle relazoni di cui sopra abbiamo accennato) e ricevere aiuti altrettanto inattesi.
Sono abbastanza patito di film su home invasions a partire dall'inarrivabile Cane di paglia di Peckinpah: premesso che DeMonaco non è Peckinpah, nè lo diventerà mai, che non sarà mai Carpenter ( a cui comunque si richiama e conosce a menadito visto che è sua la sceneggiatura del remake di Distretto 13, film non così disastroso nonostante le premesse) o Kubrick, La notte del giudizio dal punto di vista cinematografico funziona più che adeguatamente.
DeMonaco più che ideare, frulla suggestioni altrui , mette quel quid di cattiveria in più ( anche se nella seconda parte c'è la solita solfa dell'unione familiare che vince su tutto) e consegna alle stampe un prodotto di onesto intrattenimento, ben fruibile, veloce e affilato.
Gli echi di The Strangers sono ben avvertibili, forse pure troppo, così come quelli di Arancia Meccanica ( quei giovanotti ben vestiti e mascherati sono una riedizione dei drughi kubrickiani aggiornati al nuovo millennio) e sono ravvisabili anche diversi scricchiolii di sceneggiatura ( ma davvero si può entrare così facilmente in un bunker come quello e davvero il mite signor Sandin è una specie di giustiziere che da solo o quasi riesce a tenere a bada per buona parte della notte una banda di assatanati) ma il meccanismo filmico in cui la casa diventa la vera protagonista di tutto, regge decentemente e la tensione è ben mantenuta dall'inizio alla fine mescolando elegantemente le tecniche di ripresa, con le telecamere della casa che conferiscono quel tocco di mockumentary che va tanto di moda in questi ultimi anni.
Competenti le maestranze attoriali in un film che si presenta come una neanche tanto velata critica all'individualismo americano, all'equilibrio sociale tanto sbandierato ma non realizzato( e forse non realizzabile), alla frenesia tutta stelle e strisce di armarsi a dismisura per scopi difensivi.
La stessa civiltà delle armi che crea un numero di morti per arma da fuoco spropositato rispetto a quello degli altri Paesi.
E questa è la realtà, non La notte del giudizio.

( VOTO : 6,5 / 10 ) 


The Purge (2013) on IMDb

Sabtu, 03 Agustus 2013

Les revenants ( 2004 )

Senza alcuna spiegazione milioni di defunti si ripresentano in vita, apparentemente in buona salute e cercano di tornare alle loro vite normali. Il problema da affrontare è il loro reinserimento nel mondo dei loro affetti ma anche nel mondo sociale, nel lavoro, stabilire quali siano i loro diritti acquisiti, pensioni, stipendi, mansioni.
Anche perchè sembrano un po' più lenti degli altri, come prigionieri del loro passato, non riescono ad evolvere e a stare al passo ( accelerato) dei tempi e proprio per questo sono destinati inevitabilmente a mansioni più modeste.
Inoltre si riuniscono ogni notte e parlano tra di loro, hanno dei piani per fuggire da chissaddove e per chissà quale meta attraverso i condotti delle fognature.
Ma coloro che sono ancora vivi non ci stanno e chiamano l'esercito....
Ammetto che fino a qualche settimana fa ignoravo la presenza di questo film del 2004 e l'esistenza del suo autore , tale Robin Campillo, uno la cui carriera è stata legata alle fortune dei film dell'ottimo Laurent Cantet essendo lo sceneggiatore di tutti i suoi film migliori , dal suo esordio, Les Sanguinaires, del 1997 fino a La classe( ma la loro collaborazione è proseguita anche dopo) , passando per Risorse umane e per il bellissimo A tempo pieno.
Nel 2004 scrisse e diresse questo film che scivolò ben presto nell'anonimato.
Poi ci ha pensato Fabirce Gobert coadiuvato alla sceneggiatura da Emmanuel Carrere  a ridare lustro a questa pellicola relegata forse troppo presto nel dimenticatoio, citandolo come fonte di ispirazione per la serie tv Les Revenants , favoloso serial di cui fino ad ora è stata prodotta la prima stagione nel 2012 ( 8 episodi per 50 minuti circa), di cui abbiamo parlato qui.
Velocemente possiamo dire che i punti di contatto tra la serie televisiva e il film sono pochini: è identico lo spunto iniziale, i morti ritornano, ma sono diverse modalità ( nel film di Campillo di parla di un problema mondiale perchè sono milioni coloro che ritornano, nel serial si parla della realtà chiusa di un piccolo paese di montagna, quindi una dimensione molto più piccola , da apocalisse privata) e prospettive attraverso le quali sono visti questi "zombies" ( nel film è un problema quasi esclusivamente sociale, il dramma degli affetti è considerato abbastanza superficialmente in una delle sottotrame narrate, mentre nel serial si esaminano le reazioni di chi si vede tornare in casa persone perse da anni e anni).
Il film di Campillo è più un dramma allegorico con venature fantasy mentre il serial di Gobert naviga più dalle parti dell'horror psicologico.
A questo proposito è meglio utilizzare le stesse parole di Campillo per cui"Les revenants è un film sul lutto che tuttavia non tratta di questo dolore in modo intimo, ma, al contrario, tenta di descriverlo come una crisi mondiale: i morti ritornano, bisognerà reinserirli nella società. Dunque, invece di considerare i morti come un oggetto metafisico, ho preferito osservarli come un gruppo sociale, con le loro abitudini particolari, le loro difficoltà d’integrazione e, infine, con la loro silenziosa resistenza al controllo".
Troppa grazia, forse troppa ambizione per un film che aspira ad avere una patina autoriale ma si perde nei mille rivoli di una narrazione piuttosto frammentaria creando involontariamente un effetto soap opera .

Inolre una regia abbastanza inerte non riesce a valorizzare le suggestioni di uno script che potrebbe avere implicazioni interessanti ma che viene risolto con un finale comodo, troppo comodo.
Non viene in mente altro aggettivo per descriverlo, vien da pensare che sia quasi un escamotage disonesto per chiudere tutti i capitoli lasciati in sospeso.
Altra domanda: ma perchè coloro che ritornano sono per lo più ultrasessantenni? che abbia voluto trattare la problematica del ruolo dell'anziano nella società odierna, affermando che è talmente relegato ai margini della stessa da poter essere equiparato a un morto vivente?
Il punto di forza di Les revenants è la sua originalità: credo che sia il primo zombie movie che fa a meno di sangue, fegatini, rognonate, animelle e frattaglie varie.
Non viene versata una goccia di sangue.
E già questo gli vale una menzione speciale nella storia della filmografia del genere.
Non imprescindibile ma se si è fans irriducibili della serie televisiva uno sguardo gli si può anche dare....

(VOTO : 6 - / 10 )


  They Came Back (2004) on IMDb

Jumat, 02 Agustus 2013

100 mila!!!!!!!

Oggi  niente film.
Guardando ieri le statistiche mi sono accorto che con questo blog ho ( o meglio abbiamo) raggiunto un traguardo importante che forse all'inizio non avrei mai pensato di raggiungere : quello delle 100000 visualizzazioni di pagina.
Oddio, quasi mi fa paura scrivere quel numero.
Le statistiche del blog non fanno la felicità, un po' come i soldi, ma vuoi mettere la soddisfazione per aver raggiunto un traguardo che mai avrei pensato di raggiungere neanche nei miei sogni più belli e sfrenati?
Chi mi legge sa che faccio un altro lavoro, un qualcosa che non c'entra nulla col cinema ma mi è sempre piaciuto scriverne e ne ho sempre scribacchiato da qualche parte, vuoi un foglio sgualcito di un agendina o una pagina web.
L'anno scorso ho deciso di avere uno spazio tutto mio: un salto nel buio per uno come me che ha le stesse competenze informatiche di un totano .
Quindi posso affermare , senza temere di essere smentito , che se sono riuscito a farmi io un blog, vuol dire che possono farlo proprio tutti!!!!
Il blog è condivisione è Le maratone di un bradipo cinefilo mi ha permesso di condividere molto dei miei pensieri su questo o su quel film con moltissimi visitatori del mio ramo d'albero.
I commenti sono molto importanti e proprio per questo cerco sempre di rispondere a tutti: se non rispondo è perchè non mi sono accorto del commento sempre a causa delle competenze informatiche totanesche di cui sopra.
Come scritto sul frontespizio di pagina mi piace molto scovare del cinema invisibile per riuscire a dargli la piccola visibilità ( almeno) di un piccolo spazio come il mio, ma già farlo conoscere a qualcun altro semplicemente con le mie quattro parole quattro messe in croce, beh per me è motivo di grossa soddisfazione.
Le 100 mila visualizzazioni di pagina raggiunte sono un'ottima scusa per guardarsi un po' indietro e devo dire che quello che vedo mi riempie di orgoglio. Ho raggiunto numeri che mai avrei pensato di raggiungere e tutto questo per me è un motivo ulteriore per andare sempre avanti nonostante la routine quotidiana mi renda sempre più difficile il ritagliarmi un piccolo spazio di tempo da dedicare ogni giorno a questa piccola creatura che sto vedendo crescere minuto dopo minuto.
Un ringraziamento a tutti voi che mi seguite, alla bradipa ( che soddisfazione quando vedo che legge i miei posts riguardo dei film che magari abbiamo visto assieme), ai miei due magnifici bradipini che sono la stella polare della mia vita.
Tutto ( o quasi ) quello che facciamo è per loro.
Un saluto anche a mio padre : è lui che mi ha insegnato ad amare il cinema , mi ha fatto vedere tutti i classici americani, mi ha portato a 10 anni a vedere L'albero degli zoccoli di Olmi ( che fiducia che aveva in me!), mi ha insegnato ad amare tutte le cose belle che la vita ti propone, dall'arte al cibo.
Sono quasi sei anni che non c'è più ma sono sicuro che da lassù continui a vedere film e magari ogni tanto dà una sbirciatina a quello che scrivo su questo spazietto autogestito.
Se esiste questo blog il merito è anche il suo.
Anzi soprattutto il suo.
A domani!
E alla prossima occasione per festeggiare un po'...tra amici!

Kamis, 01 Agustus 2013

Return ( 2007 )

Inizi anni '80: un ragazzino prova sulla sua pelle l'esperienza dell'anestesia cosciente, cioè è perfettamente consapevole di tutto quello che gli stanno facendo durante un intervento chirurgico a cuore aperto: sente tutto , ha un dolore indescrivibile eppure non riesce a muovere un muscolo o a proferire parola. Anzi le grida che emette rimangono solo nella sua testa. Esce traumatizzato da questa terribile esperienza e reagisce uccidendo una ragazzina all'incirca della sua età ( una decina d'anni). Nessuno riesce a intuire che quello è solo il tassello iniziale di una tremenda vendetta che cercherà di portare a compimento nei decenni successivi, vestendo i panni dell'insospettabile. Anche perchè circ venticinque anni dopo quella tremenda esperienza i medici che parteciparono a quell'operazione disgraziata cominciano a morire a uno a uno.....
Da una trama simile all'anodino Awake-Anestesia cosciente  che poi virava ben presto verso sentieri horror/fantasy in modo del tutto gratuito, l'esordiente Kyu- maan Lee ( che ha poi diretto come opera seconda l'inquietante Children... di cui abbiamo parlato qui ), tira invece fuori un thriller di tutto rispetto che mescola continuamente le carte in tavola servendo allo spettatore un piatto ben speziato come di consuetudine ormai nel cinema coreano di genere ( lo ripeterò fino allo sfinimento. a Seul e dintorni si girano i migliori thriller al mondo, in barba a tutte le maestranze e rimostranze hollywoodiane).
Se all'inizio non è semplice approcciarsi per un osservatore occasionale di cinema orientale per il solito florilegio di nomi impossibili e di facce abbastanza somiglianti, poi una volta entrati nel vivo del film non si riesce più ad abbandonarlo in virtù di un ritmo elevato, di un regia precisa che non lesina in eleganza formale e di un paio di colpi di scena veramente ben assestati i quali danno la misura della distanza tra il cinema hollywoodiano ( il cui manuale Cencelli del film che deve incassare prescrive storie d'amore e lieto fine obbligatorio) e quello coreano che per certi versi sembra seguire la legge di Murphy, espressamente quella che cita " Se una cosa ti deve andare male allora stai sicuro che ti andrà anche peggio".
In Return stiamo a mezza strada perchè il senso lirico della tragedia tipico di certo cinema coreano è stemperato da un qualcosa che potrebbe somigliare a una speranza.
Return è un revenge movie dall'ambientazione per lo più medico ospedaliera in cui il regista dissemina false piste e riesce ad orchestrare un cast veramente all'altezza.
Non ci si chiede se quello che vediamo può accadere, siamo portati semplicemente dal flusso delle immagini e dalla storia narrata in una spirale di violenza e vendetta in cui la perplessità dei protagonisti è anche quella dello spettatore che vede attraverso i loro occhi confusi e ingannati.
Alla fine chissenefrega della verosimiglianza se un film del genere fa passare due orette senza pensieri, con i neuroni a riposo ( perchè tanto è impossibile indovinare chi è l'assassino data la cortina fumogena alzata per tenere alta la tensione dal primo all'ultimo minuto) e i nervi pronti a sobbalzare a ogni colpo di scena.
Ottime anche le scene action e un plauso al bambino protagonista della prima parte del film, quello sottoposto a un'esperienza di anestesia cosciente: è veramente inquietante e un giochetto macabro che fa con i pulcini gli guadagnerà sicuramente le grazie degli animalisti di tutto il mondo.
Meglio non svelare altro....

( VOTO : 6,5 / 10 ) 


Wide Awake (2007) on IMDb