Senin, 23 September 2013

L'Anticristo (1974 )

Ippolita Oderisi , rampolla di nobile famiglia, è rimasta paralizzata in seguito ad un incidente automobilistico in cui perse la vita la madre. In realtà la sua è una paralisi del tutto psicologica in quanto non è giustificata da lesioni anatomiche.Il padre, appartenente a una famiglia molto religiosa ( il fratello è un arcivescovo) cerca ardentemente un miracolo che possa far ricamminare Ippolita e la porta a cerimonie in cui la religione spesso sfocia nel folklore e nella credulità popolare ma non succede nulla. Qualcosa cambia quando Ippolita viene presa in cura da uno psichiatra che la cura con l'ipnosi, il dottor Sinibaldi, amico del fratello Filippo. Le sedute di ipnosi portano alla luce una vita precedente di Ippolita , nei panni di una strega bruciata in un rogo, ma soprattutto rendono evidente che la ragazza è posseduta dal demonio ...
L'Anticristo è uno di quei film che probabilmente non sarebbe mai esistito se non ci fosse stato il successo mondiale de L'esorcista di Friedkin con il suo nuovo modo di esplorare nuove frontiere dell'orrore cinematografico.
Da certa critica è stato catalogato semplicemente come un rip off del film americano ed in un certo senso è anche vero perchè il film di De Martino non brilla certo per inventiva o per originalità, ma ci troviamo di fronte a una produzione di ottimo livello, brillantemente confezionata, con musiche di Morricone, la fotografia di Aristide Massaccesi ( Joe D'Amato), i pochi effetti speciali sono ad opera di un giovane Carlo Rambaldi e last but not least c'è un cast di attori internazionali come Mel Ferrer e Arthur Kennedy oltre a un pugno di ottimi attori italiani tra cui la protagonista Carla Gravina che si immola anima ma soprattutto corpo nella parte di Ippolita e gli allora giovani Remo Girone, nella parte di Filippo e Umberto Orsini nella parte del dottor Sinibaldi.
Ora, sarà un semplice rip off de L'esorcista ma questo film è legato a parecchi spaventi genuini legati alla prima volta che l'ho visto, quando ero poco più che adolescente e avevo letto da poco il romanzo di William Peter Blatty, da cui poi Friedkin trasse il film, che mi aveva garantito non poche notte insonni.
Ai tempi una lettura quasi clandestina, avendo praticamente sottratto di nascosto il libro alla biblioteca di mio padre contro il suo parere.
L'Anticristo rivisto oggi non fa più paura come allora ma contiene ancora sequenze non proprio facili da mandare giù come la prima parte, quasi semidocumentaristica in cui vengono mostrati alcuni posseduti, un'immaginetta di un Cristo blasfemo tenuta in mano da Ippolita che viene mostrata a favore di camera per pochissimi secondi, poco più di un frame, gli insulti pesantissimi che Ippolita rivolge a chi le sta vicino, il tentativo di esorcismo da parte di un folkloristico guaritore di cui Ippolita si prende gioco vomitando anche verde. Cosa che potrà apparire normale e soprattutto già vista ma obbligare il presunto guaritore a leccare quel vomito verde è un qualcosa che a distanza di quasi quaranta anni fa ancora discretamente schifo.
Ambientato in una Roma oscura e spettrale e questo marca una differenza abissale con l'originale americano, il film di De Martino si segnala anche per qualche scivolata nell'exploitation pura con la presenza di un incesto, malamente tagliato in sede di censura e di qualche virata sul morbosetto più che sull'orrorifico giusto per richiamarsi alla "gloriosa" tradizione del thriller erotico all'italiana.
A parte qualche ingenuità narrativa ( ma come fa la possessione demoniaca a essere legata alla guarigione di Ippolita?) e qualche effetto speciale realizzato in modo alquanto approssimativo ( gli effetti della levitazione) quello che colpisce del film, allora come ora, è l'atmosfera maligna che lo permea e che si fonde con un realismo di fondo sottolineato dalla parte iniziale del film.
Il ricordo più forte che ho dalla prima visione in anni ormai lontani è quel corridoio con pareti rosso cardinale e quelle nicchie con busti di personaggi che sembrano guardarti e che quasi ti aspetti che si animino, un corridoio opprimente  e che soffoca , instillando una cospicua dose di inquietudine, senza l'ausilio di alcun effetto speciale.
Finale sbrigativo e non particolarmente memorabile ma per quanto mi riguarda questo film rimane un cult della mia adolescenza cinematografica.
Oggi apparirà un po' invecchiato ma val sempre una visione...

( VOTO : 6,5 / 10 ) 

The Antichrist (1974) on IMDb

Minggu, 22 September 2013

The Dyatlov pass incident ( 2013 )

Un gruppo di studenti americani, coadiuvato da un addetto alle immagini e una microfonista, parte per la Russia per cercare di scoprire che cosa si nasconde dietro il mistero dell'incidente al passo Dyatlov, avvenuto nel febbraio del 1959 in cui nove giovani russi persero la vita in circostanze ancora misteriose. Cercano di rifare lo stesso percorso nonostante i ripetuti avvertimenti e consigli a non continuare, documentandolo con una telecamera.
E naturalmente la cosa sfuggirà loro di mano, sia per le avverse condizioni metereologiche, sia per qualcosa che alcuni di loro scoprono. 
Ma mal gliene incoglierà...
Dico sempre che sono stufo dei mockumentaries horror però ogni volta che ne esce uno , sono lì in prima fila a vederlo, forse per un lieve istinto masochistico che ogni tanto mi spinge ad autofustigarmi, cinematograficamente parlando.
Ma qui sono ampiamente giustificato: c'è un tipetto tosto come Renny Harlin alla regia, uno caduto un po' nel dimenticatoio ma che se gli date una cinepresa in mano può sempre cavarne qualcosa di buono ma soprattutto c'è una storia vera ( quella dell'incidente al passo Dyatlov, una storia raccontata nei particolari in una succosissima pagina di Wikipedia, per i pigroni potete leggerla qui ) ancora gravida di mistero che ha il potenziale di tenerti incollato alla poltrona.
The Dyatlov pass incident non è un mockumentary puro , anzi è abbastanza spurio nel mescolare le varie tecniche e soprattutto evita quel fastidioso effetto mal di mare che in genere viene provocato dalle immagini girate da una telecamera tremolante.
Serve subito su un piatto d'argento un pugno di personaggi non particolarmente simpatico che ha dal primo minuto il physique du role della carne da macello e per quanto riguarda le riprese in esterni, in Russia, si avvale di locations veramente splendide.
Ha il solito problema manifestato dalla maggior parte dei film appartenenti al genere mockumentary: per un' ora non succede praticamente nulla, ci sono chiacchiere e pruriti vari, qualche piccola solecitazione per aumentare , ma di poco, l'inquietudine, non si riesce a memorizzare neanche il nome di tutti i personaggi, almeno io non sono riuscito a farlo e questo per dire che a Renny Harlin non interessava più di tanto far affezionare lo spettatore a questi personaggi, i classici sborroncelli americani che si sentono superiori e in grado di risolvere tutti i problemi, anche un mistero che resiste da oltre 50 anni.
Dopo la prima ora di acclimatamento , si fa per dire, finalmente The Dyatlov pass incident decolla e fa una specie di decollo verticale come un aereo ultramoderno.
Il livello di tensione si alza di parecchio, la vicenda prende una piega inaspettata tra sci fi e complottismo vintage da guerra fredda, il ritmo aumenta in modo vertiginoso e Harlin  muove la sua cinepresa nel buio e in corridoi strettissimi come se non avesse mai fatto altro nella sua vita, marcando la differenza tra la regia di uno che sa fare cinema come lui e i carneadi che spesso si trovano dietro operazioni fallimentari artisticamente come The Chernobyl diaries.
Un certo parallelismo si potrebbe anche fare tra i due film ma è proprio Harlin a marcare la differenza : nonostante abbia poco budget e abbia la necessita più di nascondere che di mostrare proprio per l'esiguità dei fondi a disposizione. Se la parte finale di The Chernobyl diaries era un'accozzaglia senza senso di sequenze in cui si capiva poco o nulla  in The Dyatlov pass incident è tutto molto chiaro , non ci si perde proprio nulla.
Un po' come succedeva in The Descent, film che mi è tornato in mente durante la visione,  poteva essere stato girato anche nel salotto di casa Marshall, eppure in grado di far tremare le vene dentro ai polsi.
Ho dovuto fare i salti mortali  per evitare fastidiosi spoiler ma l'ultima mezz'ora di The Dyatlov pass incident è veramente un bel vedere.
Peccato per un'introduzione troppo lunga che potrebbe scoraggiare qualcuno.
Ma poi l'attesa viene ben ripagata....

( VOTO : 6 + / 10 ) 

Devil's Pass (2013) on IMDb

I migliori film dai miei anni in poi....# 1

Da un'idea del blogger più spiccio del web, Frank Manila, che ha voluto che gli facessimo questo regaluccio di compleanno, ecco un post antologico per sfruculiare nei gusti cinematografici e nelle memorie soprattutto di quelli un po' più vecchietti come il sottoscritto.
Il primo motore è stato il regalo da fare all'amico Frank, ma poi tutto questo viaggio a ritroso ho pensato fosse un'ottima occasione per stabilire qualche punto fermo nel cinema che preferisco e parlare brevemente di alcuni film che probabilmente non recensirò mai sul blog...
Premetto che odio le classifiche e mi scuso anticipatamente per le dimenticanze che sicuramente avrò.
Visto che gli anni cominciano a essere tantini ho deciso di fare un post a puntate...se possibile a cadenza domenicale...Spero gradirete. SI COMINCIA!!!

                                                            1968 : LA SPOSA IN NERO

Il 1968 è l'anno di tanti film fondamentali per la mia formazione da appassionato: è l'anno di 2001 :Odissea nello spazio, uno spartiacque nel cinema di fantascienza, un film da vedere e rivedere, è l'anno di Rosemary's baby, uno dei capolavori di Polanski, film che amo follemente, è l'anno di Hollywood party, il mio antidepressivo preferito, ogni volta che sto un po' giù metto il dvd nel lettore e premo play per dimenticare la giornata più ricca di downs rispetto agli ups, ma il mio cuore batte per questo film di Truffaut, un archetipo del revenge movie che si muove su coordinate hitchcockiane con una Moreau veramente memorabile. Thriller si , ma mediato dall'immensa sensibilità di Truffaut che racconta a suo modo un amore andato male....




1969: NON SI UCCIDONO COSI'ANCHE I CAVALLI?


Anche qui esclusioni eccellenti, probabilmente nella bibbia del cinefilo non ci sarebbe gara tra giganti come Il mucchio selvaggio o C'era una volta il west , Butch Cassidy oppure anche Dillinger è morto, per me uno dei capolavori della cinematografia italiana ma le scelte si fanno col cuore e il cuore mi indica il film di Pollack, un racconto straziante di un periodo buio della storia americana. Narra  in termini quasi grotteschi di come per molti il Sogno Americano si tramuti in incubo. Claustrofobico e asfissiante, non dimenticherò mai lo sguardo di Sarrazin nè l'energia di una Jane Fonda nel fiore degli anni. Film indimenticabile.
1970 : LA FIGLIA DI RYAN
 Qui il cuore conta più di ogni altro fattore nella mia scelta: il film di Lean è ben infisso tra le fibre muscolari del mio cuoricino e da un po' di anni a questa parte lo è ancora di più perchè io su quella spiaggia dove c'è la scena clou del film ( l'incontro tra i due amanti , tra sogno e realtà con Gregory Peck che sbircia da dietro una roccia e fissa muto con rassegnazione le orme sulla sabbia) ci sono stato. Ci ho passeggiato, ne ho respirato l'aria, ho sentito l'odore dell'Oceano che mi ha quasi lambito i piedi. Difficile per me escludere dal posto più alto del podio film che ritengo veri e propri capolavori ( tra tanti altri di quell'anno) come Piccolo grande uomo, film per me legato a ricordi straordinari ( uno dei film preferiti di mio padre, colui che mi ha contagiato con la sua passione per il cinema) o Cane di paglia, forse il mio film preferito di Peckinpah, film che in tanti anni non è invecchiato nemmeno di mezzo secondo....Come è dura fare queste classifiche...


1971: ARANCIA MECCANICA


Qui quello che dicono cuore e cervello quasi coincidono. Dico quasi perchè un angolino nel mio cuore è dedicato a un film delicato e terribile come Il commissario Pellissier di Sautet, uno dei registi che amo di più , un altro angolino è consacrato a L'ultimo spettacolo di Bogdanovich, ritratto spietato di una provincia americana senza futuro ( di cui abbiamo parlato nel blog, esattamente qui ) e non posso dimenticare altri pesi massimi come Il braccio violento della legge o Duel ma Arancia Meccanica è qualcosa che trascende il cinema , è arte tout court e non solo cinema, un qualcosa da vedere e rivedere come stessimo in un museo. Ha segnato un epoca ed è ancora sorprendentemente attuale, perchè l'arte vera non risente del passare degli anni...



1972. SOLARIS
Alcuni lo datano al 1971, altri, tra cui imdb.com, credo la bibbia più autorevole a cui appoggiarsi, lo mettono nel 1972. Meglio così altrimenti non avrei saputo scegliere tra il film di Tarkovskij, uno dei più grandi registi mai apparsi su questo misero pianeta, e quello di Kubrick, idem con patate. Due registi inarrivabili, due film inarrivabili ( come tanti altri partoriti dalle loro menti e dalle loro cineprese) con l'avvertenza di vedere Solaris nella versione originale con circa 40 minuti in più rispetto alla versione tagliata, è il caso di dirlo anche se mutilata rende meglio l'idea dello scempio perpetrato  per il mercato occidentale. Frettolosamente catalogato da certa critica superficiale come la risposta russa a 2001 Odissea nello spazio, in realtà Solaris è qualcosa di altro, di oltre oserei dire. Un film che mi fa relegare in posizioni arretrate film capolavoro come Il padrino di Coppola o Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, due opere che , per inciso, amo alla follia e rivedrei in ogni istante.



1973 : THE WICKER MAN
Se c'è un film  che risponde perfettamente alla definizione di cult ebbene questo è The Wicker man, film di un misconosciuto regista poco attivo al cinema,Robin Hardy, e che mi ha regalato emozioni indescrivibili con questo piccolo film , tardissimo prodotto Hammer che è circondato da un'aura di leggenda. Non credo che sia neanche mai stato doppiato in italiano. Evitare il loffio remake americano con Cage e anche l'autoremake/ sequel del 2010, The wicker tree di cui abbiamo parlato qui ad opera di un Robin Hardy ultraottuagenario. In posizioni di rincalzo assolute leggende come L'esorcista, Paper Moon ( un ricordo di infanzia ancora forte) o Effetto notte. Una menzione particolare per un altro cultissimo di quell'anno che amo alla follia : Oscar Insanguinato con un Vincent Price smisurato, non ho altri termini per definirlo...



1974 : FRANKENSTEIN JUNIOR
Anche qui ci troviamo di fronte a una vera e propria leggenda. Non potrei definire altrimenti un film che parte come parodia e fa diventare parodia di se stesso l'originale perchè entrato talmente in profondità nell'immaginario collettivo da estrometterne un'originale assolutamente mitico. Cinema popolare, quello di Mel Brooks che diventa arte . E pensare che il 1974 è l'anno di un film da cineteca come Il padrino parte 2 , Professione reporter ( recensione qui) o C'eravamo tanto amati ( di cui ho parlato qua ), assoluti pesi massimi nelle mie preferenze.
Ma Frankenstein Junior non si tocca, forse è uno dei film che ho visto più volte e qualche anno fa ho avuto anche la fortuna di vederlo al cinema in una rassegna.

Ecco , credo che per oggi vi ho procurato abbastanza tedio addentrandomi nel labirinto dei miei millemila film preferiti....A  domenica prossima....

Jumat, 20 September 2013

Chi sei ? ( 1974 )

Dimitri, occultista , fa un patto col diavolo che gli concede altri dieci anni di vita proprio mentre sta per lasciare il mondo terreno a causa di un incidente d'auto. L'unica cosa che il Maligno chiede è di avere in cambio un erede. Dimitri come madre dell'erede sceglie la sua ex fidanzata Jessica, già sfuggita a un rito satanico, che vive a San Francisco, è sposata a un discografico e ha già due figli.
Il seme del diavolo attecchisce e inizia la gravidanza , un qualcosa di anomalo fin da subito come stabiliscono tutti gli esami medici. Ben presto ci si accorge che c'è qualcosa che non va in Jessica .
Dimitri entra nella vita della famiglia resa instabile dalla malattia di Jessica e cerca di adoperarsi per adempiere al suo patto....
Ma naturalmente col diavolo di mezzo non si sa mai che cosa aspettarsi....
C'era una volta ( e per fortuna sua c'è ancora ma presumo si stia godendo una pensione dorata) un produttore greco di origine egiziana, di stanza in Italia , Ovidio Assonitis, che, ispirandosi ai grandi successi cinematografici internazionali , cercava sempre di riproporne una sua versione, più o meno originale.
La leggenda narra che nel 1973 cercasse di aggiudicarsi i diritti del romanzo di William Peter Blatty, L'esorcista, ma fu battuto, come da più classica filosofia dell'ubi maior minor cessat, dalla Warner Bros.
Il nostro non si perse d'animo e cominciò a scrivere una sceneggiatura assieme a un suo team di scrittori e da questa sceneggiatura nacque Chi sei ? che non nega un evidente cordone omblicale che lo tiene unito a film come il succitato L'esorcista ma soprattutto il capolavoro Rosemary's Baby di Polanski.
Continua a narrare la leggenda che la Warner non fu molto contenta del film di Oliver Hellman ( l'uomo dell'inferno così si firmava Assonitis ) e visto il successo che il film stava riscuotendo negli USA intentasse una causa per plagio al produttore / regista. Il quale scelse di pagare un obolo alla major americana solo per garantire al suo film una libera circolazione nelle sale degli States.
Quindi furono contenti tutti.
Chi sei ?( ma negli USA circolava col titolo Beyond The Door) effettivamente ha molti punti di contatto col film di Friedkin e con quello di Polanski ma , pur latitando in originalità, ha dalla sua una confezione non disprezzabile, cosa affatto scontata per una produzione italiana, Italia all'epoca molto attiva sul versante erotico, thriller ed horror.
C'è addirittura il diavolo che parla in voce off all'inizio del film, ma al contrario di quello che succedeva all'epoca non ci sono sguardi morbosi da soddisfare o parodie esorcicciche da rinverdire ( per chi scrive L'esorciccio è pellicola assolutamente di culto nel suo essere trash all'ultimo stadio) .
Solo un sano , onesto lavoro di suggestione che fa da contorno al leit motiv della posseduta dal demonio che fa le vocine ( o anche vocione), vomita verde, ha i denti giallo paglierino, la testa che ruota praticamente di 360 gradi e altre amenità assortite ( efficaci comunque la sequenza della bambole nella stanza dei bambini o anche l'occhio della Mills che di punto in bianco decide di muoversi per i fatti suoi rispetto all'altro).
Però almeno c'è lo sforzo di costruire attorno a tutto questo un 'atmosfera che prescinda dagli spaventi facili ad uso e consumo del botteghino, ma che insinui inquietudine anche a costo di rallentare il ritmo.
La grossa differenza che c'è con L'esorcista o con Rosemary's baby è che nel film di Hellman / Assonitis la Chiesa e le tensioni religiose non entrano neanche di striscio: tutto è lasciato fuori.
Ci si interessa alle reazioni umane all'irruzione del Maligno nella propria quotidianità in un crescendo continuo di dubbi e rivelazioni.
E il Maligno troverà comunque il modo di lasciare il suo segno.
Interessante il cast anche se non sfruttato al meglio delle rispettive potenzialità , Lavia è un po'sacrificato all'altare della Mills e anche Richard Johnson fa vedere solo sprazzi della bravura, sparatissimo il Technicolor con tonalità caldissime e ottime  le musiche di Franco Micalizzi nel suo mix di rock, folk a psichedelia.
Chi sei? è un film assolutamente datato, poco originale ma risulta lo stesso un interessante horror d'epoca, confezionato con più cura rispetto alla media degli epigoni del periodo, documento di un periodo in cui il cinema italiano osava e veniva confezionato per l'esportazione, riscuotendo anche un certo successo.
Cosa che sembra assolutamente preclusa al nostro cinema odierno.

( VOTO : 6 / 10 ) 

Beyond the Door (1974) on IMDb

Kamis, 19 September 2013

The Baytown Outlaws ( 2012 )

Profondo sud della provincia americana: tre tizi assaltano una casa piena di spacciatori e fanno una strage appena prima di  scoprire che hanno sbagliato indirizzo. Sono i tre fratelli Oodie, scapestrati , redneck fino al midollo, utilizzati dallo sceriffo della loro contea , un padre putativo che li protegge da eventuali problemi con la giustizia, per fare i lavoretti sporchi, leggasi eliminare criminali, e mantenere artificiosamente basso il tasso di criminalità. Quando la chicana Celeste li ingaggia per recuperare il figlio Rob che a breve incasserà un cospicuo fondo di investimento e che è stato rapito dall'ex marito Carlos, gli Oodie partono per fare il solito lavoretto ad alto spargimento di sangue. Ma inavvertitamente non uccidono Carlos che cerca in tutti i modi di recuperare Rob. Intanto un agente federale ha scoperto il rapporto esistente tra di loro e lo sceriffo della contea e visto che loro continuano a fare notizia, stavolta lo sceriffo non potrà far molto per non farli arrestare.
Intanto c'è da mettere in salvo Rob ma soprattutto se stessi....
Ammetto, non ero preparato a vedere questo tipo di film e anche l'inizio con sangue da tutte le parti e pallottole che fischiavano per ogni dove non deponeva certo a suo favore. Mi sembrava di essere stato catapultato nel bel mezzo di una tarantinata senza senso di quelle in cui i morti ammazzati superano in quantità le battute di dialogo.
E invece subito qualcosa si è smosso in maniera diversa da quanto preventivato: certo il senso ha latitato praticamente per tutto il tempo della proiezione, il body count ha raggiunto cifre ragguardevoli, ma è scattata l'empatia per questi tre protagonisti, sporchi, sanguinari ma in fondo con un loro codice d'onore, non propriamente intelligenti e che sanno far cantare meglio le armi che azionare le corde vocali.
E se fino al recupero di Rob il film seguiva coordinate alla Rodriguez prima era, poi nella seconda parte c'è lo scatto in avanti che permette al film di guadagnarsi la benevolenza.
O meglio è uno scatto all'indietro, a fine anni '70, inizio anni '80 per la precisione.
I tre Oodie si trasformano in ideali eredi de I guerrieri della notte di Walter Hill, solo che qui siamo in pieno giorno, da qualche parte nel polveroso sud degli States, costretti a sterminare bande rivali che hanno una connotazione che più vintage non si può: dalle troie assassine ( citazione dal film, così le chiama Carlos) che fanno avere un certo sapore di deja vu facendo pensare al bordello de L'uomo dai pugni di ferro di RZA, altro tuffo nel passato, che vengono eliminate nel bar in una strepitosa sequenza che fa tanto Dal tramonto all'alba, ai pirati che vanno in giro con un autoblindo customizzato con tanto di teschio con le ossa incrociate e che sembrano estratti di peso da un Mad Max, per arrivare ai nativi americani che sono protagonisti dello scontro finale dal sapore spiccatamente western.
The Baytown Outlaws, esordio nel lungometraggio di Barry Battles ( che lo ha anche cosceneggiato) assolve perfettamente al suo dovere di intrattenimento a neuroni spenti,. Cita a piene mani dal passato, come già sottilineato, ma è tutto confezionato in maniera piuttosto ironica, insomma non ci si prende troppo sul serio e questa è l'arma vincente di un film che scorre veloce, tutto di un fiato.
Altro fattore che scatena approvazione è che le due presunte star del cast, Billy Bob Thornton che sfoggia una nuova idea in testa e una Eva Longoria molto più cicciosa e dimessa del solito, sono di fatto ridotti a comprimari di lusso perchè la scena è rubata dai tre fratelli Oodie: Brick, il capo, quello che aziona al meglio quei due tre neuroni non bruciati da alcool e sparatorie, McQueen ( Saetta o Steve) con il quoziente intellettivo di un polpo decongelato e Lincoln, una bestione di oltre due metri e tutto muscoli, che parla con un Grillo Parlante della Clementoni ( sic!) dopo aver subito lo schiacciamento della laringe in un incontro di wrestling.
In definitiva una visione tamarra di cui alla fine non ci si pente assolutamente....

( VOTO : 6,5 / 10 )

  The Baytown Outlaws (2012) on IMDb

Rabu, 18 September 2013

A Royal Affair ( 2012 )

1767: la giovane principessa inglese Caroline Matilda va in sposa quindicenne , come da promessa, al cugino, re Christian di Danimarca di appena due anni più grande. Il suo matrimonio si rivelerà presto un inferno: il re è fragile psichicamente , se non squilibrato e preferisce la compagnia delle matrone del bordello a quella della regina. Ma riescono lo stesso a procreare un erede. Christian è praticamente prigioniero del Consiglio di Corte che lo tratta come un minus habens e lo esclude da tutte le decisioni politiche finchè non conosce un medico tedesco,Johann Friedrich Struensee, seguace delle nuove idee illuministe che stanno prendendo piede in Europa.Il medico grazie a terapie oculate fa migliorare lo stato mentale del giovane re, diventa suo buon amico e  riesce ad instillargli idee nuove in politica attuando riforme impensabili fino a pochi anni prima.
Ma il dottor Struensee commette un tragico errore: si invaghisce , ricambiato, della regina Caroline Matilda e questa diventa un'arma formidabile nelle mani di quel Consiglio di Corte, fatto di nobili conservatori fomentati dalla matrigna del re Christian, per metterlo in cattiva luce anche a  causa delle sue idee illuministe e riprendersi il potere mandando in esilio la regina.
A Royal Affair di Nikolaj Arcel, già cosceneggiatore della serie tv scandinava Millennium e, tra gli altri,  del film Uomini che odiano le donne, tratti dai fluviali romanzi di Stieg Larsson, racconta un pezzo di storia danese che è ignorato dai più, soprattutto alle nostre latitudini.
C'era il rischio di fare qualcosa di polpettonesco, la durata ampiamente sopra le due ore in questo senso predispone e magari ci si accorge che , specie nella parte centrale , il passo è quello lungo della fiction televisiva. Ma stavolta non è un male: il tempo che Arcel si prende per raccontare la sua storia è ben impiegato nel comporre un quadro variegato ed esaustivo delle personalità complesse dei tre protagonisti in campo tutti alle prese con le proprie debolezze e contraddizioni.
Christian VII di Danimarca è un re solo di facciata, pusillanime prigioniero dei suoi dignitari, interessato più ai suoi giochi e scherzi che alle sorti del suo popolo.
La regina Caroline Matilda è prigioniera di una vita consacrata all'opulenza e al lusso sfrenato ma senza neanche un barlume di felicità e per questo è quasi portata a cedere le sue grazie al dottor Stuensee, di idee illuministe ( quasi socialiste ) ma allo stesso tempo assiduo frequentatore di bordelli e dedito al libertinaggio come pochi.
Eppure dalla sinergia di queste tre personalità differenti e uniche venne fuori una stagione di riforme irripetibile per la Danimarca.
A Royal Affair è fondamentalmente la storia dell'ascesa e della caduta del dottr Struensee a cui Mads Mikkelsen dona fascino e fisicità e proprio la passione che lega tra di loro i protagonisti è un qualcosa che gli permette di andare a un livello superiore rispetto ai soliti film ricchi visivamente, curati sotto ogni aspetto formale, ma fondamentalmente senza anima.
Il film di Nikolaj Arcel oltre a offrire particolare ricchezza nelle ricostruzioni d'epoca e uno sfarzo raramente riscontrabile in una produzione europea ( per di più scandinava, non proprio la cinematografia più ricca) regala una storia di amore, di passione in vorticoso crescendo e con delle pagine assolutamente vigorose in cui il fuoco che arde dentro i cuori dei personaggi viene efficacemente contrappuntato dal gelido clima danese, con il ghiaccio che avvolge tutto e tutti.
E poi ci sono delle prove d'attore assolutamente straordinarie: detto della prova eccellente di Mads Mikkelsen, ormai una garanzia anche a livello internazionale, la vera scoperta di questo film è Mikkel Boe Folsgaard nella parte di Christian che disegna un personaggio memorabile  afflitto da problemi di paranoia e di schizofrenia, vittima delle proprie pulsioni e insicurezze senza mai scivolare nell'eccesso dell'overacting o nella caricatura.
A Royal Affair ha anche concorso come miglior film straniero agli Oscar del 2013.
Continua a esserci del marcio in Danimarca.

( VOTO : 7,5 / 10 ) 


A Royal Affair (2012) on IMDb

Selasa, 17 September 2013

Stupidario veterinario # 4

Ormai questi post "veterinari " stanno diventano una consuetudine all'incirca mensile , una buona abitudine devo dire. Mi diverto a raccontare quello che succede al lavoro e devo riconoscere ancora una volta di essere molto fortunato a fare il lavoro che faccio, un qualcosa che mi piace e che talvolta è molto, molto divertente e sono sicuro che questa cosa non se la possono permettere in tantissimi ( avere un lavoro che piace molto e durante il quale succedono tante cose buffe e/o esilaranti).
Per prima cosa devo dare il benvenuto a una new entry dell'ambulatorio: sempre di piccoli quadrupedi si parla. Stavolta è il caso di questa gattina con una pezzatura più tipica di una mucca frisona che di una gatta( e che per questo è stata ribattezzata prontamente Macchia dai bradipini) che ho recuperato nel parcheggio qui fuori appena prima di Ferragosto. Quando l'ho trovata era uno scarabocchietto pieno di acari, pulci e di parassiti di ogni genere che se la stavano letteralmente divorando ( era praticamente una gattina attaccata ad acari, pulci, zecche e pidocchi non il contrario come succede solitamente). Ora da rospetto bruttarello a forza di baci e di carezze si sta trasformando in una principessa,
pettegola come poche e ha preso possesso di alcune locations dell'ambulatorio, tipo lo spazietto vicino alla stampante del computer, le sedie della sala d'attesa , oppure sopra la mia borsa da visita domiciliare su cui allegramente si fa le unghie. A proposito di unghie: mi vuole talmente bene che cerca sempre di venirmi in braccio. Ma per salire usa una tecnica molto particolare: invece di scalare dal basso ancorandosi ai pantaloni lei che cosa fa? Salta più in alto che può e poi usa le unghie come ramponi da alpinista affondandole all'altezza delle mie ginocchia. Risultato? Un dolore semprevivo e due ginocchia letteralmente massacrate dalla piccola felina arrampicatrice.
Chiusa la parentesi Macchia che vedete immortalata ( non è che le piace tanto mettersi in posa e ho notato che ha una passione particolare per il computer) veniamo al racconto di cose buffe.
Allora vi dovevo il racconto della signora che mi ha confessato di avere un gatto gay: questa confessione è scaturita dal fatto che la stessa signora mi aveva portato tre gatte tutte piuttosto incinta e alla mia osservazione sul fatto che avesse un maschio e che praticamente questo gattone avesse un luna park dotato di tutte le giostre e le attrazioni varie praticamente sotto casa ( tradotto un vero e proprio harem) lei se ne esce con questa cosa del gatto gay e mi dice che lui sta sempre con un altro gatto maschio , suo probabile compagnuccio di merende di ogni tipo, e che insieme felici saltano per i prati e i campi che stanno intorno casa. Ora, questa immagine bucolica mi ha fatto venire subito in mente Heidi e le caprette che salterellano felici tra i monti, anzi per dirla tutta mi ha fatto venire in mente un qualcosa tipo Peter e Remi che se la spassano allegramente lassù tra i monti....troppo becero?
Allora continuiamo con argomenti delicati: che dire di quel signore anziano molto distinto che ha in cura una cagnetta con l'epilessia e che è venuto per la prima volta da solo ( di solito è accompagnato dalla sua signora distintissima anche lei) e dopo aver avuto la prescrizione mi si avvicina confidenzialmente e mi dice :
" Dotto' io c'ho 79 anni ( alla buona salute!) e ho cominciato a perdere qualche colpo" Senza che gli chiedessi nulla continua nello spiegare meglio questa sua affermazione" Ringraziando Iddio funziona ancora tutto ma non è che mi potresti prescrivere qualcosa per funzionare meglio a letto con mia moglie?"
Giuro che ho mantenuto una faccia marmorea nonostante pensassi a quella povera donna e alle insidie  portate dal  madrillone ma dentro di me stavo morendo per cercare di non ridere...eh eh eh si vergognano di rivolgersi al loro medico e chiedono al veterinario...
A proposito di chiedere al veterinario invece che al medico: una signora si presenta con fare parecchio circospetto perchè a suo dire il suo è un problema parecchio imbarazzante. Esordisce con un " Dottore sono vari giorni che soffro di un fastidiosissimo prurito anale" e nella mia testa erano già partiti i Prophilax con il loro pezzo " Sono preda del raptus anale"( se lo volete ascoltare eccolo qua con l'avvertenza che potrebbe urtare i più suscettibili).
Prima che facessi in tempo a rispondere alcunchè mi spiattella sulla scrivania in un fazzoletto di carta un po' della sua cacca da analizzare ...ecco non ho vomitato solo perchè avendo trascorso all'Università quattro anni nell'Istituto di  Anatomia Patologica ( traduzione: autopsie a pranzo , cena e colazione) ho lo stomaco foderato di cemento armato...dalla parte di dentro però....
Per oggi sono scivolato troppo nel becero...
Buona giornata!